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La Sella del Diavolo, forti, torri costiere, fari su L’Espresso.


Cagliari, Sella del Diavolo, Torre costiera medievale e postazione II guerra mondiale

Cagliari, Sella del Diavolo, Torre costiera medievale e postazione II guerra mondiale

Enrico Arosio, per L’Espresso ora in edicola, ha scritto “Sardegna proibita. Torri di avvistamento spagnole. Fortini sabaudi e napoleonici. Siti Nato. Militari e inaccessibili. Ma qualcosa si sta muovendo”.

Sono molti, lungo le coste sarde, i siti di grande interesse naturalistico, paesaggistico, storico-culturali in aree demaniali militari o comunque testimoni dell’uso difensivo nel corso dei secoli.

L’Agenzia della Conservatoria delle coste della Sardegna è nata con l’obiettivo di preservare i gioielli naturalistici costieri, gestendo le aree già di titolarità regionale e acquisendone di ulteriori.  Ha potenzialità straordinarie, ma non può che risentire degli indirizzi (e dei fondi assegnati) di una Giunta regionale poco intelligente e lungimirante in questo campo, a voler esser buoni.

Tuttavia è di grande interesse il programma integrato di valorizzazione del patrimonio marittimo-costiero, approvato con deliberazione Giunta regionale n. 19/45 del 14 maggio 2013, che prevede varie ipotesi di restauro e riutilizzo sostenibile di quindici fra fari, torri costiere e vedette (qui il blog dedicato SardegnaFari).

Enrico Arosio ne parla diffusamente con passione: poteva mancare la Sella del Diavolo (Cagliari) e il suo sentiero naturalistico e archeologico?

Da leggere.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Domus de Maria, faro di Capo Spartivento (prima della trasformazione)

Domus de Maria, faro di Capo Spartivento (prima della trasformazione)

 

 

 

 

da L’Espresso, 15 agosto 2013

Sardegna PROIBITA. Torri di avvistamento spagnole. Fortini sabaudi e napoleonici. Siti Nato. Militari e inaccessibili. Ma qualcosa si sta muovendo.  Enrico Arosio

Sventola il tricolore sopra la caserma ottocentesca della Batteria Talmone appena rimessa a nuovo. Duecento metri più sotto gommonisti e bagnanti arrivati dal sentiero nella macchia si godono le acque cristalline sotto le rocce chiare scolpite da mille anni di maestrale. Di fronte, l’isola di Spargi. Oltre, Bonifacio e la Corsica. Grazie al Fondo per l’ambiente italiano, che gestisce questi cinque ettari meravigliosi a Punta Don Diego, nel nord-est della Gallura, un gioiello naturalistico abbandonato La Sardegna più bella, molto spesso, è in mano ai militari o ha un passato di tipo militare: dalle torri di avvistamento spagnole alle caserme dei Savoia, alle artiglierie costiere degli anni Trenta. Una minima parte di questo patrimonio è fruibile al pubblico. Un esempio ben noto: nell’estremo sud, a Capo Teulada, le Forze armate controllano ancora oggi 7.200 ettari inaccessibili a chiunque. A volte,come dimostra lo scandalo dell’Arsenale della Maddalena riconvertito per il G8 fantasma del governo Berlusconi, si è promesso un recupero a fini civili ed è finita in farsa o in truffa: la Procura di Tempio ha chiuso le indagini sulla Protezione civile e le mai avvenute bonifiche delle acque inquinate da metalli pesanti; l’Arsenale è tuttora inagibile e in quattro anni non ha prodotto un posto di lavoro. dalla Marina militare, poi concesso dalla Regione, è oggi una meta turistica. E chissà che, con l’aiuto delle fondazioni bancarie piemontesi, non si possano recuperare anche le torrette e le batterie di puntamento. In altri casi, invece, su scala molto minore e senza fanfare politiche, il riuso di fortificazioni militari ha iniziato a lasciar tracce, a proporre modelli. Più o meno riusciti; ma insomma, è una novità.

