Piano casa del Veneto = piano per la speculazione edilizia più becera.


Altopiano di Asiago

Altopiano di Asiago

Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato recentemente la terza edizione del c.d. piano casa con la deliberazione legislativa n. 32 del 28-29 novembre 2013.  A breve la legge sarà pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Veneto e sarà efficace.

Ma è tutt’altro che un piano casa.

Bisogna ricordare che il vero e unico “piano casa” è stato  il piano straordinario di intervento dello Stato per realizzare edilizia residenziale pubblica su tutto il territorio italiano nell’immediato secondo dopoguerra, con i fondi gestiti da un’apposita organizzazione presso l’Istituto Nazionale delle Assicurazioni, la Gestione INA-Casa, in base alla legge n. 43/1949. Al termine (1963) saranno realizzati ben 355 mila appartamenti nei tanti quartieri “razionali” predisposti grazie anche al contributo di alcuni fra i più importanti architetti e urbanisti del tempo (da Carlo Aymonino a  Ettore Sottsass, da  Michele Valori a  Mario Ridolfi).

In realtà – così come in Sardegna e in altre regioni italiane – si tratta di un provvedimento legislativo adottato per favorire la più becera speculazione edilizia.

Modena, INA Casa, Viale Storchi (1950)

Modena, INA Casa, Viale Storchi (1950)

La terza proroga[1] del finto piano casa e vero piano scempi sarà applicabile fino al 10 maggio 2017 e sarà utilizzabile addirittura per gli edifici realizzati fino al 31 ottobre 2013 (art. 3, comma 2°), per il 20% della volumetria o della superficie esistente (aumentabile di un ulteriore 5% per edifici residenziali o del 10% per gli altri quando si faccia l’adeguamento per la sicurezza sismica), fino a mc. 150 per unità immobiliare, anche su corpi separati entro una distanza di 200 mt. dall’edificio principale.

Nel caso di demolizioni e ricostruzioni con miglioramenti energetici o con edilizia sostenibile gli aumenti volumetrici possono addirittura essere rispettivamente del 70% e dell’80% della volumetria esistente (art. 4, comma 2°), anche su aree di sedime diverse da quelle dell’edificio originario (artt. 4, comma 3° e 11).

Anche per l’obbligatoria rimozione dell’amianto è concesso un aumento volumetrico del 10% (art. 6), così come è incentivata la demolizione di edifici in zone a rischio idraulico con la ricostruzione in altre zone con un premio volumetrico del 50% della volumetria esistente (art. 7).   Per l’eliminazione delle barriere architettoniche è concesso un ulteriore ampliamento del 40% della volumetria (art. 12).

Sono inoltre consentiti nuovi centri commerciali nei centri storici anche in deroga agli strumenti urbanistici (art. 16).  Non esistono più limiti alle altezze degli edifici, né c’è la minima traccia delle necessarie autorizzazioni ambientali per le aree tutelate con il vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) o con il vincolo idrogeologico (regio decreto n. 3267/1923 e s.m.i.) o rientranti in siti di importanza comunitaria e zone di protezione speciale (direttive n. 92/43/CEE e n. 09/47/CE, D.P.R. n. 357/1997 e s.m.i.).

Veneto, pianura alluvionata

Veneto, pianura alluvionata

Ma soprattutto – incredibile per una regione come il Veneto dove la Lega Nord governa – di fatto saranno esautorati i 581 Comuni veneti, che non avranno alcuna possibilità di mitigare o adeguare le previsioni legislative alla realtà locale: gli strumenti urbanistici comunali saranno in pratica disapplicati.

Basti pensare a che cosa potrebbe accadere sull’Altopiano di Asiago, sulla Riviera del Brenta o nella conca di Cortina d’Ampezzo, una vera follìa, un autentico far west urbanistico in danno delle aree più pregiate sul piano ambientale e forti richiami per il turismo.

