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Fermata la caccia nelle campagne abitate di S. Antioco!


Tordo bottaccio (Turdus philomelos)

Tordo bottaccio (Turdus philomelos)

 

 

Il Sindaco di S. Antioco Mario Corongiu, con ordinanza n. 56 del 4 dicembre 2013, ha disposto per ragioni di pubblica incolumità il divieto di caccia per la zona di Su Pranu, campagne dove sono presenti numerose residenze private e aziende agricole, letteralmente invase da cacciatori nelle giornate di caccia.

Il Sindaco Corongiu ha accolto la richiesta urgente in tal senso inoltrata (1 ottobre 2013) dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Lega per l’Abolizione della Caccia e Amici della Terra dopo aver raccolto diverse segnalazioni di residenti e turisti.

Erano stati interessati il Ministero dell’ambiente, l’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente, il Comune di S. Antioco, la Gestione commissariale dell’ex Provincia Carbonia – Iglesias, informata anche la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari.

Negli anni scorsi l’area in argomento era chiusa alla caccia per ripopolamento (dal 2004), tuttavia, inspiegabilmente, dal settembre 2013 è stata nuovamente aperta alla caccia con il risultato di ritrovarsi spari e cacciatori fin nel giardino di casa.

Merlo (Turdus merula)

Merlo (Turdus merula)

Infatti, sostanzialmente le campagne di Su Pranu non prevedono – per la presenza di residenze, luoghi di lavoro e viabilità – alcuna possibilità lecita di caccia e Il divieto di caccia, comunque, è ben presente in ogni caso, vista la presenza di residenze e strade (artt. 21, comma 1°, lettera f, della legge n. 157/1992 e s.m.i. e 61, comma 1°, lettera f, della legge regionale n. 23/1998 e s.m.i.).

Nelle more dell’adozione di un provvedimento di divieto definitivo di caccia, è stata adottata un’ordinanza sindacale contingibile e urgente (art. 54 del decreto legislativo n. 267/2000 e s.m.i.) comportante il divieto di caccia per la zona interessata, in analogia con quanto opportunamente fatto nel contiguo Comune di Calasetta (zona Mercureddu – Spiaggia Grande) a fine agosto 2013, con un’iniziativa molto apprezzata da residenti e turisti.

La sicurezza dei cittadini è ben più importante dell’interesse dei cacciatori a sparacchiare qui e là.

Bravo e intelligente Mario Corongiu, Sindaco di S. Antioco.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Lega per l’Abolizione della Caccia e Amici della Terra

Merlo femmina (Turdus merula)

Merlo femmina (Turdus merula)

 

 

 

qui l’ordinanza sindacale n. 56 del 4 dicembre 2013

 

 

qui la cartografia dell’area interdetta alla caccia

 

 

 

(foto R.M.N., S.D., archivio GrIG)

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  1. dicembre 7, 2013 alle 8:07 pm

    da La Nuova Sardegna, 7 dicembre 2013
    Sant’Antioco, stop alla caccia nella campagna di Su Pranu.
    In attesa di un divieto definitivo ordinanza urgente del sindaco Mario Corongiu per una zona densamente abitata: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2013/12/07/news/sant-antioco-stop-alla-caccia-nella-campagna-di-su-pranu-1.8255857

    _____________________________________

    da Sardinia Post, 7 dicembre 2013
    Sant’Antioco, stop alla caccia nella zona di Su Pranu per “ragioni di pubblica incolumità”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/santantioco-stop-alla-caccia-nella-zona-di-su-pranu/

  2. Juri
    dicembre 7, 2013 alle 11:27 pm

    Molte bene, sindaco Corongiu!

  3. dicembre 8, 2013 alle 8:41 pm

    da L’Unione Sarda, 8 dicembre 2013
    Sant’Antioco. Troppe case a Su Pranu Vietata la caccia.

    SANT’ANTIOCO. Stop alla caccia nelle campagne di Su Pranu. Lo ha disposto, nei giorni scorsi, un’ordinanza emanata dal primo cittadino Mario Corongiu. Il divieto è motivato da ragioni di pubblica incolumità: l’area di Su Pranu, infatti, sebbene densamente popolata, risulta essere interessata da un’intensa attività di caccia con ovvi rischi per la sicurezza dei suoi abitanti. La corposa normativa in materia di caccia obbliga sempre i cacciatori ad azionare il grilletto a debita distanza dalle aree abitate, ma a Su Pranu spari e fucili fumanti sono (mal) costume diffuso. La criticità della situazione non era sfuggita alle associazioni ecologiste Gruppo di intervento giuridico, Lega per l’abolizione della caccia e Amici della terra che, nell’ottobre scorso, avevano presentato al Comune di Sant’Antioco una richiesta urgente di ordinanza anti-caccia. Il provvedimento adottato dal sindaco Mario Corongiu ha così incassato il favore del fronte dei gruppi ambientalisti e dei numerosi abitanti di Su Pranu. (s. c.)

