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La Sardegna al rogo. E gli incendiari?


Golfo Aranci, Capo Figari (com'era fino al 24 giugno 2013)

Golfo Aranci, Capo Figari (com’era fino al 24 giugno 2013)

Poiché l’elevamento dei popoli e degli stati dipende dall’osservanza di quel diritto universale che è dettato dalla ragione, noi Eleonora, per grazia di Dio giudicessa d’Arborea, affinché la giustizia sia salva, i malvagi siano frenati dalla paura delle pene e i buoni possano vivere in pace, obbedendo alle leggi, facciamo questi ordinamenti.”

Questa l’introduzione della Carta de Logu, codice delle leggi del Giudicato d’Arborea (che in quel momento storico s’estendeva a quasi tutta la Sardegna), emanata nel 1300 e rimasta in vigore – con integrazioni – fino all’introduzione del Codice Feliciano dell’aprile 1827.

Molto interessanti le disposizioni su incendi e incendiari, dalla prevenzione degli incendi stessi (artt. 45-49), con precetti ancora attuali (divieto di abbruciamento delle le stoppie prima del giorno di S. Maria chi est a die octo de capudanni,  cioe’ l’8 di settembre, art 45), e sulle pene da infliggere agli incendiari, ai singoli malfattori o ai villaggi interi (qualora non avessero acciuffato l’incendiario).   

Tra i vari articoli, particolare quello dedicato a chi metteva fuoco “a bingia (alle vigne) o “at ortu (termini ancora molto diffusi nel Campidano): l’incendiario veniva infatti chiamato al risarcimento del danno, se non fosse stato in grado di farlo, pagava con il taglio della mano destra. Con il rogo chi metteva fuoco alle case.

Senza giungere a questi eccessiquali pene dovrebbero essere irrogate a chi volontariamente provoca incendi, distruggendo il nostro patrimonio ambientale e mettendo in pericolo le nostre vite?

Domanda attualissima per ogni delinquenziale estate di fuoco.

Golfo Aranci, Capo Figari, effetti dell'incendio del 24 giugno 2013

Golfo Aranci, Capo Figari, effetti dell’incendio del 24 giugno 2013

Lunedi 24 giugno 2013 a Golfo Aranci sono andati a fuoco circa 500 ettari fra Cala Moresca e Capo Figari, area tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), sito di importanza comunitaria (direttiva n. 92/43/CEE), un gioiello naturalistico impreziosito da splendide calette e dalla presenza di fauna di primario interesse come il Muflone (Ovis orientalis musimon).

Secondo notizie stampa, l‘indagato (un ragazzo di 23 anni, pare in cura per disagio psichico) avrebbe confessato.

Oltre alle solite polemiche sui ritardi dell’intervento degli aerei antincendio, c’è da tener presente che sembrerebbero non esser state fatte le obbligatorie pulizie dei terreni pubblici e privati (prescrizioni regionali antincendio 2013), ma una domanda sorge spontanea e prepotente: a chi ha incendiato volontariamente questo straordinario patrimonio ambientale cosa dovremmo fargli?

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra

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qui la Carta de Logu

 

 

 

 

 

 

da La Nuova Sardegna, 26 giugno 2013

L’incendio di Golfo Aranci. C’è un indagato per il rogoIn fumo 500 ettari. Il sindaco: troppi ritardi. La Protezione civile: Canadair tempestiviGuido Piga

GOLFO ARANCI. Aveva un volto: quello immortalato dalle telecamere del comune di Golfo Aranci nella zona in cui lunedì è partito il rogo che ha distrutto 500 ettari tra Monte Ruju, Capo Figari e Cala Moresca. Da ieri sera a quei fotogrammi corrisponde un nome: quello di un ragazzo di 23 anni, golfarancino, indagato per incendio doloso. Avrebbe confessato ai forestali, assistito da due avvocati, di essere stato lui ad appicare le fiamme. «Stiamo ancora lavorando. Sulla conclusione dell’indagine siamo molto, molto fiduciosi» dice Giancarlo Muntoni, capo del corpo forestale di Tempio. Poi ammette che le telecamere «sono risultate decisive». In tutti i sensi. Perché non solo una telefonata allunga la vita, come recitava uno spot: anche le immagini. Ieri pomeriggio due cittadini di Golfo Aranci hanno passato alcune ore brutte: erano loro i sospettati principali dell’incendio. Sono stati sentiti a lungo dagli investigatori, insieme ad un’altra decina di persone. E, alla fine, sono stati scagionati proprio dalle riprese delle telecamere installate in via Marconi, punto in cui l’incendio è partito, alimentato da un maestrale con punte di 60 chilometri all’ora. Non erano loro quelli ripresi nella zona poco prima che divampassero le fiamme. Incubo finito. Quello che comincia per l’indagato. Perché ha appiccato il fuoco? Ha fatto tutto da solo o ci sono dei complici? Domande pesanti; come pesante è, se confermata, l’accusa a suo carico. Quella di una devastazione apocalittica. Ieri il sindaco di Golfo Aranci Giuseppe Fasolino ha passato la giornata a fare la conta dei danni, andando più volte a Capo Figari per controllare, dall’alto, lo sfregio prodotto dall’incendio. «Quello che non ha fatto il vento, l’hanno fatto la notte e l’ennesimo ritardo dei Canadair» attacca. Il fuoco, domato in parte lunedì sera, ha ripreso a camminare alle 4 del mattino successivo, quando i mezzi aerei non potevano alzarsi in volo. Al maestrale si è sostituito il libeccio, e così Capo Figari, inizialmente risparmiato, è stato attaccato quasi fino all’ex vedetta di Gugliemo Marconi. «Alle 6 di ieri – dice Fasolino – un Canadair è arrivato da Olbia, ma dopo solo mezzora ha dovuto far rientro all’aeroporto, pare per un guasto. Mi sono mobilitato, chiamando il presidente della Regione. Cappellacci ha sollecitato la Protezione civile nazionale perché inviasse a Golfo Aranci un altro Canadair, che è arrivato alle 8,30. Purtroppo è l’ennesimo ritardo». Da Roma, la struttura di Gabrielli accetta malvolentieri le accuse: «I mezzi aerei si muovono quando la situazione lo richiede: e, dati alla mano, possiamo dire che siamo stati tempestivi. Invece, ci sembra di capire che sia mancata la prevenzione, come la pulizia delle aree non edificate». “La Nuova” è in grado di ricostruire i tempi delle operazioni: l’incendio è stato segnalato alla base sul Limbara alle 14,42 di lunedì, l’intervento del Canadair è stato richiesto alle 15 e il mezzo, che era già in volo verso la Sardegna dell’interno, è intervenuto alle 15,27. Quindi 45 minuti dopo. Tardi? Presto?

