Il Governo approva il disegno di legge per la difesa del territorio.


Monte Amiata, cavalli al pascolo

Monte Amiata, cavalli al pascolo

Il Governo Letta ha approvato, nella seduta del 13 dicembre 2013, il disegno di legge per la difesa del territorio e contro il consumo del suolo.

Un importante passo in avanti verso il consumo zero di territorio, necessario visto che ogni giorno in Italia si cementificano 100 ettari di superficie libera e … , dal 1956 al 2010, il territorio nazionale edificato e, quindi, sottratto all’agricoltura è aumentato del 166%”.

L’aveva già fatto il Governo Monti, ma la fine della legislatura aveva portato alla decadenza la proposta legislativa.

Auspichiamo che il Parlamento e la Conferenza unificata Stato – Regioni sappiano fare la loro parte, una volta per tutte.    Non c’è tempo da perdere.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

zona umida

zona umida

 

qui il disegno di legge per la difesa del territorio e contro il consumo del suolo

 

 

 

 

foresta mediterranea

foresta mediterranea

 

 

da Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio, 13 dicembre 2013

Consumo di suolo, il Consiglio dei ministri ha approvato il Ddl: giro di vite all’espansione edilizia. Massimo Frontera

Priorità al riuso e alla riqualificazione. Blocco dell’espansione edilizia se non si concorda una strada che porta al consumo di suolo “zero” al 2050.

Giro di vite al consumo di suolo, per difendere l’uso agricolo dei terreni e orientare l’espansione edilizia sulle aree già urbanizzate attraverso interventi di riqualificazione e trasformazione urbana. È il principio guida che informa i 9 articoli del disegno di legge su «Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato» che oggi il consiglio dei ministri ha approvato.

Un principio che prevede – stando agli ultimi testi diffusi dal ministero delle Politiche agricole – una severa applicazione: blocco dell’espansione edilizia fino a che non verrà fissata (con decreto interministeriale) «la riduzione in termini quantitativi di consumo di suolo» finalizzata ad arrivare al consumo di suolo “zero” nel 2050.

Il ddl approda per la seconda volta in Consiglio dei ministri dopo la “presentazione” di un primo testo nella seduta del 15 giugno scorso. Da allora ad oggi il governo ha cercato l’interlocuzione con gli enti territoriali allo scopo di raccogliere il massimo del consenso da parte di Regioni e Comuni.

Veggiano, S. Maria, cantiere annandonato

Veggiano, S. Maria, cantiere abbandonato

Nel corso delle riunioni tecniche che sono andate avanti fino alla metà di novembre scorso, sono stati via via superati molti scogli, ma non tutti i nodi sono stati sciolti. E oggi sarà il giorno in cui si scoprono le carte sulle scelte del governo. L’ultimo documento delle Regioni ha indicato tre punti “sensibili” sui quali ha proposto emendamenti, al cui accoglimento ha condizionato il parere positivo dal parte delle Regioni stesse.

Il primo punto verte proprio sull’obiettivo del consumo “zero” di territorio da raggiungere nel 2050 (articolo 3, comma 1). Si tratta dell’obiettivo indicato dalla Commissione europea e che il governo ha accolto. Le Regioni vogliono escludere da questo obiettivo i territori delle «autonomie speciali». Nell’ultima versione del ddl, il testo nega questa esclusione (come pure nega l’esclusione, chiesta dalla Regioni in altri punti del testo, per i territori delle province autonome di Trento e Bolzano).

Bosa, costa di Torre Argentina

Bosa, costa di Torre Argentina

In ogni caso, il ddl traccia un percorso complesso e certamente non rapido per l’attuazione di questa misura. Servirà infatti il già citato decreto interministeriale (Politiche agricole, Ambiente, Beni culturali, Infrastrutture), previo parere della conferenza unificata. Non solo. Occorrerà anche valutare i risultati prodotti da un comitato (da istituire) «con la funzione di monitorare la riduzione di consumo di suolo sul territorio nazionale e l’applicazione della presente legge».
Il comitato, presso il ministero delle Politiche agricole, sarà composto da rappresentanti del ministero dell’Ambiente, delle Politiche Agricole, Beni Culturali, Infrastrutture, presidenza del consiglio dei ministri, Protezione Civile, Istat, Ispra e rappresentanti di Regioni, Comuni e Province. Il comitato dovrà, fra le altre cose, produrre un rapporto annuale sul consumo di suolo.

Tra governo e Regioni c’è dissenso anche sull’articolo 4 «Priorità del riuso». Si tratta dell’articolo che spinge le Regioni a legiferare, entro massimo 6 mesi per dettare «disposizioni per orientare l’iniziativa dei Comuni alla rigenerazione urbana anche mediante l’individuazione, negli strumenti di pianificazione, delle aree già interessate da processi di edificazione, ma inutilizzate e suscettibili di rigenerazione, recupero e riqualificazione, nonché di prioritaria utilizzazione ai fini edificatori, e per la localizzazione di nuovi insediamenti produttivi e infrastrutturali». I Comuni, a loro volta, devono individuare queste aree, applicando, le norme regionali, nel termine di un anno dall’entrata in vigore della legge nazionale. Se il Comune non procede all’individuazione, scatta il blocco dell’attività edilizia: «è vietata la realizzazione, nel territorio della Regione o del Comune inadempiente, di interventi edificatori, sia pubblici che privati, sia residenziali, sia di servizi che di attività produttive, comportanti, anche solo parzialmente consumo di suolo».

Las Plassas, ruderi del castello giudicale (XII sec.)

