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Case e casette “mobili”: diciamo no al nuovo escamotage per la speculazione edilizia strisciante!


Valeggio sul Mincio, camping con "case mobili"

Valeggio sul Mincio, camping con “case mobili”

Sembra che in questo povero Bel Paese sia ormai facilissimo aggirare le normative di tutela del paesaggio e del territorio.

Vuoi realizzare il tuo intervento speculativo ambientalmente compatibile, come s’usa definirlo?

Basta realizzare un bel po’ di “case mobili” e il gioco è fatto.

Così accade sul litorale toscano, sul Mincio, a Porto Conte, sulle sponde del Calich, in tante altre parti d’Italia.

Come mai?    In realtà il quadro normativo vigente non è permissivo come sembrerebbe a prima vista.

Il D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i. (testo unico dell’edilizia), all’art. 3 (L), comma 1°, lettera e.5, così definisce tali interventi di “nuova costruzione”[1]:

“l’installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee ancorché siano installati, con temporaneo ancoraggio al suolo, all’interno di strutture ricettive all’aperto, in conformità alla normativa regionale di settore, per la sosta ed il soggiorno di turisti” (così modificato dall’art. 41, comma 4°, del decreto-legge n. 69/2013, convertito nella legge n. 98/2013).

Infatti, se è pur vero che l’art. 41, comma 4°, della legge n. 98/2013 ha modificato il concetto di “nuova costruzione”, anche i posizionamenti di “case mobili” sono considerati interventi di “nuova costruzione”, qualora “non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee” (D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i.), soprattutto se allacciati alle reti di urbanizzazione (fognature, elettricità, gas, ecc.) e sono soggetti in via generale al preventivo rilascio del permesso di costruire (D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i.), nonché dell’autorizzazione paesaggistica secondo giurisprudenza costante (vds. Cass. pen., sez. III, 27 maggio 2009, n. 22054, ma anche Corte cost., 27 giugno 2008, n. 232).

Non solo.

Alghero, Porto Conte, campeggio abusivo

Alghero, Porto Conte, campeggio abusivo

Secondo la giurisprudenza costante (vds. Cass. pen., sez. III, 5 marzo 2013, n. 10235, Cons. Stato, sez. III, 12 settembre 2012, n. 4850), per essere legittima la natura precaria di un’opera dev’essere connessa a un uso effettivamente limitato nel tempo – non superiore a 90 giorni – e per fini legati a un utilizzo contingente, dovendosi poi provvedere a un’effettiva sollecita rimozione.   Non è sufficiente la presenza dei requisiti dell’amovibilità e della temporaneità: è necessario valutare l’aspetto della permanenza nel tempo, anche in assenza del requisito dell’immobilizzazione al suolo e della presenza di collegamenti a eventuali sottoservizi (fognature, energia elettrica, gas, ecc.).

Ci sono, però, regioni che hanno, nel corso degli anni, è stata adottata una disciplina delle “case mobili” non proprio in linea con il quadro normativo nazionale di tutela del paesaggio e governo del territorio, come per esempio la Regione Veneto e la Regione Toscana.

In particolare, la Regione Toscana sembra proprio essersi mossa con estrema disinvoltura.

Castagneto Carducci, Marina di Donoratico, prime unità immobiliari installate (aprile 2013)

Castagneto Carducci, Marina di Donoratico, prime unità immobiliari installate (aprile 2013)

La normativa regionale toscana, infatti, presenta elementi di dubbia legittimità in materia, quando dispone (art. 29, comma 2°, della legge regionale Toscana n. 42/2000) che “è consentita in non più del 40 per cento delle piazzole l’installazione di strutture temporaneamente ancorate al suolo per l’intero periodo di permanenza del campeggio nell’area autorizzata, allestite dal titolare o gestore e messe a disposizione degli ospiti sprovvisti di mezzi propri di pernottamento”, legando il requisito della temporaneità alla permanenza del campeggio/struttura ricettiva.[2]

Ora, su proposta dei senatori del P.D. Stefano Collina (primo firmatario, ingegnere e consulente), Manuela Granaiola, Andrea Marcucci, Mario Morgoni e con parere favorevole del Governo Renzi, è stato introdotto l’art. 10 ter del c.d. decreto casa (approvato definitivamente il 19 maggio 2014) che liberalizza case mobili e prefabbricati nei campeggi, seppure un ordine del giorno della Commissione “ambiente” della Camera dei Deputati e un altro proposto da S.E.L. impegnino il Governo a una successiva revisione.

