Genova, ennesima “calamità innaturale”.


Genova soffre in questi giorni l’ennesima “calamità innaturale” di questo povero Bel Paese.

La seconda in tre anni. L’ultima il 4 novembre 2011.

Vittime, danni, polemiche, disperazione.

Corsi d’acqua tombati, argini ostruiti da costruzioni, speculazione edilizia, queste le cause sotto gli occhi di tutti.

E il risultato non cambia.

Basta un bel temporale prolungato e ritornano lutti e devastazione.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

  1. max
    ottobre 12, 2014 alle 8:03 am

    quello che indigna non e’ il fenomeno d’incuria in se stesso, non e’ il teatrino susseguente del rimpallo delle responsabilita’, non e’ la burocrazia medioevale che blocca i lavori di manutenzione e’ sapere che la “cosa”succedera’ nuovamente e ancora e ancora e ancora.
    forse qualche testa cadra’ per rinascere con nuovo e piu’ prestigioso incarico, magari un po’ defilato, per non provocare il popolino che si lagna ma poi dimentica.
    e non saranno certo i cialtroni filo berlusconiani come renzi che cambieranno le cose se non in peggio.
    una cosa e’ certa; x par condicio i criminali fanno parte di tutti gli schieramenti ( certo qualche schieramento detiene il primato) ed in questo siamo una vera democrazia.
    finche’ non si fara’ una class action contro lo stato ladro e speculatore che passi attraverso il NON pagare + le tasse di qualunque tipo lo stato se ne freghera’ delle lamentele di noi poveri contribuenti, ops volevo dire cittadini.

  2. mara
    ottobre 12, 2014 alle 8:28 am

    Solidarietà piena agli amici genovesi, però loro dovrebbero prendere per gli stracci gli amministratori (passati e presenti) e tenerli con la testa sott’acqua per un minuto. Non è un sistema civile, ma sarebbe altamente educativo.

  3. ottobre 12, 2014 alle 11:56 am

    Troppi passaggi : dagli enti locali deputati al controllo del territorio e dei fiumi a Roma e da Roma agli enti locali. Responsabili deresponsabilizzati col solito sistema dello scaricabarile. Appalti che funzionano come scatole cinesi, per cui non si arriva mai all’autore dei misfatti.
    Cittadini che se vengono indennizzati dei gravissimi danni subiti, a Genova anche una vita umana, lo sono parzialmente e dopo anni di attesa. Come voce che non verrà ascoltata riporto la situazione fiorentina, dove per fare una tranvia/treno inutile, si abbatte una passerella pedonale su un fiume a carattere torrentizio, il Mugnone, e vi si costruisce un ponte Bailey, che resterà in loco almeno 3 anni. Anche il Mugnone ogni tot anni esonda, invadendo case, negozi e danneggiando i mezzi parcheggiati nelle strade circostanti. E’ già successo innumerevole volte e risuccederà. Con questo ponte che tocca gli argini e fa da invadente barriera allo scorrere di acque ingrossate c’è solo da sperare che i prossimi inverni a Firenze piova, ma poco.

  4. ottobre 12, 2014 alle 1:02 PM

    da Il Corriere della Sera, 12 ottobre 2014
    DIETRO IL DISASTRO. Alluvione a Genova: sperperi e appalti inutili, 20 anni di cantieri mai finiti. La catena delle responsabilità: promesse, ricorsi, pagamenti inutili e lavori mai eseguiti. (Marco Imarisio): http://www.corriere.it/cronache/14_ottobre_12/alluvione-genova-sperperi-appalti-inutili-20-anni-cantieri-mai-finiti-a71d28da-51d8-11e4-b208-19bd12be98c1.shtml

  5. ottobre 13, 2014 alle 10:51 am

    E pensare che i governi che si sono succeduti nel corso degli anni, hanno identificato nel cemento e mattone, in particolar modo nella speculazione edilizia, un volano importantissimo per l’economia del paese. A nessuno è ancora venuto in mente che il ripristino dei corsi d’acqua naturali e messa in sicurezza il territorio, possano essere altrettanto importanti per l’economia, lo sviluppo e, perchè no, la salute dei cittadini. L’Italia ha ceduto già da tempo lo scettro di popolo di poeti, artisti, eroi, navigatori, pensatori, santi, scienziati ma, soprattutto, grandissimi corruttori e speculatori.