Las Plassas, ruderi del castello giudicale (XII sec.)

Le Regioni hanno chiesto un forte ammorbidimento di questa previsione, eliminando qualsiasi scadenza per la legislazione regionale con l’indicazione ai comuni e chiedendo inoltre che la Regione che prende l’iniziativa «sia favorita nell’assegnazione di finanziamenti in materia di infrastrutture generali, opere di urbanizzazione e edilizia residenziale sociale».

Ultimo punto controverso, è quello dell’articolo 9 «Disposizioni transitorie e finali», che impone lo stop al consumo di suolo in attesa del decreto che detta i criteri per arrivare al consumo “zero”. Il blocco esclude «la realizzazione di interventi previsti dagli strumenti urbanistici vigenti e già autorizzati, nonché i lavori e le opere già inseriti negli strumenti di programmazione delle stazioni appaltanti e nel programma di cui all’articolo 1 della legge 21 dicembre 2001, n.443 (legge obiettivo)»..

Anche in questo caso le regioni hanno chiesto una deroga «per le opere pubbliche e di pubblica utilità e le previsioni degli strumenti urbanistici con contenuti conformativi della proprietà in vigore alla data di entrata in vigore della legge (cioè del ddl, ndr)».

San Galgano

San Galgano

(foto E.R., M.Z., P.F., S.D., archivio GrIG)

  1. gennaio 29, 2014 alle 2:49 PM

    da La Nuova Sardegna, 29 gennaio 2014
    IPOTIZZATO UN RIASSETTO DI NORME NELLE CAMPAGNE. Edilizia, riforme dell’ultimora.
    Due disegni di legge della giunta per ora impossibili da approvare. (Pier Giorgio Pinna)

    SASSARI. C’è una proposta per il riassetto delle norme sull’edilizia nelle campagne destinata a restare lettera morta. Anzi, ce n’è più d’una. Dopo una delibera “cumulativa” approvata alla vigilia di Capodanno dalla giunta Cappellacci, il 10 gennaio in Consiglio l’assessore Rassu l’ha scorporata in due disegni di legge. La materia riprende temi del Pps impugnato dal governo. Ma ogni attività in aula è di fatto cessata: prima delle elezioni del 16 febbraio, i provvedimenti non potranno neppure venire illustrati. Perché allora questo deposito? La spiegazione del proponente, responsabile dell’Urbanistica, è questa: «Abbiamo sempre perseguito obiettivi di tutela del territorio e creazione di vie per lo sviluppo sostenibile attraverso buone pratiche, e operato per sostenere le amministrazioni locali nella pianificazione. A fianco della revisione del Ppr si è così voluta delineare una riforma utile a una migliore pianificazione e a sostenere lo snellimento della burocrazia». Altri danno una interpretazione differente. Senza entrare più di tanto nel merito degli articoli, c’è chi pensa a una continuità rispetto allo stravolgimento del Piano paesaggistico targato Soru. Mentre altri ancora considerano l’intera faccenda una manovra preelettorale per dimostrare l’attivismo dell’esecutivo in questa direzione. Chiarisce però l’assessore Rassu: «I due distinti disegni rispondono all’idea di una organica revisione-aggiornamento delle principali leggi che offra ai Comuni, ai professionisti e ai cittadini un “articolato normativo” finalizzato alla semplificazione».«Solo con una risposta ai bisogni espressi sul territorio – conclude – si può operare in concreto nella direzione del rispetto delle bellezze paesaggistiche, della certezza del diritto e della sponsorizzazione di buone pratiche edilizie». Ma nello stesso centrodestra c’è chi ricorda che sull’iniziativa non c’è stata neanche in coalizione «un’opera minima di divulgazione-conoscenza». E qualcuno nella migliore delle ipotesi non esita perciò a considerarla come un tentativo di «portarsi avanti con il lavoro in vista della prossima legislatura». Una possibilità che non è detto vada in porto con gli stessi attori e la stessa impostazione originaria. Ancora più scettici diversi esponenti del centrosinistra. Dice fra gli altri il vicepresidente del Consiglio Mario Bruno, Pd: «Mi sembra si voglia cercare d’introdurre in extremis una semplificazione di procedure alla quale Cappellacci avrebbe dovuto pensare prima, non nel dicembre 2013». «E sorvoliamo sul concetto inaccettabile di deregolamentare, più che di snellire, che ha contraddistinto l’azione della giunta – osserva ancora Bruno – Per il resto vedo bollicine da campagna elettorale. Cappellacci sa benissimo che la norma non può essere approvata: è solo la politica degli annunci e degli slogan praticata in questi cinque anni».

    ————————————

    L’urbanista. «Consumo sbagliato dei suoli nell’isola».

    «Rilevo una distanza abissale con il pensiero più progredito sull’uso prudente di suolo agricolo in Europa»: così il primo commento dell’urbanista Sandro Roggio. «C’è anche un disegno di legge del governo italiano, del giugno 2013, che intende metter un freno a un uso distorto delle campagne – prosegue l’architetto – Ma la giunta sarda non ne tiene conto. E riconferma le linee del Ppr. Che non limita il consumo di suolo. Anzi: incentiva la dannosa diffusione di case sparse riservate non solo ai contadini». «Non manca poi l’espediente lessicale: nel titolo si parla di salvaguardia delle aree destinata all’agricoltura, con ampia smentita nel testo. In realtà – conclude Roggio – si va così contro il paesaggio e si compromette l’impiego del suolo per il futuro dell’agricoltura, vera grande risorsa dell’isola».

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: