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E’ possibile uno straccio di buon senso per difendere la fauna selvatica?


Pernice sarda (Alectoris barbara, foto Raniero Massoli Novelli)

L’Assessore della difesa dell’ambiente della Regione autonoma della Sardegna Donatella Emma Ignazia Spano tace.

Tace anche il Presidente della Regione autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru.

Nessuna risposta in merito all’istanza rivolta lo scorso 3 agosto 2017 dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Lega per l’Abolizione della Caccia per l’adozione di provvedimenti di sospensione della caccia quantomeno a Lepre Sarda e Pernice sarda, ai sensi dell’art. 51 della legge regionale n. 23/1998 e s.m.i.

Analoga istanza è stata rivolta dal WWF.

bossoli abbandonati in campagna

E’ stato recentemente pubblicato sul B.U.R.A.S., come previsto dalla legge, il calendario venatorio regionale 2017-2018, deliberato a maggioranza dal Comitato regionale faunistico con il voto contrario dei (pochi) rappresentanti ambientalisti.

Per il resto, silenzio.

Eppure la richiesta ecologista di sospensione totale o parziale della stagione venatoria si basa su inoppugnabili dati di fatto tecnico-scientifici di provenienza pubblica.

Infatti, la Regione autonoma della Sardegna ha dichiarato il conclamato stato di grave siccità ed eccezionale avversità atmosferica con la deliberazione Giunta regionale n. 30/37 del 20 giugno 2017.

Così afferma la Giunta regionale: come noto, “l’anomalo andamento climatico dei primi sei mesi dell’anno in corso, caratterizzato da cumulati pluviometri molto inferiori alle medie climatiche e da valori dell’evapotraspirazione in generale superiori alle stesse medie climatiche, ha determinato su tutto il territorio della Sardegna uno stato di grave siccità che ha già posto l’intero comparto agricolo e zootecnico in una condizione di forte sofferenza e raggiunto livelli tali da assumere il carattere di straordinaria emergenza”, tanto da far dichiarare “l’esistenza del carattere di eccezionale avversità atmosferica” e  richiedere al Governo nazionale “di individuare e approvare misure emergenziali che consentano di limitare gli effetti dell’evento sull’intero comparto agricolo”.

Ovviamente la situazione della fauna selvatica non è e non può essere migliore.

Solo nei primi sette mesi del 2017 (gennaio-luglio 2017) sono stati percorsi dal fuoco in Sardegna circa 9 mila ettari a causa di 2.150 incendi, di origine dolosa o colposa.

Con nota prot. n. 32236/T-A11 del 30 giugno 2017 l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (I.S.P.R.A.) ha fornito il parere di legge (art. 18, comma 4°, della legge n. 157/1992 e s.m.i.) in merito alla proposta di calendario venatorio regionale sardo 2017-2018, e ha documentato scientificamente alcune richieste molto chiare e nette:

* chiusura della caccia alla Lepre sarda (Lepus capensis mediterraneus)

* chiusura della caccia alla Pernice sarda (Alectoris barbara)

Tali richieste sono state fatte anche dalla Provincia di Nuoro e dalla Provincia di Oristano. La consistenza delle due specie faunistiche, infatti, non è conosciuta, ma Lepri e Pernici sono ormai purtroppo piuttosto rare.

E’ possibile uno straccio di semplice buon senso per salvaguardare la fauna selvatica?

Mario Melis, allora Assessore regionale della difesa dell’ambiente, chiuse la caccia nel 1981 durante una disastrosa stagione estiva funestata da incendi: sarebbe un buon esempio da seguire.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Lega per l’Abolizione della Caccia

 

La Nuova Sardegna, 14 agosto 2017

 

(foto Raniero Massoli Novelli, per conto GrIG, archivio GrIG)

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  1. Gianluigi Manca di Nissa
    agosto 18, 2017 alle 12:40 am

    Quanto scrivete è purtroppo di una verità, già da troppi anni sconvolgente. Sono figlio di un cacciatore accanito, ma gli unici colpi sparati da me con un fucile risalgono al C.A.R. dove esplosi 16 colpi con il moschetto Garrand verso sagome di cartone. Mi piace la fotografia e quale gioia e successo sarebbe quello di “uccidere”con una foto la preda che si presenta davanti agli occhi. La fauna è di tutti quelli che ne hanno diritto e non da quattro individui che ammazzano e distruggono, appoggiati dalle lobbies delle armi e munizioni, un bene che appartiene a milioni di persone. Il pensiero mi porta alla fabbrica di bombe a Domusnovas che vengono vendute per distruggere vite umanel. Vogliamo persare seriamente al problema o continuiamo a pensare all’italiota?

  2. Gavino Meloni
    agosto 18, 2017 alle 6:21 am

    No! Non esiste uno straccio di buon senso. E non esiste uno straccio di buona volontà politica di attuare delle misure per ridurre gli incendi.

