Bisogna scongiurare la fine per i Pini di Roma.


Roma, Pini, storia e cultura

I Pini sono uno degli alberi caratteristici di Roma.

Sono aggrediti dalla Toumeyella parvicornis, la Cocciniglia tartaruga, e non c’è tempo da perdere.

La Regione Campania, altra zona dove il parassita s’è manifestato, ha già adottato da un anno uno specifico piano di azione per combatterlo.

La Regione Lazio e il Comune di Roma Capitale in particolare che stanno aspettando?

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

da Roma Today, 2 settembre 2020

Pini di Roma, 50mila alberi a rischio: “Così perdiamo un patrimonio inestimabile”.

In attesa delle linee guida del Servizio Fitosanitario Regionale, pronta un’interrogazione per chiedere alla Sindaca quali misure saranno messe in campo per salvaguardare gli alberi. (Fabio Grilli)

Le chiome dei pini si stanno diradando. La cocciniglia tartaruga, in assenza di contromisure, sta dilagando in tutta la città. Da nord a sud gli aghi di pino, insieme ad una melata vischiosa, stanno riempendo giardini, marciapiedi, parabrezza delle auto. Sono la diretta conseguenza del proliferare del temibile insetto.

Alberi a rischio abbattimento

“I pini romani sono ammalati e vanno curati prima possibile. La situazione è seria, 50 mila di questi alberi rischiano di essere abbattuti” ha ricordato la consigliera democratica Ilaria Piccolo. L’insetto, attaccando le foglie, secerne un liquido sul quale si addensa un fungo nero che impedisce la fotosintesi della pianta. L’albero quindi perde le sue foglie e, se l’esemplare è sano, prova a reagire generando nuovi aghi. Un lavoro dispendioso che finisce per indebolirlo, esponendolo a nuovi attacchi da parte del parassita.

L’arrivo della cocciniglia a Roma

La cocciniglia tartaruga (Toumeyella parvicornis) proveniente dal Nord America, dopo aver mostrato la propria forza distruttrice ai Caraibi alcuni anni fa è approdata in Campania. E,nel giro di poco tempo, ha raggiunto Roma. Nel 2018 la sua presenza era stata già ravvisata sui pini del quadrante meridionale della Capitale, in particolare nella zona compresa tra Mostacciano, Spinaceto e Castel di Decima. Trattandosi di una specie alloctona, non conosce predatori naturali nel nostro paese, dov’è quindi  libera di moltiplicarsi in maniera incontrastata. Le conseguenze sono sotto gli occhi, o meglio, sopra le teste dei romani.

Preoccupa quindi la notizia, ormai acclarata, relativa al potenziale distruttivo di questo parassita. “Il rischio crollo minaccia la sicurezza dei cittadini e Roma rischia di perdere un patrimonio arboreo secolare di inestimabile valore” ha ricordato Piccolo. Anche se, tra l’essicamento della chioma e l’instabilità della pianta, come ha recentemente spiegato l’agronomo Sara Sacerdote, intercorre un certo lasso di tempo. 

Il ruolo del Campidoglio

Ma al di là della potenziale caduta di alberi, resta il tema della loro cura. “Presenteremo alla sindaca Raggi un’interrogazione in aula per conoscere i tempi di intervento e per sapere quali misure si intendono mettere in campo per la messa in sicurezza e la salvaguardia degli alberi” ha promesso la consigliera del PD capitolino. Ma non C‘è solo il Campidoglio a doversi interessare della questione.

L’assenza di linee guida

In assenza di predatori naturali, occorre infatti elaborare una strategia per contenere la diffusione della cocciniglia. Ma per raggiungere dei risultati occorre elaborare una strategia condivisa. Il punto è che per contrastare questo parassita, tanto alle istituzioni quanto ai privati cittadini, non è chiaro quale sia la strada da seguire. Mancano infatti le linee guida che dall’organo deputato, il Servizio Fitosanitario della Regione Lazio, non sono ancora state rilasciate.

La preoccupazione degli agronomi
Il ruolo della Regione

“Per una seria azione di contrasto, occorre anche l’intervento della Regione, come del resto avvenuto in Puglia per la Xylella – ha obiettato Guglielmo Calcerano, portavoce romano dei Verdi – È necessario finanziare interventi fitosanitari di ampio respiro, ed orientare la ricerca verso la lotta alla cocciniglia tartaruga con metodi naturali, come ad esempio il rilascio di coccinelle ‘predatrici’, sperimentato con buoni risultati da anni in tutto il mondo” . E serve anche la consapevolezza, da parte delle istituzioni locali, che il problema non è procrastinabile.

