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La nostra terra, ferita dal vento e dagli uomini.


Asino sardo

Asino sardo

Non è il tempo delle polemiche, non è il tempo delle proteste, né quello della giustizia ma è solo il tempo della commemorazione dei morti della nostra povera Sardegna. Così dicono, soprattutto coloro i quali rivestono cariche istituzionali e che, in qualche modo, potrebbero essere chiamati a rispondere di quei morti. Chissà perché, il tempo della ricerca delle responsabilità e della giustizia, in questi casi, sembra non arrivare mai e se arriva, è sempre troppo tardi, quando già ci sono state troppe commemorazioni, troppi minuti di silenzio, troppe promesse. E invece, è proprio questo il momento giusto per interrogarci sulle responsabilità di ciascuno di noi, noi sardi soprattutto, poichè tra una settimana, il mondo avrà già dimenticato la Sardegna e i suoi morti e se ne ricorderà, forse, a maggio, al momento di prenotare i biglietti per le vacanze. Siamo noi, che in questa terra viviamo, a dover guardare bene in faccia la situazione per capire come sia potuto accadere un’altra volta e cosa sia necessario fare, per evitare che accada nuovamente in futuro. Non dovrebbe essere così difficile, verificare “chi doveva fare cosa”, chi ha rilasciato permessi che non avrebbe dovuto rilasciare, chi avrebbe dovuto controllare e non l’ha fatto, chi ha elaborato pianificazioni urbanistiche scellerate, chi ha deviato corsi d’acqua, chi non ha impedito lo scempio del territorio. Quindi, capire come sia potuta accadere l’ennesima tragedia, in questa terra, non dovrebbe essere impossibile, esistono atti amministrativi consultabili da ciascun cittadino, basterebbe la volontà di verificare i fatti. Ma impedire che succeda ancora, quella è tutta un’altra storia, richiede molto più impegno, da parte di tutti i sardi, amministratori pubblici, autorità di controllo, associazioni, singoli cittadini, senza alcuna esclusione. Ancora oggi, per esempio, un amministratore comunale può permettersi di definire, tramite i mezzi di informazione, “considerazioni personali” dei soliti ambientalisti rompi scatole, i vincoli ambientali e i rischi idrogeologici presenti in una località nella quale si intende sviluppare un progetto turistico-residenziale, senza impegnarsi troppo ad approfondire le osservazioni proposte. Non è il primo, non sarà l’ultimo ma occorre che i sardi si chiedano, molto onestamente, se questo è ciò che vogliono. Partendo dalla terribile catastrofe degli ultimi giorni, i sardi dovrebbero interrogarsi e cercare di capire in che modo intendano gestire la propria terra, e a quali mani vogliano affidare in futuro l’amministrazione del territorio. Il vescovo di Tempio-Apurias, mons. Sanguinetti, ha sintetizzato molto bene la questione  «la mano dell’uomo non è estranea a questa catastrofe. Bisogna imparare a rispettare il creato, le sue leggi e i suoi ritmi. Far tesoro della storia che gli eventi ci stanno consegnando» . Ecco, l’uomo ha depredato, saccheggiato, violato, ma quell’uomo non è sempre “l’altro”, siamo anche noi, ogni volta che preferiamo non guardare, non vedere, passare oltre, a volte per paura, altre volte per un interesse personale, spesso per semplice pigrizia. Ed è proprio lì che si infila l’acqua, tra le anse delle nostre omissioni.

Claudia Basciu

Gruppo d’Intervento Giuridico

  1. Mara
    novembre 22, 2013 alle 6:45 PM

    Grazie Claudia. E’ davvero l’unico modo che abbiamo, noi cittadini comuni, quello di denunciare ogni stortura, senza farci intimidire dalla paura di ritorsioni e lasciando da parte la millenaria attitudine isolana a “non interferire nelle vite altrui”, perché tutto ciò che riguarda l’ambiente riguarda TUTTI noi. Non è facile, ma ognuno di noi deve almeno provarci.

    • Claudia
      novembre 22, 2013 alle 10:48 PM

      Grazie a te Mara. Sono convinta che i sardi, in molti casi, siano migliori di chi li amministra (e in questi giorni stanno dando un grande esempio di forza, dignità e generosità) e devono solo prendere coscienza della propria capacità di cambiare lo stato delle cose. Non è mica facile, ma si può fare!