Golfo Aranci, Capo Figari (com'era fino al 24 giugno 2013)

Golfo Aranci, Capo Figari (com’era fino al 24 giugno 2013)

I danni. Oasi naturalistica ridotta in cenere. Tutta l’area è sottoposta a vincoli rigidi. Fasolino: «Subito via alla riforestazione». 

GOLFO ARANCI Quello che tutti chiamavano un paradiso, con una terminologia più turistica che letteraria, è un girone infernale. Allo smeraldo del mare di Cala Moresca, lì sotto, qui sopra, a Capo Figari, non fa più da specchio il verde dei ginepri né della piccola macchia mediterranea. È tutto nero, e al profumo fresco della brezza marina si è sostituito quello acre del fuoco. Il contrasto tra quello che era e quello che è, tra la forza della natura e quella distruttiva dell’uomo – perché di incendio doloso si tratta, non ci sono più dubbi – è travolgente. «Come è stato possibile?» si chiede il sindaco di Golfo Aranci Fasolino. «È un danno dolorosissimo, per noi» dice. Ma oggi tutti si sentono golfoarancini. Tutti stanno dando una mano per limitare l’impatto dell’incendio, per cancellare una ferita che, per rimarginarsi, richiederà anni. «Ringrazio tutti quelli della Gallura che si sono fatti vivi o avanti per darci conforto, in particolare quelli di Olbia» aggiunge il sindaco. Il cui unico obiettivo è ora quello di riportare tutto indietro nel tempo, a prima delle 14,43 di lunedì, quando il rogo è partito. Quell’area, almeno 500 ettari, è in parte dei privati: appartiene alla famiglia Tamponi. Ma è vincolata: nessuna costruzione poteva essere realizzata lì, meno ancora adesso. Quello che ha in mente Fasolino è di chiedere aiuto alla Regione, allo Stato, perché possano essere avviata una riforestazione. Perché la bellezza del paesaggio torni a risplendere, semplice e potente. Capo Figari è come Tavolara, come La Maddalena, solo per citare due casi. Un luogo delicato, con un ecosistema che permette ai mufloni, specie in via d’estinzione, di sopravvivere. «Abbiamo fatto il censimento pochi mesi fa: ne abbiamo individuato 80 a Capo Figari e 20 a Figarolo. Non sappiamo ancora se qualcuno è stato ucciso dall’incendio. Ma dobbiamo fare in modo che la colonia non si estingua» spiega il sindaco. C’è poi la storia, che qui ha un suo peso. Sulla cima di Capo Figari c’è l’ex stazione in cui Marconi inaugurò le comunicazioni radiofoniche, e che ogni anno è metà di molte visite. E c’è, a Cala Greca, il cimitero degli inglesi, con le croci celtiche,in cui è sepolto anche un marinaio di Bristol morto di malaria nel 1887. Il fuoco l’ha risparmiato, ma tutt’intorno è un cimitero della natura.

 

Incendio a Golfo Aranci, il piromane indagato confessa. Il giovane, 23 anni, che soffrirebbe di problemi psichici, avrebbe ammesso le sue responsabilità dopo alcune ore di interrogatorio. Si sospetta che abbia appiccato altri roghi.

Muflone (Ovis orientalis musimon)

Muflone (Ovis orientalis musimon)

(foto da La Nuova Sardegna, J.I., archivio GrIG)

  1. capitonegatto
    giugno 27, 2013 alle 1:45 pm

    Al tg regionale . si diceva dello sconcerto nel sapere che era stato un Sardo ad appiccare il fuoco !!! Direi paradossale e ipocrita questa notizia. Chi dovrebbe dare fuoco in territori dove se non sei Sardo sei subito identificato ? E di chi dovrebbero essere gli interessi o faide che portano a questi fatti abominevoli ?

  2. giugno 27, 2013 alle 2:51 pm

    da L’Unione Sarda, 27 giugno 2013
    Duro confronto a distanza tra Regione e Protezione civile per il rogo di Golfo Aranci. Canadair, esplode la polemica. Gabrielli accusa: «Sulla prevenzione avete fatto tutto il dovuto?» (Caterina De Roberto): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130627085941.pdf

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    L’intervista. L’assessore dell’Ambiente Biancareddu: noi non abbiamo fatto tagli. «Il nostro apparato antifuoco? Ha funzionato bene, nessun ritardo». (Matteo Sau): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130627090124.pdf

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    da Sardegna Quotidiano, 27 giugno 2013
    SCONTRO CON LO STATO. «La Sardegna brucia? Colpa vostra». Scaricabarile nella lotta agli incendi. (Francesca Ortalli): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130627081848.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 27 giugno 2013
    Incendi, botta e risposta tra Gabrielli e Cappellacci. Il capo della Protezione civile: «Che cosa ha fatto la Regione per la prevenzione?» Il governatore: «Abbiamo più volte sollecitato il governo a non lasciarci soli». (Guido Piga)

