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Bilancio della stagione venatoria 2013-2014 in Sardegna: morti e feriti “umani” e di “altri” animali.


Cinghiale (Sus scrofa meridionalis)

Cinghiale (Sus scrofa meridionalis)

 

Si è conclusa la stagione venatoria 2013-2014 anche in Sardegna.

Mentre il Presidente della Regione e candidato Ugo Cappellacci ha promesso il suo immediato impegno per ampliare le occasioni di caccia, si sono verificati quindici incidenti di caccia, con cinque morti (un altro è morto d’infarto) e dieci feriti, tutti cacciatori.  

In tutta Italia nel corso dell’attuale stagione venatoria 2013-2014 si è giunti a 57 morti (55 cacciatori, 2 persone comuni) e a 82 feriti (69 cacciatori, 13 persone comuni).

La contabilità dei morti e feriti umani nel corso della stagione venatoria 2012-2013 si era fermata in tutta Italia, a ben 60 morti (54 cacciatori, 6 persone comuni) e 106 feriti (92 cacciatori, 14 persone comuni) umani. 

Di questi 5 morti (tutti cacciatori, dei quali uno per infarto durante una battuta di caccia e uno travolto da un torrente in piena) e 11 feriti (10 cacciatori e 1 agricoltore) in Sardegna.

L’11 novembre 2012 in Sardegna era stato colpito addirittura un bambino nel bel mezzo di una battuta di caccia al cinghiale. Purtroppo è morto due giorni dopo.

cartello "attenzione - caccia al cinghiale"

cartello “attenzione – caccia al cinghiale”

A livello nazionale, hanno destato particolare emozione i recenti casi (21 ottobre 2013) del cacciatore sparato da un collega di battuta di caccia notturna nel parco naturale regionale di Veio.   Caccia illecita, in un parco naturale, in orario non consentito, un morto, anche a causa del mancato soccorso da parte dei due colleghi di battuta, poi arrestati. E quello del cercatore di funghi (8 dicembre 2013) sparato da dietro una siepe a Serrapetrona.

Bella immagine della caccia, della lealtà, del rispetto delle regole.

Non esiste un dato preciso riguardo il numero di morti e feriti fra gli altri animali, le stime sono dell’ordine delle decine di milioni.

Forse sarebbe il caso che si faccia una volta per tutte un’approfondita e seria riflessione quantomeno sulle condizioni di sicurezza della caccia, ormai da tempo divenuta oggettivamente un’attività pericolosa per chiunque frequenti boschi e campagne.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia

"incidente" di caccia

“incidente” di caccia

 

 

 

stagione venatoria 2013-2014 in Sardegna

morti: Giuseppe Livesu (Villanova Monteleone, 30 gennaio 2014), Mariano Pintus (ferito a Viddalba, 26 dicembre 2013, morto presso l’Ospedale civile di Sassari il 14 gennaio 2014), Mariano Marras (Villanova Monteleone, 29 dicembre 2013), Raffaele Lostia (fra Nuoro e Orune, 24 novembre 2013), Luciano Floris (S. Teodoro, 7 novembre 2013)

feriti: cacciatore sconosciuto di 48 anni di Posada (Lodè, S’Abba Lughente, 30 gennaio 2014), Riccardo Cabiddu (Narcao, Terraseo, 30 gennaio 2014), Filiberto Sanna (Santulussurgiu, 19 gennaio 2014), Andrea Lunardi (Carbonia, 12 gennaio 2014), Antonello Canu (Alà dei Sardi, 29 dicembre 2013), operaio sconosciuto (Armungia, 10 dicembre 2013), Virgilio Sabiu (fra Nuoro e Orune, 24 novembre 2013), Giovanni Sirigu (Orroli, 14 novembre 2013); Angelo Demurtas (Bitti, 10 novembre 2013), cacciatore sconosciuto cinquantasettenne di Serrenti (Santulussurgiu, 7 novembre 2013).

Merlo femmina (Turdus merula)

Merlo femmina (Turdus merula)

(foto da La Nuova Sardegna, L.A.C., S.D., archivio GrIG)

  1. Mara
    febbraio 13, 2014 alle 9:52 am

    Un solo commento, per gli amici cacciatori:

    LAC Newsletter 1787

    11 febbraio 2014

    SONDAGGI: 74,3% DEGLI ITALIANI CONTRARIO ALLA CACCIA
    È stato reso noto il 29 gennaio 2014 il rapporto Italia 2014 dell’Eurispes. Per quanto riguarda la caccia, il numero di contrari raggiunge livelli elevati (74,3%) rispetto a quanti invece si dichiarano favorevoli (meno di un italiano su 4, il 24,4%, anche se in aumento dalla precedente rilevazione del 4,5%).

    • M.A.
      febbraio 13, 2014 alle 10:20 am

      ciao Mara, i “si” sono in crescita 🙂 . Un “si” arriva anche da come ti viene posta una domanda e soprattutto la risposta arriva se uno veramente ci pensa. In una società composta dal 80-90% di onnivori dichiararsi contro la caccia è un controsenso etico. Chi risponde a bruciapelo “no” è chi la caccia non la conosce, e la giudica “uno sport”, “un diletto perverso dell’uccidere” senza considerare il fine ultimo che come ben saprai è sempre lo stesso: mangiare un pezzo di carne. Se i “no” arrivano per pretesti scientifici..è tutto da dimostrare. Oggi la caccia in Italia (e fortunatamente non in Sardegna) rappresenta l’allevamento biologico per antonomasia, dove gli animali allevati dall’uomo, vengono fatti vivere in Natura per poi essere macellati in natura, in condizioni psicofisiche totalmente diverse e assai più etiche rispetto agli allevamenti industriali.

  2. giannantonio
    febbraio 13, 2014 alle 12:12 PM

    questa é un’altra indagine:

    Camera dei Deputati, 12 settembre 2013 - Sono stati presentati oggi nella Sala Stampa della Camera dei Deputati i risultati della nuova indagine sociologica “Gli italiani e la caccia”, la seconda dedicata a questo tema in tre anni, che ha evidenziato il netto miglioramento dell’immagine e della considerazione che l’attività venatoria ha nel nostro Paese. La ricerca, con oltre 2000 interviste effettuate da Astra Ricerche del sociologo Enrico Finzi si conferma, come già nel 2010, la più ampia e approfondita svolta in Italia sulla caccia e il rapporto che hanno con essa i cittadini del nostro Paese. A commissionare lo studio anche questa volta il CNCN (Comitato Nazionale Caccia e Natura) e le associazioni venatorie riunite in FACE Italia (Federcaccia, LiberaCaccia, Enalcaccia, Anuu Migratoristi), alle quali si è unita Arcicaccia.

    I DATI - I dati mettono in luce una netta crescita generale degli indicatori favorevoli alla caccia, a cominciare dalla tipologia ad hoc per gruppi che vede salire al 56% gli italiani favorevoli alla caccia nel nostro Paese (nel 2010 questa analisi si fermava al 53,2%). Più moderata ma sempre significativa la crescita dei “vicini” all’attività venatoria: gli amici dei cacciatori o comunque i cittadini in qualche modo interessati da questa passione, salgono dal 48% al 49,2%. Importantissimo invece il dato sull’indice di favore sulla caccia, che vede un guadagno di favorevoli di circa 5 milioni di italiani, merito dell’attività di informazione e
    sensibilizzazione messa in campo dalle associazioni venatorie e dai cacciatori stessi e di una maggiore comprensione dei cittadini del reale ruolo dell’attività venatoria, della figura di chi la pratica e del suo forte radicamento e valore nel tessuto sociale ed economico italiano.

