Alta velocità fiorentina: sequestri penali di discariche abusive.


Firenze, Campo di Marte, ingresso del tunnel dell'alta velocità ferroviaria

Firenze, Campo di Marte, ingresso del tunnel dell’alta velocità ferroviaria

Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha richiesto in numerose occasioni accertamenti e controlli sul progetto ferroviario “alta velocità” – sottoattraversamento dell’area urbana di Firenze (“nodo di Firenze”) e sul connesso utilizzo delle relative terre da scavo per il recupero ambientale della miniera di S. Barbara (Comuni di Caviglia, AR, e di Figline Valdarno, FI).

La magistratura ha aperto in proposito un procedimento penale.

Ecco uno dei risultati.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

CFS, stemma

CORPO FORESTALE DELLO STATO
Comando Provinciale di Firenze
Piazzale delle Cascine n. 12 – 50100 Firenze
Tel. 055.31.20.51 – Fax 055.36.78.50 – e-mail: cp.firenze@corpoforestale.it
COMUNICATO STAMPA 

SEI INDAGATI PER REATI SULLA NORMATIVA AMBIENTALE ED INTERVENTI EDILIZI NON CONFORMI.
L’indagine è conseguente ad accertamenti effettuati dal personale del Corpo forestale dello Stato sulla TAV, su disposizione della Procura Distrettuale della Repubblica di Firenze e riguarda la gestione illecita, finalizzata al conseguimento di un ingiusto profitto, di ingenti quantitativi di rifiuti speciali. Sono coinvolti anche due dipendenti pubblici.

Firenze, 19 Giugno 2013 – Sessanta uomini del Corpo forestale dello Stato, gestiti dal Comando Provinciale di Firenze, sono impegnati, dall’alba di questa mattina, in sequestri e perquisizioni per un’inchiesta partita dalla Procura Distrettuale di Firenze, coordinata dal Sost. Dott. Giulio Monferini.

Sei indagati, fra questi due funzionari pubblici. I reati contestati comprendono l’art. 110 del Codice Penale e l’art. 260 del D. Lgs 152/2006 per aver in concorso tra loro, al fine di conseguire un ingiusto profitto, gestito ingenti quantitativi pari ad oltre 245.000 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, costituiti da terre e rocce di scavo identificati con CER 170504, provenienti da attività di escavazione condotte da altri soggetti tramite l’allestimento su aree agricole di due impianti di recupero di rifiuti speciali non pericolosi, posti in Comune di Scarperia (FI) loc. “Marticcioli” e “Pian dei Laghi di Sopra”, nonché la realizzazione di opere funzionali agli impianti su aree agricole.

La motivazione era il compimento di interventi di ripristino ambientale o miglioramento agricolo/fondiario in aree dove in realtà tali interventi non erano necessari poiché siti integri e non degradati, determinando così un peggioramento qualitativo dei terreni rispetto alla destinazione urbanistica ed alle caratteristiche ambientali e comunque in violazione dell’autorizzazione.

Inoltre vi è stato un conferimento di quantitativi superiori a quanto autorizzato, come nel caso specifico dell’area di “Marticcioli” dove le attività di deposito e di movimentazione dei rifiuti sono state eseguite su una superficie di 13.250 metri quadrati al di fuori delle aree consentite ed inoltre sull’intera area coinvolta di 26.950 metri quadrati le operazioni sono state condotte in palese difformità dalla relazione geologica.

Viene contestato anche l’art. 10 del DPR n. 380/01 per aver realizzato gli interventi edilizi volti all’allestimento dei due impianti di recupero sopra menzionati e delle strutture a servizio degli stessi (strade ed impianto per la pesatura) in difformità dei permessi per costruire, in quanto i materiali utilizzati e le procedure tecniche per la realizzazione degli interventi non erano conformi a quanto previsto nei titoli abilitativi e negli elaborati tecnico/progettuali allegati agli stessi ovvero in assenza di necessari titoli urbanistico/edilizi in quanto gran parte degli interventi sono stati compiuti su aree dove gli stessi non erano consentiti.
Si è rilevata anche la violazione dell’art. 216 del D. Lgs n. 152/06 per aver gestito i citati impianti di recupero rifiuti mediante spandimento al suolo per uso agricolo, in difformità delle iscrizioni della norma di riferimento, giacché tali iscrizioni prevedevano il rispetto dei titoli urbanistico/edilizi sopra richiamati, circostanza che non avveniva poiché parte dei rifiuti speciali non pericolosi erano stati gestiti su aree ove tali attività non erano consentite e con conferimenti di scarti aventi caratteristiche merceologiche non compatibili con l’autorizzazione all’impianto di recupero quale terreno agricolo da riqualificare.

Firenze, Due Macelli, taglio degli alberi (genn. 2010)

Firenze, Due Macelli, taglio degli alberi (genn. 2010)

(foto E.R., archivio GrIG)

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  1. max
    giugno 24, 2013 alle 7:23 am

    l’italia cade a pezzi sotto ogni profilo; quello che impera e prospera e’ il business illegale in tutte le sue declinazioni.
    vedo 2 possibilita’; o farci commissariare e divenire un protettorato della danimarca, norvegia o anche dell’austria ( purtroppo abbiamo vinto nella grande guerra) o ripristinare i gloriosi comitati di salute pubblica ( rivoluzione francese).
    non siamo un paese ne civile ne maturo e pertanto abbiamo bisogno di un tutore o di chi fa un po’ di pulizia.

  2. francesco
    giugno 24, 2013 alle 12:41 pm

    Sarebbe sufficiente prendere esempio da quello che i nostri antenati hanno lasciato in eredità. Un popolo selvaggio non si riconosce da chi non ha mai visto e conosciuto la”bellezza” è selvaggio quel popolo che avendo visto e conosciuto la bellezza non è stato in grado di mantenerla e imitarla nelle nuove costruzioni.”Cosi recitava Proust”

    • elena romoli
      giugno 24, 2013 alle 5:11 pm

      Sono assolutamente daccordo.. (grazie GrIG!)

  3. giugno 28, 2013 alle 2:59 pm

    qui la comunicazione (26 giugno 2013) della Giunta regionale della Toscana al Consiglio regionale sullo stato dell’arte dell’alta velocità ferroviaria in Toscana: https://docs.google.com/file/d/0B2906hcU0kQhQWpvcjh5RUZqa0U/edit

    _______________________________

    A.N.S.A., 27 giugno 2013
    TAV: FIRENZE; DISSEQUESTRATA LA ‘TALPA’
    E’ LA FRESA PER SCAVARE SOTTOATTRAVERSAMENTO NODO FIORENTINO.

    FIRENZE, 27 GIU – La procura di Firenze ha dissequestrato la cosiddetta talpa, la fresa con cui dovra’ essere scavato il sottoattraversamento fiorentino della Tav. Mesi fa il macchinario era stato sottoposto a sequestro probatorio nell’ambito di un’inchiesta
    sull’opera. La procura di Firenze ipotizza che alcuni componenti della fresa non siano originali e aveva disposto il sequestro disponendo un’ispezione tecnica. L’accertamento e’ stato ultimato – anche se la relazione ancora non e’ stata depositata – e la procura ha cosi’ deciso il dissequestro. Restano i sigilli ai conci (il materiale per i rivestimenti delle gallerie). Nell’indagine, la procura ipotizza anche reati legati allo smaltimento delle terre di scavo.

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    da La Repubblica, FI, 28 giugno 2013
    Dissequestrata la Monna Lisa maxitrivella ferma da mesi. Lo scavo può ricominciare ma Nodavia è in crisi. (Franca Selvatici)

    LA PROCURA di Firenze ha dissequestrato la talpa Monna Lisa, la maxi-trivella che deve scavare il tunnel di sette chilometri dell’alta velocità ferroviaria sotto l’abitato di Firenze, da Campo di Marte a Castello. La mastodontica fresa dipinta di viola in onore alla città, che nei progetti deve perforare il sottosuolo di Firenze a 25 metri di profondità e al ritmo di 15 metri al giorno, era stata sottoposta a sequestro probatorio il 17 gennaio scorso nell’ambito dell’inchiesta sui lavori Tav condotta dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei e dai carabinieri del Ros. Restano invece sotto sequestro i conci di cemento armato destinati al rivestimento della galleria sotterranea, ritenuti inidonei a resistere alle alte temperature in caso di incendio.
    Nel corso delle indagini, una serie di intercettazioni aveva fatto seriamente dubitare che la maxi trivella fosse in grado di scavare correttamente e in sicurezza il tunnel sotterraneo. Erano gli stessi amministratori, funzionari e tecnici della Seli a temerlo. Dicevano, con grande preoccupazione, che le guarnizioni interne non erano quelle originali dei fornitori ufficiali Merkel e Lovat, che erano più strette e che perdevano. «Come facciamo il primo metro piscia, questa macchina ». «Sono guarnizioni di m…», che «fanno cacare» e «non sono mai state provate a pressioni vere di scavo». Con quelle guarnizioni — sostenevano i tecnici intercettati — la fresa «ha sempre fallito». Per questa ragione la procura ha ipotizzato il reato di frode in pubbliche forniture a carico di Aristodemo Busillo e DIi Dario Vizzino, rispettivamente amministratore e tecnico della Seli, la società che ha fornito la trivellona. E per questo i pm hanno disposto una ispezione tecnica. Che adesso è stata ultimata. La relazione del consulente non è stata ancora depositata. Sembra tuttavia che sia stata confermato l’utilizzo di guarnizioni interne non originali, mentre non ci sarebbe la certezza riguardo alle perdite di oli idraulici e lubrificanti temute dai tecnici Seli. In ogni caso, poiché il sequestro era stato disposto a fini probatori, la trivella è stata restituita alla società. E a questo punto potrebbe cominciare a scavare il tunnel se Nodavia, il contraente generale del progetto del passante fiorentino della Tav, non fosse al momento alle prese con una grave crisi finanziaria che l’ha indotta a chiedere l’ammissione al concordato preventivo.
    Sono ancora in corso, invece, le prove sui conci di rivestimento del tunnel, anelli prefabbricati in cemento armato che per legge devono contenere una adeguata percentuale di fibre di polipropilene per scongiurare, in caso di incendio, la frantumazione esplosiva (o spalling) del calcestruzzo. Le intercettazioni hanno documentato sia il proposito di ridurre di parecchio la percentuale di fibre, sia il tentativo da parte di Seli di taroccare i risultati delle prove di fuoco eseguite a Lipsia, definiti dal loro stesso tecnico «devastanti».
    Nell’inchiesta sul tunnel Tav sono indagate 31 persone, fra amministratori e dirigenti di Italferr, Rfi, Nodavia e Seli, funzionari e consulenti dei ministeri dell’ambiente e delle infrastrutture e delle autorità di vigilanza. Diversi i filoni dell’inchiesta: dai reati ambientali legati allo smaltimento delle terre di scavo, alla sicurezza, all’aumento dei costi dell’appalto. Ipotizzati numerosi reati, fra cui la associazione a delinquere, la truffa aggravata, la frode in pubbliche forniture, la corruzione e il traffico di rifiuti.