    OLBIA. I professori che insegnano scienze politiche nelle università potrebbero prenderla a esempio questa polemica sugli incendi, disputa di tutte le estati in Sardegna. Di chi è la colpa se i roghi sono troppi distruttivi? Dello Stato centrale che taglia i fondi per i Canadair? O delle autonomie locali incapaci di fare la prevenzione, come dice Roma? Chi abbia potere e su che cosa nell’Italia del federalismo a metà, quasi un remake del paese pre-unitario, con ciascuno stato che aveva una propria legge, è una questione che si ingarbuglia anno dopo anno, tagli su tagli. Il botta e risposta è andato nuovamente in onda, con accuse reciproche sull’incendio di Golfo Aranci che ha distrutto 500 ettari a Capo Figari. Il primo a insorgere è stato proprio il sindaco di Golfo Aranci: «Lo Stato ci ha lasciato soli, con i Canadair in colpevole ritardo», aveva protestato Giuseppe Fasolino. Ieri Franco Gabrielli, capo della Protezione civile, non solo si è difeso sui (pochi) mezzi aerei («è da un anno che ripeto, in solitudine, che non ci sono più le risorse») ma è passato al contrattacco («che cosa hanno fatto le Regioni e i Comuni per la prevenzione?»). E l’ha fatto chiarendo come sono distribuiti i poteri. «La Protezione civile agisce in concorso con le Regioni perché l’antincendio è di competenza regionale – dice -. Lo dico perché a nessuno è venuto in mente di stigmatizzare l’azione dei piromani, né di chiedersi se sul fronte della prevenzione sia stato fatto tutto il dovuto. I terreni sono stati puliti? Sono state preparate le vie di fuoco?». Un’accusa che non è piaciuta al governatore Ugo Cappellacci, chiamato in causa dalla “lontana” Roma. «Come il prefetto Gabrielli ben sa, se è stato in solitudine nella richiesta di mezzi aerei, di ciò non può essere accusata la Sardegna – spiega -. La Regione ha sollecitato costantemente il Governo perché la nostra isola fosse presidiata in maniera adeguata. Perché è lo Stato che deve assumersi le sue responsabilità e adottare tutte le misure necessarie per non lasciare soli né la Protezione civile, né gli amministratori locali, né i cittadini». Punto e a capo. La palla rimbalza da una sponda all’altra del Tirreno. L’unica certezza è che i 31 mezzi tra Canadair ed elicotteri dell’anno scorso sono stati dimezzati: Olbia avrà solo due Canadair contro i tre di sempre, per esempio. Tra i litiganti, si mette in mezzo Antonio Satta, sindaco di Padru, nel ruolo di mediatore. «È inutile la polemica Cappellacci-Gabrielli sui mezzi antincendio. Ci si metta a un tavolo per garantire mezzi e risorse contro gli incendi». Sì, ma i soldi? «Si spendono in modo inconcepibile per gli F35. Si blocchino quei fondi, e si diano alla Protezione civile».

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    Multe salate per chi non taglia le erbacce. La polizia locale passa al setaccio i terreni dei privati. Rischi soprattutto nelle zone di periferia.

    OLBIA. Per capire da dove possano arrivare i pericoli per Olbia, in caso di incendio, bisogna andare in quella parte della città che non è né centro urbano né campagna. È una linea di confine sfumata, fatta di case cresciute nottetempo negli anni Settanta e anche Ottanta, senza licenza edilizia, senza pianificazione urbanistica. Un’epopea in piccolo di corsa all’Eldorado, di occupazione delle terre sull’onda del boom economico e sulla falsariga di quella che secoli prima portò al popolamento degli stazzi. “Questo terreno è mio, ci costruisco”, e così le case divennero borgate, e poi quartieri, e poi un tutt’uno con la città storica. Lì ancora oggi – come nel caso di San Vittore, a nord ovest del centro, o come in quello della parte di Olbia che si estende verso Telti – c’è un habitat disperso. Tante case, tanti appezzamenti di terra. A volte curati, spesso incustoditi. È proprio in queste “terre di nessuno” che l’anno scorso gli incendi si incunearono, minacciando Olbia da vicino. Allarmi che lo straordinario sforzo dei mezzi antincendio (c’erano tre Canadair all’aeroporto, meglio non dimenticarlo) fecero rientrare con danni limitati alle cose e danno alcuno alle persone. «È inammissibile che il Comune non pulisca le sue aree e che non obblighi i privati a farlo con le proprie» tuonò il capo della forestale Muntoni, stanco di dover sopperire alle manchevolezze di un altro potere pubblico. «La lezione è servita» sembra voler dire il sindaco Gianni Giovannelli quando elenca i provvedimenti presi (un’ordinanza antincendio, un atto obbligatorio) e anche, stavolta, l’efficacia messa in campo per farli rispettare. «Abbiamo fatto tre appalti, ci sono tre squadre al lavoro per ripulire le zone di nostra competenza – spiega Giovannelli –. Certo, Olbia è un Comune molto esteso, ma stiamo facendo il massimo per evitare che ci siano situazioni di potenziale pericolo». Il che vuole dire imporre ai proprietari terrieri alla periferia della città, e al suo interno, di pulire un’area di tre metri dalle strade e di tagliare le erbacce. Missione non facilissima, per la verità. «Quest’anno è stata dura – dice un residente a San Vittore –. È piovuto molto, e io sono stato costretto a falciare il mio terreno ben tre volte. L’ultima pochi giorni fa». Buon per lui: perché la polizia locale, fogli catastali alla mano, sta passando al setaccio tutti i terreni, e quando scopre che l’ordinanza non è stata osservata prima fa un richiamo, poi passa alle maniere forti. Che nello specifico, trattandosi di multe salatissime, è una punizione peggiore di altre. «Siamo soddisfatti – dice Gianni Serra, capo della polizia locale –. Nella zona di San Vittore è stato fatto un buon lavoro. E così anche in via Portogallo, dove l’anno scorso gli incendi furono assai minacciosi per l’incolumità pubblica». Non è la condizione sufficiente per scongiurare le fiamme, ma è quella necessaria. Senza i Canadair (uno adesso, due da luglio, ma a disposizione di tutta la Sardegna) per la lotta al fuoco non bisogna più invocare solo l’aiuto del cielo, divino e tecnologico, ma bisogna occuparsi di cose terrene. Di terreni da pulire, con buona volontà e lo stesso spirito intraprendente di chi li ha pacificamente occupati.

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    Presunto piromane chiede scusa.

    GOLFO ARANCI. «Chiudo scusa per quello che ho fatto. Non volevo finisse così». Ha detto questo parole al sindaco, il ventitreenne indagato per il rogo di lunedì scorso a Capo Figari, e poi è scoppiato in un pianto. È lui, secondo il corpo forestale di Tempio, l’unico responsabile del rogo. In un primo momento avrebbe anche confessato, sotto il peso delle immagini delle telecamere installate dal Comune in via Marconi, punto di partenza delle fiamme che hanno distrutto 500 ettari. Poi, assistito dai suoi avvocati, si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. Adesso l’umore nei suoi confronti non è dei migliori. Ma l’amministrazione comunale non vuole assecondare i peggiori istinti. Il ragazzo soffrirebbe di grossi problemi e non sarebbe del tutto consapevole di quello che ha fatto. Si sta studiando la possibilità, fosse dichiarato colpevole, di mandarlo in una comunità. Il sindaco di Golfo Aranci vuole pensare a come risolvere il problema di Capo Figari, e subito. Vuole avviare la riforestazione e sta ottenendo i primi sostegni sia dalla Regione che dai privati cittadini.

  3. Mara
    giugno 27, 2013 alle 3:33 pm

    Se l’incendiario è fuori di testa io credo che non serve nessuna punizione. Se non forse obbligarlo ad aiutare a spegnere il prossimo incendio. Ma che strazio, che male al cuore vedere la nostra bellissima isola andare in fumo ogni anno. La prevenzione è essenziale, ma poi davanti al folle si è disarmati. E tutti gli altri incendi ??? Non credo alla favola dei “continentali” pagati dai concorrenti per distruggere la Sardegna. Qui in zona qualche imbecille ha persino dato fuoco alle vigne, una settimana fa. Il taglio della mano destra mi sembra adeguato.

  4. giugno 27, 2013 alle 8:32 pm

    …i soliti noti!

  5. Alex Fattori
    giugno 29, 2013 alle 2:34 pm

    ai piromani o incendiari bisognerebbe dare l’ergastolo per tentata strage e offesa a madre natura e tutti gli animali che periscono

  6. Momoti
    luglio 1, 2013 alle 7:32 am

    Gli incendiari vanno tenuti in carcere e condannati ai lavori “forzati” sino a quando la zona distrutta non si rigenera e torna nello stesso stato in cui era. Significa decenni, una vita intera? Non è più possibile scherzare, i danni ambientali sono come una strage.

  7. luglio 1, 2013 alle 5:22 pm

    senza parole.

    da La Nuova Sardegna, 1 luglio 2013
    Piromane denunciato a Ollastra Simaxis. E’ un agricoltore di Cabras che sarebbe responsabile dell’incendio di dieci giorni fa: http://lanuovasardegna.gelocal.it/oristano/cronaca/2013/07/01/news/piromane-denunciato-a-ollastra-simaxis-1.7352079

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    da L’Unione Sarda on line, 1 luglio 2013
    “Le spine bucano la bici” e appicca roghi. Allevatore 70enne arrestato a Oristano: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/07/01/le_spine_bucano_la_bici_e_appicca_roghi_allevatore_70enne_arrestato_a_oristano-6-320734.html

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    da CagliariPad, 1 luglio 2013
    Pensionato appicca rogo e si giustifica: “L’erba con le spine mi buca le ruote della bici”.
    L’uomo è stato arrestato in flagranza di reato, praticamente con l’accendino in mano. Secondo gli agenti della Forestale, in realtà lo avrebbe fatto per favorire la ricrescita dell’erba e quindi il rinnovo dei pascoli per il suo bestiame: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=3707

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    da Sardinia Post, 1 luglio 2013
    “Le spine bucano le ruote della mia bici”. E appicca una serie di incendi: arrestato nell’oristanese: http://www.sardiniapost.it/cronaca/le-spine-bucano-le-ruote-della-mia-bici-e-appicca-una-serie-di-incendi-arrestato-nelloristanese/

  8. luglio 2, 2013 alle 2:47 pm

    da La Nuova Sardegna, 2 luglio 2013
    Roghi nel Sinis e a Luri: prime denunce, coinvolti anche minorenni.

    CABRAS. L’attività investigativa degli agenti della guardia forestale ha portato alla denuncia di alcune persone, tra i quali, anche dei minorenni, per aver appiccato alcuni giorni fa degli incendi nel Sinis e nella frazione di Luri nel Comune di Arborea. In quest’ultimo caso sono stati gli agenti della stazione di Marrubiu, al termine di un’indagine, a identificare i responsabili di due incendi appiccati nella località chiamata Serra Erbutzu e nei pressi della borgata di Luri. Gli agenti della stazione del capoluogo hanno, infine, denunciato a piede libero un agricoltore di Cabras. Secondo gli accertamenti avrebbe innescato un incendio, nella località Rio Fenosu-Su Pranu nel Sinis di Cabras, con l’uso della trincia del suo trattore, mentre stava predisponendo le fasce per la prevenzione degli incendi. Il rogo aveva interessato circa sessanta ettari di macchia mediterranea e campi di grano. La Forestale ha rivolto un nuovo appello agli agricoltori affinché rispettino le ordinanze antincendio. (e.s.)

  9. luglio 3, 2013 alle 2:56 pm

    da La Nuova Sardegna, 3 luglio 2013
    INCENDI » GALLURA A RISCHIO. Muntoni: «La città come una polveriera». Il comandante del corpo forestale lancia l’allarme, ma il Comune è già avanti con il programma di prevenzione dei roghi. (Luca Rojch)

    OLBIA. Una polveriera. La città è un immenso stoppino, un tappeto giallo a trame strette pronto a trasformarsi in carburante per incendi. Non ha dubbi il comandante del corpo forestale di Tempio Giancarlo Muntoni. «Il punto più delicato di tutta la Gallura è Olbia – dice Muntoni –, il motivo è semplice. In 15 anni ci sono stati 500 incendi, 2500 ettari percorsi dal fuoco. Solo nello scorso anno ci sono stati 49 roghi». Domatore di fuoco, Muntoni è essenziale, diretto. Non ama i giri di parole. Per affrontare gli incendi nel 2013 ci sono 2 Canadair, un Elitanker e dal 7 luglio ci saranno anche due elicotteri nella stazione sul Limbara. «Ma è difficile dire se saranno sufficienti – continua Muntoni –. Dipende molto dalle situazioni che si vengono a creare. Non esiste una sicurezza assoluta. È difficile fare previsioni. Posso dire che sono molto preoccupato. Solo nell’incendio di Golfo Aranci sono stati bruciati più ettari di tutti quelli andati in fiamme nel 2012. Nello scorso anno sono andati in cenere 249 ettari in 129 incendi». Muntoni continua. «Non esistono certezze – spiega –. Se si verifica una giornata come quella del 2009 in cui avevamo 47 gradi di temperatura, uno scirocco che soffiava a 42 nodi, e in cui si erano verificati oltre 100 incendi in 48 ore, non sarebbero bastati neanche 10 Canadair. In queste situazione è impossibile fare qualcosa. In condizioni ordinarie possiamo combattere. Abbiamo sul campo oltre 600 persone, un presidio del territorio con le vedette. Ma tutto è legato alle condizioni climatiche e a dove si interviene. Faccio un esempio. A Golfo Aranci abbiamo subito l’incendio. Era impossibile intervenire con le squadre a terra. Non me la sono sentita di mandare gli uomini in mezzo alle fiamme, era una trappola. Avremo contato i morti. Per questo apprezzo l’iniziativa del Comune di Olbia che punta sulla prevenzione». Perché il Comune dopo il disastro dello scorso anno, tre incendi dentro la città avevano impegnato 4 Canadair e due elitanker per 33 ore consecutive, è corso ai ripari. «Abbiamo messo in campo una doppia azione di prevenzione e sensibilizzazione – spiega il sindaco Gianni Giovannelli –. Per prima cosa abbiamo iniziato la campagna di sensibilizzazione. Abbiamo controllato i terreni intorno e dentro la città. E indicato ai proprietari cosa fare per ripulirli. Abbiamo anche realizzato, grazie alla collaborazione con l’istituto Panedda, un pieghevole che sarà distribuito ai turisti e in città. Nelle navi, in aeroporto, negli hotel. Ho firmato una ordinanza che dà al Comune il potere di sostituirsi ai privati che non puliscono i loro terreni». Il Comune ha messo in piedi una macchina che già da ora fronteggia l’emergenza. «Dopo una prima riunione tecnica due mesi fa con forestale e vigili del fuco abbiamo avviato una campagna di prevenzione – spiega l’assessore alla Sicurezza Ivana Russu–. Abbiamo fatto un censimento dei terreni e per prima cosa ripulito quelli comunali. In particolare quelli più a rischio, a Murta Maria, a Enas, a Porto Istana e a San Pantaleo. Con l’istituto Panedda abbiamo anche realizzato un depliant che spiega quali sono i comportamenti da evitare in caso di incendio e come prevenire comportamenti che possono causare roghi. I ragazzi hanno fatto le illustrazioni». L’assessore all’Ambiente Giovanna Spano ha messo l’accento sul lavoro già fatto. «Da qualche giorno le operazioni di sfalcio dei terreni del Comune è iniziata – afferma –. Da domani ci saranno 4 squadre al lavoro per completare i lavori». Il presidente dell’Autorità portuale Paolo Piro ha offerto la massima collaborazione dell’ente per sensibilizzare i passeggeri, e il manager di Geasar, Tore Casula, ha promesso che i depliant faranno parte di una campagna che la società porterà avanti in aeroporto. Disponibilità anche dal presidente della Confcommercio Italo Fara.

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    Alcuni minorenni dietro gli incendi in via Cina.

    C’è un luogo simbolo della città polveriera. È via Cina, una strada senza uscita che si affaccia dietro un’area verde che dall’ex artiglieria si allunga verso Tannaule. In mezzo un istituto superiore, l’Ipia. Lo scorso anno un incendio aveva rischiato di far scoppiare i bomboloni del gas dietro la scuola. Un esplosione evitata solo per il coraggio dei vigili del fuoco che nella notte erano riusciti a spegnere il rogo. Ma quest’anno già diverse volte qualcuno ha tentato di mettere fuoco in quell’area e il comandante del corpo forestale di Tempio, Giancarlo Muntoni, non ha dubbi. «È un gruppo di minorenni che stiamo per individuare – dice Muntoni –. Dico a loro e ai loro genitori che saremo inflessibili. Ricordo che per il reato di incendio doloso è prevista la reculsione da 4 a 10 anni. E la faremo rispettare. Mettere fuoco non è una ragazzata, è un atto gravissimo che mette a repentaglio delle vite umane. È fondamentale che le norme vengano rispettate per evitare tragedie. Via Cina è un punto sensibile e continueremo a vigilare con la massima attenzione».

