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Lo “strano” inquinamento di Quirra continua a esser nebuloso.


Quirra, poligono

Quirra, poligono

Nell’ambito del procedimento penale n. 452/12 G.I.P. sullo strano inquinamento di Quirra, è stata depositata nel corso dell’ udienza preliminare tuttora in corso presso il Tribunale di Lanusei la perizia del prof. Mario Mariani (Politecnico di Milano – Dipartimento di Energia).

Secondo le previsioni, doveva essere risolutiva.  In realtà, non risolve nulla.

Esclude il disastro ambientale (al quale, in verità, non molti pensavano), ma rimangono tutti gli interrogativi sulle cause dei decessi.

Si saprà mai che cosa ha determinato lo strano inquinamento di Quirra e chi sono i responsabili?

Arriverà un’efficace bonifica ambientale o tutto sarà insabbiato dalla santa prescrizione?

Ce lo chiediamo da anni.

Una risposta non è ancora arrivata.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Quirra, lancio missile (da www.nsd.it)

Quirra, lancio missile (da http://www.nsd.it)

 

 

qui alcuni atti disponibili sullo strano inquinamento di Quirra:

* prof. Mario Mariani, relazione peritale nel procedimento n. 452/12 G.I.P. Tribunale di Lanusei;

* Commissione del Senato della Repubblica di inchiesta sull’uranio impoverito,  RELAZIONE DI MEDIO TERMINE SULLA SITUAZIONE DEI POLIGONI DI TIRO (30 maggio 2012);

* Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna, relazione I.Z.S., 8 novembre 2011.

 

Quirra, Stagno di Murtas

Quirra, Stagno di Murtas

 

da La Nuova Sardegna, 4 giugno 2014

Quirra, il superperito: nessun inquinamento dalle basi militari. Lanusei, inattesa svolta all’udienza preliminare, lo specialista non ha ravvisato danni all’ambiente: «Suolo e acqua integri». (Valeria Gianoglio)

 

 

 

francobollo commemorativo 50° anniversario P.I.S.Q.

francobollo commemorativo 50° anniversario P.I.S.Q.

da L’Unione Sarda, 4 giugno 2014

La relazione del professore Mario Mariani verrà discussa il 18 giugno in aula. Quirra, il superperito del gup: «Nessun disastro ambientale». (Paolo Carta)

 

Restano aperti tutti i dubbi da cui era partita l’inchiesta della Procura della Repubblica. Una conclusione che, purtroppo, non conclude nulla.

 

 

da Sardinia Post, 4 giugno 2014 

Quirra, tutta colpa del vento. (Pablo Sole)

 

 

 

(foto da http://www.nsd.it, per conto GrIG, archivio GrIG)

  1. max
    giugno 6, 2014 alle 7:49 am

    non so quanto lo stato abbia pagato alla regione (?) a se stesso (?) per poter fare i porci comodi in sardegna cioe’ inquinando ai massimi livelli, certamente i sardi non hanno visto un quattrino. certamente anche se lo avessero visto questo non giustifica quello che lo stato ha fatto, fa e continuera’ a fare per molto e molto tempo ancora, usando la sardegna come pattumiera o come poligono.
    che fare? i sardi non sono mai stati molto coesi tra loro, ma alcuni in alcuni casi, dove vi era comunanza d’intenti ( portovesme) sono scesi “in piazza”. forse anche qui’ i vari comitati, magari quelli che si scandalizzano x 4 pale eoliche (protesta che comunque rispetto) qui’ dovrebbero fare una rivoluzione, perche’ in gioco non c’e’ il panorama ma la salute, direi la vita.

  2. capitonegatto
    giugno 6, 2014 alle 9:57 am

    Max ha ragione. Non so quanta gente ha visto il documentario su RAI 5 sul poligono militare , dove si vedevano esplosioni , lancio di missili, rilascio in atmosfera dopo le esplosioni di enormi quantita’ di sostanze chimiche , che possiamo immaginare non benefiche per l’ambiente, anche perche’ il vento sempre presente le ha disperse per decine di Km . Senza contare quanto ,negli anni, e’ ricaduto in mare, quel mare tesoro del turismo Sardo.
    Ma no, tutto questo deve essere sminuito, va tutto bene, si intervistano solo le persone che dicono che non ci sono problemi, si vive a lungo, il gregge non ha mai avuto problemi genetici, ecc,ecc !!
    Certo la gente lamenta il mancato introito che la base dava ( ma e’ stata chiusa ? ), e magari gli allevatori e agricoltori fanno fatica a vendere i loro prodotti per le paure suscitate. Certamente la condotta dissennata della base, solo per giocare alla guerra ( di chi si sa benissimo ), ha portato queste conseguenze. Ma cio era inevitabile.
    La soluzione possibile e’ che la regione aiuti le popolazioni , coinvolgendoli nel diversificare le attivita’ lavorative , con incentivi, prestiti d’onore, interventi strutturali sul territorio.
    Nel contempo occorre intravedere e valutare le bonifiche possibili e reali ,almeno dove abitano le popolazioni vicine , dove pascolano le greggi e si producono ortaggie e frutta.
    Si abbia inoltre il coraggio di detassare inoltre tutti quelli che producono nel raggio di almeno 20 Km. Tutto cio e’ utopia ? Se qualcuno dice di si , diciamogli di cambiare mestiere.

