Home > biodiversità, difesa del territorio, energia, paesaggio, pianificazione, salute pubblica, società, sostenibilità ambientale > Ricerche minerarie “San Gavino Monreale”: ancora un colpo al cerchio e uno alla botte.

Ricerche minerarie “San Gavino Monreale”: ancora un colpo al cerchio e uno alla botte.


campo di grano

campo di grano

“Ambiente: dalla Giunta massima protezione per l’ambiente. Richiesta la procedura di Via per i permessi di prospezione geotermica”, così dichiarava la Regione autonoma della Sardegna solo qualche giorno fa riguardo la decisione presa in merito al permesso di ricerca mineraria “San Gavino Monreale” presentato dalla società Tosco Geo.

Le cose non stanno proprio in questi termini.

In realtà, la Giunta regionale, con la deliberazione n. 36/11 del 16 settembre 2014, ha concluso il procedimento di verifica di assoggettabilità (screening) relativo al progetto di ricerca per risorse geotermiche “San Gavino Monreale” della Tosco Geo s.r.l. disponendo la non necessità del successivo procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) e il rispetto di una lunga serie di condizioni: in pratica il progetto è stato diviso in due, autorizzando solo le indagini in superficie senza scavi, tagli o danneggiamento della vegetazione, trivellazioni.

Analogamente a quanto già fatto dalla Giunta Cappellacci nel gennaio 2014 riguardo la procedura di verifica preventiva relativa al permesso di ricerca “Cuglieri” sul Montiferru (OR) e conformemente al parere del Servizio S.A.V.I. dell’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente, La successiva eventuale fase – comprendente anche le trivellazioni – dovrà essere di nuovo assoggettata a procedura di verifica di assoggettabilità.

Sembra proprio che la Regione abbia voluto dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte e scaricare le responsabilità sui Comuni territorialmente competenti.

Ora, se non rinuncerà la società mineraria, tocca ai Comuni difendere il proprio territorio.

Pettirosso (Erithacus rubecula)

Pettirosso (Erithacus rubecula)

Infatti, risulta ora molto importante l’art. 5, comma 5°, delle Linee guida per la disciplina della ricerca e della coltivazione delle risorse geotermiche a scopi energetici nel territorio della Sardegna (allegato A della deliberazione Giunta regionale n. 34/41 del 7 agosto 2012) perché prevede il rilascio del permesso di ricerca da parte dell’Assessorato regionale dell’industria – Servizio attività estrattive “subordinato all’intesa con i comuni territorialmente competenti”, ai sensi dell’art. 8 della legge regionale n. 15/2002, espressa con le modalità di cui all’art. 6, comma 30°, lettera b, della legge regionale n. 13/2003 (deliberazione favorevole del Consiglio comunale adottata a maggioranza semplice).  Attenzione: l’intesa o il diniego formale devono avvenire antro 60 giorni dalla richiesta, altrimenti il procedimento va avanti ugualmente.

L’assenza di un piano energetico-ambientale regionale (P.E.A.R.S.) vigente e aggiornato comporta l’assenza di una vera e propria politica energetica regionale effettivamente rispettosa dei valori ambientali, idrogeologici, storico-culturali.   Da qui le tante richieste da parte di molti operatori privati, l’estrema discrezionalità da parte della Regione autonoma della Sardegna, le molte proteste da parte di associazioni, comitati, intere collettività locali.

Un vero far west, insomma. La difesa strenua di ambiente e salute pubblica da parte delle associazioni ecologiste vede in prima linea gli Amici della Terra e il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, ma ha bisogno dell’aiuto di chiunque abbia a cuore il presente e il futuro di questa povera Terra e dei suoi abitanti.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

 

Cardellini (Carduelis carduelis)

Cardellini (Carduelis carduelis)

 

L'Unione Sarda, 21 settembre 2014

L’Unione Sarda, 21 settembre 2014

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. Genius Loci
    settembre 20, 2014 alle 3:59 pm

    In considerazione di quanto esposto avrei optato per questo titolo GrIG.
    Ricerche minerarie “San Gavino Monreale”: dalla padella alle brace.
    Ovvero: vista la (lunga) mancanza di un piano energetico regionale decente capace di gestire la pressione della servitù energetica delle scaltre multinazionali di turno,
    e vista la scarsa volontà della giunta regionale (contrariamente a quanto promesso in campagna elettorale) di contrastare questa nuova forma di colonialismo, quindi dipendenza,
    saranno ora in grado le popolazioni e gli amministratori dei comuni di San Gavino Monreale, Collinas, Gonnostramatza, Sardara, Pabillonis e Mogoro di trovare un’intesa in tempi ragionevoli per scongiurare le trivellazioni?
    C’è da sperare di si, oppure anche questa forma di servitù, col tempo, come quella militare, diventerà “occupazione”.

