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Un altro spicchio di verità su questi progetti di centrali solari termodinamiche nelle campagne sarde.


quattro spighe nel campo di grano

quattro spighe nel campo di grano

Ormai il quadro è piuttosto chiaro sul progetto di centrale solare termodinamica a concentrazione (potenza complessiva lorda 55 MWe) su 269 ettari di terreni agricoli fra Decimoputzu e Villasor (avviato nel dicembre 2013) presentato dalla Società Flumini Mannu ltd, con sede legale a Londra, in Bow Road n. 221, e sede fiscale a Macomer, in Corso Umberto I n. 226.

E non sarà molto diverso dal progetto “gemello”, quello proposto dalla Gonnosfanadiga ltd, sempre con sede legale a Londra, in Bow Road n. 221, e sede fiscale a Macomer, in Corso Umberto I n. 226, che vede una potenza complessiva lorda 55 MWe su 232 ettari di terreni agricoli fra Gonnosfanadiga e Villacidro (in precedenza Guspini e Villacidro, avviato nel marzo 2014).

Lo si deve alle interviste realizzate da Paolo Carta per L’Unione Sarda.

Milena Gabanelli dovrebbe leggersele, magari trova qualche spunto interessante.

L'Unione Sarda, 26 agosto 2016

L’Unione Sarda, 26 agosto 2016

Domanda diretta: “Perché un impianto del genere in un terreno agricolo e non in una zona industriale?

Risposta dell’arch. Luciano Lussorio Virdis, della Società energetica proponente: “Lo consente la legge, accade così anche nei 50 impianti già attivi in Spagna e negli altri in costruzione”.

Ancora: “Costano meno anche i terreni”.

Ancora una risposta chiara: “E’ vero, ma non è l’unico motivo. Servono aree pianeggianti, avremmo potuto farlo solo a Macchiareddu, ma sono andato a parlare con i vertici del Cacip e ci potevano mettere a disposizione solo 30 ettari: ne servivano 269”.

Capito?   L’arch. Virdis è “andato a parlare con i vertici del Cacip”, non c’è una richiesta scritta, non c’è una risposta scritta, non c’è un pezzetto di carta che dimostri che questo progetto di centrale solare termodinamica non si possa realizzare in area industriale.  Così come non c’è nella documentazione depositata in sede di procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.).

Ognuno può rendersi conto del livello di approfondimento progettuale e del livello dello studio di impatto ambientale.

Per giunta, in questo blog, l’arch. Virdis aveva dichiarato: “a Macchiareddu e in nessun’altra zona industriale esiste un terreno adatto a questo tipo d’impianto” (25 giugno 2016, ore 22.52), per cui deve iniziare a mettersi d’accordo con se stesso.

Siamo giunti al termine della relativa procedura di V.I.A., vedremo il provvedimento conclusivo.

In base al suo contenuto, ci rivolgeremo alle sedi giudiziarie opportune.

Giovanni Cualbu, la sua famiglia, il suo lavoro non sono e non saranno soli.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

L'Unione Sarda, 27 agosto 2016

L’Unione Sarda, 27 agosto 2016

(foto Cristiana Verazza)

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  1. Mara
    agosto 28, 2016 alle 9:18 am

    Anche “La Stampa” di ieri ha una pagina dedicata alla questione. Una bella intervista da leggere! Coraggio Sig. Cualbu, siamo tutti con Lei.

    • agosto 28, 2016 alle 1:26 pm

      da La Stampa, 28 agosto 2016
      Il pastore sardo sfida i giapponesi. “Non avranno mai la mia terra”.
      Giovanni Cualbu guida la rivolta contro una multinazionale asiatica. “Vogliono costruire una centrale solare ma i miei pascoli non hanno prezzo”. (Nicola Pinna): http://www.lastampa.it/2016/08/27/italia/cronache/il-pastore-sardo-sfida-i-giapponesi-non-avranno-mai-la-mia-terra-zGoOoVqnwOJfuk7C8jRsXI/pagina.html

      ___________________________

      dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna
      Flumini Mannu, Falchi: no a speculazioni, progetti siano utili anche per le campagne”.
      È necessario inquadrare l’utilizzo di queste fonti rinnovabili, che hanno comunque un impatto sull’utilizzo del suolo, all’interno di una pianificazione territoriale attenta anche a livello locale, che sia in grado di valorizzare la diversa vocazione naturale dei territori e che tuteli l’utilizzo agricolo di un terreno di fronte a possibili speculazioni”. Così ha detto l’assessore Falchi. (http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=7875)

      CAGLIARI, 26 AGOSTO 2016 – “Siamo disponibili a collaborare con futuri progetti che vogliano diffondere l’innovazione e l’utilizzo di fonti rinnovabili nelle campagne, anche con la collaborazione delle agenzie regionali AGRIS e LAORE, ma a condizione che questi siano realizzati nel rispetto dei principi da noi condivisi e non si prefigurino come speculazioni o compromettano l’attività agricola”. Lo dice l’assessore dell’Agricoltura Elisabetta Falchi in riferimento alle polemiche sull’installazione di un impianto solare termodinamico nella località Flumini Mannu.

      Prima le aree industriali dismesse. “La scelta verso l’innovazione da parte della Regione è programmatica e strategica, e noi stiamo spingendo in questa direzione anche attraverso le misure del Programma di sviluppo rurale. Ma ribadiamo con forza che l’opzione del termodinamico debba privilegiare prima di tutto le tante aree industriali dismesse e le zone da riqualificare e non i terreni agricoli”, ribadisce l’esponente della Giunta.

      Pianificazione contro le speculazioni. “Abbiamo costantemente monitorato la vicenda di Flumini Mannu, anche su sollecitazione dei consiglieri regionali del territorio”, spiega l’esponente della Giunta. Che aggiunge: “È necessario inquadrare l’utilizzo di queste fonti rinnovabili, che hanno comunque un impatto sull’utilizzo del suolo, all’interno di una pianificazione territoriale attenta anche a livello locale, che sia in grado di valorizzare la diversa vocazione naturale dei territori e che tuteli l’utilizzo agricolo di un terreno di fronte a possibili speculazioni”.

