La annunciata tragedia in Sardegna: non deresponsabilizziamo i colpevoli.


Giorgia Foddis è una ragazza oristanese, di 25 anni, laureanda in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Trento.

Attualmente sta partecipando alla Conferenza O.N.U. sul Clima, a Varsavia.

Ecco le sue riflessioni sulla drammatica tragedia che ha colpito la sua Sardegna.   

Le pubblichiamo molto volentieri.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

Una strana coincidenza quella che sto vivendo, una sarda alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Varsavia. L’evento è solenne, vi è assoluta urgenza di agire, occorre sensibilizzare la popolazione, fare pressione sui negoziatori per far si che il riscaldamento globale sia limitato, che i maggiori danni dall’accertato cambiamento climatico siano limitati. Nel mentre un violentissimo nubrifagio colpisce per l’ennesima volta la mia terra, causando morti, feriti, sfollati, distruzione.
Accade quindi che la triste vicenda che sta colpendo la Sardegna riceva la massima attenzione mediatica. Ne ha parlato la BBC, e, mentre pranzavo nella Food Court del National Stadium, pure la CNN mandava in onda un servizio di due minuti con immagini che mi hanno fatto passare l’appetito. In fondo, penso, dovrei essere contenta della pubblicità che sta avendo, almeno la tragedia non passa inosservata.
Eppure…
In tanti scrivono, in tanti provano a spiegare le cause di questo triste avvenimento. E allora ricorrono parole come cambiamento climatico e triste fatalità, a volte accostate a generici e deboli richiami alla necessità di fare prevenzione. L’impressione che si ha è che si sia impotenti, che non sia stato possibile fare nulla per evitare la calamità.
Non c’è ancora spazio per la parola ‘responsabilità’ in questi discorsi, eccetto rarissimi casi a livello regionale.
È vero, le precipitazioni sono state intensissime (circa 500mml, corrispondente alla quantità media di precipitazioni di un semestre). È vero, gli eventi ‘estremi’ sono già più frequenti e sono destinati ad esserlo ancora di più, come sottolineato dal V Rapporto dell’IPCC. È vero, è importante sensibilizzare la popolazione sul tema del cambiamento climatico. Eppure, in tanti usano questo argomento solo per deresponsabilizzarsi, si chiama ‘emergenza’ ciò che ormai è divenuto ordinarietà.
E allora, parliamo del fatto che è dal 1999 che la Sardegna subisce grandi devastazioni, chiaramente definite tutte‘straordinarie’: faccio riferimento alle tragedie di Capoterra nel 1999, di quelle di Villagrande e della Baronia nel 2004, di quella di Capoterra e altre zone del cagliaritano del 2008. Sarebbe opportuno sottolineare che uno di questi paesi, Poggio dei Pini, è interamente costruito al centro dell’argine di un fiume, e che nonostante passate alluvioni e devastazioni, il PUC non viene modificato; che i comuni maggiormente colpiti sono i primi ad aver lottato contro i vincoli del Piano di Assetto idrogeologico (PAI), che le zone più colpite sono quelle in cui la promozione del territorio è intesa come cementificazione del litorale (Arzachena, Olbia).
La verità è che in Sardegna ci sono dei precisi responsabili per questo disastro e che l’Italia intera è corresponsabile di queste morti.
Perché la messa in sicurezza del territorio, prima vera opera necessaria, non è presente nell’agenda politica nazionale? Perché, stando ai dati dell’Annuario ambientale 2012 dell’ Ispra, ogni secondo che passa si consumano 8mq di suolo? Perché 301 su 377 comuni dell’isola insistono su zone a rischio idrogeologico? E perché dal 2006/2007 questi non ricevono più un euro per fare prevenzione? Perché i fondi regionali stanziati per la difesa del suolo e contro il dissesto idrogeologico, pari a 1, 5 milioni di euro, sono stati interamente revocati dalla Regione pochi mesi fa? Perché la Sardegna non si è ancora dotata di un Piano di protezione civile nonostante sia obbligata a farlo dal 1989?
Queste sono le domande che contano e per le quali conta impegnarsi in questo momento. La questione del cambiamento climatico è epocale, occorre però iniziare dal basso, agire con i mezzi che abbiamo già a disposizione, combattere l’inerzia, il malaffare, l’abusivismo edilizio, la cementificazione costiera, la perdita di suolo agricolo.
Impegnamoci ad amare la nostra terra, a comprendere ciò che accade a livello locale, indigniamoci per poi agire, abbandoniamo la retorica, fuggiamo le strumentalizzazioni.
Non facciamo il gioco dei colpevoli se veramente vogliamo non vi siano più croci sulle quali piangere.

Giorgia Foddis, Agenzia di stampa giovanile.