  2. settembre 23, 2014 alle 7:29 pm

    La discrezionalità della RAS in materia di permessi di ricerca e di concessioni minerarie per geotermia (ma anche per acque termali) è totale. I comuni non hanno nessun titolo per opporsi.L’unione dei comuni dell’Anglona, per non vedersi scippata una risorsa preziosa che può fornire energia rinnovabile a basso costo e a impatto 0, si è vista costretta a presentare una richiesta di permesso di ricerca in contrapposizione alla Geoenergy (dietro la quale c’era una finanziaria con sede in Svizzera). Gli uffici competenti, dopo tre anni di meditazione hanno optato per la Geoenergy perchè l’Unione dei comuni non avrebbe dato garanzie in termini di capacità finanziarie e tecniche. Posto che una ricerca non richiede costi eccessivi e che normalmente viene commissionata, in gran parte, ad enti di ricerca (ENEA, CNR e Università), si trattava di scegliere se affidare un bene comune ai legittimi proprietari o a una società a caccia di sussudi per il Kw/ora. In questo quadro mi sembra perdente cercare di contrastare l’acapparramento di una risorsa da parte di riders (stranieri o sardi non fa differenza) con l’approccio talebano contro tutto ciò che non sia pastorizia. Una ricerca non ha impatti e neanche la produzione di enrgia termica, diretta (teleriscaldanento, geoscambiatori), o indiretta (elettricità, tramite sistemi binari sigillati).
    Il problema non è demonizzare la geotermia che, piaccia o no, al momento è l’energia più pulita. Il problema è il riappropriarsi dei beni comuni da parte delle popolazioni che li possiedono. I comuni hanno tutto il diritto di censire le risorse presenti nel loro territorio, e per farlo servono ricerche, che producono anche conoscenza e cultura.
    Ma se ci opponiamo alle tomografie di resistività del terreno perchè, forse, le formiche, i ragni terragni e le monzette potrebbero esserne disturbati ( da 30 milliamperes?) allora c’è qualcosa che non torna. Il nemico non è più lo speculatore, il nemico è la ricerca scientifica pensata come qualcosa che si oppone a una natura immaginaria e inesistente.
    Per salvare la natura servono più naturalisti e meno avvocati.

    • settembre 23, 2014 alle 7:41 pm

      qui non si tratta di demonizzare proprio nulla, si tratta di contrastare un vero e proprio Far West.
      Nè pianificazione energetica nè regole, altro che “talebani”, espressione che ormai annoia.
      I Comuni hanno titolo per opporsi, in base alla disciplina regionale. E fanno bene a farlo, visto che le comunità interessate non ci guadagnano nulla.

      Stefano Deliperi

  3. Genius Loci
    settembre 23, 2014 alle 10:50 pm

    giacomo Oggiano, in altri interventi ho già scritto che secondo me il nemico non è più solo lo speculatore, ma anche il qualunquismo, l’indifferenza e il retaggio della cultura se “sos canes de istredzu” al servizio di chi, per secoli, ci ha propinato collanine colorate.
    Qui si tratta di prendere in mano il nostro futuro e quello dei nostri figli per fare delle nostre terre quello che vogliamo noi, come del resto si sta cercando di fare in molti territori interessati da ricerche geotermiche e perforazioni varie.
    Non crediamo più alla favola dei posti di lavoro perché abbiamo visto e continuiamo a vedere mera speculazione e profitto ad esclusivo vantaggio di società e multinazionali che predano le nostre risorse e ci inquinano il territorio.
    La società sarda sta attraversando una lunga fase di transizione e io sono del parere che finchè questo percorso no si conclude è forse il caso di lasciare le cose come stanno, in attesa di generazioni più …… responsabili.
    Non siamo dunque dei nostalgici o dei sognatori, ma crediamo nella magnificenza della natura sarda e siamo convinti di disporre di una risorsa rinnovabile capace di creare profitto e tenori (e qualità) di vita sostenibili.