      Progetti realmente di pubblica utilità. Per il caso tornato all’attenzione pubblica nelle ultime settimane, “è evidente come sia difficile riscontrare ragioni di pubblica utilità per un esproprio di quelle terre, soprattutto a fronte della presenza di numerose e vaste aree compromesse e bisognose di una riqualificazione presenti nella nostra regione”. Pertanto, conclude Elisabetta Falchi, “le porte dell’Assessorato sono aperte, ma per chi voglia presentare e discutere progetti realmente di pubblica utilità e che possano aiutare le nostre campagne a fare un balzo in avanti sotto il profilo tecnologico ed energetico”.

      • agosto 28, 2016 alle 2:17 pm

        Ma quale pubblica utilità: neanche se il progetto prevedesse di dimezzare il costo dell’energia per tutta la popolazione sarda. Mi sa che nel predisporre il progetto non hanno tenuto nella giusta considerazione la tenacia della famiglia Cualbu che ha tutte le ragioni di opporsi alla richiesta di vendita.

      • luciano Virdis
        agosto 29, 2016 alle 3:52 pm

        Anche gli assessori regionale devono tirare a campare e avere un po di visibilità, come anche tu del resto; premesso che un intervista di quasi un’ora e mezza , viene difficile da sintetizzare ; detto questo ti informo che la maggior parte delle centrali termodinamiche sono previste in terreni agricoli, solo la Spagna ne ha ben oltre 50 in esercizio e altrettante in costruzione e per ora solo una trentina in progetto, tutte in aree agricole intensamente coltivate, se sai usare Google Earth puoi vederle con questo link: https://www.dropbox.com/s/mkn14060z9c3bqb/Spagna%20Termodinamico.kmz?dl=0
        Se poi vuoi capire quanta occupazione crea guardati con Street View quella di San Josè del Valle dove puoi vedere il parcheggio delle auto dove si contano oltre 400 autoveicoli.
        Al CACIP come ci sono andato io puoi andarci anche tu e vedi cosa ti rispondono; ma io ti ho più volte invitato a produrre una planimetria dove si possa insediare la centrale, ma non solo, tu che ti intendi di leggi, vai a verificare quali operazioni bisogna fare per insediare in un area inquinata e occupata da altre strutture industriali per insediare un impianto termodinamico.
        Ammesso e non concesso che ci siano zone industriali idonee, ti sembra furbo utilizzare delle aree, urbanizzate costate milioni di euro alla comunità utilizzarle per farci strade, fogne e reti varie, utilizzarle per dei pannelli come hanno fatto nella ZIR di ISILI, dove hanno occupato quasi la metà della zona industriale per dei pannelli fotovoltaici; e ammesso che si possa fare quante zone industriali ci vorrebbero per fare in modo che si spengano le centrali fossili e si smetta di inquinare e di ammazzare la gente di cancro?
        Forse è bene che anziché fare voli pindarici ti legga meglio le leggi magari distinguendo quelle regionali da quelle sovraordinate, essendo tu un giurista non ti verrà difficile.
        Ultima cosa: di alla tua assessora all’agricoltura che si legga bene il progetto agronomico dove partecipa al suo sviluppo anche AGRIS e dove si quadruplica la produzione foraggera sui terreni della centrale. https://www.dropbox.com/s/jykb3nzzr3yfg9s/COMPAMB001.pdf?dl=0
        https://www.dropbox.com/s/e0fyuhmjy3gx1e8/INTVOL022016.pdf?dl=0

      • agosto 29, 2016 alle 5:23 pm

        buonasera arch. Virdis,
        la Spagna, a mio parere, è tutt’altro che un modello da seguire per quanto concerne la pianificazione territoriale e l’uso dei suoli: basti ricordare la pesantissima crisi economica spagnola determinata in gran misura proprio dalla speculazione immobiliare, che ha comportato la trasformazione di ampie aree senza uno straccio nemmeno di ritorno economico (http://www.ilpost.it/2012/07/09/la-crisi-immobiliare-spagnola/).
        A San Josè del Valle nel “parcheggio delle auto … si contano oltre 400 autoveicoli”? Mi vuol forse far credere che una centrale di questo tipo da 400 posti di lavoro permanenti? E’ una battuta? 😉
        Con questo criterio, nel parcheggio del S. Elia, a Cagliari, quando c’è una partita di rilievo ci possono esser anche migliaia di auto parcheggiate: e con questo? Con il S. Elia ci vivono migliaia di cagliaritani?
        Anche solo sotto il profilo strettamente economico, è mille e mille volte preferibile utilizzare aree industriali inutilizzate, dismesse, depresse per realizzare questi impianti piuttosto che lasciarle abbandonate.
        Quanto ai “voli pindarici” sul piano giuridico, lo vedremo nelle sedi opportune. Qui è già stato spiegato più volte.
        Buona serata.

        Stefano Deliperi

      • Stefano Loddo
        settembre 12, 2016 alle 8:33 am

        http://www.diariodejerez.es/article/provincia/1038362/recta/final/para/campo/termosolar/millones.html

        61 posti di lavoro (attesi).
        Ma devono guadagnare bene, visto che vanno a lavoro con 6,5 macchine a testa

  2. Orlando Furioso
    • agosto 28, 2016 alle 6:13 pm

      come già detto più volte, il fatto che sia stato bocciato un progetto non significa che verranno bocciati tutti i progetti di centrali solari termodinamiche.
      In questo caso, emerge che non vi sarebbe la minima traccia scritta di un serio tentativo di ubicazione della centrale in area industriale.

      Stefano Deliperi

  3. Pierangelo Monni
    agosto 28, 2016 alle 6:02 pm

    Purtoppo la prima intervista non si legge, l’immagine è sgranata. Nella seconda c’è un refuso riguardo alla potenza riportata di 550 Mwatt, in realtà sono 55. Sarebbe interessante valutare quanta superficie ci vorrebbe per sostituire TUTTE le attuali centrali sarde inquinanti, con il loro strascico di CO2, petrolio e tumori. In primis le termocentrali di Portovesme e Fiumesanto, poi i turbogas (Villasor, Codrongianos)… Se consideriamo molto a spanne 3 Gigawatt (=3000 Megawatt, il resto lo fanno eolico e fotovoltaico), facendo la proporzione:
    3000 Megawatt / 55 Megawatt = X ettari / 269 ettari =>
    => X = 3000/55*269 = 14673 ettari.
    14673 ettari sono pari a poco meno di un centesimo (9,3 millesimi) della superficie agricola utilizzata in Sardegna (SAU, 1.582.745 ettari).
    Questo però nel caso peggiore, cioè di tutti gli impianti realizzati su suolo agricolo. Deve trattarsi di terreno pianeggiante, e certo meglio se non si tratta di prezioso suolo agricolo ma di terreni improduttivi.

    • agosto 28, 2016 alle 9:24 pm

      ora si legge meglio?

    • Terrae
      agosto 28, 2016 alle 11:38 pm

      Mi permetta, magari sbaglio.

      La superficie della Sardegna è di 24 100,02 kmq.
      1 kmq = 100 ettari
      Dunque l’intera superficie della Sardegna è pari a 2.410.002 ettari.

      Com’è possibile che la sola Superficie Agricola UTILIZZATA sia da sola pari a ben 1.582.745 ettari, cioè ben 15.827,45 kmq?

      Anche considerando che la superficie geografica è inferiore a quella catastale, mi sembra quello un dato enorme.

      Ad ogni buon conto, resta il fatto che i suoli agricoli piani e continui, estesi come quelli che si vorrebbero impegnare per gli impianti in parola, in Sardegna sono cosa rara e, dunque, preziosa, posto che non devono essere molte neppure le aziende agricole in possesso di tanto ben di Dio.

      Personalmente mi sono fatto persuaso che ciò che interessa sono gli incentivi statali italiani e magari lo stesso suolo agricolo visto che già da tempo multinazionali e finanza hanno messo gli occhi su questo bene primario e facendo incetta di suoli agricoli in tutto il mondo, prefigurando immensi guadagni speculando sul prezzo della produzione delle derrate alimentari in un pianeta avviato al sovrapopolamento ed alla desertificazione di vaste aree oggi agricole.

      E se pure così non fosse, non capisco perché i cittadini italiani dovrebbero rinunciare a suolo pregiati ed al proprio paesaggio per regalare soldi a compagnie straniere pagando un surplus nella bolletta elettrica.

      Cambiano attori e nomi, ma dall’arrembaggio alle concessioni minerarie dell’1800, ad oggi, non è cambiato nulla … solo che oggi c’è anche chi può dire NO allo scempio e al malaffare, nonostante le solite mele marce che, anche in quest’isola, campano da prestanome prezzolati.

      • Mara
        agosto 29, 2016 alle 4:47 pm

        Terrae: ti voglio bene!

      • Terrae
        agosto 29, 2016 alle 5:41 pm

        Anche io te ne voglio, Mara. Grazie!
        (Se non arrossisco è per vergogna).

        Siccome Deliperi deve avermi cassato l’ultimo intervento sul post, allora mando questo link SOLTANTO a te che sai apprezzare (pernacchia di dispetto a Deliperi!)

        Questo video del 2014 mostra la grande Pavoncella de Frores realizzata da Antonino Pirellas e altri proprio sui terreni del sig. Cualbu e proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di salvaguardare i terreni agricoli presi di mira dall’industria del solare.

      • agosto 29, 2016 alle 10:07 pm

        hai già inviato il commento e il video il 29 agosto 2016, ore 14.01: commento all’articolo de L’Unione Sarda (https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/08/28/un-altro-spicchio-di-verita-su-questi-progetti-di-centrali-solari-termodinamiche-nelle-campagne-sarde/lunione-sarda-27-agosto-2016/).
        Ovviamente il commento è stato già pubblicato 😉

        Stefano Deliperi

      • Pierangelo Monni
        agosto 29, 2016 alle 10:28 pm

        (riposto qui sennò non si capisce)
        sono dati presi da questo rapporto INEA del 2009:
        http://dspace.inea.it/bitstream/inea/440/1/RegiocSardegna_L.pdf
        INEA = Istituto nazionale di economia agraria, ente pubblico di ricerca che agisce nel quadro delle attività controllate dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (MIPAAF).
        (Bastava una ricerca di 5 minuti per verificarlo).
        Casomai bisogna capire cosa tutto si intende per SAU: sono certamente compresi erbai non piani, ma quanti?
        Se il governo regionale pianificasse come si deve, imporrebbe che gli impianti eolici e solari termodinamici impianti fossero obbligatoriamente finanziati (almeno per una parte significativa) tramite AZIONARIATO DIFFUSO. Basterebbe copiare la legislazione danese sull’eolico. Invece qui perferiamo tenerci le centrali a carbone, petrolio e gas, ad alcune delle quali diamo anche gli incentivi finanziati dalle nostre bollette (e la priorità di dispacciamento sulla rete elettrica) perchè ASSIMILATE alle rinnovabili (Sorgenia (di De Benedetti) in continente, Sarlux (di Moratti) a Sarroch (brucia scarti di raffinazione, provvedimento del CIP6, 1992, governo Amato).

      • Riccardo Pusceddu
        settembre 12, 2016 alle 11:12 pm

        E io che m’aspettavo una pavoncella vera! Anzi magari anche 2 o piu’ specie di pavoncella, visto l’altissimo grado di biodiversita dei terreni dei Cualbu e colleghi, hahaha.