  4. giugno 28, 2013 alle 6:12 pm

    riceviamo e pubblichiamo volentieri.

    Tav, De Zordo: “Politica responsabile. Impensabile cominciare a scavare”.
    “Il dissequestro della talpa non risolve i problemi, tutte le domande aperte dall’inchiesta sono ancora senza risposta”.

    Nell’inchiesta sul tunnel Tav sotto Firenze sono indagate ben 31 persone, fra amministratori e dirigenti di Italferr, Rfi, Nodavia e Seli, funzionari e consulenti dei ministeri dell’ambiente e delle infrastrutture e delle autorità di vigilanza.

    I filoni dell’inchiesta sono molteplici. Si va dai reati ambientali legati allo smaltimento delle terre di scavo, alla sicurezza, all’aumento dei costi dell’appalto. Le ipotesi di reato sono associazione a delinquere, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture, corruzione e traffico di rifiuti. Un pessimo inizio per una pessima opera pubblica che, anche se fosse realizzata a regola d’arte, non porterebbe alcun beneficio ma solo impatti ambientali e sperpero di denaro pubblico in quantità incalcolabile.

    Un quadro inquietante che pone interrogativi a cui ancora non è stata data alcuna risposta: la fresa è stata dissequestrata semplicemente perché il sequestro doveva servire per una ispezione tecnica, che è ultimata. Ma la relazione ancora non è stata ancora consegnata: dalle intercettazioni emergono i dubbi degli stessi operatori in merito alla possibilità della macchina di reggere lo scavo, con gravi rischi anche per la sicurezza dei lavoratori. In teoria, la “talpa” potrebbe anche cominciare a scavare.

    Ecco, ci auguriamo proprio che questo non accada: la sicurezza dei cittadini, dei lavoratori e del territorio non può esser garantita da soggetti su cui gravano ipotesi di reto così gravi. E anche i pasdaràn del doppio tunnel non potranno assumersi la responsabilità, tutta politica a questo punto, di far partire lavori realizzati da chi, come Nodavia, o Seli, ha più di una risposta da dare sulla regolarità dei comportamenti, sull’accuratezza della preparazione di cantieri così delicati, sul rispetto di tutte le normative ambientali e di sicurezza.

    Ornella De Zordo, consigliere comunale perUnaltracittà – lista di cittadinanza, Firenze

  5. giugno 30, 2013 alle 1:28 pm

    L’ha ribloggato su Fabio Argiolas.

  6. settembre 16, 2013 alle 11:50 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 16 settembre 2013
    Tav Firenze: arresti domiciliari per Lorenzetti (Pd), ex presidente dell’Umbria.
    L’esponente democratica accusata in veste di presidente di Italferr (Fs).Corruzione, associazione a delinquere e abuso d’ufficio i reati ipotizzati. “Rischio di reiterazione del reato”. Nell’ordinanza del gip l’accusa di aver ottenuto favori per il marito nei lavori di riscostruzione dell’Emilia colpita dal terremoto: “Corruzione circolare per scambiarsi vantaggi”. Il legale:”Nessun beneficio”. Il ruolo dei Casalesi nello smaltimento dei detriti. Dal gip interdizione ai dirigenti di Coop7. (Sara Frangini): http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/16/tav-firenze-arresti-domiciliari-per-lorenzetti-ex-presidente-dellumbria/712718/

  1. luglio 27, 2013 alle 10:09 am

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