Mufloni dell’Isola d’Elba a morte.


Muflone (Ovis orientalis musimon)

Muflone (Ovis orientalis musimon)

Purtroppo non ha trovato accoglimento favorevole la proposta effettuata dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus qualche mese fa (3 giugno 2016) della predisposizione – con il sostegno di fondi comunitari – di un vero e proprio piano di trasferimento dei Mufloni dall’Elba a idonee aree di reintroduzione in Sardegna e in Corsica.   Un vero e proprio ritorno a casa.

Come si ricorderà, infatti, la popolazione di Muflone (Ovis aries musimon), introdotto per scopi venatori[1] sull’Isola d’Elba, nel Comune di Marciana, negli anni ’80 del secolo scorso, si è riprodotta notevolmente: dopo l’adozione di diversi piani di cattura o abbattimento selettivo eseguiti negli anni scorsi – vi sarebbero tuttora 500-600 esemplari, con vari effetti negativi su vegetazione e colture agricole.      Lo scorso 30 maggio 2016 il Consiglio direttivo dell’Ente parco nazionale dell’Arcipelago Toscano ha deliberato un atto di indirizzo finalizzato alla predisposizione di un piano di completa eradicazione del Muflone dall’Isola d’Elba.

La situazione delle popolazioni originarie autoctone di Muflone della Sardegna e della Corsica, invece, non è delle migliori, tanto da esser tutelate con stringenti misure normative per la rarità[2]: in Sardegna si stimano complessivamente circa 6 mila esemplari sparsi in areali (Asinara, parte del Limbara, Capo Figari, Supramonte-Gennargentu, Tonneri, Monte Albo, Pabarile-Montiferru) limitati e non collegati fra loro (vds. I.S.P.R.A., Linee guida per la gestione degli Ungulati, 2013)[3], mentre in Corsica si stimano 400-600 esemplari, presenti soprattutto nelle riserve naturali di Bavella e di Asco.

Mufloni (Ovis aries musimon)

Mufloni (Ovis aries musimon)

Per venir incontro alle varie esigenze e per e, soprattutto, alla salvaguardia di una delle più caratteristiche e rilevanti specie selvatiche del Mediterraneo, il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha quindi coinvolto il Ministero dell’Ambiente, la Regione autonoma della Sardegna, la Comunità territoriale della Corsica, la Regione Toscana, l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (I.S.P.R.A.), l’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Le risposte pervenute non sono state confortanti.

L’I.S.P.R.A. ritiene (nota prot. n. 39341 dell’1 luglio 2016) che “oggi le maggiori minacce per il Muflone sardo sono rappresentate dal bracconaggio, dall’allevamento ovino allo stato brado e dal randagismo canino” e che “la conservazione del Muflone sardo debba essere perseguita in via prioritaria attraverso la rimozione delle principali minacce nell’areale sardo piuttosto che attraverso immissioni di soggetti provenienti da altre aree del Paese. Inoltre, un’eventuale traslocazione di esemplari dall’Arcipelago Toscano alla Sardegna richiederebbe un’attenta selezione dei soggetti da traslocare, sia in termini di rapporto classi di età e di sesso, sia assicurando l’idoneità sanitaria e genetica degli esemplari da traslocare”, riguardando un numero comunque ridotto di esemplari rispetto all’obiettivo dell’eradicazione o quantomeno forte riduzione, oggi prescritte dalle normative in materia (leggi n. 221/2015 e n. 116/2014, D.M. Ambiente 19 gennaio 2015).

Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

La Regione autonoma della Sardegna – Assessorato della difesa dell’ambiente (Servizio tutela della natura e politiche forestali) ha comunicato (nota prot. n. 12887 del 4 luglio 2016) che “un’eventuale traslocazione di mufloni dall’Isola d’Elba non risulta un’opzione tecnicamente accettabile per la conservazione della popolazione sarda.  Si sottolinea che un’eventuale immissione andrebbe preceduta dalla rimozione delle numerose minacce per la specie … che hanno un ruolo importante nell’impedire l’ulteriore incremento della consistenza e della distribuzione, e da un’attenta analisi genetica e sanitaria, che escluda rischi di effetti negativi sulla popolazione sarda”.