    Non a caso i cacciatori raccolgono un favore maggiore rispetto all’idea generica di caccia, con quasi il 62% degli italiani che li apprezzano, sebbene non manchino alcune valutazioni critiche ] minoritarie – su alcuni aspetti del loro operato. Si conferma anche il dato sul fatto che i cacciatori italiani in realtà non sono tutti avanti con l’età, anzi sopra la media c’è la fascia tra i 25 e i 34 anni, residenti in particolare nei comuni medio piccoli.

    Come nel 2010 è evidente la correlazione statistica assai forte tra la notorietà delle norme che regolano la caccia, il consenso per esse (quasi unanime negli italiani che le conoscono) e la buona valutazione dell’attività venatoria: coloro che si dichiarano ostili alla caccia risultano, infatti, assai meno informati della media e spesso completamente all’oscuro di come viene realmente praticata.

    L’ANIMALISMO – In occasione di questo studio sono stati analizzati anche temi non affrontati nel 2010, a partire dalla cultura animalista messa a confronto con quella ambientalista. Per quanto riguarda l’animalismo gli atteggiamenti degli italiani risultano non solo contrastanti ma anche spesso ambivalenti. La verità è che molti soggetti che si dichiarano animalisti al dunque non sono affatto ostili all’uccisione di animali a talune condizioni: 56% è favorevole se si tratta di ricavare alimenti per gli umani; il 49% se gli animali sono pericolosi perché aggrediscono gli umani o portano malattie; il 49% se servono agli scienziati per scoprire l’origine di certe malattie e trovare adeguate terapie; il 48% se gli animali appartengono a specie selvatiche non a rischio di estinzione ma anzi sovrabbondanti.

    È stato esplorato pure il favore per le organizzazioni animaliste, approvate senza riserve dal 49% e criticate dal 51% (in due casi su tre con particolare virulenza), mentre le organizzazioni ecologiste godono di un consenso assai più ampio e in molti casi vengono ritenute indipendenti e migliori. Alla prova dei fatti mentre molti comportamenti legati a una migliore cura e attenzione per l’impiego sostenibile delle risorse naturali sono passati nell’uso comune degli italiani, l’animalismo appare invece indebolito da molti comportamenti incongrui e cioè dal fatto che l’81% degli Italiani mangia carne, l’80% pesce, il 27% dimostra di apprezzare la carne di selvaggina sotto diverse forme, per cui l’animalismo concreto e coerente non supera il 20% mentre l’ecologismo concreto è pieno e coerente per il 34% e comunque significativo per un altro 48%.

    I dati dell’indagine di Astra Ricerche confermano ancora una volta come la caccia in Italia sia tutt’altro che in declino e, anzi, sia una opzione valida e sostenuta in particolare nei comuni medio]piccoli, ovvero dalla realtà estranea ai grandi centri urbani, più vicina quotidianamente a quella natura verso la quale vorrebbero spesso tornare proprio i residenti delle metropoli e delle grandi città. Un tessuto solido, forte e vivo, fatto di piccoli centri e di campagne, cuore delle eccellenze paesaggistiche, agroalimentari, enogastronomiche e turistiche del nostro Paese. Un cuore che per continuare a battere ha bisogno dei cacciatori, li stima e li apprezza per il loro ruolo in difesa della natura e della cultura rurale.

    Per questo il mondo venatorio ha deciso di prendere spunto da questa seconda ricerca per diffondere la conoscenza della caccia e del vero rapporto che essa ha con la nostra società. “Gli italiani e la caccia” diventerà dunque il riferimento per chi vorrà conoscere davvero questo mondo e la sua importanza per la difesa della biodiversità e la tutela dell’ambiente.

    “Cruciale è sempre la questione dell’informazione sulla caccia. – ha commentato il sociologo Enrico Finzi di Astra Ricerche ] Questa analisi ha infatti confermato le previsioni, vedendo aumentare i consensi per l’attività venatoria proprio in corrispondenza di un aumento di conoscenza su come essa è praticata in Italia. Al di là di una parte della popolazione che odia la caccia e non l’accetterà mai, la partita si gioca sugli indecisi, tuttora in larga parte inconsapevoli dei rigidi limiti e delle numerose regolamentazioni imposti alla caccia. Quando il mondo venatorio – conclude Finzi – riesce a spiegare il senso e il perché della caccia allora gli italiani, in buona parte, sono pronti ad appoggiarla”.

    • Mirko
      febbraio 21, 2014 alle 9:37 PM

      “Gli italiani e la caccia” diventerà dunque il riferimento per chi vorrà conoscere davvero questo mondo e la sua importanza per la difesa della biodiversità e la tutela dell’ambiente” Non so se sorridere…a sentir parlare i cacciatori, sembra sempre che essi siano le specie chiavi di volta degli ecosistemi… e non di uno, ma proprio di tutti quelli nei quali essi sparano! Sono poi i paladini dell’ambiente e della diversità, talmente attenti a quest’ultima, da abbandonare appositamente i bossoli esplosi per offrire rifugio agli insetti, e quanti bei rifugi multicolore si trovano nelle campagne della sardegna…
      Ho un dubbio, ma il ritorno alla natura di cui parla l’indagine è riferito ad un’altra epoca geologica, il pleistocene? Perché le cose negli ultimi due milioni di anni sono un po’ cambiate…ed anche le specie, sia qualitativamente che quantitativamente.
      La caccia, a parer mio, ma non solo, non equilibra un bel niente, anche perché va ad incrementare le pressioni sulla fauna prodotte dalle altre attività umane: quanti animali vengono uccisi sulle strade? quanti durante le normali pratiche agricole ?quanti dagli animali domestici presenti nelle case e nelle campagne? quanti dall’inquinamento delle acque e dai pesticidi usati in agricoltura? E quanti ne scompaiono ogni anno a causa della semplificazione degli ecosistemi? In pratica, sparate sui pochi superstiti…
      E se pur consapevole della complessità della gestione della fauna, soprattutto in un’isola come la SArdegna, nella quale i grossi mammiferi (e non solo) sono frutto di introduzioni storiche e mancano i grossi predatori, la caccia mi sembra proprio l’ultima opzione (la paragonerei, da antispecista, alla pratica dell’omicidio e delle guerre per risolvere il sovrappopolamento).

  3. Pietro Pirredda - Arzachena (ss)
    febbraio 15, 2014 alle 5:58 PM

    Iniziamo: il cinghiale della foto non è un “meridionalis” ma sus scrofa majori…..
    Errore? No, in Sardegna la Specie è praticamente estinta. Uno che muore d’infarto alla partita è un poveretto sfortunato…uno che muore d,infarto a caccia? È un morto da annoverare secondo l’articolo tra i morti a causa della caccia?!
    Una cosa mi trova d’accordo. I corsi di abilitazione per l’acquisizione del maneggio armi e dell’abilitazione venatoria sono troppo blandi. Il mio modello per l’abilitazione all’uso delle armi è quello tedesco con corso di almeno un mese teorico-pratico (almeno 3 volte alla settimana con obbligo di frequenza con massimo 2 assenze per tutta la durata del corso.) Poi esame teorico e se si passa si esegue quello pratico dopo una settimana sotto lo sguardo di tecnici balistici, armaioli qualificati, Funzionari della Polizia e/o Carabinieri.

