Frenata la speculazione energetica nel Mar di Sardegna. Forse.


 

Mesoplodonte (foto di Mattia Leone)

Mesoplodonte (foto di Mattia Leone)

anche su Il Manifesto Sardo (“Frenata la speculazione energetica nel Mar di Sardegna?“), n. 180, 16 novembre 2014

 

Finalmente una buona notizia per il Mediterraneo e le coste della Sardegna.

Molto probabilmente le acque fra Sardegna, Corsica e Baleari non saranno percorse da “spari” di aria compressa, continui e sistematici per settimane, alla ricerca di petrolio e gas naturale, come sta per avvenire – e in parte sta già accadendo – in Adriatico, con ormai documentati effetti negativi sui Cetacei.

Infatti, la Commissione V.I.A./V.A.S. del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare ha espresso, nella seduta del 7 novembre 2014, netto parere negativo al termine della fase istruttoria del procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) relativo al progetto di indagine geofisica 2D nell’area dell’istanza di prospezione a mare “d.1 E.P.-SC” da parte della società di ricerche petrolifere Schlumberger Italiana s.p.a. in una vastissima area del Mar di Sardegna ampia ben 20.922 chilometri quadrati.

Il procedimento non è concluso, ma è legittimo attendersi un provvedimento finale che neghi la compatibilità ambientale del progetto.

Gli speculatori dell’energia, per ora, sono stati respinti dal centro del Mediterraneo.

Balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis) con piccolo

Balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis) con piccolo

E’ un bel risultato positivo per la salvaguardia del Mare Nostrum e delle tantissime forme di vita che lo popolano.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus aveva inoltrato (24 giugno 2014) un atto di intervento nel procedimento di V.I.A., coinvolgendo il Ministero dell’ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare (titolare del procedimento), il Servizio valutazione impatti (S.A.V.I.) della Regione autonoma della Sardegna, il Parco nazionale dell’Asinara, il Parco naturale regionale di Porto Conte, l’Area marina protetta del Sinis – Mal di Ventre e tutti i Comuni rivieraschi (Alghero, Bosa, Cuglieri, Magomadas, Narbolia, Porto Torres, San Vero Milis, Sassari, Stintino, Tresnuraghes, Villanova Monteleone).   Ma il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha, soprattutto, coinvolto comitati e semplici cittadini, distribuendo decine di moduli per analoghi atti di intervento da inviare autonomamente.

Hanno inviato, infatti, atti di “osservazioni” Enti locali, comitati, associazioni ambientaliste, deputati, cittadini. La stessa Regione autonoma della Sardegna, nel corso della procedura, ha fornito il suo parere fortemente negativo.       Al termine saranno ben 377 gli atti di intervento e avranno influito non poco sulle conclusioni negative della Commissione V.I.A./V.A.S.

L’ampia area di mare interessata dal progetto (quasi 21 mila chilometri quadrati) è contigua al ben noto Santuario Pelagos, il Santuario per i Mammiferi marini istituito come area marina protetta di interesse internazionale e area specialmente protetta di interesse mediterraneo (A.S.P.I.M.), in base all’Accordo internazionale sottoscritto a Roma il 25 novembre 1999, ratificato con legge n. 391/2001.

Tartaruga marina (Caretta caretta)

Tartaruga marina (Caretta caretta)

Da evidenziare che l’attività di prospezione, secondo quanto riportato nello studio di impatto ambientale (S.I.A.), consisterebbe in “spari” di aria compressa (airgun) per oltre 7.300 km. di tracciato complessivo per un periodo di 10 settimane.  Questi “spari” avrebbero una cadenza di uno ogni 5-15 secondi, con intensità sonora variabile fra 240 e 260 decibel, intensità superata in natura solo da terremoti ed esplosioni di vulcani sottomarini.

Al contrario di quanto sostenuto nel S.I.A., come documentato scientificamente, il danno alle specie di Cetacei e di Tartarughe marine ben presenti nell’area marina interessata sarebbe devastante, sia sul piano uditivo che sotto il profilo dell’orientamento, come riportato dalla letteratura scientifica (vds. S. Mazzariol e altri, Sometimes Sperm Whales (Physeter macrocephalus) Cannot Find Their Way Back to the High Seas: A Multidisciplinary Study on a Mass Stranding, in Plos One, 2011).   Altrettanto potrebbe ipotizzarsi per le specie ittiche, anche di interesse commerciale, con indubbi riflessi negativi sull’economia del settore della pesca.

Speriamo proprio che giunga un definitivo provvedimento di pronuncia di incompatibilità ambientale da parte del Ministero dell’ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare.

Lasciate in pace Balene, Delfini, Tartarughe e ogni altro essere vivente del mare!

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

airgun, modalità di ricerca (da “A deaf Whale is a dead Whale”, Oceana)

airgun, modalità di ricerca (da “A deaf Whale is a dead Whale”, Oceana)

 

quadro delle istanze di prospezioni petrolifere (da L'Unione Sarda, 2014)

quadro delle istanze di prospezioni petrolifere (da L’Unione Sarda, 2014)

 

(grafico Oceana, L’Unione Sarda, foto Mattia Leone, National Geographic)

  1. mara
    novembre 23, 2014 alle 9:05 am

    Ottima notizia, speriamo bene… Intanto è recentissima la notizia dell’avvistamento di un gruppo di 11 balenottere nel mare di Capo Caccia e di numerosi delfini. Il nostro mare è vivo.
    Approfitto, mentre si parla di mare, per fare vivissimi complimenti ad Andrea Mura per la sua magnifica prova!

  2. novembre 24, 2014 alle 9:39 am

    è quel forse che inquieta non poco

  3. novembre 24, 2014 alle 11:14 pm

    lasciamoli vivere in pace!!!

    da La Nuova Sardegna, 24 novembre 2014
    Un gruppo di balenottere avvistato a Capo Caccia.
    È uno dei ventidue sorprendenti “contatti” portati a casa da Sardegna Nord cetacei in nove giorni tra La Maddalena e l’isola di Mal di ventre. Già sottoscritto l’accordo con la Lega navale per portare avanti il monitoraggio: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2014/11/22/news/un-gruppo-di-balenottere-azzurre-avvistate-a-capo-caccia-1.10358357

  4. gennaio 5, 2015 alle 2:53 pm

    nell’Adriatico si comincia!

    da Il Fatto Quotidiano, 4 gennaio 2015
    Petrolio, Eni ottiene da Croazia concessione per trivellazioni in Adriatico. Il Cane a sei zampe si è aggiudicato una delle licenze messe a gara dal governo di Zagabria, che conta di incassare subito dalle aziende vincitrici circa 100 milioni di dollari. Ma le ricerche, con relativi rischi ambientali, avverranno ai confini delle acque territoriali italiane: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/04/petrolio-eni-ottiene-croazia-concessione-per-trivellazioni-in-adriatico/1313901/

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