Lo stesso Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano ritiene (nota prot. n. 5353 del 30 giugno 2016) che non vi siano le condizioni per discostarsi dalle “operazioni in essere di drastica diminuzione, fino all’eradicazione, nelle isole dell’Arcipelago Toscano della specie aliena Ovis aries, minaccia per gli ecosistemi dell’area protetta, così come ribadito dalle norme in materia”. Le operazioni sono previste da uno specifico piano di gestione con parere favorevole I.S.P.R.A. e costituiscono “un obiettivo prioritario” per il Parco.

Poche speranze, quindi, per i Mufloni dell’Isola d’Elba. Per i Mufloni sardi (e quelli corsi), invece, sarebbe necessario combattere con ancor più determinazione “bracconaggio, … allevamento ovino allo stato brado e … randagismo canino“.

Campa cavallo che l’erba cresce…

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

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[1] .   L’idea era quella di far felici i cacciatori locali, così come accaduto in tante altre parti d’Italia (Appennino, Alpi), in Germania e nel resto dell’Europa centrale, nei Balcani e, addirittura, nelle Americhe.

[2] la popolazione originaria e autoctona sardo-corsa è specie faunistica tutelata dalla direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli Habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora (allegati B, D), dalla Convenzione di Berna (1979, allegato III), dalla legge n. 157/1992 e s.m.i. (artt. 2, 30) e dalla legge regionale Sardegna n. 23/1998 e s.m.i. (artt. 48, 74).

[3] Secondo la Carta delle vocazioni faunistiche della Sardegna – Aggiornamento 2012, i Mufloni in Sardegna sarebbero poco più di 7.000.

 

foresta mediterranea

foresta mediterranea

(foto J.I., S.D., archivio GrIG)

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  1. Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna)
    agosto 27, 2016 alle 8:44 am

    Un vero peccato…..

    • agosto 27, 2016 alle 9:12 am

      concordo assolutamente, Pietro. Un vero peccato.
      Al di là delle risposte formali, personalmente penso che si tratti soprattutto di una questione di soldi.
      Soldi per le analisi genetiche e sanitarie sui Mufloni, soldi per predisporre il trasferimento e l’acclimatazione.
      Per esempio, sul massiccio dei Sette Fratelli, in gran parte di proprietà demaniale, non vi sono problemi di pascolo brado nè di randagismo e il bracconaggio non imperversa: lì non vedo grandi ostacoli per la reintroduzione del Muflone…

      Stefano Deliperi

  2. agosto 27, 2016 alle 11:45 am

    L’isola dell’Asinara ha lo stesso problema che, per ora non è emerso in modo preoccupante, ma che non tarderà.
    Negli anni 80, con la struttura penitenziaria in finzione, stabilimmo di effettuare un piano di prelievi programmati finalizzati al ripopolamento della Sardegna in collaborazione con l’Azienda Foreste Demaniali di sassari.
    Il piano ebbe successo e per i primi anni furono ripopolate vaste aree (il Limbara fra tutte). Purtroppo questo è il lascito di politiche sconsiderate in ambito ambientale.
    In questi periodi di crisi la sollecitazione delle associazioni venatorie è molto consistente.
    Carlo Hendel

  3. Terrae
    agosto 27, 2016 alle 1:41 pm

    Ma come ci si può arrendere al pensiero di perdere per sempre, e di perdere in modo così crudelmente inutile, tutta quella grazia di Dio?

    E poi, dopo 30 anni, che cosa avranno di geneticamente diverso i mufloni toscani da quelli sardi e corsi da cui discendono?