    Invece….la richiesta di avere un calendario venatorio certo, per specie in relazione a studi scientifici veri, (non quelli dell’Ispra per intenderci, strapieno di …..tanti, troppi animalisti) è una cosa che pretendiamo perchè i vostri ricorsi al Star sono ridicoli e arrivano da un’errato recepimento della Legge comunitaria (per forza cosa ci potevamo aspettare dalla brambilla e prestigiacomo?) Che doveva porre il limite del 28/02 come avviene in stati europei quali Francia e Spagna . La barzelletta dei tordi (solo in Italia) che secondo studi fasulli, inizierebbe la migrazione prenunziale il 10/01 è la peggiore bugia che in tal senso è stata certificata dai soliti ispraioli. E poi si deve iniziare a gestire con la caccia spece quali muflone, cervo sardo e daino.

    • febbraio 15, 2014 alle 6:14 PM

      l’unica cosa errata e ridicola è la vostra pretesa di decidere come, dove, a che e quando andare a caccia.

      Stefano Deliperi

      • Mara
        febbraio 15, 2014 alle 6:16 PM

        Non hanno ancora capito che il patrimonio faunistico NON è di loro esclusiva proprietà…

  4. M.A.
    febbraio 15, 2014 alle 7:05 PM

    Mara :
    Non hanno ancora capito che il patrimonio faunistico NON è di loro esclusiva proprietà…

    Ma neanche vostra! Cara Mara, si tratta di rivendicare un diritto naturale! Un diritto che noi sardi vogliamo per esplicare la nostra “sardità”. Mica stiamo chiedendo la caccia “No limits.” Tutt’altro e voi non lo volete proprio capire. Per il bene dell’ambiente e del patrimonio faunistico isolano, noi vogliamo continuare a cacciare con una futura legge che ci permetterà un prelievo venatorio su base scientifica. Con l’istituzione dell’Irfs (speriamo) che farà studi accurati sulla fauna in Sardegna, riusciremo a raggiungere questo obiettivo ossia cacciare con eco-sostenibilità. Noi cacceremo il tordo a Febbraio quando sarà redata una legge regionale che ce lo permetterà in base agli studi scientifici sulle migrazioni. Sparare il tordo a Febbraio piuttosto che a Ottobre e Novembre, non significa fare un oltraggio alla natura, anzi significa eseguire un prelievo venatorio in periodi ottimali e non dannosi per la specie. D’altronde fino al 97-98, se non erro, in Sardegna si è sempre cacciato così. Se successivamente si è chiuso al 31 Gennaio certamente non è stato per motivi di ecosostenibilità, ma per una legge contentino fatta per qualche ass. Ambientalista, una legge che di eco-sostenibile non ha nulla in quanto ci ha mandato a caccia in periodi e tempi non consoni per alcune specie, ha causato la nascita di aziende agrituristiche venatorie, ha fatto aumentare il bracconaggio in Sardegna e indotto i cacciatori sardi (chi economicamente può permetterselo) ad usufruire del turismo venatorio. Noi vogliamo essere parte integrante della difesa nell’ambiente e…. l’ho ripetuto e continuerò a ripeterlo fino alla nausea: favorire una caccia legale e scientifica, significa reprimere quella illegale in quanto sono 2 facce opposte della stessa medaglia. Saluti a tutti.
    P.S. Mi associo al commento sui pareri Ispra (si vede lontanamente che son di parte, se no non si spiegherebbe il perché in Corsica il tordo, pur possedendo la stessa rotta migratoria della Sardegna, venga cacciato fino al 28 febbraio. Recentemente è stata mossa una questione da parte dell’On. Zanoni alla commissione Europea su il perché di questa disparità. Stai a vedere che i francesi possiedono studi scientifici miracolosi utili anche per noi sardi? 🙂 )

    • febbraio 15, 2014 alle 7:15 PM

      M.A., come sai, ci sono fior di pareri scientifici che indicano da febbraio in poi l’avvio di quelle fasi della vita della fauna selvatica (riproduzione, migrazione, ecc.) che impongono la fine della stagione venatoria.
      Questi sono i soli motivi che prevedono per legge la chiusura in via generale della caccia al 31 gennaio.
      Ci sono già troppe eccezioni e veramente tutto questo ha stancato.
      Puoi dire quello che vuoi, ma con questa arroganza siete sempre più invisi alla maggioranza dei cittadini e anche in Sardegna – che ti piaccia o no – l’atteggiamento verso la caccia sta cambiando.
      Ve ne accorgerete sempre di più.
      I Biancareddu non sono eterni. 😉

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        febbraio 15, 2014 alle 7:30 PM

        Puoi dirlo forte: l’atteggiamento verso la caccia sta cambiando! Prova ne è che i favorevoli alla caccia in Italia se pur in netto svantaggio stanno aumentando. E se facessimo un sondaggio in Sardegna non saresti curioso di sapere cosa ne salterebbe fuori? Io si! L’animalismo becero, insensato, fantasioso, empatico pò da favole stile walt Disney che ha coronato gli anni 80-90 sta finendo. Oggi grazie all’informazione, a internet con i vari blog e siti web l’informazione è libera e ciò che veniva preventivamente censurato per gusti etici, oggi è facilmente visibile e accessibile a tutti. Le favole di bamby oggi sono state sostituite da filmati su YouTube. La società sta acquistando un nuovo grado di consapevolezza che prima aveva perduto e dove voi per anni ci avete sguazzato. La nostra non è arroganza si tratta di “dare a Cesare quel che è di Cesare”. Gli studi di cui parli tu di scientifico non hanno nulla. Sono nati in seno ad un periodo politico in cui schierarsi contro la caccia era favorevole per fini propagandistici/elettorali.
        I Biancareddu non saranno eterni, ma occhio che potrebbero arrivare gli Artizzu 😉

      • febbraio 15, 2014 alle 7:38 PM

        hai una percezione tutta tua, contento te e contenti tutti 😉
        E gli Artizzu, se arriveranno, passeranno brutti quarti d’ora, ogni giorno che pioverà sulla Terra…te lo posso assicurare.

        Stefano Deliperi

  5. M.A.
    febbraio 15, 2014 alle 7:47 PM

    Ho una piena percezione della realtà in cui vivo, della generazione che rappresento e del popolo a cui appartengo. Speriamo che splendi il sole allora 😀

  6. giannantonio
    febbraio 15, 2014 alle 8:44 PM

    Mi dispiace contraddire M.A., ma non mi risulta che i favorevoli alla caccia in Italia siano in netto svantaggio: la ricerca effettuata da Astra Ricerche su un campione di oltre 2000 interviste dice esattamente il contrario e contrasta nettamente con i dati riportati da Eurispes il cui campione, salvo errore, é composto da 1500 interviste.
    Oltretutto, il risultato dei precedenti referendum non lascia dubbi sulla reale percezioni degli Italiani sull’attività venatoria regolamentata.

  7. Mara
    febbraio 15, 2014 alle 11:51 PM

    Incredibile M.A., la foga con la quale cerchi di dimostrare l’indimostrabile è davvero degna di miglior causa. Ti rispetto per la passione che dimostri, sperando che fra vent’anni, quando sarai più maturo, il tuo atteggiamento verso gli animali che “sono solo cibo quando sono morti quindi è etico ammazzarli direttamente” cambi radicalmente, visto che allora i tempi saranno ulteriormente cambiati.
    Una sola domanda: Giustifichi anche la corrida spagnola con la tradizione degli avi? Io ho visto una corrida vera, avevo 13 anni e non l’ho più scordata, anche se a volte mi capita di mangiare una bistecca. La caccia è appena poco meno crudele, visto che sovente la preda ferita vi sfugge e soffre una lunga agonia prima della morte. Altro che Walt Disney.. io non umanizzo gli animali, ma riconosco che gioiscono, amano la prole e soffrono come noi. Ergo hanno tutto il diritto di vivere in santa pace, secondo le leggi di natura di una Terra che non considero di MIA proprietà, visto che lei sarà ancora viva, bellissima e vitale quando io (e anche tu:) ) saremo solo cenere.