  1. novembre 23, 2013 alle 9:30 am

    Splendido discorso, ma ricordiamoci anche che tutti possiamo essere la soluzione senza aspettarne da nessun governo e da nessuno pseudo presidente della regione e di questa italietta. Basta fare una scelta alimentare totalmente vegetale, è inutile nascondersi dietro un dito e continuare a sparare inutili sentenze, spendendo ancora parole e parole c’è bisogno dei fatti, o cambiano noi e non cambia nulla. A tal proposito posto uno splendido discorso preso dal web di una certa Angela Bianchi e invito tutti a leggerlo, rifletterci su e fare finalmente la scelta giusta. I cambiamenti climatici sono provocati per la maggior parte dalle nostre scelte alimentari, non puliamoci la coscienza con la faccia degli altri.

    Cambiamento climatico, la soluzione nel piatto 13-11-2013

    La catastrofe avvenuta nelle Filippine con migliaia di morti, distruzione di intere città, natura devastata, milioni di persone gravate da una grande sofferenza, ci impone la modifica del nostro stile di vita.
    Negli ultimi anni per colpa del cambiamento climatico prodotto dallo sfruttamento delle risorse, dall’inquinamento di aria, suolo e acqua, dalla deforestazione selvaggia, da una irresponsabile gestione dei consumi, il mondo sopporta immense catastrofi.

    Anzichè ascoltare l’antico proverbio: “Prevenire è meglio che curare”, i governi intervengono a posteriori spendendo enormi quantità di denaro pubblico oppure abbandonando i disastrati ai loro disastri.

    Per contrastare l’innalzamento della temperatura media, aumentata di quasi 1°C negli ultimi 50 anni, e i suoi drammatici effetti – scioglimento dei ghiacci, innalzamento del livello del mare, esondazioni e violente tempeste, progressiva desertificazione di vaste aree – la soluzione più rapida ed efficace è ridurre il consumo di prodotti animali e di conseguenza il numero di animali allevati.

    Perchè? Qual’è la relazione tra il tifone delle Filippine e ciò che mangiamo?

    Forse non siamo ancora consapevoli che la principale causa del cambiamento climatico e quindi dei disastri ambientali,è dovuta agli allevamenti intensivi e all’uso eccessivo di carne che, secondo la FAO, potrebbe crescere del 73% entro il 2050 con effetto letale per gli ecosistemi terrestri.

    Il rapporto FAO del 2006 Livestocck’s long shadow aggiornato recentemente, dice con chiarezza che gli allevamenti intensivi di animali rappresentano una delle principali cause di immissione nell’atmosfera (51% del totale) di gas serra – anidride carbonica (CO2), metano (CH4), ossido di azoto (NO2) e clorofluorocarburi (CFC).

    Il ciclo di produzione della carne infatti è un sistema inefficiente che trasforma una moltitudine di alimenti a base vegetale in una quantità estremamente limitata Il di alimenti di origine animale incidendo non soltanto sulla fame nel mondo, sul consumo di acqua , sulla distruzione di foreste e sulla nostra salute (diabete, cancro, obesità, malattie cardiovascolari) ma in modo devastante anche sulla salute del pianeta.

    Ma possiamo arrestare il processo? Sì, possiamo. Ciascuno di noi può intervenire in modo risolutivo iniziando a preferire un’alimentazione davvero “sostenibile” per il Pianeta, cioè priva di ingredienti animali. Dalle scelte alimentari quotidiane di ognuno può nascere quel cambiamento positivo che nessun vertice governativo probabilmente avrà il coraggio di decidere. Si può iniziare rinunciando, un giorno a settimana, al consumo di alimenti di origine animale.

    La stessa FAO, ma anche IPCC e JRC della Commissione Europea, le principali autorità a occuparsi di cambiamenti climatici,concordano infatti su come non esista misura più rapida ed efficace, per arrestare il riscaldamento globale, della decisa riduzione del consumo di prodotti animali.

    A ognuno di noi una riflessione.

    di Angela Bianchi

    http://www.greenreport.it/news/clima/cambiamento-climatico-la-soluzione-nel-piatto/

  2. Mara
    novembre 23, 2013 alle 10:02 am

    Eppure c’è speranza, cara Giorgia, se ci sono giovani come te. Grazie.

  3. Laura
    novembre 23, 2013 alle 11:24 am

    La soluzione prospettata è riduttiva e non rappresenta la via d’uscita, rispetto all’entità del problema del cambiamento climatico, ci sono ben altri autori che producono ed immettono CO2 enon solo in atmosfera, nel suolo e nelle acque con il comparto industriale inteso in senso più ampio; le azioni da mettere in campo sono diverse , tra cui ci sta anche la diminuzione degli allevamenti intensivi, ma anche un diverso modello di sviluppo globale che sappia recidere i rami secchi e convogliarli in nuova energia propulsiva. Inoltre molti dei disastri a cui stiamo assistendo sono solo in parte attribuibili al cambiamento climatico ma per la maggiore ad un uso irrazionale del territorio, che appunto non riesce ad adattarsi al pur minimo mutamento, solitamente lenti e continui
    nel tempo ma che posono essere accelerati da fattori esterni perturbanti (attività antropica incontrollata). Il sistema ha perso la sua capacità di resilienza almemo rispetto agli esseri viventi.