C’è un autorevole appello urgente perché il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non firmi la promulgazione del provvedimento legislativo con questa norma palesemente intrusa.

L’abbiamo naturalmente sottoscritto.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

Alghero, Porto Conte, campeggio S. Igori

Alghero, Porto Conte, campeggio S. Igori

 

dal blog Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori, 23 maggio 2014

Il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio ha inviato un accorato appello al Presidente della Repubblica per richiedere un suo intervento a tutela del paesaggio italiano, alla luce dell’introduzione da parte della Camera di un emendamento – assolutamente non attinente al tema – al cosiddetto “Piano casa”, attraverso cui viene spalancata la porta per il rilascio di permessi di costruzione all’interno di campeggi e villaggi turistici.

L’appello ha come primi firmatari personalità di rilievo come Salvatore Settis, Paolo Maddalena, Paolo Berdini, Tomaso Montanari, Edoardo Salzano, Vittorio Emiliani, Vittorio Cogliati Dezza,  Vezio De Lucia, Italia Nostra Roma e Lazio.

Ecco il testo integrale dell’appello, con l’augurio che Giorgio Napolitano voglia raccogliere il grido di dolore e sappia intervenire nella delicata questione.

APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO PER LA TUTELA DEL PAESAGGIO ITALIANO

Nella Sua qualità di Presidente della Repubblica Italiana, Ella è intervenuto più volte e molto efficacemente per ribadire l’importanza fondamentale dell’articolo 9 della Costituzione  che al secondo comma recita: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

In sede di approvazione del cosiddetto “Piano casa”, la Camera dei Deputati, su proposta dei deputati del Partito Democratico Stefano Collina (primo firmatario), Manuela Granaiola, Andrea Marcucci, Mario Morgoni ha introdotto un emendamento che liberalizza la realizzazione di “case mobili” anche all’interno di campeggi e villaggi turistici. L’emendamento introduce una variazione all’articolo 3, lettera e.5 del “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia” (DPR 380/2001), facendo salvi dalle procedure ordinarie di rilascio di permesso di costruzione “i  prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee”.         

Campeggi e villaggi turistici, come noto, ricadono in prevalenza in aree costiere o in luoghi di grande pregio ambientale e anche se rimane (ci mancherebbe altro!) il parere delle Soprintendenze di Stato in materia paesaggistica, è evidente che aver liberalizzato la realizzazione di “case mobili” apre le porte per altre ignobili speculazioni edilizie.

Sottolineiamo anche che quell’emendamento è stato accolto all’interno di un testo di legge che riguardava l’emergenza abitativa ed è incomprensibile come il Governo abbia dato parere favorevole al suo accoglimento nonostante non abbia alcuna attinenza con quell’importante problema. Non si può infatti sostenere che la ripresa economica del nostro Paese e la soluzione dei problemi abitativi vengano aiutati da alcune volgari speculazioni edilizie camuffate dietro il paravento delle “case mobili”. Riteniamo invece, confortati dalle Sue parole, più volte ripetute, che la tutela dello straordinario paesaggio italiano è elemento decisivo per orientare le politiche di ripresa dell’economia in crisi.

Facciamo appello a Lei perché non avalli questo ennesimo assalto speculativo al paesaggio italiano e Le chiediamo di non firmare il decreto legge nella stesura che contiene l’emendamento in questione.

