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La Provincia di Oristano conferma le autorizzazioni per l’impianto trattamento fanghi a Magomadas.


campo di mais

La Provincia di Oristano ha risposto (nota prot. n. 10394 dell’11 agosto 2020) all’istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione dei provvedimenti di annullamento in via di autotutela ovvero, quantomeno, di modifica delle autorizzazioni emanate inoltrata (26 luglio 2020) riguardo l’attività industriale di recupero inerti e recupero fanghi (rifiuti non pericolosi) per la produzione di ammendante compostato con fanghi svolta dalla Geco s.r.l. nella zona industriale di Magomadas (OR).

L’Amministrazione provinciale di Oristano ritiene “di non poter assumere i provvedimenti … richiesti” dopo una valutazione discrezionale della situazione giuridica e di fatto esistente, per i seguenti motivi:

*  riguardo “le violazioni di natura amministrativa riscontrate da Arpas in merito all’irregolare tenuta del registri di carico e scarico in relazione a n. 6 trasporti di rifiuti in entrata ed al trasporto di 1.140 Kg di rifiuti non pericolosi (codice CER170904) in assenza di formulari, fermo restando che tali violazioni sono inerenti all’attività di recupero dei rifiuti (e non alla linea fanghi), … sono formalizzate nel verbale di contestazione di illecito amministrativo (prot. Arpas n. 11933 del 14/04/2020), la cui procedura sanzionatoria è stata definita” dalla “Provincia con Ordinanza n. 24/2020” del 3 luglio 2020 con cui sono state archiviate le contestazioni in quanto effettuate oltre il limite temporale massimo di legge (90 giorni, se non effettuata immediatamente, art. 14 della legge n. 689/1981 e s.m.i.);

* riguardo le “certificazioni attestanti l‘avvenuta stabilizzazione dei fanghi ricevuti dall’impianto in relazione a ben 54 carichi, si informa che nella nota dell’Arpa Puglia prot. n. 5297-32 del 28/01/2020, acquisita in entrata al prot. Arpas di Oristano n. 2746 del 28/01/2020, viene riassunta la situazione autorizzatoria degli impianti che hanno inviato fanghi alla Geco S.r.l. di Magomadas nel periodo 5 settembre – 17 ottobre 2019 e le relative modalità di stabilizzazione degli stessi”;

* riguardo “il processo produttivo dell’ammendante, invece,“ si evidenzia “la differente interpretazione del d.lgs. 75/2010 emersa fra la Provincia ed Arpas nel corso della conferenza dei servizi tenutasi per il rilascio dell’autorizzazione al trattamento dei fanghi”: l’A.R.P.A.S. ha confermato il proprio parere positivo “sostenendo che il rispetto dei valori limite posti dall’Allegato 2 del d.lgs. 75/2010 dovesse essere misurato sul fango essiccato e non sul prodotto finito”, mentre la Provincia – titolare della competenza al rilascio delle autorizzazioni ambientali – ritiene di dover imporre “il rispetto dei parametri e dei criteri previsti dall’Allegato 2 del d.lgs. 75/2010 sul prodotto finito, una volta, cioè, che il fango essiccato è stato miscelato con la terra recuperata dall’impianto di recupero inerti per produrre Ammendante Compostato con Fanghi”;

* riguardo le emissioni odorigene, purtroppo “non esiste una normativa statale che prevede disposizioni specifiche e valori limite in materia di odori. Nell’atto autorizzativo, sono state previste specifiche prescrizioni tese a limitarne gli effetti che, tuttavia non si sono rivelate sufficienti a tal fine”, pertanto “in considerazione del disposto di cui all’art. 208, comma 12, del D. Lgs 152/06 s.m.i., è stato formalmente richiesto alla Ditta Geco srl, di presentare soluzioni tecniche per l’ulteriore contenimento delle predette emissioni e la conseguente riduzione dei disagi lamentati, con relativa tempistica delle azioni da intraprendere. La ditta Geco ha manifestato la volontà di procedere in tal senso una volta definite le problematiche giudiziarie in corso”;

* sul piano strettamente giuridico, la Provincia si ritiene confortata dalla “Ordinanza n. 258/2020 del 25.06.2020 assunta dal Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna, Sez. I, avente ad oggetto l’annullamento previa sospensiva dell’efficacia delle determinazioni 1283/2018 e 34/2020”, con cui è stata respinta l’istanza di provvedimenti cautelari in merito alle autorizzazioni rilasciate per gli impianti Geco s.r.l.