    • M.A.
      febbraio 16, 2014 alle 12:42 am

      Gentilissima Mara, a ognuno le sue tradizioni. La corrida sinceramente detto tra me e te va ben oltre la concezione dell’ “uccidere per mangiare”. Detto questo, spero di conservare negli anni la stessa integrità che possiedo tutt’ora. Nonostante il mio percorso scientifico dimostra che gli animali come dici tu sono del tutto simili a noi biologicamente e alcuni studi dimostrano che riescono a provare anche certe emozioni e sensazioni, ciò non toglie che la natura sia provvista di leggi naturali, tra cui una catena alimentare. In tutto ciò l’uomo non è un soggetto passivo che osserva il tutto dal di fuori, come se fosse un Dio, ma è un soggetto attivo che deve vivere secondo i diritti-doveri che essa ha decretato per noi. Il genere umano è nato onnivoro e non perché lo decido io, ma per Natura. Dato che è onnivoro è lecito uccidere per nutrirsi, e dato che è lecito questo principio diventa lecita anche la caccia. Oggi nel 2014 non caccia più nessuno per fame, ma la caccia continuerà ad essere un integrazione alimentare ed il destino ultimo di un coniglio, una lepre o una pernice incarnierato da un cacciatore è e sarà sempre quello di finire in una pentola. Per i più empatici, l’idea di fuggire e di estraniarsi da quelle leggi è un modo per fuggire dalla crudeltà della morte, ma per far ciò non basta nemmeno una società, delle case o del cemento, perché noi malgrado ci nascondiamo nelle nostre case costruiamo laddove c’era Natura, continuiamo a viverci dentro e dobbiamo accettare e rispettare le sue “leggi” e spesso, quando sembriamo dimenticarcene ed esserne lontani, come purtroppo accade con certe calamità, ce lo ricorda!

  8. Pietro Pirredda - Arzachena (ss)
    febbraio 18, 2014 alle 3:10 PM

    Sotto il profilo strettamente ambientale, ora che le elezioni le ha vinte il centro sinistra, non so se voi avrete tante soddisfazioni. Gli ATC tanto temuti da noi sardi avranno finalmente (purtroppo) la luce. Sotto il profilo sostanziale secondo me essi serviranno per fare cassa come avviene in già troppe regioni d’Italia come Toscana, Piemonte, Abruzzo, Calabria, ecc. Già nei siti in cui noi cacciatori discutiamo del più e del meno ci sono persone che si stanno preparando per venire ad invaderci.
    Gli ATC infatti vengono usati come delle aziende e sappiate che oggi in Sardegna su 100 ettari siamo di media 2.3 cacciatori. La legge potrà consentire di far arrivare fino a 10 cacciatori ogni 100 ettari ma già 6 sarebbero troppi. Il tutto attraverso il pagamento di una quota fino a raggiungere il totale che quell’organo considera appropriato. Immaginate vi che le province Nuoro e Ogliastra sono le meno popolate in tal senso con 1.6 /2 cacciatori ogni 100 ettari diventando sia per cacciatori sardi ma specialmente per Laziali, Toscani e Campani terreno di conquista. Se ciò avverrà sarete contenti? Noi temiamo gli atc per questi motivi…

    • febbraio 18, 2014 alle 4:23 PM

      quale “legge”, di grazia?
      Non esiste alcuna “legge” che indichi con precisione le caratteristiche degli ambiti di caccia, se non la legge regionale n. 23/1998 che voi cacciatori e la Regione non avete mai voluto attuare.
      E la legge regionale n. 23/1998 non dice quanto sostieni.
      Balle, solo balle.
      A proposito, salutami Artizzu 😉

      Stefano Deliperi

      • Pietro Pirredda - Arzachena (ss)
        febbraio 19, 2014 alle 1:19 am

        A voi piace nascondere anche l’evidenza…..siete proprio di sinistra a prescindere….Deliperi non vorrei dire tra qualche mese “che t’avevo detto?” Saremo invasi da cacciatori continentali solo per motivi economici!

  9. M.A.
    febbraio 18, 2014 alle 4:52 PM

    Quoto in toto Pirredda! Atc o non Atc, il popolo sardo continuerà a cacciare. Il diritto di uccidere per nutrirsi, è un diritto umano che tutti i colori politici dovranno tutelare. Staremo a vedere questo PD di “centro sinistra”, (se quello isolano dovesse rispecchiare quello nazionale…tanto di sinistra non sarà! 🙂 ) Buon lavoro a Pagliaru e Renzi.

    • febbraio 18, 2014 alle 5:02 PM

      che palle con ‘sta storia del “diritto di uccidere per nutrirsi”, come se non vedessi un tramezzino o un’insalata da 10 giorni: già ti vorrei vedere a caccia di Giaguari a mani nude 😛

      Stefano Deliperi

  10. M.A.
    febbraio 18, 2014 alle 5:04 PM

    Ahah e che ci vuoi fare Deliperi, siamo sardi e a noi gli animali non piace solo coccolarli, ma soprattutto mangiarli 😉

    • febbraio 18, 2014 alle 5:08 PM

      chi legge ‘ste cose chissà che s’immagina di ‘sti sardi: cari frequentatori di questo blog, vicini e lontani, sappiate che la Sardegna è piena di sardi che non passano il tempo a inseguire qualsiasi essere vivente per mangiarselo 😉

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        febbraio 18, 2014 alle 5:50 PM

        confermo!! Di 720000 uomini sardi maggiorenni, “solamente” 46000 sardi cacciano. I restanti 674000 (amici,parenti, di quèi 46000) mangiano il cacciato di quèi 46000 🙂 o non è così?? Vabbè..dai togliamo qualche vegano 🙂 ahah!

      • febbraio 18, 2014 alle 5:53 PM

        ma non hai altro a cui pensare? Un libro da leggere? E’ insano fissarsi così a lungo su un’unica cosa 😉

        Stefano Deliperi

      • Mara
        febbraio 18, 2014 alle 7:08 PM

        Anch’io sono preoccupata per il nostro ineffabile M.A…. Pare un chiodo fisso, non sarà la fame dei secoli? 🙂 🙂 🙂

  11. M.A.
    febbraio 18, 2014 alle 6:58 PM

    macchè fissazione amico caro 🙂 ..non è insano! In vista di un futuro migliore, per la Sardegna, per l’ambiente, per la fauna e per noi sardi che ci viviamo. C’è il tempo per i libri, poi c’è il tempo di professare i loro contenuti. Con voi dei Grig mi diverte dialogare su quest’argomento. Per anni ho assistito ad argomenti sulla caccia e su animali, da chi ha alle spalle una carriera “umanistica”, ma in ambito “scientifico” su certe teorie della vita, della nutrizione e quant’altro ti assicuro che c’era da ridere. A ognuno il suo ambito. In generale è utile parlare con la società, si inizia dall’etica fino ad arrivare alle basi scientifiche che supportino la caccia e le nostre tradizioni agro- pastorali-gastronomiche. Di argomenti costruttivi e riflessivi in questo ambito, ce ne sono quanti ne vuoi, e a volte il divertimento nasce nel far capire e a volte “scoprire” in persone di 50 anni certi concetti banali che non conoscevano, o hanno fatto finta di non conoscere.