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    «Già sanzionati 20 proprietari di terreni».

    Non solo prevenzione, da qualche settimana è partita anche la campagna di controlli da parte dell’amministrazione. «Per ora abbiamo sanzionato 20 proprietari che non hanno rispettato l’ordinanza e non hanno ripulito il terreno – spiega il comandante della polizia locale Gianni Serra –. Fino a oggi abbiamo fatto 460 controlli, ma siamo all’inizio. La più grande difficoltà che incontriamo è individuare i proprietari dei terreni. Spesso serve un lungo lavoro per rintracciarli. Ma con questa attività facciamo anche un’altra importante attività. Creiamo un archivio in cui sono catalogati tutti i proprietari delle aree intorno e dentro la città. Un database che in seguito tornerà utile. Le prime sanzioni sono arrivate ai proprietari dei terreni su cui è passato l’incendio di Spiritu Santu. Nei prossimi giorni intensificheremo l’attività di controllo e di monitoraggio dei terreni. Un lavoro indispensabile per evitare che i roghi divampino all’interno della città».

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    IN CIFRE.

    500 – GLI INCENDI AVVENUTI IN CITTÀ NEGLI ULTIMI 15 ANNI, UN RECORD
    249 – GLI ETTARI DI MACCHIA MEDITERRANEA ANDATA IN FUMO IN GALLURA NEI ROGHI DEL 2012
    600 – LE PERSONE SUL CAMPO PER SPEGNERE GLI INCENDI
    2500 – GLI ETTARI BRUCIATI NEI ROGHI IN CITTÀ

  10. luglio 12, 2013 alle 7:58 pm

    da La Nuova Sardegna, 12 luglio 2013
    Incendi, canadair in azione alle porte di Ittiri.
    Il rogo sta bruciando macchia mediterranea e pascoli a Monte Unturzu. Sul posto anche due elicotteri: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2013/07/12/news/incendi-canadair-in-azione-alle-porte-di-ittiri-1.7408586

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    da L’Unione Sarda on line, 12 luglio 2013
    Allarme incendi nell’Isola. Canadair in azione a Ittiri: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/07/12/allarme_incendi_nell_isola_canadair_in_azione_a_ittiri-6-322150.html

  11. luglio 16, 2013 alle 2:53 pm

    siamo alla follìa. Una follìa cialtrona.

    da Greenreport, 11 luglio 2013
    La conseguenza delle disposizioni del D.L. 1 luglio 2013 n. 78.
    Niente carcere per chi incendia un bosco: il regalo per i criminali ambientali è servito
    La notizia arriva in piena stagione di allerta rischio per gli incendi boschivi. (Maurizio Santoloci): http://www.greenreport.it/news/diritto-e-normativa/niente-carcere-per-chi-incendia-un-bosco-il-regalo-per-i-criminali-ambientali-e-servito/#sthash.zhevcHz3.dpuf

  12. Mara
    luglio 16, 2013 alle 6:24 pm

    Ho segnalato l’articolo a Il Fatto Quotidiano e al Blog di Grillo, vediamo se ne parlano.
    E’ una notizia che andrebbe pubblicata in prima pagina su tutti i giornali, invece di parlare del cerebroleso della lega. Sono certa che la maggioranza degli italiani si ribellerebbe a tanto stupido e miope scempio del nostro ambiente.
    (o sono troppo ottimista?)

  13. luglio 24, 2013 alle 6:31 pm

    da La Nuova Sardegna, 24 luglio 2013
    Domenica a Tempio Giornata della memoria contro gli incendi: potrebbe diventare mondiale.
    La manifestazione si aprirà domenica sulla collina di Curraggia nel trentennale di uno dei più tragici incendi della storia dell’isola con nove morti e 15 feriti nel tentativo di domare il muro di fiamme: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2013/07/24/news/domenica-a-tempio-giornata-della-memoria-contro-gli-incendi-potrebbe-diventare-mondiale-1.7471874

  14. luglio 25, 2013 alle 2:50 pm

    da L’Unione Sarda, 25 luglio 2013
    Meno incendi, preoccupa l’ondata di caldo: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20130725090604.pdf

    ___________________________

    da La Nuova Sardegna, 25 luglio 2013
    ITTIRI. Le fiamme minacciano le case. Violento rogo alla periferia del paese, bruciati oltre 60 ettari. (Vincenzo Masia)

    ITTIRI. Erano da poco trascorse le 11 quando è scattato l’allarme generale per un pericoloso incendio che minacciava la periferia del paese. I mezzi della Protezione civile, della Forestale e dei vigili del fuoco si sono precipitati in località “Maria Rosa”, alla periferia del paese, per domare le fiamme che camminavano veloci agevolate da un leggero vento che, fortunatamente, soffiava in direzione sud, allontanando le fiamme dal centro abitato. Tuttavia le ampie e dense nubi di fumo sprigionate dal fuoco che bruciava stoppie e macchia mediterranea incutevano paura perché a quell’ora il termometro segnava 34 gradi. È stato quindi necessario chiedere l’intervento dei mezzi aerei. In pochi minuti hanno fatto la loro apparizione due elicotteri che, individuato un laghetto a non più di un chilometro di distanza dall’incendio, in un baleno hanno iniziato a scaricare tonnellate di acqua sulle lingue di fuoco che ormai avevano raggiunto dimensioni preoccupanti, minacciando le prime case del centro abitato. I responsabili del coordinamento hanno richiesto e ottenuto l’invio di u terzo elicottero e di un Canader. Nel volgere di qualche ora l’incendio è stato domato e immediatamente i mezzi a terra hanno procedevano alla bonifica di tutta la superficie attraversata dalle fiamme valutabile nell’ordine di oltre 60 ettari. Sono in corso le indagini per stabilire l’origine dei due incendi. Scampato pericolo per le abitazioni e per le persone ma un disastro per la vegetazione e una riserva di caccia autogestita la cui selvaggina stanziale (lepri, pernici e conigli) ha subito danni gravissimi.