La pianura veneta, un tempo celebrata da poeti e scrittori e già ora a rischio di collasso ambientale, potrebbe divenire un unico capannonificio, inutile e sempre meno ricco di lavoro.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus nei prossimi giorni, dopo la pubblicazione della legge sul Bollettino ufficiale della Regione Veneto, provvederà a inoltrare una specifica segnalazione motivata al Governo affinchè proponga ricorso davanti alla Corte costituzionale (art. 127 cost.) per la lesione delle competenze statali in materia di ambiente e urbanistica (artt. 117 e 118 cost.) e, indirettamente, per lo svuotamento delle competenze comunali in materia urbanistica.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Bassano del Grappa

Bassano del Grappa

 

 

da Il Corriere della Sera, 2 dicembre 2013

Il cemento del Veneto e l’offesa al territorio.   Gian Antonio Stella

Perfino i sindaci leghisti: perfino loro sono saltati su contro il nuovo«Piano Casa» della «loro» Regione Veneto. Che razza di federalismo è se toglie ai sindaci la possibilità di opporsi a eventuali nefandezze e consente a chi vuole non solo di aumentare liberamente la cubatura in deroga ai piani regolatori ma anche di trasferirla, udite udite, in un raggio di 200 metri? Che la crisi pesi sul mattone, per carità, è ovvio. Ma può essere il «vecchio» cemento la soluzione? Per cominciare, un dossier dell’urbanista Tiziano Tempesta dimostra che l’edilizia occupa ancora oggi (dati 2011) l’8,2% degli occupati veneti e cioè un puntoe mezzo più che nell’«Età dell’Oro» degli anni Novanta. Non basta: già oggi il 59,6% dei veneti vivono in ville o villini uni o plurifamiliari contro una media italiana 16 punti più bassa: 42,9%. E abitano per il 64,9% (dati Istat) in case sottoutilizzate: gli altri italiani stanno dieci punti sotto. Di più, dopo la Lombardia il Veneto è la regione più cementificata con l’11,3% del territorio urbanizzato: il triplo della media europea, pari al 4,3%.
Non basta ancora. Quella di Zaia è la prima regione turistica nostrana. E anche nel 2012 ha registrato 15.818.525 arrivi per un totale di 62.351.657 presenze, per quasi il 65% di stranieri. Di fatto, ogni sei pernottamenti in Italia, uno è nel Veneto. Dove i soli stranieri hanno speso l’anno scorso 5 miliardi di euro. Più che in tutto il Sud messo insieme. Vale la pena di mettere a rischio questo patrimonio aggiungendo mattoni, mattoni, mattoni?

Riviera del Brenta

Riviera del Brenta

No, rispose qualche anno fa l’allora governatore berlusconiano Giancarlo Galan: «Basta col cemento». No, aveva ripetuto un anno fa Luca Zaia: «Nel Veneto si è costruito troppo, non possiamo continuare così. È necessario fermarci. Questo vale per i capannoni industriali, ma a maggior ragione per le abitazioni. È assurdo continuare ad approvare nuove lottizzazioni quando esistono già abbastanza case per tutti».
L’altra sera la maggioranza di destra ha fatto il contrario. Nonostante gli appelli preoccupatissimi dell’Istituto Nazionale di Urbanistica e delle associazioni ambientaliste. Nonostante la contrarietà dei sindaci (destrorsi, leghisti e sinistrorsi) di tutti e sette i capoluoghi, dal veronese Flavio Tosi al padovano Ivo Rossi: «Una cosa da pazzi. Anche nei centri storici magari resta tutelato quello specifico palazzo ma accanto si potrà fare qualunque schifezza. Fatte le somme (un tot per l’adeguamento energetico, un tot per il fotovoltaico, un tot per l’antisismico e così via…) saranno permessi ampliamenti del 140%. Un mucchio di soldi ed energie per fare piani regolatori seri ed ecco una leggina che dice: fate come vi pare».
«Ma non è vero! Al massimo l’ampliamento potrà essere del 80%. Qui si è fatta troppa demagogia — ribatte Zaia —. È una legge che va di pari passo con quella sulla cubatura zero. E non esautora affatto i sindaci. Pone fine a un eccesso di discrezionalità. Quanto allo spostamento di 200 metri, mi dicono fosse un emendamento della sinistra…».

capannoni industriali nel Vicentino

capannoni industriali nel Vicentino

Colpisce, però, che la maggioranza abbia tirato dritto nonostante la rivolta, come dicevamo, di moltissimi sindaci leghisti. «È chiaro l’intento degli alleati di forzare la mano per estromettere dal controllo del territorio i sindaci, da sempre baluardo della politica nazionale della Lega», aveva tuonato giorni fa Ivano Faoro, Responsabile Nazionale Enti Locali. E aveva chiuso invitando i consiglieri regionali leghisti a «votare secondo il chiaro indirizzo espresso dal partito». Macché. Contro il piano ha votato solo Matteo Toscani: «Mi ha convinto l’ostinazione dei miei colleghi nel voler esautorare i Comuni da ogni possibilità di intervento. Il piano casa viene imposto ai 581 comuni veneti d’imperio, senza alcuna possibilità di aggiustamenti locali». Un delitto: «Le amministrazioni comunali avranno buttato alle ortiche milioni di euro di risorse utilizzate per redigere i vari Prg, Pat e Pi. Ora si potrà edificare quasi ovunque cancellando decenni di pianificazione urbanistica».
Ma cosa prevede, questo piano, accolto con entusiasmo dall’Ance che pure ai convegni sostiene la necessità di riconvertire ciò che c’è? Prevede fino al maggio 2017, per tradurlo dal burocratese con le parole del Sole 24 Ore , una «norma che toglie ai Comuni la possibilità di limitare o escludere l’applicazione del piano casa nei centri storici» e «permette di operare in deroga alle norme urbanistiche ordinarie» e «in deroga ai piani urbanistici e ai piani ambientali dei parchi regionali anche se in questo caso», grazie a Dio, «è necessario il parere vincolante della Soprintendenza».

alluvione nella pianura veneta

alluvione nella pianura veneta

Ma ecco, abracadabra, la regola più stupefacente: «Gli ampliamenti potranno essere realizzati anche su un lotto adiacente, sino a 200 metri di distanza dall’edificio principale e su un diverso corpo di fabbrica». Come cantava Patty Pravo: «Oggi qui, domani là…». Più molti altri incentivi (basterà portare la residenza sul posto per 42 mesi: sai che fatica…) da far accapponare la pelle ai sindaci dei Comuni turistici più esposti. Come quello di Cortina Andrea Franceschi e di Asiago Andrea Gios, che pur essendo di destra avevano già dato battaglia contro il piano precedente portando il caso, ad esempio, di paesi come Roana (79% di seconde case), Gallio (82%) o Tonezza, dove le case abitate tutto l’anno sono solo il 13%. Con enormi problemi di gestione del territorio.
«È una pazzia: il nostro municipio per tagliare dieci metri quadrati di pino mugo deve presentare uno studio di impatto ambientale e invece ora per fare un ampliamento in zona agricola non serve niente di niente — attacca Gios —. È un intervento barbaro di deregulation che va contro ogni strategia organica di sviluppo e che sembra finalizzato solo a spronare meri interventi speculativi. Quella facoltà di spostare la cubatura supplementare nel raggio di 200 metri, poi! Abbiamo fatto una simulazione: ad Asiago potremmo ritrovarci dei villini a ridosso dell’Ossario. Un insulto, alla vigilia del centenario della prima guerra mondiale».
«Non ci volevo credere», confessa Tiziano Tempesta, che già aveva dimostrato come nei dintorni immediati delle meravigliose ville venete sia stato costruito il triplo della media, «è un ulteriore incentivo a favorire l’insediamento sparso». Cioè la sprawltown , quella poltiglia di case, campi, capannoni, sottopassi, villette, condomini che ha assassinato la campagna veneta.
stendardo GrIG«Non è un piano casa: è un “piano scempi”», accusa Stefano Deliperi, l’anima del Gruppo di intervento giuridico che si è fatto spazio facendo guerra ai nemici dell’ambiente non con gli striscioni ma con le carte da bollo, «un minuto dopo la pubblicazione, impugneremo tutto: qui rischiamo un Far West urbanistico». E se qualcuno esagerasse andando oltre perfino alle già generose concessioni? «Sarà costretto a pagare il 200% degli oneri di urbanizzazione che però non esistono», ride amaro Tempesta. Cioè, secondo gli ambientalisti, il doppio dello zero…

