Vittime della caccia, quanti sono i responsabili?


"incidente" di caccia

“incidente” di caccia (foto La Nuova Sardegna)

Enrico Zanettin, 15 anni, di Bovolenta (PD), è stato ucciso per errore dal padre Sandro (42 anni) durante una battuta di caccia ai Colombacci il 30 gennaio 2016.

Non è solo una Vittima della caccia. È una Vittima dello Stato italiano.

Parlare di caccia in Italia è un tabù, perché “la caccia non si tocca.”

“Sciacallo, avvoltoio, squalo, profittatore, deruba-cadaveri”: sono questi gli epiteti per chi osa dire che anche questa tragedia poteva essere evitata.

Rompiamo allora il silenzio, come facciamo spesso, su questa ributtante ipocrisia italiana che cercherà di mettere a tacere anche questa disgrazia.

Enrico Zanettin purtroppo non è certo il primo.

Prima di accusare di cinismo gli anticaccia, che da anni chiedono l’abolizione di questa pratica, sarebbe meglio che l’esame di coscienza, oltre ai filo-caccia (e sono molto pochi i cacciatori che seriamente si pongono il problema della sicurezza), se lo facessero i politici italiani.

Da molto tempo l’Associazione Vittime della caccia[1] sta mostrando ai politici di professione e alla popolazione di questo Paese il numero di vittime di armi da caccia.

Lo fa attraverso un rapporto annuale nel quale sono raccolti i dati[2] delle vittime (morti o feriti) per armi da caccia. “I dati citati sono il frutto di rassegne stampa occasionali e non rappresentano quindi la globalità del fenomeno, pertanto si possono ritenere sottostimati” avvertono addirittura dall’Associazione.

incidente di caccia

“incidente” di caccia (foto A.N.S.A.)

Ma nonostante questo, ciò che ne esce è un vero e proprio bollettino di guerra (ASSOCIAZIONE VITTIME DELLA CACCIA – http://www.vittimedellacaccia.org):

  • stagione venatoria 2007/2008: 30 morti e 79 feriti. Tra i morti, 4 non erano cacciatori (tra questi un minore). Tra i feriti, 20 non erano cacciatori (tra questi 3 minori). Mentre nell’arco dell’intero anno solare 2007 risultano 47 morti (1 minore) e 81 feriti per armi da caccia;
  • stagione venatoria 2008/2009: 42 morti e 94 feriti. Tra i morti, 17 non erano cacciatori. Tra i feriti, 27 non erano cacciatori. Minori coinvolti 12. Non conteggiato un bimbo di dodici anni, residente a Torreano di Cividale (UD) che sviene ed è soccorso all’ospedale per una crisi d’ansia provocatagli da uno sparo partito a distanza ravvicinata dal fucile di un cacciatore (Il Messaggero Veneto, Udine, 9 Ottobre 2008);
  • stagione venatoria 2009/2010: 31 morti e 86 feriti. Di questi, in ambito venatorio (durante le battute di caccia) 18 feriti e 1 morto (1 bambino morto per emulare i cacciatori) non erano cacciatori. Invece in ambito extra-venatorio (armi da caccia che provocano vittime al di fuori dell’attività venatoria) 12 feriti e 6 morti non erano cacciatori. 1 minore (sedicenne) morto per imperizia nel maneggiare l’arma incustodita dal padre cacciatore;
  • stagione venatoria 2010/2011: nel solo ambito venatorio 25 morti (1 non era cacciatore) e 75 feriti (16 non cacciatori). Includendo anche l’ambito extra-venatoria la conta delle vittime per armi da caccia sale a 53 morti e 88 feriti totali;
  • stagione venatoria 2011/2012: vittime per armi da caccia in ambito venatorio 11 morti (1 non era cacciatore) e 75 feriti (13 non cacciatori). Prendendo in considerazione l’ambito extra-venatorio (riconducibile comunque all’attività venatoria) dobbiamo aggiungere 16 morti (12 non cacciatori) e 7 feriti (5 non cacciatori);
  • stagione venatoria 2012/2013: 21 morti e 97 feriti nel solo ambito venatorio. Di questi 3 morti e 16 feriti non erano cacciatori e, in particolare, 2 morti e 1 ferito erano minori. Considerando anche l’ambito extra-venatorio dobbiamo aggiungere 11 morti e 22 feriti, di cui 8 morti e 16 feriti non cacciatori, e tra questi sono 6 i minori vittime: 3 morti e 3 feriti. Sommando ambito venatorio ed extra-venatorio sono 9 i minori vittime: 5 morti e 4 feriti;
  • stagione venatoria 2013/2014: 13 morti e 69 feriti nel solo ambito venatorio. Di questi, 1 morto e 19 feriti non erano cacciatori.12 morti e 11 feriti in ambito extra-venatorio. Di questi, 10 morti e 9 feriti non erano cacciatori. Totale 25 morti e 80 feriti, di cui 11 morti e 28 feriti non erano cacciatori;
  • stagione venatoria 2014/2015: 88 casi di vittime per armi da caccia. In particolare 22 morti e 66 feriti. Di questi, 4 morti e 21 feriti (3 bambini) non erano cacciatori.