Appello promosso da:

Forum Italiano dei Movimenti “Salviamo il Paesaggio, difendiamo i territori”

Primi firmatari:

Salvatore Settis; Paolo Maddalena; Paolo Berdini; Tomaso Montanari;

Edoardo Salzano, Eddyburg;

Vittorio Emiliani, Comitato per la Bellezza;

Vittorio Cogliati Dezza, Legambiente;

Vezio De Lucia, Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli;

Italia Nostra Roma e Lazio.

 

 

Valeggio sul Mincio, camping con "case mobili"

Valeggio sul Mincio, camping con “case mobili”

da Il Fatto Quotidiano, 20 maggio 2014

“Casetta libera” per tutti: Renzi peggio di Silvio.   (Tomaso Montanari)

La riforma della P.A. annunciata dal premier Matteo Renzi e dalla ministra Marianna Madia prevede di superare i “blocchi” dei pareri paesistici e delle Soprintendenze (“dobbiamo ridurre i casi in cui il parere serve”, ha detto Renzi). La filosofia sottostante è quella espressa da Giovanni Valentini su Repubblica: le soprintendenze “troppo spesso” sarebbero “di freno e ostacolo allo sviluppo”. Galoppando su questa linea, che si potrebbe chiamare delle mani (libere) sul territorio, alcuni senatori del Partito Democratico hanno usato la legge di conversione del cosiddetto Decreto Casa (sarà approvata definitivamente oggi, dopo che ieri la Camera ha detto sì alla questione di fiducia del governo) per imbucare un articolo che allarga la possibilità – già concessa dal lettiano decreto del Fare – di installare ovunque “case mobili” senza chiedere alcun permesso di costruire.

Alghero, Porto Conte, campeggio abusivo

Alghero, Porto Conte, campeggio abusivo

Così le piazzole per tende dei campeggi di tutta Italia potrebbero trasformarsi per incanto in altrettante schiere di casette e bungalow: e, chissà, un domani potrebbero mettere radici e trasformarsi in vere case di vero cemento. Molte recenti sentenze dei Tar, del Consiglio di Stato e della Cassazione hanno invece ribadito che se questi insediamenti sono permanenti (per esempio attraverso l’allaccio alle reti idriche, energetiche e fognarie ), essi incidono sul territorio e dunque devono passare attraverso tutti i vagli di legge. Al contrario, l’emendamento del Pd permette di fare esattamente quel che sognano Renzi e Madia, e cioè aggirare piani regolatori, piani paesaggistici e vincoli e costruire ovunque: perfino nei parchi nazionali o in aree archeologiche. Un parere dell’Ufficio legislativo del Mibac ha cercato di circoscrivere le nefaste conseguenze di questo punto del decreto del Fare, chiarendo che le autorizzazioni paesaggistiche non possono essere omesse: ma si tratta pur sempre solo di un parere, e questa nuova riscrittura della legge rischia di aprire un grosso varco. Un varco alla costruzione di strutture ufficialmente mobili, è vero: ma la storia italiana insegna che non c’è niente di più stabile dell’effimero. E le nostre pinete e le nostre coste non hanno certo bisogno di un’ondata di urbanizzazione selvaggia.

Il simpatico grimaldello distruggi-paesaggio, introdotto in Senato, da oggi sarà legge grazie alla scelta del governo di includerlo nel pacchetto sottoposto a duplice voto di fiducia, che rende nere tutte le vacche nella notte della democrazia. I promotori sono stati quattro senatori pd: Stefano Collina, primo firmatario, eletto in Emilia Romagna, Mario Morgoni, eletto nelle Marche, Andrea Marcucci e Manuela Granaiola, entrambi eletti in Toscana ed entrambi firmatari nel novembre scorso di un emendamento che aveva l’obiettivo di vendere ai proprietari degli stabilimenti balneari le spiagge demaniali che hanno in concessione per “contribuire al risanamento dei conti pubblici”. Un provvedimento che hanno poi dovuto ritirare, sommersi dall’onda di sdegno suscitata da un’idea di svendita dei beni comuni tanto intimamente berlusconiana.