 

cantieri edilizi

cantieri edilizi

 


[1]  Il primo piano casa è stato approvato con legge regionale Veneto n. 14/2009, il secondo con legge regionale Veneto n. 13/2011.

(foto A.N.S.A., da http://www.rivieradelbrenta.com, da http://www.ladomenicadivicenza.it, da blogeko.iljournal.it, J.I., S.D., archivio GrIG)

  1. dicembre 4, 2013 alle 10:57 PM

    riceviamo e pubblichiamo volentieri.

    «Con il nuovo Piano casa non saranno rispettati nemmeno i parchi»
    Comunicato del 29 Novembre 2013
    Giovedì 28 novembre, il Consiglio regionale veneto ha approvato, con 28 voti favorevoli e 17 contrari, la terza proroga del Piano casa con nuove colate di cemento. L’eurodeputato Andrea Zanoni ha affermato: «Con questa legge si dà il colpo di grazia all’ambiente. Con il documento che cementificherà definitivamente ogni angolo del Veneto è morta anche la Lega del “basta capannoni”. Ora i cittadini hanno avuto la prova che esistono due Zaia, uno contrario all’altro: quello che dà il via ad una ennesima cementificazione del territorio e quello che con proclami altisonanti dice “basta cemento”»

    Giovedì 28 novembre, il Consiglio regionale veneto ha approvato, con 28 voti favorevoli e 17 contrari, la terza proroga del Piano casa che rimarrà in vigore fino al 2017. Con i voti della maggioranza (Forza Italia, Nuovo Centro Destra e Lega Nord) e nonostante la contrarietà dell’opposizione, capeggiata dal Partito Democratico, il Piano è diventato legge regionale con pericolose deroghe in materia di ampliamento edilizio.

    Il nuovo Piano casa prevede la possibilità di ampliare del 20 per cento del volume o della superficie gli edifici esistenti, in deroga ai piani urbanistici e ai piani ambientali dei parchi regionali, dopo il parere vincolante della Soprintendenza. Gli ampliamenti potranno essere realizzati anche su un lotto limitrofo, sino a 200 metri di distanza dall’edificio principale, su un diverso corpo di fabbrica. In ogni caso, è consentito a tutti un ampliamento sino a 150 metri cubi per le prime case singole.

    Le volumetrie sono addirittura accresciute fino al 70% per chi investe nel risparmio energetico oppure abbatte il vecchio edificio e lo ricostruisce e all’80% in caso di ristrutturazioni ispirate alla bioedilizia. Inoltre, ci sarà la possibilità di edificare in zona agricola e nelle aree vincolate, come appunto i parchi.

    Pd, IdV e Sinistra Veneta hanno cercato fino alla fine, inoltre, di presentare emendamenti per conservare i poteri decisionali dei Comuni, che alla fine ne sono usciti esautorati a vantaggio della Regione.

    L’eurodeputato Andrea Zanoni, membro della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo ha affermato: «Sono allibito per quello che è stato deciso in aula. Con migliaia di case sfitte e centinaia di capannoni vuoti si approva un Piano che calpesta l’autonomia dei Comuni e si condanna ancora una volta il territorio. Questa norma è stata approvata sotto dettatura dell’associazione dei costruttori, andando contro ogni principio di sana pianificazione del territorio ed arrivando addirittura a consentire edificazioni anche nei pochi parchi regionali attualmente esistenti».