L’importanza della ricerca

“Occorre un piano di adattamento e mitigazione di cui Roma Capitale è priva, come del resto è priva anche d’un regolamento sul verde urbano” . Ma servono anche delle ricerche scientifiche in grado di stabilire, in maniera possibilmente univoca, quali siano le azioni da intraprendere. In assenza di queste indicazioni, niente linee guida dalla Regione. Ma così la cocciniglia dilaga. A farne le spese, poi, sarà il patrimonio forestale della Capitale più verde d’Europa. E sarebbe un peccato.

Roma, Piazza della Balduina, pino tagliato per motivi non conosciuti (dicembre 2016)

(foto C.M.S., M.F., archivio GrIG)

  1. Donatella
    settembre 8, 2020 alle 10:16 am

    Purtroppo molti saranno contenti se i Pini ,malati o sani che siano, vengano fatti tutti fuori, a Roma , come nelle altre città grandi o piccole che siano, in Italia, i grandi Alberi, e i Pini in modo particolare , proprio non li possono vedere perché considerati i peggiori nemici degli uomini che vivono in città.
    Li tagliano dappertutto anche se sono splendidi e sani, figuriamoci se si ammalano! Questa è l’epidemia più difficile da sconfiggere, si è annidata dentro la testa degli uomini e lì purtroppo non ci potranno arrivare nemmeno le coccinelle “predatrici”

  2. Michele
    settembre 9, 2020 alle 9:45 am

    La lotta al pino di qualunque specie sia è solo lotta all’Albero in quanto tale e come stiamo vedendo anche ai pini d’Aleppo (a dispetto delle solite elucubrazioni finto-protezioniste della nostra flora, pini della flora indigena sarda!) di Buoncammino a Cagliari. Questo il vero inganno che si sta diffondendo perché tanto l’albero, con le sue fondamentali funzioni, può esser sostituito tranquillamente da qualche raro cespuglio…!

  3. michele s.
    novembre 6, 2020 alle 5:58 pm

    Buongiorno, è molto probabile che già siate a conoscenza dello scempio compiuto dal municipio VII di Roma con l’abbattimento di tutti i pini dell’alberata maestosa di viale Appio Claudio, nel tratto che va da via Quintilio Varo a Via Lemonia dove c’è l’ingresso al Parco degli Acquedotti.
    La via è diventata ora una squallida strada di periferia e l’alberata, dicono dal Municipio VII sarà sostituita da una pista ciclabile che come tutte le piste ciclabili del quartiere (viale giulio agricola e via nobiliore) sono utilizzate non dai ciclisti ma dai cani e dai loro padroni, per gli usi che potete immaginare.
    La legge del 2013 n. 10 prevede per l’abbattimento degli alberi monumentali il parere del corpo forestale dello Stato ora sostituito dal Ministero delle Politiche Agricole e forestali.
    Giusta quanto riferiscono dal Ministero delle Politiche Agricoli e forestali l’alberata di viale Appio Claudio non è stata inserita nell’elenco previste dalla legge non perchè non lo meritasse bensì perchè nessuno lo ha richiesto.
    Mi pare curioso che per l’abbattimento di circa 40 pini “secolari” o se non secolari quanto meno meno sessantennali, non sia previsto un parere di un organo tecnico ad esempio la Sovraintendenza paesaggistica e pertanto vi segnalo questa situazione anomala che è accaduta a fine ottobre in una via bellissima della città che è diventata ora un’anonima strada periferica.
    Cordialmente Michele S.

  4. novembre 6, 2020 alle 9:37 pm

    Papa Francesco, lui sì che fa le cose sul serio : lotta biologica contro la cocciniglia dei Pini dei Giardini Vaticani.

    Ecco il link e parte dell’intervista

    https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2020-11/giardini-vaticani-pini-cocciniglia-parassita-olio-neem-tornini.html

    “Qual è l’obiettivo fondamentale dell’iniziativa avviata tre anni fa?

    Sin dall’origine con il “Progetto Giardini bio” abbiamo mirato alla completa gestione in biologico entro il 2022. Lo scopo è stato oggi quasi completamente raggiunto in Vaticano. Infatti, il contenimento dei parassiti avviene in pratica integralmente con fitofarmaci naturali e le concimazioni sono eseguite esclusivamente con fertilizzanti certificati bio, di origine naturale. Le pratiche di diserbo con prodotti chimici, alcuni dei quali ad alto impatto sull’ambiente, sono state del tutto eliminate, praticando il controllo delle erbe infestanti esclusivamente con mezzi meccanici e prodotti naturali quali l’acido pelargonico.

    Come è stato possibile un anticipo di due anni sulla tabella di marcia?

