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Ancora un (dis)onorevole assalto ai demani civici e alle zone umide in Sardegna!


Baunei, Baccu Goloritzè

Baunei, Baccu Goloritzè

Li chiamano legislatori, ma spesso dovrebbero chiamarli depredatori o almeno pasticcioni.

In Sardegna spesso e volentieri si riempiono la bocca di espressioni come “Italia matrigna” o peggio eppure si comportano come i peggiori nemici della propria Terra, del paesaggio, dei diritti delle collettività locali.

Eccoli qui, teniamoli bene a mente: gli onorevoli Pietro Pittalis (P.d.L.), Giampaolo Diana (P.D.), Franco Cuccureddu (M.P.A.), Attilio Dedoni (Riformatori), Matteo Sanna (Fratelli d’Italia), Christian Solinas (P.S.d’Az.), Mario Diana (Sardegna è già domani), Daniele Cocco (S.E.L.) hanno presentato la proposta di legge regionale n. 537 il 23 luglio 2013 e già il prossimo martedi 30 luglio 2013 l’aula del Consiglio regionale dovrebbe occuparsene grazie alla procedura d’urgenza prevista dall’art. 120 del regolamento consiliare.

Ma che cosa c’è di così urgente e improcrastinabile da metter d’accordo, trasversalmente e soprattutto silenziosamente, maggioranza (scassata) e opposizioni (divise)?

Il sacco dei demani civici e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide in Sardegna.

dune

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Infatti, con l’art. 1 della proposta di legge i Comuni sarebbero delegati alla ricognizione generale degli usi civici esistenti sul proprio territorio, mandando a quel paese anni di difficile lavoro e milioni di euro spesi dalla Regione autonoma della Sardegna per le operazioni che hanno portato all’Inventario generale delle terre civiche previsto dalla legge.

Una “ricognizione” che, nella realtà, costituirebbe la base soprattutto per sclassificazioni – termine orrido e inesistente, sarebbero sdemanializzazioni – in particolare per i i terreni sottoposti ad uso civico (che, n.d.r.) abbiano perso la destinazione funzionale originaria di terreni pascolativi o boschivi ovvero non sia riscontrabile né documentabile la originaria sussistenza del vincolo demaniale civico, cioè in tutti quei casi in cui vi siano state occupazioni abusive, abusi edilizi, destinazioni agricole ovvero i diritti di uso civico siano stati accertati per presunzione in quanto già terreni feudali (la gran parte dei demani civici).

Previsione palesemente incostituzionale per violazione delle competenze statali in materia di tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali (art. 117, comma 1°, lettera s, cost.), visto che ex lege i terreni a uso civico sono tutelati con il vincolo ambienale/paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i., ma già legge n. 431/1985).

Insomma, ancora una penosa, raffazzonata, squallida operazione che punta a un nuovo editto delle chiudende, come ormai il Consiglio regionale sardo sta offrendo da tempo alla ribalta.

Spesso e volentieri per interessi particolari ben identificabili.

I diritti di uso civico e i demani civici sono una realtà importantissima per l’Isola (quasi un quinto del territorio) e costituiscono una cassaforte di ambiente e di risorse territoriali, economiche e sociali per le collettività locali. Una seria riforma non si fa con modalità di rapina.

Carloforte, Stagno e miniera della Vivagna

Carloforte, Stagno e miniera della Vivagna

Ma non finisce qui.

L’art. 2 della proposta di legge cerca di rimescolare in un calderone giuridico di pessima fattura la legge regionale n. 20/2012, nota come legge scempia-stagni, finalizzata a legittimare le opere edilizie realizzate nelle fasce spondali delle zone umide sarde alla faccia delle normative di tutela e, in primo luogo, del piano paesaggistico regionale.  La folle disposizione, nata sull’onda del noto caso del palazzo realizzato presso le Saline di Molentargius, quasi legge ad palazzum, è stata giustamente impugnata dal Governo davanti alla Corte costituzionale, dietro segnalazione delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra.

Auspichiamo un sussulto di decenza e il ritiro di questa proposta di legge farneticante o, quantomeno, l’eliminazione della vergognosa corsia privilegiata per questo scandaloso sacco dei demani civici e delle zone umide.

