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Migliaia di tonnellate di greggio ricco di zolfo verso la Sardegna?


Canada, Alberta, estrazione a cielo aperto di sabbie bituminose (da franamara-divertissement.blogspot.com)

Canada, Alberta, estrazione a cielo aperto di sabbie bituminose (da franamara-divertissement.blogspot.com)

Svariate migliaia di tonnellate di petrolio greggio ricco di zolfo sarebbero in viaggio dallo Stato canadese dell’Alberta verso la raffineria Saras s.p.a. di Sarroch (CA).

Si tratta di un petrolio molto particolare, molto più inquinante ed energivoro del petrolio normale: si devono processare 2 tonnellate di sabbie per ottenere un barile di petrolio, occorre un barile di petrolio equivalente per ricavarne tre di questo (chiamato petrolio sintetico), inoltre,  l’estrazione dalle sabbie bituminose richiede un consumo straordinario di acqua dolce, mescolata a solventi, con cui le sabbie vengono “sciacquate”. 

Il greggio, estratto dalle sabbie bituminose, sarebbe trasportato dalla petroliera Minerva Gloria della Suncor Energy Inc., compagnia dell’energia piuttosto disinvolta sul piano legale-ambientale.

Lo denunciano i deputati di S.E.L. Michele Piras e Giulio Marcon, che hanno inoltrato in merito l’interpellanza 2-00695 del 26 settembre 2014.

La Saras, destinataria del carico, smentisce: si tratterebbe di normale greggio canadese.

Di sicuro i controlli all’arrivo del carico dovranno essere precisi e puntuali.

In proposito, riceviamo e pubblichiamo volentieri, ricordando il già straordinario primato ambientale-sanitario di Sarroch, dove – nel quasi assoluto silenzio – viene alterato il d.n.a. dei bambini…..

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Canada, Alberta, estrazione a cielo aperto di sabbie bituminose (da mazzetta.wordpress.com)

Canada, Alberta, estrazione a cielo aperto di sabbie bituminose (da mazzetta.wordpress.com)

Sono migliaia di tonnellate di greggio ad alto concentrato di zolfo. E trasportano potenzialmente cambiamento climatico e inquinamento. Dopo l’opposizione dei movimenti ambientalisti nordamericani, nel tentativo di bloccare la produzione e l’esportazione del greggio tra i più inquinanti del pianeta, i petrolieri canadesi provano la carta europea. E la porta di entrata, manco a dirlo, è l’Italia. Chiudere i battenti, in questo caso, sarebbe un contributo alle lotte dei nativi americani, dei movimenti ecologisti e un fermo stop all’esportazione di combustibili fossili, fonte di profitti certi per le aziende petrolifere e di un impatto insostenibile sul futuro del pianeta.

E’ la Minerva Gloria: quasi 250 metri di lunghezza per 44 di altezza, per decine di migliaia di tonnellate di stazza. E’ la petroliera che si è aggiudicata un trasporto speciale da una multinazionale altrettanto speciale, la Suncor Energy Inc., la più grande impresa di estrazione petrolifera e di gas di tutto il Canada. E quello che è stato caricato nella stiva della Minerva Gloria è la nuova ricchezza del Governo di Ottawa: petrolio ottenuto dallo sfruttamento delle sabbie bituminose e dei pozzi dell’Alberta. Un vero e proprio carico di cambiamento climatico che, lasciato il porto di Sorel-Tracy e attraversato il fiume San Lorenzo verso l’Atlantico avrà un’unica destinazione: il Mar Mediterraneo e, precisamente, le raffinerie di Sarroch, in provincia di Cagliari.

Sarroch, raffineria Saras s.p.a.

Sarroch, raffineria Saras s.p.a.

La Sardegna, almeno secondo le prime intenzioni dell’impresa petrolifare canadese, sarà il porto di sbarco del primo vero e proprio carico di petrolio canadese in Europa. Un primato poco invidiabile e a rischio contestazioni, al punto che la stessa portavoce della Suncor, Sneh Seetal, nelle sue dichiarazioni all’agenzia di stampa Reuters ha evitato di precisare il porto di sbarco.

