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La richiesta di permesso minerario Sardara dev’essere respinta!


Papaveri (foto di Cristiana Verrazza)

Papaveri (foto di Cristiana Verrazza)

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato (26 agosto 2014) uno specifico atto di intervento con “osservazioni” nel procedimento di verifica di assoggettabilità (screening)  relativo al progetto di ricerca geomineraria “Sardara”, presentato dalla società aretina Tosco Geo s.r.l. per ampie aree del Campidano nei territori comunali di San Gavino Monreale, Gonnostramatza, Collinas, Sanluri, Sardara, Lunamatrona, Villanovaforru (Prov. VS), per un’estensione complessiva pari a Kmq. 79,5.

Interessati il Servizio regionale valutazione impatti (S.A.V.I.), la Commissione europea, i Ministeri dell’ambiente e per i beni e attività culturali.

L’atto di intervento ecologista chiede che venga dichiarata l’improcedibilità della richiesta di compatibilità ambientale, qualora siano stati già formalizzati i dinieghi al conseguimento della prescritta intesa da parte dei Comuni territorialmente interessati o, in subordine, si proceda con il successivo e puntuale procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), necessario per i valori ambientali, storico-culturali e paesaggistici coinvolti.

In precedenza, l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus aveva già inoltrato (5 giugno 2014) uno specifico atto di intervento con “osservazioni” nel procedimento di richiesta di permesso minerario “Sardara”.

Sardegna, paesaggio agrario

Sardegna, paesaggio agrario

Infatti, se è vero che i progetti di ricerca delle risorse geotermiche devono essere assoggettati a preventiva e vincolante procedura di verifica di assoggettabilità[1], finalizzati a considerare necessario o meno per ubicazione, risorse naturali, contesti economico-sociali interessati lo svolgimento del successivo e puntuale procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), in ogni caso, è fondamentale l’art. 5, comma 5°, delle Linee guida per la disciplina della ricerca e della coltivazione delle risorse geotermiche a scopi energetici nel territorio della Sardegna (allegato A della deliberazione Giunta regionale n. 34/41 del 7 agosto 2012) perché prevede il rilascio del permesso di ricerca da parte dell’Assessorato regionale dell’industria – Servizio attività estrattive “subordinato all’intesa con i comuni territorialmente competenti”, ai sensi dell’art. 8 della legge regionale n. 15/2002, espressa con le modalità di cui all’art. 6, comma 30°, lettera b, della legge regionale n. 13/2003 (deliberazione favorevole del Consiglio comunale adottata a maggioranza semplice).

Quindi, un qualsiasi procedimento di valutazione dell’impatto sull’ambiente sarebbe inutile in presenza di diniego formale dei Comuni interessati.

Saranno in buona sostanza i Comuni territorialmente interessati a decidere, in definitiva, se accettare o meno le ricerche minerarie nel proprio territorio: quando negano l’intesa, le Società minerarie abbandonano il campo, come accaduto nel marzo 2014 per le ricerche minerarie proposte sul Montiferru (OR).

acqua e gemme

acqua e gemme

Nell’area oggetto del progetto di ricerca mineraria insistono già due concessione per la coltivazione di acque termominerali: a Sardara (denominata Piscinas Quaddus) in favore del Comune di Sardara (vds. nota Servizio Attività Estrattive dell’Assessorato dell’Industria prot. n. 112 del 30 aprile 2004) e (denominata Santa Maria de is Acquas) in favore della Idroterme Sardara s.r.l.         Secondo le linee guida regionali, non possono essere rilasciati permessi di ricerca di risorse geotermiche a scopi energetici in aree oggetto di concessioni vigenti per acque minerali e termominerali.

Inoltre, sussistono aree naturali protette d’importanza internazionale: l’I.B.A. (Important Bird Area) “Campidano Centrale” (IT178), in parte ricadente nel settore occidentale del territorio interessato, istituita per la tutela di specie avifaunistiche legate agli ambienti aperti sub-steppici e agli agro-ecosistemi, in particolare Pernice sarda (Alectoris barbara), Occhione (Burhinus oedicnemus), Gallina prataiola (Tetrax tetrax), Calandrella (Calandrella brachydactyla) (Birdlife International, 2014), e la Z.P.S. (Zona di Protezione Speciale) “Giara di Siddi” (ITB043056), i cui settori sud-occidentali risultano immediatamente contigui, area naturale protetta inclusa nelle rete Natura 2000 e istituita ai fini della specifica tutela delle comunità ornitiche nidificanti, migratrici e svernanti menzionate nella Direttiva Uccelli 79/409/CEE.