In ogni caso, sappiano tutti che l’istanza al Governo per il ricorso alla Corte costituzionale in caso di approvazione è già in cantiere.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra

 stemma Regione Sardegna

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XIV LEGISLATURA

PROPOSTA DI LEGGE N. 537

presentata dai Consiglieri regionali
PITTALIS – Giampaolo DIANA – CUCCUREDDU – DEDONI – Matteo SANNA – Christian SOLINAS – Mario DIANA – Daniele Secondo COCCO

il 23 luglio 2013

Norme urgenti in materia di usi civici e in materia di beni paesaggistici

***************

RELAZIONE DEL PROPONENTE

La presente proposta di legge è, in primo luogo, finalizzata a introdurre più efficaci procedure in materia di ricognizione generale degli usi civici esistenti in Sardegna al fine di pervenire ad una loro gestione più dinamica, seppure sempre nel rispetto delle esigenze di tutela dell’uso pubblico.

Inoltre la proposta di legge intende modificare una preesistente disposizione legislativa interpretativa regionale, al fine di consentirne una più efficace applicazione.

***************

TESTO DEL PROPONENTE

Art. 1
Ricognizione generale degli usi civici

1. La Giunta regionale, mediante un Piano straordinario di accertamento demaniale, provvede alla ricognizione generale degli usi civici esistenti sul territorio regionale e all’individuazione su cartografia aggiornata di dati e accertamenti già esistenti riportati su cartografie antiche.

2. A tal fine in deroga alle disposizioni di cui alla legge regionale 14 marzo 1994, n. 12 (Norme in materia di usi civici. Modifica della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1 concernente l’organizzazione amministrativa della Regione sarda), ed in via straordinaria al fine di superare i limiti e le incongruenze legate alle procedure di accertamento già decretato delle terre gravate da uso civico, i comuni sono delegati, entro tre mesi dalla data di approvazione della presente legge e con le procedure per l’adozione e l’approvazione dei piani di valorizzazione di cui all’articolo 9 della legge regionale n. 12 del 1994, alla ricognizione generale degli usi civici esistenti sul proprio territorio.

3. A tal fine i comuni, oltre a documentare il reale sussistere dell’uso civico, possono proporre permute, alienazioni, sclassificazioni e trasferimenti dei diritti di uso civico secondo il principio di tutela dell’interesse pubblico prevalente. Costituiscono oggetto di sclassificazione del regime demaniale civico in sede di ricognizione generale e straordinaria anche i casi in cui i terreni sottoposti ad uso civico abbiano perso la destinazione funzionale originaria di terreni pascolativi o boschivi ovvero non sia riscontrabile né documentabile la originaria sussistenza del vincolo demaniale civico. I comuni, previa intesa fra le parti interessate, possono attuare nell’ambito della ricognizione generale degli usi civici, processi di transazione giurisdizionale a chiusura di liti o cause legali in essere. Per quanto previsto al presente articolo non possono essere assimilate a uso civico le terre pubbliche sottoposte da provvedimenti prefettizi ad assegnazione per finalità sociali.

4. Tutte le risultanze degli accertamenti già decretati che non risultino confermate o coerenti con la documentazione giustificativa del piano di accertamento straordinario di cui al comma 1 decadono con l’approvazione da parte della Giunta regionale, non oltre i tre mesi dalla conclusione delle procedure comunali, del Piano straordinario di accertamento.

Art. 2
Modifiche alla legge regionale n. 20 del 2012

1. All’articolo 1 della legge regionale 12 ottobre 2012, n. 20 (Norme di interpretazione autentica in materia di beni paesaggistici), al comma 1:
a) dopo le parole “norma fondamentale di riforma economico-sociale” sono soppresse le parole “di cui all’articolo 142”;
b) dopo le parole “e successive modifiche ed integrazioni,” sono soppresse le parole “ed in particolare in applicazione di quanto disposto alle lettere a) e b) di detto articolo,”;
c) le parole “alle zone umide” sono sostituite dalle parole “alle citate zone umide tipizzate e individuate ai sensi dell’articolo 134, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), come modificato dall’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 157 (Disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione al paesaggio).”.

Art. 3
Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna (BURAS).

Portoscuso, Capo Altano - Guroneddu

Portoscuso, Capo Altano – Guroneddu

(foto J.I., S.D., archivio GrIG)

  1. Paolo Sommaruga
    luglio 25, 2013 alle 3:52 pm

    un assalto contemporaneo su più fronti. Pazzesco come sia multipartisan, addirittura uno dei proponenti è di SEL.
    Ottimo lavoro di pronta informazione

  2. luglio 25, 2013 alle 4:31 pm

    un ennesimo, pericoloso attacco alle bellezze naturali dell’Isola. come altre volte già detto, gli speculatori ed i tecnici al loro guinzaglio non si fermeranno mai, la battaglia sarà eterna. forza giovani e grazie GrIG!

