Tempesta a Cagliari e sulla Protezione civile.


Cagliari, Via Milano, intervento di emergenza per un albero caduto (21 gennaio 2017)

Cagliari, Via Milano, intervento di emergenza per un albero caduto (21 gennaio 2017)

Ma in che razza di mani siamo?”  

La signora d’una certa età arranca sul marciapiede con un ombrello rotto e il carrellino della spesa, schivando un ramo che cade a un paio di metri da lei.

Scena vista (e signora agèe soccorsa) in una strada di Cagliari, sabato 21 gennaio 2017.

Regione autonoma della Sardegna, avviso di criticità ordinaria (gialla), 21 gennaio 2017

Regione autonoma della Sardegna, avviso di criticità ordinaria (gialla), 21 gennaio 2017

La Protezione civile della Regione autonoma della Sardegna ha diffuso un banale avviso di criticità ordinaria (gialla).

Decine di alberi e rami schiantati al suolo, strade interrotte, il Poetto allagato dal mare in burrasca di Scirocco (70-80 km/h, con raffiche che han superato i 100 km/h), la strada statale n. 195 chiusa per allagamento e detriti, scuole, abitazioni e automobili danneggiate, milioni di euro di danni.

In poche parole, un disastro.

Si replica quanto accaduto nei giorni scorsi, quando neve e ghiaccio hanno creato non pochi problemi in gran parte della Sardegna con indubbi ed evidenti limiti della macchina operativa della Protezione civile sarda.

L’Assessore regionale competente Donatella Emma Ignazia Spano, che il Cielo l’abbia sempre in gloria, in questi giorni convulsi ha trovato il tempo di ricevere i rappresentanti delle associazioni venatorie che chiedevano tre giorni di caccia in più e, con involontario senso dell’ironia, ha parlato di “equivoco comunicativo” fra Regione e Comuni, mentre il direttore generale della Protezione civile Mario Graziano Nudda ha invitato i sindaci a fare la loro parte nella gestione della prevenzione e delle emergenze.

Senza dubbio non è tutta colpa della carente organizzazione regionale e senza dubbio i Comuni devono fare la loro parte e preoccuparsi magari di farsi dotare di un bel paio di spazzaneve, piuttosto che pretendere ancora finanziamenti per piani turistici con stazioni per sport invernali decisamente fuori luogo in Sardegna[1].

l'unico "gattino" delle nevi presente in Sardegna (2017)

l’unico “gattino” delle nevi presente in Sardegna (2017)

Il sindaco di Cagliari Massimo Zedda ha comunque preso alla lettera quanto affermato dal direttore generale della Protezione civile Mario Graziano Nudda e ha fatto da solo: avvisi alla popolazione, chiusura di parchi e cimiteri, squadre di emergenza per strada fin dalla mattina di sabato 21 gennaio.

Alla faccia dell’avviso di criticità ordinaria (gialla) diffuso dalla Protezione civile regionale.

A questo punto sorge spontanea una domanda: non è che c’è qualcosa di sbagliato in questa organizzazione della protezione civile in Sardegna?

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

da Sardinia Post, 22 gennaio 2017

Maltempo, Zedda attacca la Protezione civile e lancia una “allerta autogestita”.

Dopo i sindaci del Nuorese, anche quello di Cagliari. Massimo Zedda, con un allarmato post sulla sua pagina Facebook (che ha più di 40mila fan), ha lanciato l’allarme alle 17 di sabato, mentre il capoluogo e l’hinterland venivano flagellati dal vento e dalla pioggia.

“La Protezione Civile regionale – ha scritto Zedda – continua a dare su Cagliari un avviso di allerta meteo gialla, di livello ordinario per rischio idrogeologico e idraulico. Viste le condizioni di forte vento, però, l’invito a tutti è quello di limitare al minimo indispensabile gli spostamenti in auto o a piedi, per evitare possibili pericoli derivanti in particolare dalla caduta di rami e per non intralciare il lavoro delle squadre che sono tutte all’opera in queste ore nelle operazioni di messa in sicurezza delle strade”.

Qui la mappa di allagamenti e disagi nell’Isola con foto e video

Insomma, quella lanciata da Zedda è stata “allerta autogestita” (con 800 like raccolti, oltre 400 condivisioni e innumerevoli commenti) che porta ai massimi livelli il conflitto tra i comuni, la Protezione civile e la Regione. Uno scontro cominciato nei giorni scorsi quando la Barbagia è rimasta isolata e bloccata per via della neve: sotto accusa l’assessore all’Ambiente, Donatella Spano. È seguito un botta e risposta tra Comuni e governo centrale con la Giunta che ha subito stanziato due milioni di euro per fronteggiare disagi e danni causati dal maltempo.

