Emergenza plastica, prima o poi sarebbe accaduto.
Era prevedibile e, in buona parte, previsto.
Il settore del riciclo degli imballaggi in plastica sta infatti affrontando una crisi strutturale a livello nazionale.
In Italia nel settore opera fondamentalmente il Consorzio COREPLA.
I costi elevati delle operazioni di trattamento e la concorrenza di prodotti plastici di scarsa qualità provenienti da Paesi extracomunitari (Cina fra tutti) hanno determinato una saturazione degli impianti nazionali.
Questo blocco ha avuto ripercussioni anche a livello locale, in tutto il territorio nazionale, causando la sospensione della raccolta differenziata della plastica in numerosi Comuni..
Ma quali soluzioni possono mettere un freno alla crisi del sistema del riciclo?
La prima risposta è rappresentata dalla riduzione drastica dell’utilizzo della plastica.
Infatti, il circolo virtuoso del sistema del riciclo funziona finché non si inceppa uno dei passaggi: raccolta, conferimento, riciclaggio e riutilizzo. Esattamente quello che è successo a causa della concorrenza con i prezzi della plastica dei mercati asiatici.
Bene la raccolta differenziata e l’economia circolare di gestione dei rifiuti, ma prima di tutto viene la riduzione degli imballaggi. Meno plastica usi, meno ne devi raccogliere, riciclare e rimettere sul mercato. Attualmente, purtroppo, c’è un uso eccessivo degli imballaggi, spesso sovradimensionati rispetto alle reali necessità. Il rischio è che, davanti alla sospensione della raccolta, si dica che non c’è alternativa e si debba bruciare.
Per questo serve una politica seria di prevenzione e di gestione dei rifiuti, altrimenti le emergenze sono destinate a ripetersi.
La soluzione deve necessariamente coinvolgere istituzioni, imprese e cittadini: il governo dovrebbe prevedere meccanismi premianti per disincentivare gli imballaggi e avviare campagne di informazione, a partire dalle scuole.
E vale per tutto il comparto della gestione del rifiuto: per esempio, sarebbe da valorizzare anche il riuso, basti pensare al sistema del vuoto a rendere, purtroppo attualmente scarsamente incentivato, quando invece bisognerebbe premiare chi restituisce e riutilizza.
Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)
dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna, 11 agosto 2026
Filiera della plastica, operative da domani le nuove aree di Macchiareddu. L’assessora Laconi: “Riprendono gradualmente i conferimenti, ma l’emergenza resta aperta”.
da La Nuova Sardegna, 11 agosto 2026
Emergenza plastica, caccia ai nuovi siti per lo stoccaggio: è una corsa contro il tempo. (Andrea Massidda)
da L’Unione Sarda, 12 agosto 2026
Plastica, a Macchiareddu aperti i nuovi depositi ma i Comuni sono in crisi: «L’emergenza resta».
Numerose amministrazioni in difficoltà nella gestione dei rifiuti accumulati. Dalla Sardegna partono 600 tonnellate di materiale, l’assessora all’Ambiente: «Non basterà». (Andrea Deidda)
(foto da mailing list ambientalista, J.I., S.D., archivio GrIG)





…e di fatto gia’ viene bruciata. “Casualmente” 1 volta a settimana in Italia va a fuoco un capannone di stoccaggio. CASUALMENTE eh! E daje a diossina
Intanto chi sono i comuni che non fanno la differenziata ? E se non la fanno non hanno un buon punteggio, e quindi i cittadini pagheranno di piu’ il servizio. Che ci sia concorrenza , non vuol dire non fare un riciclo cosi’ importante. Le istituzioni hanno la prima responsabilita’ nel non fare quello che serve alla sopravvivenza del pianeta e a chi lo abita, uomo/animale.
andare avanti , nello sfacelo generale, è troppo facile e comodo per inerzia, tornare indietro a sistemi più elementari e rispettosi, sembra diventato impossibile, peccato distruggere il Mondo in maniera così stupida e scellerata! Un piccolossimo oggetto, magari di plastica, ormai si vende solo confezionato e avvolto dentro ad ancora più plastica; si respira , si beve , ci si alimenta di plastica….diventeremo tutti di plastica o, più facilmente, moriremo tutti prima?
da L’Unione Sarda, 26 agosto 2026
Emergenza rifiuti: spazi aggiuntivi per 2.400 tonnellate, la plastica in eccesso trasferita fuori dall’Isola.
Tavolo fra Regione, Enti e Consorzi industriali. L’assessora Laconi: «Ser.vono soluzioni strutturali che tengano conto dell’insularità».