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Sì, dobbiamo rimboccarci le maniche per salvaguardare definitivamente le dune di Chia!


Nei giorni scorsi, Sandro Roggio, architetto e urbanista, e Vanessa Roggeri, scrittrice, hanno perfettamente colto il senso della campagna promossa dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus Salviamo insieme dune e spiaggia di Chia, che ha l’obiettivo di salvaguardare le dune e la spiaggia anche per le generazioni future e garantirne la fruizione pubblica.

Così migliaia di persone hanno ben compreso il significato “popolare” dell’iniziativa, da ogni parte d’Italia.   

Ormai, in pochi giorni, sono stati raccolti oltre 50 mila euro per contribuire all’acquisto di parte delle dune e della spiaggia di Chia, davanti all’isolotto di Su Giudeu.

Chia, isolotto di Su Giudeu

Nonni che contribuiscono per i nipotini, collette organizzate sui luoghi di lavoro, turisti che vogliono difendere il loro mare, Sardi via dall’Isola da troppi anni che non intendono mancare alla difesa della propria Terra, bambini che offrono i loro soldini per la spiaggia dell’estate.  C’è chi da parte del proprio contenuto guadagno giornaliero per evitare che le dune finiscano in mani sbagliate.

Di grande rilievo il sostegno pubblicamente espresso da parte di Piero Pelù e di Piero Marras.

Sabato 5 gennaio 2019 ne parlerà anche TGR Il Settimanale di RAI 3, alle ore 12.25.

Per le dune e la spiaggia di Chia questo e altro.

Dune di Chia, vegetazione mediterranea

Sabbia finissima, macchia mediterranea con Ginepri secolari, disegnati dal vento e dal mare, rifugio di una fauna selvatica sempre più rara, luci e colori di una natura che dobbiamo preservare e fruire con estrema attenzione.

A breve distanza un’edilizia turistica fin troppo presente, ma ancora parti di pregiato paesaggio agrario.

Le dune e la spiaggia sono in pericolo, non solo per colpa dei maleducati che gettano rifiuti o dei vandali che danneggiano i Ginepri.

SID – Portale del Mare, Chia, in giallo il demanio marittimo (2018)

Infatti, come noto e testimoniato dalla cartografia ufficiale demaniale (il SID – Portale del Mare del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, il sistema informativo del demanio marittimo), nonché dalle certificazioni catastali (foglio 306, mappali 50, 275 e 276), sono di proprietà privata, fin a pochi metri dalla battigia marina, caso raro in Italia.

L’area dunale, per un’estensione di circa 9,5 ettari, intestati a 8 privati (di cui omettiamo i nominativi per ragioni di privacy) per quote diverse, è oggetto del contratto preliminare di compravendita sottoscritto dal GrIG e da uno dei comproprietari per una quota corrispondente a 4 ettari.    Successivamente alla stipula del contratto definitivo di compravendita si farà luogo alla divisione.

Altri elementi contribuiscono a chiarire definitivamente la titolarità dell’area, in primo luogo la sentenza n. 12 del 12 gennaio 2016 emessa dalla Sezione II della Corte d’Appello di Cagliari (passata in giudicato) che, dopo un lungo giudizio, ha definitivamente respinto un’istanza di usucapione e ha confermato la titolarità del diritto di proprietà.

L’ha confermato il Comune di Domus de Maria, conferendo nell’agosto 2018 il relativo certificato di destinazione urbanistica al richiedente “in qualità di proprietario”.

Lo confermano ancor più le varie visure e gli accertamenti effettuati preliminarmente dal Notaio che ha curato e garantito la stipula del contratto preliminare di compravendita per atto pubblico.

Chia, spot pubblicitario (primi anni 2000)

Quali sono i pericoli?

Vari soggetti immobiliari a capitale arabo e internazionale stanno rastrellando terreni lungo le coste sarde. Anche qui.

Purtroppo non è azzardato ipotizzare un futuro privatizzato per dune e spiaggia. Per non parlare di altamente probabili integrazioni normative che consentano la produzione di volumetrie edilizie da concentrare subito a ridosso di dune e spiaggia. Si tratta del c.d. trasferimento di volumetrie, riconosciuto in giurisprudenza.

Chiuse, location di eventi esclusivi, vietate all’accesso dei comuni mortali, in particolare di chi vive in quest’Isola da sempre.

Castiadas, chiusura della viabilità di accesso alla spiaggia dello Scoglio di Peppino

Sardi a foras dalle proprie spiagge, tanto per capirci. Come è successo e continua a succedere: da Capo Ceraso allo Scoglio di Peppino, alla Valle dell’Erica.

Dimentichiamoci l’intervento dell’Agenzia per la Conservatoria delle coste, lodevolmente istituita qualche anno fa proprio su nostre forti richieste, ma colpevolmente consegnata da anni alla completa inoperattività.

Certo, nell’area vi sono stati interventi importanti nell’ambito del progetto Providune (2008-2014), ma non impedisce che l’area dunale possa correre rischi.