Capo Teulada

Capo Teulada

Per restare nel nord Sardegna, a Caprera il Forte Arbuticci dal luglio 2012 è stato trasformato in Memoriale Garibaldi. Inaugurato dal presidente Napolitano, costato 5,1 milioni, fatica a coprire i costi di gestione (c’è molto materiale multimediale) e i dipendenti sono ridotti all’osso. Ma in estate è comunque aperto nove ore al giorno e aggiunge all’incanto dell’isola un importante attrattore culturale. A Caprera attendono restauri e idee fresche altre affascinanti strutture mimetizzate tra le rocce e i lentischi come il borgo Stagnali, la batteria Candeo, il Poggio Resu. O, sul vertice meridionale, la ormai deserta Punta Rossa, casermette, banchine, bunker di artiglieria affacciati sull’acqua che, per chi vi giunga dal mare, comunicano un senso di abbandono da film di Antonioni. I militari non ci sono più, che farne? Lasciarlo morire di ruggine? L’arcipelago della Maddalena offre una ventina di location siffatte, in attesa, se non di riuso, di restauro, o di messa in sicurezza; naturalmente sotto i vincoli stretti del Parco nazionale (in verità assai laschi, quando si tratta di esigere le quote dei permessi ai diportisti). La voglia di dialogo c’è. Dice il sindaco della Maddalena Angelo Comiti, che pur non è il più rigido dei protezionisti: «Con una delibera del consiglio comunale abbiamo proposto un protocollo d’intesa alla Regione e al Parco per iniziare a recuperare queste strutture. Non necessariamente a carico delle amministrazioni pubbliche. Anzi, ipotizzando l’ingresso di capitali privati».

Qui l’ambientalista stretto, di norma, entra in allarme. Si tratta di intendersi. «Capitali privati» non significa per forza svendita al gigantismo dei villaggi-vacanze. La Batteria Talmone in gestione al Fai promette una fruizione rispettosa del sito. La stessa operazione del forte dei Colmi, alla Maddalena, gestito dal Comune, è foriera di sviluppi. Da qualche estate, tra i possenti bastioni dei Colmi, il grande teatro sotto le stelle offre concerti jazz di Enrico Rava o Stefano Bollani, le caserme sono diventate spazi espositivi. E quando al Centro ambientale di Stagnali, a Caprera, si tengono i seminari della “Valigia dell’attore”, di volta in volta si può andare a scuola da Toni Servillo, Pierfrancesco Favino, poche settimane fa dalla bella e intensa Sonia Bergamasco. Se in futuro a gestire i Colmi non fosse il Comune ma un’associazione culturale, perché gridare alla profanazione,

Cagliari, Faro di Cala Mosca

Cagliari, Faro di Cala Mosca

Sulla costa, vicino a Palau, il forte Altura restaurato è oggi un belvedere amato dai turisti per la magnifica vista sulle isole e della Corsica; inclusi i tedeschi, i cui padri avallarono la catastrofe della corazzata “Roma”, 1.300 morti, affondata dalla Luftwaffe nel golfo dell’Asinara il 9 settembre 1943. Perché le vestigia militari in Sardegna sono ormai pietre della pax europea, tra un’uscita in windsurf e una spaghettata all’astice. Più irritante del recupero, con buona pace dei puristi, può essere, infatti, l’abbandono. Specie se complice. È il caso del faro di Razzoli. Razzoli è l’ultima isola italiana, nelle bocche di Bonifacio. Tutta in granito rosa cesellato dai venti, paradiso della vela e dell’apnea, è deturpata dall’unico edificio, abbandonato e pericoloso: il faro. Transennato come un capannone cadente alla Magliana. Ma, quel che è più grave, dopo un ricco finanziamento pubblico per il recupero andato perduto tra Parco e Regione. Ora la Conservatoria delle Coste, che si finanzia anche attraverso fondi Ue, sta progettando un primo vero recupero del faro per renderlo visitabile in sicurezza.