  6. max
    ottobre 13, 2014 alle 11:23 am

    purtroppo l’italia e’ dal dopo governata da un’alternanza di cialtroni e dilettanti.
    i primi sempre e comunque in malafede hanno pensato a massimizzare il profitto ( loro) nel piu’ breve tempo possibile in barba alle leggi, spessso fatte ad hoc ed i secondi messi sovente in posizioni strategiche, spesso tecniche con competenze nulle o assai scarse. io credo che questo paese vada girato come un calzino; le mezze misure e sopratutto i proclami servono poi solo a far imbestialire la gente.
    o cambiamo RADICALMENTE modus operandi o finiremo nelle braccia di qualche partito estremista abile nel cavalcare il malcontento oramai dilagante. non servono imbonitori televisivi, ne bulletti saputelli. servono persone oneste, competenti e possibilmente con gli attributi, menomazione che pare affliggere come una pandemia la nostra popolazione politica.
    e per il futuro edificatorio mi sento di dire; meno architetti/ingegneri civili e piu’ geologi.

  7. Shardana
    ottobre 13, 2014 alle 12:50 PM

    Il futuro edificatorio è fatto per loro,facci caso gli ingegneri sono tutti pdexmenoelle,capi di associazioni ambientaliste compresi.

  8. ottobre 14, 2014 alle 2:59 PM

    parole sacrosante di Paolo Berdini.

    da Il Manifesto, 13 ottobre 2014
    Solo il 3% alle alluvioni, il resto è una grande opera. Sblocca Italia. Negli ultimi venti anni si sono alterate le regole del gioco economico e della trasparenza in favore della discrezionalità. Il governo Renzi si muove sulle stesse orme (Paolo Berdini) (http://ilmanifesto.info/solo-il-3-alle-alluvioni/)

    Colto in fla­grante sull’impostazione dello Sblocca Ita­lia che stan­zia 110 milioni per la difesa idro­geo­lo­gica (comma 8 dell’art. 7) e 3.890 milioni per i cemen­ti­fi­ca­tori e asfal­ta­tori d’Italia (comma 1 dell’art. 3), il primo mini­stro Renzi ha richia­mato su Face­book i pila­stri del suo dise­gno di riforma del paese: «Si chia­mano Sbloc­cai­ta­lia, riforma della P.A., riforma costi­tu­zio­nale, riforma della giu­sti­zia, can­tieri dell’unità di mis­sione le prio­rità per l’Italia che vogliamo». In que­sto modo si è dato la zappa sui piedi per­ché le cifre sono quelle che abbiamo ripor­tato: alla sal­va­guar­dia dalle allu­vioni ven­gono desti­nate risorse pari al 3% di quanto si regala alle con­sor­te­rie delle grandi opere.

    «Userò la stessa deter­mi­na­zione per spaz­zare via il fango della mala buro­cra­zia», ha poi affer­mato Renzi. Die­tro que­sta frase c’è la filo­so­fia che ha ispi­rato lo Sblocca Ita­lia con la can­cel­la­zione di regole e con­trolli. È una cura fal­li­men­tare: i ricorsi con­tro gli appalti per la ridu­zione del rischio idro­geo­lo­gico di Genova non sono stati infatti pre­sen­tati da «comi­ta­tini o pro­fes­so­roni». L’impresa che si è vista sfug­gire l’appalto è infatti di pro­prietà di una tra le mag­giori imprese di Genova. E se un impren­di­tore arriva a denun­ciare una gara è per­ché a furia di sem­pli­fi­care, gli appalti in Ita­lia ven­gono asse­gnati nella più asso­luta discre­zio­na­lità da parte della poli­tica. Per importi fino a 500 mila euro è suf­fi­ciente una gara infor­male ed è evi­dente che un sin­daco può far vin­cere chi vuole. Negli ultimi venti anni si sono alte­rate le regole del gioco eco­no­mico e della tra­spa­renza in favore della discrezionalità.

    Del resto, è stato pro­prio Renzi che — in seguito agli scan­dali che hanno fatto emer­gere la faci­lità con cui i pri­vati pote­vano agire in piena discre­zio­na­lità e rubare cifre gigan­te­sche nella rea­liz­za­zione delle grandi opere — ha nomi­nato uno straor­di­na­rio magi­strato come Raf­faele Can­tone a capo della Civit, l’autorità nazio­nale anti­cor­ru­zione, e com­mis­sa­rio alla rea­liz­za­zione dell’Expo 2015. Il governo “com­mis­sa­ria” le grandi opere per rico­struire le regole e con lo Sblocca Ita­lia estende il modello discre­zio­nale a tutte le opere pub­bli­che. Non c’è chi non com­prenda la fol­lia di que­sta prospettiva.