  12. febbraio 19, 2014 alle 3:03 PM

    Pietro Pirredda – Arzachena (ss) :

    A voi piace nascondere anche l’evidenza…..siete proprio di sinistra a prescindere….Deliperi non vorrei dire tra qualche mese “che t’avevo detto?” Saremo invasi da cacciatori continentali solo per motivi economici!

    il GrIG è un’associazione ecologista apartitica e nel GrIG ci sono persone di un po’ tutte le opinioni politiche: preferiamo di gran lunga vedere le singole persone, soprattutto in campo politico, e quello che fanno.
    Personalmente sono molto pragmatico, altro che “di sinistra a prescindere”.
    Non importa di che colore sia il gatto, l’importante è che acchiappi il topo.
    Il fatto è che il legame cacciatore – territorio è illegittimamente e colpevolmente inattuato in Sardegna a 22 anni dalla legge nazionale n. 157/2992 e a 15 anni dalla legge regionale n. 23/1998 che lo prevedono, grazie all’opposizione delle associazioni venatorie e all’obbedienza della Regione.
    Il resto sono chacchiere.

    Stefano Deliperi

    P.S. mi saluti anche Andrea Biancareddu oltre Ignazio Artizzu 😉 Che siano politici di centro-destra chi se ne frega, sono soprattutto politici “calibro 12”.

    • M.A.
      febbraio 19, 2014 alle 5:34 PM

      Se in un prossimo futuro dovessero nascere gli ATC, e se qualche ecologista osasse polemizzare sugli aspetti negativi che causano in questo blog ci son le prove di chi li ha voluti 😉 (ASPETTI NEGATIVI degli ATC in Sardegna: aumento del bracconaggio-venatorio dovuto all’aumento di tasse per la gestione degli ambiti; il cacciatore sardo medio (pastore, muratore, disoccupato) non può pagare e caccia ugualmente; iscrizione agli ATC di cacciatori continentali con conseguente depauperamento della nostra fauna autoctona lepre sarda e pernice sarda in primis, inquinamenti genetici ad opera di immissioni di selvaggina pronta caccia con relativo indebolimento della specie geneticamente pura; danni alle colture provocati dalla fauna etc etc)

      • febbraio 19, 2014 alle 7:59 PM

        ma sei/siete di coccio…per cortesia, potete almeno citare le norme di legge che IMPONGONO di attuare il legame cacciatore – territorio nel modo che dite voi?
        O esistono queste norme o sono balle.

        Stefano Deliperi

  13. giannantonio
    febbraio 19, 2014 alle 8:43 PM

    La preoccupazione, mi sembra di capire, sia proprio dovuta al fatto che la L.R. 23 prevede gli ATC ma non dice chiaramente come vanno attuati. Aspettiamo a fasciarci la testa: vedrete che alla fine, la nuova Giunta di Centro Sinistra, emanerà un calendario venatorio che terra conto anche delle legittime esigenze dei cacciatori.

    • febbraio 19, 2014 alle 9:09 PM

      la legge n. 157/1992 e s.m.i. e la legge regionale n. 23/1998 e s.m.i. prevedono il legame cacciatore – territorio e non dicono come debbano essere strutturati gli ambiti territoriali di caccia, rimandando all’attuazione mediante la pianificazione venatoria regionale e provinciale.
      Tutto questo, che costituisce uno dei punti minimi inderogabili di una gestione “sostenibile” della caccia, è sempre stato duramente contrastato dalle associazioni venatorie, che pretendono di andare a caccia come e dove gli pare.

      Stefano Deliperi

      • Pietro Pirredda da Arzachena (Sardegna)
        febbraio 20, 2014 alle 11:13 am

        Se è pur vero che le Associazioni Venatorie la pensano diversamente da Voi, vi inviterei a leggere il piano faunistico venatorio stilato dal “luninare” Marco Apollonio (dell’Università degli Studi di Sassari, dove senza mezzi termini scrive: vista la poca incidenza dei cacciatori, dovuta alla superficie disponibile per cacciatore; si possono far accedere cacciatori provenienti da ATC limitrofi, di altre province e di altre regioni.

        Stefano Deliperi, ho visto i regolamenti ATC di varie province e regioni d’Italia (Toscana – Emilia Romagna – Campania); sai che certe regioni hanno siglato un accordo di reciprocità dove i cacciatori di una regione possono andare in una limitrofa, previa domanda e pagamento delle tasse previste per cacciare la migratoria? Sono fatti! Non sto dicendo eresie e se non mi credi sei pregato di verificare.
        Nel sito Internet : ilbraccoitaliano.net ho creato un forum in tal seno. Laziali, Campani, Toscani ed Emiliani si stanno già fregando le mani.
        Dicono in sostanza ed anche in certi casa molto ignorantemente; voi venite a protestare di fronte al parlamento; voi venite a curarvi in continente; e altre cose del genere…..perchè noi non dovremmo venire a caccia da voi? Poi con i soldi che vi porteremmo vi daremmo un grosso aiuto economico.

        Quindi, signori del Gruppo d’Intervento Giuridico, voi siete certi che chi attuerà la 157 in base alla Legge Regionale 23/98 lo farà solo al fine di legare il cacciatore al proprio territorio o lo farà pensando agli introiti che cacciatori continentali potranno dare alle loro casse? Sappiate, lo sapete che siamo 46.000 cacciatori; copriamo 2/3 cacciatori ogni 100 ettari. Siamo pochini. Si potrà arrivare a 10 cacciatori ogni 10 ettari con 7 cacciatori su 10 continentali…..
        Questi, cari signori sono i rischi seri a cui una gestione da parte delle province (che per legge devono gestire la caccia) di carattere libertino potrebbero in breve tempo depauperare il nostro bel territorio a cui noi, ci tengo a dirlo, teniamo come voi.
        Ripeto, queste non sono mie congetture.

  14. Mauro Gullotta
    febbraio 20, 2014 alle 11:38 am

    Pietro mi fai specie proprio TU che cerchi di spiegare a degli ambientalisti che non vogliono capire, i mali degli ATC ….presto si accorgeranno che la Sardegna verra’ invasa da migliaia di cacciatori da tutta Italia senza rispetto per nulla…se fossero un pochino piu’ lungimiranti si renderebbero conto da soli che e’ meglio avere 46000 praticanti 2 giorni a settimana che per 3 giornate cacciano la lepre e la pernice e poi si dedicano al cinghiale e pochissimo alla migratoria che avere migliaia di persone senza alcun rispetto per niente e che sparano magari 5 gg a settimana sopratutto alle specie di maggior pregio fregandosene dei divieti….
    Tranquillo Pietro vedranno pure loro come si comporta la sinistra in certi frangenti….

  15. Pietro Pirredda da Arzachena (Sardegna)
    febbraio 20, 2014 alle 11:38 am

    Rettifico il dato: 10 cacciatori ogni 100 ettari.

  16. luigi
    febbraio 20, 2014 alle 12:53 PM

    siete solo dei poveracci voi pseudoambientalisti della domenica

  17. Nico
    febbraio 20, 2014 alle 2:32 PM

    secondo me i cacciatori nemmeno leggono quello che scrivono le persone normali, ripetono come un disco rotto sempre le stesse cose, così si convincono che sono vere

  18. Mara
    febbraio 20, 2014 alle 3:45 PM

    46.000 cacciatori sardi fanno 46.000 fucili…. mi pare che il problema si risolva da solo, nel caso di invasioni aliene. E se per caso i continentali avessero una mira migliore il problema cesserebbe del tutto 46.000 – 46.000 = zero 🙂

    • Pietro Pirredda - Arzachena (ss)
      febbraio 20, 2014 alle 4:24 PM

      Prego Mara si spieghi meglio, Cosa intende dire 46000 – 46000?

