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Condanna penale per abusi edilizi a Carloforte.


Carloforte, campagna in fiore

 

 

Il Tribunale penale di Cagliari (presidente Massimo Poddighe), su richiesta del pubblico ministero Emanuele Secci, ha condannato Andrea Masala e Raffaele Grosso, funzionari del Comune di Carloforte (1 anno e 8 mesi di reclusione, con la condizionale), Maria Chiara Masnata e Dino Ferrando (titolari della SDM s.r.l., 1 anno e 6 mesi, con la condizionale), Sergio Conte (direttore dei lavori, 1 anno e 6 mesi, con la condizionale), Domenico Tavella (titolare degli immobili, 1 anno e 2 mesi, con la condizionale) per la realizzazione abusiva di parte di un piccolo hotel in località Spagnole-Bellavista, in Comune di Carloforte (CI).

E’ stata comminata anche l’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena per i funzionari comunali e, soprattutto, la demolizione degli abusi edilizi realizzati e il ripristino ambientale.

La vicenda è sorta dall’inoltro alle amministrazioni pubbliche e alla magistratura competenti di una specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti (3 marzo 2007) da parte delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, a cui era seguito il sequestro penale (26 ottobre 2007) da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari eseguito dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale.

Con deliberazione n. 17 del 6 luglio 2001 il Consiglio comunale di Carloforte aveva autorizzato il rilascio della concessione edilizia per “lavori di trasformazione di un fabbricato rurale in un punto ristoro con zona ristorante all’aperto”, con successiva deliberazione n. 23 del 15 maggio 2003 aveva autorizzato in deroga degli standards urbanistici (art. 17 del regolamento edilizio allora vigente) la realizzazione di n. 8 nuovi fabbricati per n. 20 posti letto. In seguito (nota n. 9471 del 13 novembre 2003) l’Assessorato reg.le P.I. BB.CC. – Servizio tutela del paesaggio di Cagliari aveva rilasciato il nullaosta paesaggistico. Con la concessione edilizia n. 105 del 20 dicembre 2005 venivano definitivamente assentiti i lavori in progetto, con inizio dei lavori entro un anno ed agibilità entro i tre anni successivi.

Secondo gli accertamenti di magistratura e polizia giudiziaria, i lavori sono risultati difformi, in violazione di normative di tutela paesaggistica e privi della necessaria valutazione di incidenza ambientale. Da lì il procedimento penale ora conclusosi.

Carloforte, Stagno e miniera della Vivagna

L’intera Isola di San Pietro è tutelata con specifico vincolo paesaggistico e dal piano paesaggistico regionale (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), nonché dalla presenza di sito di importanza comunitaria – S.I.C. e zona di protezione speciale – Z.P.S. (Rete Natura 2000, direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna, la flora).  Ora vi sono le migliori opportunità per una corretta gestione del territorio, anche grazie alla presenza di un ampio demanio civico (legge n. 1766/1927, legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.) e di un importante progetto di sviluppo sostenibile (“Isola ecologica del Mediterraneo”), ma rimane da fare la massima chiarezza sugli effetti dell’inquinamento di origine industriale (polo industriale di Portovesme) e il più fermo contrasto all’abusivismo edilizio.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

 

Carloforte, centro storico visto dal mare

da La Nuova Sardegna, 28 ottobre 2011

Abusi a Bellavista: sei condanne.  Le pene più pesanti per due funzionari del Comune di Carloforte. Hotel costruito con concessioni illegali contro le norme paesaggistiche. Mauro Lissia