  2. Alessia
    novembre 23, 2013 alle 12:13 am

    Viene in mente Stephane Hessel: “L’atteggiamento peggiore è l’indifferenza, dire non posso farci nulla. Dicendo questo, si perde una componente chiave, quella che dà un senso alla vicenda umana. Una componente indispensabile: la facoltà di indignazione e l’impegno che ne consegue”.

  3. Andrea
    novembre 23, 2013 alle 2:04 am

    Se solo tanti cittadini utilizzassero 1/30 del tempo che stanno trascorrendo davanti alla televisione in questi giorni piangendo i propri conterranei (o del tempo che stanno utilizzando per aiutare personalmente i propri conterranei colpiti) per informarsi, io sono convinto che molti danni (e morti) si sarebbero evitati.
    Lo dico con convinzione.
    Non mi riferisco agli incivili che scaricano le peggiori schifezze in qualsiasi ambiente gli capiti sotto il naso; per loro vi è poca speranza.
    Mi riferisco piuttosto ai tanti che in fondo hanno un buon cuore, ma hanno una pessima preparazione personale riguardo le responsabilità di coloro che votano, dei propri amministratori, di altri loro concittadini che lavorano nei reparti ambientali e non svolgono bene il proprio dovere.
    Sono costoro quelli che più mi rattristano. So benissimo che vi saranno migliaia di persone tra essi che si sono mosse per aiutare i propri fratelli sardi, ma che non esiteranno a votare chi, a livello regionale soprattutto, spinge da anni ormai per certe leggi. E non parlo solo del centrodestra, perchè anche il centrosinistra, ad esclusione del coraggioso PPR, non si differenzia granchè, per non parlare di coloro che han votato in Regione per la norma sugli usi civici… Ma chi meglio di voi conosce come stanno veramente le cose, non sto quindi qui a fare esempi.
    Dico solo che anche oggi il ministro Lupi davanti alle telecamere ha rimarcato il fatto eccezionale dell’acqua caduta, con a fianco Cappellacci. Non faceva che mostrare la sua sorpresa per le precipitazioni eccezionali, non un accenno alle responsabilità della classe dirigente e delle leggi varie (condoni vari pure, da lui difesi a spada tratta sempre).
    Insomma, i buoni di cuore sono pronti sempre a farsi in 4 per pulire le strade per giorni, ma quando si tratta di informarsi, è già troppo se leggono i titoli degli articoli!

  4. Raimondo Cossa
    novembre 23, 2013 alle 9:33 am

    Concordo su tutto quello che dici Andrea. Purtroppo noi sardi siamo fatti così, ce la tiriamo su tutto. Siamo bravi a cantare, sappiamo ballare, scrivere, suonare, il nostro vino è il migliore. L’informazione di questi giorni dice di sardi tenaci, forti, con grosse capacità, e immediatezza, di reazione e di solidarietà. Cose che ci fanno sentire….. speciali, diversi, migliori. E ci crediamo. Così quando parliamo della nostra terra ci si illuminano gli occhi. Ora mi chiedo: possibile che con questi stessi occhi non riusciamo a vedere oltre il naso? Quì bisogna capire che l’evento atmosferico (comunque probabilmente attribuibile a variazioni climatiche dovute all’effetto serra) ha influito solo parzialmente nel disastro, L’altra grossa percentuale è dovuta all’assenza di educazione civica al territorio, alla cementificazione dell’alveo dei fiumi, alle abitazioni costruite in prossimità di questi, ad interi quartieri sorti abusivamente e poi sanati dalla classe politica in cambio di voti. Così loro tengono le poltrone e i soldi, le “mazzette” che alimentano la corruzione. Per noi, bravi sardi, campioni di solidarietà, oltre a qualche posto di lavoro temporaneo, ci fanno anche rientrare nelle sanatorie fatte per i loro quartieri e villaggi, così possiamo sanare la veranda abusiva, l’ampliamento in area agricola, la cuccia per il cane. Tu dai a me io do a te. Una lobby, il “partito del mattone”. La nostra terra, ferita… dagli uomini.

  5. Shardana
    novembre 23, 2013 alle 10:28 am

    Ho pensato la stesse cose che esterni nel post Andrea, e vorrei aggiungerne altre………ma mi limito a dire che se tutto questo fermento,questa compassione ,questo essere presenti si trasformassero in amore e presenza sul territorio,queste tragedie si potrebbero evitare.Il vento non uccide, è l’uomo che lo fà.