    Merlo femmina (Turdus merula)

    Merlo femmina (Turdus merula)

Con un Comunicato del 31.01.2016[3] l’Associazione Vittime della caccia ha annunciato che il dossier di fine stagione venatoria 2015/2016 sarà disponibile sul sito dell’Associazione http://www.vittimedellacaccia.org dal 2 febbraio 2016. Nei giorni immediatamente successivi saranno pubblicate le altre sezioni, tra cui quella dedicata agli animali domestici vittime dei cacciatori.

Ma sono giù uscite le prime anticipazioni: 84 persone fucilate – 17 i morti e 67 i feriti – ma 1 morto (minore) e 15 feriti (di cui 3 minori) sono le vittime estranee all’attività venatoria.

“La regione che più lascia i suoi abitanti in balìa dei cacciatori questa volta – proseguono dall’Associazione Vittime della caccia – pare essere il VENETO, con sei vittime tra la gente comune:  cinque feriti, tra cui due bambini e l’ultimo, il 15enne morto in provincia di Padova.”

Nel Dossier del 2002 “Se la caccia fosse un lavoro”[4] Filippo Schillaci calcolò che si muore di caccia almeno 6.4 volte più frequentemente che sul lavoro. Inoltre, la probabilità che un incidente di caccia abbia esito mortale è 297 volte maggiore che negli incidenti sul lavoro.

Con gli stessi principi dello studio “Se la caccia fosse un lavoro” Massimo Tettamanti, chimico ambientale e criminologo forense, nella sua ricerca “Armi da fuoco: tendenze e contraddizioni italiane” confrontò i morti di caccia con i morti in incidenti stradali, arrivando ai seguenti risultati:

  • caccia: un incidente mortale ogni 544.183 “giornate” di caccia;
  • strada: un incidente mortale ogni 634.658 “giornate” di guida.

Quindi, in proporzione, considerato il numero di praticanti (autisti o cacciatori) e il numero di ore destinate all’attività (guida o caccia) si muore di più di caccia che di incidenti stradali![5]

Muflone (Ovis orientalis musimon)

Muflone (Ovis orientalis musimon)

In un’intervista del 5 gennaio 2013[6] Daniela Casprini, Presidente dell’Associazione Vittime della Caccia, riferiva: “Abbiamo chiesto al Ministero dell’Interno i numeri delle morti per caccia e ci hanno risposto che non li hanno quantificati perché i loro dati includono tutti i tipi di armi e non solo quelle ad uso caccia.” E ancora: “Le vittime della caccia o i familiari attendono anche 7-8 anni prima di vedersi riconosciuto il danno. Le assicurazioni cercano sempre mille appigli per non pagare e ci sono cause che vanno avanti davvero per troppo tempo, con costi da sostenere e anticipare, e a discapito di chi già ha avuto una disgrazia e stress enormi. Questa è una vera ingiustizia.”