    Dai dati resi noti dalla Cgil del Veneto, sono stati costruiti ben 164 milioni di metri cubi di fabbricati non residenziali fra il 2002 e il 2010; altri 150 milioni di metri cubi di residenziale realizzati dal 2000 al 2010; oltre 380 mila ettari di terreno agricolo (27% del totale) è stato mangiato dal cemento. Il Veneto, con i suoi 11 metri quadrati di costruzioni ogni 100, è la regione più cementificata d’Italia dopo la Lombardia.

    «Con l’approvazione di questo Piano è stata messa definitivamente la parola “fine” anche alla Lega del “basta capannoni” – ha proseguito Zanoni – Ora i cittadini hanno avuto la prova che sono di fronte a due Governatori del Veneto: un Luca Zaia che dà la propria benedizione all’ennesima cementificazione del territorio e l’altro che, fino a pochi giorni fa, con proclami politici in ogni sede affermava a gran voce “basta cemento”. Oggi ogni cittadino veneto può constatare quale sia quello vero e quale quello falso».

    Già ad agosto 2012, il Presidente del Veneto Luca Zaia aveva annunciato battaglia alla cementificazione selvaggia, prima promettendo una legge ad hoc e, poi, l’istituzione di un’apposita commissione. «Ancora una volta stiamo andando contro le indicazioni europee – ha concluso Zanoni – Ricordo che il Parlamento europeo, il 24 maggio 2012, ha approvato la relazione su “Un’ Europa efficiente nell’impiego delle risorse”, con la quale ha dato chiare indicazioni alla Commissione europea per arrivare gradualmente entro il 2050 allo stop definitivo dell’edificazione e dell’asfaltatura di territorio agricolo e naturale».

    Ufficio Stampa On. Andrea Zanoni
    Email info@andreazanoni.it
    Tel. (Bruxelles) +32 (0)2 284 56 04
    Tel. (Italia) +39 0422 59 11 19
    Sito http://www.andreazanoni.it
    Twitter Andrea_Zanoni
    Facebook ANDREA ZANONI
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    – See more at: http://www.andreazanoni.it/it/news/comunicati-stampa/con-il-nuovo-piano-casa-non-saranno-rispettati-nemmeno-i-parchi.html%20#sthash.Wh6uOhzv.dpuf

    _________________________

    dal sito web del sottosegretario ai beni culturali on. Ilaria Borletti Buitoni, 2 dicembre 2013
    IL NUOVO PIANO CASA DELLA REGIONE VENETO, ENNESIMO ESEMPIO DI UN FEDERALISMO SBAGLIATO: http://ilariaborletti.it/il-nuovo-piano-casa-della-regione-veneto-ennesimo-esempio-di-un-federalismo-sbagliato/

  2. dicembre 30, 2013 alle 3:01 PM

    in data 30 dicembre 2013 è stata inoltrata specifica istanza al Governo perchè faccia ricorso alla Corte costituzionale contro la legge regionale Veneto n. 32/2013.

  3. gennaio 3, 2014 alle 11:11 am

    da Il Corriere della Sera, 3 gennaio 2014
    SCONTRO SINDACI-REGIONE. Piano casa, stop dai primi Comuni. Asiago apripista, pronti a seguire Padova, Venezia, Treviso e Cortina. Sull’Altopiano il consiglio comunale delibera la disapplicazione: «Favorisce gli speculatori». (Marco Bonet): http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2014/2-gennaio-2014/asiago-vota-no-terzo-piano-casa-rischio-speculazione-edilizia-2223867933724.shtml

  1. gennaio 15, 2014 alle 2:31 PM
  2. febbraio 4, 2014 alle 7:07 am
  3. febbraio 9, 2014 alle 8:50 am

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