Ma nel giro di ventiquattro ore, da venerdì a sabato, a sorprendere la Sardegna è stato il vento senza che dalla Protezione civile sia stata diffusa alcuna allerta. E invece lo scirocco ha colpito l’intera Isola: oltre a Cagliari e hinterland, si è registrata anche una tromba d’aria a Olbia. E proprio in Gallura, nella serata di ieri, si è aggiunta una frana che ha invaso i binari della linea ferroviaria, nel tratto tra Berchidda e Monti. Per fortuna non ci sono stati feriti. Ma il treno regionale si è dovuto fermare e i passeggeri stati fatti scendere. Sono poi arrivati a destinazione con un autobus messo a disposizione da Trenitalia.

 

_____________

[1]  Solo con il programma integrato d’area NU 13-14 sono stati investiti 4,5 milioni di euro (deliberazione Giunta regionale n. 8/25 del 4 febbraio 2009).

 

Cagliari, Poetto, dopo la bufera di Scirocco (22 gennaio 2017)

Cagliari, Poetto, dopo la bufera di Scirocco (22 gennaio 2017)

(foto S.D., archivio GrIG)

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  1. Juri
    gennaio 23, 2017 alle 10:36 am

    Poche volte capitano eventi di questa predicibilità: che stesse arrivando una forte ondata di maltempo era pressochè certo da almeno 2 giorni, con tutti centri di calcolo europei e statunitensi allineati nell’individuare nella giornata di sabato 24 ore di forte maltempo. E con i migliori siti amatoriali (vedasi Sardegna Clima) che descrivevano per filo e per segno i pesanti effetti che si sarebbero registrati.
    Fino ad avant’ieri la Protezione Civile regionale si distingueva per un vistoso “sovrallarmismo”, per cui una previsione di ordinarissimi 10-15 mm di pioggia dava luogo ad allerte arancioni del tutto fuori-scala e anche le allerte rosse venivano emesse con manica molto larga, come nei noti casi dell’anno scorso (chiusure di scuole in completa assenza di previsioni di eventi pericolosi).
    Per sabato, inspiegabilmente, è stato improvvisamente cambiato registro e a fronte di previsioni di venti di tempesta e piogge molto pesanti in tutti i settori orientali dell’Isola (che si sarebbero andate a sommare ai 100-150 mm sotto forma di neve già presente al suolo in rapida fusione) non potevano che creare piene notevoli in quasi tutti i bacini idrografici.
    Per questo l’allerta gialla per il cagliaritano (grado di allerta che fino a sabato veniva emessa per blandi peggioramenti del tempo) risulta inspiegabile.
    Mi pare evidente la completa inadeguatezza del sistema previsionale della Protezione Civile sarda e la vistosa carenza di padronanza della materia da parte dei tecnici che stilano i bollettini.
    Peraltro, anche la forma con cui vengono diramate le allerte meteo è inutilmente farraginosa e ridondante. Nella giornata di venerdì vi erano ben 5 documenti variamente denominati e contenenti informazioni in buona parte sovrapposte l’uno con l’altro.

    Avviso di criticità moderata del 20.01.2017
    Avviso di criticità ordinaria del 20.01.2017
    Avviso di condimeteo avverse del 20.01.2017
    Bollettino di criticità del 20.01.2017
    Bollettino di vigilanza meteo del 20.01.2017

  2. capitonegatto
    gennaio 23, 2017 alle 2:11 pm

    M.G.Nudda…. INVITA i sindaci a fare…. ?? Ma dove siamo …ad un party ??
    Non si invita chi detiene poteri statali a fare . E se non fanno , cio’ che e’ stabilito per legge, vanno deposti. Altro che INVITI. Gli INVITI si fanno a pranzo e cena. !!

  3. Akira
    gennaio 23, 2017 alle 5:53 pm

    Al signor Juri: prima si prenda una laurea un fisica, poi un PHD in fisica dell’atmosfera impari come si fa un nowcasting e poi critichi ciò che vuole. E’ sempre la solita lagna: terremoto, tutti geologi, cadono i ponti, tutti ingegneri, i cinghiali fanno casini e allora tutti naturalisti, giganti di monteprama e tutti archeologi, ma basta..