La Conservatoria ha, per legge, compiti di tutela. Nello spirito della presidenza regionale Soru, che si è andato purtroppo smarrendo in questi anni. Sul futuro di Capo Teulada, per esempio, non c’è più alcun dibattito pubblico. Il secondo poligono più grande d’Italia, campo addestrativo per unità corazzate, è un paradiso naturale farcito come un tacchino di proiettili esplosi e inesplosi, olii, carburanti. Forze armate e Nato non mollano un millimetro, si tengono strette le spiagge a uso esclusivo di Porto Tramatzu: vietato l’accesso quasi ovunque. La Conservatoria è responsabile di una ventina di torri costiere, molte di origine cinquecentesca, al tempo dei pirati barbareschi, di quattro fari e cinque semafori, da Capo Figari a Sant’Antioco. Il direttore Alessio Satta segnala a “l’Espresso” altri esempi: «II 13 agosto inauguriamo nella Torre di Chia, sulla costa sud, una documentazione multimediale, con l’aiuto del Cnr, sullo scenario geopolitico del sedicesimo secolo. A Oristano la Torre Grande dall’autunno riaprirà come Museo delle torri della Sardegna. La Torre di Santa Maria Navarrese, di fine Cinquecento, è visitabile a cura del Comune. Nove torri minori sono al momento in recupero». Strutture più importanti, naturalmente, sono più onerose. Per risanare la Fortezza di Capo d’Orso, nel nord-est Gallura, fu stimato nel 2009 un costo di 12 milioni. Scoraggiante. Un restauro che merita è, a Cagliari, quello della Torre dei Segnali, cui potrebbero seguire la batteria antinave e il fortino di Sant’lgnazio, che nobilitano la costa tra Sant’Elia e la Sella del Diavolo, lo scosceso promontorio a est della città, un incanto naturalistico dove durante l’ultima guerra furono piantate anche agavi giganti in funzione antiparacadutisti.

Cagliari, Forte di S. Ignazio

Cagliari, Forte di S. Ignazio

La Sella del Diavolo è un esempio di come l’associazionismo privato possa fare bene spendendo poco. Ce lo racconta un appassionato ambientalista come Stefano Deliperi del Gruppo di intervento giuridico: «Siamo riusciti a bloccare un dissennato progetto di funivia del Comune per salire alla Sella. E con i volontari abbiamo creato, e letteralmente marcato col pennello, i sentieri di accesso alla cima del promontorio. Il tutto con l’autorizzazione di Esercito e Marina. Molta fatica, ma un bel risultato ». Al contrario, ricorda Deliperi, un sito interessante come l’ex deposito dell’Aeronautica verso il parco di Monte Urpinu da tre anni è passato alla Regione: «E non è stato fatto nulla, tranne pagare la guardiania».

Con frequenza, in Sardegna, emergono idee bislacche. Come quando, nel 2010, il ministero della Difesa (se ne occupò il sottosegretario Guido Crosetto) propose di mettere sul mercato, «a fini turistico-alberghieri», il faro di Punta Scorno, nel nord dell’Asinara, l’isola-penitenziario oggi parco nazionale. L’idea era di ispirarsi all’operazione Capo Spartivento, il faro diventato resort di lusso da 800 euro a notte in luglio-agosto. Peccato che Punta Scorno sia esposta al più tremendo dei maestrali (non occorre essere capitani di vascello per informarsi). Non se ne è fatto niente.

Cagliari, Sella del Diavolo, ruderi della Torre costiera del Poetto

Cagliari, Sella del Diavolo, ruderi della Torre costiera del Poetto

Ultimo esempio. In Gallura, a Baja Sardinia, una notevole fortificazione di età napoleonica fu trasformata, anni fa, in albergo. Oggi si chiama Club Village Forte Cappellini: lo sviluppo alberghiero è avvenuto nel filone emulativo della Costa Smeralda; il risultato non è male, si accorda alle rocce scultoree, in giro c’è di ben peggio. Ma i ritmi disco notturni provenienti dal Phi Beach, locale di punta che s’ispira ai resort thailandesi, sono un tambureggiare micidiale anche a miglia di distanza. No, non è quella la Sardegna dei cieli stellati e dei profumi di mirto. Proprio no.