  3. Mara
    agosto 18, 2017 alle 7:40 am

    Forse l’assessora è già troppo impegnata a proteggere il suo ambiente casalingo.

  4. Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna)
    agosto 18, 2017 alle 9:39 am

    La vostra è solo ed esclusivamente una posizione di parte anticaccia. Ho già scritto nell’altro forum.
    Purtroppo le vostre motivazioni “non motivate” vengono a volte ascoltate da politici ignoranti. Mai che si ascoltino anche nostre proposte. io ne avrei tante. Spero questa volta che si segua il calendario Venatorio. (SUPPLEMENTO STRAORDINARIO N.62 – ASSESSORATO DIFESA DELL’AMBIENTE – CALENDARIO VENATORIO 2017/2018 DEL 03/08/2017)

    Regolamenti e decreti

    Decreto n. 25/15746 del 21/07/2017
    Oggetto: Calendario venatorio 2017/2018.
    Autore: Assessorato Difesa dell’ambiente
    http://buras.regione.sardegna.it/custom/frontend/viewPart.xhtml?partId=b0821f20-121b-4fba-a633-b798ebe7766b

    Per inciso, non si è mai fatta nemmeno una cattura nelle tante /troppe Zone di ripopolamento e cattura sparse nella Regione ai fini di reimmissione. Inoltre le oasi di Bonassai, Monastir ecc sono piene di pernici adatte alla immissione e invece muoiono di vecchiaia nelle voliere.
    Il “Buon Senso” si ha se le due parti si parlano e pongono un punto d’incontro. Con voi animalisti il punto d’incontro non ci sarà mai perchè “non vi bastano mai” le limitazioni che, troppo spesso ingiustamente, ci fate calare dall’alto e chiedete sempre di più.
    Saluti

    • agosto 18, 2017 alle 10:07 pm

      come già detto, Pietro, quando non esistono dati precisi, come nel caso della Lepre e della Pernice sarda, si deve applicare il principio di precauzione, proprio della normativa comunitaria (art. 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea) e nazionale (art. 3 ter del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.).
      Invece, il calendario venatorio regionale sardo 2017-2018 prevede la possibilità di far fuori 4 Lepri e 4 Pernici da parte di ognuno dei 40 mila cacciatori sardi.
      Il che vuol dire che potenzialmente potrebbero esser uccise 80 mila Lepri e 160 mila Pernici, senza che nemmeno si sappia quante ce ne sono, senza che nemmeno si sappia quante ne siano sopravvissute a un’annata pesantemente afflitta da siccità e incendi.
      Una follia, a voler esser benevoli. Il contrario del “buon senso”.

      Stefano Deliperi

  5. agosto 18, 2017 alle 11:41 am

    Dove è possibile visionare il parere dell’ISPRA?

  6. M.A.
    agosto 18, 2017 alle 1:21 pm

    Buongiorno Grig,
    Ho letto l’articolo, e se mi è concesso vorrei fare delle considerazioni.
    Premetto che le mie considerazioni valgono tanto quanto quelle fatte da Deliperi, o da qualsiasi altro normale cittadino, cacciatore e non, in quanto, che io sappia, non esistono dati recenti.
    In caso contrario, poichè posso sbagliarmi, posso chiedere su quali dati vengono basate le considerazioni rilasciate sulla dinamica delle popolazioni della lepre sarda e della pernice sarda?
    Sui dati riportati dall’ISPRA ( quali censimenti ha mai fatto l’Ispra in Sardegna???) o sul parere della provincia di Oristano o Nuoro e con quali censimenti (quando è evidente che, specialmente l’ultima, spinge a più non posso per la creazione degli Ambiti Territoriali di Caccia come strumento di ripopolamento lamentando una carenza faunistica, ma gli obbiettivi sono il turismo venatorio interregionale e un carrozzone semi pubblico che percepisca finanziamenti per far respirare le casse della provincia come avviene nel resto d’Italia) O ancora le lamentele di qualche “cacciatore” che egoisticamente non conosce nessun altra preda all’infuori del cinghiale e che ambisce a togliersi da mezzo alle scatole qualsiasi collega che pratica qualsiasi altra attività venatoria disturbando la presenza del suide nelle battute??
    Fatto sta, che “a sentimento” o per “sentito dire” non si può chiedere la chiusura della caccia a due specie che, personalmente parlando (ma come me, la pensano tanti altri cacciatori), non godono di un pessimo status di conservazione, così come si vuol far intendere, perchè gli incontri sono molto più frequenti di quello che si vuole far credere con il solo scopo di limitare ulteriormente la caccia.
    Sul campo, io non so che esperienza potete avere e non posso giudicare. Però posso esprimere delle considerazioni. La lepre sarda come sai è un animale notturno. Difficilmente sta li in posa, davanti all’obbiettivo di una fotocamera. Occasionalmente può capitare all’alba e al tramonto. Gli avvistamenti a luce sono del tutto occasionali che nulla dicono sulla consistenza faunistica della specie. Sono certo che su 10 volte che si esce appositamente per fotografarla, se va bene con un po’ di fortuna si può avvistare massimo 1 esemplare. Ma si riesce a fare e in determinati periodi dell’anno. Ma non è detto che se questa non si riesce ad avvistare, questa non sia presente. Non è un’ anatra o un qualsivoglia uccello migratore che da appostamenti fissi si riesce bene o male a quantificare la densità. E non è un cervo che tramite le triangolazioni dei bramiti si riesce a capirne la collocazione.
    La lepre per vederla, va cercata.
    TI invito a procurarti una coppia di Segugi Italiani, oppure dei Beagle o lepraiolo dell’Appennino, e provare a girare tutta la Sardegna, da Sud al Nord. Dalle carciofaie del basso Campidano, alle pianure rimboschite del Medio Campidano e dell’Oristanese fino alle macchie incolte di macchia del Nuorese e della Gallura, per non parlare delle coste. Dopo di che ti chiederò quanti incontri hai effettuato e su tot di uscite quante volte è capitato di non fare nemmeno un incontro. La lepre è un animale che negli ultimi 10 anni ha sviluppato un forte adattamento evolutivo ai cambiamenti antropici del territorio ed è in forte ripresa. Grazie alla sua natura ed etologia e grazie anche alle politiche agricole comunitarie che obbligano l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti sempre più ecologici e meno impattanti nell’ambiente e di riflesso alla specie.
    Censire la lepre o fare delle considerazioni sullo status demografico, senza l’uso del cane, è come contare i pianeti senza l’uso di un cannocchiale. Anche se ci sono, non li vedi.
    Ancora, sappi anche che il cane, per diversi fattori estrinseci o intrinseci, quindi ambientali o fisiologici, non è infallibile. Può capitare che nonostante la capacità olfattiva del suo naso, passi affianco al selvatico ma non captandone l’usta, la lasci nel covo.
    Piuttosto che chiedere ulteriori limitazioni ad un attività legale fortemente AUTOLIMITATA rispetto a tutta Europa (non solo in Italia!!), perchè non chiedete per esempio:
    – coinvolgimento dei 40000 cacciatori nella campagna di prevenzione antincendio autorizzando le uscite in campagna con i cani nel mese di Luglio, in previsione di sorveglianza del territorio.
    – maggiore sorveglianza nel territorio specialmente la notte. Ci sono molte persone che specialmente nei mesi estivi girano la notte e non sono armate di fucile, ma di una semplice automobile utilizzata come arma, che investono deliberatamente le lepri nel manto stradale per destinarle all’alimentazione domestica, in quanto specialmente in estate gli incontri sono più frequenti perchè si recano a pasturare nelle cunette delle strade ove l’umidità consente la nascita di qualche germoglio di erba di cui sono ghiotte nei mesi di siccità.
    – maggior controllo al randagismo felino e canino. Si ha un’ idea di quanto sia impattante il randagismo per la fauna selvatica; si ha un’ idea di quanti cani e gatti vengono portati, nelle moderne casette di campagna, o ricoveri attrezzi che dir si voglia, perchè disturbano in paese o in città e lasciati liberi di girovagare nelle campagne adiacenti?
    Qual’ è l’utilità di questi animali addomesticati in Natura che cacciano per diletto e non per fame in un ambiente naturale in cui predatori opportunisti come volpi, cinghiali e cornacchie in sovrannumero non mancano? (non rigirarmi la domanda, perchè l’uomo decide se sparare o meno, un cane o un gatto no, caccia per istinto a prescindere).
    – Perchè non vi opponete alla moltitudine di cani da pastore (spesso meticci con forte indole venatoria) che vivono negli ovili? Avete mai visto un pastore maremmano o abruzzese cacciare lepri o conigli nei pascoli? Io si, più di una volta. O si pensa che il nome che classifica la tipologia della razza: “cane da pastore” esuli dalle sue attitudini venatorie?
    In Sardegna abbiamo per caso: orsi, lupi o linci da cui difendere il bestiame? Perchè i pastori sono autorizzati a detenere 5-6-10 cani liberamente, spesso senza regolare microchip, liberi di cacciare nei pascoli?
    E allora perchè noi cacciatori siamo obbligati a detenere i cani nei box per 8 mesi all’anno, salvo uscite a pagamento nelle aziende preposte, con dei verbali che superano i 100 -120 euro a cane se le uscite sono antecedenti al 24 Agosto come riportato nel calendario venatorio?
    Non ci si rende ancora conto che ci sono parecchie cose, nelle dinamiche politico ambientali che sono a dir poco contraddittorie e che stonano nella realtà creando in maniera collaterale dei notevoli danni ambientali, che esulano totalmente dall’attività venatoria. Non capisco perchè ancora si preferisce tartassare continuamente e a sfinimento l’attività venatoria, già normata e legale.

