Basta con i danni alla Sella del Diavolo!


Cagliari, la Sella del Diavolo si protende verso il Golfo degli Angeli

Cagliari, la Sella del Diavolo si protende verso il Golfo degli Angeli

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra sono state quelle che – ormai una quindicina di anni fa – con la realizzazione del sentiero naturalistico ed archeologico hanno promosso la riscoperta e la fruizione pubblica della Sella del Diavolo, promontorio demaniale militare fra i più rilevanti gioielli naturalistici e storico-culturali del Mediterraneo.

L’esigenza era, allora, anche evitare opere pubbliche tanto dispendiose quanto assurde in un contesto ambientale e paesaggistico così delicato e già a rischio idrogeologico: la Sella del Diavolo si poteva – e si può – fruire senza funivie, senza obelischi e monumenti vari e non ha bisogno di visibilissime opere per giunta abusive come la croce recentemente rimossa.

Cagliari, Sella del Diavolo, danni da percorrenza da mountain bike

Cagliari, Sella del Diavolo, danni da percorrenza da mountain bike

Men che meno c’è bisogno di nuovi sperperi di denaro pubblico per iniziative improbabili, c’è stato un intervento comunale di sistemazione ambientale e messa in sicurezza, mentre l’ormai notevole fruizione pubblica da parte di tanti escursionisti più o meno attenti ai valori naturalistici dell’area ha bisogno di una non più procrastinabile regolamentazione.

In particolare è il caso dei tanti, troppi, ciclisti in mountain bike, spesso poco attenti agli escursionisti a piedi e, soprattutto, incuranti dei danni al fondo naturale in calcare e alla vegetazione: purtroppo, non sono isolati i recenti tagli alla macchia mediterranea per aprire nuovi percorsi.

Cagliari, Sella del Diavolo, Torre di S. Elia e postazione antiaerea

Cagliari, Sella del Diavolo, Torre di S. Elia e postazione antiaerea

La Sella del Diavolodemanio militare – ramo Esercito e ramo Marina – è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e in parte con vincolo idrogeologico (regio decreto n. 3267/1923 e s.m.i.). Sono presenti i due siti di importanza comunitaria (S.I.C.)Torre del Poetto” (codice ITB042242) e “Monte S. Elia, Cala Mosca e Cala Fighera” (codice ITB042243) ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora, ed è prevista quale riserva naturale regionale “Capo S. Elia” (legge regionale n. 31/1989 – Allegato A).

Il piano di gestione dei S.I.C.  “Torre del Poetto” e “Monte S. Elia, Cala Mosca e Cala Fighera, approvato con decreto Assessore Difesa Ambiente Regione autonoma Sardegna n. 3 dell’11 febbraio 2011 prevede, quali prescrizioni e indirizzi specifici, il divieto di apertura di nuovi sentieri e il mantenimento di quelli esistenti “solo al fine di una loro percorribilità pedonale.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra hanno, quindi, chiesto (13 febbraio 2017) al Comune di Cagliari (soggetto gestore dei S.I.C.), al Servizio Tutela della Natura della Regione autonoma della Sardegna e alla Direzione generale Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente l’adozione delle opportune misure di salvaguardia e difesa delle condizioni naturalistiche della Sella del Diavolo, fra cui la limitazione dell’accessibilità con mountain bike.

Si tratta di un’area di grandissima importanza naturalistica, non di un circuito ciclistico.  Un po’ di buon senso.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra

Cagliari, Sella del Diavolo, recenti tagli della vegetazione per apertura di percorso ciclistico

Cagliari, Sella del Diavolo, recenti tagli della vegetazione per apertura di percorso ciclistico

(foto S.D., archivio GrIG)

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  1. riccardo
    febbraio 14, 2017 alle 12:03 pm

    i sentieri per cala fighera sono percorribili o l’area è ancora interdetta per pericolo frane?
    p.s. sul discorso bici sono perfettamente d’accordo