    • gennaio 23, 2017 alle 10:25 pm

      Akira, la lettura di Juri mi sembra corretta a prescindere dal fatto che abbia PhD o no. Io in passato ho difeso le scelte di tecnici e scienziati ma questa volta il centro funzionale della protezione civile è indifendibile. Tra l’altro potevano correggere l’errore una volta vista la gravità della situazione ma non l’hanno fatto

      • Boris
        gennaio 27, 2017 alle 11:20 am

        Vorrei rispondere per gradi alle argomentazioni del sig. Juri.
        Comincerei con la seguente

        PRIMA AFFERMAZIONE:

        “Fino ad avant’ieri la Protezione Civile regionale si distingueva per un vistoso “sovrallarmismo”, per cui una previsione di ordinarissimi 10-15 mm di pioggia dava luogo ad allerte arancioni del tutto fuori-scala e anche le allerte rosse venivano emesse con manica molto larga, come nei noti casi dell’anno scorso (chiusure di scuole in completa assenza di previsioni di eventi pericolosi)”

        Risposta: il Centro Funzionale Decentrato (per brevità CFD) della Protezione Civile della Regione esiste da poco più di due anni. In precedenza sia la previsione meteo sia la previsione degli effetti al suolo (le famose criticità) venivano fatte dal Dipartimento Nazionale di Roma. Tutto si è tradotto in un vistoso CALO delle allerte a vuoto. La statistica se la può fare da solo analizzando i documenti emessi in questi due anni, son tutti lì, sul sito della Protezione Civile della Regione Sardegna.
        Per quanto riguarda il dato che lei esplicita (10-15 mm che generavano allerte arancioni o addirittura rosse) la invito a dimostrarlo. In ogni caso il livello di criticità è in funzione dello “stato” del territorio al momento della previsione, che va preso in considerazione. La stessa quantità di pioggia prevista (QPF per i tecnici) può dare livelli di criticità molto diversi nei diversi periodi dell’anno. Ma le garantisco che 10-15 mm di QPF, in qualsiasi condizione del suolo, generano sempre assenza di criticità, e quindi codice verde. SEMPRE.

        SECONDA AFFERMAZIONE:

        “Per sabato, inspiegabilmente, è stato improvvisamente cambiato registro e a fronte di previsioni di venti di tempesta e piogge molto pesanti in tutti i settori orientali dell’Isola (che si sarebbero andate a sommare ai 100-150 mm sotto forma di neve già presente al suolo in rapida fusione) non potevano che creare piene notevoli in quasi tutti i bacini idrografici.”

        Il registro, lo ripeto, non è stato cambiato in alcun modo. Le procedure d’altronde sono illustrate (o comunque citate e facilmente reperibili in rete, per chi ha dimestichezza con letture di studi scientifici) nel Manuale Operativo delle Allerte, anche questo pubblicato e disponibile, che dubito molto, sig Juri, che lei abbia mai letto.
        La perturbazione della sciroccata su Cagliari, e l’evento del giorno prima relativo alla neve nei territori della sardegna centrale, erano ovviamente stati previsti con largo anticipo anche dal CFD della Regione. Sta sempre tutto lì, sul sito.
        La neve con 36 ore di anticipo, il vento con più di 24. Anzi, a differenza delle previsioni che ho visto, ad esempio su videolina, il CFD è stato l’unico a prevedere l’intensità dello scirocco a “Burrasca” e non a semplice vento forte. Anche dal punto di vista della previsione spaziale, il CFD è stato più preciso, prevedendo la burrasca sulle coste della Sardegna Meridionale, e non su tutte le coste esposte. Inoltre la neve in fusione è stata (ovviamente) considerata nelle allerte di criticità. E’ stato dato arancio idraulico su tutta la Sardegna orientale (colma di dighe e invasi artificiali) e gli effetti a terra sono appunto stati (e a malapena) quelli previsti.
        Il CFD, come chiunque altro, non può comunque prevedere quantitativi esatti di neve in fusione, perché la rete fiduciaria in tempo reale degli strumenti di misura non contempla la presenza di pluvionivometri.
        Se il discorso lo vogliamo spostare sulle carenze della rete di Protezione Civile, ben note agli addetti ai lavori beh, si fa tutto un altro discorso e potrei anche sorprenderla, essendo d’accordo con lei.

        TERZA AFFERMAZIONE

        “Per questo l’allerta gialla per il cagliaritano (grado di allerta che fino a sabato veniva emessa per blandi peggioramenti del tempo) risulta inspiegabile.”

        Beh, senza offesa, se lei non studia ovviamente non se lo sa spiegare. Le recito (ma, ripeto, basta leggerlo) ciò che è riposrtato su una qualunque allerta di criticità gialla per quanto riguarda gli effetti al suolo previsti:

        “Si possono verificare:
        Danni localizzati ad infrastrutture, edifici e attività antropiche interessati da frane, da colate rapide o dallo scorrimento superficiale delle acque; allagamenti di locali interrati e talvolta di quelli posti a pian terreno prospicienti vie potenzialmente interessate da deflussi idrici; temporanee
        interruzioni della viabilità in prossimità di piccoli impluvi, canali, zone depresse (sottopassi, tunnel, avvallamenti stradali, ecc.) e a valle di porzioni di versante interessate da fenomeni franosi; limitati danni alle opere idrauliche e di difesa spondale e alle attività antropiche in alveo; occasionale ferimento di persone e perdite incidentali di vite umane.
        Inoltre, si possono verificare i seguenti effetti localizzati in caso di fenomeni temporaleschi:
        danni alle coperture e alle strutture provvisorie con trasporto di tegole a causa di forti raffiche di vento o possibili trombe d’aria; rottura di rami, caduta di alberi e abbattimento di pali, segnaletica e impalcature con conseguenti effetti sulla viabilità e sulle reti aeree di comunicazione e di distribuzione dei servizi; danni alle colture agricole, alle coperture di edifici e agli automezzi a causa di grandinate; interruzioni dei servizi, innesco di incendi e lesioni da fulminazione.”