  4. amico
    novembre 23, 2013 alle 5:53 PM

    Concordo in pieno con lo spirito dell’articolo della Dott.ssa Foddis. E’ ora che ognuno si assuma le proprie responsabilità ad ogni livello. Solo se si affermerà questa cultura riusciremo a rimettere in piedi questo nostro disastrato paese.

  5. Andrea
    novembre 23, 2013 alle 6:00 PM

    Ora vorrei porre delle considerazioni io alla Signorina Giorgia.
    1) L’UE pone dei vincoli di spesa anche nei confronti dei comuni virtuosi. Si chiama patto di stabilità, che deve essere rispettato da tutti gli Enti locali. Anche il sindaco di Olbia ha sostenuto che determinati lavori per contrastare il dissesto idrogeologico non ha potuto avviarli per non sforare il patto.
    2) Succede che anche quando l’UE stanzia dei Fondi (che ricordo sono soldi provenienti dalle tasche dei contribuenti europei, qundi anche italiani), l’Italia li può usare spesso solo se COFINANZIA i progetti per i quali i fondi europei sono stati stanziati. Ma succede che molti enti locali non hanno abbastanza fondi da destinare a certi progetti, o succede, cosa più grave, che li abbiano, ma non possano spenderli perchè vi è il vincolo del PATTO DI STABILITA’ (http://www.arrexini.info/dissesto-idrogeologico-persi-4-miliardi-di-finanziamenti-europei/): quindi l’UE stanzia i fondi, poi impedisce agli Stati di usufruirne.
    3) Quale autorità può avere l’ONU al giorno d’oggi (o meglio, ne ha mai avuto?)? Basti solo considerare le Risoluzioni violate da Israele e lo stato inumano del popolo palestinese oggi. E io mi dovrei aspettare dalla Conferenza di Varsavia che l’Onu abbia qualche utilità? L’ONU non solo è impotente verso gli Stati, ma pure (ed anzi ancor di più) verso le imprese e multinazionali. Non per altro anche a Varsavia c’è stato un bel K.O. dei portatori di istanze ambientaliste (http://www.contropiano.org/internazionale/item/20517-varsavia-fallita-la-conferenza-sul-clima).
    4) Come Lei sa, le istituzioni europee (a Strasburgo, Francoforte, Bruxelles) sono influenzate da lobbies e think-thank. Ma che dico influenzate: oltre a migliaia di uffici di Multinazionali, vi sono vere e proprie associazioni che riuniscono parlamentari del Parlamento europeo (che poi votano e fanno le leggi) e che formano Gruppi di pressione che influenzano le Direttive dell’UE, la Corte di giuistizia, la Commissione. Questi gruppi di potere sono quelli che contano, dove politici e uomini delle imprese e delle banche sono un tutt’uno. In Italia basta guardare Vedrò, Aspen Institute, per rimanere ai più blandi. E io devo credere che l’UE ha reali intenzioni e poteri di elaborare politiche ambientaliste e contro gli interessi di BANCHE e MULTINAZIONALI?
    5) Gli Europeisti più convinti in Italia (Letta, Napolitano, tutto il Governo) spingono per utilizzare miliardi di euro per gli F-35 (15 miliardi) e per la TAV (24 miliardi). Certo, Cappellacci che toglie 1,5 milioni di euro o Letta che ne stanzia 20 (ma possono anche essere 100) attirano l’attenzione su di loro, ma diciamoci la verità, 1,5 milioni tolti o 100 milioni messi sono NULLA in confronto anche solo a 2 o 3 miliardi da togliete da F-35 e TAV, progetti voluti anche dall’UE e dalla NATO.

    Quindi, Giorgia, di che stiamo prlando? E ce ne sarebbero tante altre di cose da sottolineare.
    Come al solito i giovani sono armati di buona volontà, come anche molti adulti, ma le informazioni che contano per prendere una decisione personale sulla bontà o meno di una istituzione o di un uomo politico vedo che costa molta fatica elaborarle.
    Mi sono permesso di osservare ciò solo perchè Giorgia scrive di aver partecipato alla Summer School su “L’Unione Europea e i cambiamenti climatici” (che si collega al Centro europeo d’eccellenza Jean Monnet) dove le considerazioni che faccio io probabilmente non gliele propongono, e lei stessa non le fa.
    Occhi aperti, l’UE ha molte moltissime responsabilità.