      • settembre 13, 2016 alle 6:31 am

        …che battutona 😊

  4. Pierangelo Monni
    agosto 28, 2016 alle 10:04 pm

    Sì, grazie, ora si legge

  5. Pierangelo Monni
    agosto 29, 2016 alle 6:05 pm

    sono dati presi da questo rapporto INEA del 2009:
    http://dspace.inea.it/bitstream/inea/440/1/RegiocSardegna_L.pdf
    INEA = Istituto nazionale di economia agraria, ente pubblico di ricerca che agisce nel quadro delle attività controllate dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (MIPAAF).
    (Bastava una ricerca di 5 minuti per verificarlo).
    Se il governo regionale pianificasse come si deve, imporrebbe che gli impianti eolici e solari termodinamici impianti fossero obbligatoriamente finanziati (almeno per una parte significativa) tramite AZIONARIATO DIFFUSO. Basterebbe copiare la legislazione danese sull’eolicao. Invece qui perferiamo tenerci le centrali a carbone, petrolio e gas, ad alcune delle quali diamo anche gli incentivi finanziati dalle nostre bollete (e la priorità di dispacciamento sulla rete elettrica) perchè ASSIMILATE alle rinnovabili (Sorgenia (di De Benedetti) in continente, Sarlux (di Moratti) a Sarroch (brucia scarti di raffinazione, provvedimento del CIP6, 1992, governo Amato).

    • agosto 29, 2016 alle 10:11 pm

      Pierangelo, lei parla di cose contro le quali ci battiamo da anni. Purtroppo, a tutt’oggi, il piano regionale energetico ambientale (P.E.A.R.S.) non cambia e non intende cambiare una virgola della situazione attuale.

      Stefano Deliperi

      • Pierangelo Monni
        agosto 29, 2016 alle 10:22 pm

        lo so, vi seguo da anni…
        Il governo regionale (che io non ho votato: io, grazie alla legge elettorale maggioritaria senza doppio turno e barriera al 10%, non sono rappresentato) insiste su carbone e petrolio… nel 2016… incredibile anacronismo!

      • agosto 29, 2016 alle 10:35 pm

        follìa, Pierangelo, Follìa.

        Stefano Deliperi

  6. luciano Virdis
    agosto 29, 2016 alle 7:11 pm

    Certo che ci vuole della fantasia a paragonare il parcheggio di una centrale termodinamica in costruzione come quella di San Josè , al parcheggio dello stadio di Sant’Elia, evidentemente per te quelle persone fanno la stessa cosa. Cosa c’entra la crisi immobiliare con la produzione di energia, forse ti è indifferente che prima Rubbia e l’anno scorso Bruno D’Aguanno sino andati in Spagna a fare ricerca su questa tecnologia, qualche giorno fa ho saputo che anche Marco Camerada, un altro esperto formato al CRS4, se n’è andato in Inghilterra a mettere in pratica le sue conoscenze sul termodinamico; ma cosa vuoi che sia noi spendiamo per prepararli poi ci pensano altri a sfruttarne le conoscenze. Quale sarebbe il modello di pianificazione da seguire quello della Sardegna? La Sardegna importa dalla Spagna quote molto alte di agroalimentare, olio, vino, pomodori, melanzane, uva, pesche, etc. etc. etc. tra l’altro parte di queste diventano eccellenze col marchio Sardegna, però quella non è speculazione.
    Ti sembrano calci in pancia dare occupazione per tre anni a 1500 persone? Prova a chiedere agli operai di ALCOA per vedere cosa ti rispondono; prova a chiedere alla MINTOR srl di Macchiareddu cosa a voluto dire in termini di lavoro e occupazione l’aver costruito l’impianto dimostrativo di Massamartana, e cosa significa creare una filiera per la costruzione di centrali termodinamiche.
    Ma a te tutto questo non interessa, l’importante che si continui a produrre energia bruciando carbone, olio combustibile o gas, inquinando mezza Sardegna, alla faccia di quelle decine di persone che ogni anno muoiono di cancro o di quelle centinaia che si ammalano di varie forme di tumore.

    • agosto 29, 2016 alle 10:17 pm

      lei, arch. Virdis, fa dei minestroni curiosi pur di portare acqua al suo mulino.
      Avesse proposto la sua benedetta centrale in area industriale avrebbe avuto accoglienza ben diversa: riesce a capirlo oppure no?
      A meno che non siamo in tantissimi a non aver capito l’intima generosità della sua proposta: lei vorrebbe cacciar via alcune famiglie di agricoltori e allevatori dai loro terreni per dar lavoro ai lavoratori dell’Alcoa in via di chiusura definitiva?
      Lei, al di là della presunta intima generosità, continua a raccontare le sue balle serenamente: noi del GrIG possiamo dimostrare di combattere da sempre contro chi “inquina mezza Sardegna” causando tumori e altre malattie, lei può dimostrare solo che sta pensando ai suoi lucrosi interessi sulla pelle di famiglie di agricoltori e allevatori.

      Stefano Deliperi

      • Luciano Virdis
        agosto 31, 2016 alle 12:01 am

        i minestroni li fate voi, fate finta di criticare le fonti fossili ma il vostro impegno maggiore è perennemente contro le rinnovabili; che fate opera di disinformazione che a volte rasenta il ridicolo, chissà chi glielo ha detto a signor Cualbu che la temperatura tre gli specchi sarebbe aumentata di 4°; come vi viene in mente che possa aumentare la temperatura in un ambiente da dove avete sottratto calore per produrre energia, tra l’altro gli specchi fanno pure ombra.
        Le ho chiesto di trovare lei l’area in zona industriale, ma non a parole, mi sa che aspetterò invano. E’ talmente in malafede che nega i contenuti del progetto , nonostante sappia che i proprietari che hanno firmato sono la maggior parte, solo Peddis a conferito 140 ettari, e continueranno a coltivare la terra e lei insiste che vogliamo cacciarli; tra l’altro si affida a un esimio professore che falsifica la classificazione ufficiale delle terre, si inventa terreni fertilissimi, anche quando risultano a rischio desertificazione (vedi carte regionali); basterebbe superare il fiume verso Decimoputzu per capire la differenza tra i terreni coltivati a carciofi e orticole in pieno campo e le terre interessate dalla centrale.
        Certo in quelle terre si fanno anche parti di erbai in asciutto che possono dare 40 50 ql di foraggio a ettaro, altra cosa è portarci l’acqua e lavorarla con metodi innovativi dell’agricoltura ecosostenibile, con l’assistenza di AGRIS, mediante l’applicazione di sistemi innovativi e migliorativi del terreno; mediante l’Agricoltura intelligente con la collaborazione della Società Primo Principio, attraverso il controllo e la gestione dei parametri chimico-fisici del terreno, del microclima e il monitoraggio del campo con un sistema integrato di videocamere per il controllo dello sviluppo e della crescita del prodotto; mediante sistemi di Agricoltura di precisione in collaborazione con la New Holland, attraverso mezzi e attrezzature a propulsione elettrica a idrogeno e i sistemi di programmazione e gestione delle diverse fasi di lavorazione, compreso il sistema di guida automatica e le avanzate funzioni di mappatura della produzione; Mediante Agricoltura efficiente con la collaborazione della società Netafim, attraverso l’utilizzo del sistema di subirrigazione che consente un notevole incremento di produzione e un minor consumo idrico del 40% rispetto all’irrigazione tradizionale, seguendo i criteri dell’“agricoltura conservativa”, che consentono produzioni sino a 150 ql a ettaro, prodotto che rimane ai proprietari. Non so su quali libri ha studiato il suo esimio professore, credo sia rimasto a metodi un po datati ma direi neanche a quelli pur di negare l’evidenza.
        In quanto alle serre fotovoltaiche, i disonesti ci sono in tutte le attività compreso tra gli ambientalisti, e il sequestro di Narbolia non si sa come andrà a finire, non è detto che qualcuno non paghi i danni, tra l’altro per la regione non sarebbe la prima volta, intanto 23 operai, capofamiglia sono disoccupati.

