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La scienziata Giovanna Massei disponibile a lavorare con Cinghiali e Daini per i Colli Euganei.


dott.ssa Giovanna Massei

dott.ssa Giovanna Massei (foto Massimo Vitturi)

Il suo nome è Giovanna Massei, ecologa di altissimo livello con sede a York, in Inghilterra. Si è laureata all’Università di Firenze e ha conseguito il dottorato all’Università di Aberdeen, in Scozia.

Ha oltre 25 anni di esperienza negli approcci incruenti e non letali di mitigazione dei conflitti uomo-fauna selvatica. Lavora sulla gestione della fauna selvatica e sul controllo della fertilità, sul comportamento degli animali e sui cani randagi o inselvatichiti. Autrice di più di 120 articoli scientifici, è editore associato della rivista Human-Wildlife Interactions oltre che consulente scientifico per l’EAZA Group sulla contraccezione degli animali negli zoo.

È membro dell’Animal and Plant Health Agency (APHA)[1], un’agenzia esecutiva del Dipartimento inglese per l’Ambiente, l’Alimentazione e gli Affari Rurali, che lavora anche per conto del governo scozzese e di quello gallese. Ha collaborato sia con agenzie governative che con organizzazioni non governative, e con partner accademici nel Regno Unito e nei paesi che includono Montserrat (isola delle Piccole Antille nel mar dei Caraibi) India, Italia, Spagna, Hong Kong (Cina), Marocco, Nepal e Stati Uniti. Nel 2010 Giovanna ha organizzato a York l’8° Simposio Internazionale su cinghiali e altri suidi e, nel 2012, sempre a York, ha guidato la 1 ° Conferenza Internazionale sulla gestione della popolazione canina.[2]

Daini (Dama dama)

Daini (Dama dama)

La Dottoressa Giovanna Massei è disponibile a lavorare sui Colli Euganei per garantire agli agricoltori il rispetto del loro lavoro e per restituire agli animali e al Parco la dignità.

Immaginate di poter incidere sulla natalità degli animali selvatici che pongono dei problemi, invece che sulla loro mortalità. Dopotutto milioni di persone al mondo ricorrono al controllo della fertilità, quindi perché non impiegarlo anche per gli animali selvatici per risolvere i conflitti uomo-fauna selvatica?[3]

Dimenticate ogni discorso insensato sulla sterilizzazione chirurgica di cinghiali e daini in natura, che presenta problemi di carattere pratico e di benessere animale[4]. Nel 2016 non c’è alcun bisogno di intervenire chirurgicamente sugli animali! Nessun bisogno di anestesia profonda, nessun bisogno di trasporto dell’animale in una sede adatta all’operazione chirurgica, niente ferite operatorie e niente gestione del periodo post-operatorio, nessuna alterazione del comportamento dell’animale.

Parco naturale regionale dei Colli Euganei (da www.parks.it)

Parco naturale regionale dei Colli Euganei (da http://www.parks.it)

Chi continua a sostenere che il controllo della fertilità odierno sia rappresentato dalla sterilizzazione chirurgica è ignorante o in malafede.

Al contrario, l’approccio moderno è quello di sfruttare la risposta immunitaria dell’organismo per bloccare, con diverse modalità, la fertilità. Oggi infatti si usano i vaccini immuno-contraccettivi! In seguito alla somministrazione di un vaccino il sistema immunitario è stimolato a produrre anticorpi contro le proteine dei gameti, gli ormoni riproduttivi o altre proteine coinvolte nel processo riproduttivo. I vaccini immuno-contraccettivi sono oggi resi ancora più efficaci dalla presenza di adiuvanti. Negli ultimi vent’anni i vaccini contraccettivi sono stati sempre più perfezionati e oggi una monodose causa infertilità nell’animale per almeno 3-5 anni dopo la somministrazione[5].

Cinghiali (Sus scrofa)

Cinghiali (Sus scrofa)

Per quanto riguarda i Colli Euganei, i vaccini che ci interessano possono essere di due tipi: il vaccino PZP (porcine zona pellucida) e il vaccino GnRH (gonadotropin – releasing hormone o ormone per il rilascio delle gonadotropine).