        Che, in sintesi, è proprio quanto accaduto a Cagliari.

        I sindaci (i veri destinatari, i veri “end user” dei documenti di protezione Civile emessi dal CFD) non si sono affatto lamentati delle previsioni del CFD, anzi, hanno riconosciuto la loro correttezza. Si sono lamentati alcuni cittadini. A vanvera, aggiungo io.

        QUARTA AFFERMAZIONE

        “Mi pare evidente la completa inadeguatezza del sistema previsionale della Protezione Civile sarda e la vistosa carenza di padronanza della materia da parte dei tecnici che stilano i bollettini.”

        Basterebbe solo questo per qualificarla, egr. sig Juri, ma in ogni caso la inviterei a dimostrare la SUA di padronanza della materia

        QUINTA AFFERMAZIONE

        “Peraltro, anche la forma con cui vengono diramate le allerte meteo è inutilmente farraginosa e ridondante. Nella giornata di venerdì vi erano ben 5 documenti variamente denominati e contenenti informazioni in buona parte sovrapposte l’uno con l’altro.”

        Non troverà un solo tecnico del CFD che non sia d’accordo con lei, ma come lei sa (lo sa?) tutto è normato da una direttiva del Consiglio dei Ministri a cui tutte le documentazioni da produrre in sede di Protezione Civile fanno riferimento.
        Così come non troverà nessuno all’interno del CFD che non sappia che uno dei problemi, non l’unico, non il principale, è la comunicazione.
        Rimane da dire infine che NESSUNO dei sindaci (a parte Zedda, che non conosce – o finge – il Manuale Operativo delle Allerte e – cosa ancor più grave – non conosce il suo proprio Piano di Emergenza Comunale, che vi invito a leggere, soprattutto a pag 55 (cfr. http://www.comune.cagliari.it/portale/protezionecivile/at12_meteo_idro) dove si trova la seguente frase:

        “1) Previsione di criticità ordinaria
        In presenza di un Bollettino di Allerta Meteorologica con previsione di “criticità ordinaria”, da parte del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, non viene emesso alcun avviso da parte del Servizio Regionale Protezione Civile, ma viene attuato lo stato di PREALLERTA.
        Nell’ambito delle procedure di intervento lo stato di PREALLERTA si configura come la fase in cui, in presenza di una non definita situazione di criticità, con possibilità di
        evoluzione verso condizioni di criticità moderata, dalla Struttura Comunale di Protezione Civile viene mantenuta una costante attenzione all’evolversi della situazione meteo”.

        ripeto: VIENE MANTENUTA UNA COSTANTE ATTENZIONE ALL’EVOLVERSI DELLA SITUAZIONE METEO

        Si evincono alcune cose: il Piano è stato redatto nel 2012, non nel Pliocene, quindi in piena era Zedda.
        Il Piano non è stato aggiornato alle nuove procedure del CFD (che nel 2012 non esisteva).
        Il sindaco Zedda non conosce le procedure e i doocumenti del CFD.
        D’altronde è normale, visto che agli incontri con i sindaci dove si illustravano (lo scorso novembre e dicembre) non ci è venuto pur essendo convocato; non lui, né nessuno da parte sua.

        Sorvolo sulle considerazioni a proposito delle capacità (o presunte incapacità) dei tecnici del CFD (che reputo ai confini della cialtroneria) ma evidenzierei ancora un punto che spero spieghi molte cose:
        la NON adeguatezza della rete in telemisura della Regione Sardegna, molto al di sotto del minimo standard del WMO, che non permette proprio un adeguato nowcasting meteo (il monitoraggio idraulico e idrogeologico invece viene fatto, con i pochi strumenti a disposizione – presidi territoriali – quasi sufficientemente, con produzione di Bollettini di Monitoraggio triorari, molto apprezzati dai sindaci).

        Mi spiace essere stato prolisso, la sintesi non è il mio forte.
        Saluti

      • Juri
        gennaio 27, 2017 alle 2:58 pm

        @Boris
        Gentile sig. Boris,
        sorvolo sugli apprezzamenti al limite (?) della cialtroneria che le son scappati (se non per farle notare che le reazioni scomposte alle critiche di solito indicano una debolezza delle proprie ragioni) e le faccio presente quanto segue.