Chia, recinzione divelta (2018)

Come dimenticare, poi, spot pubblicitari, feste, avvenimenti “privati”, parcheggi estivi per autoveicoli nelle zone umide, spesso e volentieri autorizzati dalle amministrazioni pubbliche competenti e oggetto di numerosi esposti per ottenere il rispetto delle normative di tutela ambientale da parte delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra.

Ed è per questo che l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha preferito prevenire, ha preferito tappare un buco presente nella doverosa attività di tutela ambientale di Stato, Regione, Comune e ha deciso di opporsi a un copione che sembra già scritto: sta, quindi, procedendo all’acquisto di una parte delle dune e della spiaggia di Chia, davanti all’isolotto di Su Giudeu.

L’obiettivo, come abbiamo detto più volte, è salvaguardare le dune e la spiaggia anche per le generazioni future e garantirne la fruizione pubblica.

Possiamo farlo insieme.

Per farlo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutte le persone che tengono al proprio ambiente, alla propria identità, al futuro della propria Terra.

Dune di Chia, formazione di Ginepri

Contribuisci all’acquisto delle dune e della spiaggia di Chia con un versamento sul conto corrente postale n. 22639090 intestato a “associazione Gruppo d’Intervento Giuridico“ (causale “dune e spiaggia di Chia”) oppure con un bonifico bancario con il codice IBAN IT39 G076 0104 8000 0002 2639 090 (per i versamenti dall’Estero il codice BIC/SWIFT è BPPIITRRXXX).

A chi contribuirà con almeno 30,00 euro sarà inviato un simbolico attestato di benemerenza e la tessera associativa, se gradita.

Ricordiamo, fra le tante agevolazioni previste, che per le erogazioni liberali in favore delle onlus come il Gruppo d’Intervento Giuridico è prevista la detrazione del 19% degli importi donati fino a un massimo di 2.065,83 euro (art. 15, comma 1°, lettera i – quater, del D.P.R. n. 917/1986 e s.m.i., testo unico delle imposte sui redditi – T.U.I.R.).

Naturalmente anche imprese e aziende rispettose dell’ambiente possono contribuire e ne sarà dato ampio risalto.

Il nostro ambiente e la nostra identità non sono in vendita, insieme possiamo dimostrarlo concretamente!

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Giglio di mare (Pancratium maritimum)

da La Nuova Sardegna, 21 dicembre 2018

Lezione a chi deve tutelare il territorio. (Sandro Roggio)

Tra i beni culturali nelle mire della poliedrica speculazione italiana ci sono le coste sarde. A pieno titolo, si sa, concorrono alla reputazione del paesaggio del Bel Paese. Del quale non resterà che l’etichetta di un formaggio – era la previsione cupa di Antonio Cederna, pessimista sulla resistenza civica a fronte di aggressioni incalzanti e non disdegnate da una parte della politica. Non è una novità che i litorali sardi siano a rischio. Basta voltarsi un attimo e si scoprono nuovi tentativi di appropriarsi di aree pregiatissime, di solito a due passi dal mare, dove sono molteplici le suggestioni nel passaggio graduale dalla terra- sabbia fino all’acqua.

La resistenza civica, appunto. C’è chi la pratica da tanti anni. Con competenza e generosità, come il Gruppo di intervento giuridico coordinato da Stefano Deliperi. La decisione tempestiva di Grig nasce da una constatazione: il patrimonio comune si assottiglia, perde strati perché ogni incursione lascia il segno; e un po’ di rimorsi si accumulano. Il rimorso che veniva dopo ci precederà (è la sintesi di un pensiero veloce di Flaiano); e quindi, ha pensato Deliperi, meglio mandare subito un messaggio forte per la difesa del litorale di Chia – Domus de Maria, punta a sud dell’isola, uno dei luoghi dove le emozioni disorientano. Nè poteva passare inosservato il via vai, negli ultimi tempi, di emissari di acquirenti con portafogli pieni e proprietari di terre pronti a cedere di fronte a offerte molto allettanti.

Chi compra azzarda, come tutti gli investitori, sulla base di rassicuranti informazioni: immagina di ottenere prima o poi il premio, il lasciapassare per chissà quali intraprese in aree sensibili e oggi molto tutelate. Chi compra lo sa bene: le deroghe fanno parte (con proroghe e condoni) del nostro volubile Ordinamento.

Non tutti vendono con piacere ai misteriosi forestieri. Almeno così parrebbe.  E da uno dei potenziali venditori l’appello agli ambientalisti che hanno deciso di accettare la sfida. Una sottoscrizione pubblica, di cui sapremo meglio nei prossimi giorni, per assicurare la conservazione di quelle dune incantevoli a beneficio delle generazioni future. Evviva, ma con una osservazione. Le aree tutelate più vicine al mare avrebbe dovuto acquisirle via via la Conservatoria delle Coste, di fatto soppressa in questi ultimi anni, con mio grande disappunto (ho fatto parte del Comitato scientifico nella fase di avvio di quell’esperimento). Tutto doveva stare all’interno di un programma che è rimasto nello sfondo. La colletta alla quale parteciperemo in molti non è il pagamento di un riscatto reiterabile, ma un messaggio, speriamo una lezione a chi dovrebbe impararla. Una richiesta a chi governerà di una maggiore attenzione verso paesaggi con lo stesso valore di opere d’arte non esportabili dal Paese.  Grig lo spiega. Attorno ai beni culturali si possono sperimentare modelli di gestione ben più vantaggiosi delle trasformazioni edilizie a vantaggio solo di chi le realizza. Siamo in ritardo ma chissà.

preparazione spot pubblicitario (inizio anni 2000)

da La Nuova Sardegna, 2 gennaio 2019

Dune di Chia Patrimonio d’Umanità. (Vanessa Roggieri)

A 50 chilometri da Cagliari, sulla via Sulcitana, c’è un gioiello naturalistico costiero tra i più suggestivi del Mediterraneo: Chia. Con la sua sabbia finissima, l’acqua turchese, i ginepri e le dune alte fino a 20 metri, rappresenta un habitat incantevole e raro che rientra in un progetto di monitoraggio nazionale denominato Previdune. Uno studio da 2 milioni di euro per una fascia costiera classificata come zona di salvaguardia paesaggistica, che fino a poche settimane fa lo stesso comune di Domus de Maria erroneamente riteneva essere per intero di proprietà del demanio. E’ bastata una piccola ricerca al Catasto per capire che le cose non stanno proprio così. Erosione del litorale, privatizzazione dei luoghi, maleducazione dei vacanzieri, cementificazione indiscriminata: a denunciare l’ennesimo pericolo per le nostre coste già compromesse per il 50%, ci ha pensato il Gruppo d’Intervento Giuridico di Cagliari con un’iniziativa di salvaguardia clamorosa.
Ovvero, la firma del preliminare d’acquisto per 4 ettari di spiaggia in località Su Giudeu, allo scopo di preservarla da eventuali speculazioni edilizie e garantirne la fruizione pubblica alle generazioni future.
Già, perché a quanto pare 9 ettari di dune e macchia mediterranea che digradano fin quasi al bagnasciuga sarebbero di proprietà privata e in quanto tali alienabili con un atto di vendita. Oggi non è possibile intaccare questa parte di territorio, ma chi può dire cosa accadrà domani, visti i tempi che corriamo e le passate esperienze con altre spiagge della Sardegna? Un manipolo di investitori arabi ha già tentato di acquisire l’area, la minaccia è quindi più che fondata. I mediatori immobiliari sono a caccia di terreni da “rastrellare”, e siccome volere è potere, e siccome il tornaconto è allettante, non desterebbe meraviglia che quel potere, qualora necessario, riuscisse ad aggirare vincoli e delibere.
Senza contare che nella manovra finanziaria nazionale appena approvata da Camera e Senato è prevista l’imminente riforma del demanio marittimo e una serie di emendamenti che in molti non esitano a definire l’ennesima svendita delle spiagge alle solite lobby che da anni occupano gli arenili: in pratica si paventa un attacco al territorio.
Da qui l’urgenza di intervenire da parte dell’associazione ambientalista con un progetto di tutela che vuole essere un dono per la Sardegna. Per la prima volta accade che un soggetto privato si faccia portavoce di una volontà d’azione concreta comune a tutto il popolo sardo; per la prima volta è il soggetto privato a dare pieno senso al concetto di res pubblica, la cosa pubblica, la cosa di tutti. 
Per la prima volta i sardi possono fare qualcosa per la loro terra senza doversi scontrare con le disfunzioni istituzionali.
L’associazione ha versato una caparra di 30.000 euro, a garanzia del prezzo stabilito in 100 mila, e nei giorni scorsi con grande successo ha lanciato una campagna di sottoscrizione per riuscire a racimolare il saldo della restante cifra. 
In una settimana sono stati raccolti oltre 40 mila euro, con donazioni anche dall’estero e una risonanza mediatica di livello nazionale, a testimonianza di quanto, nei suoi principi basilari, l’iniziativa colpisca indipendentemente dal fattore identitario. 
Quando la sindaca di Domus de Maria in una dichiarazione pubblica si riferisce a Chia e alle sue dune sottolineando che si tratta di un bene identitario da tutelare, non fa che recintare entro dei confini limitanti il valore intrinseco del monumento naturale. 
Un valore che è superiore giacché appartenente a tutta l’umanità, non soltanto a una sua piccola parte. E’ una questione di prospettive. Possiamo essere come il polpo Su Giudeu, che dà il nome alla spiaggia e vive aggrappato allo scoglio antistante: confinato nel suo piccolo regno non vede al di là dei suoi tentacoli; o possiamo essere come il mare che gli sta intorno: immenso e inarrestabile non conosce confini. La scelta è nelle nostre mani.

dune e mare di Chia

(foto E.D., A.M., S.D., archivio GrIG)

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