CAGLIARI. Abuso d’ufficio, violazione delle norme paesaggistiche e abuso edilizio: con queste accuse il tribunale presieduto da Massimo Poddighe ha condannato due funzionari del comune di Carloforte, Andrea Masala (34 anni) e Raffaele Grosso (47) a un anno e otto mesi di reclusione con la condizionale. Per i giudici hanno avallato la costruzione di un piccolo hotel nella località Spagnole-Bellavista malgrado l’edificio fosse difforme dal progetto e in contrasto con le norme. Condannate, sempre con la condizionale, altre quattro persone ma solo per i reati legati al paesaggio e gli abusi edilizi: il socio della Sdm srl Dino Ferrando (44 anni) e il legale rappresentante della stessa società Maria Chiara Masnata (71) e il direttore dei lavori Sergio Conte (61) a un anno e mezzo di carcere, il proprietario Domenico Tavella (50) a un anno e due mesi. Il tribunale, che ha in sostanza accolto le richieste del pm Emanuele Secci, ha disposto l’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena nei confronti dei funzionari comunali, la demolizione dell’edificio abusivo e il ripristino dei luoghi. I fatti al centro del processo risalgono alla primavera del 2007, quandola Guardia Forestale chiese e ottenne il sequestro dell’hotel irregolare. Le parti dell’immobile realizzate risultavano infatti difformi dal progetto approvato e le autorizzazioni concesse dal Comune non erano in linea con le norme paesaggistiche: l’area è infatti vincolata e fa parte di un’area Sic di massima protezione. Non solo: mancava agli atti la valutazione d’impatto ambientale, obbligatoria in casi come questo. Da quell’indagine partì un procedimento penale condotto dal pm Andrea Massidda che si è concluso ieri mattina alla seconda sezione del tribunale con la condanna dei tutti gli imputati, che erano difesi dagli avvocati Guido Manca Bitti e Cesare Rombi.

 

ed ecco un altro caso, sempre a Carloforte.

da L’Unione Sarda, 22 giugno 2012

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. Michelino
    ottobre 28, 2011 alle 6:56 PM

    E adesso cosa rispondono gli accusati?
    Si sentono ancora così tanto legati all’ambiente dopo il loro scempio?
    Bravi bravi bravi.

  2. Gregorio
    ottobre 29, 2011 alle 12:34 am

    Aspettiamo prima di aprire il patibolo,la legge dice che solo dopo la cassazione uno è colpevole.
    A me queste storie non piacciono per niente,ma neanche mettere i mostri in prima pagina è una cosa giusta,perchè se poi non sono dei mostri sono rovinati per tutta la vita.

    • ottobre 29, 2011 alle 3:04 PM

      qui non ci sono “mostri in prima pagina”, nemmeno toni apocalittici o denigratori, ci sono semplicemente fatti.
      C’è un accertamento da parte della magistratura, non definitivo, se sarà inoltrato ricorso in appello.
      Non possiamo, però, attendere la sentenza definitiva o “santa prescrizione” per parlarne.
      O no?

      • Gregorio
        ottobre 29, 2011 alle 10:10 PM

        Io non dico che il Gruppodin ha dato una notizia distorta o esagerata,anzi mi sembra che sia stata molto asciutta e sintetica senza commenti com’è giusto prima della sentenza definitiva.
        Parlavo in generale che credo sia una cosa buona e giusta attendere la fine del procedimento,perchè come sappiamo bene,le sentenze possono cambiare e allora è difficile rimediare ai danni umani fatti alla gente.
        Chi sbaglia è giusto che paghi,ma che la condanna sia emessa secondo la legge e non in altro modi.

  3. fabio
    ottobre 29, 2011 alle 1:26 PM

    speriamo buttino giu tutto … cosi da essere d’esempio.

  4. ottobre 29, 2011 alle 3:01 PM

    domanda: come funziona il “ripristino ambientale”? l’ambiente deturpato tornerà davvero come prima? grazie

    • ottobre 29, 2011 alle 3:10 PM

      nell’esecuzione degli ordini di ripristino ambientale il condannato è tenuto a rivolgersi alle amministrazioni pubbliche competenti per l’adozione di uno specifico progetto di recupero (es. Corpo forestale e di vigilanza ambientale).
      In questi casi, in genere, si svolge un c.d. incidente di esecuzione (artt. 665 e ss. c.p.p.), nel quale il giudice che ha emesso la sentenza definitiva indica le modalità di esecuzione della medesima.
      In caso di inottemperanza del condannato, provvede il pubblico ministero (Procura della Repubblica) – mediante l’ausilio del Genio militare per le demolizioni e del Corpo forestale e di vigilanza ambientale per il ripristino – e le spese sono addebitate ai trasgressori.

  5. fabio
    ottobre 29, 2011 alle 4:11 PM

    basta dare l’esempio fermo e sicuro un pò di volte e l’abusivismo verrebbe subito ridotto di molto … ma col metodo “all’italiana” tra cassazioni e tutto passano 20 anni e poi non si sa mai … per ora i manufatti sono li … io non ho ancora visto con i miei occhi ad oggi buttar giu nulla ! aspetto che avvenga prima o poi succederà lo so !

  6. ottobre 29, 2011 alle 5:28 PM

    da L’Unione Sarda, 29 ottobre 2011
    Carloforte. Per un albergo in località Spagnole-Bellavista. Abuso edilizio: sei condanne.

    La realizzazione dell’hotel da venti posti in località Spagnole-Bellavista, a Carloforte, non era conforme alle norme urbanistiche e paesaggistiche: a questa conclusione sono arrivati i giudici della seconda sezione del Tribunale di Cagliari che, mercoledi mattina, hanno condannato sei persone a pene che variano da un anno e 2 mesi di reclusione a un anno e 8 mesi. Si tratta di Dino Ferrando, 44 anni, Maria Chiara Masnata, 71 anni, socio e legale rappresentante della Sdm srl, azienda committente, Sergio Conte, 61 anni, progettista (tutti difesi dall’avvocato Guido Manca Bitti e condannati a un anno e 6 mesi), Andrea Masala e Raffaele Grosso, 34 e 47 anni, rispettivamente responsabile area tecnica e responsabile del procedimento del Comune di Carloforte, un anno e 8 mesi; Domenico Tavella, 50 anni, assuntore dei lavori, un anno e 2 mesi, difesi dagli avvocati Cesare Rombi e Pietro Vitiello.
    I Reati. Il collegio, presieduto dal giudice Massimo Poddighe, accogliendo le richieste del pm Gaetano Porcu, li ha ritenuti responsabili dio violazioni in materia edilizia e paesaggistica, mentre i due funzionari comunali anche di abuso d’ufficio. Un reato, quest’ultimo, che si è configurato nel momento in cui sono state rilasciate alcune concessioni edilizie in zona gravata da vincolo paesaggistico, nonchè in area boscata e sottoposta a Sic, omettendo di sottoporre l’opera a valutazione di incidenza ambientale, procurando un vantaggio ai committenti.
    L’esposto. Si è chiuso così il procedimento di primo grado (scontata la presentazione del ricorso in Appello) che prese il via dopo la presentazione di un esposto, nel marzo del 2007, da parte delle associazioni Gruppo d’intervento giuridico e Amici della terra. Nel giro di qualche mese la Procura riscontrò le violazioni e dispose il sequestro dell’area, mentre i lavori erano ancora in corso. (C.S.)

  7. Nora Gugume
    ottobre 30, 2011 alle 1:44 PM

    Una riflessione a braccio . Carloforte è un piccolo gioiello,in tutti i sensi.Per l’ambiente,per
    le sue tradizioni, per la laboriosità ,l’intraprendenza e la simpatia dei suoi abitanti.
    Personalmente mi capita spesso di sostenere e proporre il modello”Carloforte” per il nostro
    futuro turistico . Io abito un Comune ,sempre nel Sud-Sardegna, che sostiene altri modelli
    turistici ove gli abitanti dopo aver ceduto i loro beni ambientali ai soliti masnadieri ,sono relegati a umili ruoli e spesso pesantamente sfruttati. Modello fragile che spesso esplode con i caprici del mercato.
    Stiano quindi attenti i Carlofortini a proteggere l’unicità del loro ambiente e le loro preziose tradizioni. Sono esse che consentono agli abitanti dell’isola il ritorno economico valido.

  8. salvatore
    ottobre 30, 2011 alle 7:24 PM

    E quando tocca a Calasetta?

    • Gregorio
      novembre 3, 2011 alle 7:49 am

      A Calasetta c’è una giunta intelligente e un Sindaco preparato

  9. novembre 4, 2011 alle 2:42 PM

    e qui un nuovo caso, a Pula (CA).

    da La Nuova Sardegna on line, 4 novembre 2011
    Nel paradiso del golf venticinque ville abusive.
    Inchiesta della procura sulle costruzioni a Is Molas Medau (Pula). Le ville sarebbero registrate come ricoveri per attrezzi. (Mauro Lissia): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/11/04/news/nel-paradiso-del-golf-venticinque-ville-abusive-5235641

  10. Federico Mallus
    novembre 15, 2011 alle 5:05 PM

    Egregio dott. Deliperi, mi sa dire se per caso se il famigerato Andrea Masala da Carloforte è lo stesso funzionario che nei mesi scorsi, proveniente dal Comune di Maracalagonis, è stato arruolato con mobilità dal sindaco Mauro Contini come dirigente dell’assessorato ambiente del comune di Quartu S.Elena (!!). Le faccio questa domanda dopo avere letto il documento che troverà qui: http://www.comune.maracalagonis.ca.it/dati/calendarioeventipdf/638_0.pdf, dove per l’appunto vi è un riferimento alla provenienta del Masala da Carloforte. Se è così, che valore dobbiamo dare alla condanna dell’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena? Grazie

    • novembre 15, 2011 alle 5:16 PM

      non lo so. L’interdizione – come tutte le previsioni del dispositivo di una sentenza – scatta con il passaggio in giudicato della medesima sentenza.
      Stefano Deliperi

  11. dicembre 21, 2011 alle 9:57 PM

    da L’Unione Sarda on line, 21 dicembre 2011
    La cabina elettrica si trasforma in villa. Denunciato un milanese a Carloforte. (http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/247223)

    Un uomo di 57 anni, residente a Milano, è stato denunciato dai Carabinieri della Stazione di Carloforte per reati in danno del patrimonio paesaggistico. Secondo l’accusa, in qualità di committente, avrebbe fatto trasformare uno stabile adibito a centrale elettrica in una vera e propria villetta.
    L’abuso è stato compiuto, secondo la ricostruzione fornita dal comandante della Compagnia Carabinieri di Carbonia, cap. Giuseppe Licari, avrebbe incaricato un’impresa di trasformare uno stabile di sua proprietà in località “Becco” a Carloforte per la quale aveva ottenuto una licenza che consentiva la manutenzione. I lavori invece, avrebbero trasformato l’ex centrale elettrica, che sorge in un’area sottoposa a vincoli paesaggistici, in una casa residenzale attraverso la modifica degli spazi interni. La costruzione è stata posta sotto sequestro.

  12. dicembre 22, 2011 alle 2:43 PM

    da La Nuova Sardegna, 21 dicembre 2011
    Una casa dentro la cabina elettrica, denunciato un turista milanese.

    CARLOFORTE. Cucina, bagno e sala da pranzo, compreso uno sgabuzzino da usare come ripostiglio. Era riuscito a trasformare una vecchia centrale elettrica alla periferia del paese in una vera e propria casa, una specie di villetta in località Becco, con vista mare.
    Ma il piano di un turista milanese – Z. F. 57 anni – non è sfuggito ai carabinieri della stazione di Carloforte, che hanno eseguiti le verifiche di legge e scoperto che era stata modificata in pieno la destinazione d’uso dell’immobile, adibito a centrale elettrica, con un notevole incremnento dei volumi dell’abitazione.
    I carabinieri di Carloforte dopo lunghe indagini e verifiche hanno riscontrato in particolare una lunga serie di abusi edilizi in quel fabbricato ed hanno denunciato il proprietario all’autorità giudiziaria. La centrale elettrica era stata modificata sia all’interno che all’esterno nonostante l’area fosse sottoposta a vincolo paesaggistico e storico.
    Il fabbricato è stato posto sotto sequestro e per l’intraprendente turista milanese, evidentemente un amante dell’isola di San Pietro, adesso sono guai. Mai più vacanze in villa al Becco. (ea)

  13. Dino
    gennaio 2, 2012 alle 11:29 am

    ” I fatti al centro del processo risalgono alla primavera del 2007, quandola Guardia Forestale chiese e ottenne il sequestro dell’hotel irregolare.”

    Chi scrive sui giornali dovrebbe essere più attento. Da quanto si legge uno potrebbe capire che ” tutta” la struttura fu sottoposta a sequestro cautelativo. Volevo solo precisare che il provedimento interessò solo una porzione interrata non funzionale alla struttura, tanto è vero che dal 2007 l’Hotel è in funzione e lo è tuttora.
    Dino Ferrando

  14. gennaio 3, 2012 alle 10:24 PM

    e qui un altro caso, ad Assemini (CA).

    da L’Unione Sarda on line, 3 gennaio 2012
    Costruzioni abusive in area agricola. Sequestrate otto villette ad Assemini: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/248448

  15. ALberto
    Maggio 30, 2012 alle 9:19 am

    Dalla lettura dell’articolo mi pare di capire che i funzionari sono stati interdetti dai pubblici uffici per tutta la durata della pena, ma come mai l’ing. Andrea Masala lavora come dirigente al Comune di Quartu Sant’Elena?

  16. Mario Melis
    novembre 30, 2012 alle 12:59 am

    Arrestato!!!

  17. dicembre 2, 2012 alle 12:09 am

    da L’Unione Sarda, 1 dicembre 2012
    Andrea Masala: una condanna e altri due processi in corso. Il tecnico del Comune col vizio degli abusi edilizi. (Andrea Manunza)

    Quarantacinque anni, in carriera due ruoli di prestigio in altrettanti Comuni della Sardegna e già una sfilza di guai giudiziari per la conduzione “allegra” del proprio ufficio amministrativo. Andrea Masala da giovedì è a Buoncammino accusato di tentato peculato e falso ideologico in relazione alla costruzione dello stadio Is Arenas: era il direttore dei lavori. Le opere dovevano essere in avanzatissimo stato e invece sono ancora in alto mare.Il dirigente, arrivato a Quartu per prendere in mano uno dei settori più delicati (Ambiente e Servizi tecnologici) in un territorio tra i più colpiti dall’abusivismo edilizio, è uscito di scena dopo appena sei mesi con le manette ai polsi e due Forestali di scorta. «Come un delinquente, come si vede in televisione» il commento in Municipio. Ma è solo l’ultimo episodio, il più grave, di una serie cominciata quando Masala lavorava a Carloforte: ruolo che negli anni l’ha portato tre volte in Tribunale.Proprio ieri mattina a Cagliari era prevista la sentenza relativa alla costruzione di un edificio in zona “Pescetti Borracchini” nell’isola di San Pietro. I fatti sono del 2008: Masala, allora responsabile dell’area tecnica del Comune, è accusato di violazioni edilizie e ambientali (insieme con altre quattro persone) perché, secondo la Procura, aveva rilasciato una concessione a costruire «in difformità del Piano paesaggistico regionale e del Puc» che consentiva «l’aumento delle volumetrie e l’alterazione dello stato dei luoghi e del profilo esteriore», cioè la realizzazione di «un sottotetto, un bagno, una loggia, una cisterna non interrata» in una zona «vincolata e dichiarata di notevole interesse pubblico all’interno del parco geominerario». La decisione è stata rinviata al 18 gennaio «in quanto l’imputato è detenuto per altri motivi», ha spiegato il giudice, e ieri non è stato possibile averlo presente in aula.In precedenza, nell’ottobre di un anno fa, Masala aveva anche subito una condanna a un anno e otto mesi per un episodio simile, avvenuto anch’esso a Carloforte: la realizzazione dell’hotel da venti posti letto in località Spagnole-Bellavista. Il dirigente era stato ritenuto responsabile di violazioni in materia edilizia e paesaggistica e di abuso d’ufficio, perché alcune concessioni erano state rilasciate in zona gravata da vincolo paesaggistico e protetta.C’è anche un terzo procedimento, minore: il 16 gennaio il giudice valuterà la richiesta di condanna a tre mesi di arresto a carico di Masala e altri cinque ritenuti responsabili anche in questo caso di violazioni edilizie.

  18. gennaio 12, 2013 alle 9:55 PM

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