  3. giugno 6, 2014 alle 2:51 pm

    da L’Unione Sarda, 6 giugno 2014
    «Su Quirra una verità di Stato». (Paolo Carta): http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/94151_Su_Quirra_una_verita_di_Stato.pdf

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    Il sindaco di Perdas: i pascoli ai pastori: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/94153_Il_sindaco_di_Perdas_i_pascoli_ai_pastori.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 6 giugno 2014
    Le parti civili: battaglia sui veleni: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/94137_Le_parti_civili_battaglia_sui_veleni.pdf

  4. Shardana
    giugno 6, 2014 alle 3:37 pm

    Sardegna colonia.Lo stato ha pensato bene,viste le responsabilità per il disastro ambientale quirra,di insabbiare il tutto,tanto nessuno protesterà a parte quel ridicolo gruppo di allarmisti che fanno cattiva pubblicità e la gente non viene più in sardegna.Gli indiani li hanno sterminati con le coperte al vaiolo,a noi ci stanno facendo fuori con i veleni delle basi e delle industrie,.Quirra,teulada,capo frasca,portovesme,Saras,furtei e via fino all’infinito.Siamo un caso europeo,tutto il mondo sà ma ancora si và avanti con la politica dello struzzo,cercando di nascondere una realtà con carte false che, una classe politica già morta,baratta con posti di lavoro in fabbriche oramai obsolete e improduttive il cui costo grava su tutto il popolo sardo.Dove pensate che prendano i voti le nostre sinistre,tanto alternative e appoggiate anche dal grig(non me ne volere)?In sardegna tutti chiudono ma i soldi sono solo per industrie,miniere,gruppi che gravitano intorno a loro ed oltre alla cassa integrazione si fanno anche i lavori in nero,sottraendo reddito a chi è già devastato dalle tasse.I comitati che si muovono contro questi assassini e scendono in piazza,sono isolati,in primis dalla disinformazione voluta dai politici,ma ben consci e informati con dati alla mano, e sicuri del pericolo che vivono le popolazioni sotto i camini o nelle zone bombardate continuano ad informare.Unisciti a loro max e ce ne sarà uno in più.Intanto il silenzio è calato sugli alimenti alla diossina a portovesme e la portovesme srl sponsorizza il giro tonno e si organizzano sagre alimentari con prodotti locali.Non può andare diversamente e il manager asl che minimizza la presenza di diossina negli alimenti del sulcis è lo stesso che minimizza veleni nella catena alimentare nel salto di quirra.Ieri a cagliari in 70.000 erano presenti alla manifestazione in via Roma.Quanti saranno a lanusei il 18 giugno a manifestare per il diritto alla vita il proprio dissenso all’insabbiamento dei VELENI DI STATO del salto di quirra?

  5. giugno 7, 2014 alle 1:49 pm

    da Sardinia Post, 7 giugno 2014
    Quirra, parla l’esperta di nanoparticelle: “Perizia ineccepibile ma incompleta”. (Francesca Mulas) (http://www.sardiniapost.it/cronaca/quirra-lesperta-nanoparticelle-perizia-ineccepibile-incompleta/)

    Una perizia dal risultato scontato: sono passati anni dallo stop a esercitazioni ed esplosioni tra terra, mare e cielo nel Poligono Interforze di Quirra e nel frattempo le polveri e i fumi di quelle attività si sono dileguati. Dispersi anche per migliaia di chilometri, trasportati da vento e pioggia, assorbiti dalla terra a metri di profondità. In tanti sostenevano che Mario Mariani, coordinatore della Sezione d’Ingegneria Nucleare, Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano, non avrebbe trovato nulla di anomalo nel suolo e nelle acque di superficie a Quirra. E ora la perizia depositata al tribunale di Lanusei conferma le aspettative.

    Che i risultati di Mariani fossero scontati lo sostiene anche Antonietta Morena Gatti, tra le massime esperte di nanoparticelle a livello italiano e non solo. Intervistata a proposito della perizia ora nelle mani del giudice Nicola Clivi che negherebbe il disastro ambientale nella zona del Poligono, la Gatti sostiene che ”la relazione del dott. Mario Mariani è ineccepibile e conferma in toto ciò che il ministero della Difesa dice da 10 anni. A Quirra non c’è contaminazione da uranio, e questo perché non sono stati sparati proiettili all’uranio impoverito. I radio-bersagli al torio dei proiettili Milan in genere venivano raccolti e, comunque, non rappresentavano per la popolazione alcun rischio particolare”.

    Nessuna traccia di contaminazioni radioattive sul terreno dunque, eppure anni di esperimenti ed esplosioni e tonnellate di materiale bellico di ogni tipo non possono essere spariti nel nulla.

    LE COMMISSIONI PARLAMENTARI SULL’URANIO IMPOVERITO.

    Antonietta Gatti è professore associato al Consiglio Nazionale delle Ricerche, consulente dell’Istituto di Scienze Avanzate del Dipartimento di Stato di Washington, International Fellow presso la Società Scientifica Internazionale di Biomateriali e Ingegneria: un curriculum di altissimo livello che l’ha portata a collaborare con le tre commissioni parlamentari di inchiesta sull’uranio impoverito tra 2006 e 2013 e a occuparsi anche dei poligoni militari nell’isola. Durante una audizione in Senato nel 2005 aveva già sottolineato che i tessuti di alcuni malati di tumore della zona del Poligono presentavano tracce di nanoparticelle derivate da combustioni ad altissime temperature e che sui campioni vi erano composti di piombo, bismuto e antimonio analoghi a quelli presenti nelle vasche di raffreddamento dei vapori del missile Ariane, testato nel Poligono. Metalli pesanti di origine antropica, non naturale, sono stati documentati anche nei tessuti di pecore e agnelli che pascolavano in queste terre. Tutti questi dati confermano che le nano e microparticelle derivate dalle attività del Poligono hanno contaminato acqua e suolo e hanno causato malattie e tumori su uomini e animali: la “Sindrome di Quirra” non è un’invenzione ma una realtà documentata da anni di analisi, testimonianze, documenti e rilievi.