      • agosto 31, 2016 alle 6:48 am

        arch. Virdis, non ha ancora capito che non lavoriamo per lei: i terreni in area industriale inizi con il cercarseli seriamente e vedrá che li troverá.
        Lei, però, ha dimostrato di non aver alcuna intenzione di cercarseli, tantomeno di trovarli. Meglio i terreni agricoli, che costano meno, no? E chi se ne frega se la gente ci vive e ci lavora da generazioni.
        Dimostra anche che non s’è letto i nostri atti di “osservazioni”, visto che non siamo noi ad aver parlato dell’aumento della temperatura di 4 gradi, ma l’ha fatto chi é competente in materia. Il prof. Vacca lo é, lei mi risulta esser un architetto, quindi nella materia specifica che competenza ha?
        I sequestri preventivi di impianti produttivi di energia da fonte rinnovabile sono a Giave (serre fotovoltaiche), Villasor (serre fotovoltaiche), Villanovaforru-Sanluri-Sardara (mini-eolico), non a Narbolia, dove i dipendenti – al contrario di quanto da lei affermato – non sono “disoccupati”.
        Quanto a malafede, si guardi allo specchio, troverà quanto cerca.

        Stefano Deliperi

    • Pierangelo Monni
      agosto 29, 2016 alle 10:35 pm

      Buongiorno Architetto, avete considerato la possibilità di rimodulare il progetto in forma di azionariato popolare, in modo da incontrare meno resistenza?

      • Luciano Virdis
        agosto 31, 2016 alle 12:22 am

        L’ho proposto sin dall’inizio, ma mi hanno spiegato che la cosa è alquanto complicata, sia dal punto di vista giuridico che economico per via dei costi alti della centrale; in Danimarca per l’eolico, la legge prevede una quota minima del 20% di azionariato diffuso ma stiamo parlando di importi molto più bassi. Io però una legge come quella danese la farei.

  7. Giusi
    agosto 29, 2016 alle 9:57 pm

    Sono sempre più allibita.
    Come è anche solo moralmente possibile avere questo atteggiamento prepotente e arrogante? Per i profitti di una società privata un cittadino viene minacciato di perdere la sua casa e il suo lavoro. Io non mi capacito di tanta miseria d’animo.

  8. Occhio nudo
    settembre 1, 2016 alle 7:08 am

    D’accordo con Giusi. In questa vicenda si va molto oltre la tutela dell’ambiente, anzi la tutela dell’ambiente non c’entra proprio un fico secco, si tratta solo di calpestare gli altri per i propri interessi, altro che azionariato popolare, altro che ricerca di un’area industriale. L’Arch. Virdis poi farebbe meglio a curare la sua ossessione per il Grig e le associazioni ambientaliste, non si tratta di una gara a chi sa usare meglio la persuasione, i Cualbu non sono degli idioti che si fanno fare il lavaggio del cervello, sono persone che vogliono semplicemente portare avanti il proprio obiettivo in casa propria, non quello di altri, ma evidentemente è un concetto troppo complicato da cogliere.

  9. settembre 1, 2016 alle 9:56 am

    Scusa Giusi ma la società di Cualbu è privata quanto la Energogreen.
    Non è l’attività agricola forse lucrativa e speculativa?

    La centrale occupa circa 250 ettari. Peddis è proprietario di 140 e li ha già messi a disposizione. La parte di Cualbu che ricade nell’area dell’impianto sono 90 ettari. Giusto per ricordare che non tutti gli agricoltori sono contrari.

    Leggo spesso della “fiorente attività agricola di Cualbu”. Ma questa qualità e unicità dove è? dove è dimostrata? non la vedo dalle foto del luogo, e dai certificati della camera di commercio emerge: zero dipendenti negli ultimi 4 anni. Com’è che Cualbu produce ricchezza irrinunciabile per la Sardegna? A me sembra che Cualbu voglia solo tirare su il prezzo, che è già il triplo del valore dei terreni (36 mila euro a ettaro).

    La produzione di energia elettrica stimata per l’impianto é di 235 GWh/anno. La Sardegna nel 2014 ha consumato 8800 GWh. La produzione di un impianto termodinamico corrisponde a circa il 3% dell’energia consumata in Sardegna nel 2014. Questa produzione pulita consentirebbe di ridurre la produzione degli impianti più inquinanti, a beneficio dell’ambiente, della salute, del clima, e delle aree agricole inquinate dai fumi nei pressi delle centrali termoelettriche. Una famiglia media consuma 4 MWh/anno. Significa che la nuova centrale produrrà energia per 235.000/4=59 mila famiglie. Difronte alla soluzione per produrre energia pulita per 240 mila persone ci mettiamo 4 greggi di pecore??