Come ci insegna Allen Rutberg, Ph.D. Direttore del Centro studi per le Politiche pubbliche animali nella Facoltà di Medicina veterinaria Cummings, Tufts University, Massachusetts, USA: « La proteina PZP “Porcine Zona Pellucida” si trova nella membrana che circonda le ovaie di tutti i mammiferi. Perché avvenga la fecondazione, lo spermatozoo deve attecchire nella Zona Pellucida. Ma gli anticorpi prodotti a seguito della vaccinazione con PZP, impediscono tale attecchimento. Le uniche modifiche indotte dalla vaccinazione alla salute ed al comportamento delle femmine trattate, sono quelle conseguenti alla mancata procreazione. Per il PZP a “rilascio” sono sufficienti somministrazioni ogni 2-3 anni. Il vaccino può essere iniettato a mano oppure a distanza con l’uso di dardi.» Si possono anche usare fucili lanciasiringhe dunque.

Uno studio condotto in campo sul daino (Dama dama) ha dimostrato che il vaccino PZP sterilizza il 100% degli animali per 3 anni consecutivi (Fraker et al. 2002[6]).

Ancora più interessante del PZP sembra essere il vaccino GnRH che stimola la produzione di autoanticorpi neutralizzanti il GnRH (Ormone di Rilascio delle Gonadotropine) e, conseguentemente, inibisce il rilascio degli ormoni sessuali implicati nell’ovulazione e nella spermatogenesi, rendendo infertile il soggetto trattato.

Cinghiale (Sus Scrofa)

Cinghiale (Sus Scrofa)

Sia il vaccino PZP che il vaccino GnRH sono diponibili in formulazioni iniettabili e rendono infertile l’animale trattato per diversi anni dopo una singola dose (Miller et al. 2008[7], Fagerstone et al. 2010[8], Kirkpatrick et al. 2011[9]). Studi condotti proprio dal Team di Giovanna Massei hanno dimostrato che il vaccino GonaCon-KLH (vaccino di tipo GnRH), nel caso del cinghiale (Sus scrofa), sterilizza il 92% degli animali nei 4-6 anni successivi alla somministrazione (Massei et al. 2008[10], Massei et al. 2012[11]).

Veniamo dunque al vaccino GonaConTM, utilizzato dalla Dott.ssa Massei e messo a punto dagli scienziati del U.S. Department of Agriculture’s (USDA)[12] Wildlife Services’ (WS) National Wildlife Research Center (NWRC).  È registrato da U.S. Environmental Protection Agency (EPA).

Si tratta del vaccino che ha ricevuto maggiore attenzione tra i numerosi vaccini GnRH pensati per la fauna selvatica. A proposito dei costi del vaccino, gli sviluppatori del National Wildlife Research Center negli USA riferiscono: « Il vaccino stesso costa pochissimo per dose. Il costo principale dell’utilizzo GonaCon ™ è associato con il tempo e denaro necessari per catturare e vaccinare il cervo.»

Il Parco Colli Euganei, oltre a disporre già di personale, si è dotato in questi anni di trappole auto scattanti (chiusini) in cui gli animali vengono attirati con un’esca alimentare. Questi mezzi sono immediatamente convertibili per un piano di controllo della fertilità.

Abbiamo visto come sia anche possibile utilizzare dardi e fucili lanciasiringhe a distanza e, nel caso dei Colli Euganei, le specie prese a riferimento (specie target o specie obiettivo) sono i cinghiali e i daini. Non c’è alcun problema, in quanto il GonaCon ha sterilizzato la maggior parte delle femmine di tutte le specie sulle quali è stato impiegato (Fagerstone et al. 2010[13], Kirkpatrick et al. 2011[14]).

BOS (Boar-Operated-System) per la contraccezione temporanea della fauna selvatica (foto Corriere Nazionale)

BOS (Boar-Operated-System) per la contraccezione temporanea della fauna selvatica (foto Corriere Nazionale)

Ma c’è anche una grande novità: questa limitazione del vaccino che deve essere iniettato a mano oppure tramite dardi ad assorbimento intramuscolare, sta per essere superata: « Gli scienziati del Wildlife Services’ (WS) sono al lavoro per la produzione di un vaccino GnRH per via orale. »

Una grande rivoluzione nei piani di gestione della fauna selvatica è quindi alle porte.