    • agosto 18, 2017 alle 10:04 pm

      quant’è bello divagare quando si vogliono evitare discussioni sul problema posto.
      Quando non esistono dati precisi, come nel caso della Lepre e della Pernice sarda, si deve applicare il principio di precauzione, proprio della normativa comunitaria (art. 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea) e nazionale (art. 3 ter del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.).
      Invece, il calendario venatorio regionale sardo 2017-2018 prevede la possibilità di far fuori 4 Lepri e 4 Pernici da parte di ognuno dei 40 mila cacciatori sardi.
      Il che vuol dire che potenzialmente potrebbero esser uccise 160 mila Lepri e 160 mila Pernici, senza che nemmeno si sappia quante ce ne sono, senza che nemmeno si sappia quante ne siano sopravvissute a un’annata pesantemente afflitta da siccità e incendi.
      Una follia, a voler esser benevoli.
      Il che non vuol dire che il randagismo non crei problemi, come spesso e volentieri sottolineano le associazioni ambientaliste e animaliste.

      Stefano Deliperi

  7. G.Giuseppe
    agosto 18, 2017 alle 3:50 pm

    Non bastano due mezze giornate che si riducono ad un paio d’ore a causa del caldo come protezione della nobile stanziale?

    • agosto 18, 2017 alle 9:54 pm

      no, perchè ogni cacciatore potrebbe far fuori 2 Lepri e 4 Pernici senza sapere nemmeno quante sono sopravvissute a siccità e incendi.

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        agosto 18, 2017 alle 10:12 pm

        Ogni “cacciatore può”…ma quanti praticano? Tutti i 40000 cacciatori? Comunque si possono prelevare 2 lepri e 4 pernici. In Sardegna annualmente non vengono cacciate 80000 lepri e 160000 pernice, qui i dati esistono e sono raccolti dai nostri tesserini venatori che dobbiamo obbligatoriamente riconsegnare. Di certo, se parte dei cacciatori non pratica queste forme di caccia non è per carenza di selvatici, ma questione di interesse venatorio. Ci sono molti cacciatori che vanno a caccia solo a Novembre in concomitanza della caccia grossa, ergo un prelievo venatorio per una parte dei cacciatori sardi che pagano per cacciare questi animali è più che sostenibile considerato il calendario venatorio.

      • agosto 18, 2017 alle 10:37 pm

        di grazia, tu sai quante Lepri e quante Pernici ci sono in Sardegna?
        Penso proprio di no.
        E decidi tu quali e quanti cacciatori vadano a caccia di Lepri e di Pernici?
        Direi proprio di no.
        I carnieri potenziali “assurdi” non li abbiamo messi nero su bianco noi ambientalisti, ma una Regione quantomeno schizofrenica: da un lato certifica il disastro ambientale determinato dalla siccità (deliberazione Giunta regionale n. 30/37 del 20 giugno 2017), dall’altro finge che la fauna selvatica non ne abbia risentito.
        In più, non fa censimenti faunistici.

        Stefano Deliperi

      • G.Giuseppe
        agosto 19, 2017 alle 4:39 pm

        Se le fa fuori vuol dire che da siccità e incendi si sono salvate

      • agosto 19, 2017 alle 5:47 pm

        certo, un minuto prima di morire l’uomo era vivo (cit. Lapalisse)

  8. antonio
    agosto 19, 2017 alle 8:43 am

    Perché non chiedete i dati raccolti con le fogline della scorsa annata venatoria consegnate dai cacciatori? Quanti cacciatori sono andati a caccia i giorni dedicati alla stanziale, quante lepri e quante pernici sono state uccise? credo che possa essere, se non un dato scientifico, un buon indicatore sulla consistenza delle popolazioni delle due specie in argomento.

    • agosto 19, 2017 alle 9:57 am

      sono dati già in possesso della Regione autonoma della Sardegna,forniti all’I.s.p.r.a., che ha reso il parere che tutti possono leggere.

      • M.A.
        agosto 19, 2017 alle 12:32 pm

        Da lì si evince che non tutti i cacciatori praticano quella caccia (basta vedere se la giornata è segnata).. e anche coloro che sono usciti a caccia (giornata segnata) non è detto che pur riportando 0 specie prelevate nelle due giornate consentite, si siano adoperati in quelle forme di caccia. Non si possono dedurre sulla consistenza faunistica in negativo, perché semplicemente il cacciatore che non ha cacciato quelle specie pur uscendo a caccia, presumibilmente non le ha cercate. Come spesso accade, molti vanno alle anatre negli stagni (luoghi non consoni a lepri e pernice) o semplicemente a conigli, altri come detto, aspettano l’apertura dello “zuddone” a Novembre escono ma si dedicano principalmente all’allenamento dei cani da caccia grossa. Sicuramente i vostri calcoli sull’ ipotetico prelievo venatorio della stanziale sono fuorvianti e ben lontani dalla realtà!