    LA PERIZIA DI MARIO MARIANI, “UN RAPPORTO INCOMPLETO E PARZIALE”.

    Ma tornando al rapporto di Mario Mariani che escluderebbe il disastro ambientale e la presenza di inquinamento radioattivo sul salto di Quirra, Antonietta Gatti sottolinea che si tratta di un documento corretto dal punto di vista scientifico ma parziale: per avere risposte utili sulla situazione ambientale si sarebbe dovuta analizzare la storia del territorio in tutti i suoi aspetti e soprattutto studiare i danni di quelle attività allora, non dieci anni dopo: “Le analisi sono statiche e non rispettano la dinamicità delle attività svolte nel territorio in esame. Fotografie e non film, insomma, e il film, per così dire, dovrebbe essere girato mentre si svolgono le attività militari. Va ricordato, poi, come queste siano cambiate nel tempo e come possano aver dato origine a inquinamenti ambientali diversi che hanno in comune solo l’origine, vale a dire le alte temperature di combustione e la corrosione dei residui di armi abbandonati in qualche modo”.

    ANNI DI TEST, LANCI ED ESPLOSIONI: DOVE SONO I RESIDUI?

    I resti di queste attività non possono essere spariti nel nulla: “Le temperature sono in grado di trasformare in forma di aerosol la materia. Per il principio fisico di conservazione della massa nulla viene distrutto ma tutto viene semplicemente trasformato. Questa trasformazione che avviene all’alta temperatura delle esplosioni implica la formazione di un particolato in genere metallico che può avere dimensioni anche ben al di sotto del micron, cioè del millesimo di millimetro, le famose nanoparticelle. Anche le analisi sulle acque di superficie del rapporto Mariani non tengono conto della dinamicità del territorio. Ad esempio, nella zona dei brillamenti ci sono residui di bombe accumulati in cinquant’anni abbondanti di attività che, esposti alle intemperie, si sono inevitabilmente corrosi rilasciando ioni metallici che hanno percolato nelle caverne sottostanti alla zona. L’acqua piovana che filtra attraverso il terreno ha sicuramente una significatività più attendibile di quella superficiale analizzata”.

    IL METODO DELLA SPETTROMETRIA DI MASSA: UN’ANALISI INCOMPLETA.

    “Altro appunto al rapporto – prosegue Antonietta Gatti – è che la metodologia applicata, cioè la spettrometria di massa, mette in evidenza gli elementi chimici ma non le composizioni chimiche delle polveri analizzate. Il metodo ad esempio non è in grado di dire se nel suolo c’è acciaio (Ferro-Cromo-Nichel) o ottone delle pallottole (Rame-Zinco) di origine antropica, ma rileva solo gli elementi singoli. E gli elementi singoli, come spesso accade, sono presenti in natura contenuti nelle rocce. Spesso le polveri, poi, dicono molto se ne si valuta anche la forma e la dimensione, naturalmente sapendone leggere i significati. L’analisi applicata non è in grado di dire quale sia effettivamente l’inquinamento creato da attività militari e, quindi, non può rispondere ad uno dei quesiti del magistrato”

    E LE ANALISI SUGLI ANIMALI? NON PERVENUTE.

    Mariani non risponde a uno dei quesiti su cui il giudice di Lanusei ha chiesto chiarezza, cioè quale impatto hanno avuto le attività del Poligono sulle matrici biologiche: “L’esperto, senza dubbio attendibile per quanto è di sua competenza, non ha un background specifico per condurre analisi biologiche e infatti ha giustamente demandato questa ed altre analisi ad esperti di altre discipline. Nel rapporto si legge che mancavano campioni disponibili, in realtà l’ARPAS e la SGS hanno stoccato matrici biologiche (ovini, bovini, formaggi, miele, ecc.) che potevano essere facilmente analizzate.
    Personalmente, nell’arco di 12 anni, come consulente dell’ASL di Cagliari, delle tre Commissioni Uranio impoverito della XIV, XV e XVI legislatura e come consulente del CPCM ho analizzato matrici biologiche sane e patologiche applicando una metodica di tracciabilità: se c’è stata un’esposizione ambientale, inalatoria o ingerita con cibo a sua volta contaminato, questa la si ritrova nei tessuti patologici ed è riconoscibile caratterizzando il particolato per chimica, per forma e per dimensioni. Le analisi condotte dimostrano che queste possono raggiungere tutti i tessuti biologici compreso, quando si tratti di leucemia, il midollo osseo in caso di leucemia e nel midollo sono riconoscibili anche dopo la morte”. E le tracce di torio di cui parla Roberto Cotti, senatore del Movimento Cinque Stelle? “Non esiste alcun documento scientifico che ne parla, se Cotti lo ha letto da qualche parte ci dica dove”.

    QUIRRA, OGGI.

    Il territorio di Quirra è oggi compromesso? “Occorre considerare che nella zona del poligono le attvità sono cambiate.
    Si sono interrotti i brillamenti di materiale bellico obsoleto e i test di esplosione tubi. Non è dato sapere se le attività di prova combustibili per i missili continuerà, se così non fosse il territorio non subirà più insulti. Le nuove attività in programmazione (i test di droni, ad esempio) non hanno alcun impatto ambientale. Sono ecosostenibili quindi compatibili con altre attività come quella pastorizia, anche se uno studio logistico preventivo a tavolino sarebbe auspicabile”.