E allora, di cosa ci meravigliamo? Che sia morto l’ennesimo ragazzo innocente, questa volta nell’opulento, laborioso e “onesto” Nord-Est invece che in qualche “sventurato e arretrato” paesino del Sud Italia, di cui non ce ne frega niente?

I parlamentari italiani pensano davvero di promuovere la salute pubblica e il benessere sociale della comunità, ad esempio sostenendo l’emendamento del Senatore Stefano Vaccari (Partito Democratico) – finito poi nel “Collegato ambientale – Legge Stabilità 2016”, grazie al quale vengono ora condonati torri e altane di caccia in base al solo possesso della licenza venatoria?[7]

La morte di Enrico Zanettin di Bovolenta viene spacciata come una tragica fatalità ma, in un Paese come l’Italia, dove lo Stato si disinteressa completamente delle Vittime della caccia e, al contrario, continua ad avallare provvedimenti favorevoli alla caccia, assume tutti i contorni di una premeditazione.

QUANTI SONO I RESPONSABILI?

Michele Favaron,  Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Veneto

 

 

_____________________________________________________

[1] http://www.vittimedellacaccia.org/

[2] http://www.vittimedellacaccia.org/component/content/article/42-dossier/3036-i-dossiers-vittime-della-caccia-i-dati.html

[3] http://www.vittimedellacaccia.org/ultimissime/3150-csvittime-caccia-84-persone-fucilate-a-veneto-e-lombardia-la-maglia-nera.html

[4] http://www.ambientediritto.it/Dossier/2002/Caccia_Lavoro.htm

[5] http://www.carloconsiglio.it/divietodicaccia.htm

[6] http://www.faunalibera.it/approfondimenti/caccia_uccide_uomini.pdf

[7] art. 7, comma 5° 3-bis e 3-ter Legge 28/12/2015 n° 221, G.U. 18/01/2016 “Collegato ambientale alla Legge di Stabilità 2016: le nuove norme sulla green economy” http://www.altalex.com/documents/news/2016/01/07/collegato-ambientale-approvato-dalla-camera

 

cartello "attenzione caccia al cinghiale"

cartello “attenzione caccia al cinghiale”

(foto da La Nuova Sardegna, A.N.S.A., L.A.C., J.I., S.D., archivio GrIG)

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  1. M.A.
    febbraio 3, 2016 alle 4:38 pm

    “Non è solo una vittima della Caccia, ma dello Stato Italiano”..ma che dite?
    I pescatori folgorati dai fulmini sul bagno asciuga vittime dello Stato? Gli automobilisti idem? E le migliaia di morti in ogni fascia di età nelle più svariate attività umane?
    Sembrerebbe che si muoia solo a caccia; fortunatamente, la gente normale sa che si muore in ogni attività umana, per il semplice motivo che la morte è l’unica certezza della vita. Utilizzare qualsiasi arma (da fuoco o bianca) o utilizzare qualsiasi strumento o veicolo implica un rischio, la casualità non è un elemento controllabile.
    R.I.P.

  2. M.A.
    febbraio 3, 2016 alle 10:44 pm

    Riguardo l’attività venatoria l’unico fattore che si può veramente controllare in un prossimo futuro, in chiave sicurezza, attraverso buonsenso del legislatore, dei cacciatori e dei cittadini comuni è che le vittime (feriti e morti) durante l’attività venatoria siano persone direttamente coinvolte nell’attività stessa (cacciatori, battitori o terzi che partecipano alla caccia). Pretendere che non vi siano morti e feriti umani nella caccia è impensabile e irrazionale perché come ripetuto più volte: il rischio zero non esiste, è utopia. Non esiste in nessuna attività umana.
    Chi va a caccia, al pari di chi pratica qualsiasi attività che implica un rischio (trekking, arrampicata, sci etc) è conscio di quello che rischia. Io, ad esempio, sono una persona che entra in una macchina ben conscio del pericolo che corro, e sono consapevole che quando guido la mia vita è in balia della “causalità” (spesso basta incontrare nel senso opposto un automobilista che non si sarebbe voluto incrociare, un guasto o un animale…), ma non per questo vado a piedi.

