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Usi civici in Sardegna, fatti e misfatti sulle terre collettive sarde. Ecco perchè si prepara un nuovo Editto delle Chiudende. Petizione popolare per la difesa delle terre collettive.


Cavallino della Giara

qui puoi firmare la petizione popolare per la difesa delle terre collettive ” a rischio” in Sardegna.

Il 31 marzo 2026 i componenti regionali della Commissione paritetica Stato – Regione autonoma della Sardegna hanno presentato alle Commissioni permanenti I e IV del Consiglio regionale lo stato della discussione sul tema degli usi civici nell’ambito delle norme di attuazione dello statuto speciale per la Sardegna (legge costituzionale n. 3/1948 e s.m.i.): nello specifico l’articolo 1, comma 5, del testo sugli usi civici è stato definito dal prof. Gianmario Demuro, presidente della Commissione paritetica, “la chiave di queste norme di attuazione sugli usi civici, perché cerca di introdurre il principio della permuta in caso sia intervenuta una irreversibile trasformazione del bene”.

In realtà, è quanto già sarebbe realizzabile da anni in sede di trasferimento dei diritti di uso civico in base alla legge n. 168/2017 e s.m.i.

E viene realizzato da tempo, con il procedimento di trasferimento dei diritti di uso civico su terreni pubblici di valore ambientale (art. 3, commi 8 bis - 8 quater, della legge n. 168/2017 e s.m.i.), vista l’irreversibile trasformazione delle terre collettive originarie.

Tuttavia, la risoluzione n. 5/XVII approvata dal Consiglio regionale della Sardegna lo scorso 26 novembre 2025, punta su ben altro.

Ma davvero qualche anima bella pensa sul serio che sia necessario “avviare un nuovo processo di mappatura dei terreni regionali gravati da uso civico sulla base di un’interlocuzione diretta con le comunità” per venire incontro alle esigenze di tutela dei diritti dei cittadini titolari degli usi civici e per difendere l’ambiente, come pretende di farci capire la risoluzione approvata?

Ma davvero c’è questo straordinario lodevole afflato consiliare verso la tutela dei diritti dei cittadini titolari degli usi civici e la difesa dell’ambiente?

Spiace, ma qualche fondato dubbio permane.

Baunei, Baccu Goloritzè

Così come sono parecchi i casi di speculazione immobiliare realizzati nel corso degli ultimi decenni sulle terre collettive sarde e non sono certo in numero inferiore i casi di centrali eoliche realizzate o in progetto che interessano terreni a uso civico, così non mancano anche le inquinanti discariche realizzate o progettate su terreni appartenenti ai demani collettivi.

Si tratta di solo di alcuni dei tanti casi analoghi esistenti in Sardegna, in cui si pretende di defraudare dei loro diritti proprietari le collettività locali.

Buddusò – Alà dei Sardi, centrale eolica Geopower Italia (Gruppo Falck Renewables) su terre civiche

Quando si verifica l’avvenuta irreversibile trasformazione di terreni dei demani civici si può avviare il procedimento di trasferimento dei diritti di uso civico: la legge n. 168/2017 in materia di usi civici è stata integrata con le disposizioni poste dall’art. 63 bis della legge n. 108 del 29 luglio 2021 di conversione con modificazioni e integrazioni del decreto-legge n. 77/2021, il c.d. decreto governance PNRR) che consente il trasferimento dei diritti di uso civico da terreni ormai irrimediabilmente compromessi (es. perché edificati) ad aree provenienti dal patrimonio comunale o regionale di valore ambientale (es. boschi, coste, zone umide, ecc.). In Sardegna vi sono già stati diversi procedimenti in proposito (per esempio, a Monti, ad Abbasanta, a San Vero Milis, a Oristano, a Lanusei, a Sindia, ecc.) che hanno consentito un recupero ai demani civici di terreni di valore ambientale e contemporaneamente han risolto le problematiche di tanti cittadini.

Ma nei mesi scorsi il Consiglio regionale ha avviato un nuovo tentativo di privatizzazione strisciante delle terre collettive sarde: come nel recente passato, c’è sempre il famelico desiderio di un nuovo Editto delle Chiudende.

Gennargentu, nevaio

Attualmente in Sardegna, secondo quanto oggetto di provvedimenti di accertamento, risultano terreni a uso civico in 340 Comuni sui 369 su cui sono state condotte le operazioni.

I criteri per l’accertamento degli usi civici sono chiari e sono uguali in tutta Italia: sono i terreni di origine “feudale o ademprivile”e quelli di “antico possesso” o “originaria pertinenza”e si verificano fondamentalmente attraverso l’esame degli archivi dello Stato e degli altri Enti Pubblici Territoriali, degli Archivi notarili, degli archivi commissariali (per la Sardegna vds.la deliberazione del 10 dicembre 2021, n. 48/15 con cui la Giunta regionale sarda ha approvato lo specifico “Atto di indirizzo interpretativo e applicativo per la gestione dei procedimenti amministrativi relativi agli usi civici di cui alla L.R. n. 12/1994, alla L. n. 1766/1927 e alla L. n. 168/2017” anche in attuazione delle disposizioni nazionali in materia di usi civici, comprese quelle sul trasferimento dei diritti di uso civico).

I Comuni sardi sono 377: mancano ancora le attività di accertamento su 7 Comuni, nei quali si stima, comunque, la presenza di terre collettive.

In 30 Comuni, al termine delle operazioni, non sono risultati terreni a uso civico.

Complessivamente (considerando anche gli ultimi 7 Comuni dove devono esser svolte le operazioni di accertamento, ma dove se ne stima la presenza), dovrebbero essere 348 su 377 i Comuni dove sono presenti i demani civici, ben il 92% dei Comuni sardi.

Portoscuso, Capo Altano – Guroneddu

Sono stati, inoltre, verificati e aggiornati i dati (estensione, catasto, ecc.) relativi ai 340 demani civici accertati (luglio 2021), grazie a un buon lavoro condotto dalle strutture regionali competenti.

L’estensione complessiva delle terre collettive finora accertate è di circa 303.676 ettari, pari al 12,62% dell’Isola, riportati nell’Inventario regionale delle Terre civiche, il documento fondamentale, di natura ricognitiva, per la conoscibilità dei terreni appartenenti ai demani civici in Sardegna.

Montepescali, cartello riserva di proprietà e diritti di uso civico

L’Istituto Nazionale di Economia Agraria stimava (1947) la presenza di 314.814 ettari di terreni a uso civico in Sardegna.

In Italia si stima che le terre collettive siano il 7-10% del territorio nazionale e il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha recentemente avviato una indagine conoscitiva in proposito, che ha portato alla realizzazione del I Rapporto sulle Terre Collettive in Italia (marzo 2026).

I domini collettivi, i terreni a uso civico e i demani civici (legge n. 1766/1927 e s.m.i., legge n. 168/2017, regio decreto n. 332/1928 e s.m.i.) costituiscono un patrimonio di grandissimo rilievo per le Collettività locali, sia sotto il profilo economico-sociale che per gli aspetti di salvaguardia ambientale, valore riconosciuto sistematicamente in sede giurisprudenziale.

I diritti di uso civico sono inalienabili, indivisibili, inusucapibili e imprescrittibili (artt. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017 e 2, 9, 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.). I domini collettivi sono tutelati ex lege con il vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera h, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).  Ogni atto di disposizione che comporti ablazione o che comunque incida su diritti di uso civico può essere adottato dalla pubblica amministrazione competente soltanto a particolari condizioni, previa autorizzazione regionale e verso corrispettivo di un indennizzo da corrispondere alla collettività titolare del diritto medesimo e destinato a opere permanenti di interesse pubblico generale (artt. 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.).

vigneto

I cittadini appartenenti alle collettività locali sono gli unici titolari dei diritti di uso civico nei rispettivi demani civici (artt. 2, commi 3° e 4°, e 3, commi 1° e 2°, della legge n. 168/2017 e s.m.i.).  Inoltre, il regime giuridico dei demani civici prevede la “perpetua destinazione agro-silvo-pastorale” (art. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017), nonché “l’utilizzazione del demanio civico … in conformità alla sua destinazione e secondo le regole d’uso stabilite dal dominio collettivo” (art. 3, comma 5°, della legge n. 168/2017).

Quindi, i beni in proprietà collettiva sono soggetti per legge a vincolo di destinazione e a vincolo ambientale: non possono essere oggetto di una concessione amministrativa che ne importi la trasformazione.

Un grande patrimonio ambientale collettivo che dobbiamo conservare e custodire per le generazioni future.

E il GrIG, che da decenni agisce concretamente per la salvaguardia delle terre collettive sarde, come già avvenuto negli anni scorsi, farà di tutto per evitare qualsiasi nuovo sciagurato Editto delle Chiudende sotto qualsiasi forma.

Il GrIG chiama, in primo luogo, i cittadini a esprimersi, proponendo una petizione popolare per la difesa delle terre collettive in Sardegna, che può essere sottoscritta qui: https://c.org/5BLCJPwztk

Siamo già più di tremilasettecento ad averla firmata.

Difendiamo le terre collettive della Sardegna!

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Qui il I Rapporto sulle Terre Collettive in Italia (marzo 2026).

Cabras, Torre di S. Giovanni di Sinis

dal sito web istituzionale del Consiglio regionale della Sardegna, 31 marzo 2026

Usi civici, la commissione Paritetica presenta le norme alle commissioni Prima e Quarta.

I beni del demanio civico, il loro trasferimento tra enti locali, la loro trasformazione nel tempo e il rapporto con la tutela del paesaggio sono i punti fondamentali dell’articolato di norme presentate questa mattina in commissione Prima e Quarta. Davanti ai commissari il professor Gian Mario Demuro, presidente della commissione paritetica Stato Regione e il segretario generale della Regione Eugenio Annichiarico hanno illustrato i passi avanti sul fronte delle norme di attuazione dello Statuto speciale. Demuro ha parlato di “lavoro proficuo della commissione, sia sulla vigilanza delle cooperative che sul tema delle concessioni idroelettriche. Ora i testi, compreso quello elaborato sugli usi civici e tutti rispettosi dello Statuto speciale, sono a disposizione delle amministrazioni dello Stato per gli ultimi pareri ma rispetto ai tempi non siamo in grado di dire nulla”.

Nel merito, l’articolo 1 comma 5 del testo sugli usi civici è stato definito dal professore “la chiave di queste norme di attuazione sugli usi civici, perché cerca di introdurre il principio della permuta in caso sia intervenuta una irreversibile trasformazione del bene”.

Una volta che lo Stato produrrà i suoi pareri sugli articolati proposti dalla commissione Paritetica, i testi torneranno nelle commissioni Prima e Quartu e poi in Aula, per il voto finale.

Sul punto sono intervenuti commissari di maggioranza e di opposizione, a riprova del fatto che il tema degli usi civici è sentito in parecchie aree della Sardegna, dalla Baronia all’Ogliastra sino al Sarrabus.

Per il presidente Salvatore Corrias, che guida la Prima commissione, “questa formulazione normativa è un importante passo avanti ma attendiamo che si esprima lo Stato prima di poter valutare come le amministrazioni locali interessate potranno risolvere il problema degli usi civici”.

Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

(foto per conto GrIG., J.I., S.D., archivio GrIG)

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