  4. settembre 24, 2014 alle 6:09 pm

    Caro Deliperi,
    sono il primo ad essersi lamentato del Far West e, nel mio piccolo, sto pagando le conseguenze di qualche mia battaglia. Se si vuole disciplinare il regime dei permessi di ricerca e delle concessioni che ne possono derivare, bisogna conoscere la materia, e non solo da un punto di vista giuridico. Leggendo i post della totalità di chi segue il tuo blog si capisce che l’idea di “trivellazione” è associata a sconvolgimenti epocali, devastazioni ambientali tremende che cambiano i connotati della natura e del paesaggio quasi come quella che distrusse lo stagno Sassu , “bonifica” fascista che generò come sottoprodotto l’asfittica laguna di S’Ena Arrubia, ora tenuta in vita con un lavoriero e magnificata come la più bella del mondo. Si può, e si deve lottare, contro gli accaparratori di risorse. Ma, ancora una volta, questo è un problema politico che implica lotte contro i riders che in vengono in Sardegna a cercare sussidi alla produzione di energia. E’ un problema di fronte al quale ci si deve schierare, in maniera netta, contro un sistema economico che fa incetta di utilities e persegue il monopolio attraverso gli strumenti del finanzcapitalismo. Non invocando improbabili devastazioni ambientali. No alla Saras, non perchè un sondaggio è dannoso, ma perchè Il metano, se c’è, è nostro, idem l’acqua calda. Che piaccia o no, solo ora vengono sentiti i comuni (solo consultati, non hanno potere di assegnazione di concessioni né, tantomeno, titolo di proprietà sulla risorsa). Altrimenti non si spiega come il più importante campo geotermico dell’isola sia finito in mano a una finanziaria dai connotati un po’ strani (li ho conosciuti quando, come Università, abbiamo cercato di sostenere le ragioni dell’Unione dei comuni e non mi hanno fatto una bella impressione).
    Anch’io credo che nel SAVI ci siano tecnici responsabili ( in fatti non hanno addotto possibili devastazioni ambientali ma argomentazioni di natura urbanistica per dire no al sondaggio), ma non credo che tutti i funzionari della RAS siano sensibili alle questioni ambientali , forse ora saranno anche più realisti del re, ma sono gli stessi che qualche anno fa inneggiavano al progetto Furtei, insieme a Pili, a Cappellaci, e – ahimè – al suo inventore che poi finì candidato nei verdi (eh il vento della politica).
    Spero che tu cambi idea sulla geotermia e sull’esplorazione del sottosuolo. Scusa per talebano. E’ vero, ha stancato, ora si usa jihaidista.
    Per genius Loci. Mi scuserà se non sono sardoparlante perciò non capisco istredzu. Comunque conosco la cultura “di lu cani di l’olthuranu (ortolano), chi no magna e no lassa magnà”. Emblematica la reazione dei politici di Dorgali e, più in generale, di Nuoro provincia, che sollecitati più volte a valorizzare la sorgente termale di Sos Anzos non hanno mai risposto o hanno menato il can per l’aia. Poi, di fronte ad una richiesta di permesso di ricerca per acqua termale per una spa o per teleriscaldamento da parte di un imprenditore locale hanno scatenato la rivolta jihadista: “Dorgali dice no alle trivelle”. Trattavasi di uno o due (eventuali ma non necessari) pozzi, come ce ne sono decine nei dintorni, per complessivi 200 metri. Persino una tomografia di resistività è stata giudicata dannosa per l’ambiente con le argomentazioni di cui sopra, non dal SAVI ma dell’assessorato all’industria quello che ha consentito alla Sardinia Gold Mining di prosciugare le sorgenti termali di S.Martino e di fare Furtei. Certo una spa vicino a su Cologone (leggi ex assessore al turismo) può disturbare.
    Ma di cosa parliamo? Ovvio che arrivino da fuori se il nostro futuro ce lo costruiamo in questo modo.

  5. Genius Loci
    settembre 24, 2014 alle 6:45 pm

    Gent. giacomo Oggiano, non intendo innescare alcuna polemica, e l’unica risposta che posso darle e l’invito a rileggere attentamente quello che ho scritto.
    Percepirà i motivi di fondo per cui, personalmente, sono contrario a impianti geotermici di media e alta entalpia e alla speculazione energetica (ma non solo) in generale.
    Saluti.

  6. settembre 25, 2014 alle 9:39 am

    Gentile Genius Loci, condivido, come era facile capire, la sua opinione sulla difesa delle nostre risorse. Ma evitare che speculatori se ne impossessino e attendere tempi migliori (l’indipendenza?Nessuno è indipendente nel nuovo assetto economico globale) non mi sembra sufficiente. Credo sia meglio difendere le nostre risorse per per appropriarcene e utilizzarle da subito a nostro vantaggio. L’attendismo, e il qualunquismo che ne deriva, sono figli della spaventosa burocrazia regionale. Ha fatto osservare proprio Lei che siamo l’unica regione senza un piano energetico.