    • Nicola Curreli
      febbraio 14, 2017 alle 2:24 pm

      Buon senso? Quindi anziché incentivare l’uso della bici, promuovere lo sviluppo di turismo sostenibile, valorizzare le risorse naturali con percorsi pedonali e ciclabili… voi proponete la chiusura perché sul piatto della bilancia mettete la foto di due pietre segnate dalle ruote? E questo sarebbe buon senso… non ho parole

      • febbraio 14, 2017 alle 3:32 pm

        siamo noi a non aver parole: si tratta di aree di grandissimo valore ambientale, non di circuiti a uso e consumo di chi non ne capisce il valore!

        Stefano Deliperi

    • febbraio 14, 2017 alle 3:47 pm

      sì, Riccardo, la zona a mare sotto la Sella del Diavolo é interdetta per pericolo frane dal 1987.

      Stefano Deliperi

  2. febbraio 14, 2017 alle 3:05 pm

    nessuna “guerra”, solo un po’ di buon senso.

    da Sardegna Oggi, 13 febbraio 2017
    Ambientalisti contro ciclisti. “La Sella del Diavolo sfregiata dalle vostre ruote” : http://www.sardegnaoggi.it/Cronaca/2017-02-13/34957/Ambientalisti_contro_ciclisti_La_Sella_del_Diavolo_sfregiata_dalle_vostre_ruote_-_LE_FOTO.html

    ________________

    da Vistanet, 13 febbraio 2017
    Via le mountain bike dalla Sella del Diavolo, Grig: “Stanno distruggendo la montagna”: http://www.vistanet.it/cagliari/blog/2017/02/13/via-le-mountain-bike-dalla-sella-del-diavolo-grig-stanno-distruggendo-la-montagna/

    _______________

    da Casteddu online, 13 febbraio 2017
    “Basta con i danni alla Sella del Diavolo”, ecologisti contro ciclisti.
    Esplode la polemica, gli ambientalisti: “Sella del Diavolo gravemente danneggiata dai percorsi creati per i ciclisti”: http://www.castedduonline.it/cagliari/zonapoetto-santelia/44661/basta-con-i-danni-alla-sella-del-diavolo-ecologisti-contro-ciclisti.html

  3. Felicia
    febbraio 15, 2017 alle 10:12 am

    Il fanatismo del ciclismo non ha limiti : per le strade fanno un po quello che gli pare : doppia fila , corse sugli incroci , cellulare e doppia fila , niente segnalazioni luminose la notte ; anziani semirincoglioniti che fanno le corse , etc . E tutto questo senza nessuna regolamentazione seria , controllo dei vigili etc ; poi succedono incidenti e sono sempre le vittime anche avendo torto .
    Per le mountain bike e motocross- spesso cmq associate scavano solchi sui sentieri spadroneggiano e nel caso motocross inquinano l’ aria e acusticamente .
    In questo contesto distruttivo e altamente disturbante non c’è posto per la pedonabilita’ , per l’escursionismo intelligente e rispettoso dell’ambiente e della natura diventa naif obsoleto superato e rompiballe ( dovrebbe sparire per i comodi di quest’altri ) , o aggiungo io per chi fa trekking anche a cavallo . Sempre prima cicli e quasi inevitabilmente motocicli perché è così la moda , l’andazzo idiotista e cialtronesco e spesso anche per le giunte ed enti statali politically correct .

  4. Gavino Meloni
    febbraio 20, 2017 alle 10:00 am

    Certo è che impedire l’attività in M.B. è il solito rimedio estremo e fastidioso ma necessario prima di arrivare ad un danno ambientale irreversibile. Ma bisogna tener conto che anche l’escursionismo a piedi, anche se meno dannoso, con le migliaia di persone, spesso incivili (io mi ritrovo spesso a raccogliere cartacce e bottiglie “dimenticate”), anche se passeggiano senza raccogliere gli Iris creano un forte impatto ambientale.
    Si arriverà al numero chiuso come negli States nella Yosemite Valley?
    Purtroppo in molti sentieri appena riaperti e curati anche in altre zona delle Sardegna sono presi di mira da ciclisti e motociclisti folli e a volte si organizzano anche gare anche in M.B. e non è un piacere trovare una moto in velocità che appare da dietro una curva di un sentiero …. per non parlare dei segnavia in plastica e verniciature multicolori lasciati dopo le gare ….
    Penso che il problema (Trekking, M.B., Moto, Quads ecc ecc) sia da prendere in seria considerazione non solo a livello Comunale…… stabilendo le giuste regole ci sarebbe posto per tutti.

    Buone escursioni
    Gavino

  5. Mattia Vacca.
    febbraio 20, 2017 alle 11:16 am

    Io non capisco perchè quando percorriamo delle stradine dove ci sono i solchi delle ruote dei carri stiamo tutti a bocca aperta a contemplare la meraviglia, se però troviamo qualche graffio di pedale allora gridiamo allo scandalo.
    I graffi di oggi saranno domani i segni storici del passaggio dei bikers.
    O forse accettiamo solo gli “scempi” purchè abbiano almeno 100 anni alle spalle?
    Questa domenica (19-02-2017) ero uno dei ciclisti saliti alla Sella.
    Durante la mia permamnenza ho contato 5-10 bikers e almeno 50-60 camminatori.
    Siamo sicuri che provochino maggiore danno/disturbo i ciclisti?

    • febbraio 20, 2017 alle 3:16 pm

      vedi, Mattia, possiamo anche farne a meno dei vostri “graffi” storici.
      Con il tuo opinabile ragionamento dovremmo tenere i ruderi dei bombardamenti della II guerra mondiale, sono resti ancor più storici dei vostri.
      Comunque abbiamo già decine di foto dei vostri “graffi” storici sulla Sella del Diavolo. In più i tracciati aperti nella vegetazione.
      Segno che è mancato il buon senso.
      Ora basta.

      Stefano Deliperi

      • Mattia Vacca
        febbraio 20, 2017 alle 9:10 pm

        I ruderi della II guerra mondiale no (ma perchè poi? e quelli delle guerre puniche?)
        Però l’archeologia industriale… ah, che meraviglia!
        Bellissimi i fanghi rossi di Monteponi, vero? Chissà cosa si nasconde però la dentro.
        O la Laveria Lamarmora a Nebida: fantastica non trovi? Eppure non mi puoi negare che entrambi abbiano costituito un ENORME impatto ambientale.
        Perchè si accettano simili DISASTRI, anzi, si cerca di valorizzarli, di sfruttarli turisticamente e poi si grida allo scandalo per due graffietti di pedale?
        Che poi anche gli scarponi, alla lunga, consumano la roccia, lo sai no?
        Guarda, riguardo alla Sella posso essere d’accordo che non sia il caso di aprire nuovi sentieri, anche se poi quello peggiore lo hanno aperto i trattori che hanno portato il materiale per ristrutturare la casetta, ti risulta?
        Sarebbe ora di dire basta alla suddivisione in buoni e cattivi, invece!
        Per quale, vero, motivo si dice si ai camminatori e no ai ciclisti?
        Qui non manca il buon senso, non c’è proprio senso!

      • febbraio 20, 2017 alle 10:52 pm

        perchè è pieno di “graffi” sul calcare, come tu li chiami.
        E perchè ormai c’è qualche simpaticone biruotato che “apre” percorsi per mountain bike nella macchia mediterranea.
        E’ così difficile da capire?
        La Sella del Diavolo è un sito di grande importanza naturalistica e sono già stati fatti vari danni, compreso il sentiero aperto dai mezzi per ristrutturare la storica “centrale di tiro” dell’antiaerea della II guerra mondiale.
        Gli scempi devono continuare perchè i bikers non hanno buon senso?

        Stefano Deliperi

      • Mattia Vacca.
        febbraio 21, 2017 alle 7:57 am

        Ripeto, d’accordo sul non aprire nuovi sentieri, ma mi pare che alla fin fine il problema siano questi graffi… mi pare ben poco per vietare la fruizione alle MTB.
        Chissà perché ho la sensazione che si tratti invece di mero fastidio: non vi piacciono, non sono come voi, non li vorreste in mezzo ai piedi, punto.
        A me pare che organizzare visite guidate con 150 persone (e mi pare di capire che si ambisce a portarne anche di più) non sia poi molto ecologico.
        Che poi, tanto per dirne una, chi è che fa raccolta degli iris? I ciclisti? Non credo proprio.
        Ah, e visto che siete così attenti, voi unici sensibili, voi unici a capire il valore dell’ambiente, avete mai pensato di vietare l’accesso ai cani?
        Pensate che questi non possano rappresentare un pericolo per la fauna?
        O per i correttissimi fruitori pedonali (a non tutti piacciono i cani e, alcuni, potrebbero anche mordere).

      • febbraio 21, 2017 alle 3:34 pm

        Mattia, l’articolo é piuttosto chiaro e ho provato a spiegarti motivi e ragioni di quanto abbiamo chiesto.
        Mi pare he tu capisca quello che vuoi capire, ma è un problema tuo, non nostro.
        In ogni caso, il piano di gestione dei S.I.C. non prevede nuovi sentieri (e il conseguente taglio della vegetazione) e prevede l’esclusiva fruizione pedonale.
        Il resto, se permetti, lascia il senso che trova.

        Stefano Deliperi

      • Mattia Vacca.
        febbraio 21, 2017 alle 4:22 pm

        Non sono io che voglio capire ciò che voglio capire, siete voi (tu?) che avete una unica visione della cosa e non siete minimamente aperti alla discussione.
        E si capisce che il problema è mio, non è a voi che stanno cercando di impedire un’attività che amate!!
        Ho ripetuto per due volte che capisco l’opportunità di non aprire nuovi sentieri, anche se voi l’avete fatto nel 2003, ma CONTESTO FORTEMENTE il fatto che le MTB costituiscano un danno ambientale! Almeno non più di quanto facciano gli escursionisti a piedi e sicuramente meno dei cani!!
        Per inciso, io alla Sella del Diavolo ci vado anche a piedi (la prima volta credo sia stato nel 1980, quando ero appassionato bird-watcher…)

      • febbraio 21, 2017 alle 5:20 pm

        Mattia, non sai quello che dici: abbiamo semplicemente segnato un sentiero già esistente, previa autorizzazione delle Autorità militari titolari del demanio.
        Per il resto, leggiti il piano di gestione dei S.I.C. Ne chiediamo l’applicazione, tutto qui.

        Stefano Deliperi

      • Mattia Vacca.
        febbraio 21, 2017 alle 5:32 pm

        Stefano, può darsi che io non sappia quello che dico, anche se l’ho letto su una vostra pagina >> https://selladeldiavolo.wordpress.com/2011/06/03/7-500-escursionisti-150-visite-guidate-sulla-sella-del-diavolo/ dove dite di avere realizzato un sentiero.
        In ogni caso tu commenti sempre la metà delle mie domande/affermazioni.

      • febbraio 21, 2017 alle 10:33 pm

        Mattia, io perdo tempo, per l’ultima volta, a commentare “la metà” delle tue domande o affermazioni che fai perchè non vale la pena di fare diversamente.

        Prova a leggere tutto e non la metà di quanto messo nero su bianco su questo benedetto sentiero: il “sentiero naturalistico ed archeologico della Sella del Diavolo (progetto degli ing.ri Giovanni Battista Cocco e Margherita Secci e della paesaggista Iris Sohn, descrizione del prof. Antonello Fruttu)”, è stato realizzato “mediante semplice segnatura di sentieri preesistenti”, previa autorizzazione “del Comando Militare autonomo della Sardegna e del Comando Militare Marittimo autonomo in Sardegna, titolari dell’area demaniale militare della Sella del Diavolo” (https://selladeldiavolo.wordpress.com/2008/06/).

        Vedi, Mattia, senza questo tu col cavolo che andavi su e giù con la tua mountain bike sulla Sella del Diavolo. Non ci saresti andato perchè fino ad allora (2002-2003) di fatto i sentieri non erano accessibili, in quanto demanio militare.

        In più il Comune di Cagliari voleva realizzare una bella funivia con un bel punto di ristoro sopra la Sella.

        E tu non ci saresti andato, perchè sarebbe stata un’area in concessione a “qualcuno”.

        Ora c’è il piano di gestione dei S.I.C. – cosa che a te non sfiora – e, per il grande valore naturalistico, l’accesso è previsto solo come pedonale. Prendine atto.

        E noi, quando abbiamo molte adesioni alle escursioni, facciamo sempre più gruppi, in modo che ognuno abbia 20-30 partecipanti, così da poter seguire agevolmente indicazioni e spiegazioni. Nessuno taglia Iris, mentre mi pare difficile che un biker che scenda a rotta di collo anche fuori sentiero non passi sopra qualsiasi fiore o altra vegetazione della Sella.

        Stefano Deliperi

      • Mattia Vacca.
        febbraio 22, 2017 alle 8:38 am

        Guarda, se è grazie a voi che si possono percorre i sentieri sulla Sella, ve ne sono grato, anche se, come ti ho scritto, ci sono sempre andato, sin dal 1980 (a piedi, prima del 2011, poi anche in bici). Forse le camminate erano solo tollerate, mentre adesso sono consentite (anche se mi pare che qualche multa sia fioccata lo stesso in tempi recenti… come mai?).
        Ancora di più vi ringrazio se avete impedito al comune di costruire una funivia, sarebbe stato un vero scempio.
        Ciò non toglie che colpevolizzare una categoria accusandola di insensibilità ambientale è una gratuità che non posso non contestare.
        Già solo ragionare per categorie è una cosa che mi da fastidio; sarà perché io rientro in più categorie contemporaneamente, ma di fatto non credo che si possa presentarne una come l’unica sensibile, attenta, rispettosa a scapito di un’altra, su basi che secondo me sono assai deboli. Errori vengono commessi da entrambe, ma sono da attibuire a singole persone.
        Io di camminatori che raccoglievano iris ne ho visti coi miei occhi (mi fa piacere che non lo facciano quando accompagnati da voi, e ci mancherebbe altro!) ma non per questo mi ergerei a giudice impedendo agli escursionisti in generale di percorrere certi sentieri. Non faccio di tutta l’erba un fascio, come si dice.
        Infine mi dispiace molto per queste tue parole:
        <>, dimostrano una chiusura preconcetta.
        Quella metà delle mie domande servivano come spunto per discutere, ragionare su temi che, ti garantisco, non stanno a cuore solo a te.
        Ascoltare il parere di altri fa sempre bene e ogni opinione merita rispetto.

      • febbraio 22, 2017 alle 3:07 pm

        Mattia, scusa, ma dove vivi? Fino alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, se andavi alla Sella del Diavolo, trovavi cartelli con divieto di accesso e reti di chiusura.
        Dal 1987 sono vigenti due ordinanza della Capitaneria di Porto – di cui si parla ampiamente in questo blog – che vietano l’accesso alla zona a mare della Sella del Diavolo per pericolo di frane: chi la viola, prende multe.
        Nessuno “colpevolizza” una categoria, nè si fa d’ogni erba un fascio, ma ti prego di prendere atto una volta per tutte che il piano di gestione dei S.I.C. prevede solo accessi pedonali, punto e basta.
        Si discute con persone che recepiscono, ma te alcune cose non le vuoi proprio sentire. Eppure potrebbero arricchirti.
        Fin quando ci sono stati (pochi) escursionisti in mountain bike e rispettosi del sito, non c’è stato alcun problema, ma ormai da tempo sono tanti, parecchi scendono a rotta di collo anche in mezzo alla vegetazione e fanno danni visibili a chiunque sia onesto con se stesso. Prenderne atto sarebbe già un grande passo in avanti.

        Stefano Deliperi

      • Mattia Vacca.
        febbraio 23, 2017 alle 8:16 am

        Va bene, credo che siamo arrivati a un punto in cui è molto difficile proseguire la discussione qui, mi piacerebbe un giorno incontrarti e parlare a quattr’occhi, sono sicuro che sarebbe più proficui per entrambi. Ciao.

      • febbraio 23, 2017 alle 3:12 pm

        Volentieri, ciao.

        Stefano Deliperi

  6. Valentino
    febbraio 22, 2017 alle 9:28 am

    Ma che pagliacciata è? Sarebbe più produttivo se impegnaste il vostro prezioso e “molto” tempo per aiutare i bisognosi..
    Assurdo e patetico tutto ciò

    • febbraio 22, 2017 alle 3:09 pm

      far rispettare il piano di gestione dei S.I.C. per te è “una pagliacciata”?
      Ti qualifichi da solo e puoi serenamente tornare da dove sei venuto.

      Stefano Deliperi

  7. febbraio 23, 2017 alle 9:40 am

    Domenica scorsa sono andato salito alla sella del diavolo, a piedi. C’erano decine e decine di escursionisti, e qualche bici. Onestamente penso che i danni maggiori li abbiano fatti tutti coloro che sono saliti con le buste della spesa per fare il picnic, lasciando poi una parte dei rifiuti, raccogliere fiori, e tirare pietre giù dai belvedere (ne ho visti diversi fare tutte queste cose).
    Sono certo che anche i ciclisti facciano i loro danni, del resto la madre dei cretini è sempre incinta, ma non capisco perché chiedere un provvedimento contro una categoria e non un generale maggiore controllo per il rispetto della zona.

    • febbraio 23, 2017 alle 3:11 pm

      bene Cristiano, avresti dovuto, a parer mio, riprendere chi raccoglieva fiori o tirava pietre oppure segnalarlo al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, anche con una foto (1515) ovvero, se non te la sentivi, potevi inviare foto e descrizione del fatto a noi. Avremmo poi provveduto alla dovuta segnalazione.
      In soldoni, bisogna un po’ rimboccarsi le maniche per difendere il “nostro” ambiente 😉

      Stefano Deliperi

  8. febbraio 26, 2017 alle 10:33 pm

    Mi sono limitato alla raccolta dei rifiuti 🙂
    Il mio intervento era solo per cercare di capire come mai tutto questo astio nei confronti della categoria dei ciclisti (come se tale categoria potesse esistere). Se davvero l’impatto antropico rovina l’ambiente della sella del diavolo, perché non chiederne la chiusura totale, ad esempio, nel fine settimana, quando certamente il numero delle presenze è enormemente maggiore. Il prendersela solo con chi sale in bici dà l’idea di una sorta di pregiudizio. Non voglio assolutamente essere polemico, anzi, spero che questa mia riflessione possa essere in qualche modo di spunto. Un saluto…

    • febbraio 26, 2017 alle 11:03 pm

      Cristiano, nessun astio nei confronti di nessuno, ma un richiamo al rispetto delle regole.
      Il piano di gestione dei S.I.C. esistenti sulla Sella del Diavolo prevede il solo accesso pedonale.
      In ogni caso, chi lascia rifiuti va individuato e sanzionato, sulla Sella del Diavolo come dappertutto.
      Se un domani fosse ritenuto eccessivo anche l’accesso pedonale, si dovranno inserire nel piano di gestione del S.I.C. limitazioni nell’escursionismo a piedi, non c’è dubbio.
      Le caratteristiche naturalistiche della Sella del Diavolo devono esser conservate, questo è il punto centrale.

      Stefano Deliperi

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