Planargia, litorale (foto Benthos)

In relazione al rispetto dei valori limite per l’utilizzo dell’ammendante compostato con fanghi – ricorda la Provincia – si è comunque in attesa di un parere da parte del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

Resta il fatto che ormai da tempo il clima locale è deteriorato sotto ogni aspetto basilare della convivenza civile: incendio degli impianti (1 gennaio 2020), danneggiamento dell’automobile e della vigna del rappresentante del Comitato locale per la tutela dell’ambiente (luglio 2020). Nel mezzo insulti, minacce e fine di qualsiasi confronto civile.

Ribadiamo ancora che a monte ci sarebbe dovuta essere senza dubbio maggiore attenzione nell’ubicazione della zona industriale di San Pietro, a ridosso del centro abitato, perché è ovvio che in zona industriale vengono ubicati impianti industriali con tutti i prevedibili inconvenienti sulla qualità della vita di chi lì risiede.  Così un’analisi puntuale avrebbe potuto prevedere le ricadute su ambiente e qualità della vita di un impianto che tratta fanghi da depurazione.

Ma così non è stato e Regione ed Enti locali hanno emanato specifica “Autorizzazione per la realizzazione e l’esercizio, ai sensi dell’art. 208 del d.lgs. 152/06, di un impianto di recupero di rifiuti speciali non pericolosi rilasciata alla Geco s.r.l. con sede operativa in loc. San Pietro Z.I. del Comune di Magomadas” con determinazione dirigenziale Prov. OR n. 1283 del 24 ottobre 2018: l’impianto è stato autorizzato per operazioni di recupero fanghi da depurazione (R5) mediante comunicazione in procedura semplificata (artt. 214-216 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) per una capacità di trattamento di 15 mila tonnellate annue, come risulta dal catasto nazionale dei rifiuti.

In precedenza, con deliberazione Giunta regionale n. 16/25 del 28 marzo 2017, si era conclusa positivamente con prescrizioni la procedura di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) – che, tra l’altro, ha autorizzato il trattamento fino a “80.000 tonnellate per i fanghi da essiccare (circa 223 giornate lavorative all’anno)” – e, con la deliberazione Giunta regionale n. 33/25 del 26 giugno 2018, sono stati autorizzati sia la “assegnazione della operazione di recupero R3 a due dei tre codici CER gestiti dall’impianto, in vece della operazione R5”, sia il subentro nella titolarità della Geco s.r.l. nell’esercizio del progetto di “Installazione di un impianto di recupero di rifiuti speciali non pericolosi mediante essicazione e pirogassificazione”. 

Con determinazione dirigenziale Prov. OR n. 394 del 10 aprile 2020 sono stati ritenuti insussistenti gli eventuali motivi di annullamento d’ufficio delle autorizzazioni in favore degli impianti Geco s.r.l., mentre con ordinanza T.A.R. Sardegna, Sez. I, 25 giugno 2020, n. 258 è stata respinta la richiesta di provvedimenti cautelari avverso l’attività di trattamento fanghi della Geco s.r.l.

Viceversa, dopo mesi di indagini, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Oristano ha ottenuto il sequestro preventivo degli impianti (14 luglio 2020), poi parzialmente dissequestrati (16 luglio 2020). 

A prescindere da come andranno a concludersi i procedimenti penali in corso, se tali impianti industriali dovranno continuare a lavorare, dovranno anche rivedere vari aspetti dei processi produttivi. E’ un problema di qualità della vita di tutti, residenti, lavoratori, imprenditori, nel senso più ampio del termine.

Non ci vuol molto per capirlo.

Gruppo d’intervento Giuridico onlus

campo di grano

(foto Benthos S.D., archivio GrIG)

  1. G.Maiuscolo
    settembre 6, 2020 alle 9:07 am

    Leggendo il post di oggi mi vengono in mente tre sostantivi:
    celerità,
    tempestività,
    efficienza
    (tutte riferite alla necessità ed all’urgenza di assumere decisioni importanti per e nel risolvere il problema dell’ “impianto di recupero di rifiuti speciali (…) nella sede operativa in loc. San Pietro Z.I. del Comune di Magomadas” che tanto disagio e dramma ha creato e crea ai cittadini locali).
    Mi ha fatto amaramente sorridere una particolare parte del post laddove si dice testualmente:
    (…)”riguardo le emissioni odorigene, purtroppo “non esiste una normativa statale che prevede disposizioni specifiche e valori limite in materia di odori. Nell’atto autorizzativo, sono state previste specifiche prescrizioni tese a limitarne gli effetti che, tuttavia non si sono rivelate sufficienti a tal fine”, pertanto “in considerazione del disposto di cui all’art. 208, comma 12, del D. Lgs 152/06 s.m.i., è stato formalmente richiesto alla Ditta Geco srl, di presentare soluzioni tecniche per l’ulteriore contenimento delle predette emissioni e la conseguente riduzione dei disagi lamentati, con relativa tempistica delle azioni da intraprendere. La ditta Geco ha manifestato la volontà di procedere in tal senso una volta definite le problematiche giudiziarie in corso”.
    (…) ( “dopo mesi di indagini, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Oristano ha ottenuto il sequestro preventivo degli impianti (14 luglio 2020), poi parzialmente dissequestrati (16 luglio 2020”),

    Cari e gentili cittadini di Magomadas,tenendo conto dei tempi necessari per risolvere questa intricata, soprattutto per Voi drammatica questione, l’unica cosa che mi sento di dirVi, in tutta sincerità ma anche in solidarietà è:
    … “Campa cavallo che…
    Con molto auguri per la vostra vita 💖

  2. sardo
    settembre 6, 2020 alle 1:28 pm

    Stesso grave approccio dell’eolico selvaggio a Bitti, Bonorva ed altre località.., invero ora anche nel mare di Carloforte e Buggerru, delle cattedrali industriali inquinanti nei deserti di Ottana, Porto Torres, Assemini ecc., dell’archeologia mineraria altamente pericolosa di Furtei ecc.., e delle servitu militari all’uranio di Quirra, Teulada ecc…e degli incendi! Qualcuno aveva scritto (purtroppo oramai non c’è più) “l’Isola degli altri”..Ma è proprio così..! Noi continuiamo ad appaltare all’esterno la difesa del nostro ambiente, del nostro futuro, della nostra salute perchè con tutta evidenza non riusciamo a mettere in campo sufficienti anticorpi per prevenire tutto questo. Dobbiamo invertire questa tragica tendenza di popolo in alternativa continueremo a registrare questi disastri.

  3. Roberto
    settembre 6, 2020 alle 5:13 pm

    Non riesco a capire come una provincia possa, a discapito delle leggi regionali, dare autorizzazione ad effettuare tali lavorazioni con “fanghi” provenienti da altre regioni. Pensavo che la provincia di Oristano puntasse tutto su allevamento, agricoltura, turismo e invece crea un precedente che va a discapito di tutto questo. Non riesco a capire, come fa una provincia che non esiste, visto che con il referendum le abbiamo abolite, a dare questo tipo di autorizzazioni.
    Non riesco a capire.

  4. G.Maiuscolo
    settembre 6, 2020 alle 6:23 pm

    A Proposito di…
    Cattedrale industriale nel deserto di Ottana.

    Lei, “Sardo” mi fa ricordare una visita nell’allora cattedrale “superstar” otzanesa, nei primi anni ’70, che tanti posti di lavoro aveva creato e che era estremamente in auge in quegli anni.
    (…) “Il complesso chimico-manifatturiero entra in funzione nel 1974 per produrre fibre acriliche e poliestere. Vi lavorano persone provenienti da tutta la regione”.