      • Mara
        febbraio 20, 2014 alle 9:02 PM

        Era solo una battuta, e le battute non si spiegano:)

    • M.A.
      febbraio 20, 2014 alle 4:24 PM

      Suvvia Mara, una brava persona come te si può risparmiare simili battute. Lo volete capire o no che noi cacciatori sardi siamo preoccupati per le conseguenze che ci possono essere con la nascita degli ATC?? Non per il fatto che noi non possiamo più andare a sparare dove ci pare e piace come sostiene Deliperi, ma perché sarebbe la fine per la nostra fauna nobile stanziale. Noi cacciatori sardi la preserviamo e la cacciamo solo 3 domeniche in un anno. Con gli ATC questo cambierà. E le lepri e le pernici che ci saranno saranno polli e conigli travestiti immessi dalle istituzioni per farci rinnovare e spendere soldi su soldi. Il risultato non sarà questo. Ci saranno disordini di carattere pubblico e ritorsioni da parte di chi sarà impossibilitato a pagare e vedrà le campagne invase da papponi continentali. Lo capite o non lo capite che non è vero che hanno lo scopo di programmare la caccia e di creare una caccia sostenibile, ma una corrente politica, funzionari e quant’altro li vogliono istituire per scaricare tutte le spese costi e danni della fauna sulle spalle dei cacciatori?? La regione Sardegna risparmierebbe una barca di soldi. I cacciatori non rinnoverebbero più ed il bracconaggio sarà una pratica incontrollabile.

      • Mara
        febbraio 20, 2014 alle 9:07 PM

        Caro M.A.,grazie per il “brava persona” a volte persino mi è capitato di meritarlo:)
        Comunque tranquillo: prima che quelli che voi chiamate con disprezzo “ambientalisti” lascino passare torme di cacciatori continentali la selvaggina farà in tempo a triplicare, sempre che VOI siate brave persone:)

  19. Pietro Pirredda - Arzachena (ss)
    febbraio 20, 2014 alle 4:41 PM
  20. Pietro Pirredda - Arzachena (ss)
    febbraio 20, 2014 alle 4:56 PM

    Mara se vuole posso spedirle le foto dei miei risultati al tiro…. Poi però la inviterò a cena a base di selvaggina regolarmente caccia in periodi previsti dal calendario venatorio (lepri, pernici, beccacce, colombacci e cinghiale)… poi frutta e dolce….se ne andrà leccandosi i baffi.
    Non le farò bere alcoolici altrimenti mi toccherebbe impedirle la guida….sa com’è….

    • Mara
      febbraio 20, 2014 alle 9:18 PM

      Gentile Pietro, se sono risultati di tiro al bersaglio, li guarderei molto volentieri, in gioventù ero assai bravina. In quanto all’invito, declino ringraziando di cuore, mio marito sa che mangio occasionalmente il cinghiale, con gusto, ma ho pena per gli altri animaletti, specie i volatili e le lepri che sono in netta diminuzione. Non sa quante volte lui ha cercato di farmi mangiare le folaghe, senza successo. Che vuole… nessuno è perfetto. Comunque provengo da stirpe di Alpini che in quanto a tener testa ai sardi in materia di alcoolici se la battono perlomeno alla pari!

  21. febbraio 20, 2014 alle 9:00 PM

    Pietro Pirredda da Arzachena (Sardegna) :

    Se è pur vero che le Associazioni Venatorie la pensano diversamente da Voi, vi inviterei a leggere il piano faunistico venatorio stilato dal “luninare” Marco Apollonio (dell’Università degli Studi di Sassari, dove senza mezzi termini scrive: vista la poca incidenza dei cacciatori, dovuta alla superficie disponibile per cacciatore; si possono far accedere cacciatori provenienti da ATC limitrofi, di altre province e di altre regioni.

    Stefano Deliperi, ho visto i regolamenti ATC di varie province e regioni d’Italia (Toscana – Emilia Romagna – Campania); sai che certe regioni hanno siglato un accordo di reciprocità dove i cacciatori di una regione possono andare in una limitrofa, previa domanda e pagamento delle tasse previste per cacciare la migratoria? Sono fatti! Non sto dicendo eresie e se non mi credi sei pregato di verificare.
    Nel sito Internet : ilbraccoitaliano.net ho creato un forum in tal seno. Laziali, Campani, Toscani ed Emiliani si stanno già fregando le mani.
    Dicono in sostanza ed anche in certi casa molto ignorantemente; voi venite a protestare di fronte al parlamento; voi venite a curarvi in continente; e altre cose del genere…..perchè noi non dovremmo venire a caccia da voi? Poi con i soldi che vi porteremmo vi daremmo un grosso aiuto economico.

    Quindi, signori del Gruppo d’Intervento Giuridico, voi siete certi che chi attuerà la 157 in base alla Legge Regionale 23/98 lo farà solo al fine di legare il cacciatore al proprio territorio o lo farà pensando agli introiti che cacciatori continentali potranno dare alle loro casse? Sappiate, lo sapete che siamo 46.000 cacciatori; copriamo 2/3 cacciatori ogni 100 ettari. Siamo pochini. Si potrà arrivare a 10 cacciatori ogni 10 ettari con 7 cacciatori su 10 continentali…..
    Questi, cari signori sono i rischi seri a cui una gestione da parte delle province (che per legge devono gestire la caccia) di carattere libertino potrebbero in breve tempo depauperare il nostro bel territorio a cui noi, ci tengo a dirlo, teniamo come voi.
    Ripeto, queste non sono mie congetture.

    prendiamo quindi atto che NON ESISTONO norme che impongano in Sardegna il legame cacciatori – territorio, come continuate a sostenere.
    Sono quindi soltanto vostre illazioni e supposizioni.
    Chiacchiere da bar o da forum di cacciatori (http://www.ilbraccoitaliano.net/forum/showthread.php?t=52847&page=14), vero?
    Potete stare sereni: a voi interessa la fauna per sparacchiarla, squallido opportunismo.
    A noi interessa proteggerla.
    Pertanto faremo di tutto perchè sia attuato il legame cacciatore – territorio senza aperture a cacciatori residenti fuori Isola.
    Contenti?
    Risparmiateci le vostre balle, però.

    Stefano Deliperi

    • M.A.
      febbraio 20, 2014 alle 9:21 PM

      Deliperi permettimi una domanda: i costi per la gestione della fauna selvatica da chi dovrebbero essere sostenuti? I danni che provoca il cervo sardo chi dovrebbe pagarli?

      • febbraio 20, 2014 alle 10:18 PM

        lo dice la legge n. 157/1992 e s.m.i. e la legge regionale Sardegna n. 23/1998: la Regione, dietro richiesta degli interessati e previo accertamento.

        Stefano Deliperi

  22. Pietro
    febbraio 20, 2014 alle 10:49 PM

    Altro che anarco insurrezionalisti……..

    • febbraio 20, 2014 alle 11:04 PM

      e le mezze stagioni sono andate in soffitta…

      • Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna)
        febbraio 20, 2014 alle 11:39 PM

        A cosa ti riferisci con “mezze stagioni”?