        Negare l’inadeguatezza dell’attuale sistema vuol dire negare l’evidenza: quando le amministrazioni comunali dichiarano di avere serie difficoltà a comprendere le allerte meteo vuol dire – per definizione – aver fallito uno degli obiettivi principali.
        Pretendere che i sindaci si facciano interpreti di una produzione ibrida tecnico/amministrativa, peraltro non chiara, ridondante, ambigua e in parte contraddittoria, è evidentemente errato e foriero degli errori gestionali che abbiamo visto in questi anni (chiusure tragicomiche di scuole in assenza di alcun serio pericolo meteo, vedasi 28 settembre 2015, a proposito dei 15 mm attesi diventati allerte rosse di cui mi chiedeva conto; sottovalutazione degli eventi meteo come quella di sabato).

        Altre osservazioni su quelle che mi paiono vistose incongruenze.

        La Sardegna è suddivisa rigidamente in 7 aree che vengono quindi necessariamente accomunate nelle allerte.
        Un approccio di questo tipo inevitabilmente porta a falsi allarmi, perché per “coprire” una zona a rischio (ad esempio la Baronia) l’allerta rossa deve necessariamente interessare anche una zona distante magari 150 Km ed esente da rischi (ad esempio la zona di Muravera, inclusa nella stessa macro-area ma che può benissimo esser fuori dalla linea di convergenza che determina il rischio meteo in Baronia).

        È del tutto irrazionale confondere zone climatiche con aree da accomunare automaticamente nella previsione, aree che andrebbero definite di volta in volta sulla base del singolo evento meteo. Nessun tecnico ha mai sollevato il problema? Non credo, perché il tecnico entrerà in crisi ogni volta che deve attribuire lo stesso livello di allerta a zone distanti in cui son previste condizioni meteo diverse.

        Nelle allerte gialle, e veniamo al caso di sabato, tra gli eventi che “si possono verificare” vengono indicati fenomeni poco compatibili con una “criticità ordinaria”: “frane, colate rapide […] trasporto di tegole a causa di forti raffiche di vento o possibili trombe d’aria; rottura di rami, caduta di alberi e abbattimento di pali, segnaletica e impalcature con conseguenti effetti sulla viabilità e sulle reti aeree di comunicazione e di distribuzione dei servizi; danni alle colture agricole, alle coperture di edifici e agli automezzi a causa di grandinate; interruzioni dei servizi, innesco di incendi e lesioni da fulminazione”. Uno scenario da allerta molto marcata, altro che ordinaria!

        Del tutto ovvio che un sindaco non ci capisca più nulla, tanto più che invece nelle allerte arancioni e rosse questi effetti da tornado (tegole asportate, etc…) incredibilmente spariscono: “Si possono verificare: Danni ingenti ed estesi agli edifici e centri abitati, alle attività agricole e agli insediamenti civili e industriali, sia prossimali sia distanti dai corsi d’acqua, o coinvolti da frane o da colate rapide; distruzione di infrastrutture (rilevati ferroviari o stradali, opere di contenimento, regimazione o di attraversamento dei corsi d’acqua). Ingenti danni a beni e servizi; grave pericolo per la pubblica incolumità/possibili perdite di vite umane”.

        È quindi un dato di fatto che le allerte rosse e arancioni non includano la possibilità di un’intera topologia di danni gravi previsti invece per la più blanda allerta gialla. Un’enormità.

        E così l’allerta gialla, per un sindaco di una città, secondo l’interpretazione tirata fuori in questi giorni dall’apparato della P.C., risulterebbe più pericolosa di un’allerta arancione e addirittura, se l’orografia cittadina non è a rischio alluvioni, di quella rossa.
        Oltretutto si tratta di “avvertenze” prestampate in calce alle allerte, tipo i bugiardini dei farmaci, e quindi risultano completamente disancorate dallo specifico evento in arrivo.

        Quindi farsi scudo, ora, del suddetto “bugiardino, oltre che intellettualmente e tecnicamente poco onesto, significa dire ai sindaci, sic et simpliciter, che ad ogni allerta gialla devono sempre chiudere scuole e uffici perchè possono cadere gli alberi e volare le tegole.
        Che in effetti è quello che ciò ora viene detto a Zedda&C: sabato le scuole andavano chiuse perchè l’allerta gialla implica la possibilità di danni da tornado: c’è scritto nelle “avvertenze”.

        http://www.sardegnaambiente.it/documenti/20_545_20170120152920.pdf (es. di allerta gialla)

        http://www.sardegnaambiente.it/documenti/20_534_20161218163225.pdf (es. di allerta rossa)

        Avete la coerenza, e il coraggio, di comunicarlo formalmente ai sindaci (allerta gialla= pericolo tornado, allerta arancione o rossa no) oppure è bene lasciare queste spericolate argomentazioni confinate nell’ambito di un blog?