      • agosto 19, 2017 alle 1:03 pm

        quello che ti sfugge è che non si tratta di “nostri calcoli”, ma del carniere potenziale ai danni di Lepri e Pernici sarde previsto dalla Regione autonoma della Sardegna nel calendario venatorio 2017-2018.
        Vuol dire che è autorizzato il “prelievo venatorio” (termine molto ipocrita per “abbattimento”) di quel numero di Lepri e di Pernici.
        C’è una bella differenza…

        Stefano Deliperi

      • M.A.
        agosto 19, 2017 alle 2:14 pm

        Con me puoi utilizzare la terminologia che vuoi che tanto sai che non mi nascondo dietro una parola. Prelevare è un termine elegante che sostituisce termini più espliciti e crudi, ma essendo tutte persone adulte e vaccinate non credo che chiamare le cose per nome crei scompensi emotivi o utilizzando terminologie più soft si “addolcisce” ciò che accade nella predazione. Questo ipotetico prelievo autorizzato dalla Regione praticamente è irraggiungibile non per carenza di selvatici ma a causa dell’ interesse venatorio. Se analizzi i dati dei tesserini non troverai mai 160000 pernici e 80000 lepri. Stai tranquillo. Quindi non vedo nessun problema. Per gli interessati, i prelievi consentiti sono quelli riportati nel calendario venatorio, ma tanti altri svolgono nei giorni consentiti per pernici e lepri altre tipologie di caccia.

      • agosto 19, 2017 alle 3:05 pm

        quindi, per te, si può fare serenamente un calendario venatorio a membro di segugio – o a cazzo di cane, per non nasconderci dietro le parole – senza alcun problema?

      • M.A.
        agosto 19, 2017 alle 3:21 pm

        Sinceramente di che ti preoccupi?La firma in calce sul calendario venatorio è la tua?? Se ritieni che si siano forzate le cose, perché la tua ass. non prepara l’annuale ricorso al TAR così come accade da diversi anni a questa parte per vedere se avete ragione o meno? Non ti rendi conto che si sta scavando nel fondo e che un ulteriore restrizione al calendario per tempi e carnieri è impossibile. Quello sardo è il calendario più penalizzante per i cacciatori di tutta Europa, non solo d’Italia. Che cosa pretendete, ulteriormente, da una Regione che applica delle pesantissime restrizioni alla caccia e va contro ai cacciatori che applicano una sorta di servizio civile gratuito applicando il IV emendamento per la peste suina, un suicidio elettorale??

      • agosto 19, 2017 alle 3:36 pm

        ma per carità, siamo seri…
        Ragionate sempre come se fosse “obbligatorio” andare a caccia. Dei problemi elettorali di chiunque, poi, non ci interessa e non ci deve interessare nulla.

      • M.A.
        agosto 19, 2017 alle 4:03 pm

        Deliperi sei tu che non vuoi cambiare prospettiva. Per noi cittadini e cacciatori sardi la caccia è sacra, in quanto figlia della cultura agropastorale e tramandata nelle tradizioni di generazioni in generazione fino ad oggi, era del digitale, ma anche un domani. Ha accompagnato la storia evolutiva dell’uomo in ogni passo nella storia. Non scomparirà per capriccio, mode, religioni, valori politici o strampalate ideologie. Risiede nel DNA di un uomo, nella sua natura umana. Siamo onnivori per natura non per hobby. Ha sfamato tanta gente e famiglie, negli anni di guerre, carestie, epidemie e crisi economica. Il governo regionale oggi ci ha tolto il possibile, oltre questo non può andare. Egoisticamente parlando, ti posso dire che per me, ma per tanti altri cacciatori, l’attività venatoria alla stanziale e alla migratoria è la giusta ricompensa non economica che ci dovrebbe spettare per il servizio pubblico che offriamo alla società e in primis alla Regione, istituzionalmente parlando per la lotta alla PSA. La Regione si è dimostrata non in sintonia con le esigenze venatorie. La stesura, alla membro di segugio, del Piano faunistico venatorio regionale prima e dei calendari venatori poi, fortemente mutilati e penalizzanti per tempi, specie e carnieri, è una conferma. Ciò che ci sta dando è solo il minimo sindacale. Niente di più.

      • agosto 19, 2017 alle 5:50 pm

        quello che ancora ti sfugge è che la caccia non è un diritto, è una concessione, se ve ne sono le condizioni.
        La fauna selvatica è patrimonio collettivo nazionale e regionale.
        Qui non esiste il “minimo sindacale”. Fra l’altro, una stagione “di respiro” per Lepri e Pernici sarebbe anche negli interessi dei cacciatori.