    La tra­ge­dia di Genova dimo­stra che lo Stato dovrebbe con­cen­trare tutte le risorse nell’opera di risa­na­mento idro­geo­lo­gico del paese. Dall’inizio del 2014 le grandi allu­vioni sono state 10, hanno cau­sato 11 morti e immense deva­sta­zioni. Se il governo avesse a cuore il destino dell’Italia dovrebbe cam­biare agenda e impie­gare tutte le intel­li­genze che abbiamo in campo tec­nico per l’immensa opera di risa­na­mento idrau­lico e geo­lo­gico di un paese che sta fra­nando sotto i colpi del cam­bia­mento climatico.

    In que­sto campo, la fretta e la sem­pli­fi­ca­zione non sono le migliori con­si­gliere. Nel campo idro­geo­lo­gico è neces­sa­ria una visione di lungo periodo per rico­struire l’equilibrio del ter­ri­to­rio, così come era pre­vi­sto nella legge sulla difesa del suolo (183/89) che impo­neva di fare i piani di bacino idro­gra­fico in Ita­lia. È stata la poli­tica a non volerla attuare, la difesa del suolo è stata scon­fitta dai cemen­ti­fi­ca­tori e per que­sto le nostre città sono spaz­zate via dalla furia delle acque. Altro che burocrazia.

    Franco Gabrielli, capo della pro­te­zione civile, cono­sce per il ruolo che svolge l’insostenibilità dello stato del ter­ri­to­rio: qual­che mese fa, dopo l’ennesima allu­vione, aveva azzar­dato l’ipotesi della mora­to­ria del cemento per rimet­tere in ordine l’ambiente. Se Renzi vuole dav­vero cam­biare verso al paese lo nomini mini­stro per la Cura del Ter­ri­to­rio e licenzi Mau­ri­zio Lupi, il con­vinto amico del cemento.

    E infine le risorse. Per uscire dalla mise­ria dei 110 milioni pre­vi­sti nello sblocca Ita­lia (solo per ripa­rare i danni di Genova ne dovremo spen­dere 400) il primo mini­stro ha azzar­dato che uti­liz­zerà al più pre­sto i 2 miliardi per la difesa del ter­ri­to­rio non spesi «per colpa della buro­cra­zia». Non è vero, ma non fa nulla: per cam­biare verso stanzi dav­vero cifre pari a quelle che regala alle grandi opere. Con i 4 miliardi pre­vi­sti per i tanti inu­tili Mose, si potrebbe ripor­tare in pochi anni la sicu­rezza nel ter­ri­to­rio ita­liano. È l’ultima occa­sione per sal­vare l’Italia dal fango che la sta sommergendo.

  9. ottobre 17, 2014 alle 2:52 PM

    da Il Fatto Quotidiano, 16 ottobre 2014
    L’alluvione a Genova e lo scaricabarile italiano. (Antonello Caporale) (http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/16/lalluvione-a-genova-e-lo-scaricabarile-italiano/1158125/)

    Il sindaco di Genova aveva avvertito per tempo il compagno Burlando, presidente della Regione. E Burlando aveva avvertito i burocrati. Che si erano già allertati e avevano avvertito l’ufficio contratti: quell’appalto per il Bisagno sarebbe stato uccellato dai ricorsi. E anche il Tar Liguria aveva decretato e annunciato la catastrofe giuridica. Gabrielli, il capo della Protezione civile, intanto aveva avvertito tutti. Anche il presidente della Toscana aveva avvertito il consorzio di bonifica maremmano di fare presto i lavori dell’argine remoto. E il sindaco di Messina ha avvertito che ha una settantina di ruscelli dentro la città. Se piove in Sicilia… Sono tutti avvertiti che il Vesuvio può sbottare, c’è tanto di timbro dei geologi, e anche i Campi flegrei possono far danni. Avvertimento raccolto. Nel Cilento una strada sta crollando, sprofonda di due centimetri al giorno. La Provincia ha avvertito la Regione. In Lucania la Basentana ha le travi di ferro a vista. La Regione ha avvertito l’Anas.
    Una montagna sta smottando in Val di Susa, i no Tav hanno appena avvertito che la terra frana per via dei lavori al traforo. E che l’Ilva di Taranto avveleni la città non c’è più alcun dubbio. Tutti hanno avvertito tutti. Ieri sera anche i mercati hanno avvertito che la crescita degli Usa non è come si aspettavano e che per colpa della Grecia hanno dovuto bruciare più di 300 miliardi di euro. Le Borse scendono e lo spread riprende a salire. Avvertimento lanciato. Il governo italiano avverte continuamente che per colpa dell’Unione europea la disoccupazione dilaga.

    L’avvertimento è un vecchio gioco di società che in questi tempi difficili sta di nuovo appassionando. Io avverto te, tu avverti l’altro, e così il cetriolo passa di mano. Una mano poi l’altra. Il gioco non si interrompe mai, e questo è il bello. La catena è autorigenerante, come il temporale di Genova. Ciascuno fa quel che può, ma nessuno quel che deve. Lo scaricabarile è l’oppio dei popoli e trionferà.

    • mara
      ottobre 17, 2014 alle 6:55 PM

      Fantastica ironia e pensieri ineccepibili. Bravo Antonello Caporale. Un solo piccolo errore: il cetriolo non passa soltanto di mano in mano, alla fine si conficca sempre con violenza nel fondoschiena del popolo ignaro, ignavo e tuttavia innocente . Cioè di tutti noi.

  10. ottobre 18, 2014 alle 9:36 PM

    Ferruccio Sansa è uno dei non pochi giornalisti italiani con la “G” maiuscola, fa il suo lavoro e lo fa bene. E noi siamo con lui.

    da Il Fatto Quotidiano, 17 ottobre 2014
    Burlando, così in trent’anni ha distrutto la Liguria. (Ferruccio Sansa) (http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/17/burlando-cosi-in-trentanni-ha-distrutto-la-liguria/1159063/)

    Questa volta parlerò di me. Un giornalista non dovrebbe mai farlo. Mi rincresce doppiamente perché Genova in questo momento ha bisogno di tutto fuorché di polemiche. Ma credo di doverlo a me stesso, al legame che ho con Genova e alla mia famiglia. E a voi lettori.
    Nei giorni scorsi Claudio Burlando, Governatore della Liguria al potere da trent’anni, ha attribuito la responsabilità delle alluvioni e dei morti a mio padre, Adriano Sansa, sindaco di Genova dal 1993 al 1997. Una calunnia – il metodo Sansa invece del metodo Boffo – per salvare la poltrona: Burlando e la sua combriccola sono allarmati dalla voce di una mia candidatura alle elezioni regionali (ma di questo parlerò poi). Ma la politica, come diceva il socialista Rino Formica, “è sangue e merda”. Forse in quella ligure oggi c’è poco sangue. Perciò sono costretto a rispondere.

    Mi limiterò ai fatti:
    1. Burlando è stato vicesindaco e sindaco di Genova dal 1990 al 1993. In quei tre anni ci sono state due alluvioni (1992 e 1993). Come assessore all’Urbanistica, sarà un caso, Burlando scelse un architetto che negli anni successivi ha firmato operazioni immobiliari da centinaia di migliaia di metri cubi realizzate da costruttori oggi latitanti.

    2. Mio padre è stato sindaco dal 1993 (due mesi dopo l’alluvione) al 1997. Quando arrivò in Comune la realizzazione dello scolmatore incriminato era resa impossibile dai processi pendenti. Non fu lui, come invece afferma Burlando, a voler bloccare i lavori. Non solo: mio padre fu il primo sindaco che scelse uno stimatissimo geologo – Sandro Nosengo – come assessore all’Urbanistica. La priorità era chiara: basta cemento (furono fermate le nuove edificazioni in collina), puntiamo sul risanamento del territorio e dei fiumi. Così si fece: i geologi consigliarono di investire in un piano complessivo che risanasse il bacino idrico di tutti i torrenti (non solo del Bisagno). Per i piani di bacino dei corsi d’acqua, per la loro risistemazione e per la pulizia (lavoro indispensabile che, ahimé non porta voti, né tagli di nastri) furono investiti molti miliardi di lire. Il risultato, come ricordano i genovesi, fu che non si verificarono più alluvioni per diciotto anni.

    3. Burlando è il dominus della politica ligure da trent’anni (è in congedo per motivi politici dai primi anni 90) avendo ricoperto le seguenti cariche: assessore ai trasporti (1983-1985), vicesindaco (1992-3), sindaco (1993 fino all’arresto, fu poi assolto), quindi ministro (1996-1998 con un seguito di polemiche a causa dei ripetuti deragliamenti ferroviari), infine è Governatore dal 2005 (riconfermato senza le primarie). Insomma, avrebbe avuto il tempo per fare qualcosa per evitare le alluvioni.