Resta un problema però: l’aspecificità. Abbiamo infatti detto che il GonaCon ha sterilizzato la maggior parte delle femmine di tutte le specie sulle quali è stato impiegato. C’è quindi il rischio, e solo nel caso di una somministrazione orale di esca alimentare contenente vaccino, di controllare la fertilità di specie non-target. In un Parco Naturale, come quello dei Colli Euganei, questo fatto sarebbe ancora più inaccettabile. Ma…i ricercatori hanno pensato proprio a tutto! Hanno quindi inventato il “BOS”, acronimo per “Boar-Operated-System”: si tratta di un dispositivo formato da un cono che scorre su un palo di metallo piantato a terra. La base del cono poggia su un piatto metallico sul quale vengono poste le esche contenenti il vaccino. Il cono, che pesa circa 5 kg, racchiude e protegge le esche e deve essere sollevato da un animale che voglia consumare tali esche (Figura qui sotto e min. 8:21 di questo video https://youtu.be/BjtyiBk9cSs).

Studi condotti sia in cattività che sul campo hanno dimostrato che il BOS, proprio grazie alla sua progettazione, consente ai soli cinghiali e non ad altre specie di cibarsi delle esche (Massei et al. 2010[15], Campbell et al. 2011[16], Ferretti et al. 2014[17]).  È quindi garantita la specie-specificità dal metodo di somministrazione: tassi, scoiattoli, topi, civette e altri uccelli, come si vede al min. 2:10 di questo video https://youtu.be/FQ4klj1pdUA, possono dormire sonni tranquilli, in quanto non riescono in nessun modo ad aprire il BOS contenente il vaccino. In secondo luogo sia il GonaCon che il PZP attualmente disponibili per iniezione, non presentano rischi per animali necrofagi o persone che consumino animali vaccinati, perché i vaccini ingeriti sono distrutti dai succhi gastrici[18].

Tutti gli animali trattati con il vaccino GonaConTM non presentano differenze comportamentali o  fisiologiche rispetto ai soggetti non trattati. I valori ematologici, biochimici e i livelli di cortisolo (utilizzato come indicatore di stress) restano i medesimi in individui vaccinati e non[19]. Questi i risultati di uno studio per valutare gli effetti collaterali del vaccino GonaConTM, condotto dal Central Science Laboratory di York (UK) in collaborazione con il National Wildlife Research Center di Fort Collins (UK).

Daino (Dama dama, foto da fotografia.deagostinipassion.com)

Daino (Dama dama, foto da fotografia.deagostinipassion.com)

Dulcis in fundo, un numero sempre in crescita di modelli teorici e di studi empirici sugli effetti del controllo

della fertilità sulla dinamica di popolazione della fauna selvatica vede trionfare il controllo della fertilità sugli abbattimenti. In sostanza il controllo della fertilità è in grado di ridurre davvero il numero di animali presenti in un’area (Hobbs et al. 2000[20], Bradford e Hobbs 2008[21]).

C’è un’ultima considerazione da fare: fenomeni di immigrazione ed emigrazione di animali nell’area potrebbero dare dei problemi in più e interferire con l’efficacia del controllo della fertilità. Si potrebbero innescare dinamiche che gli esperti chiamano di tipo source-sink : in pratica qualsiasi intervento sui cinghiali, nel caso in cui non andasse ad incidere sulla “popolazione-sorgente”, durerebbe il tempo necessario alla specie per ricolonizzare l’area con un flusso di individui provenienti dall’esterno[22].

Ma, per buona fortuna questa volta, il Parco Naturale Regionale dei Colli Euganei, in assenza di ripopolamenti illegali, non presenta fenomeni né di immigrazione né di emigrazione e le popolazioni di cinghiali e daini in esso presenti sono quindi completamente isolate e perfettamente adatte al controllo della fertilità[23].