‘Il Canada e gli Stati Uniti rimangono i nostri mercati chiave’ ha dichiarato, ‘ma è importante trovare nuovi clienti anche al di fuori del Nord America’. Una strategia favorita dalla crisi russa e dai bassi prezzi che vengono riscontrati in Canada, dettati da sovrapproduzione di greggio. Ma anche dalla forte opposizione dei movimenti ambientalisti nordamericani che hanno contestato, e fino ad ora ostacolato, la costruzione dell’oleodotto Keystone XL, che porterebbe il greggio dalle sabbie bituminose dell’Alberta alla costa statunitense. Si tratta di petrolio di bassa qualità definito Western Canadian Select, ad alto contenuto di zolfo e tra i più economici al mondo, secondo Bloomberg le quotazioni al 25 settembre erano 76 dollari al barile, ben dollari in meno delle quotazioni ufficiali del Brent.

La Suncor Energy non è nuova ad acrobazie nel tentativo di trovare nuovi mercati evitando colli di bottiglia e veti, tre anni fa inviò il greggio dall’Alberta alla costa pacifica (British Columbia) via oleodotto prima di caricarlo su una petroliera che, passato il canale di Panama, lo avrebbe trasportato in Quebec.

E non è ultima neppure nelle condanne per reati ambientali: nel 2010 fu multata con 200mila dollari di multa per aver sversato sostanze tossiche nel fiume Alberta. E fu responsabile di diversi sversamenti, come nel fiume Sand Creek, che continuarono per anni inquinando le acque e le proprietà circostanti. O come la multa di oltre due milioni di dollari per inquinamento dell’aria con benzene a causa delle attività della raffineria a nord di Denver. E questo solo per citarne alcune.

A pochi giorni dalla grande mobilitazione di New York contro il cambiamento climatico, la conferma dell’arrivo di petrolio molto probabilmente legato all’estrazione da sabbie bituminose in Italia sarebbe un’offesa alla logica e un insulto alla lotta al cambiamento climatico, tanto decantata retoricamente persino dal Governo Renzi, presidente di turno dell’Unione Europea.

Secondo il sito Marinetraffic, il tempo stimato per l’arrivo nelle acque sarde è il 7 ottobre, poco per una traversata oceanica, ma abbastanza per mostrare quanto possa essere decisa l’opposizione allo sfruttamento di combustibili così inquinanti. Bloccare il loro arrivo, o modificarne la rotta, e chiedere chiarezza sulla provenienza di quel greggio sarebbe un bel regalo a quel milione di persone che nelle strade di mezzo mondo ha dichiarato di essere per un netto System Change.

Michele Piras                  Giulio Marcon

Bombo (gen. Bombus) su un fiore

Bombo (gen. Bombus) su un fiore

da La Nuova Sardegna, 26 settembre 2014

«Non fate sbarcare nell’isola quelle sabbie al bitume: sono pericolose»

da L’Unione Sarda, 26 settembre 2014

«Fermate la nave dei veleni»

da Il Sole 24 Ore, 27 settembre 2014

Arriva in Italia il primo carico di petrolio “made in Canada”.  (Sissi Bellomo)

manifestazione contro l'utilizzo delle sabbia bituminose (tarsands)

manifestazione contro l’utilizzo delle sabbia bituminose (tarsands)

(foto da franamara-divertissement.blogspot.com, mazzetta.wordpress.com, petrolio.blogosfere.it, C.B., S.D, archivio GrIG)

  1. max
    settembre 29, 2014 alle 7:00 am

    basta non se ne puo’ piu’ di sostanze inquinanti;tutti si riempiono la bocca con le energie alternative e poi sembre con le energie fossili siamo a trattare…

  2. mara
    settembre 29, 2014 alle 8:43 am

    CHI è incaricato dei controlli?

  3. Capitonegatto
    settembre 29, 2014 alle 9:11 am

    Parlate male della Saras con un benzinaio, e vi accorgerete come vi guarda male !!

  4. Shardana
    settembre 29, 2014 alle 10:42 am

    Ti pareva,dove dovevano portare i veleni……”Saras we don’t want your dirty oil”

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