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    Cotti (M5S) risponde ad Antonietta Gatti: “Il torio è stato trovato nelle ossa dei pastori e i documenti lo dimostrano”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/cotti-m5s-risponde-ad-antonietta-gatti-torio-trovato-nelle-ossa-dei-pastori-i-documenti-dimostrano/

  6. giugno 10, 2014 alle 2:58 pm

    da La Nuova Sardegna, 10 giugno 2014
    Quirra, una perizia a due facce. (Eugenia Tognotti): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/94349_Quirra_una_perizia_a_due_facce.pdf

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    «I killer sono le nanoparticelle prodotte dalle esplosioni». (Piero Mannironi): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/94354_I_killer_sono_le_nanoparticelle_prodotte_dal.pdf

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    Perdasdefogu, la perizia finale lascia aperti troppi interrogativi. (Piero Mannironi): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/94353_Perdasdefogu_la_perizia_finale_lascia_aperti.pdf

  7. giugno 18, 2014 alle 2:56 pm

    da La Nuova Sardegna, 18 giugno 2014
    Quirra, parla il superperito che ha escluso il disastro ambientale.
    Davanti al gup del tribunale di Lanusei il professor Mario Mariani illustra i dati ambientali rilevati nel Poligono: http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2014/06/18/news/quirra-parla-il-superperito-che-ha-escluso-il-disastro-ambientale-1.9445943

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    da Sardinia Post, 18 giugno 2014
    Quirra, processo in corso a Lanusei: parla il perito che dà la colpa al vento:
    http://www.sardiniapost.it/cronaca/quirra-processo-in-corso-lanusei-parla-perito-colpa-vento/

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    Quirra, Fiordalisi contesta la perizia che esclude il disastro ambientale: http://www.sardiniapost.it/cronaca/quirra-fiordalisi-contesta-perizia-esclude-disastro-ambientale/

  8. giugno 19, 2014 alle 2:58 pm

    da La Nuova Sardegna, 19 giugno 2014
    Quirra, il pm attacca: «Generali a giudizio». (Valeria Gianoglio): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/94952_Quirra_il_pm_attacca_Generali_a_giudizio.pdf

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    Il perito: «Per me non c’è contaminazione»: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/94957_Il_perito_Per_me_non_ce_contaminazione.pdf

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    Il sospetto terribile della Procura: cento i morti per la “sindrome”. (Piero Mannironi): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/94954_Il_sospetto_terribile_della_Procura_cento_i_.pdf

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    da L’Unione Sarda, 19 giugno 2014

    Quirra, Fiordalisi mette nei guai il professor Trenta. (Mariella Careddu): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/94946_Quirra_Fiordalisi_mette_nei_guai_il_professo.pdf

  9. giugno 26, 2014 alle 2:50 pm

    da La Nuova Sardegna, 26 giugno 2014
    Giusto dire basta ai poligoni,ma il carosello di “esperti” non serve. (Giacomo Oggiano): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/95391_Giusto_dire_basta_ai_poligonima_il_carosello.pdf

  10. Gionata Di Cicco
    giugno 30, 2014 alle 3:59 am

    sono schifato. e i rilevamenti idrogeologici, il rapporto causa effetto? con questo si autoassolvono? i particolati, le nanoparticelle se ne sono andate a zonzo e sono entrate nelle catene alimentari. sotto Quirra che stato delle acque c’è. I tessuti biologici sono stati indagati, o insabbiano pure quelli? gli agnelli a due teste? E’ così ovvio che ci sia una relazione tra armi e particolati da scoppio e malattie nei comuni limitrofi ai poligoni militari di tiro. Ovvio che le strategie internazionali e le preponderanze straniere per il Potere siano più inattaccabili della vita dei cittadini. Devono forse i sardi rassegnarsi ad una violenza di “stato”, che supera ogni possibile capacità di immaginare un crimine???? Sono vergognose determinate relazioni accomodanti, omertose, parziali. I poligoni devono essere analizzati a fondo, i morti devono venire a galla, e basta con le omertà, le bugie, sui test dentro questi luoghi, a Teulada come Quirra cosa è stato davvero sparato? vigliacchi, assassini.

  11. Bio IX
    luglio 29, 2014 alle 12:22 pm

    “Le nanoparticelle intossicano gli organismi viventi. Killer microscopici stanno saturando silenziosamente l’ambiente con l’avvallo di quelle autorità che dovrebbero essere preposte al controllo e alla salvaguardia del territorio e della salute. Tutto ciò è maledettamente reale e gli effetti dannosi sono stati confermati ancora una volta da uno studio della RMIT University pubblicato su Plos One il 5 settembre del 2013.” http://www.primapaginadiyvs.it/nanoparticelle-ingegnerizzate-intossicano-sempre-i-nostri-corpi/#
    Da noi, dove scienziati di spicco, plurisbeffeggiati, lo dicevano da tempo (ma si sa, nemo profeta in patria), “ora c’è l’ennesima sentenza, stavolta del Tar del Lazio, che è una campana a morte per i ciarlatani che pontificano senza nemmeno sapere quale sia l’argomento.” http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2622-i-tromboni-tarlati.html
    Di fronte a queste evidenze sarebbe interessante sentire adesso cosa hanno da dire gli esperti del nulla

  12. Bio IX
    luglio 31, 2014 alle 11:59 pm

    “… va osservato che il Comitato di verifica non menziona e non tiene conto di tutto quel complesso insieme di fattori causali e/o concausali (impiego in poligoni di tiro, sottoposizione a vaccinazioni etc.) ripetutamente segnalati dalla Comunità scientifica – rappresentati davanti alla Commissione Bicamerale e da questa recepiti- né degli ulteriori fattori di rischio sopra evidenziati comunque sempre riconducibili all’esposizione di inquinanti in ambito lavorativo (in particolare l’esposizione ad agenti inquinanti e cancerogeni nell’attività di pulizia degli armamenti e durante lo svolgimento di attività di addestramento in aree “sospette” su cui l’Amministrazione ha negato al ricorrente l’accesso ad ulteriori informazioni invocando il segreto militare). E proprio quest’ulteriore aspetto della problematica avrebbe dovuto indurre il Comitato di verifica ad indicare congrue ragioni per escludere che le particolari condizioni di impiego del ricorrente potessero aver influito sull’insorgere della grave patologia di cui è affetto il ricorrente. Questi è stato ascoltato nel corso del 2012, insieme ad altri militari affetti da patologia tumorale, davanti alla Commissione Parlamentare che ha sentito in varie audizioni sia le Autorità militari interessate (tra cui il Generale Marmo -capo Ufficio Militare della Sanità Militare) sia consulenti esterni e, a conclusione dei lavori, ha invitato l’Amministrazione a riesaminare i pareri negativi espressi, compreso quello relativo al ricorrente.
    Tuttavia, in sede di riesame, la documentazione scientifica in quella sede prodotta e le considerazioni svolte dai tecnici non sono stati oggetto di particolare attenzione da parte del Comitato di verifica. Nel ribadire il parere negativo precedentemente espresso il predetto Comitato non tiene conto, come invece avrebbe dovuto, di quanto rappresentato nelle Note di Accompagnamento all’audizione della Prof. Celli del 26.5.2012, la quale, escluso che la patologia da cui egli è affetto fosse riconducibile a predisposizione genetica, precisava che la presenza di particelle micrometriche nel tessuto bioptico d’origine esogena doveva essere ricondotta alla polverizzazione dell’uranio impoverito – che raggiunte temperature di 3000° gradi centigradi– inalata dal ricorrente incaricato di “pulire a fondo” mezzi provenienti dai teatri operativi (nella stessa relazione si fa anche riferimento all’esposizione ai medesimi inquinanti nella frequentazione da marzo a giugno 1999 dei Poligoni di Tiro di san Michele, Fontana Fusa e Aquino in cui egli aveva impiegato e pulito armi Nato calibro 7,62 e munizionamento 5,56 su cui l’Amministrazione militare invocava la sottrazione dall’accesso per un periodo di 50 anni (pag. 4 e ss). Si tratta di considerazioni la cui attendibilità di tali rilievi è stata confermata dal Consulente esterno incaricato dalla Commissione Parlamentare (Dott. Bruno Causo) che nella propria relazione del 30.5.2013 evidenzia come il contatto con mezzi e materiali provenienti da zone di conflitto (rapporto informativo del 24.11.2012) e l’attività di bonifica di mezzi verosimilmente provenienti da tali aree (rapporto Maggiore Barriera del 18.12.2012) costituiscono “rischio generico aggravato” e quindi “almeno concause efficienti e determinanti, se non delle vere e proprie cause di insorgenza” della patologia tumorale di cui è affetto il ricorrente (pagg. 8 e seg.).
    A fronte di tali significativi elementi di valutazione il Comitato di Verifica si è limitato ad asserire genericamente l’innocuità delle polveri dell’inquinante depositato su mezzi e munizioni, rappresentando che “l’elemento contaminante, sia uranio impoverito o altra sostanza potenzialmente oncogena, non presenta azione lesiva quando depositato su una data superficie, ma solo se, sotto forma di aereosol, viene sprigionato dal contatto esclusivo del munizionamento bellico su mezzi blindati o simili, in particolare ad altissime temperature”. Quindi si limita a pronunciarsi in senso opposto a quanto ritenuto dai consulenti della Commissione, senza tuttavia addurre specifici argomenti volti a contestare le specifiche ricostruzioni relative alla modalità di incorporazione nell’organismo del ricorrente delle sostanze in questione. Il Comitato infatti non fornisce alcuna spiegazione in merito alla rinvenuta presenza di nanoparticelle dei metalli pesanti in questione nei tessuti bioptici del ricorrente, non contesta che si tratti di elementi d’origine esogena, e non replica adeguatamente (limitandosi ad asserire l’innocuità del deposito polveroso) in merito alla loro riconducibilità alla polverizzazione da esplosione di uranio impoverito. Si tratta di chiarimenti essenziali al fine di escludere il nesso causale dato che, secondo quanto affermato nella perizia delle Dott.sse Celli e Gatti, la presenza di tali radionuclidi all’interno dell’organismo del ricorrente non si spiega altrimenti che con l’inalazione di polveri di armi o automezzi impiegati in aree in cui è stato utilizzato l’uranio impoverito (l’unica spiegazione alternativa, che il ricorrente sia stato impiegato in altoforno, non è stata ovviamente neppure ventilata dalla resistente). E tale circostanza meritava invece di essere adeguatamente approfondita visto che la questione dei numerosi casi di militari ammalatasi anche senza essere stati inviati nelle aree interessate da conflitto bellico costituiva oggetto di attenzione da parte della Commissione.