Ci piace concludere con le parole significative del Dott. Mauro Ferri, medico veterinario, già membro del Servizio veterinario AUSL di Modena, già responsabile dell’Ufficio caccia della provincia di Modena, al quale certo non si può affibbiare l’appellativo di “animalista ideologico” come si usa fare per screditare l’avversario. Nel settembre 2011, in occasione dell’8^ European Pest Management Conference tenutasi a Berlino, ha presentato un progetto sulla gestione non letale dei daini presenti nella riserva del Boscone della Mesola: « Circa il daino presente nel Bosco della Mesola, la linea guida ufficiale (ISPRA NdR) adottata al riguardo nel 2010 valuta con magnanimità il fallimento di un ventennio di abbattimenti di daini che alla fine di quella gestione si presentavano con una consistenza addirittura maggiore di quella di partenza; ciò nonostante il piano degli abbattimenti è stato rilanciato, con l’obiettivo di una eradicazione che per la verità è stata invano inseguita dagli anni ’80. Sorprendentemente, nel contemplare le possibili opzioni di un piano di riduzione demografica, la linea guida ha sì preso in esame il controllo farmacologico della fertilità ma solo per cassarlo senza appello con motivazioni quantomeno inappropriate. Sulla base degli scarsi risultati fino ad allora ottenuti, nel 2011 è stato pertanto proposto di sostituire e/o integrare gli abbattimenti con un programma di immuno-contraccezione basato su un vaccino già collaudato in USA per i cervidi; la proposta è stata presentata ad un convegno internazionale, prospettando benefici tanto dal decremento della popolazione di daini quanto da un conseguente diverso modello gestionale per la popolazione dei cervi autoctoni. Nonostante la proposta sia stata illustrata anche nelle opportune sedi nazionali, non è un mistero che non abbia sortito neanche curiosità. Infine è significativo che la recentissima linea guida nazionale per la gestione degli ungulati (ISPRA NdR) abbia a sua volta preso di nuovo in considerazione anche il controllo della fertilità come metodo di controllo, ma ribadendo sostanzialmente le stesse posizioni riscontrate nella linea guida per la tutela del cervo della Mesola. Il che, oltre ogni dubbio, colloca purtroppo il nostro Paese in una posizione ben lontana da quell’ approccio multidisciplinare col quale sono ormai gestite in molti paesi tante specie animali problematiche per le quali il fertility control rappresenta una opzione concreta confortata da una solida letteratura e da convegni specialistici ignorati solo dalla nostra ufficialità. »[24]

Give Fertility Control a Chance.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Veneto

Coordinamento Protezionista Padovano

_______________________

[1] https://www.gov.uk/government/organisations/animal-and-plant-health-agency

[2] http://iugb2017.com/scientific-program/

[3] Massei G., (2012) Il controllo della fertilità nella fauna selvatica: una soluzione praticabile? Gazzetta Ambiente n1, 47-54

[4] Monaco A., Carnevali L. e S. Toso, 2010 – Linee guida per la gestione del Cinghiale (Sus scrofa) nelle aree protette. 2° edizione. Quad. Cons. Natura, 34, Min.Ambiente – ISPRA

[5] Monaco A., Carnevali L. e S. Toso, 2010 – Linee guida per la gestione del Cinghiale (Sus scrofa) nelle aree protette. 2° edizione. Quad. Cons. Natura, 34, Min.Ambiente – ISPRA

[6] Fraker M.A., Brown R.G., Gaunt G.E., Kerr J.A. e Pohajdak B. 2002. Long-lasting, single-dose, immunocontraception of feral fallow deer in British Columbia. Journal of Wildlife Management 66, 1141–1147.

[7] Miller, L. A., J. P. Gionfriddo, K. A. Fagerstone, J. C. Rhyan, and G. J. Killian. 2008. The single-shot GnRH immunocontraceptive vaccine (GonaConTM) in white-tailed deer: comparison of several GnRH preparations. American Journal of Reproductive Immunology 60,214–223.

[8] Fagerstone, K.A., Miller, L.A., Killian, G.J., and Yoder, C.A. (2010). Review of issues concerning the use of reproductive inhibitors, with particular emphasis on resolving human-wildlife conflicts in North America. Integrative Zoology 5, 15-30.

[9] Kirkpatrick, J.F., Lyda, R.O., and Frank , K.M.( 2011). Contraceptive vaccines for wildlife: a review. American Journal of Reproductive Immunology 66,40-50.

[10] Massei, G., Cowan, D. P., Coats, J., Gladwell, F., Lane ,J.E., and Miller ,L.A. (2008). Effect of the GnRH vaccine GonaConTM on the fertility, physiology and behaviour of wild boar. Wildlife Research 35, 1-8.

[11] Massei G., Cowan D.P., Coats J., Bellamy F., Quy R., Brash M., Miller L.A. 2012. Long-term effects of immunocontraception on wild boar fertility, physiology and behaviour. Wildlife Research 39:378-385.

[12]https://www.aphis.usda.gov/aphis/ourfocus/wildlifedamage/programs/nwrc/!ut/p/z1/04_iUlDg4tKPAFJABpSA0fpReYllmemJJZn5eYk5-hH6kVFm8T7-Js6GTsEGPga-vpYGjqFhbi7OYf7G_o7G-l76UfgVFGQHKgIAt1ZS_Q!!/

[13] Fagerstone, K.A., Miller, L.A., Killian, G.J., and Yoder, C.A. (2010). Review of issues concerning the use of reproductive inhibitors, with particular emphasis on resolving human-wildlife conflicts in North America. Integrative Zoology 5, 15-30.