    Al più il belato con un lieve accento toscano … benché non abbian mai lavati i panni in Arno.

    • M.A.
      agosto 27, 2016 alle 7:38 pm

      È un peccato si.. Vorrei porre l’accento su due tematiche citate da te… “Randagismo” e “allevamento ovino allo stato brado”, tematiche mai affrontate ma reali problemi per la conservazione di molte specie, non solo mufloni. Spesso sono entrambi correlati in quanto, il randagismo riguarda i “cani pastore” (meticci vari), non censiti nelle ASL e rappresentano una minaccia per la biodiversità specialmente nei mesi più delicati (primavera). Il contresenso normativo è palese. A noi cacciatori ci vengono contestate le uscite nel mese di Agosto con i nostri cani, anche in funzione di prevenzione lotta incendi, mentre i cani dei pastori, invece, sono in giro “a branchi” 365 giorni all’anno, in maniera incontrollata, facendo “man bassa” di ciò che trovano. L’eccessiva presenza di pecore crea dei campi da golf, in quanto radono al suolo i pascoli privando un importante fonte di nutrimento e sostentamento per tutta la fauna selvatica, favorendo gli opportunisti “volpi e cornacchie “. Inoltre, Grig, considera che viviamo in un periodo storico dove la parola “ungulato” fa drizzare le orecchie a politici e agricoltori. Non pensiamo tanto ai favori alle ass. Venatorie, ma in virtù di costi e possibili nuovi danni, qualcuno ha fatto due conti ed è arrivato alla conclusione che una cartuccia a palla ha un costo di 1.20 €, totalmente a carico dei Sele-controllori e risulta molto più economica dell’apparato burocratico, che include vari corpi, mezzi, etc mobilitato per portare dei mufloni in Sardegna. Oltretutto essendo in Sardegna protetto e non controllabile dal punto di vista venatorio, i danni chi li paga: La Regione? Di gomma! Ma se è stato già fatto per i cervi sardi che sono stati esportati in Corsica perché non farlo anche all’Elba?

  4. Fulvia
    agosto 30, 2016 alle 2:03 pm

    Caro M.A., voi cacciatori ormai rasentate il ridicolo… Volevi i mufloni per “sele-controllarli”? Beh, se questo è l’obiettivo credo che lo possano fare anche in Toscana, senza l’aiuto dei fondi comunitari (che sono soldi nostri, quelli che versiamo all’UE!).
    Un peccato, certo, non poterli sparare in Sardegna. Già!
    Comunque per il buon sonno di tutti, i mufloni in Sardegna sono in aumento e 7000 è un buon numero. E’ giusto e legittimo evitare potenziali diffusioni di malattie e crolli genetici da post reintroduzione, per avere 300 mufloni in più in un periodo positivo per i nostri.
    Ciao

    • M.A.
      agosto 30, 2016 alle 4:17 pm

      Forse sei un pochino disorientata Fulvia. Ti sfugge per caso che in Sardegna il muflone è una specie protetta e quindi non cacciabile? Potevano introdurne anche 3000 che a noi cacciatori sardi , ora come ora, poco sarebbe importaTo (magari agli uffici delle province e alla Regione per il risarcimento danni, si). Il mio intervento voleva evidenziare come le tematiche dell’ISPRA utilizzate per bocciare il progetto siano solo “fuffa”. La verità, a mio avviso, è che se il muflone fosse stato una specie “gestibile” con il piombo, la risposta sarebbe stata diversa. La Sardegna oggi gode di un ottimo numero di capi, mal distribuiti e concentrati in macro areali, idem per il cervo sardo. Alla selezione, continuando con questi ritmi, pian piano ci arriveremo volenti o nolenti anche noi. In quest’episodio, dall’alto sono stati valutati i costi, benefici e potenziali effetti collaterali dello spostamento e reintroduzione in Sardegna, morale della favola : “spezzatino”. Buon appetito.

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