Home > alberi, aree urbane, biodiversità, difesa del territorio, difesa del verde, energia, fonti rinnovabili, salute pubblica, sostenibilità ambientale > Niente procedura di valutazione di impatto ambientale per la centrale a biomassa a Iglesias.

Niente procedura di valutazione di impatto ambientale per la centrale a biomassa a Iglesias.


Bosco, radura

Bosco, radura

Il Servizio energia dell’Assessorato dell’industria della Regione autonoma della Sardegna ha fornito (nota prot. n. 23505 del 22 agosto 2014), dietro istanza (31 luglio 2014) dell’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, le informazioni ambientali concernenti il progetto di centrale a biomassa in procinto di esser realizzato presso gli impianti fuori produzione della Rockwool, nella zona industriale di Sa Stoia, prossima al centro abitato di Iglesias.

centrale a biomassa

centrale a biomassa

Il progetto vede coinvolta la Renovo s.p.a., società delle energie rinnovabili controllata dalla holding Fingest s.p.a. della famiglia mantovana Arvati, e beneficia delle seguenti autorizzazioni:

* autorizzazione unica (art. 12 del decreto legislativo n. 387/2003 e s.m.i.) rilasciata con determinazione del Direttore del Servizio energia dell’Assessorato dell’industria della Regione autonoma della Sardegna n. 13330 del 4 giugno 2013;

parere favorevole con prescrizioni A.R.P.A.S. – Dipartimento Carbonia Iglesias n. 2013/5300/CI del 26 febbraio 2013;

* parere favorevole ai fini della tutela paesaggistica (art. 146 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) Servizio Tutela paesaggistica CA e CI della Regione autonoma della Sardegna n. 9710/TP/CA-CI del 22 febbraio 2013;

esclusione dalla procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A. con nota Servizio S.A.V.I. della Regione autonoma della Sardegna n. 10881 del 15 maggio 2013;

parere favorevole per gli scarichi nelle pubbliche fognature (decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.; deliberazione Giunta regionale n. 65/25 del 10 febbraio 2008) Provincia Carbonia Iglesias n. 11196 del 23 aprile 2013.

La centrale ha una potenza complessiva pari a 999 kWp e “prevede la combustione di un mix di biomassa vergine per la produzione di energia elettrica da immettere nella  Rete di Trasmissione Nazionale (circa 880 kWe utili immessi in rete al netto di ausiliari di impianto) e il recupero di  energia termica con produzione di acqua calda per il teleriscaldamento il cui progetto è in corso di definizione (circa 3,5 Mw termici)”.

Secondo quanto indicato nell’autorizzazione unica, “il combustibile per la centrale è costituito da biomassa legnosa proveniente in linea prevalente da manutenzioni forestali (accordo con la Coop. San Lorenzo)” e integrazioni da biomassa vergine derivante da potature di ulivi, vigneti ed alberi da frutta, da vinacce vergini e sansa per un utilizzo di biomassa variabile in ragione della tipologia “mediamente intorno a valori di 2,3 t/h, su 8.000 ore stimate di funzionamento, quindi una stima di 18.400 tonnellate annue di biomassa.

Si ignora se i terreni dell’Azienda agricola “Angelo Corsi” (Villamassargia) gestita dalla Coop. San Lorenzo possano effettivamente fornire tali quantitativi di biomassa, in considerazione della stima di 2.022 tonnellate annue di biomassa (tagli, potature, frascame) prodotta nel Sulcis-Iglesiente espressa dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale (nota C.F.V.A. – S.T.I.R. Iglesias n. 24276 del 4 aprile 2013).

Foresta demaniale Marganai, tagli boschivi

Foresta demaniale Marganai, tagli boschivi

Potrebbe, quindi, esser coinvolto il noto progetto (in parte avviato con il progetto pilota su 34 ettari in loc. Caraviu e su Isteri, Domusnovas) per la ripresa del governo a ceduo di 305 ettari della Foresta demaniale del Marganai, progetto decisamente preoccupante sul piano ambientale e geopedologico.

Preoccupa anche e soprattutto il proliferare di centrali a biomassa in assenza di piano energetico regionale e in assenza di utilità, visto il ben noto surplus di produzione energetica isolano (+ 21,3% rispetto alle necessità, dati 2013).     Elementi da considerare con il dovuto approfondimento in una procedura di valutazione di impatto sull’ambiente non effettuata ancora una volta, con la speranza di creare qualche posto di lavoro.

In ogni caso, prima del rilascio della c.d. autorizzazione unica (art. 12 del decreto legislativo n. 387/2003 e s.m.i.), il progetto dovrebbe esser sottoposto alle procedure di valutazione di impatto ambientale (direttiva n. 2011/92/UE; decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i., parte II; deliberazione Giunta regionale n. 34/33 del 7 agosto 2012 + allegati), come riconosciuto dalla giurisprudenza costituzionale e amministrativa (vds. sentenza Corte cost. n. 93/2013sentenza T.A.R. Marche Sez. I, 10 ottobre 2013, n. 659).

Infatti, “la Corte (costituzionale, n.d.r.) ha affermato in maniera decisa ed inequivocabile che la corretta applicazione della direttiva 2011/92/UE … impone al legislatore nazionale e regionale di tenere conto, in sede di definizione dei progetti che vanno sottoposti o, al contrario, esonerati dalla VIA, dei criteri di cui all’allegato III alla direttiva 92/2011”e non di semplici soglie dimensionali o ubicazioni degli impianti in progetto.     La giurisprudenza costituzionale ha ribadito che la VIA non può essere esclusa sulla semplice base della soglia di potenza, …. una norma del genere, che esclude del tutto un livello procedimentale di tutela ambientale in precedenza previsto e di origine comunitaria”, dev’essere “applicata, proprio in base al principio di precauzione proprio del diritto Comunitario, con particolare prudenza. Come è noto, il principio di cui all’art. 191 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea prevede che ‘la politica della Comunità in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle varie regioni della Comunità. Essa è fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché sul principio chi inquina paga’.” (Corte cost. n. 93/2013).

La salute dei cittadini e il patrimonio boschivo demaniale non possono essere sacrificati alla speculazione energetica e al ricatto occupazionale.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

bosco e cielo

bosco e cielo

 

(foto E.F.S., da mailing list ambientalista, S.D., archivio GrIG)

  1. Al momento, non c'è nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: