Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, dalle parole ai fatti.


Alpi Apuane

Il percorso di predisposizione del nuovo piano integrato del parco naturale regionale delle Alpi Apuane è stato avviato nel 2017, mentre nel 2020 è stata avviata la relativa fase di partecipazione pubblica.

L’obiettivo è integrare il vigente piano del parco (2017).

“Il Piano per il parco, attualmente vigente, come ogni piano di un’area protetta prevede l’individuazione di due grandi tipologie di aree: l’area parco e l’area contigua di parco. L’area parco a sua volta è articolata in quattro diverse zone con diversi livelli di protezione:

ZONA A, di riserva integrale;

ZONA B1, di riserva generale orientata a prevalente carattere naturalistico;

ZONA B2, di riserva generale orientata a prevalente carattere paesistico culturale;

ZONA C, di protezione;

ZONA D, di promozione economica e sociale.

Il Piano per il parco vigente, che si limita a pianificare l’area protetta, ha al suo interno e al suo contorno dei ‘buchi’ ovvero delle aree che non sono area parco e neppure semplice area contigua, ma si identificano come aree contigue di cava ovvero come aree in cui è consentita l’attività estrattiva. Il Piano per il parco si limita a riportare nella propria cartografia le aree contigue di cava così come identificate nella cartografia allegata alla legge regionale n. 65/1997 e non fornisce alcuna norma tecnica attuativa per l’esercizio delle attività estrattive al loro interno” (piano integrato del parco, relazione di avvio della procedura di V.A.S.).

Alpi Apuane, cave del Sagro

Il piano integrato del parco andrà a disciplinare l’area naturale protetta propriamente detta, le aree contigue e le aree contigue di cava, dove perdura l’attività estrattiva del marmo, quadro pianificatorio di quel singolare parco naturale regionale che è quello delle Alpi Apuane, disegnato dalle norme istitutive della legge regionale Toscana n. 65/1997 e oggetto di pronunce giurisprudenziali (Cons. Stato, Sez. IV, 20 agosto 2021, n. 5964;  T.A.R. Toscana, Sez. I, 19 marzo 2020, n. 342).

Piano integrato sempre più verde. Il Parco delle Apuane chiude le cave”, così titola il quotidiano La Nazione (8 ottobre 2021), descrivendo la bozza del piano integrato del parco inviata ai rappresentanti degli Enti locali interessati: “Il Parco delle Alpi Apuane tinge le sue mappe sempre più di ‘verde’: aumentano le zone tutelate e scompaiono tanti buchi stile gruviera chiamati aree contigua di cava, ‘riserve’ per gli imprenditori del lapideo. Addio alla Cava Focolaccia a 1.650 metri di altezza, tra il Monte Cavallo e il Monte Tambura, sul fronte massese, e pure su quello di Minucciano. Addio a cava Borrella e a cava Colubraia nel comune di Vagli Sotto. Stop per sempre anche a due cave nel Comune di Casola in Lunigiana”.

Sembrerebbe un grande passo in avanti verso una gestione (un po’ più) sostenibile del territorio, come s’usa ormai dire.

Seravezza, la cava delle Cervaiole da Passo Croce. Il Picco Falcovaia non esiste più

A oggi, però, non c’è alcun fatto concreto, solo parole e promesse.

Parole e promesse che il Presidente del parco Alberto Putamorsi pronuncia dal 2013: “Per prima cosa dimezzerò le escavazioni”, dichiarava sicuro il giorno del suo primo insediamento (3 gennaio 2013).

Qualche anno dopo, nel 2018, abbassava la percentuale, ma era sempre determinato: “chiuderemo il 30% delle cave nel Parco Apuane” (22 agosto 2018).

Ancora nel 2020, il Presidente del parco Alberto Putamorsi insiste deciso: “la superficie destinata alle cave va ridotta almeno del 30%” (4 febbraio 2020).

Parole e promesse, promesse e parole.

In tutti questi anni ne è passata di acqua e di marmettola sotto i ponti.

Alpi Apuane, marmettola cementata in un corso d’acqua

Finora non ha chiuso nemmeno una cava, nemmeno quelle protagoniste di parecchie violazioni di legge.

Negli ultimi 5 anni (2017-2021) sono state emanate ben 40 ordinanze di sospensione e di riduzione in pristino a carico di soggetti esercenti attività estrattiva di marmo per violazioni di legge, senza nemmeno una chiusura definitiva.

Infatti, ai sensi dell’art. 69 della legge regionale Toscana n. 30/2015 e s.m.i., l’ente parco svolge tutte le funzioni relative ad accertamenti, valutazioni, considerazioni, autorizzazioni, atti in proposito.  Tuttavia, in caso di violazioni di legge o delle prescrizioni autorizzative (es. scarico di rifiuti e marmettola nelle acque), è previsto soltanto il potere di ordinare la sospensione dei lavori e il ripristino ambientale (art. 64 della legge regionale Toscana n. 30/2015), ma non è prevista la possibilità di revoca delle autorizzazioni.    Per sua stessa natura, poi, la sospensione dei lavori non può che essere temporanea (vds. Cons. Stato, Sez. IV, 22 febbraio 2017, n. 823).

Alpi Apuane, Fivizzano, Cava Vittoria, scarico detriti (15 luglio 2016)

Il provvedimento di decadenza è competenza del Comune interessato (art. 21, comma 3°, della legge regionale Toscana n. 35/2015 e s.m.i.) e, chissà perché, è più facile trovare una mosca bianca piuttosto che un provvedimento di decadenza di una cava sulle Apuane.