  3. Michele
    luglio 25, 2013 alle 4:45 pm

    Lungimiranza così breve da essere ridicola. Quanta gente in Sardegna non vede al di là del proprio naso e del proprio tornaconto a breve (brevissimo) termine, condannando una terra a soprusi e chissà quanti scempi futuri…

  4. luglio 25, 2013 alle 5:39 pm

    L’ha ribloggato su Fabio Argiolas.

  5. Michele
    luglio 25, 2013 alle 6:58 pm

    E dopo gli usi civici si rischia l’assalto anche all’Ente Foreste (Disegno di Legge previsto entro 2 mesi), per poter passare da una gestione conservativa delle foreste più antiche della Sardegna (38 % del totale amministrato dall’Ente pari a circa 80 mila ettari) e comunque in generale di tutte le altre foreste amministrate a diverso titolo dall’Ente, che costituiscono sempre il principale nucleo naturalistico della nostra Isola, ad una gestione cosidetta “produttiva” con la scusa di modificare il saldo negativo della gestione pubblica che invece “deve produrre” eliminando gli “sprechi” ovvero i “costi di produzione” che viceversa non rappresentano costi ma fornendo molteplici servizi ambientali (tutela idrogeologica, paesaggistica, dell’aria e dell’acqua, della biodiversità e dai cambiamenti climatici) sono investimenti veri e propri per la società Sarda nel suo complesso che solo un’oculata conservazione delle principali “riserve” forestali della nostra terra può assicurare fermando ogni tipo di speculazione “produttiva”.

  6. luglio 25, 2013 alle 10:44 pm

    sa Arrèxini, 25 luglio 2013
    Attacco agli usi civici e agli stagni: la denuncia del GrIG.
    Il Gruppo di Intervento Giuridico denuncia gli intenti della proposta di legge regionale presentata da un fronte trasversale che minaccia stagni e terreni soggetti a usi civici, per sgomberare il campo a nuove speculazioni immobiliari: http://www.arrexini.info/attacco-agli-usi-civici-e-agli-stagni-la-denuncia-del-grig/

  7. amico
    luglio 26, 2013 alle 8:31 am

    BENISSIMO

  8. Juri
    luglio 26, 2013 alle 11:36 am

    Sta per scadere il tempo e devono consegnare i compiti che gli hanno assegnato prima che suoni la campanella. L’esame è quello di “Tutela dell’interesso privato a discapito di quello pubblico”.
    Ci sono molti talenti in classe e non bisogna deludere.

  9. luglio 29, 2013 alle 3:00 pm

    Deo gratias, qualcuno, in campo politico, che ha qualcosa da dire in proposito.

    da La Nuova Sardegna, 29 luglio 2013
    Uras (Sel): «I terreni pubblici intoccabili»: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/79058_Uras_(Sel)_I_terreni_pubblici_intoccabili.pdf

  10. amico
    luglio 30, 2013 alle 12:18 pm

    LA LEGGE VERGOGNA E’ STATA APPROVATA CON IL VOTO FAVOREVOLE DI TUTTI I GRUPPI. IL NUOVO TESTO E’ QUESTO http://www.consregsardegna.it/XIVLegislatura/Disegni%20e%20proposte%20di%20legge/propleg542.asp A PARTE TUTTI I PROFILI DI ILLEGITTIMITA’ RILEVATI NELL’ARTICOLO VA TENUTO PRESENTE ANCHE CHE SI PONE IN CAPO AD UN ORGANO POLITICO IL POTERE DI ACCERTARE, ATTRAVERSO IL PIANO RICOGNITIVO, RIMESSO INVECE AD UN ORGANO AMMINISTRATIVO CON EVIDENTE VIOLAZIONE DEL PRINCIPIO DELLA

    SEPARAZIONE TRA LE DUE ATTIVITa’. PER NON DIRE CHE SI POSSONO METTERE NEL NIENTE ANCHE GLI ACCERTAMENTI DEI COMMISSARI. CHE SCHIFO

  11. Michele
    agosto 1, 2013 alle 3:32 pm

    Non solo è uno schifo, è uno scandalo! Con pazienza occorrerà aspettare, l’intervento della suprema Corte. Speriamo!

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