        Stefano Deliperi

      • M.A.
        agosto 19, 2017 alle 6:06 pm

        Dal punto di vista politico è una concessione, dal punto di vista antropologico è un diritto naturale di chi vuole esercitarla. Se malauguratamente dovessero fare gli ambiti territoriali di caccia anche in Sardegna, ideologicamente, sul concetto di “patrimonio collettivo nazionale” fidati che ci faremo delle belle e profonde chiacchierate. Allo stato attuale te lo passo, perché ad oggi noi paghiamo le concessioni senza comprare la fauna che teoricamente dovremo cacciare 🙂 🙂 anche se la tassa regionale……ma questo è un altro capitolo.

        Buona serata

      • agosto 19, 2017 alle 6:12 pm

        ..da un punto di vista giuridico è una concessione. 😉
        Buona serata. 🙂

        Stefano Deliperi

  9. Nicola Putzu
    agosto 19, 2017 alle 6:48 pm

    La caccia nel terzo millennio in uno Stato civile deve essere uniformata a criteri scientifici. Conoscere i numeri delle popolazioni, almeno in modo approssimativo, o perlomeno i trend su un adeguato numero di territori sardi è condizione necessaria per decidere i carnieri. I censimenti non devono essere fatti da ISPRA, i censimenti devono essere fatti dalle strutture competenti regionali e dagli organismi delegati, in collaborazione con i cacciatori. Così avviene ad esempio in Piemonte, realtà che conosco, in cui esiste una suddivisione in ATC e la gestione della fauna ha una certa razionalità. Il fatto che sia pieno di lepri e pernici per esperienza di qualcuno è positivo ma non esaustivo della realtà regionale e con valore statistico quasi nullo. I cacciatori devono spingere per ammodernare la gestione faunistica in Sardegna. Otterrebbero benefici a medio-lungo termine. Di sicuro non da oggi a domani.

    • M.A.
      agosto 19, 2017 alle 7:49 pm

      In parte condivido. In parte. La gestione con gli ambiti territoriali di caccia, di cui mi pare aver intuito che hai esperienza, nasconde tantissime magagne politiche e interessi economici che in tante realtà italiane ha causato dei danni ambientali importanti sulla gestione faunistica partendo dalla lepre italica fino alla starna e alla coturnice per non parlare del cinghiale. L’ A.T.C. di fatto è un azienda pubblica, con tanto di bilancio economico. Le aziende pubbliche e private di allevamento e mangimistica di selvaggina, che orbitano dietro questo sistema, sono tantissime. Il parere Ispra, redatto da esperti ricercatori, su cosa si basa su dei censimenti che non esistono? O su interpretazioni dei dati dei tesserini venatori di cui ho già spiegato nei commenti su. Oggettivamente, sono più realistici gli incontri attivi dei cacciatori con i cani, che la fauna la cercano o quelli di coloro che dicono che siano rare, e pretendono, idilliacamente, di vedere passeggiare allegramente degli animali notturni (che sono delle prede ) la mattina nei campi per poterli fotografare?

      • Nicola Putzu
        agosto 20, 2017 alle 9:45 am

        Un censimento su lepre e pernice va fatto con l’uso dei cani, non c’è dubbio. Il parere dell’ISPRA è negativo proprio per il fatto che mancano dati di consistenza delle specie. Ho avuto esperienza con ATC e confermo che la componente politica ha un peso non indifferente. Ciò non significa che la gestione per compartimenti sia sempre da evitare. Anzi. Negli anni ho avuto più spesso a che fare con il corrispondente degli ATC negli ambiti montani, i cosiddetti Comprensori Alpini (CA). Posso assicurare di aver visto delle eccellenze nella gestione della caccia agli ungulati (capriolo, cervo, muflone e camoscio) e alla tipica (gallo forcello, coturnice e pernice bianca). La base dei piani venatori è sempre stata un accurato censimento con il coinvolgimento di tanti cacciatori, studenti e appassionati di selvatici. In Sardegna ho parlato con diversi cacciatori che mi hanno confessato di non sparare più alla pernice in certe zone perché le densità erano davvero scarse e mi dicevano che purtroppo altri colleghi se ne fregavano vanificando ogni tentativo di ricolonizzazione della specie a fucilate. La legge in quel caso glielo permetteva.