        In definitiva, a me questo sembra un sistema più che altro teso a disperdere le responsabilità dei soggetti coinvolti nella stesura dei bollettini e l’ultimo anello della catena a ritrovarsi con il cerino in mano è inevitabilmente il sindaco che ne deve dare concreta applicazione (e poi deve pure fare i conti con il proprio piano comunale di protezione civile, solitamente molto lontano dall’essere soddisfacente).

      • Boris
        gennaio 27, 2017 alle 7:18 pm

        Gentile Sig Juri
        non mi è scappato nulla.
        Ribadisco che un conto è difendere l’operato di venerdì del Centro Funzionale Decentrato, cosa che faccio convintamente, un conto è “Negare l’inadeguatezza dell’attuale sistema”, cosa che io non ho fatto.
        Se avesse avuto il tempo di leggersi il Manuale Operativo delle Allerte, come le avevo suggerito, e dal quale nascono i format degli avvisi che si rifanno pertanto allo stesso manuale, si sarebbe reso conto che gli scenari a terra delle criticità arancioni e rosse contengono anche gli scenari previsti dalla gialla. Ovviamente.
        Come vede tendo a non darle il suo nome ufficiale (allerta “ordinaria”) perché mi rendo conto che questo termine, per non parlare del termine “moderata” riferito all’arancione, imposto dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, sia molto fuorviante. Continua a fuorviare anche lei, non facendole sentire ragioni. E’ una vecchia terminologia, retaggio del tempo in cui non esisteva lo stato di Assenza di criticità
        Lei poi continua a buttarla in caciara tirando in ballo i sindaci: i sindaci non si sono lamentati del CFD (Zedda escluso, lui ha fatto un chiasso incredibile salvo poi, parzialmente, ritrattare; ma, ripeto, quando è stato invitato alle riunioni esplicative delle procedure e delle certificazioni dove è stato esercitata la “coerenza, e il coraggio, di comunicarlo formalmente ai sindaci” non ci è venuto e non ha delegato nessuno. A queste riunioni, occasione di discussione e confronto, si spiegava il significato di tutto, del “bugiardino” che dice lei, delle procedure, degli avvisi.
        NON CI E’ VENUTO QUASI NESSUNO).
        Anzi Littarru, sindaco di Desulo, il sindaco di Tonara e il sindaco di Fonni, due volte, in due trasmissioni diverse, in due televisioni diverse hanno detto che il problema non sono gli allertamenti, dei quali sono tutto sommato soddisfatti pur non ritenendoli perfetti (forse perché Littarru alle riunioni ci è venuto, chissà).
        I sindaci si lamentano della gestione delle emergenze (che, detto per inciso, non compete al CFD).
        In questo caso hanno (parzialmente) ragione. Il sindaco di Fonni, tanto arrabbiata contro la Protezione Civile, non si è dotata di un piano neve. Un paese dove le nevicate sono la norma non ha un piano operativo che coordini ciò che c’è da fare durante le emergenze neve. Aspetta che ci pensi la Regione. Intanto spende i soldi in funivie. Porta su la gente ma non la protegge.
        Scommette con me che adesso se ne doterà?
        La catena è fallace, questo sono i fatti a dimostrarlo e sarei un idiota a sostenere il contrario. Le zone d’allerta sono poche e quindi troppo grandi, lo sanno tutti, persino lei. La rete (gliel’ho già detto), è assolutamente insufficiente, strano che questo le sia sfuggito. Queste sono alcune delle tante cosa che si devono risolvere, si sta lavorando per risolvere, si risolveranno. Ma adesso, stando così le cose, tutti gli anelli di questa catena, sindaci compresi, devono prendersi la propria parte di responsabilità, almeno dotandosi dei Piani Comunali di Protezione Civile “solitamente molto lontano dall’essere soddisfacenti”.

        O almeno venendo agli incontri con la Protezione Civile o delegando qualche tecnico.

        Ma scommetto che i prossimi saranno un successone!

      • Juri
        gennaio 28, 2017 alle 6:20 pm

        @Boris

        “Le zone d’allerta sono poche e quindi troppo grandi, lo sanno tutti, persino lei.”

        Lo so persino io, però da anni, oltre ad un profluvio di chiacchiere inconcludenti, non si fa un bel nulla. E, francamente, se appartenessi ad un apparato, costoso e pletorico, che non è neppure capace di definire correttamente le zone di previsione in un isola di 24mila Km^2, e quindi emette consapevolmente falsi allarmi (cose da poco), prima di offendere l’interlocutore farei una sana autocritica sull’incapacità di fornire un servizio adeguato alla cittadinanza, magari riflettendo anche sul fatto che le centinaia di stipendi degli addetti alla filiera di protezione civile sono pagati da quella stessa cittadinanza.