 

e qui un bel trekking a Cagliari, fin sopra la Sella del Diavolo, di Enrico Arosio

L’Espresso, 14 giugno 2012

Cagliari a piccoli passi, parte prima

Cagliari a piccoli passi, parte seconda

Cagliari, la Sella del Diavolo si protende verso il Golfo degli Angeli

Cagliari, la Sella del Diavolo si protende verso il Golfo degli Angeli

(foto C.P., S.D., archivio GrIG)

  1. ottobre 4, 2013 alle 2:50 pm

    da La Nuova Sardegna, 4 ottobre 2013
    SAN VERO MILIS. Conservatoria: «Torri pronte per Natale».

    SAN VERO MILIS. «Le torri saranno restaurate e messe in sicurezza entro Natale». Parola di direttore della Conservatoria delle Coste. A dare peso alle dichiarazioni di Alessio Satta c’è anche un contratto firmato con la ditta che sta curando il restauro: «Chiaramente sarà rispettato perché è interesse della ditta eseguire i lavori nei tempi stabiliti». Una precisazione tempestiva, anche perché i pannelli informativi che dominano i cantieri non riportano i numeri più importanti, quelli relativi alla consegna dei lavori che, adesso, lo stesso Satta ha fissato per la fine di dicembre: «Ma potrebbe essere anche prima. Diciamo che il contratto prevede la consegne delle opere entro l’ultimo mese dell’anno ma sappiamo che potrebbero esserci sorprese piacevoli». A ritornare al vecchio splendore saranno quindi due delle torri costiere del capo, la torre di Capo Mannu, a pochi metri dal faro affacciato che si affaccia dal promontorio, e quella di Sa Mora, la più vicina alla spiaggia di Sa Mesa Longa. Un altro dettaglio che non preoccupa Alessio Satta è la temporanea assenza degli operai dai cantieri: «A essere sinceri ho altre informazioni. A quanto mi risulta è tutto a posto anche sotto questo punto di vista: gli operai sono al lavoro». Ieri, però, vicino al faro di Capo Mannu non c’era anima viva. «Potrebbe essere successo, non sempre si vede la gente che lavora, ma questo non vuol dire che i cantieri siano abbandonati», la replica. L’assenza degli operai, dunque, non deve preoccupare: «Sono allarmismi inutili che non conducono in nessuna direzione. La realtà e che si tratta di un progetto molto delicato che deve essere portato avanti con il parere della Sovrintendenza ai beni archeologici. Attorno alle torri costiere, infatti, è previsto il presidio costante di un archeologo», ha detto ancora Satta. Se il cantiere di Capo Mannu sembra deserto, in quello di Sa Mora dovrebbero fervere i lavori: «La prossima settimana l’organico sarà al completo», ha concluso il direttore della Conservatoria. L’appuntamento da segnare resta quello di Natale quando, sotto l’albero, dovrebbero sbucare due torri restaurate e saldamente fissate alle stesse falesie da cui, poco più di un anno fa, la torre di Scau ’e sai è scivolata in mare.

  2. dicembre 10, 2013 alle 2:51 pm

    da La Nuova Sardegna, 10 dicembre 2013
    Parco Asinara, faro di Punta Scorno simbolo da salvare. È tra i progetti finanziati dal programma Enpi Med Phares La Conservatoria delle coste ente capofila nel Mediterraneo.
    PARCHI. Oggi workshop nella sala Filippo Canu. (Gavino Masia)

    L’Ente Parco dell’Asinara, nell’ambito del finanziamento comunitario Po. Fesr Sardegna 2007_20013, organizza oggi dalle 16 in sala Canu un workshop dibattito che rappresenta l’evento conclusivo per la presentazione dei risultati ottenuti nella campagna di monitoraggi degli habitat e specie svolti nell’ultimo biennio. L’incontro si aprirà con i saluti del presidente dell’Ente Parco Pasqualino Federici, cui seguirà introduzione ai lavori del direttore dell’Ente Pierpaolo Congiatu.