    • M.A.
      agosto 20, 2017 alle 10:41 am

      Nicola, perdonami se ti do del tu, non metto in dubbio ciò che affermi. Esistono delle ottime realtà di gestione faunistica in Italia, ma si possono contare sulla punta di una mano. Il marcio della politica, gli interessi economici che ruotano dietro tante aziende, hanno creato le campagne autorizzate come degli allevamenti all’aperto di selvaggina pronta caccia. Quella non è caccia intesa come ars venandi, ma un mattatoio ecologico, a favore di ricchi benestanti che pagano fior di quattrini per far parte di questo sistema. In realtà come la nostra sarda dove la caccia viene vissuta in maniera arcaica e tradizionale, o meglio agropastorale, questo sistema collasserebbe e creerebbe non pochi problemi a livello sociale, fidati. Sono tanti i video su YouTube dove si possono vedere “cacciatori” continentali che tornano a casa con 3-4 fagiani e qualche lepre senza aver sparato nemmeno un colpo, ma cacciate dai cani. Si fa tabula rasa a fine stagione per programmare la successiva con i ripopolamenti. Non è gestione. Trovo più ecologico e naturale la nostra. Cacciamo sul selvatico. Per il discorso cacciatori è interessante sapere con quale cacciatore e di quale generazione hai parlato. Ci sono enormi differenze. Ti spiego. Se hai parlato con un cacciatore che ha praticato negli anni 80, non mi stupisce il discorso che ti ha fatto. Ha cacciato in altri periodi storici e ambientali, le pernici erano facilmente accessibili a breve distanza da dove si parcheggiava la macchina. In 40 anni la fauna si è evoluta in concomitanza con i cambiamenti ambientali. La lepre ha avuto un adattamento superiore rispetto alla pernice. La frequenza degli incontri ce lo dimostra. La pernice ha colonizzato aree abbandonandone altre. A differenza della lepre, difficilmente colonizza foreste di eucalipto (dove 40 anni fa magari vi erano campi di grano), ma si trova in buon numero nei Rocciai o in costoni inaccessibili ai cinghiali, che distruggono intere covate. Sopravvivenza della specie. In passato pernice e lepre erano notevolmente più cacciate rispetto ad oggi, non c’erano cinghiali e di conseguenza l’interesse venatorio era rivolto su questa selvaggina stanziale. Nonostante la pressione venatoria, la densità faunistica era consistente. Oggi non mi stupisce ciò che affermi. Per cacciare le pernici servono tante gambe e cani. Anche io non le caccio per interesse cinofilo e venatorio, preferisco altre tipologie di caccia.
      L’interesse venatorio, fa parte di quella gestione naturale di cui parlavo prima. Più cala l’interesse venatorio più diminuisce la pressione venatoria. Oggi l’interesse venatorio sardo è orientato verso il cinghiale. Ci sono più prede, vi è una maggior facilità di incontri anche in luoghi anni fa ritenuti impensabili, ci sono anche interessi sociali e purtroppo economici, cosa che non condivido. Un buon cane da cinghiale può valere anche qualche migliaio di euro, se aggiungi poi collari satellitari GPS ecc. ecc. Nei paesi in periodi di caccia grossa si sviluppano dei veri e propri campionati con classifiche da bar tra una squadra e l’altra. Conosco tantissime persone che tirano esclusivamente al cinghiale e non vedono altro, nella loro testa esiste solo quello come un disco rotto : “cinghiale, cinghiale,cinghiale…” Alla luce di ciò, ecco perché affermo che il prelievo venatorio consentito ai pochi ormai praticanti della caccia alla nobile stanziale sia irrisorio ed ecocompatibile. Non vedo tutto questo allarmismo.

      • Nicola Putzu
        agosto 20, 2017 alle 2:28 pm

        Personalmente non sono allarmato. Ritengo che, vista la situazione sarda ancora poco perturbata, la pianificazione effettuata su basi approssimative, senza censimenti o analisi accurate dei tesserini, sia un’occasione persa per far fare un passo avanti alla caccia in Sardegna. E questo modo di fare espone i calendari a ricorsi e polemiche. I cacciatori con cui mi confrontai qualche anno fa avevano una cinquantina d’anni e praticavano in Ogliastra. Non metto in dubbio la maggiore adattabilità della lepre, sicuramente negli ultimi decenni la perdita di habitat, unita ad altre concause come quella che citi del cinghiale, ha influito sulle dinamiche demografiche.