      • febbraio 20, 2014 alle 11:51 PM

        ai pretesi “anarco insurezionalisti” oppure alla Fata Turchina, scegli tu 😉

        Stefano Deliperi

    • Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna)
      febbraio 20, 2014 alle 11:37 PM

      Gruppo d’Intervento Giuridico :
      lo dice la legge n. 157/1992 e s.m.i. e la legge regionale Sardegna n. 23/1998: la Regione, dietro richiesta degli interessati e previo accertamento.
      Stefano Deliperi

      Non del tutto esatto, sarebbe la provincia. Quindi i cacciatori che pagano le tasse vedono impiegati i loro soldi anche per risarcire questi danni. Nulla da dire! Ma se i soldi non bastano per ripagare tutti i danni? Si tassano di più i cacciatori…
      Quindi mettiamo che un atc con 10. 000 cacciatori necessita in totale di un milione di euro.
      Se l’anno dopo i cacciatori diventano 9000, o aumenti le tasse o fai accedere nuovi cacciatori da altri atc o altre regioni (funzione come un’azienda a scopo di lucro).
      Quindi metti che per i costi i cacciatori Sardi appendono il fucile al chiodo, chi andrà in quegli ATC?
      A lungo andare o i sardi scompariranno come categiria di cacciatori o le tasse diventeranno insostenibili e un territorio che per legge, va gestito da quell’atc diventerà ancora più povero con grandi numeri di specie all’apice della catena alimentare o opportunisti e la scomparsa di specie nobili stanziali…. ti porto veri esempi di atc mal gestiti come questo esempio il cui territorio è quasi deserto di varie specie di animali….
      Sinceramente so già che il sistema imploderebbe col solo risultato di far perdere alla Nostra Sardegna la bellezza che oggi si vanta di detenere e che noi vogliamo continuare a vedere cosi.-

      Ma so che il Buon Deliperi a tutto ha la risposta….qual’é????

  23. M.A.
    febbraio 21, 2014 alle 12:16 am

    Vedi Deliperi, fuggi dal discorso! 😉 perché non ammetti che gli ATC non sono altro che aziende pubbliche, dove si celano ex province e qualche politico trombato che servono per lucrare sulla caccia, e quindi anche sull’ambiente, che dici tanto di tutelare?? Perché nascondere che si sta spingendo la caccia verso un business economico? Noi siamo 46000 cacciatori che con le nostre tasse dovremo mantenere un carrozzone politico, e questo carrozzone ha dei costi. Più cacciatori siamo (e per legge esiste un rapporto tra numero di cacciatori e ettari di terreno destinati alla caccia) meno paghiamo. Un ulteriore aggravo delle tasse costringerà molti a non rinnovare più. I costi degli ATC, e in particolare delle poltrone, saranno spartiti sui pochi rimasti (paganti le tasse), o peggio verranno fatti entrare cacciatori d’oltre mare. Se non fosse così come pensi che riuscirebbe a sopravvivere un ATC, con fondi pubblici 🙂 ? Il carrozzone politico, che si nascondono dietro gli Atc, altro non è che un tumore che va in metastasi e non se ne andrà via, continuerà a crescere. Questo tumore s’ingrossa lucrando sui cacciatori, sull’ambiente e sulla nostra fauna. Chi vuole tutto ciò può ritenersi direttamente o indirettamente responsabile.

    • febbraio 21, 2014 alle 12:25 am

      vedi M.A., oltre i tuoi/vostri luoghi comuni non sai/sapete andare.
      Siete noiosi, alla fine. E ve lo dico pure con simpatia.
      Non c’è scritto da nessuna parte, in nessuna norma di legge, che in Sardegna il legame cacciatore – territorio si debba attuare come nelle vostre elucubrazioni, ma voi niente.
      Da un lato siete costretti ad ammetterlo, dall’altro ripetete le medesime elucubrazioni senza uno straccio di norma a supporto.
      Come se niente fosse, come se vi avessero inserito un microchip, come se vi avessero lobotomizzato.
      Che vi devo dire?
      Continuate a suonarvela e a cantarvela da soli, convinti di aver scoperto l’America.
      A voi interessa ripetere il vostro mantra, contro ogni evidenza, e a noi non interessa convincervi.
      Si vedrà, a tempo debito.
      Per ora chiudiamola qui. L’ennesima ripetizione non sarà pubblicata, perchè non aggiunge nemmeno un granello di sabbia 😉

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        febbraio 21, 2014 alle 8:21 am

        Non esiste nessun microchip, e non sono elucubrazioni, i lobotomozzati son coloro che stanno spingendo verso questa strada. Mi meraviglia, e non poco, che un associazione ambientalista di spessore come la vostra, non si accorge che dietro una programmazione faunistica e dietro un presunto legame cacciatore-territorio (se io pago caccio dove mi pare), si nascondono speculazioni, danni ambientali, “poltrone” stipendiate, insomma tutto il succo di ciò che avete combattuto nelle vostre battaglie. Pagare altri 80-100 € in più per cacciare in un ambito, per molti sarà dura. Io mi chiedo con quale faccia la provincia di Nu, riesca a chiedere continuamente la nascita di questi ATC, quando i cacciatori residenti, è stra noto e risaputo che non sguazzino nell’oro ma tutt’altro. Gli ATC in qualche realtà, li in quei monti, laddove vengano istituiti e laddove venga permesso l’ingresso ai cacciatori continentali, sarà un vero e grande business per i delinquenti che vivono di rapine e furti di fucili ai danni ai cacciatori. Altro che Far West, per carità! Aprite gli occhi in tempo, please!

  24. giannantonio
    febbraio 21, 2014 alle 9:06 am

    Mi scuso, ma in tutta la discussione, non ho capito che fine devono fare le attuali autogestite di cui, se non sbaglio, gli ATC dovrebbero ricalcare il modello (caccia alla stanziale nel solo ATC prescelto e alla migratoria libera in tutto il territorio). Se così é non vedo problema alla creazione degli ATC: anche le autogestite prevedono delle quote di partecipazione alle spese di gestione; il pericolo, non tanto latente, é che vengano imposti organi e adempimenti amministrativi capaci di moltiplicare le spese di gestione. La soluzione, potrebbe ricalcare quella delle autogestite: nessun compenso e/o rimborso spese all’organo amministrativo, così evitiamo la corsa all’accaparramento delle poltrone da parte dei soliti avvoltoi.

  25. febbraio 21, 2014 alle 2:53 PM

    da La Nuova Sardegna, 21 febbraio 2014
    Stagione venatoria, cacciatori denunciati dal Corpo forestale.
    Diana: «Nel bilancio troppe sanzioni e illeciti amministrativi» A Oliena multate compagnie per un importo di 100mila euro.