    4. Negli ultimi anni sono stati arrestati due vice-presidenti della Giunta Burlando. Quasi metà del consiglio regionale è indagato.

    5. Dall’anno del suo insediamento a oggi si contano in Liguria 4 alluvioni: 2010, 2011 (Genova e Cinque Terre), 2014.

    6. Nel frattempo Burlando ha varato un Piano Casa che il presidente dei Verdi italiani, Angelo Bonelli, ha definito “il più devastante d’Italia”. L’assessore all’Urbanistica che lo predispose è stato poi arrestato.

    7. La Giunta Burlando ha sostenuto la costruzione di porticcioli turistici, in perfetto accordo con Claudio Scajola (memorabile la loro presenza, fianco a fianco, all’inaugurazione dei lavori del porto di Imperia, poi travolto da indagini e arresti)

    8. Il centrosinistra di Burlando ha sostenuto la realizzazione di un porticciolo da mille posti barca alle foci del fiume Magra che ogni anno provoca disastri. La società realizzatrice era controllata da Mps, la banca rossa. Nel cda sedeva il tesoriere della campagna di Burlando.

    9. Dopo l’alluvione del 2011, che nello spezzino causò 13 morti, la maggioranza di centrosinistra ha dato il via alla realizzazione di un centro commerciale da 5.000 persone in una zona che lo stesso assessore all’Ambiente della Regione di Burlando definì “zona a rischio di alluvioni”. È certo un caso che l’operazione sia stata realizzata in pochi mesi, senza timore di ricorsi al Tar (che invece bloccavano le opere anti-alluvione) e con maggiore solerzia dei lavori del Bisagno.

    10. In Liguria mentre mancavano i soldi per lo scolmatore del Fereggiano (la Regione ha dato solo 5 milioni), la Giunta regionale di Burlando spendeva 1,6 milioni l’anno per pubblicità istituzionale distribuendo denaro a quasi tutti gli organi di informazione locale. Senza dire dei 2 milioni stanziati per il prossimo Giro d’Italia.

    11. Il Tar ha respinto la sospensiva dei lavori del Bisagno nell’agosto 2012, ma dopo due anni i lavori non sono ancora ripresi. Da notare che gli stessi imprenditori mesi fa avevano inviato una lettera al presidente del Consiglio, a Burlando e a Doria per sollecitare l’apertura del cantiere.

    12. Dopo anni di inerzia, mercoledì Burlando ha annunciato che i lavori riprenderanno nel 2015. Cinque giorni dopo l’alluvione. Perché non l’ha fatto prima?

    13. L’assessore alla Protezione civile della Regione Liguria (che avrebbe dovuto fare prevenzione e diramare allarmi) è Raffaella Paita, delfina di Burlando che il Pd vorrebbe candidare alla guida della Regione nel 2015. Paita è letteralmente sparita dopo l’alluvione.

    14. Ma soprattutto: dei 10 milioni stanziati per l’alluvione del 2010 a Sestri Ponente ben otto sono rimasti nelle casse della Regione invece di finire alla gente e ai commercianti.

    Questi sono fatti.

    Ps. Da mesi a Genova si parla di una mia possibile candidatura alla guida della Regione. Ma nessuno mi ha chiesto di candidarmi. Sono un giornalista del Fatto Quotidiano, che mi consente con assoluta libertà di esprimere le mie opinioni e di scrivere inchieste sul centrodestra di Scajola, l’Idv di Di Pietro, la Lega di Belsito. E, ovviamente, sul centrosinistra di Burlando. Credo che un giornalista possa svolgere un importante ruolo civile anche con la sua professione. Denunciando i mali della Liguria e indicando possibili nuove strade.

