Come vengono gestiti i boschi in Italia su TG 3 nazionale.


Venerdi 20 maggio 2016, la rubrica Fuori TG, alle ore 12.25, ha presentato un servizio televisivo di Giorgio Galleano relativo alla gestione dei boschi in Italia, per due esempi abbiam dato una mano molto volentieri, eccoli: l’Appennino umbro-marchigiano e la Foresta demaniale di Is Cannoneris, in Sardegna.

Buona visione!

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

bosco e girasoli

bosco e girasoli

 

(foto S.D., archivio GrIG)

 

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  1. Juri
    maggio 22, 2016 alle 1:55 pm

    “Questo ha impoverito moltissimo i nostri boschi”. Lo afferma il prof. di scienze forestali Scarascia Mugnozza in riferimento al governo a ceduo, che fino a 50-60 anni fa era molto diffuso nelle foreste italiane per far fronte al notevole fabbisogno di legname che una società contadina richiedeva.
    Questo dà la misura della gravità della campagna di stampa portata avanti dai vertici dell’Ente Foreste che sono pure andati nelle scuole a raccontare ai ragazzi l’opposto, ossia che il ceduo è una pratica che fa bene alla foresta e costituisce pure una bella tradizione del passato da riportare in auge (e allora riabilitiamo anche il fuoco quale strumento per creare pascolo, verrebbe da aggiungere).
    Siccome qui sono in ballo fondamentali interessi pubblici (la tutela del patrimonio forestale pubblico sardo, riportato all’alto fusto grazie all’impiego di tantissimi denari pubblici) sarebbe davvero opportuno che qualcuno, a livello politico, chiedesse conto di tale disinformazione e di tali condotte (tagli rasi intensivi ed estensivi) a coloro che da “semplici” gestori di un patrimonio pubblico dovrebbero attenersi a linee guida molto diverse.
    Anche perchè, come sottolinea lo stesso professor Scarascia, la legge vieta la retrocessione da alto fusto a ceduo e ampie porzioni della foresta del Marganai tagliate gli anni scorsi sembravano proprio aver assunto tale caratteristica di alto fusto, come sembrano confermare anche le aerofotogrammetrie dagli anni 50 in poi.

  2. Aru Francesco
    maggio 23, 2016 alle 9:05 pm

    Il montaggio del servizio manifesta una piccola imperfezione, infatti l’affermazione fatta sulla corrispondenza a 20 anno del suolo asportato non è riferita ad una quantità di cm 3-4 ma ad altra situazione. In quanto la perdita annua di 3-4 cm di suolo è un fenomeno di entità ben più grave. A puro titolo di esempio vi descrivo un anteprima dei dati di campo rilevati:
    Dalle evidenze di campo è manifesta una asportazione media di suolo, nei punti di rilevamento, di circa 3-4 cm/anno. Si sottolinea che l’OCSE (2001) indica come tollerabile, per un generico ambiente mediterraneo in situazione di equilibrio, una perdita di suolo inferiore a 6 t/ha/anno, che corrispondono ad una perdita di circa 0,3333 mm/ha/anno considerando il peso medio di un metro cubo di terra uguale a 1,8 tonnellate. Mentre la stima dell’effettiva perdita di suolo per erosione idrica secondo il modello PESERA (2004) dovrebbe essere di 0,5/1 t/ha/anno (ISPRA 2011). Mentre Verheijen 2009, fissa il limite massimo di tollerabilità per l’erosione del suolo in ambito europeo in circa 1-4 t/ha/anno, ne consegue che qualsiasi perdita di suolo di entità superiore a 0,125 – 0,304 mm/ha/anno, a secondo della densità di massa, non dovrebbe essere considerata tollerabile nelle aree sopra menzionate.
    Ne consegue che cm 3 di suolo dovrebbero essere asportati, in situazioni normali, in un lasso di tempo che va da da 240 a 98,68 anni. Vorrei sottolineare che i dati di asportazione del suolo si riferiscono non ad habitat forestali ma ad ambienti generici quindi anche terreni agricoli dove una minima asportazione di suolo è fisiologica (!!!???) per il tipo di utilizzazione. In ambiente forestale con adeguata copertura arborea e arbustiva ed integrità delle lettiere non si dovrebbero avere asportazioni di suolo se non al di sotto i livelli minimi sopra indicati e rientranti nei normali processi di eluviazione. In pedologia, l’eluviazione è un processo per cui l’acqua meteorica, una volta venuta a contatto con un suolo, comincia un movimento verso il basso durante il quale trascina con sé minerali, argilla, ma anche elementi chimici che vengono messi in soluzione e successivamente traslocati.
    Saluto
    Francesco

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