    NUORO. L’attività di contrasto agli abusi in materia venatoria, finalizzata alla prevenzione dei danni alla fauna selvatica, ha portato all’accertamento di diversi illeciti amministrativi e penali nell’ambito giurisdizionale del Corpo forestale nuorese. Nel bilancio relativo alla stagione appena conclusa sono, infatti, numerose le voci inerenti a comunicazioni di notizie di reato in ambito penale, illeciti e sanzioni amministrative che ne hanno caratterizzato l’attività di un intero anno. A Oliena 33 illeciti sono stati contestati a diversi cacciatori componenti di alcune compagnie per non aver ottemperato all’obbligo del conferimento all’Azienda sanitaria locale dei reperti da sottoporre ad analisi per la peste suina africana e la trichinella. Il Nucleo di polizia ambientale e forestale ha contestato loro sanzioni per un importo complessivo di circa 100mila euro. «Sotto il profilo penale – ha sottolineato Gavino Diana direttore del Corpo forestale di Nuoro – sono state comunicate otto notizie di reato all’Autorità giudiziaria per bracconaggio, utilizzo di mezzi non consentiti, porto illegale di armi e utilizzo della munizione spezzata nella caccia agli ungulati. Oltre 70, invece, i verbali amministrativi». Le violazioni vanno dalla mancanza dell’autorizzazione regionale all’esercizio venatorio alla caccia nei terreni percorsi dal fuoco, al problema della sicurezza e della incolumità sia dei cittadini (con oltre dieci contestazioni per l’esercizio venatorio in prossimità delle vie di comunicazione e delle abitazioni), sia degli stessi cacciatori in relazione al mancato utilizzo dei gilet ad alta visibilità nelle battute di caccia grossa. «Nell’ultimo mese – ha aggiunto il dirigente – nella località di Sa Codina, nelle campagne di Tonara, un cacciatore ha ripreso con una telecamera montata sul proprio fucile due suoi colleghi mentre cacciavano a meno di cinquanta metri dalla strada statale 128. Alla pubblicazione del video su Facebook ha fatto seguito la contestazione della violazione da parte della Stazione forestale del posto. Ai primi di febbraio nella località di Intermontes, nelle campagne di Nuoro, cinque cacciatori sono stati sorpresi a sparare su terreni nei quali l’esercizio venatorio è vietato perché percorsi dal fuoco. All’accertamento dell’illecito amministrativo – ha sottolineato Diana – ha fatto seguito la contestuale notifica della violazione da parte della Stazione forestale». La pattuglia forestale di Tonara, in servizio a Su Pranu, in agro di Ovodda, ha contestato a un cacciatore l’omissione del recupero dei bossoli nel luogo di caccia. Mentre a Gedilis, nella campagne di Laconi, gli agenti della stazione forestale hanno sorpreso un cacciatore che aveva abbattuto sei esemplari di tordo bottaccio in una giornata in cui non era consentito: è stato deferito all’autorità giudiziaria, mentre le armi utilizzate (un fucile da caccia calibro 12 e due cartucce caricate a pallini) e la selvaggina abbattuta sono stati messi sotto sequestro.

  26. febbraio 21, 2014 alle 5:06 PM

    M.A. :

    Non esiste nessun microchip, e non sono elucubrazioni, i lobotomozzati son coloro che stanno spingendo verso questa strada. Mi meraviglia, e non poco, che un associazione ambientalista di spessore come la vostra, non si accorge che dietro una programmazione faunistica e dietro un presunto legame cacciatore-territorio (se io pago caccio dove mi pare), si nascondono speculazioni, danni ambientali, “poltrone” stipendiate, insomma tutto il succo di ciò che avete combattuto nelle vostre battaglie. Pagare altri 80-100 € in più per cacciare in un ambito, per molti sarà dura. Io mi chiedo con quale faccia la provincia di Nu, riesca a chiedere continuamente la nascita di questi ATC, quando i cacciatori residenti, è stra noto e risaputo che non sguazzino nell’oro ma tutt’altro. Gli ATC in qualche realtà, li in quei monti, laddove vengano istituiti e laddove venga permesso l’ingresso ai cacciatori continentali, sarà un vero e grande business per i delinquenti che vivono di rapine e furti di fucili ai danni ai cacciatori. Altro che Far West, per carità! Aprite gli occhi in tempo, please!

    a me invece meraviglia come ripetete meccanicamente balle.
    Non c’è una norma che dica quello che sostenete.
    Il legame cacciatore-territorio vuo dire semplicemente che i cacciatori dovranno andare a caccia in un posto prefissato e solo in quello.
    Punto e basta.
    Da dove saltino fuori “poltrone”, “politici trombati”, “cacciatori continentali” lo sa solo la vostra mente “malata” di un unico interesse: quello di voler andare a caccia dove vi pare.
    Spiace, ma non dovrà esser più così.

    Stefano Deliperi

    • M.A.
      febbraio 21, 2014 alle 5:41 PM

      A tempo debito, ne riparleremo, nel fra tempo informati e studia bene gli ATC. Dopo usa bene la testa e valuta che cosa potrebbe accadere se venissero attuati in Sardegna, fatti i conti e dimmi se ne vale la pena. A mio avviso: il gioco non vale la candela! E non per il semplice motivo che io non posso andare a caccia dove voglio (cosa assolutamente falsa anche con gli ATC; io mi iscriverei a più ambiti e caccio sempre dove mi pare anche a 200 km di distanza) ma per tutte le conseguenze secondarie che ne deriverebbero!

      • febbraio 21, 2014 alle 5:56 PM

        tu parli esclusivamente di A.T.C. istituiti in altre Regioni in base ad altre leggi regionali.
        Lo vuoi capire o no che in Sardegna attualmente non è specificato in alcun modo come cavolo debbano essere organizzati?
        E’ così difficile capire una cosa così banale?
        Usa la testa, provaci. Sono sicuro che ci riesci.
        Il legame cacciatore-territorio è previsto dalla legge n. 157/1992 e s.m.i. e dalla legge regionale Sardegna n. 23/1998 e s.m.i.
        Basta suddividere i cacciatori sardi nel territorio ritenuto fruibile a fini venatori sulla base della “capacità sostenibile”. A quel punto sarete responsabilizzati perchè potrete andare a caccia solo lì, in un solo ambito di caccia. Niente “poltrone”, niente “invasione”. Punto e basta. Fine del “dramma” e delle balle.

        Stefano Deliperi

  27. giannantonio
    febbraio 21, 2014 alle 6:07 PM

    per completezza, questi sono gli articoli della L.R. 23 che trattano della costituzione e funzionamento degli ATC:
    Art.16
    Compiti dei Comitati direttivi degli ambiti territoriali di caccia
    1. I Comitati direttivi degli ambiti territoriali di caccia (A.T.C.) esercitano compiti di gestione faunistica e di organizzazione dell’esercizio venatorio all’interno dell’A.T.C.
    2. In particolare promuovono ed organizzano le attività di ricognizione delle risorse ambientali e della consistenza faunistica e programmano gli interventi per il miglioramento degli habitat, sulla base del piano faunistico regionale e delle indicazioni fornite dall’Assessorato della difesa dell’ambiente.
    3. Per lo svolgimento dei compiti di cui al comma 2, i Comitati direttivi si avvalgono della collaborazione di tecnici di provata esperienza nella materia.

    Art.17
    Composizione ed istituzione dei Comitati direttivi degli ambiti territoriali di caccia.
    1. Il Comitato direttivo dell’A.T.C. è così composto:
    a) un rappresentante designato da ciascuna delle quattro organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello territoriale;
    b) un rappresentante designato da ciascuna delle tre associazioni venatorie riconociute, maggiormente rappresentative, presenti in forma organizzata sul territorio;
    c) un rappresentante designato da ciascuna delle due associazioni naturalistiche e di tutela degli animali, maggiormente rappresentative, presenti in forma organizzata nel territorio;
    d) due rappresentanti designati dalla Provincia competente per territorio, di cui uno in rappresentanza dei Comuni;
    e) il responsabile dei servizi veterinari dell’azienda – USL competente per territorio con funzioni consultive.
    2. Il Comitato è nominato dalla Provincia competente per territorio. Se L’A.T.C. si estende nel territorio di più Province le nomine, nel rispetto della rappresentanza dei territori minoritari, sono fatte dalla Provincia che ha il maggior territorio ricompreso nell’A.T.C..
    3. I componenti il Comitato direttivo decadono dalla carica in coincidenza con i rinnnovi del Consiglio provinciale.
    4. Le prestazioni dei componenti il Comitato sono volontarie e gratuite. Ad essi spetta il rimborso delle spese di viaggio sostenute per la partecipazione alle sedute.

    • febbraio 21, 2014 alle 9:56 PM

      “Le prestazioni dei componenti il Comitato sono volontarie e gratuite”: basta e avanza, balle in soffitta, please.

      Stefano Deliperi

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