E la Regione Toscana, che dovrebbe porvi rimedio in via legislativa, fa il pesce in barile.

Sarebbe ora di passare, finalmente, dalle parole ai fatti, prima che le Alpi Apuane siano completamente divorate da un’industria estrattiva che dall’arte di Michelangelo è passata al carbonato di calcio per dentifrici e mattoni.

Prima che uno straordinario patrimonio naturalistico e culturale sia perso per sempre.

Gruppo d’Intervento Giuridico odv

Fiume Frigido, inquinamento da marmettola (14 settembre 2017, foto prof. Elia Pegollo)

da La Voce Apuana, 9 ottobre 2021

«Cave, il Parco delle Apuane taglia il 70% delle superfici e stravolge i piani del Comune».

L’amministrazione comunale: «Cava Focolaccia caso emblematico: era previsto progetto di ripristino ambientale, ora dovrà essere abbandonato».

MASSA – Nella ricerca del delicato equilibrio tra attività estrattiva e tutela ambientale continua il coordinamento tra il Comune di Massa e il Parco delle Apuane. Due sono gli strumenti utilizzati dai due enti: i Piani attuativi di bacini estrattivi (Pabe) del Comune di Massa e il nuovo Piano del Parco delle Alpi Apuane. Il primo è stato adottato dal Consiglio comunale lo scorso luglio ed è ora in fase di osservazione, il secondo invece è in via di definizione da parte dell’ente Parco. “Il comune di Massa – intervengono da Palazzo Civico – ha quindi sollecitato il parco e il suo presidente al fine di confrontarsi in merito alle reciproche previsioni programmatiche proprio per far sì che con questa storica occasione, che definisce le regole per i prossimi dieci anni nel caso dei Pabe, ma con un orizzonte temporale ancora più lungo nel caso del Parco, si potesse trovare la sintesi che fungesse da molla propulsiva per l’economia territoriale e, contestualmente, trovasse soluzione alle enormi contraddizioni che nel passato non hanno saputo creare le condizioni per uno sviluppo concreto e coerente nel rispetto del nostro territorio”.

“Gli obiettivi che l’amministrazione comunale sta perseguendo nei propri Pabe – spiega ancora l’amministrazione comunale – in coerenza con il Piano di indirizzo territoriale (Pit) della Regione Toscana, sono quelli di salvaguardare ampie superfici delle attuali perimetrazioni delle aree contigue di cava, che quindi non verranno interessate da alcuna attività estrattiva, la quale verrà esercitata prevalentemente in galleria ed esclusivamente in contesti già antropizzati, con contestuale ripristino ambientale di superfici interessate da precedenti escavazioni a cielo aperto. Appare evidente quindi come sia complicato determinare il punto di convergenza tra le varie necessità, che avranno come risultante un netto aumento delle superfici recuperate sotto il profilo ambientale e paesaggistico, consentendo la prosecuzione dell’attività estrattiva, comunque espressione di decine di aziende e centinaia di lavoratori del territorio”.

“Dal confronto col Parco è però emerso un approccio ideologico dell’Ente stesso che, non curante dell’effettiva sostenibilità delle proprie previsioni, determina un taglio del 70% delle superfici già oggetto della pianificazione del Comune di Massa, di fatto stravolgendola e rendendo impossibile il perseguimento degli obiettivi sopra elencati – sottolineano dal Comune -. Con la nuova perimetrazione del Parco – peraltro attuata non coerentemente con altri territori – le ampie superfici che nei Pabe verrebbero recuperate e ripristinate rimarranno irrimediabilmente deteriorate in quanto risulterà impossibile creare le condizioni per progettare e realizzare le opere necessarie a tale ripristino. Il caso emblematico è quello della Cava Focolaccia, la cui riattivazione nei PABE è prevista esclusivamente al fine di poter realizzare un progetto di ripristino ambientale e paesaggistico, con contestuale ristrutturazione di fabbricati di proprietà del Comune di Massa legati ad un progetto universitario per lo studio della geologia delle Apuane, che ora dovrà essere abbandonato”.

Tritone alpestre apuano (Ichthyosaura alpestris apuana)

(foto Elia Pegollo, A.G., archivio GrIG)

  1. ottobre 12, 2021 alle 3:07 PM

    da La Voce Apuana, 11 ottobre 2021
    Cave e polemiche, il Grig: «Dal Parco solo promesse e parole. Si passi ai fatti».
    Il Gruppo d’intervento giuridico molto critico nei confronti dell’ente: «Un enorme patrimonio naturalistico rischia di andare perso per sempre»: https://www.voceapuana.com/politica/2021/10/11/cave-e-polemiche-il-grig-dal-parco-solo-promesse-e-parole-si-passi-ai-fatti/47964/

    _________________

    da La Nazione, 12 ottobre 2021
    PIANO INTEGRATO DELL’ENTE. Il Grig non si fida “Finora parole e promesse”: https://www.lanazione.it/massa-carrara/cronaca/il-grig-non-si-fida-finora-parole-e-promesse-1.6908045

  2. ottobre 12, 2021 alle 5:02 PM

    bla bla bla…

  3. donatella
    ottobre 12, 2021 alle 10:19 PM

    Tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare …di interessi. Un Direttore di un Parco dovrebbe però sapere da che parte stare
    Grazie GrIG!

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