“… va osservato che il Comitato di verifica non menziona e non tiene conto di tutto quel complesso insieme di fattori causali e/o concausali (impiego in poligoni di tiro, sottoposizione a vaccinazioni etc.) ripetutamente segnalati dalla Comunità scientifica – rappresentati davanti alla Commissione Bicamerale e da questa recepiti- né degli ulteriori fattori di rischio sopra evidenziati comunque sempre riconducibili all’esposizione di inquinanti in ambito lavorativo (in particolare l’esposizione ad agenti inquinanti e cancerogeni nell’attività di pulizia degli armamenti e durante lo svolgimento di attività di addestramento in aree “sospette” su cui l’Amministrazione ha negato al ricorrente l’accesso ad ulteriori informazioni invocando il segreto militare). E proprio quest’ulteriore aspetto della problematica avrebbe dovuto indurre il Comitato di verifica ad indicare congrue ragioni per escludere che le particolari condizioni di impiego del ricorrente potessero aver influito sull’insorgere della grave patologia di cui è affetto il ricorrente. Questi è stato ascoltato nel corso del 2012, insieme ad altri militari affetti da patologia tumorale, davanti alla Commissione Parlamentare che ha sentito in varie audizioni sia le Autorità militari interessate (tra cui il Generale Marmo -capo Ufficio Militare della Sanità Militare) sia consulenti esterni e, a conclusione dei lavori, ha invitato l’Amministrazione a riesaminare i pareri negativi espressi, compreso quello relativo al ricorrente.
    Tuttavia, in sede di riesame, la documentazione scientifica in quella sede prodotta e le considerazioni svolte dai tecnici non sono stati oggetto di particolare attenzione da parte del Comitato di verifica. Nel ribadire il parere negativo precedentemente espresso il predetto Comitato non tiene conto, come invece avrebbe dovuto, di quanto rappresentato nelle Note di Accompagnamento all’audizione della Prof. Celli del 26.5.2012, la quale, escluso che la patologia da cui egli è affetto fosse riconducibile a predisposizione genetica, precisava che la presenza di particelle micrometriche nel tessuto bioptico d’origine esogena doveva essere ricondotta alla polverizzazione dell’uranio impoverito – che raggiunte temperature di 3000° gradi centigradi– inalata dal ricorrente incaricato di “pulire a fondo” mezzi provenienti dai teatri operativi (nella stessa relazione si fa anche riferimento all’esposizione ai medesimi inquinanti nella frequentazione da marzo a giugno 1999 dei Poligoni di Tiro di san Michele, Fontana Fusa e Aquino in cui egli aveva impiegato e pulito armi Nato calibro 7,62 e munizionamento 5,56 su cui l’Amministrazione militare invocava la sottrazione dall’accesso per un periodo di 50 anni (pag. 4 e ss). Si tratta di considerazioni la cui attendibilità di tali rilievi è stata confermata dal Consulente esterno incaricato dalla Commissione Parlamentare (Dott. Bruno Causo) che nella propria relazione del 30.5.2013 evidenzia come il contatto con mezzi e materiali provenienti da zone di conflitto (rapporto informativo del 24.11.2012) e l’attività di bonifica di mezzi verosimilmente provenienti da tali aree (rapporto Maggiore Barriera del 18.12.2012) costituiscono “rischio generico aggravato” e quindi “almeno concause efficienti e determinanti, se non delle vere e proprie cause di insorgenza” della patologia tumorale di cui è affetto il ricorrente (pagg. 8 e seg.).
    A fronte di tali significativi elementi di valutazione il Comitato di Verifica si è limitato ad asserire genericamente l’innocuità delle polveri dell’inquinante depositato su mezzi e munizioni, rappresentando che “l’elemento contaminante, sia uranio impoverito o altra sostanza potenzialmente oncogena, non presenta azione lesiva quando depositato su una data superficie, ma solo se, sotto forma di aereosol, viene sprigionato dal contatto esclusivo del munizionamento bellico su mezzi blindati o simili, in particolare ad altissime temperature”. Quindi si limita a pronunciarsi in senso opposto a quanto ritenuto dai consulenti della Commissione, senza tuttavia addurre specifici argomenti volti a contestare le specifiche ricostruzioni relative alla modalità di incorporazione nell’organismo del ricorrente delle sostanze in questione. Il Comitato infatti non fornisce alcuna spiegazione in merito alla rinvenuta presenza di nanoparticelle dei metalli pesanti in questione nei tessuti bioptici del ricorrente, non contesta che si tratti di elementi d’origine esogena, e non replica adeguatamente (limitandosi ad asserire l’innocuità del deposito polveroso) in merito alla loro riconducibilità alla polverizzazione da esplosione di uranio impoverito. Si tratta di chiarimenti essenziali al fine di escludere il nesso causale dato che, secondo quanto affermato nella perizia delle Dott.sse Celli e Gatti, la presenza di tali radionuclidi all’interno dell’organismo del ricorrente non si spiega altrimenti che con l’inalazione di polveri di armi o automezzi impiegati in aree in cui è stato utilizzato l’uranio impoverito (l’unica spiegazione alternativa, che il ricorrente sia stato impiegato in altoforno, non è stata ovviamente neppure ventilata dalla resistente). E tale circostanza meritava invece di essere adeguatamente approfondita visto che la questione dei numerosi casi di militari ammalatasi anche senza essere stati inviati nelle aree interessate da conflitto bellico costituiva oggetto di attenzione da parte della Commissione” (TAR Lazio 7777/2014).
    Chi glielo dice al “Professor” Oggiano? ( http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/95391_Giusto_dire_basta_ai_poligonima_il_carosello.pdf )

  13. agosto 4, 2014 alle 8:22 pm

    Caro Pio IX,
    io, a differenza della Gatti non mi esprimo su cose che non conosco. Nell’intervento ho detto a chiare lettere che è giusto punire chi a mandato a “pulire” armi e respirare aerosol metallici e cose simili che potrebbero essere dannosi alla salute, in caserma o in un poligono. Questo non significa che tutto il Salto di Quirra sia inquinato da uranio impoverito, torio (non so neanche se venga utilizzato per fabbricare armi) e da tutta la tavola di Mendeleev. E la statistica, sopratutto quella medica, va maneggiata da esperti non da esibitori di un agnello malformato. Altrimenti, esibendo il record di longevità di Perdasdefogu, finisce che la sperimentazione di armi allunga la vita. Sono contro le armi, chi le usa e chi le sperimenta. E vorrei che fossero adotti i disastri veri che le armi hanno fatto e stanno facendo per bandirle. E non le supercazzole di esperti ambientali in cerca di pubblicità e soldi a spese di chi, con l’uso delle armi, in un modo o nell’altro, ci ha rimesso la vita.
    Comunque l’intake quotidiano di nanoparticelle da parte di un un Homo sapiens è di un pò di miliardi al giorno, escludendo quello di cosmetici, dentifrici e farmaci.

    • Bio IX
      agosto 5, 2014 alle 11:52 am

      Supercazzole? Mi permetto di farle notare che, a detta del TAR Lazio, pare che, nel caso specifico, le supercazzole (o meglio, il tentativo smascherato) abbiano ben altra paternità (“A fronte di tali significativi elementi di valutazione il Comitato di Verifica si è limitato ad asserire genericamente l’innocuità delle polveri dell’inquinante depositato su mezzi e munizioni, rappresentando che “l’elemento contaminante, sia uranio impoverito o altra sostanza potenzialmente oncogena, non presenta azione lesiva quando depositato su una data superficie, ma solo se, sotto forma di aereosol, viene sprigionato dal contatto esclusivo del munizionamento bellico su mezzi blindati o simili, in particolare ad altissime temperature”. Quindi si limita a pronunciarsi in senso opposto a quanto ritenuto dai consulenti della Commissione, senza tuttavia addurre specifici argomenti volti a contestare le specifiche ricostruzioni relative alla modalità di incorporazione nell’organismo del ricorrente delle sostanze in questione. Il Comitato infatti non fornisce alcuna spiegazione in merito alla rinvenuta presenza di nanoparticelle dei metalli pesanti in questione nei tessuti bioptici del ricorrente, non contesta che si tratti di elementi d’origine esogena, e non replica adeguatamente (limitandosi ad asserire l’innocuità del deposito polveroso) in merito alla loro riconducibilità alla polverizzazione da esplosione di uranio impoverito. Si tratta di chiarimenti essenziali al fine di escludere il nesso causale dato che, secondo quanto affermato nella perizia delle Dott.sse Celli e Gatti, la presenza di tali radionuclidi all’interno dell’organismo del ricorrente non si spiega altrimenti che con l’inalazione di polveri di armi o automezzi impiegati in aree in cui è stato utilizzato l’uranio impoverito (l’unica spiegazione alternativa, che il ricorrente sia stato impiegato in altoforno, non è stata ovviamente neppure ventilata dalla resistente). E tale circostanza meritava invece di essere adeguatamente approfondita visto che la questione dei numerosi casi di militari ammalatasi anche senza essere stati inviati nelle aree interessate da conflitto bellico costituiva oggetto di attenzione da parte della Commissione” TAR LAZIO, 7777/2014, cit.).
      Sarebbe proprio il caso che non ci si esprimesse sulle “cose” che non si conoscono, caro Professore, quanto meno per rispetto delle persone che ne pagano, e continueranno a pagarne, le conseguenze.
      Tutto il resto è noia.
      P.S. Grazie per il Pio

  14. agosto 6, 2014 alle 11:35 am

    Gentile Pio,
    io so soltanto che:
    1) i 13.000 ettari del salto di Quirra non sono inquinati, perchè nessuno lo ha dimostrato con i metodi propri delle scienze (geologia e geochimica nel caso specifico, che in base a sei giudizi a cui siamo sottoposti dovrei conoscere). Intorno al Salto di Quirra c’è una forte concentrazione di metalli (oro compreso a Monte Ollasteddu) che non ha niente a che fare con le esercitazioni;
    2) inalare nanoparticelle (ma anche MP15) di metalli può essere nocivo alla
    salute perchè lo hanno ipotizzato dei medici ( e non una tecnica di microscopia elettronica laureata in fisica), anche se i dati statistici per stabilire un rapporto di causa -effetto sono ancora scarsi, ma comunque sufficienti per far scattare il principio di precauzione e per risarcire (giusto!) i militari che hanno avuto a che fare con impatti di proiettili all’uranio impoverito o altri elementi ad elevato numero di massa;
    3) dalla due si evince che dei medici mi devo fidare perchè non so niente di patologie e delle loro cause scatenanti, infatti non ho mai preteso di dire qualcosa su ciò;
    4) non mi fido,invece, di chi in un’intervista sbotta dicendo “purtroppo non abbiamo trovato uranio impoverito” e alla replica del giornalista sgomento: “come purtroppo direi per fortuna” farfuglia qualcosa imbarazzata;
    5) visto che da trent’anni usiamo la microanalisi accoppiata al SEM come strumento di routine – ma può darsi che, come dice Lei, stia parlando di cose che non conosco- dico che chi pensa di stabilire se l’uranio è impoverito con un SEM-EDX sta facendo la supercazzola;
    6) non sono abituato al linguaggio burocratico-giuridico e non amo gli azzecca-garbugli che, come nel caso di Stamina, pretendono di stabilire verità scientifiche per via giudiziaria. Ancora una volta c’è chi si occupa di cose che non conosce;
    7)massimo rispetto per tutte le vittime dell’inquinamento e degli “incidenti sul lavoro” che per me sono sempre omicidi, quantomeno preterintenzionali, ( o volontari come nel caso Thissen, dove gli azzeccagarbugli, mi sembra, abbiano profuso assoluzioni) per cui, anche se ci ho capito poco, condivido la sentenza del TAR Lazio.
    Se da buon Pio Lei preferisce la Fede (o l’ideologia che tanto è lo stesso) al metodo scientifico, liberissimo di farlo. Io mi tengo le mie convinzioni, che per altre vie (scientifica e politica) mi fanno aborrire le armi e la loro sperimentazione.
    Cordialmente
    Giacomo Oggiano

  15. Bio IX
    agosto 8, 2014 alle 4:36 pm

    Caro prof.,
    è chiaro a tutti da tempo che, grazie alle sue ricerche ininterrotte, supportate da un magistrale utilizzo del microscopio ESEM, le pietre di Quirra godono di ottima salute, ma qui la “cosa” è leggermente diversa.
    Casomai si liberasse un piccolissimo spazio tra le pieghe della fitta supponenza che la pervade, non dovrebbe tuttavia sfuggirle la “vera” novità che evidenziavo, e cioè che la “teoria” della Gatti, ovvero che la presenza di nanoparticelle di origine antropica nei vari tessuti umani, specie quelle di dimensione più piccola (PM 2,5; 1,0), riscontrate costantemente nei reperti bioptici di persone ammalate, sono all’origine delle relative patologie ( che la infiammazione cronica dei tessuti sia causa di patologie, d’altra parte, lo sanno anche le pietre), ha trovato nel TAR 7777/14 un riscontro giudiziario. E ciò, badi bene, non per mero spirito contrario dei Giudici alla ailurofobia che purtroppo attanaglia la sua persona, ma per il semplice fatto che le argomentazioni di parte ricorrente, anche se a lei appariranno singolari (o meglio, non meritevoli della sua accademica approvazione in quanto provenienti da persona a lei professionalmente sgradita), sono state ritenute valide, alla stregua dei risultati offerti dalla “microscopista” e a differenza di quelle di controparte, spesso silente in merito (pensi, neanche una bofonchiatina!).
    Magari, in un prossimo futuro, quando la giustizia amministrativa sarà esercitata dai docenti di geologia, giusto per fare un esempio a caso, le cose andranno sicuramente meglio, ma per ora funziona così, le sentenze le emettono ancora i Giudici, e a tal fine vagliano anche la fondatezza e attendibilità delle valutazioni tecnico-scientifiche esposte dalle parti.
    Nel mentre si potrebbe evitare di continuare a distorcere la realtà dei fatti, come ad esempio imputare gratuitamente alla Gatti una sorta di spietata insensibilità (“purtroppo non abbiamo trovato uranio impoverito”, cit.) in occasione della aspettativa per il ritrovamento di uranio impoverito andata delusa (infatti, guarda caso, non ne è stato trovato, proprio come diceva lei, per cui quale “sorpresa” avrebbe dovuto mostrare? E’ facilmente verificabile che la Gatti, a differenza di altri, non si aspettava certo di trovare uranio impoverito, che ha sempre considerato il “mandante” http://ricerca.gelocal.it/gazzettadimodena/archivio/gazzettadimodena/2007/05/18/DC4PO_DC401.html ), che non aiuta, ma può al limite denotare la statura dell’autore.
    Le altre questioni di variologia generale, se non le dispiace, le rimanderei ad altra occasione, ora ho altro da fare.
    Comunque continuerò a leggerla volentieri: credo sia inconfutabile che, almeno le risate, fanno bene alla salute.

  16. agosto 9, 2014 alle 1:31 pm

    Sicuramente le risate fanno bene alla salute. Pare, addirittura, che le patologie da nanoparticelle scoperte dalla Dott.ssa Gatti – promossa anatomopatologa ed epidemiologa sul campo dalla magistratura – in un felino di altra specie siano scomparse dopo le risate indotte dalle interviste della scienziata sulla provenienza dell’uranio impoverito, sull’impossibilità della presenza di arsenico perché la miniera è chiusa da anni ecc. ecc. Nessuna ailurofobia, a me la Gatti sta simpatica per tanti motivi ( in un blog le avevo offerto l’uso del nostro ESEM ma non mi ha mai risposto), non ultimo il mio amore per la commedia dell’arte. Irresistibile il finale della baruffa buffa tra la ditta emiliana del Dott.Balanzone (Nanodiagnostics) quella del Capitan Spaventa (M5s), che da buon ligure si è ripreso il microscopio. Ma che vuole io mi occupo di pietre e della loro composizione, il diritto è roba da menti fini.

    Certo che per essere pio di livore Lei ne tratta. Ma se non è guarito frequentando la commedia dell’arte, penso sia un caso disperato. Grazie a dio sono ateo.
    Un fraterno abbraccio
    G.O.

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