  7. Genius Loci
    settembre 25, 2014 alle 1:09 pm

    Gent. giacomo Oggiano, non ha seguito il mio suggerimento e non ha riletto attentamente quanto ho scritto; avrebbe epurato che non ho parlato di indipendenza ma di “generazioni più….. responsabili”, dunque meno qualunquiste.
    Ma se poi fosse anche indipendenza? Cos’è, utopia? Non è forse un attuale dibattito a livello europeo che sta interessando tutte le minoranze?
    Magari con l’indipendenza possiamo decidere della nostra terra, delle risorse e del nostro futuro, invece che farcelo propinare dal decreto sblocca italia, così come si sta prospettando.

  8. settembre 25, 2014 alle 8:00 pm

    Ha ragione, ha parlato di generazioni future. Ma, come vede, ci avevo azzecato, pensava prorio …all’indipendenza. E allora devo dire che sulle risorse potevamo decidere in totale autonomia ( indipendenza) e i risultati non sono stati esaltanti. Abbiamo stilato un PRAE non proprio esemplare, abbiamo deciso di dare ad una controllata di Soros tutta l’isola in concessione mineraria per oro e metalli associati (vedi Furtei; è andata meglio ad Osilo, se vuole, posso spiegare perché), continuiamo a privilegiare le finanziarie a caccia di sussidi pubblici per le energie rinnovabili (P3, P4, Geoenergy), abbiamo fatto scelte centraliste fallimentari a discapito delle istanze dei territori (Abbanoa, ed enti consimili che invece di contrasi prolificano in tutti i settori); abbiamo la più alta spesa pro-capite, tra tutte le regioni, per il mantenimento di un apparato burocratico bulimico ed inefficiente. Se l’indipendeza partisse dall’eliminazione di tutto ciò potrei essere d’accordo, ma bisognerebbe vedersela, comunque, con l’oppressione dell’ordine economico mondiale. Utopia per utopia, continuo a preferire quella che voleva mettere insieme gli sfruttati di tutto il mondo, di qualsiasi lingua, minoranza e etnia contro gli sfruttatori di tutto il mondo, di qualsiasi lingua, minoranza o etnia. La chiamavano comunismo.

  9. Genius Loci
    settembre 25, 2014 alle 10:16 pm

    Non pensavo all’indipendenza…. pensavo a generazioni e società più responsabili.
    Ma ci stiamo girando intorno e siamo sempre dalla padella alle brace.
    In italia l’utopia del comunismo ha partorito il PDS. Quello dello sblocca italia, quello che deciderà delle nostre risorse, delle nostre coste, del nostro ambiente e della nostra terra; quindi della nostra società.
    Forse ripartirà l’economia, l’edilizia (l’industria non credo), lavoreranno i professionisti ad essa correlati, e scaturiranno posti di lavoro.
    Partiranno anche le perforazioni (per restare in tema) per ricerche energetiche, quelle del progetto di ricerca “Cuglieri”, “Guspini”, “Sardara”, “San Gavino Monreale”, “Fordongianus” e altri sette; poi il progetto “Eleonora”, “Igia”, ecc. le perforazioni a mare, ecc.
    Così dopo l’inquinamento superficiale della terra (vedi Quirra, Teulada, Porto Vesme, Furtei, ecc. ecc.) anche il sottosuolo e le falde acquifere saranno contaminate da arsenico, mercurio, acido solforico, ecc. per non parlare di problemi di subsidenza, di sottrazione di aree agricole, di contaminazione di aree con prodotti gastronomici e biologici, di trasformazioni socio-culturali di una grossa percentuale di popolazione.
    Come vede i problemi di impatto ambientale sono consistenti e reali; anche se alcune risorse le gestiamo noi.
    Poi, fra venti-trenta anni, ci ritroveremmo ancora una volta a quantificare i danni, a scoprire nuove forme tumorali, a pensare che, un’alta volta, abbiamo sbagliato tutto.
    Vede che ci stiamo girando attorno e siamo sempre dalla padella alle brace?
    Forse è davvero il caso di augurarci …… generazioni e società più responsabili.
    Naturalmente con questo non sto invitando a situazioni di “attendismo”, perché sono comunque convinto che dobbiamo dire la nostra e fare la nostra parte.
    La prego di considerare le mie esposizioni, così come farò io con le sue, e la saluto con l’intenzione di interrompere questo confronto a due, magari rischiamo di annoiare e andare avanti per le lunghe, poi, tanto, chi legge tirerà comunque le sue conclusioni.
    Grazie GrIg per l’ospitalità.

  10. novembre 3, 2014 alle 2:52 pm

    da L’Unione Sarda, 3 novembre 2014
    SAN GAVINO. Il progetto include anche Sardara, Pabillonis e Collinas.
    Trivelle bocciate dall’Aula: «Mai nel nostro territorio». (Gigi Pittau): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20141103085538.pdf

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: