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Quante persone muoiono ogni anno per l’inquinamento dell’aria in Italia?


automobili e smog (foto da stadio24.com)

Ogni anno in Italia muoiono prematuramente circa 90 mila persone a causa dell’inquinamento dell’aria.

Sono le conclusioni a cui è giunta la Fondazione per lo sviluppo sostenibile con il suo report sulla qualità dell’aria nelle città italiane, ora presentato.

Se possibile, la situazione italiana è peggiore rispetto alla media europea, come testimoniato dal Rapporto Air Quality 2016 realizzato dall’Agenzia europea dell’Ambiente.

Un notevole contributo può giungere da un’efficace politica di incremento del verde pubblico e privato nelle aree urbane, tutt’oggi largamente carente nonostante gli obblighi normativi.

Le nostre città cambieranno registro?   Roma, per esempio, sembrerebbe provarci, ma…

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Roma, giardino pubblico (Rione Quirinale)

 

da La Stampa, 28 settembre 2017

Italia, qui l’inquinamento uccide di più.    La classifica europea mette sotto accusa le nostre città. Concentrazioni record di polveri sottili Pm 2,5. (Roberto Giovannini)

La notizia è che l’aria nelle città è migliorata negli ultimi anni, ma nonostante le nuove regole l’Italia primeggia nella triste classifica europea dei morti per inquinamento.

Come spiega il Report sulla qualità dell’aria che sarà presentato domani, realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile con Enea e Ferrovie, l’Italia con oltre 90.000 morti premature batte i grandi paesi europei. Parliamo di 1500 decessi per milione di abitanti, contro i 1100 in Germania, gli 800 della Francia e della Gran Bretagna, e i 600 della Spagna.

La situazione dell’aria resta molto critica in tante parti d’Italia, indica questo importante rapporto. Si sa che l’aria peggiore c’è nella Valle Padana, ma problemi seri ci sono anche nelle aree metropolitane di Roma e Napoli, a Firenze, in Puglia a cominciare da Taranto, e sulla costa sud est della Sicilia. I responsabili? C’è il traffico automobilistico, come si può facilmente immaginare, a partire dai motori diesel. Ma con qualche sorpresa, oltre all’industria e al riscaldamento residenziale, ormai pesano in modo significativo anche il riscaldamento a biomasse legnose, tradizionali o a pellet (soprattutto a Milano e Firenze), e l’agricoltura, che genera molta ammoniaca.

L’aria inquinata è un problema continentale: secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente in Europa ogni anno si registrano oltre 500.000 morti premature a causa dell’inquinamento atmosferico, circa 20 volte il numero di vittime per incidenti stradali. Per la Commissione Ue, i costi connessi agli impatti sulla salute dell’inquinamento atmosferico pesano tra il 2 e il 6% del Pil europeo. Ma l’Italia va peggio: siamo in procedura di infrazione sia per il particolato che per il biossido di azoto. Per le PM2,5, le polveri sottili più fini, segniamo valori di concentrazione record, così come per l’ozono. E quel che conta, non stiamo migliorando abbastanza: di questo passo non rispetteremo i target fissati per il 2030 dalla nuova direttiva europea sugli inquinanti atmosferici.

albero in città

IL TRAFFICO 

Come detto, il traffico stradale è il maggior responsabile dell’inquinamento, soprattutto per ossidi di azoto e particolato. Ma i dati rivelano che ci sono altre sorgenti di inquinamento, finora poco o nulla considerate, come la biomassa legnosa. Tra il 1990 e il 2015 la quota del legno per i consumi energetici nel settore residenziale è passata dal 13 al 25%. Secondo l’Ispra, la combustione di biomasse è responsabile del 99% delle emissioni di particolato del settore residenziale. Le tecnologie «tradizionali» (caminetti aperti e stufe manuali), che rappresentavano il 74% degli impianti in Italia nel 2012, sono stati responsabili del 90% delle emissioni di particolato del settore, contro il 9% di emissioni imputabili alle tecnologie «avanzate» (stufe a pellet, caminetti chiusi e stufe a ricarica automatica. Resta il fatto che a Milano la combustione del legno, specie in impianti a bassa efficienza, vale addirittura il 20% delle PM10 totali. Scopriamo poi il ruolo dell’«inquinamento extraurbano»: la produzione agricola (con i fertilizzanti) e la zootecnia. E infine, c’è l’industria, la generazione elettrica e lo smaltimento dei rifiuti: le innovazioni tecnologiche non hanno risolto.

Il rapporto propone un decalogo di interventi per affrontare il problema. Varare una strategia nazionale per la qualità dell’aria, ridurre le auto private in città, inserire gli obiettivi su clima e inquinamento nelle politiche energetiche, dare più risorse per il trasporto pubblico condiviso, finanziare la ricerca e il monitoraggio, migliorare le performances ambientali dei mezzi di trasporto, riqualificare edifici pubblici e privati, limitare le biomasse per il riscaldamento domestico, controllare le emissioni dell’agricoltura, migliorare le tecnologie nell’industria.

Proposte serie, che però non sembrano nei piani del governo. Edo Ronchi, già ministro dell’Ambiente e presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, è preoccupato. «Onestamente per il momento vedo poco impegno – spiega – nonostante qualche visibile miglioramento, mi pare che Comuni e territori siano lasciati da soli ad affrontare un problema che richiederebbe ben altri interventi». E gli accordi tra ministero dell’Ambiente e Regioni, come quello firmato da Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna? «Certamente sono utili – commenta Ronchi – ma solo a livello di cornice, per gli obiettivi che pongono. Quanto invece alle misure in grado di avere un impatto reale, hanno effetti davvero limitati».

 

albero in autunno

(foto da stadio24.com, E.R., S.D., archivio GrIG)

 

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  1. settembre 30, 2017 alle 10:55 am

    I caminetti sono un problema sorpassato e fanno PM poco pericolose, le pm 2,5 o inferiori (da inceneritori) sono da eliminare, il traffico si risolve multando e bloccando le “caldaie” che fumano in barba a revisione e leggi (auto e mezzi pesanti che nessuno controlla e tutti vediamo ogni giorno) e passando all’elettrico puro (nei prossimi tre anni ci saranno risultati) Ogni casa auto ora ne propone 1-3 modelli (salvo Fca) e SERVONO GLI INCENTIVI !! Io e il mio gruppo organizziamo eventi di continuo sulla mobilità EV (Reggio E. – anche il 12-11, Parma, Imola il 21,24 10, ecc.) e non a scopo di lucro.. come Ugo Concu in Sardegna. Partecipate..e diffondete la notizia. grazie

  2. settembre 30, 2017 alle 10:56 am

    fatto, dov’è finito?

  3. settembre 30, 2017 alle 12:45 pm

    A.N.S.A., 29 settembre 2017
    In Italia l’aria più inquinata fra grandi paesi Ue.
    Ricerca della Fondazione sviluppo sostenibile di Edo Ronchi: http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2017/09/29/smog-in-italia-laria-piu-inquinata-fra-grandi-paesi-ue_e67464ab-6575-4fb9-8ec3-510ffa3e4883.html

  4. capitonegatto
    settembre 30, 2017 alle 6:41 pm

    Il governo ha per caso stanziato incentivi per caldaie a metano, per acquisto auto ibride o elettriche e per reti elettriche di rifornimento , potenziamento di autobus elettrici ?
    Non mi pare , ma forse non sono aggiornato !! E inoltre , per i terreni privati inquinati , i propietari ne devono rispondere ? E per quelli pubblici chi controlla ?

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