    Il 71% dell’energia elettrica consumata in Sardegna nel 2014 è stata prodotta bruciando combustibili fossili. Basterebbero 71/3=24 centrali CSP per avere energia elettrica 100% rinnovabile in Sardegna (potrebbero essere meno se aumentassimo le turbine eoliche).
    Occuperebbero 2,5*23=60 km quadrati, ovvero lo 60/15000=0,004 = 0,4% delle aree agricole, ovvero 24000/60=0,0025=0,25% della Sardegna, ovvero lo spazio di 60/5=12 aeroporti (ne abbiamo già 4). Siete disposti voi pseudo-ambientalisti a rinunciare a meno di mezzo centesimo delle aree agricole per liberare la Sardegna dall’inquinamento termoelettrico?
    Qua son stato ambizioso, ma tenendo i pedi per terra oggi si discute di una singola centrale, non di 60 centrali. Siete disposti a rinunciare a 2,5/15000=0,000166 delle aree agricole?

    Cosa c’era nelle aree industriali prima che fossero aree industriali?
    Le attività industriali hanno bisogno di vie di accesso per i lavoratori, per i mezzi pesanti, reti di telecominicazione, reti fognarie, vicinanza fra aziende per lavorazioni conto terzi. Tutta roba che non serve a un impianto CSP, la cui unica esigenza è un area pianeggiante libera da ostacoli, il Sole, l’acqua per lavare gli specchi. Esattamente le stesse esigenze della attività agricole.
    Nelle aree industriali gli impianti CSP non ci fanno nulla. Infatti la legge ammette che si possano fare in aree a destinazione urbanistica agricola senza cambiare destinazione d’uso.

    Un ultimo spunto di riflessione: I trattori e le mietitrebbie sono macchine industriali, che bruciano gasolio ed emettono i relativi inquinanti. Perchè non fare l’agricoltura allora nelle aree industriali?

    • settembre 1, 2016 alle 10:52 am

      ing. Demurtas, va bene che deve tirare l’acqua al suo mulino, visto che si occupa di impianti e consulenze in tema di energie rinnovabili, però le cose stanno un po’ diversamente:

      * non è solo l’Azienda Cualbu che non vuole cedere i propri terreni per la realizzazione della centrale solare termodinamica a concentrazione della Flumini Mannu ltd, vi sono anche altre Aziende agricole, fra cui quella Pittau-Muscas, i cui titolari sono stati intervistati sempre da Paolo Carta per L’Unione Sarda (vds. edizione del 28 agosto 2016);

      * non si capisce perchè i proprietari dei terreni agricoli “debbano” cederli a un’altra impresa privata: se si vuol tutelare l’iniziativa imprenditoriale privata, il discorso deve valere sempre, non solo quando fa comodo;

      * lei sa – o dovrebbe sapere – che non c’è alcun automatismo, soprattutto sul piano giuridico, che veda la realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili come “sostitutivi” di quelli da fonti fossili. Non c’è a livello nazionale nè lo prevede il piano regionale energetico (P.E.A.R.S.). Ciò significa che lo Stato deve comprare con gli incentivi l’energia prodotta dagli impianti con fonti rinnovabili, ma non è detto che questa energia serva davvero;

      * la Sardegna già oggi esporta verso la Penisola e la Corsica oltre il 40% dell’energia prodotta nell’Isola. In parole povere, non ci serve altra produzione energetica, a meno che lei non voglia sulla Sardegna una vera e propria “servitù energetica” a favore di mezza Europa;

      * le aree industriali sono già “trasformate”, già “compromesse”: per non “mangiare” altro territorio con valenze naturali o agricole gli impianti di tipo industriale – come queste centrali – vadano in aree industriali dismesse o inutilizzate. C’è l’imbarazzo della scelta;

      * solo un totale disinformato può credere che la Flumini Mannu ltd sia stata “costretta” a rivolgersi alle aree agricole per indisponibilità di aree industriali: l’ha fatto per motivi esclusivamente economici (i terreni agricoli costano meno);

      * la ridotta insolazione della Sardegna (circa 1900 kilowatt/ora a metro quadro all’anno, al di sotto dei 2000 necessari) fa sì che l’impresa convenga fondamentalmente per gli incentivi statali (27-29 centesimi a kilowatt/ora), per la produzione di idrogeno e vapore e, soprattutto, perchè così si “espone” come in un depliant pubblicitario dal vivo un impianto che si può vendere dove davvero allo stato attuale si possono ricavare sostanziosi quantitativi energetici con il solare termodinamico: nella Penisola Arabica, nel Medio Oriente, in Nord Africa. Ne parla molto chiaramente il prof. Gianni Celli, docente di Sistemi elettrici per l’energia presso l’Università degli Studi di Cagliari su L’Unione Sarda, edizione 1 settembre 2016. Lo può leggere qui: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/09/01/il-progetto-di-centrale-solare-termodinamica-di-decimoputzu-villasor-e-un-caso-emblematico-ora-la-giunta-pigliaru-dimostri-di-rappresentare-la-sardegna/lunione-sarda-1-settembre-2016/

      Buona giornata.

      Stefano Deliperi

    • Riccardo Pusceddu
      settembre 12, 2016 alle 1:23 pm

      Ing. Demurtas, non avrei potuto spiegare meglio di come ha fatto lei i molteplici vantaggi e l’ipocrisia (inconscia) dei molti fra di noi che diventano pseudo-ambientalisti quando preferiscono un gregge di pecore a fare qualcosa contro il riscaldamento globale con le centrali termodinamiche o eoliche, anche se l’insolazione non e’ fra le piu alte al mondo (ma sarebbe una follia fare le centrali solo in Medio Oriente, per ragioni di sicurezza nazionale che non dovrebbero sfuggire a nessuno, qui). Con lo stesso ragionamento non si dovrebbero mettere nemmeno i pannelli fotovoltaici nel nord Italia e neppure qui in Inghilterra, dove vivo io.
      Spero solo che, qualora la centrale venga approvata allora si paghino i terreni dei Cualbu al prezzo di mercato invece che il prezzo 3 volte superiore offerto dagli “speculatori”.