[14] Kirkpatrick, J.F., Lyda, R.O., and Frank , K.M.( 2011). Contraceptive vaccines for wildlife: a review. American Journal of Reproductive Immunology 66,40-50.

[15] Massei G., Coats J., Quy R., Storer K., Cowan D.P. (2010).The BOS (Boar-Operated-System): a novel method to deliver baits to wild boar. J. Wildlife Management 74,333-336.

[16] Campbell T.A., D. B Long and G. Massei (2011). Efficacy of the Boar-Operated-System to deliver baits to feral swine. Preventive Veterinary Medicine 98,243-249.

[17] Ferretti F., Sforzi A., Coats Julia, Massei G., (2014) The BOS™ as a species-specific method to deliver baits to wild boar in a Mediterranean area, Eur J Wildl Res 60:555-558

[18] Massei G., (2012) Il controllo della fertilità nella fauna selvatica: una soluzione praticabile? Gazzetta Ambiente n1, 47-54

[19] Monaco A., Carnevali L. e S. Toso, 2010 – Linee guida per la gestione del Cinghiale (Sus scrofa) nelle aree protette. 2° edizione. Quad. Cons. Natura, 34, Min.Ambiente – ISPRA

[20] Hobbs, N.T., Bowden, D. C., and Baker, D. L. (2000). Effects of fertility control on populations of ungulates: General, stage-structured models. Journal of Wildlife Management 64, 473-491.

[21] Bradford, J.B., and Hobbs, N.T. (2008). Regulating overabundant ungulate populations: An example for elk in Rocky Mountain National Park, Colorado. Journal of Environmental Management 86, 520-528.

[22] Monaco A., Carnevali L. e S. Toso, 2010 – Linee guida per la gestione del Cinghiale (Sus scrofa) nelle aree protette. 2° edizione. Quad. Cons. Natura, 34, Min.Ambiente – ISPRA

[23] https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/10/20/la-propaganda-della-regione-veneto-per-cancellare-il-parco-naturale-regionale-dei-colli-euganei/

[24] http://www.lav.it/news/alieni-sulla-propria-terra-convegno-sulle-specie-invasive

 

Il Mattino di Padova, 23 ottobre 2016

Il Mattino di Padova, 23 ottobre 2016

 

Il Mattino di Padova, 23 ottobre 2016

Il Mattino di Padova, 23 ottobre 2016

 

da Il Mattino di Padova, 23 ottobre 2016
Dai protezionisti accuse a Venezia. “Solo propaganda”. (Luisa Calimani)

Ad agosto l’assessore alla Caccia Giuseppe Pan prometteva una task force anti-cinghiali. Poi ha raddrizzato il tiro e qualche giorno fa ha annunciato operazioni di rastrellamento. Quindi si è aggiunto il consigliere Berlato, che ha proposto di modificare i confini del Parco perché si possa sparare di più. E infine – ieri – ecco il disegno di legge per i piani di contenimento e per la caccia selettiva. Ma per gli animalisti è «solo propaganda». E dietro tanto fumo si nasconderebbe la volontà di smantellare, un pezzo per volta, il Parco Colli. «Quando sentiamo parlare di rastrellamenti, non possiamo non ricordare che le uniche modalità di caccia riconducibili a quelle indicate da Pan, sono la battuta, la braccata e la girata», spiegano dal Gruppo di Intervento Giuridico. «Battuta e braccata sono vietate. La girata è ammessa ed è anche uno dei metodi praticati (se ne parla anche nel disegno di legge appena approvato dalla giunta, ndr) insieme ai tiri selettivi da altana, alla caccia individuale, al recinto fisso o mobile, al chiusino. Detto che i cacciatori, se lasciati liberi, preferiscono la braccata e che la caccia collettiva ha un grosso impatto su aziende, turismo e altri animali, c’è da sottolineare che per abbattere i cinghiali si usano fucili a canna liscia caricati con cartucce con proiettili a palla unica e che hanno una gittata di mille metri (e anche di più) oppure armi a canna rigata che spingono i proiettili fino a tre chilometri». E allora, si chiedono quelli del Grig, «i cacciatori non devono per nessun motivo sparare in direzione di strade, sentieri e luoghi frequentati». Ma questo, sui Colli, è praticamente impossibile: «Diversamente si arriverebbe a un omicidio nel giro di qualche giorno». E allora: se i rastrellamenti di Pan non significano niente, dato che si riferiscono a forme di caccia non ammesse, e dato che anche sparare liberamente non è possibile, «anche la proposta di Berlato non è di alcuna utilità, al contrario è delirante». Per arrivare alla conclusione che «da quindici anni si ripetono le stesse situazioni».

 

Pettirosso (Erithacus rubecula)

Pettirosso (Erithacus rubecula)

(foto Massimo Vitturi, Corriere Nazionale, L.A.C., S.D., archivio GrIG)

 

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  1. M.A.
    ottobre 27, 2016 alle 2:00 pm

    Io capisco bene che l’obbiettivo primario per validare il concetto di parco naturale è la gestione faunistica, con metodi incruenti in sintonia con lo spirito idilliaco e pacifico di parco, perché diversamente un parco sarebbe un comune Ambito territoriale di caccia dove si effettua la caccia programmata.
    Posso ben capire tutto ciò, ma non lo posso accettare eticamente.
    Forse è colpa del mio “imprinting culturale”. Per me un cinghiale è carne, una risorsa alimentare, non un animale da avvelenare chimicamente per evitare che si riproduca.
    Per voi senza dubbio potrà sembrare terribile ammazzarli a fucilate per mangiarli, ma a me pare terribile che dei medici entrino nella natura per “sterilizzare chimicamente” con dei vaccini questi animali. Sembrerebbe lo stesso schifo che avviene in un comune allevamento intensivo. Sicuri che si possa parlare di un’area “naturale” protetta? Che è rimasto del concetto “naturale”??? In futuro bisognerebbe inserire nella giurisprudenza la di “area artificiale protetta!”

  2. Terrae
    ottobre 27, 2016 alle 6:49 pm

    Questo articolo ha un tono così trionfante …

    Comunque capisco le preoccupazioni del buon M.A., l’ultimo dei cacciatori-raccoglitori;
    e allora, prendendo due piccioni con una fava, propongo di fare una generosa e amichevole colletta per regalare M.A. un bel fucile lanciasiringhe.

    Sono sicuro che sarà un campione di efficienza.

    Non lascerà ne un ovulo ne uno spermatozoo di suide funzionante.

    Toccara a du biri!

    • M.A.
      ottobre 27, 2016 alle 9:43 pm

      Ahahah ma poverini Terrae! 😀 Un cinghiale si spara per una giusta causa, ossia trasformarlo in: spezzatino, ragù e, analisi permettendo, salsiccie o prosciutti. Per tirare “siringhe sterilizzanti” a modo di freccette sul didietro di un cinghiale, preferisco giocare in un circolo o a qualche bancarella di una festa paesana 😀 : D
      Scherzi a parte, la sterilizzazione di un animale selvatico mette i brividi!!!

      • Terrae
        ottobre 27, 2016 alle 11:18 pm

        Non fare lo schizzinoso e accontentati di quel che passa il convento.

        A fare punture.

        Di più non fa.
        🙂

  3. ottobre 28, 2016 alle 12:33 pm

    M.A. sai leggere? Cito: “sia il GonaCon che il PZP attualmente disponibili per iniezione, non presentano rischi per animali necrofagi o persone che consumino animali vaccinati, perché i vaccini ingeriti sono distrutti dai succhi gastrici”. Necrofago = che mangia cadaveri. Quindi se trovi una carogna di cinghiale vaccinato in mezzo ai boschi, tranquillo, puoi sgranocchiartela senza problemi. E poi di quale avvelenamento chimico parli? Forse che le donne che usano la pillola anticoncezionale (credo non per te) sono tutte avvelenate? …Forse è il caso di chiedere al GrIG di bannarti perchè la tua presenza in questo blog è molto più infestante dei cinghiali e crea problemi di decoro. Sarai anche un giullare, ma anche i giullari dopo un po’ rompono.

  4. Terrae
    ottobre 28, 2016 alle 3:55 pm

    Bannare M.A.?

    Non è mica eretico.
    È diverso, in mare avverso.