    PORTO TORRES. Il faro di Punta Scorno e la stazione semaforica dell’isola dell’Asinara rientrano tra i progetti finanziati nell’ambito del Programma Enpi Med Phares – valore complessivo 2 milioni di euro – di cui l’Agenzia della Conservatoria delle coste è l’ente capofila tra i paesi mediterranei partecipanti. La notizia è stata data ieri mattina dal direttore della Conservatoria delle coste Alessio Satta, durante l’incontro tecnico convocato dal consigliere delegato alle Politiche dell’Asinara Gilda Usai Cermelli, davanti al direttore dell’Ente Parco Pierpaolo Congiatu e ai componenti dell’ufficio Asinara appena costituito dall’amministrazione comunale. Il progetto vuole contribuire a valorizzare il patrimonio storico e culturale legato alla navigazione, e a integrarlo nelle strategie e politiche per la gestione delle zone costiere in tutto lo spazio di cooperazione. «Creare un nuovo modello per la ristrutturazione e la gestione del patrimonio dei fari e delle stazioni semaforiche del Mediterraneo – ha spiegato Satta –, al fine di promuoverlo e contribuire a rendere questi luoghi delle risorse uniche per lo sviluppo di un turismo sostenibile. Le azioni pilota sono la creazione di percorsi pedonali e ciclabili per l’accessibilità ai siti, creazione di punti di vista panoramici equipaggiati e una pagina nel sito web del progetto medphares.eu dedicato a ciascun sito pilota per attirare e coinvolgere un ampio pubblico. La pagina conterrà anche un blog interattivo, destinato alla progettazione partecipata delle attività, e una pubblicazione “Guide des bâtiments liés à la signalisation maritime” creata per ciascun paese partner». L’incontro è stato anche l’occasione per presentare il gruppo di dipendenti interni che fanno parte della struttura che si occuperà concretamente di tutte le progettazioni inerenti l’isola parco. Lo staff, coordinato politicamente da Gilda Usai e tecnicamente dall’ingegnere Claudio Vinci, è formato da due biologi, un agronomo, un geometra, un referente contabile e un esperto di cultura e turismo. Tra i punti all’ordine del giorno c’era la proposta progettuale per il reinserimento delle produzioni agricole all’Asinara, un master plan su cui sono stati inseriti 10mila euro per la progettazione. «Recuperare i terreni dell’isola all’agricoltura – ha detto Gilda Usai –, significa avere dei prodotti speciali trattandosi di un territorio protetto: sarà un’agricoltura biologica, non si possono utilizzare fertilizzanti, dove è possibile reinserire viti, vigne, uliveti, orti e anche frutteti». L’intenzione sembra essere quella di programmare in sinergia con Ente Parco e Conservatoria da parte del nuovo ufficio Asinara, anche se la mancanza del traghetto di collegamento con l’isola e il problema acqua sono criticità che attendono una soluzione da parte della Regione. Soprattutto perchè sul ciclo dell’acqua esiste un finanziamento di circa 5 milioni di euro non ancora assegnato, e sul traghetto il presidente Cappellacci aveva promesso – dopo la sua visita – una riattivazione immediata.

  3. aprile 15, 2014 alle 7:01 pm

    da La Nuova Sardegna, 15 aprile 2014
    Faro di Razzoli ai privati, diventerà un hotel a cinque stelle.
    La Maddalena, sì tra le polemiche al piano della Conservatoria delle coste. Il vincitore del bando investirà 4,5 milioni per il restauro. (Andrea Nieddu): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2014/04/15/news/faro-di-razzoli-ai-privati-diventera-un-hotel-a-cinque-stelle-1.9051177

    _________________________________

    da L’Unione Sarda, 15 aprile 2014
    Due fari sardi nel pacchetto dismissioni. All’asta Domus de Maria e Capo Comino: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/04/14/due_fari_sardi_nel_pacchetto_dismissioni_all_asta_domus_de_maria_e_capo_comino-6-363113.html

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