        Per quanto lei può insistere a negarlo, le allerte arancioni e rosse pubblicate non indicano tra i possibili eventi, i gravi danni stile tornado inclusi nelle allerte gialle. Ho anche inserito i link per una facile verifica.

        Altro esempio di non uniformità di grado di allerta a parità di previsione.
        Per il 18 dicembre la previsione di cumulati molto elevati http://www.sardegnaambiente.it/documenti/20_534_20161218134334.pdf

        ha dato luogo da un allerta rossa http://www.sardegnaambiente.it/documenti/20_534_20161218163225.pdf

        Per il 21 gennaio scorso, la stessa previsione (cumulati molto elevati)
        http://www.sardegnaambiente.it/documenti/20_535_20170120133824.pdf

        ha dato luogo ad un’allerta arancione nel settore “Flumendosa” e gialla nella parte di Sardegna orientale che dà sul golfo degli Angeli, nonostante ci fosse da sommare l’effetto della fusione della neve in gran parte del settore “Flumendosa”, stimabile in 50-100 mm virtuali di precipitazione in più.
        http://www.sardegnaambiente.it/documenti/20_535_20170120134045.pdf

        Un sindaco, e la pubblica opinione un po’ attenta, che a parità di pioggia prevista vede che l’allerta fa addirittura due “salti” non può che rimanere sconcertata. E non capirci più nulla.

        Un consiglio finale: le critiche consideratele una preziosa risorsa e non un atto di lesa maestà a cui reagire poco educatamente.

    • Juri
      gennaio 24, 2017 alle 3:06 pm

      L’ultimo che per evitare il merito mi aveva chiesto conto del titolo di studio, qualche settimana dopo si è beccato un decreto penale di condanna proprio sulla questione controversa che aveva suscitato le curiosità sul mio titolo di studio.
      Detto questo, apprezzo il fatto che le sue certamente molto profonde conoscenze di fisica dell’atmosfera le permettano di estendere le sue capacità previsionali anche ai titoli di studio di persone che non conosce.

      Per il resto attendo una qualche obiezione nel merito per potermi confrontare con lei.

      p.s.: il nowcasting permetterebbe di salvarsi in corner anche quando il giorno prima si toppano clamorosamente previsioni molto facili. Peccato che, in questo caso, sia stato totalmente ignorato anche quello.

      • Akira
        gennaio 24, 2017 alle 7:26 pm

        Quindi se io ti chiedo: “sei un meteorologo per giudicare l’operato altrui” starei in qualche modo contravvenendo a qualche articolo del codice penale? fammi capire. Aggiungo che il problema riguarda un po’ tutte le scienze ambientali, succedono le disgrazie e tutti sono tutto.

      • Juri
        gennaio 24, 2017 alle 11:07 pm

        @Akira Volevo soltanto far notare che chiedere il titolo di studio dell’interlocutore è una tecnica dialettica poco simpatica e che soprattutto di solito denota assenza di argomentazioni.
        Ripeto, se e quando mi farà capire cosa ritiene sbagliato nella mia analisi mi confronterò molto volentieri.

      • Akira
        gennaio 25, 2017 alle 1:58 pm

        Te lo spiego, temo (e certo questa non è una buona premessa) che ci si unisce al coro di coloro che dicono che (ad esempio) la magistratura italiana è inefficiente perchè ha tante cause pendenti, che i medici che lavorano negli ospedali del sud sono tutti incapaci perchè macchiati del peccato originale della malasanità (da poco abbiamo assistito alle spedizioni punitive contro taluni medici), ecco temo che la tua analisi (fata in buona fede) possa indurre taluni personaggi (in malafede e ignoranti) che leggono a buttarcela sull’attività della caccia alle streghe di talune categorie; nella fattispecie il problema dei centri funzionali idro – meteo della R.A.S. stia non tanto nell’incapacità di chi li dirige e di chi ci lavora, ma nella mancanza di organico specialistico: c’è infatti un bando di concorso per una figura professionale specialistica e un efficientamento della rete pluviometrica, non so (SIA BENE INTESO: NON LAVORO IN DIPARTIMENTO) se poi ci sono dei problemi sui radar meteo per fare il nowcasting. Insomma il problema non sono “le persone” ma “ciò che hanno a disposizione” quelle persone per fare una buona early warning. In questo momento mi trovo a nei paesi disastrati del centro Italia, pure qui le critiche arrivano a decine, ma il problema non sono i funzionari dei singoli CCR o SOI ma la politica che decide dall’alto su cosa mettere a disposizione a questi soggetti. Insomma Juri, cerco di trovare tutte le motivazioni possibili prima di dare dell’incompetente a un gruppo di tecnici, forse tu non lo hai fatto direttamente ma ripeto, una lettura superficiale dell’ennesima critica a la nostra bistrattata protezione civile potrebbe indurre persone meno “in gamba” di te a voler sparare sul mucchio. In pace e scusami se ti ho eventualmente offeso o se semplicemente non ho colto in pieno il tuo messaggio.