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    SAN GAVINO. Il fuoco sfiora le aziende agricole. Incendio di probabile origine dolosa al confine con Villacidro. (Luciano Onnis)

    SAN GAVINO. Fiamme, ieri pomeriggio, un vasto tratto delle campagne fra San Gavino e Villacidro, nelle località Grui e Su Concu, vicino alla zona industriale, dove sono bruciati 50 ettari di pascolo cespugliato e altri 10 di forestazione produttiva di eucalipti. Il rogo si è avvicinato, tenuto comunque sotto controllo a distanza di sicurezza, a una decina di aziende ovine e ad alcune casette rurali. Non sono però sfuggiti al fuoco diversi animali selvatici come conigli e volpi, trovati morti bruciati sul terreno durante le operazioni di spegnimento e di bonifica. Le prime colonne di fumo si sono levate intorno alle 15 in più punti – da qui la deduzione che l’incendio sia di origini dolose –, con il fronte del fuoco che è andato allargandosi progressivamente per il vento di scirocco che ha alimentato le fiamme. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Sanluri, diverse squadre del Corpo forestale e della Protezione civile provinciale. Poi è stato necessario richiedere il supporto dei mezzi aerei quando il rogo si è esteso ulteriormente e le squadre a terra non erano più in grado di arginarlo. Particolare impegno hanno richiesto le fiamme che si dirigevano verso le aziende agricole sparse nella zona e qualche casetta di campagna. Non c’è stata comunque alcuna situazione di pericolo e il fuoco è stato domato intorno poco prima delle 18, ma poco più tardi alcuni focolai hanno ripreso a bruciare richiamando sul posto le squadre di Forestali e della Protezione civile. L’ulteriore operazione di bonifica è andata avanti fino al primo buio della sera.

    ———————

    La follia dei piromani ha ucciso 67 volte. Tante le vittime dal 1945, tra loro anche due bambini. In aumento gli incendiari minorenni.

    CAGLIARI. Il grande manifesto che annuncia il trentesimo anniversario della strage di Curragghja ha stampato al centro un grido di dolore prossimo alle lacrime. Perché stavolta i confini dell’isola non sono tracciati dai 4 punti cardinali, bensì dai nomi dei 67 morti che dal 1945 a oggi sono state le vittime in quella folle guerra scatenata dai piromani e che purtroppo continua oggi, con un’altra notizia sconcertante: sono in aumento gli incendiari non ancora maggiorenni. È stato detto a Cagliari, in occasione della presentazione della Giornata della Memoria. Significa che molte delle campagne destinata a diffondere la “buona educazione ambientale” hanno fallito, o il messaggio non è passato dove doveva attecchire, nelle scuole. Eppure, in quella Sardegna di croci, c’è una vittima-bambino: è Tonino Tanca, 13 anni, travolto e ucciso dalle fiamme, a Bessude, nell’ormai lontano agosto del 1988. Ad aprire questa lista da brivido sono i sette operai forestali morti nel 1945 ad Anela. Quasi a mani nude Settimio Farina, Antonio Loi, Salvatore Paoni, Giovanni Sanna Antonio Satta, Giovanni Sini Silvestro Virdis provarono a fermare l’inferno di fuoco, furono inghiottiti. Poi ci sono i volontari che nel 1957, a Buddusò, finirono per essere abbattuti da una furia di fiamme: Giovanni Sanciu e Giovanni Porcu. Vent’anni dopo, a Vallermosa, a cadere è l’operaio forestale Nino Muntoni, e qualche tempo più tardi è un elicottero dell’antincendio a schiantarsi sul Limbara: muoiono Stefano Narucci, Lorenzo Cozzolino e Agostino Sanna. L’estate del 1983 è una mattanza: un morto a Benetutti e poi i 9, tutti insieme il 28 luglio a Curragghja. Quattro anni dopo la striscia mortale continua con altri piloti dell’antincendio, fino a quando nel 1989, a San Teodoro, a essere uccisi sono 4 turisti in fuga da villette e villaggi in fiamme. Dopo neanche un mese, stavolta a Portisco, a morire è ancora chi è in vacanza: 13 turisti, fra loro anche una ragazza romana incinta e un bambino di due anni, Giuseppe D’Amato. Poi ancora vittime, fino all’ultima, quella sistemata più a sud nella cartina della tragedia: il 23 giugno 2013, a Monti, la data della 67esima croce, quella del barracello Pinuccio Marini.

  15. luglio 26, 2013 alle 2:50 pm

    A.N.S.A., 25 luglio 2013
    Licenziato appicca rogo per vendetta. Ex dipendente Abbanoa ai domiciliari,sorpreso con cerini in mano. (http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2013/07/25/Licenziato-appicca-rogo-vendetta_9075563.html)

    CAGLIARI, 25 LUG -Era stato licenziato da Abbanoa, il gestore delle risorse idriche in Sardegna e voleva vendicarsi.
    Queste le ragioni che avrebbero spinto Giuliano Ferru, 40 anni, ad appiccare un incendio in via Is Cornalias, a Cagliari, nelle vicinanze della sede di Abbanoa e accanto ai parcheggi dell’ ospedale Brotzu. L’uomo, che si trova attualmente agli arresti domiciliari, è stato sorpreso dagli agenti della Squadra Volante mentre con dei fiammiferi appiccava il fuoco a un cumulo di sterpaglie.