    Il percorso fatto in questi anni è stato caratterizzato da non poche difficoltà, in quanto si sono rese necessarie continue prove sperimentali sulle numerosissime essenze erbacee, arboree e arbustive presenti nei giardini. Occorreva farlo per valutare l’efficacia dei prodotti naturali in commercio sugli innumerevoli parassiti che colpiscono le piante, alcuni dei quali di recente introduzione da Paesi esteri in Italia e, quindi, anche nel territorio dello Stato della Città del Vaticano. Tra questi va annoverato l’insetto di cui di recente si sta molto parlando, la Toumeyella parvicornis o cocciniglia “tartaruga”, che sta letteralmente infestando i pini di Roma, come di altre città del centro-sud Italia, con danni incalcolabili per il paesaggio.

    Quale particolarità di infestazione ha questo parassita?

    Si tratta di un insetto che si insedia sui rami e presenta una capacità riproduttiva veramente impressionante. Nel periodo primaverile-estivo, in considerazione della sua particolare alimentazione, si nutre della linfa di giovani rami posti all’apice dei pini, emettendo un liquido zuccherino chiamato “melata fisiologica”. In alcuni casi, cade a pioggia dalla chioma, imbrattando ogni cosa che si trova al disotto di essa. La melata, inoltre, tende a distribuirsi sugli aghi, divenendo sito di sviluppo di un fungo di colore nerastro, la Fumaggine, che provoca una riduzione della fotosintesi clorofilliana, determinando l’essiccazione degli aghi e il deperimento della pianta, fino a causarne la morte nel giro di due o tre anni.

    Quanto è diffusa questa parassitosi?

    Dalla primavera 2019 la Toumeyella parvicornis è comparsa praticamente su tutti il pini dei Giardini vaticani e, grazie alla possibilità di effettuare trattamenti alla chioma con saponi di potassio, olio paraffinico e olio di Neem, prodotti di origine naturale non inquinanti e innocui per l’uomo e gli animali, riconosciuti anche dalla vigente normativa italiana sui fitofarmaci, si è riusciti a contenerne lo sviluppo ed evitare danni consistenti alla piante, senza però ottenere un abbattimento sostanziale della popolazione dell’insetto. In ragione di ciò, con lo scopo di trovare una soluzione alla problematica, a partire dal giugno scorso il Servizio Giardini e ambiente ha avviato una sperimentazione su circa 150 pini, impiegando tre principi attivi diversi iniettati nelle piante per endoterapia. Oltre a questo, per inibire l’effetto di stress subito dalla pianta per difendersi, procediamo alla fertilizzazione effettuata a livello radicale con l’aggiunta di micorrize tramite palo iniettore. Questo progetto viene svolto dal consulente agronomo Annibale Gozzi, con la collaborazione del collega Stefano Gregoretti della società Lamas e il supporto della squadra di interventi fitosanitari composta da personale interno e coordinata da Augusto Minosse.

    Con quali risultati?

    I risultati ottenuti sono ottimi. Si è sperimentata l’efficacia di tutti e tre i principi attivi e, in particolare, dell’Abamectina che ha mostrato una maggiore attività di contenimento del parassita. Osservando un campione di 126 adulti si è ottenuto un risultato del 95,24 per cento di efficacia per morte di questo tipo di cocciniglia. Una particolare menzione merita l’Azadiractina, principio attivo dell’olio di Neem, noto insetticida e acaricida naturale, con il quale è stato conseguito un risultato dell’80 per cento circa di efficacia per morte. Ovviamente sarà prioritario continuare a valutare tale efficacia in quanto principio attivo biologico e in linea con il progetto in corso, in parallelo con l’Abamectina. Si tratta di una sostanza attiva della quale saranno testate la persistenza nelle piante di pino e, soprattutto, la sua sostenibilità in termini di tutela degli organismi utili e dei pronubi, cioè degli insetti che trasportano il polline da un fiore all’altro.”

  5. novembre 6, 2020 alle 9:50 pm

    Soluzione dai Giardini Vaticani

    “Qual è l’obiettivo fondamentale dell’iniziativa avviata tre anni fa?

    Sin dall’origine con il “Progetto Giardini bio” abbiamo mirato alla completa gestione in biologico entro il 2022. Lo scopo è stato oggi quasi completamente raggiunto in Vaticano. Infatti, il contenimento dei parassiti avviene in pratica integralmente con fitofarmaci naturali e le concimazioni sono eseguite esclusivamente con fertilizzanti certificati bio, di origine naturale. Le pratiche di diserbo con prodotti chimici, alcuni dei quali ad alto impatto sull’ambiente, sono state del tutto eliminate, praticando il controllo delle erbe infestanti esclusivamente con mezzi meccanici e prodotti naturali quali l’acido pelargonico.