      • Juri
        gennaio 25, 2017 alle 11:43 pm

        @Akira
        Be’, mi pare che alla fine le nostre posizioni non siano così distanti.
        Nel mio primo intervento quando parlavo di carenza di padronanza della materia intendevo riferirmi in generale a coloro che concorrono alla formazione degli avvisi che poi giungono al pubblico e ai sindaci senza indicare.
        Un modo, politicamente meno corretto, di indicare una “carenza di organico specialista”.
        E però è innegabile che quando a fronte di mappe previsionali come quella di sabato scorso, si sforna un’allerta meteo del tutto fuori asse rispetto alla tempesta che tutti i LAM (Local Area Model, i modelli in grado di tener conto con maggior dettagli dell’orografia, lo dico per chi non ha dimestichezza con la meteorologia) indicavano con ferrea precisione da almeno 48 ore, evidentemente nella “filiera” che porta alla stesura finale delle allerte qualche grossa carenza di competenza (inadeguatezza manifesta) ci deve necessariamente essere. Se vedo nelle mappe venti a oltre 100 km/h non posso non lanciare un allarme specifico! (e ringraziamo il cielo che era un sabato e non un giorno feriale, altrimenti avremmo contato anche feriti se non peggio).
        Per il resto, sono il primo a dire che se ad un’allerta rossa non fa seguito un’alluvione questo non vuol dire affatto che l’allerta fosse errata, perchè siamo in un ambito probabilistico e non deterministico (altrimenti non si parlerebbe di “previsioni”). E a riconoscere la difficoltà del ruolo di previsore (quanto la previsione di avvera non fa notizia, quando fallisce…) investito di tanta responsabilità, tanto più in un contesto geografico come il nostro dove spesso i fenomeni più pericolosi sono anche i più difficili da prevedere quanto a localizzazione esatta e intensità (è facile prevedere che ci saranno temporali, molto meno localizzarli con precisione e con precisione prevederne l’intensità).

        Penso che il processo andrebbe rivisto alla radice, con criteri che garantiscano uniformità di valutazione a parità di previsioni (altro parametro attualmente del tutto disatteso), tempestività, progressività temporale degli avvisi (pre-allerte con 72-48 ore di anticipo, raffinamento dell’allerta all’approssimarsi dell’evento), chiarezza ed essenzialità dei bollettini (quelli di venerdì, emessi solo nel tardo pomeriggio! erano un esercizio di dispersione delle informazioni chiave) e assunzione con rigorosi concorsi pubblici e non interni dell’organico specialistico.

    • Carlo Forte
      gennaio 25, 2017 alle 4:25 pm

      ….si rilassi….

      • Akira
        gennaio 25, 2017 alle 7:12 pm

        Carlo, si in effetti ho scritto da cani: poco tempo e stanchezza.

  4. gennaio 24, 2017 alle 2:50 pm

    da L’Unione Sarda, 24 gennaio 2017
    Allerta meteo, l’ira dopo la tempesta. Sindaci sardi in rivolta: “Così non serve”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/01/24/allerta_meteo_l_ira_dopo_la_tempesta_sindaci_sardi_in_rivolta_cos-68-563740.html

  5. gennaio 25, 2017 alle 2:44 pm

    A.N.S.A., 25 gennaio 2017
    Maltempo: Cagliari prepara lista danni.
    La conta in altri 17 comuni. Ancora polemiche sulle allerte: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2017/01/24/maltempo-cagliari-prepara-lista-danni_88efa5fe-05fd-455f-ac03-bb28e0db1016.html

    ______________

    da L’Unione Sarda, 25 gennaio 2017
    Maltempo, a Cagliari si lavora ancora per riparare i danni: “Mai vista una situazione del genere”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/01/25/cagliari_a_cento_ore_dalla_bufera_di_pioggia_e_vento_si_lavora_an-68-563944.html

    —————-

    Allerta meteo, l’ora delle polemiche. E i sindaci sardi ora chiedono i danni: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/01/24/avvisi_inaffidabili_ecco_l_iter_che_determina_l_allerta_meteo-68-563966.html

  6. Carlo Forte
    gennaio 27, 2017 alle 5:08 pm

    Banalissimo ma prevenire è meglio che curareSe ho un chiosco a 30 metri dal mare è logico che prima o poi il mare me lo papperà,se costruisco sopra l’alveo di un fiume cementato o nelle sue vicinance prima o poi sfonderà tutto,se pI anti nei viali urbani alberi giganteschi prima o poi cadranno.Non è più possibile che tutti I danni causati dal maltempo debbano ricadere sulla comunità,non è proprio più possibile.Il male è cosí diffuso che non ne usciamo più…….

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