    • febbraio 3, 2016 alle 10:54 pm

      è morto l’ennesimo ragazzino di 15 anni, sparato per errore dal padre durante una battuta di caccia: sarebbe ora di prendere atto di queste tristi vicende e fare qualche passo in avanti.
      Continuando la solita tiritera degli incidenti d’auto (tra l’altro “producono” meno vittime in proporzione della caccia) non si va da nessuna parte.

  3. Cristiana
    febbraio 3, 2016 alle 10:56 pm

    Non si muore solo a caccia certo, ma la casualità non esiste. Se porto mio figlio a caccia grossa, so che lo sto esponendo a un pericolo, quindi al caso gli sto dando una grossa mano. Ci sono troppi interessi intorno alla vendita di armi, non sarà MAI abolita. L’uomo può scegliere di evolversi e lasciarsi alle spalle il suo istinto primitivo; oppure continuare a massacrare e sterminare milioni di creature innocenti per puro divertimento. Non ci sono alibi. E’ tempo di crescere accidenti.

    • M.A.
      febbraio 3, 2016 alle 11:52 pm

      Non la penso come lei Cristiana. La caccia fa parte dell’evoluzione umana, anzi è stato il primo passò dell’evoluzione umana. È una delle poche attività che lega ancora l’uomo alla natura e lo rende in toto parte di essa. La brutalità della Caccia, rispecchia la brutalità della Natura.. la predazione umana non è tanto diversa dalla predazione animale. Il cervello è l’arma naturale dell’uomo per catturare le prede. Il divertimento della Caccia che per voi è puro sadismo che ci poeta a dipingere i cacciatori come assassini, è “bramosia del predatore” sentimento che è parte integrante e funzionale della predazione, ma ciò non esula dal rispetto della preda, che ha il suo fine ultimo sempre di finire in uno stomaco per poi diventare materia organica; stessa sorte sarebbe capitato all’animale-preda se al posto dell’uomo avesse incontrato predatore, per il semplice fatto che il disegno naturale ha progettato quella precisa specie inserendo questa in una catena alimentare per essere cibo di un altro animale. Lei o chiunque altro esporrebbe suo figlio ad un rischio ben più maggiore portando suo figlio quotidiamente suo figlio a scuola. Il rischio aumenta o diminuisce in base alla probabilità che un determinato pericolo si concretizzi.
      In una battuta di caccia al cinghiale non tutti i fucili (30-40) sparano. Il cinghiale passa solo ed esclusivamente in una posta. Quante probabilità ci sono che un’altro cacciatore si becchi una pallottola di rimbalzo (su una pietra) pur utilizzando la massima prudenza? 1-su 1000000. Però come riporta la cronoca capita, ed il fatto che capiti deriva dal rischio insito dell’attività stessa. I cacciatori sono consci del rischio.
      1 su un milione significa trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Mi spiego meglio.. Basta un passo avanti o indietro, in anticipo o in ritardo di un secondo, una pietra o una brezza per far si che quella pallotola di pochi millimetri di spessore non impatti fortuitamente a causa della carambola su un altro uomo. Come si chiama questa se non causalità?
      Portando un bambino a scuola, andando a lavoro quante macchine incrocia sulla strada? La probabilità che si verifichi un incidente è dato da 1 su tot macchine incrociate…giunga lei alle conclusioni.

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