Pernice sarda (Alectoris barbara, foto Raniero Massoli Novelli)

Pernice sarda (Alectoris barbara, foto Raniero Massoli Novelli)

Nel corso degli ultimi anni la Sardegna sembra diventata la terra promessa della ricerca di risorse energetiche: ben 14 istanze per permessi di ricerca, per un estensione di svariate migliaia di ettari, due delle quali già accolte.

Alle tante richieste di permesso di ricerca per risorse geotermiche si sommano, le richieste per ricerche di idrobarburi e gas naturale: il più noto progetto “Eleonora” da parte della Saras s.p.a., avverso il quale c’è una vera e propria sollevazione popolare dei territori interessati, quello off-shore (2010) della Puma Petroleum s.p.a. nel Mar di Sardegna, oggi di fatto resa impossibile in quanto rientrante nel recentissimo decreto del Ministro dello sviluppo economico 4 settembre 2013, con cui sono state escluse tutte le aree marine protette e le acque territoriali entro le 12 miglia marine dalla costa, e quello sempre off-shore della Schlumberger Italiana s.p.a. nel mare a ovest della Sardegna, attualmente oggetto di procedimento di V.I.A. nel quale l’associazione Gruppo d’Intervento Giuridico onlus è intervenuta decisamente con uno specifico atto di “osservazioni”.

L’assenza di un piano energetico-ambientale regionale (P.E.A.R.S.) vigente e aggiornato comporta l’assenza di una vera e propria politica energetica regionale effettivamente rispettosa dei valori ambientali, idrogeologici, storico-culturali.   Da qui le tante richieste da parte di molti operatori privati, l’estrema discrezionalità da parte della Regione autonoma della Sardegna, le molte proteste da parte di associazioni, comitati, intere collettività locali.

Un vero far west, insomma, su cui era stato chiesto il pronunciamento dei candidati alla carica di Presidente della Regione autonoma della Sardegna con una lettera aperta: l’attuale Presidente della Regione Francesco Pigliaru aveva annunciato una sostanziale moratoria.

La difesa strenua di ambiente e salute pubblica da parte delle associazioni ecologiste vede in prima linea il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, ma ha bisogno dell’aiuto di chiunque abbia a cuore il presente e il futuro di questa povera Terra e dei suoi abitanti.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

quattro spighe nel campo di grano

quattro spighe nel campo di grano

 

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[1]  direttiva n. 2011/92/UE, allegato II, punto 2, lettera d, sub-lettera i; art. 20 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i., allegato 4 alla parte II, punto 2, lettera b; art. 31 della legge regionale n. 1/1999 e s.m.i.; deliberazione Giunta regionale n. 34/33 del 7 agosto 2012, allegato B1, punto 2, lettera b.

 

(foto Cristiana Verrazza, Raniero Massoli Novelli, S.D., archivio GrIG)

  1. giannantonio
    agosto 28, 2014 alle 1:33 pm

    Bene GrIG sono con te; ma la società Tosco Geo s.r.l. mica sarà la stessa che ho trovato in questo link:
    http://italianostrafirenze.wordpress.com/2011/11/27/dalla-geotermia-alla-democrazia/

    • agosto 28, 2014 alle 3:36 pm

      e se fosse? Chi se ne frega 😛

      Stefano Deliperi

      P.S. “ambientalista” è un termine molto generico, pensa che vi sono industriali chimici che si definiscono “ambientalisti”, vi sono costruttori edilizi sui litorali che si definiscono “ambientalisti”, addirittura parecchi cacciatori si definiscono “ambientalisti” 😛 😛 😛

    • Laura / referente Comitato No Megacentrale Guspini
      agosto 29, 2014 alle 9:32 am

      La società è la stessa citata nel link, ed entro settembre anche il permesso Guspini, contermine al permesso San Gavino Monreale (il cui screening si è concluso a fine 2013) concluderà la fase dell’acquisizione delle osservazioni preliminari per la successiva sottoposizione a VIA, oppure potrebbero ottenere dal SAVI, un assenso alle indigini indirette con prescrizioni (vedi caso Cuglieri), ma se le stesse saranno pesanti e vincolanti (come nel caso Cuglieri) la società potrebbe rinunciare oltre al veto dei comuni interessati, che già si sono espressi ad esclusione di San Gavino Monreale, possibilista su tutto.
      Per risolvere la questione è necessaria una modifica alla norma, ossia il permesso deve essere analizzato nel suo complesso e con il suo fine ultimo, ossia, come nel caso in oggetto, la messa in opera di centrali geotermoelettriche per la produzione di energia elettrica; si dovrebbe porre un vincolo a monte sulle attività finalizzate alla sola ricerca e proposte da soggetti pubblici per un accorta valutazione del proporio potenziale in termini di georisorse e quelle operate a puro scopo economico. Sono due livelli nettamente differenti. Inoltre il permesso di ricerca aon ha alcun senso se non compie l’intero processo, ossia le indagini dirette, la valutazione del potenziale di serbatoio o giacimento e le prove di produttività. Quindi perchè mai una società privata dovrebbe investire capitali propri se il fine non è la ricerca ma la produzione? le risposte sono diverse…

