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La Camera dei Deputati dice “no” a questo tracciato del gasdotto appenninico!


Appennino, boschi dell'Umbria

L’VIII Commissione permanente “Ambiente” della Camera dei Deputati ha approvato il 26 ottobre 2011 all’unanimità la risoluzione n. 7/00518 presentata il 15 marzo 2011 (prima firmataria on. Raffaella Mariani, P.D.) che impegna il Governo alla modifica del tracciato del gasdotto appenninico “Rete Adriatica”, già oggetto di svariate azioni legali ecologiste.

Un bel passo avanti per le ragioni della salvaguardia della natura e dei contesti economico-sociali interessati.

Gruppo d’Intervento Giuridico

Risoluzione in Commissione 7-00518

presentata da

RAFFAELLA MARIANI
martedì 15 marzo 2011, seduta n. 449
La VIII Commissione,

premesso che:

la Snam ReteGas Spa ha presentato nel marzo 2004 un progetto volto alla realizzazione di un metanodotto denominato «Rete Adriatica» della lunghezza complessiva di687 chilometri, lungo un unico tracciato che va da Massafra (provincia di Taranto) fino a Minerbio, (provincia di Bologna), attraversando dieci regioni, tre parchi nazionali, uno regionale ed oltre venti siti di rilevanza comunitaria;

l’opera è stata concepita riferendosi ad un ampio quadro programmatico volto a potenziare la capacità di trasporto lungo le dorsali, nella previsione di nuovi approvvigionamenti di gas dal Caucaso, dal Mar Caspio e in genere dal Medio Oriente con i gasdotti ITGI o Poseidon (Interconnessione Turchia-Grecia-Italia) dell’Edison, con il TAP (trans adriatic pipeline) della Svizzera Elg e con il South Stream della joint venture Eni-Gazprom al fine di rafforzare il ruolo di hub della società e dell’Eni, come rivenditore di gas a Paesi terzi del centro Europa;

simulazione lavori gasdotto, Studio Newton

attualmente il fabbisogno di gas in Italia è di circa 85 miliardi di metri cubi l’anno, mentre le infrastrutture esistenti hanno una capacità di 107 miliardi di metri cubi annui;

la costruzione del metanodotto, secondo i documenti prodotti dalla società Snam per gli studi di impatto ambientale, si sviluppa in cinque lotti funzionali: il metanodotto Massafra-Biccari, il metanodotto Biccari-Campochiaro, il metanodotto Sulmona-Foligno, il metanodotto Foligno-Sestino e il metanodotto Sestino-Minerbio;

il tratto compreso tra Foligno e Sestino lungo 113,7 chilometri, che è in fase autorizzativa, secondo quanto disposto dal Ministero dello sviluppo economico con decreto ministeriale del 21 ottobre 2010, al 1o gennaio 2011, prevede il passaggio attraverso il territorio di numerosi comuni umbri e marchigiani compresi nella fascia appenninica: Foligno, Nocera Umbra, Gualdo Tadino, Gubbio, Pietralunga, Città di Castello, Apecchio, Mercatello sul Metauro e Borgo Pace;

la direttiva n. 85/337/CEE e n. 97/11/CE e la giurisprudenza comunitaria (Corte di giustizia CE, sezione II, 28 febbraio 2008, causa C-2/07) sanciscono l’obbligo di una valutazione di impatto ambientale (VIA) di tipo complessivo, che tenga conto dell’effetto cumulativo dei progetti frazionati;

il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 agli articoli 4 e seguenti stabilisce che i piani o programmi che possono avere effetti sensibili sull’ambiente devono essere sottoposti a preventivo e vincolante procedimento di valutazione ambientale strategica (VAS) in applicazione della direttiva n. 42/2001/CE, che disciplina l’obbligo di applicazione della procedura e della direttiva n. 92/43/CEE, che riguarda la salvaguardia degli habitat naturali;

Capriolo (Capreolus capreolus)

la Snam Rete Gas Spa ha presentato cinque VIA parziali anziché un unico procedimento di valutazione di impatto ambientale – qualora l’impianto sia considerato quale «opera» unitaria – ovvero un preventivo e vincolante procedimento di valutazione ambientale strategica (VAS) – qualora lo stesso sia preso in considerazione quale «piano» o «programma»;

alla luce delle caratteristiche del progetto e della sua rilevanza, appare irragionevole la decisione di procedere attraverso una serie di procedure di valutazione di impatto ambientale (VIA) parziali e minimali;

la strada seguita da Snam Rete Gas Spa sino ad ora, sembra essere il tentativo ad evitare la valutazione ambientale strategica e la valutazione di impatto ambientale unica, in palese violazione delle disposizioni comunitarie e nazionali che impongono la valutazione complessiva degli interventi proposti come interpretato dalla giurisprudenza comunitaria e da quella amministrativa nazionale;

in data 7 ottobre 2010la Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale VIA e VAS del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha espresso parere favorevole riguardo alla compatibilità ambientale di un solo troncone progettuale, il tratto di metanodotto Sulmona-Foligno e la centrale di compressione di Sulmona, parere richiesto dal proponente Snam Rete Gas S.p.A;

nello stesso, la commissione pone come condizione che si ottemperi a numerose prescrizioni che appaiono contraddittorie rispetto alla stessa espressione del parere favorevole, e rileva che l’impianto si troverebbe ad attraversare territori ad elevata pericolosità sismica, «sia dal punto di vista della frequenza di eventi che dei valori di magnitudo»;

in data 7 marzo 2011 il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha pubblicato il decreto VIA del tratto Sulmona-Foligno sopra citato;

diversi enti territoriali interessati hanno altresì espresso il loro parere negativo in proposito;

è grave l’assenza di una valutazione sull’impatto complessivo di una struttura che interessa dieci regioni del Paese e che ha una indubbia valenza strategica;

avverso tale progetto, in data 25 giugno 2010 è stato presentato ricorso ex articolo 226 trattato CE alla Commissione europea da amministrazioni pubbliche (province di Pesaro-Urbino e di Perugia, comunità montana Catria e Nerone, comune di Gubbio, comune di Città di Castello e comune dell’Aquila), associazioni ecologiste, e oltre un migliaio di cittadini di varie parti d’Italia (in particolare delle regioni maggiormente colpite Marche, Umbria e Abruzzo) che si sono preoccupati della rischiosità del progetto; la Commissione europea ha già aperto una procedura di accertamento;

le ragioni del passaggio sull’asse appenninico sembrano essere dettate solo da interessi economici della società poiché le spese di servitù del passaggio sono più basse rispetto la costa;

la grande opera poterà guadagni alla Snam e profitti ai privati, i costi ambientali ed economici delle ambizioni della Snam invece, li sosterranno le comunità dell’Appennino;

un’azienda privata, la British Gas, si occuperà della distribuzione del metano, senza alcuna apparente ricaduta né contropartita per i territori interessati dal passaggio del condotto,

impegna il Governo

ad assumere tutte le iniziative di competenza, anche dopo un necessario approfondimento attraverso un tavolo tecnico, ed in accordo con le amministrazioni interessate, per disporre la modifica del tracciato ed escludere la fascia appenninica al fine di evitare, sia gli alti costi ambientali che deriverebbero, sia l’elevato pericolo per la sicurezza dei cittadini dovuto al rischio sismico che metterebbe a dura prova la vulnerabilità del metanodotto.

(7-00518)
«Mariani, Lolli, Vannucci, Verini».

Apecchio, crinale appenninico

(foto S.L., A.C., S.D., archivio GrIG)

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  1. novembre 2, 2011 alle 6:24 pm

    il Consiglio fregionale dell’Umbria fà come Ponzio Pilato…

    dal sito web istituzionale del Consiglio regionale dell’Umbria, 2 novembre 2011

    Nella seduta odierna della Seconda Commissione consiliare, presieduta da Gianfranco Chiacchieroni si è nuovamente parlato del metanodotto Brindisi-Minerbio il cui tracciato interesserà una parte significativa del territorio umbro. All’ordine del giorno gli approfondimenti relativi ad una mozione a firma dei consiglieri Dottorini e Brutti (Idv), Goracci e Stufara (Prc-Fds) che sollecita l’Esecutivo di Palazzo Donini a intervenire presso il Ministero e la Snam Rete gas per ottenere la revisione del progetto, chiedendo anche conto del perché non sono state prese in esame possibili soluzioni alternative. E se per l’assessore regionale Rometti, presente alla riunione, la sede decisiva sarà quella della Conferenza Stato-Regioni dove ha assicurato che verrà valutata attentamente “la possibilità di intervenire ulteriormente per migliorare il tracciato proposto”, per Goracci è auspicabile, come ha già chiesto il Consiglio regionale abruzzese e la Commissione Ambiente della Camera, di attivare un tavolo utile ad individuare un tracciato alternativo a quello previsto. Per Nevi (PdL) si tratta di “un nuovo scontro all’interno di una maggioranza che non sta più in piedi e che mette a rischio, come in questo caso, lo sviluppo dell’Umbria e dell’Italia”.

    (Acs) Perugia, 2 novembre 2011 – “Seguire l’esempio del Consiglio regionale dell’Abruzzo affinché venga istituito un apposito tavolo tra tutti i soggetti interessati per l’individuazione di un tracciato del metanodotto alternativo a quello della dorsale appenninica”. È questo in sostanza quanto ha ribadito oggi in Seconda Commissione, Orfeo Goracci (Prc-Fds), firmatario insieme al suo collega di partito Damiano Stufara e ai consiglieri dell’Idv, Oliviero Dottorini e Paolo Brutti(primi firmatari), di una mozione con la quale, principalmente, si chiede di impegnare l’Esecutivo di Palazzo Donini a intervenire presso il Ministero competente e la Snam Rete gas per ottenere la revisione del progetto chiedendo anche conto del perché non sono state prese in esame possibili soluzioni alternative, anche in considerazione di corridoi infrastrutturali già esistenti. L’auspicio contenuto nell’atto riguarda anche la convocazione di una seduta straordinaria della Conferenza Stato-Regioni dove poter dar luogo ad approfondimenti sul progetto in questione.
    La mozione, approdata nelle settimane scorse in Aula e rimandata nuovamente in Commissione per ulteriori approfondimenti sul progetto, ha visto stamani la presenza a Palazzo Cesaroni dell’assessore regionaleSilvano Rometti il quale ha ribadito come “la Giunta ha già espresso la propria posizione attraverso una precisa delibera nella quale è stato tenuto conto dell’iter che ha seguito il progetto e che ha attraversato tutta la scorsa legislatura dove è stato dato luogo ad un confronto diretto con il territorio e quindi con i vari Comuni interessati. Di questo – ha rimarcato Rometti – dobbiamo tenerne conto riservandoci tuttavia piena libertà di azione in merito al nostro parere sull’opera che siamo tenuti a dare in sede di Conferenza Stato-Regioni, la sede cioè chiamata ad autorizzare in maniera definitiva il progetto. E sarà proprio lì – ha assicurato l’assessore – che esprimeremo il nostro parere dopo aver sentito quello delle altre Regioni interessate dal tracciato con le quali continuo a mantenere contatti costanti. Certamente valuteremo la possibilità di intervenire ulteriormente per migliorare il tracciato proposto”.
    Per dichiarandosi disponibile a ragionare “di eventuali modifiche al tracciato che possano eliminare particolari problemi”, il capogruppo del Pdl, Raffaele Nevi ha sottolineato come la sua parte politica “non sia ideologicamente contraria all’opera. Per l’ennesima volta – ha osservato -, su un tema importante e delicato come questo notiamo un nuovo scontro all’interno della maggioranza fra Rifondazione comunista e il Pd e la Giunta regionale, a dimostrazione che anche su questo tema, come in altri, questa maggioranza non sta più in piedi, mettendo a rischio lo sviluppo dell’Umbria e, in questo caso, dell’Italia”.
    “Riunione non entusiasmante” l’ha definita Orfeo Goracci perché “dopo quanto approvato dall’Abruzzo e in Commissione Ambiente della Camera dei deputati, che hanno invitato tutti i soggetti interessati all’opera ad attivare un tavolo utile ad individuare un altro tracciato, credevo che l’Umbria, nelle sue componenti, a partire da quelle di Governo, avesse una strada più facilitata. Continuo a non capire l’utilità di questa opera devastante per il territorio e il motivo per il quale ci si chiuda senza volere, in maniera serena e tranquilla, aprire a soluzioni alternative e possibili riguardo al tracciato. Vedremo se, attraverso contatti più diretti e ravvicinati all’interno della maggioranza sia possibile trovare un punto di caduta. Al momento il giudizio sulla gestione della vicenda non è positivo”.
    Sul passaggio di questa infrastruttura in una parte del territorio regionale ha espresso contrarietà, attraverso la presentazione di una specifica mozione, anche il capogruppo della Lega Nord, Gianluca Cirignoni che anche oggi ha ribadito la necessità di prendere in considerazione altri tracciati “dove l’opera avrebbe minore impatto, come già previsto per altri gasdotti, opere per le quali sono stati raddoppiati tracciati sulla stessa linea e fatti passare sotto il mare”. Il capogruppo leghista ha quindi fatto sapere di voler presentare una interrogazione a risposta scritta con la quale chiederà alla Giunta regionale se verranno previste misure compensative ed indennizzi, che non siano soltanto quelli riguardanti la risistemazione della ferita procurata al territorio, per i comuni interessati dal passaggio dell’infrastruttura. L’opera – ha rilevato ancora l’esponente del Carroccio – non è strategica per l’Umbria, ma per portare il gas da altre parti. Per questo è importante sapere, anche per valutare l’operato della Giunta, se sul piatto ci saranno misure compensative per il territorio”.
    Nel corso della discussione, Lamberto Bottini (PD) ha sottolineato l’importanza di approfondire il passaggio del tracciato nel territorio umbro senza mettere, tuttavia, in discussione l’opera. “É importante – ha detto – individuare il migliore tracciato possibile all’interno della discussione che avrà luogo nella Conferenza Stato-Regioni”. AS/as

  2. gennaio 23, 2013 alle 9:07 pm

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  3. gennaio 23, 2013 alle 9:08 pm

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  1. novembre 7, 2011 alle 4:15 pm

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