    Come è stato possibile un anticipo di due anni sulla tabella di marcia?

    Il percorso fatto in questi anni è stato caratterizzato da non poche difficoltà, in quanto si sono rese necessarie continue prove sperimentali sulle numerosissime essenze erbacee, arboree e arbustive presenti nei giardini. Occorreva farlo per valutare l’efficacia dei prodotti naturali in commercio sugli innumerevoli parassiti che colpiscono le piante, alcuni dei quali di recente introduzione da Paesi esteri in Italia e, quindi, anche nel territorio dello Stato della Città del Vaticano. Tra questi va annoverato l’insetto di cui di recente si sta molto parlando, la Toumeyella parvicornis o cocciniglia “tartaruga”, che sta letteralmente infestando i pini di Roma, come di altre città del centro-sud Italia, con danni incalcolabili per il paesaggio.

    Quale particolarità di infestazione ha questo parassita?

    Si tratta di un insetto che si insedia sui rami e presenta una capacità riproduttiva veramente impressionante. Nel periodo primaverile-estivo, in considerazione della sua particolare alimentazione, si nutre della linfa di giovani rami posti all’apice dei pini, emettendo un liquido zuccherino chiamato “melata fisiologica”. In alcuni casi, cade a pioggia dalla chioma, imbrattando ogni cosa che si trova al disotto di essa. La melata, inoltre, tende a distribuirsi sugli aghi, divenendo sito di sviluppo di un fungo di colore nerastro, la Fumaggine, che provoca una riduzione della fotosintesi clorofilliana, determinando l’essiccazione degli aghi e il deperimento della pianta, fino a causarne la morte nel giro di due o tre anni.

    Quanto è diffusa questa parassitosi?

    Dalla primavera 2019 la Toumeyella parvicornis è comparsa praticamente su tutti il pini dei Giardini vaticani e, grazie alla possibilità di effettuare trattamenti alla chioma con saponi di potassio, olio paraffinico e olio di Neem, prodotti di origine naturale non inquinanti e innocui per l’uomo e gli animali, riconosciuti anche dalla vigente normativa italiana sui fitofarmaci, si è riusciti a contenerne lo sviluppo ed evitare danni consistenti alla piante, senza però ottenere un abbattimento sostanziale della popolazione dell’insetto. In ragione di ciò, con lo scopo di trovare una soluzione alla problematica, a partire dal giugno scorso il Servizio Giardini e ambiente ha avviato una sperimentazione su circa 150 pini, impiegando tre principi attivi diversi iniettati nelle piante per endoterapia. Oltre a questo, per inibire l’effetto di stress subito dalla pianta per difendersi, procediamo alla fertilizzazione effettuata a livello radicale con l’aggiunta di micorrize tramite palo iniettore. Questo progetto viene svolto dal consulente agronomo Annibale Gozzi, con la collaborazione del collega Stefano Gregoretti della società Lamas e il supporto della squadra di interventi fitosanitari composta da personale interno e coordinata da Augusto Minosse.

    Con quali risultati?

    I risultati ottenuti sono ottimi. Si è sperimentata l’efficacia di tutti e tre i principi attivi e, in particolare, dell’Abamectina che ha mostrato una maggiore attività di contenimento del parassita. Osservando un campione di 126 adulti si è ottenuto un risultato del 95,24 per cento di efficacia per morte di questo tipo di cocciniglia. Una particolare menzione merita l’Azadiractina, principio attivo dell’olio di Neem, noto insetticida e acaricida naturale, con il quale è stato conseguito un risultato dell’80 per cento circa di efficacia per morte. Ovviamente sarà prioritario continuare a valutare tale efficacia in quanto principio attivo biologico e in linea con il progetto in corso, in parallelo con l’Abamectina. Si tratta di una sostanza attiva della quale saranno testate la persistenza nelle piante di pino e, soprattutto, la sua sostenibilità in termini di tutela degli organismi utili e dei pronubi, cioè degli insetti che trasportano il polline da un fiore all’altro.”

  6. gennaio 4, 2021 alle 8:03 pm

    da Roma Today, 30 dicembre 2020
    Un’iniezione può salvare i pini di Roma, ora serve il via libera della Regione
    Le sperimentazioni effettuate hanno dato risultati incoraggianti. Ora serve trattamento organico. Daniele Diaco (M5s): “Urge pubblicazione delle linee guida”. (Fabio Grilli): https://www.romatoday.it/politica/emergenza-pini-trattamento-cocciniglia.html

  1. gennaio 3, 2021 alle 4:59 pm

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