  4. Shardana
    dicembre 8, 2013 alle 10:36 pm

    Rimane solo Carloforte,anche qui e costume diffuso sparare intorno alle case,nelle strade ma a nessuno sembra interessi l’incolumità dei cittadini e dei gatti domestici.Che ne dici grig,si puó fare?Se i carlofortini protestano,poi i caccia tori gli devastano la casa,non sarebbe certo la prima volta.Quando hanno liberato i cinghiali in maniera illegalegale,nessuno ha mosso un dito,neanche quando devastavano le coltivazioni eppure tutti sapevano.

    • dicembre 8, 2013 alle 11:17 pm

      si può fare, certamente.
      Basta che i carlofortini si rimbocchino le maniche, facciano qualche foto, procurino qualche cartografia e, stai certo, possiamo dargli non una ma due mani 😉

      Stefano Deliperi

  5. Antioco
  6. Antioco
    dicembre 9, 2013 alle 11:50 am

    HAI VOGLIA DI PARLARE DI SVILUPPO SOSTENIBILE NELL’ISOLA DI SANT’ANTIOCO!!!
    Agricoltura, Pastorizia, Allevamento, Turismo delle zone interne, Agriturismo … Vigne … Cereali … Olive …. Zafferano… valorizzazione e tutela delle risorse naturalistico-ambientali … Niente di tutto cio’ è possibile perchè l’isola è da troppi decenni ostaggio di una gestione faunistica indiscriminata e condotta per troppi anni nel modo più spregiudicato, che impedisce oggi lo sviluppo di qualsiasi attività produttiva alternativa.

    L’ultimo grido di allarme è stato lanciato nei giorni scorsi dai quasi 1.300 firmatari della PETIZIONE sottoriportata, tutti residenti nei comuni di Sant’Antioco e Calasetta. Hanno firmato cittadini comuni, agricoltori, pastori, operatori turistici ma anche cacciatori di piccola selvaggina.
    Insieme hanno voluto denunciare la situazione critica dovuta all’immissione di cinghiali della specie non autoctona, che crea oggi continui danni alle colture, all’assetto dei suoli, al pascolo, ai manufatti di recinzione dei fondi, mettendo a repentaglio la sopravvivenza della VITICOLTURA, dell’OLIVICOLTURA e dell’ORTICOLTURA, nonchè della PASTORIZIA e anche del TURISMO.

    E’ necessario che l’Autogestita venga oggi ridimensionata, anche in base a quanto previsto dal Piano provinciale Faunistico, che giace inattuato nei cassetti della Regione, magari con la realizzazione di un’OASI PERMANENTE DI PROTEZIONE FAUNISTICA al fine di bilanciare il rapporto, attualmente in forte disequilibrio, fra la parte del territorio dedicato alla caccia e la parte soggetta a protezione, anche in modo da ottenere una efficace e produttiva gestione faunistico-venatoria nella parte restante del territorio.
    L’Autogestita di Caccia di Sant’Antioco risulta essere la PIÙ ESTESA di tutta provincia con una superficie pari a 7.625,79 ettari (quindi un quarto dei complessivi 31.087,58 ettari provinciali ricadono a Sant’Antioco!), mentre la superficie media delle 20 Autogestite in provincia è sui 1.000 ettari!
    A Sant’Antioco i cacciatori hanno la disponibilità maggiore di ettari a disposizione (42,4 ettari a disposizione per cacciatore, contro i circa 30 ettari provinciali).

    L’eccessiva estensione dell’Autogestita di Caccia Isola di Sant’Antioco NON ha consentito fino ad oggi una gestione efficace del patrimonio faunistico, come dimostrano i dati relativi a diverse specie, oltre a quella del cinghiale che ha sicuramente l’impatto maggiore:
    – per la pernice, “i dati altalenanti fra corposi incrementi e forti decrementi fanno sorgere il dubbio di una gestione faunistica svolta unicamente attraverso interventi di ripopolamento”;
    – per la lepre “i dati sono difficilmente discutibili in quanto presentano valori mancanti”;
    – per il coniglio, “la situazione è addirittura opposta rispetto a quella provinciale con numero di abbattimenti elevatissimi rispetto alla media provinciale, per cui occorre valutare se questi risultati sono dovuti all’effettiva produttività del territorio o, più verosimilmente, per mezzo di massici ripopolamenti” .