    Sarà pure infestante (ma solo quando si parla di caccia!), ma personalmente trovo la sua presenza utile visto che quando leggo i suoi post si rafforzano le ragioni del mio stare da quest’altra parte, a favore dell’ambiente e contro la caccia.

    Spezzo una lancia (ma anche una freccia e una cartuccia) a favore della permanenza di M.A. in questo blog.

    • ottobre 28, 2016 alle 4:18 pm

      qui chi rispetta le regole del blog può dire quello che vuole, se ripete e ripete ancora, non vien pubblicato, perché é contro le regole del blog 😉

  5. M.A.
    ottobre 28, 2016 alle 4:19 pm

    Ti infastidiscono per caso i miei ideali/valori? mi dispiace se senti calpestata la tua empatia. Io dico la mia come tu dici la tua, cercando sempre il rispetto reciproco, cosa che io faccio e tu, da quanto letto, no. Mi reputo una persona coerente, ed in questo caso, ciò che contesto è proprio la mancanza di coerenza.
    Come può una qualsiasi associazione ecologista che ha combattuto la caccia per anni per l’inquinamento da piombo, che combatte le realtà industriali per l’avvelenamento causato dai metalli pesanti, che combatte la speculazione edilizia per lo stravolgimento ambientale essere favorevole al fatto che l’uomo avveleni chimicamente, con dei farmaci, un altro animale, in questo caso il cinghiale, ed in aggiunta dentro un’area Naturale protetta come un Parco???
    Ti ricordo che la legge quadro 394/91 sulle aree Naturali protette e’ stata creata dall’esigenza di salvaguardare degli importanti ecosistemi, vere e proprie oasi nel deserto prodotto dalla devastazione ambientale causata dal progresso del decennio a cavallo tra gli anni ’80 – ’90. Il principio cardine su cui si basava la legge era la capacità intrinseca della Natura di riuscire miracolosamente a guarire da sola, con l’unica medicina di allontanare l’uomo. Tutti hanno sentito o studiato la teoria della capacità portante sulla densità faunistica, ossia il raggiungimento limite di una specie oltre il quale il biotopo non è in grado di sopportare per indisponibilità di habitat e cibo. Tutte bellissime e giustissime teorie IDEALI, ma che nelle attuali condizioni ambientali REALI in aree stravolte anche dall’impatto dell’agricoltura industriale, lasciano il tempo che trova. Quante aree naturali protette, sorte 25 anni fa, estromettendo l’uomo come parte in essere di un ecosistema come predatore, hanno subito profondi stravolgimenti nella loro biodiversità??
    Tantissime oggi sono irriconoscibili.
    Dubito che nei parchi naturali si possa puntare il dito contro i ripopolamenti venatori di cinghiali avvenuti 30 anni fa. Mi piacerebbe visitare i Colli Euganei per ammirare la sua biodiversità. Cosa c’è oltre il cinghiale, un onnivoro opportunista che compromette lo status delle altre specie più deboli, o oltre il Daino ? Quante ne può risentire un bosco della presenza eccessiva di questi animali specialmente per la tutela del patrimonio botanico?
    Pian piano, in chiave ideologica, le nuove realtà ambientali stanno pian piano facendo emergere nuovi punti d’arrivo, ossia che l’ecologismo e l’animalismo spesso non coincidono, come in questo caso. Gestire i cinghiali con il piombo sicuramente non è animalista, ma sterilizzare un animale selvatico in un area protetta, per giunta, non è sicuramente ecologico né tanto meno animalista in quanto si uccide la specie in potenza, ancor prima che un animale nasca o venga concepito.
    Perché non affidarsi alla Natura e la capacità dell’uomo di nutrirsi anche di questi animali? Perché non fate dei piani di cattura con metodi incruenti per reintrodurre gli animali in qualche ambito territoriale di caccia, dove possono essere uccisi e macellati per assolvere al loro destino naturale di prede? Capisci bene che prelevarli per ripopolare altre aree protette non ha senso, perchè si sposta il problema da un posto all’altro.

    Dimmi un po’, leggendo ciò che ho scritto ti sembrano dei concetti sconnessi e incoerenti tra loro? Ho urtato la tua empatia? se si, mi scuso in anticipo.

    • ottobre 28, 2016 alle 5:09 pm

      banalmente, i ripopolamenti o le introduzioni di specie animali a fini venatori avvengono tuttora, con o senza autorizzazione.

  1. novembre 6, 2016 alle 3:11 pm
  2. aprile 30, 2017 alle 12:27 pm

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