    • Giorgia
      novembre 24, 2013 alle 12:53 am

      Gentile Sign. Andrea,

      La ringrazio per le considerazioni che pone e che tendono a dimostrare quanto ho scritto nelle mie riflessioni.

      Come avrà notato, il mio articolo è teso a richiamare l’attenzione sulle responsabilità delle autorità locali, regionali e nazionali, partendo proprio dal presupposto che spesso torna utile fare riferimento a istituzioni internazionali – quali l’UE- e a fenomeni globali- quali il cambiamento climatico- col fine di deresponsabilizzarsi.
      Detto ciò, Lei pone delle considerazioni che non negano il mio discorso, bensì lo arricchiscono con un punto di osservazione diverso sia nelle istituzioni prese a riferimento sia nel piano temporale. Non capisco quindi la Sua avversione.

      Mi consenta quindi di porre a Lei, Andrea, la domanda, ‘ma di che stiamo parlano?’:

      1) Presuppongo che Lei sia molto più preparato di me riguardo le problematiche che pone il Patto di Stabilità. Mi dispiace molto per la frustrazione del sindaco di Olbia, ma che c’entra questo con i permessi edilizi rilasciati in passato? E cosa con gli innumerevoli condoni edilizi che lui stesso, accusa di avere ‘…sanato situazioni di palese e pericolosa illegalità in una città che si era ampliata in modo selvaggio,[…]con case costruite nell’alveo dei fiumi,[…]per dare una frettolosa risposta alle esigenze abitative delle persone’? Non credo sia colpa dell’UE.

      2) Ho scritto che mi trovavo alla Conferenza delle Nazioni Unite, non che l’ONU è lo strumento più adeguato per risolvere i nostri problemi. Anzi, rimarcavo l’importanza di capire cosa si può fare a livello locale. Riguardo alla manifestazione citata nell’articolo, io ero presente; posso assicurarLe che il fine principale era mediatico e di propulsione al raggiungimento di un accordo, obiettivo che è stato raggiunto poche ore fa e che presenta tanti elementi positivi, sebbene possa essere considerato non soddisfacente. Definire il tutto un ‘fallimento’ è una generalizzazione nociva.

      3) Riguardo alle lobby che influenzano le istituzioni internazionali ed europee e alla sua conseguente sfiducia a priori in queste ultime, vorrei chiederLe: è l’UE che si occupa di pianificazione territoriale in Sardegna? È l’UE che ci impone di costruire sui letti di fiumi? È l’UE che ci impone di modificare il Piano Paesaggistico vigente in modo che si possa continuare a cementificare anche in zone a rischio, incuranti del pericolo che ne può derivare e della perdita definitiva della NOSTRA terra, del NOSTRO paesaggio? Assolutamente no. In verità è proprio grazie all’UE che molti progetti speculatori e fonti di minaccia per il nostro ambiente possono essere bloccati, pensi ai procedimenti di VIA e di VAS. Pensi anche alle zone SIC e alle Aree Marine Protette. Sono tutti strumenti di tutela del nostro territorio di estrema rilevanza. Certo, poi sta a noi vigiliare affinchè siano effettivi.

      Infine, io gli occhi li ho aperti, anche nei confronti dell’UE: che ci sia qualcosa che non và lo dimostra il fatto stesso che Cappellacci sia l’attuale presidente della Commissione Energia, Ambiente, Cambiamenti Climatici del Comitato delle Regioni, nonostante il suo passato- e il suo presente-.

      Infine, vorrei precisare che all’Università di Trento e alla Summer School del Centro di Jean Monnet che Lei cita, ci insegnano a pensare, non a recitare. Le criticità sono le prime che vengono messe in luce, posto che il nostro ruolo, in quanto giovani universitari e con voglia di fare, è quello di migliorare la situazione esistente, non di difenderla.

      La ringrazio comunque per il suggerimento, sono consapevole di avere ancora tantissimo da capire e da imparare. Penso comincerò dal Patto di Stabilità.

      Saluti.

  6. Shardana
    novembre 23, 2013 alle 7:42 PM

    È la legge che deve assumersi le responsabilità e rompere il cerchio di illegalità che attanaglia,in questo caso la sardegna.L’europa è stanca di dare soldi alla sardegna che poi vanno a finire alle cricche del voto di scambio,vedi carbosulcis,alcoa,ila,igea o no……….

  7. novembre 27, 2013 alle 12:04 PM

    Sembra incredibile ma Primo Levi considerava i suoi anni di deportazione, prigionia e ritorno da Auschwitz come l’unico periodo in technicolor in un’esistenza non particolarmente sgargiante. Abbiamo appreso in questi anni da studi accademici, dai commenti sui social network e dalle interviste dei soccorritori che, durante i cataclismi, è il meglio dell’umanità che prevale di gran lunga sul peggio.

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