    Le denunce presentate e le richieste di risarcimento danni (con grave sperpero di denaro pubblico) dimostrano, dati alla mano, che la situazione dell’isola di Sant’Antioco è di vera e propria emergenza ambientale, per cui non è più procrastinabile la soluzione definitiva del problema.

    ottobre 2012
    PETIZIONE POPOLARE AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SARDEGNA – PROBLEMA CINGHIALI SULL’ISOLA DI SANT’ANTIOCO: SUPERATI I LIMITI DI SOPPORTAZIONE, CHIEDIAMO PROVVEDIMENTI URGENTI E RISOLUTIVI
    I sottoscritti cittadini firmatari, iscritti nelle liste elettorali dei comuni di Sant’Antioco e Calasetta CHIEDONO, ai sensi degli ARTT.103-104 Cap.XIII del Regolamento Interno del Consiglio Regionale, al Presidente della Regione di assumere le necessarie iniziative, presso il Consiglio Regionale e gli Assessorati competenti, per l’emanazione e l’attuazione con la massima urgenza di provvedimenti atti alla eradicazione della specie Sus scrofa (cinghiale) dal territorio dell’isola di Sant’Antioco;
    CHIEDONO INOLTRE che, nell’immediato, gli enti preposti vigilino sul rispetto delle norme nazionali e comunitarie che vietano l’immissione di specie alloctone sul territorio, in particolar modo nelle aree riconosciute ZPS (Zone di Protezione Speciale).
    A sostegno di quanto richiesto fanno presente quanto segue:
    1) La popolazione della specie in questione, in rapidissima e preoccupante espansione su tutta l’isola fino alle periferie dei centri abitati, deriva dalla illegale immissione a scopo venatorio (protrattasi probabilmente fino a tempi recenti) di ibridi di rilevante mole e prolificità, non ascrivibili alla sottospecie Sus scrofa merdidionalis (cinghiale sardo) comunque non presente nella fauna isolana; trattasi pertanto di specie alloctona.
    2) L’estensione e la gravità dei continui danni alle colture (dalla distruzione totale delle colture erbacee alla devastazione degli apparati radicali, dei tronchi e delle branche inferiori con relativa produzione delle colture arboree) all’assetto dei suoli, compresi quelli destinati al pascolo e ai manufatti di recinzione dei fondi, vanificano lavoro e sacrifici degli operatori del settore agricolo che già devono fronteggiare notevoli difficoltà di ordine tecnico, economico ed ambientale. In tale situazione, che in assenza di validi provvedimenti può solo peggiorare, è messa a repentaglio la sopravvivenza della VITICOLTURA, dell’OLIVICOLTURA e dell’ORTICOLTURA; è inoltre impensabile per gli operatori del settore qualsiasi nuovo investimento per l’innovazione e il miglioramento tecnico-produttivo ed è di fatto vano qualsiasi programma politico di intervento e sostegno da parte delle amministrazioni locali.
    3) Il prelievo venatorio, come già dimostrato in altri comprensori gravati da analogo problema, non intacca in modo sostanziale le popolazioni dell’ungulato, che non trovandosi in condizioni di equilibrio ecologico hanno il solo limite della disponibilità di risorse alimentari.
    4) La pesantissima e crescente pressione sul delicato e peculiare ecosistema isolano, rientrante nel sistema di tutela nazionale e comunitaria come ZPS con incluse aree SIC, rappresenta una gravissima minaccia per l’ambiente, mettendo a rischio la stabilità dei suoli, gli interventi di rimboschimento, la biodiversità: sono a rischio numerose specie vegetali e animali autoctone (di cui diverse endemiche e/o protette) e alcune specie faunistiche di interesse venatorio; è inoltre seriamente minacciata la presenza e la riproduzione di avifauna migratoria nidificante a terra.

  7. Shardana
    dicembre 14, 2013 alle 4:09 pm

    Io penso che prima si dovrebbe parlare di bonifiche……..ci dimentichiamo l’eredità sardamag,le ricadute di portovesme e,non dimentichiamoci della vicinanza di teulada………..se nò come si può parlare di sostenibilità

  8. luglio 9, 2014 alle 6:32 pm

    da La Nuova Sardegna, 9 luglio 2014
    Area di caccia a Sant’Antioco, diverse denunce per truffa e violenza privata.
    Diverse perquisizioni eseguite dai carabinieri. Sul fatto indaga la procura della Repubblica di Cagliari: http://lanuovasardegna.gelocal.it/carbonia/cronaca/2014/07/09/news/area-di-caccia-a-sant-antioco-diverse-denunce-per-truffa-e-violenza-privata-1.9567756

    • Occhio nudo
      luglio 9, 2014 alle 7:25 pm

      Il fuoco usato per vendetta o semplice dispetto, è una delle nostre belle tradizioni sarde. Forse tra un milione di anni ci saremo evoluti e ameremo di più anche noi stessi, per ora, l’autolesionismo regna.

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