      • settembre 12, 2016 alle 3:31 pm

        la cosa più bella, Riccardo, é regalare soldi a chi costruisce centrali simili in questo modo, senza che sostituisca nemmeno un po’ le centrali a combustibile fossile e senza che nemmeno sia certo che l’energia cosí prodotta sia utilizzabile.
        Tafazziano.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        settembre 12, 2016 alle 8:03 pm

        Ammesso che cio’ fosse vero, Stefano, allora combattiamo contro chi non usa l’energia pulita delle centrali termodinamiche invece che contro le centrali stesse! Chi come me e l’Ing. Murtas che non hanno pregiudizi (mi riferisco a difendere ad oltranza una o due famiglie di allevatori che non hanno fatto mai niente per l’ambiente e neanche assunto nessuno, se i controlli di Murtas sono corretti, lo puo’ fare, chi invece come te e la maggiorparte di noi ambientalisti che i suddetti pregiudizi ce li hanno, invece non lo puo’ fare. A volte mi chiedo se non siate contenti che l’energia in surplus non si possa usare, ripeto: ammesso che cio’ fosse vero. Se fossi in Sardegna sarei proprio curioso di fare una telefonatina alla Terna per sapere che cosa ne sarebbe dell’energia prodotta in eccesso alla portata dei loro 2 cavi sottomarini e se essa rimanesse inutilizzata, allora quale sarebbe il produttore a perderci, Fiume Santo o una centrale termodinamica che produce energia a prezzo ridotto?

      • settembre 12, 2016 alle 9:50 pm

        Riccardo, mi pare che la tua residenza in Gran Bretagna da ormai un po’ di anni (se ho capito bene) non ti faccia comprendere bene quello che sia il quadro normativo vigente in materia in Italia.
        I pregiudizi a cui ti riferisci continuamente esistono solo nella tua testa.
        Oggi non esiste alcuna norma in Italia che imponga di utilizzare l’energia prodotta da fonti rinnovabili rispetto a quella prodotta da fonti fossili.
        Per capirci ancora meglio: se una centrale con fonte rinnovabile produce 100 non vuol dire che sostituisca la produzione energetica pari a 100 di centrali a fonti “tradizionali”.
        Non è così, la legge non prevede questo.
        La legge, invece, prevede che le centrali con energia prodotta da fonti rinnovabili vedano l’energia prodotta comprata dal “gestore unico”, cioè lo Stato, con lucrosi incentivi sia che venga utilizzata, sia che non venga utilizzata.
        Telefona a chi ti pare, ma le cose in soldoni stanno in questi termini.
        Io pago le mie tasse in Italia, tu – immagino – in Gran Bretagna.
        Al di là degli aspetti ambientali, importantissimi, non ho la minima voglia che le mie tasse finiscano indirettamente nelle tasche di veri e propri speculatori che approfittano degli incentivi dati per la produzione di energia da fonti rinnovabili a prescindere dal fatto che quell’energia sia utilizzabile o meno.
        La Sardegna esporta oggi già il 46% dell’energia prodotta.
        I limiti di “esportazione” dell’energia prodotta in Sardegna sono evidenti: i collegamenti con la Penisola e la Corsica sono di 1.000 + 300 MW lordi. Il resto è perso.
        Sono dati ufficiali contenuti nel P.E.A.R.S.
        Non ci credi? Sinceramente problemi tuoi, non nostri.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        settembre 13, 2016 alle 2:07 am

        Tratto dal sito della Assoelettrica http://www.assoelettrica.it/blog/?p=3429

        La priorità di dispacciamento per le fonti rinnovabili è prevista a livello europeo, la direttiva europea 2009/28/CE prevede infatti che: “[…] gli Stati membri assicurano che, nel dispacciamento degli impianti di produzione dell’elettricità, i gestori del sistema di trasmissione diano la priorità agli impianti di produzione che utilizzano le fonti energetiche rinnovabili nella misura con­sentita dal funzionamento sicuro del sistema elettrico nazio­nale e sulla base di criteri trasparenti e non discriminatori. Gli Stati membri assicurano che siano adottate appropriate misure operative relative al mercato e alla rete, affinché vi siano meno limitazioni possibili dell’elettricità prodotta dalle
        fonti rinnovabili.”

        Questo significa che, siccome i produttori di energia da fonti rinnovabili possono permettersi di vendere la loro energia a prezzi piu bassi di quelli dell’energia prodotta da fonte fossile, in caso di offerta maggiore della domanda allora l’energia che non converrebbe produrre sarebbe quella degli impianti a fonti fossili che quindi sarebbero costretti a spegnersi in caso di eccessiva generazione degli impianti a energia da fonti rinnovabili o di diminuzione della domanda.
        Dimmi se sbaglio ma prima leggiti il resto dell’articolo di cui ho fornito il link all’inizio di questo mio commento.

      • settembre 13, 2016 alle 6:35 am

        ma di che parli, Riccardo? Ma dove sta scritto che chi produce energia da fonti rinnovabili la venda a prezzo più basso?
        Infatti si vede come chiudono le centrali termoelettriche…

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        settembre 13, 2016 alle 11:55 am

        Non e’ che la venda a prezzo piu basso. Puo permettersi di venderla al prezzo di equilibrio che si forma col sistema del Marginal Price che per legge e’ quello adottato dal GME nel cosiddetto MGP (mercato del giorno prima):
        Funzionamento del system marginal price
        Nel dettaglio, con il meccanismo a prezzo marginale, l’incontro della domanda e dell’offerta avviene nel modo seguente. Dal lato dell’offerta, gli operatori indicano le quantità di energia che sono disposti a fornire e il prezzo minimo al quale sono disposti a vendere le medesime quantità (prezzo minimo di cessione). Dal lato della domanda, gli operatori indicano, invece, le quantità di energia che desiderano acquistare e il prezzo massimo che sono disposti a corrispondere per le medesime quantità (prezzo massimo di acquisto).

        Successivamente si selezionano le offerte secondo un criterio di merito economico. Le offerte di vendita vengono selezionate in ordine crescente di prezzo e le offerte d’acquisto vengono selezionate in ordine decrescente di prezzo. Il prezzo marginale di sistema è quel prezzo di equilibrio che si ricava dal confronto tra le offerte di vendita e di acquisto, tale da massimizzare il volume di scambi. Nel system marginal price tutti gli operatori vengono remunerati al prezzo marginale, pari a quello relativo all’ultima offerta selezionata, a prescindere dal prezzo precedentemente offerto dal singolo operatore.