  2. agosto 28, 2014 alle 3:07 pm

    da L’Unione Sarda, 28 agosto 2014
    SARDARA. «No alle trivelle vicino alle terme». (http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20140828101346.pdf)

    «La Tosco Geo s.rl. potrà fare ricerche minerarie a Sardara , San Gavino , Gonnostramatza , Collinas , Sanluri , Lunamatrona , Villanovaforru solo se i Comuni interessati accettano i progetti che coinvolgono il proprio territorio. Quando negano l’intesa, le società minerarie devono abbandonare il campo». È ancora un “no”, deciso e forte, quello delle associazioni ecologiste ai permessi di ricerca delle risorse geotermiche. In prima linea gli ambientalisti del Gruppo d’Intervento Giuridico: «Nei giorni scorsi – dice il presidente, Stefano Diliperi- abbiamo inoltrato al Savi, alla Commissione europea, ai Ministri dell’ambiente e dei beni culturali, osservazioni in merito a procedimento di verifica di assoggettabilità relativo al progetto in questione». Aggiunge che «secondo la Regione non possono essere rilasciati ulteriori permessi in aree oggetto di concessioni per acque minerali e termominerali». (s. r.)

  3. mara
    agosto 28, 2014 alle 10:34 pm

    REGIONE SARDEGNA…. CI SEI? BATTI UN COLPO.

  4. giannantonio
    agosto 29, 2014 alle 2:05 pm

    Prima di rilasciare nuove autorizzazioni per ricerche minerarie sarà il caso che chi ne ha la responsabilità, si riguardi lo storico di quelle rilasciate in precedenza: solo così forse si eviterà di ricadere negli stessi errori; sono ancora vivi e lo saranno per chissà quanti anni ancora, i danni al territorio lasciati in dote dai cercatori d’oro di Furtei. Non discuto la buona fede di qualche amministratore locale che, nel miraggio di qualche posto di lavoro per i disoccupati locali, sposa progetti che, nella maggior parte dei casi sono sostenuti da importanti provvidenze pubbliche, con il senno di poi, sarebbe stato meglio evitare.

  5. settembre 16, 2014 alle 8:32 pm

    dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna (http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=7875)

    Ambiente: dalla Giunta massima protezione per l’ambiente. Richiesta la procedura di Via per i permessi di prospezione geotermica”Nell’attesa del Piano Energetico Ambientale, di prossima emanazione”, dichiara l’assessore della difesa dell’Ambiente Spano “che regolamenterà l’utilizzo delle risorse geotermiche e individuerà regole certe per garantire la corretta tutela dell’ambiente e i limiti allo sfruttamento del territorio, riteniamo di dover valutare direttamente le sole indagini di superficie, peraltro imponendo il rispetto di severe prescrizioni”.

    CAGLIARI, 16 SETTEMBRE 2014 – Estrema attenzione da parte della Giunta regionale per la tutela del territorio. La Giunta ha infatti approvato questa mattina la delibera dell’assessore Donatella Spano che rimanda alla procedura di VIA la possibilità di procedere alle prospezioni termiche ed esplorative tramite perforazione richieste dalla ditta Tosco Geo nei comuni di Collinas, Gonnostramatza, San Gavino Monreale, Sardara, Pabillonis e Mogoro. Ammesse esclusivamente le indagini preliminari e di superficie che non prevedono dunque la realizzazione di qualsiasi trivellazione, pozzo o sondaggio.

    “Nell’attesa del Piano Energetico Ambientale, di prossima emanazione”, dichiara l’assessore della difesa dell’Ambiente Donatella Spano “che regolamenterà l’utilizzo delle risorse geotermiche e individuerà regole certe per garantire la corretta tutela dell’ambiente e i limiti allo sfruttamento del territorio, riteniamo di dover valutare direttamente le sole indagini di superficie, peraltro imponendo il rispetto di severe prescrizioni. Ogni altro tipo di prospezione, sia attraverso pozzetti termometrici, sia attraverso perforazione di pozzi esplorativi, come richiesto dal progetto “San Gavino Monreale” sono e saranno invece sottoposte a procedura di verifica di assoggettabilità a VIA. Specifico che tale procedura, limitandosi ad esprimere una valutazione, non corrisponde peraltro all’autorizzazione all’esecuzione delle indagini che resta in ogni caso vincolata all’intesa con i comuni sede delle indagini.”

  6. settembre 18, 2014 alle 2:52 pm

    da L’Unione Sarda, 18 settembre 2014
    MARMILLA. No ai pozzi di geotermia, sindaci soddisfatti: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20140918092600.pdf

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