    • M.A.
      agosto 20, 2017 alle 4:19 pm

      In Ogliastra ho cacciato anche io. La terza domenica di settembre di 40 anni fa, dal punto di vista climatico, inoltre, era differente rispetto a quella attuale. Oggi è consentito cacciare fino alle 14:00 ed è frequente trovare aperture molto vicine ai 40 gradi. Alle 9:00- 9:30 i cani sono dietro con due metri di lingua fuori. I cacciatori sono sulla via del ritorno. Cacciare le pernici, nei rocciai ad alta quota, è alla portata di pochi giovani che ancora non sono stati drogati dal cinghiale. Non è una caccia per gli over 60.
      Oltre l’interesse venatorio è diminuito anche il bracconaggio. Negli anni 80 quando iniziavano a produrre fari, faretti e batterie il bracconaggio notturno era molto praticato in diverse parti dell’Isola. Sicuramente con la nascita dei primi agriturismi e villaggi turistici esisteva anche un business per proporre piatti sfiziosi o prelibati a cifre importanti. Anche i pastori e contadini, erano consoni nel cercare di catturare le prede dei propri poderi. Arrivavano dalla tradizione del Res Nullius. Ricordo racconti risalenti al 78 dove vi era un boom di conigli selvatici e gli orti brulicavano di lacci trappole e la gente usciva la notte per cacciarli. La selvaggina ha rappresentato una forte integrazione alimentare per tante famiglie. Oggi, per via delle mode lanciate dai mass media, non è più così. Continua ad essere consumata ma nelle famiglie dove vi è la cultura. Se ieri ad esempio una lepre veniva mangiata dai 4 o 5 componenti della famiglia oggi viene divisa in 4 pasti e mangiata quasi esclusivamente da chi l’ha cacciata. Le giovani generazioni non gradiscono molto il sapore forte di selvatici, preferiscono sapori più scialbi stile Mc Donald di animali allevati in batteria. Dal punto di vista nutrizionale non ci sono paragoni. Continua ad essere apprezzato il cinghiale come carne. Motivo per cui gode del maggior interesse venatorio.

      • Mara
        agosto 20, 2017 alle 8:58 pm

        Caro M.A., a volte le tue certezze mi sbalordiscono. Ti invidio, io che son sovente piena di dubbi. Questa di non mangiare selvaggina a causa delle mode e del McDonald mi ha fatto ridere di cuore. A parte altri numerosissimi esempi che non sto a raccontare, ti basti sapere che nella famiglia di mia mamma (classe 1917) c’era il più grande cacciatore della valle, eppure i tre figli NON mangiavano selvaggina. Credo per una questione etica. E comunque conosco molti giovani che aborrono il gusto degli animali allevati in batteria, preferiscono astenersi dal mangiare carne oppure attendono di trovarne allevata naturalmente. Una “moda” quest’ultima, che per fortuna sta attecchendo molto velocemente. Bello il giorno in cui si tornerà universalmente ai metodi di allevamento di un tempo. Tu sei un cacciatore goloso, non uno sparatutto, e per questo sei perdonato:)

      • M.A.
        agosto 20, 2017 alle 11:27 pm

        Simpaticamente ti chiedo quale animale è allevato in maniera più naturale della selvaggina? Quale animale fa una fine etica e naturale, vivendo una vita libera e morendo per lo scopo per la quale è stata creata, ossia la preda per un predatore? Nessuna forma di allevamento, per la mia filosofia, è comparabile alla caccia. 🙂 per il resto, oggi, principalmente è una questione di gusto! A me ad esempio piacciono i sapori più forti. A tante persone no. Non riescono a mangiare nemmeno il pollo ruspante prediligendo i classici petti di pollo gonfi d’acqua il cui sapore non è di pollo, ma della spezia usata nel condimento. Io invece prediligo le carni adulte rispetto ai baby..ossia la pecora rispetto all’appello, la capra al capretto etc. De gustibus e educazione alimentare 🙂 🙂 🙂

  10. agosto 23, 2017 alle 5:34 pm

    da La Repubblica, 23 agosto 2017
    “Cacciatori quest’anno non sparate”. L’appello delle associazioni animaliste.
    Dopo un’estate torrida con incendi che hanno “devastato il paese, e colpito anche nelle aree protette dove gli animali si ripopolano, sarebbe un ecocidio”. Così Lipu, Enpa, Lav si aggiungono a Wwf e Italia Nostra, che hanno già scritto a Gentiloni, per chiedere un stop ai fucili. (Margherita D’Amico): http://www.repubblica.it/cronaca/2017/08/23/news/_cacciatori_quest_anno_non_sparate_l_appello_delle_associazioni_animaliste-173683506/?ref=RHPPRB-BH-I0-C4-P2-S1.4-T1

    ___________________

    ovviamente un colpo al cerchio e un colpo alla botte 😉

    da L’Unione Sarda, 23 agosto 2017
    Gli ambientalisti alla Regione: “Roghi e siccità, caccia da rinviare”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/08/23/gli_ambientalisti_alla_regione_roghi_e_siccit_caccia_da_rinviare-68-636618.html

    _______________

    da La Nuova Sardegna, 23 agosto 2017
    Incendi e siccità, Legambiente chiede il rinvio della caccia di un mese.
    Gli animali sono duramente provati dalle condizioni metereologiche e in tante regioni anche dalla piaga dei roghi: http://www.lanuovasardegna.it/regione/2017/08/23/news/incendi-e-siccita-legambiente-chiede-il-rinvio-della-caccia-di-un-mese-1.15764119?ref=hfnscaec-1

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