Stop ai danni alla Sella del Diavolo!


Cagliari, Sella del Diavolo, taglio della vegetazione per apertura percorsi ciclistici (nov. 2017)

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra sono state quelle che – ormai una quindicina di anni fa – con la realizzazione del sentiero naturalistico ed archeologico hanno promosso la riscoperta e la fruizione pubblica della Sella del Diavolo, promontorio demaniale militare fra i più rilevanti gioielli naturalistici e storico-culturali del Mediterraneo.

L’esigenza era, allora, anche evitare opere pubbliche tanto dispendiose quanto assurde in un contesto ambientale e paesaggistico così delicato e già a rischio idrogeologico: la Sella del Diavolo si poteva – e si può – fruire senza funivie, senza obelischi e monumenti vari.

Men che meno c’è bisogno di nuovi sperperi di denaro pubblico, per iniziative improbabili,  c’è stato un intervento comunale di sistemazione ambientale e messa in sicurezza, mentre l’ormai notevole fruizione pubblica da parte di tanti escursionisti più o meno attenti ai valori naturalistici dell’area ha bisogno di una non più procrastinabile regolamentazione.

Cagliari, Sella del Diavolo, danni da percorrenza da mountain bike

In particolare è il caso dei tanti, troppi, ciclisti in mountain bike, spesso poco attenti agli escursionisti a piedi e, soprattutto, incuranti dei danni al fondo naturale in calcare e alla vegetazione: purtroppo, sono ormai frequenti i tagli alla macchia mediterranea per aprire nuovi percorsi.

Addirittura sono state patrocinate dal Comune di Cagliari manifestazioni sportive con percorsi di centinaia di mountain bike.

La Sella del Diavolodemanio militare – ramo Esercito e ramo Marina – è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e in parte con vincolo idrogeologico (regio decreto n. 3267/1923 e s.m.i.). Sono presenti i due siti di importanza comunitaria (S.I.C.)Torre del Poetto” (codice ITB042242) e “Monte S. Elia, Cala Mosca e Cala Fighera” (codice ITB042243) ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora, ed è prevista quale riserva naturale regionale “Capo S. Elia” (legge regionale n. 31/1989 – Allegato A).

Cagliari, il mare sotto la Sella del Diavolo

Il piano di gestione dei S.I.C.  “Torre del Poetto” e “Monte S. Elia, Cala Mosca e Cala Fighera, approvato con decreto Assessore Difesa Ambiente Regione autonoma Sardegna n. 3 dell’11 febbraio 2011 prevede, quali prescrizioni e indirizzi specifici, il divieto di apertura di nuovi sentieri e il mantenimento di quelli esistenti “solo al fine di una loro percorribilità pedonale.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra hanno, quindi, nuovamente chiesto (30 novembre 2017, una prima richiesta è stata effettuata il 13 febbraio 2017) al Comune di Cagliari (soggetto gestore dei S.I.C.), al Ministero dell’Ambiente (Ministro e Direzione generale Protezione della Natura), al Servizio Tutela della Natura della Regione autonoma della Sardegna e al Corpo forestale e di vigilanza ambientale l’adozione delle opportune misure di salvaguardia e difesa delle condizioni naturalistiche della Sella del Diavolo, fra cui la limitazione dell’accessibilità con mountain bike.

Si tratta di un’area di grandissima importanza naturalistica, non di un circuito ciclistico.

Un po’ di buon senso e di vigilanza.

Rimane una considerazione: davanti a casi di lassismo e assenza di gestione come questi appare veramente singolare (per non dire altro) proporre e insistere verso un “parco – minestrone” comprendente Molentargius. Le Saline, Santa Gilla e la Sella del Diavolo: manca la normale gestione e l’ordinaria tutela ambientale e c’è chi vorrebbe realizzare l’ennesimo carrozzone inefficiente e dispendioso.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra

 

 

Cagliari, Sella del Diavolo, taglio della vegetazione per apertura percorsi ciclistici

 

(foto S.D., archivio GrIG)

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  1. dicembre 1, 2017 alle 3:05 pm

    da L’Unione Sarda, 1 dicembre 2017
    Gli ecologisti: danni alla vegetazione e al fondo in calcare «Troppe mountain bike
    sulla Sella del Diavolo». (http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=60671)

    Sulla Sella del Diavolo salgono «troppi ciclisti in mountain bike, spesso poco attenti agli escursionisti a piedi e, soprattutto, incuranti dei danni al fondo naturale in calcare e alla vegetazione: purtroppo sono frequenti i tagli alla macchia mediterranea per aprire nuovi percorsi». Eppure «addirittura sono state patrocinate dal Comune manifestazioni sportive con percorsi» sui quali sono transitate «centinaia di mountain bike». Tutto ciò rende inevitabile «una non più procrastinabile regolamentazione» di questa «notevole fruizione pubblica da parte di tanti escursionisti più o meno attenti ai valori naturalistici dell’area».
    È quanto sostenuto dalle associazioni ecologiste “Gruppo d’intervento giuridico” e “Amici della terra”, che spiegano di essere state «quelle che, ormai una quindicina di anni fa, con la realizzazione del sentiero naturalistico ed archeologico hanno promosso la riscoperta e la fruizione pubblica» del promontorio «tra i più rilevanti gioielli naturalistici e storico-culturali del Mediterraneo». Iniziativa presa allora «anche per evitare opere pubbliche tanto dispendiose quanto assurde in un contesto ambientale e paesaggistico così delicato e già a rischio idrogeologico». La Sella del Diavolo, «demanio militare, è tutelata con vincolo paesaggistico e in parte con vincolo idrogeologico. Sono presenti due siti di importanza comunitaria Torre del Poetto e Monte Sant’Elia, Cala Mosca e Cala Fighera, ed è prevista come riserva naturale regionale Capo Sant’Elia. Il piano regionale di gestione del febbraio 2011 prevede, quali prescrizioni e indirizzi specifici, il divieto di apertura di nuovi sentieri e il mantenimento di quelli esistenti solo per una loro percorribilità pedonale».
    Per questo le due associazioni spiegano di aver chiesto, ieri, a Comune, Governo, Regione e Corpo forestale le «opportune misure di salvaguardia e difesa delle condizioni naturalistiche della Sella del Diavolo, fra cui la limitazione dell’accessibilità con mountain bike». È «un’area di grandissima importanza naturalistica, non un circuito ciclistico», e non «c’è bisogno di nuovi sperperi di denaro pubblico per iniziative improbabili». Basterebbero «un po’ di buon senso e vigilanza». Infine, «una considerazione: davanti a tali casi di assenza di gestione appare singolare proporre e insistere per un parco – minestrone con Molentargius, Saline, Santa Gilla e Sella del Diavolo: l’ennesimo carrozzone».

    ————–

    “Troppe mountain bike”, Sella del Diavolo a rischio: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/12/01/troppe_mountain_bike_sella_del_diavolo_a_rischio-68-671991.html

    ____________________________

    da Sardegna Oggi, 30 novembre 2017
    “Troppi ciclisti sulla Sella del Diavolo”. La denuncia degli ambientalisti: http://www.sardegnaoggi.it/Cronaca/2017-11-30/38513/Troppi_ciclisti_sulla_Sella_del_Diavolo_La_denuncia_degli_ambientalisti.html

    _________________________

    da Vistanet, 30 novembre 2017
    “Via le mountain bike dalla Sella del Diavolo”: gli ecologisti del Grig contro le bici sui sentieri naturalistici: https://www.vistanet.it/cagliari/blog/2017/11/30/via-le-mountain-bike-dalla-sella-del-diavolo-gli-ecologisti-del-grig-contro-le-bici-sui-sentieri-naturalistici/

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    da Casteddu online, 30 novembre 2017
    Cagliari, troppi ciclisti in mountain bike: “Stop ai danni alla Sella del Diavolo”.
    “E’ il caso dei tanti ciclisti in mountain bike, incuranti dei danni al fondo naturale in calcare e alla vegetazione: purtroppo, sono ormai frequenti i tagli alla macchia mediterranea per aprire nuovi percorsi”: http://www.castedduonline.it/cagliari-troppi-ciclisti-mountain-bike-stop-ai-danni-alla-sella-del-diavolo/

  2. dicembre 5, 2017 alle 2:46 pm

    sì, è un fenomeno erosivo naturale in corso da sempre. Perlomeno è erosione naturale.

    da L’Unione Sarda, 5 dicembre 2017
    “La Sella del Diavolo rischia di crollare”: l’allarme delle associazioni: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/12/05/la_sella_del_diavolo_rischia_di_crollare_l_allarme_delle_associaz-68-673242.html

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    da Sardegna Oggi, 5 dicembre 2017
    “La Sella del Diavolo potrebbe crollare”: http://www.sardegnaoggi.it/Cronaca/2017-12-05/38532/La_Sella_del_Diavolo_potrebbe_crollare_-_FOTO.html

    _____________

    da Casteddu online, 5 dicembre 2017
    “Sella del Diavolo a rischio crollo. Quando un intervento?”: http://www.castedduonline.it/sella-del-diavolo-rischio-crollo-un-intervento/

  3. febbraio 1, 2018 alle 2:42 pm

    da Casteddu online, 1 febbraio 2018
    “Il colle di Sant’Elia è minacciato da bikers: subito interventi per salvaguardarlo”.
    Per gli ambientalisti la Sella del Diavolo è “minacciata dalla frequentazione incontrollata e talora sconsiderata dei visitatori in mountain bike che ha portato all’ampliamento dei sentieri ed anche all’apertura di nuovi tracciati con conseguente degrado della copertura vegetale”: http://www.castedduonline.it/il-colle-di-santelia-e-minacciato-da-bikers-subito-interventi-per-salvaguardarlo/

  4. febbraio 16, 2018 alle 3:05 pm

    lo scempio continua e il Comune di Cagliari se ne frega.

    da L’Unione Sarda, 16 febbraio 2018
    La città resta senza Sella.
    SANT’ELIA. Escursionisti e ambientalisti contro l’invasione delle mountain bike. Le falesie franano, il promontorio sempre più off limits. (Andrea Piras) (http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=61739)

    La Sella del Diavolo frana. L’ultimo smottamento appena qualche giorno fa. Il promontorio è un malato grave, la cura anti erosione sembra essere però ancora lontana e la città potrebbe dover rinunciare alla sua fragile montagna sull’acqua. Tuffi e bagni vietati sotto la scogliera. Stop anche alle canoe e alle imbarcazioni a pochi metri dalla riva. Per non parlare delle arrampicate sulla parete.
    Il simbolo naturalistico di Cagliari sta morendo, ma gli scienziati non sono ancora sicuri della diagnosi e tantomeno della terapia.

    L’ESPERTO. «Non abbiamo risposte, stiamo studiando i fenomeni che innescano le frane», ammette Antonio Funedda, professore associato di Geologia strutturale che col gruppo di lavoro del Progetto Maregot interdisciplinare e interregionale – composto da Stefania Da Pelo, Maria Teresa Melis, Paolo Orrù e Giorgio Ghiglieri e dai collaboratori Mattia Meloni, Giacomo Deiana e Andrea Sulis – sta indagando la Sella del Diavolo ma anche Capo Sant’elia, Capo Falcone, l’Isola di San Pietro e Bonifacio. E ancora le alte scogliere della Liguria, della Corsica e della Provenza. «Quella della Sella è un’area molto complicata con importanti fratture delle falesie. Ci sono situazioni dove si potrà intervenire, altre dove potrebbe essere più corretto lasciar corso alla natura, lasciar evolvere l’erosione. Non esistono sistemi di protezione adeguati, non è certo possibile inglobare il promontorio».

    L’INDAGINE. Lo studio, che durerà tre anni, è ancora nella prima fase d’osservazione, a primavera comincerà l’indagine vera e propria e solo alla fine, dopo una corretta conoscenza, si potrebbero individuare i possibili interventi e le più corrette azioni. Che saranno comunque messe in pratica da altri enti.
    Insomma, il promontorio resta obbligatoriamente off limits. Troppo alto il rischio, cominciato ben prima di quel tragico pomeriggio di trent’anni fa quando la terra staccatasi dalla falesia crollo investendo un bagnante che rientrava a piedi verso Marina Piccola.

    LE CORSE. Se la falesia vien giù, impedendo ai cagliaritani e ai turisti di godere di questo tratto di costa sottoposto a numerosi vincoli, sul promontorio corre la polemica. Escursionisti contro le mountain bike, ambientalisti furenti per l’impatto pesante che le biciclette stanno avendo sulla vegetazione. Anche se a scalare la montagna di calcare sono a volte anche le moto da cross che, come è accaduto in questi giorni, lasciano la firma del loro passaggio. Un motociclista deve aver spaccato la coppa dell’olio lasciando sul terreno una interminabile scia vischiosa. «Recentemente le mountain bike hanno hanno aperto anche nuove piste spazzando via altra vegetazione, le piante che con le loro radici trattengono la terra evitando l’erosione del terreno», spiega Stefano Deliperi del Gruppo di intervento giuridico. Anche la Forestale ha segnalato più volte alla Regione la presenza delle biciclette sul colle. Vietate esplicitamente nel protocollo istitutivo del sito di interesse comunitario.

    L’IMPROVVISAZIONE. «Manca la sensibilità, forse sarebbe stato giusto creare i percorsi adeguati per le mountain bike e non lasciare campo libero all’improvvisazione», avverte Roberto Copparoni degli Amici di Sardegna. «Sfrecciano in discesa come fossero in pista rischiando di travolgere gli escursionisti».

  5. febbraio 25, 2018 alle 12:01 pm

    da Casteddu online, 23 febbraio 2018
    Calamosca, nuova strada panoramica: c’è l’ok della Soprintendenza.
    I tecnici del ministero avrebbero superato lo scetticismo. L’orientamento è quello di dire sì alla nuova strada panoramica che collegherà la spiaggia con lo stabulario. (Ennio Neri): http://www.castedduonline.it/calamosca-strada-panoramica-soprintendenza/

  1. febbraio 4, 2018 alle 10:30 pm

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