    Ci accolse un sociologo, sicuramente dipendente del grande gruppo.
    Rimasi impressionata, nell’attraversare in visita i padiglioni di produzione, dall’odore fastidioso che rendeva l’aria quasi irrespirabile, di certo sgradevole.
    Ma più che dalla visita ai padiglioni citati, rimasi impressionata dal discorso che ci fece in accoglienza il sociologo di cui sopra, il quale si avventurò in un’affermazione assai discutibile e scortese, finanche offensiva e disprezzata da me, giovane assegnista-ricercatrice di belle speranze e nel cuore e nella mente il sogno (!) di un governo di sinistra, di una sinistra concreta che, seppur in un giorno lontano…potesse farsi carico dei problemi del Paese. ( Diciamolo, mai realizzato😥)
    Gli anni di piombo…incominciavano a sostanziarsi.

    La Docente- relatrice, stabilizzata e responsabile di una parte dell’istituto dove operavo, studiando e producendo, ci aveva pregato ( me ed un’assistente) di esibire il nostro bigliettino da visita dove NON dovevano mancare le nostre credenziali.

    Il sociologo di cui sopra, spiegandoci la dinamica dei comportamenti sociali degli operai ( dal suo punto di vista, è evidente) in ingresso alla mensa per il pranzo, ci disse, con marcata ironia che, nei primissimi tempi dell’apertura della fabbrica ed anche della mensa, l’ingresso degli operai era disordinato, una sorta di …“all’arrembaggio” verso il cibo, un accaparramento indecente, una sorta di incetta indiscriminata, mentre nel momento storico in cui lo stesso sociologo ci stava parlando, la musica era completamente cambiata:
    Ci disse, tutto convinto, che si vedevano:

    – operai in fila in attesa di poter accedere ai banchi cibo, ordinatamente.
    – compostezza.
    – ordine ed eleganza (comportamentale), come diceva un vecchio professore di greco.

    Gli operai avevano acquisito finalmente(soprattutto per la proprietà) quella mentalità che in passato non avevano, per il semplice motivo che NON erano nati operai, aggiungo io.
    E furono tutti felici e contenti.

    Gentile Sardo, nel ringraziarLa per le sane e concrete considerazioni che ha scritto, Le chiedo cortesemente di indicarmi la tendenza di popolo da assumere, se la conosce, per invertire quella tragica che stiamo seguendo e che prima o poi, se non sarà modificata, come anche Lei avverte, ci porterà diritti verso il baratro.

    Cordialmente

  5. sardo
    settembre 8, 2020 alle 5:29 pm

    Cara G Maiuscolo non è la prima volta che intercorrono anche su altre tematiche affrontate in questo blog delle considerazioni condivise (se fa mente locale se ne ricorderà in particolare a proposito del taglio dissennato dei boschi). Me ne rallegro ma nello stesso tempo cala un notevole dispiacere nel momento in cui ciò vuol dire che più d’uno prende atto di questa grave situazione nella quale ormai si sta avvitando la nostra Isola.
    La ricetta non è facile certo ma partendo dalle mie considerazioni precedenti e da quelle per esempio che già tanti anni fa fece Giorgio Melis quando scrisse “L’Isola degli altri” occorrerebbe uno scatto in difesa della nostra Terra per rifondare quanto prima questa consapevolezza ovvero che i Sardi tutti siano essi “operai” che “classe dirigente” (amministratori pubblici, manager, docenti e intellettuali di ogni fede e politica) non possono “delegare” o peggio “appaltare” ad “altri” la difesa della propria terra. Occorre oggi più che mai in tempi di Covid sviluppare “anticorpi”. Ergo a valle di tutto ciò certi vulnus ambientali non si sarebbero mai creati e mai si creerebbero.

    • G.Maiuscolo
      settembre 8, 2020 alle 8:40 pm

      Gent.mo “Sardo”, La ringrazio delle preziose considerazioni che ha espresso ma voglio anche sottolineare il fatto che se (…) “più d’uno prende atto di questa grave situazione nella quale ormai si sta avvitando la nostra Isola.”, significa che la sensibilità collettiva verso la tutela e verso la salvaguardia intesa come “difesa vigile e accorta” del nostro Bene comune che è l’ISOLA, si sta allargando.

      Con tutto lo sforzo possibile non riesco a considerare l’aspetto da Lei ( correttamente) rimarcato come un fatto deteriore.
      Non sono altresì convinta che un pessimismo disfattista sia l’arma ( metaforica) più adatta specie in questo momento storico, per affrontare la complessa situazione, anche se sono molto rammaricata per le cose che vedo e che non vanno bene e non mi consola abbastanza prendere atto che come persona m’impegno in tutti i modi, intanto per il mio territorio ma anche per il mio Paese.

      Quel che mi sento di dire è che ognuno DEVE fare la propria parte con i mezzi che ha, con l’entusiasmo che ancora conserva e con la forza di volontà che possiede, tutti aspetti fondamentali che lo conducano a tutelare il nostro BENE, ossia l’Isola contro ogni tentativo di scempio applicato a qualsivoglia settore e contro chiunque tenti o provi a farlo.
      So anche che le sorti del mondo …lo dico con rammarico, e anche della mia amata Isola, non dipendono da me e nemmeno dalla mia volontà di tutelarla e di salvarla, purtroppo.
      C’è chi, espresso dal popolo sovrano ( a questo punto, non faccio commenti, rispettosamente), DEVE governare l’Isola e spero che decida di farlo nel miglior modo possibile.

      Ha citato GIORGIO MELIS, con il quale ho avuto il piacere di “scontrarmi” e di cui conservo un buon e piacevole ricordo, per la sua gentilezza e per la sua capacità empatica di ragionare e di dialogare con tutti, ancorché fossimo su posizioni divergenti.
      Se vorrà consultarlo, Le lascio la citazione di un articolo molto interessante perché sintetizza l’esistenza di Giorgio nella Sua attività di giornalista che è stato pubblicato su:
      “Fondazione Sardinia” , a cura di G. MURTAS che ha come titolo:
      “Omaggio a Giorgio Melis, cronista ed interprete dei fenomeni sociali e politici della Sardegna nel nostro tempo”, di Gianfranco Murtas

      Cordialmente

  6. sardo
    settembre 8, 2020 alle 5:38 pm

    Ps: Per “anticorpi” intendo innanzitutto la disponibilità di un filtro tecnico di controllo davvero all’altezza delle difficili problematiche in campo che non può essere mistificato sempre come il solito freno burocratico tanto caro a chi viceversa non vuole rispettare la legge oppure vuole considerarla talmente semplificata da giungere indisturbato all’obiettivo affaristico di turno che non ha certo nel rispetto della Sardegna il suo credo.

    • G.Maiuscolo
      settembre 8, 2020 alle 8:46 pm

      Su questo particolare aspetto da Lei evidenziato, sono abbastanza d’accordo.

  7. Srdn
    settembre 8, 2020 alle 6:17 pm

    Operai?!?!?!? Ancora……..ci bastano quelli del sulcis, in cassa integrazione da 20 anni, pagati con il nostro sangue, quello che sputiamo tutti giorni per raccattare uno stipendio. No grazie sardo

  8. sardo
    settembre 8, 2020 alle 9:45 pm

    Srdn tra i Sardi fortunatamente ancora ci sono tanti operai. Sono Sardi e basta, questo il senso della mia osservazione. I Sardi tutti devono contribuire a salvaguardare l’ambiente della loro terra, tutti.

  9. sardo
    settembre 8, 2020 alle 10:23 pm

    E questa (per G.Maiuscolo) non è una constatazione pessimistica ma solo l’auspicio sincero di un deciso e urgente cambio di passo! L’alternativa non puo continuare ad essere il trattamento di fanghi come a Magomadas!

    • Srdn
      settembre 8, 2020 alle 11:35 pm

      In sardegna non ci sono alternative al malaffare, la gente si batte da anni contro questi sistemi di M. A nulla valgono le denunce, i picchetti, le presenze contro basi, industrie inquinanti, disboscamento,fanghi di ” merda”, rossi o di scarti di fumi di acciaieria. La sardegna anche se continuiamo a nasconderlo pubblicizzandone le bellezze é una discarica a cielo aperto, come carloforte del resto. Comunque noi non ci arrendiamo anche se non c’ é futuro.

  10. sardo
    settembre 9, 2020 alle 9:49 am

    Cosi va meglio Srdn almeno qualcuno resista nella speranza che il rispetto per la propria terra si diffonda prima o poi e cosi prima che sia troppo tardi qualcosa cambi.

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