  6. Andrea
    novembre 23, 2013 alle 5:18 PM

    A Raimondo volevo solo dire che non siamo solo noi sardi ad essere così. Per fortuna il senso di appartenenza e l’amore per i propri fratelli conterranei è una caratteristica anche di altre popolazioni qui in Italia.
    Io sogno però una consapevolezza collettiva che unisca una comunità. Penso al sapere condiviso delle popolazioni dei comuni in Val di Susa. Anche tra loro, ne sono certo, non è mica successo che di punto in bianco è nata una rabbia collettiva (e sostenuta da valide ed approfondite argomentazioni, che è la base di tutto!), semplicemente vi è stato un processo lento autoalimentatosi di presa di coscienza, ed ora un’ampia fetta di popolo lì, riguardo la TAV, non si lascia fregare. E hai voglia di mandare autorità, politici, amministratori, esperti a parlare bene della TAV, non funziona più lì, perchè la conoscenza e la verità, una volta apprese, sono uno scudo contro le minchiate.
    Infatti ci mandano l’esercito ora lì. Quella è la consapevolezza che sogno, è un passaggio fondamentale.
    Non ci sarebbero più sceicchi, Saras, PPS, piani casa, sanatorie, Giampaolo Diana (per me peggio di Cappellacci) ecc.
    I sardi hanno cuore, ma il cervello non lo vogliono far lavorare.
    Buona serata.

    • Mara
      novembre 23, 2013 alle 9:15 PM

      Andrea, ti sbagli. I sardi stanno prendendo coscienza e lo dimostrano tutti gli interventi qui, il lavoro eccellente svolto dal G.R.I.G. e da altri . La coscienza collettiva c’è, solo che in nome del “lavoro” i politici hanno fatto (e cercheranno di fare) accettare le più immani porcate, anche a chi non era e non sarà magari d’accordo di stravolgere il proprio territorio per il godimento di pochi. Quando qui a Santa Giusta, anni fa, abbiamo lottato perché non ci regalassero una bella centrale a carbone, parecchi concittadini rispondevano “prima pensiamo al pane, al resto pensiamo poi”. Non si trattava di cervello, ma di istinto primario dettato dalla pancia. Però la centrale non l’hanno costruita…
      Io in Val di Susa ci sono nata, conosco bene la testardaggine degli alpigiani: la TAV non si farà. Vedrai. Eppure ho scelto la Sardegna per viverci, anche qui a testardaggine (nel senso buono..) state più che bene.
      Per questo sono ottimista, la maggioranza del popolo sardo non è più disposto a lasciarsi comprare da pecchietti e perline Le cose andranno sempre meglio. Vedrai.

  7. Shardana
    novembre 23, 2013 alle 8:02 PM

    Sicuramente andrea non siamo solo i sardi ad essere così,ma gli altri non si fregiano di essere un popolo fiero,attaccato alle proprie radici bla bla bla.Nomini i no tav,cavolo loro è 30anni che lottano contro i gruppi di potere per salvaguardare il loro territorio,magari ci fosse anche in sardegna un gruppo di pensiero così attivo…..Basta guardarsi intorno quirra,Maddalena,teulada,portotorres,portoscuso siamo in mano ai poteri occulti ,quando saremo consapevoli di ciò……..siamo ostaggi di un pugno di posti di lavoro

  8. Raimondo Cossa
    novembre 23, 2013 alle 9:14 PM

    Va bene Andrea, allora intanto che i sardi acquisiscono una consapevolezza collettiva, per raggiungere una presa di coscienza, chi è delegato alla salvaguardia del territorio e alla sicurezza di chi lo abita?????? Che si fa intanto?
    Una soluzione ci sarebbe, forse basta applicare la legge, quello che sta provando a fare la Magistratura. Allora bisogna incoraggiare la Magistratura, farsi sentire, comunicare che diverse migliaia di sardi, onesti, chiedono GIUSTIZIA, ma non fra cinque, dieci anni, ma OGGI, ADESSO, intanto che sono in vita e amministrano. Vogliamo i nomi, vogliamo giustizia!!

  9. Shardana
    novembre 25, 2013 alle 8:27 am

    È ora che continueranno ad amministrare,i nomi sempre gli stessi anche se in pubblico si scannano.Conosci la storia dei ladri di Pisa?

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