  11. ottobre 21, 2014 alle 10:27 PM

    A.N.S.A., 21 ottobre 2014
    Alluvione Genova: De Andrè e Baccini, colpa della politica-
    I due artisti ‘capipopolo’ per chiedere le dimissioni del sindaco Doria e del governatore Burlando: http://www.ansa.it/liguria/notizie/2014/10/21/alluvione-genova-de-andre-e-baccini-colpa-della-politica_a453bbfe-afc3-4a13-a265-da4b2dae8552.html

  12. giugno 28, 2016 alle 5:55 PM

    da Il Fatto Quotidiano, 28 giugno 2016
    Alluvione Genova, chiesti sei anni e un mese di carcere per l’ex sindaco Marta Vincenzi.
    Nel processo per l’esondazione del torrente Fareggiano, che nel 2011 causò la morte di sei persone, sono imputate altre quattro persone: per tutte l’accusa è di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e falso: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/06/28/alluvione-genova-chiesti-sei-anni-e-un-mese-di-carcere-per-lex-sindaco-marta-vincenzi/2866848/

  13. novembre 28, 2016 alle 10:04 PM

    A.N.S.A., 28 novembre 2016
    Alluvione Genova, condannata ex sindaco.
    Per disastro 2011 in cui morirono in sei. Lei, ‘non è finita’. (http://www.ansa.it/liguria/notizie/2016/11/28/alluvione-genova-condannata-ex-sindaco_32ad76c1-edc1-4f75-a44b-a90dcc0f08c1.html)

    E’ stata condannata a cinque anni l’ex sindaco di Genova Marta Vincenzi, per i tragici fatti dell’alluvione del 4 novembre 2011, in cui persero la vita quattro donne e due bambine. Il pm Luca Scorza Azzarà aveva chiesto 6 anni e un mese. Vincenzi era accusata di omicidio colposo plurimo, disastro colposo plurimo, falso e calunnia, ma per quest’ultima accusa è stata assolta. Secondo l’accusa, i politici e i tecnici non chiusero le scuole nonostante fosse stata diramata l’allerta 2 e, la mattina della tragedia, non chiusero le strade. Dalle indagini era emerso che “gli uffici comunali di protezione civile avevano ricevuto notizie allarmanti già alle 11 mentre il rio Fereggiano esondò intorno alle 13”. Per l’accusa in quelle due ore c’era la possibilità di evitare la tragedia. I vertici della macchina comunale, secondo l’accusa, “falsificarono il verbale alterando l’orario dell’esondazione”.

    “Io mi considero innocente”, ha detto Marta Vincenzi. “Meno male che in Italia sono previsti tre gradi di giudizio. Non è finita qui”. L’accusa di falso “è quella più infamante. L’ho rigettata fin dall’inizio ma evidentemente il giudice non s’è convinto. Spero si convincano altri. Ripeto che non è finita, siamo solo al primo step”.

    Oltre all’ex sindaco Vincenzi, sono stati condannati l’ex assessore comunale alla protezione civile Francesco Scidone a 4 anni e 9 mesi, i dirigenti comunali Gianfranco Delponte a 4 anni e 5 mesi e Pierpaolo Cha a 1 anno e 4 mesi e Sandro Gambelli a un anno.
    Assolto invece l’ex coordinatore dei volontari di protezione civile Roberto Gabutti, che era accusato solo di falso e calunnia.
    Vincenzi, Scidone, Delponte, Cha e Gambelli sono accusati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, falso per il verbale taroccato con il falso orario dell’esondazione del rio Fereggiano e il monitoraggio dato per fatto quando invece il volontario si trovava in un altro luogo.

    Il giudice Adriana Petri ha condannato il Comune di Genova al pagamento di provvisionali immediatamente esecutive altissime per i familiari delle vittime dell’alluvione. La cifra più alta è stata stabilita per la famiglia Djala, che perse Shpresa, 23 anni, e le sue figlie Gioia e Janissa 8 e un anno, per un totale di circa un milione e mezzo di euro. Per la famiglia di Serena Costa circa 900 mila euro. Risarcimenti anche per i parenti non in linea diretta delle vittime, che sono comunque stati riconosciuti danneggiati dalla morte delle vittime.

    “È stato un giudice giusto e ho visto che sono cambiate molte cose in città da allora e che c’è molta più attenzione”: lo ha detto Flamur Djala, papà delle due bimbe morte nell’alluvione di Genova del 2011, appena dopo la lettura della sentenza di condanna di tutti gli imputati tranne uno. Anche il padre di Serena Costa, la ragazza di 19 anni travolta dalla piena dopo avere preso il fratello a scuola, si è detto contento. “E’ stata una decisione che ha accolto quasi in totale le richieste del pm. Ma mi lascia sbigottito per la pena così bassa per Gambelli” ha commentato. In generale,i familiari delle vittime hanno accolto con grande compostezza la lettura del dispositivo ed hanno abbracciato Matteo Giovannetti, sostituto commissario del nucleo polizia giudiziaria del tribunale che ha condotto le indagini della procura, per ringraziarlo per il lavoro fatto.

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