È da notare che Marcucci (già Pli, già Lista Dini, già Margherita, ora renziano di ferro) è stato sottosegretario ai Beni culturali (e dunque anche al paesaggio) ed è ora nientemeno che presidente della commissione Cultura del Senato. Difficile liquidare questa uscita come l’iniziativa estemporanea del primo che passa: è invece un segno del fatto che la “Svolta buona” di Renzi rischia di avere un inconfondibile color cemento. E c’è da chiedersi se non sia proprio a causa di questo orientamento “maniliberista” del senatore Marcucci se la commissione del ministero per i Beni culturali (presieduta da Salvatore Settis, che certo ha un altro orientamento) che dovrebbe revisionare il Codice dei Beni culturali e del paesaggio non sia ancora riuscita, dopo nove mesi dalla nomina, ad avere la delega dal Parlamento.

Il caso è stato sollevato pubblicamente dal consigliere nazionale di Italia Nostra Emanuele Montini, e inutilmente nelle ultime ore il blog Carteinregola (che riunisce centotrenta associazioni e comitati romani) ha scritto ad ogni deputato “sperando che qualche politico di buon senso, come è già successo per la privatizzazione delle spiagge,faccia sentire la voce dei cittadini più forte di quella delle lobbies”.

Antonio Cederna non si stancava di ripetere che bisogna stare attenti “perché sennò ci strappano il territorio da sotto i piedi, perché l’Italia è il Paese più provvisorio che ci sia”. È ancora così. Il Paese è terribilmente provvisorio, ma le case provvisorie di cui Marcucci & c. vorrebbero coprirlo rischiano, invece, di essere eterne.

 

 

Toscana, oliveto

Toscana, oliveto

(foto C.F.V.A., da mailing list ecologista, per conto GrIG, E.R., archivio GrIG)

 

__________________________________________

[1]  Art. 3 (L), comma 1°, lettera e, del D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i.: “’interventi di nuova costruzione’, quelli di trasformazione edilizia e urbanistica del territorio non rientranti nelle categorie definite alle lettere precedenti”, cioè quelli di manutenzione ordinaria, di restauro e di risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia.

[2] vds. anche deliberazione Giunta regionale Toscana 16 aprile 2014, n. 313, “Circolare in merito all’interpretazione del l.r. 42/2000 in rapporto alla l.r. 1/2005 in materia di strutture amovibili posizionate nei campeggi, con riferimento all’impatto sulla disciplina regionale dell’art. 41 comma 4 del decreto legge 69/2013, convertito con modificazioni in L. 98/2013”.

  1. capitonegatto
    maggio 26, 2014 alle 10:33 am

    Visto il c.ca 41% Renzi e Madia saranno piu spronati in questo progetto , tipicamente di DX !!! Allarghiamo questo a tutte le roulotte ferme da anni in molte aree , e il quadro desolante e’ completo. Incominciamo a proporre che se non si ha una lic.edilizia , il relativo accatastamento , non si puo avere diritto ai vari collegamenti dei servizi ( luce, acqua, gas ), e vediamo l’effetto che fa.

  2. Marco
    maggio 26, 2014 alle 10:38 pm

    Tutti al Tonnara Camping di Sant’Antioco: casette mobili (decine) a poche decine di metri dall’acqua!

  3. agostino
    gennaio 18, 2018 alle 7:53 pm

    sono cambiati i tempi ed oggi il vero campeggio e’ tramontato i viaggi costano poco ed il settore tende e roulotte non esiste quasi piu’. se un camping ha tutte le carte in regola o roulotte o case mobili o tende o camper e’ lo stesso purche si lotti contro il fissaggio fisso o le cementazioni, d’altronde anche le semplici roulotte venivano collegate ad impianti idrici e gas. se si chiamano mobili devono essere tali e da spostare subito, come conferma qualsiasi legge emanata finora. il tempo di permanenza se le mette il gestore, non conta poiche’ se sono veramente mobili si spostano da una piazzola ad un’altra ogni anno a seconda del cliente dove la desidera. devono essere disposte in piazzole autorizzate e in campeggi in regola con qualsiasi vincolo. ed eventuali arredi esterni devono essere semplici gazebi da campeggio o pergolati green.

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