        Il vantaggio solitamente associato al sistema del prezzo marginale è l’incentivo dato all’innovazione e all’efficientamento della produzione. La differenza tra il prezzo dell’offerta e il prezzo marginale premia, infatti, l’efficienza degli impianti e consente ai produttori di investire in tecnologie che abbattano i costi. Poiché l’energia elettrica ha le caratteristiche del bene omogeneo, la concorrenza tra fornitori si gioca nella capacità di ridurre per l’appunto i costi di produzione. Qualora esistessero tutte le condizioni che definiscono un mercato altamente concorrenziale, la competizione dei produttori per ottimizzare i costi eserciterebbe una pressione al ribasso del prezzo marginale.

      • Riccardo Pusceddu
        settembre 13, 2016 alle 12:06 pm

        Ecco una spiegazione un po piu’ sintetica:
        Il system marginal price è un meccanismo di fissazione del prezzo dell’energia elettrica ampiamente diffuso in Europa e impiegato in Italia nel mercato del giorno prima, dove viene effettuata la più parte degli scambi di energia elettrica del mercato a pronti, e nel successivo mercato di aggiustamento. Per semplificare, si può descrivere sinteticamente il system marginal price come quel meccanismo che remunera i produttori corrispondendo a tutti il prezzo di equilibrio tra domanda e offerta, che è pari al prezzo dell’offerta più onerosa tra quelle accettate per soddisfare la domanda.

  10. Riccardo Pusceddu
    settembre 6, 2016 alle 2:43 am

    I Cualbu cosa fanno per il riscaldamento globale? Niente. E per la biodiversita’ nei loro terreni? Niente. La Energogreen cosa fa per il riscaldamento globale? Cerca di contrastarlo. Cosa fa per la biodiversita dei terreni dove verebbe costruito? Una piantumazione di migliaia di alberi e cespugli. Bisogna favorire l’imprenditoria privata che fa qualcosa di bene per la collettivita’ non solo di quella sarda ma italiana tutta, altrimenti e’ solo provincialismo e invidia nei confronti dei tanto vituperati “continentali” quando fanno le cose meglio di noi sardi.

  11. Juri
    settembre 6, 2016 alle 12:21 pm

    Penso siano necessarie alcune “note di trasparenza” da parte dei fautori del progetto. Si accusa la famiglia Cualbu di “voler alzare il prezzo” e allora sarebbe molto opportuno, per definire compiutamente tutte le posizioni, che l’architetto Virdis dicesse quale sarebbe il suo profitto se l’operazione andasse in porto.
    Secondo, non è mai arrivata alcuna smentita alle informazioni (che ho ricevuto da fonte più che affidabile quando TG2 Dossier si interessò della questione) secondo cui la funzione di questi impianti è, come dice Stefano, quella di realizzare un prototipo da usare quale “demo” per assicurarsi lucrosissime commesse in Arabia Saudita e dintorni, dove centinaia di migliaia di Km^2 e un irraggiamento solare molto maggiore di quello delle nostre latitudini rendono queste centrali un’ottima cosa, sia dal punto di vista ambientale e che economico.

    • Riccardo Pusceddu
      settembre 6, 2016 alle 4:18 pm

      Quindi se il profitto della Energogreen e’ elevato allora e’ meglio continuare con il riscaldamento globale mentre se e’ basso allora va bene cercare di ridurlo con queste centrali? Certo sarebbe meglio se i profitti andassero distribuiti ai cittadini invece che finire concentrati nelle mani di singole societa’ come la Energogreen ma siccome i cittadini non si muovono allora fatele fare a chi i soldi ce li ha ed e’ disposto ad investirli invece che criticare sempre, altrimenti e’ solo invidia.
      Farle solo in Arabia Saudita sarebbe come mettersi nelle mani degli Arabi. Va bene farle anche in Sardegna anche se la resa e’ un po meno.

      • Juri
        settembre 7, 2016 alle 12:55 pm

        Quando si dibatte su una questione è doveroso dire se si hanno interessi privati, specie se sono a molti zeri, e qual è il vero scopo che si persegue.
        Tanto più se chi difende la propria terra viene accusato di voler alzare il prezzo e se questa accusa arriva da soggetti che magari senza la cessione di quei terreni perderebbero notevoli profitti personali.
        È una misura minima di onestà intellettuale, per dare il modo a chi legge di poter compiutamente fare le proprie valutazioni.

      • Riccardo Pusceddu
        settembre 7, 2016 alle 4:42 pm

        Sono d’accordissimo con te sul rivelare interessi privati e conflitti d’interessi vari in merito ad importanti decisioni come quella di costruire una centrale di tali dimensioni. Ma in questo caso noi gia’ sappiamo che la Energogreen e’ interessata a realizzare il maggior profitto possibile anche se si dice ispirata a ridurre il riscaldamento globale. Francamente non potremo mai sapere se sono sinceri ma non e’ questo il punto. Il punto e’ che sinceri o no, possono davvero fare qualcosa contro il riscaldamento globale costruendo questa benedetta centrale. Pazienza se non sono sardi e se ci si arricchiscono nel contempo. Per quanto mi riguarda loro sono dalla mia parte e io sto dalla loro in quanto ambientalista preoccupato non solo della Sardegna ma di quello che succede nel mondo intero e che inevitabilmente finira’ con l’influenzare la nostra ancora bellissima isola in un futuro non lontano, se non si cambia rotta. Questa centrale e’ un primo passo nella giusta direzione.
        Inoltre e’ vero che i Cualbu riceveranno quasi il doppio del prezzo di mercato (ho controllato personalmente online tempo fa anche se non mi ricordo il link) e inoltre si ritroveranno i terreni in loro possesso alla fine del ciclo della centrale, ovvero tra 30 (ma speriamo che la centrale non diventi obsoleta in cosi poco tempo e che i Cualbu vogliano rinnovare per altri 30 anni).

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