    ________________________________

    da Sardinia Post, 25 luglio 2013
    Cagliari, licenziato Abbanoa appicca fuoco per vendetta. Arrestato dalla Polizia: http://www.sardiniapost.it/cronaca/cagliari-fiamme-vicino-ai-parcheggi-dellospedale-brotzu/

    __________________________

    da L’Unione Sarda on line, 26 luglio 2013
    Attentato incendiario contro Abbanoa. Arrestato un ex dipendente dell’azienda: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/07/25/cagliari_rogo_contro_abbanoa_autore_arrestato_e_un_dipendente_licenziato_dalla_societ-6-323550.html

    __________________________

    da Casteddu online, 25 luglio 2013
    Scoperto il piromane del Brotzu: arrestato un ex dipendente di Abbanoa. (Rossella Brenna): http://www.castedduonline.it/scoperto-piromane-brotzu-arrestato-ex-dipendente-abbanoa

  16. luglio 28, 2013 alle 11:04 pm

    da CagliariPad, 28 luglio 2013
    L’Isola brucia, 13 incendi. In azione elicotteri e canadair.
    Roghi in Sardegna, favoriti dal caldo e dallo scirocco. Colpite Aritzo, Bonorva, Orroli, Borore, Nuraminis, Morgongiori, Nurri e Girasole. Mezzi aerei per salvare la boscaglia di Guspini: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=4115

    _____________________

    da L’Unione Sarda on line, 28 luglio 2013
    Allarme incendi, l’Isola brucia. In azione elicotteri e canadair: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/07/28/allarme_incendi_l_isola_brucia_in_azione_elicotteri_e_canadair-6-323816.html

    __________________________

    da La Nuova Sardegna on line, 28 luglio 2013
    Incendi, Canadair ed elicotteri in azione in mezza Sardegna.
    Almeno tredici roghi sono divampati in diversi centri dell’isola, favoriti anche dal grande caldo e dal forte vento di scirocco: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2013/07/28/news/incendi-canadair-ed-elicotteri-in-azione-in-mezza-sardegna-1.7492614

  17. luglio 29, 2013 alle 2:50 pm

    dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna, 28 luglio 2013
    Incendi: celebrazione a Tempio per la “Giornata regionale della memoria”.
    Le celebrazioni di quest’anno ricadono nel trentennale della tragedia di Curragia, ma sono servite anche per onorare la memoria di tutte le vittime del fuoco in Sardegna in oltre mezzo secolo: da Anela nel 1945 a Monti, il 23 giugno 2013: http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=235443&v=2&c=148&t=1

  18. luglio 29, 2013 alle 4:53 pm

    da Casteddu online, 29 luglio 2013
    Maxi incendio a Calamosca nella zona militare: paura anche in spiaggia: http://www.castedduonline.it/max-incendio-calamosca-zona-militare-paura-anche-spiaggia

    ______________________

    da CagliariPad, 29 luglio 2013
    Brucia la città: incendi a Calamosca e in via dei Valenzani. Chiuso l’Asse mediano.
    Diversi focolai sono divampati dal pomeriggio. Tre squadre dei vigili del fuoco sono dovute intervenire nei pressi del centro commerciale il Globo mentre la polizia bloccava il traffico sulla strada a scorrimento veloce: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=4134

  19. luglio 30, 2013 alle 8:26 pm

    da La Nuova Sardegna on line, 30 luglio 2013
    Incendio a Sardara, le fiamme minacciano le case.
    Un vasto incendio è scoppiato nel primo pomeriggio nella periferia dl paese. Momenti di preoccupazione quando le fiamme hanno lambito alcune abitazioni: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2013/07/30/news/incendio-a-sardara-le-fiamme-minacciano-le-case-1.7503041

  20. settembre 4, 2013 alle 2:53 pm

    da La Nuova Sardegna, 4 settembre 2013
    Arrestato il piromane di Capo Figari. (http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/09/04/news/maxi-rogo-a-capo-figari-arrestato-piromane-di-24-anni-1.7684659) Scoperto dalla Forestale con il cerino in mano mentre appiccava il rogo che ha distrutto un paradiso ambientale. (Giampiero Cocco)

    GOLFO ARANCI. Quando i rangers della forestale hanno bussato, ieri pomeriggio, alla porta di casa di Mirko Morlè, 24 anni di Golfo Aranci, il giovane li ha accolti e salutati come vecchi amici. Mirko è finito in cella, nel supercarcere di Nuchis, con l’accusa d’aver dato origine all’immenso rogo che, il 24 giugno scorso, una giornata di maestrale, si è allargato a macchia d’olio dalla periferia di Golfo Aranci verso Monti Ruiu e le splendide insenature di Cala Moresca, l’attigua Cala Greca e il promontorio di Capo Figari. Un gigantesco rogo che ha incenerito quasi cinquecento ettari di macchia mediterranea, cresciuta rigogliosa a dispetto della perenne siccità in un territorio già attraversato dalle fiamme 50 anni fa, quando era ancora vivo il mitico proprietario di quella montagna che si immerge nel mare di Golfo Aranci: il possidente calangianese Antonio Tamponi. L’arresto di Mirko Morlè era atteso da tempo, un’ordinanza di custodia cautelare richiesta all’indomani di quel grave incendio dalla procura della Repubblica. I magistrato inquirente, Elisabetta Atzori, aveva sorvolato a lungo, su un elicottero della Forestale, quei costoni trasformati in una landa nera per rendersi conto di persona del danno ecologico, paesaggistico e ambientale causato dalle fiamme. Un incendio la cui matrice è ancora molto incerta, essendo il responsabile materiale di quel rogo– Mirko Morlè, il quale avrebbe anche confessato – affetto da turbe psichiche che, quasi certamente, faranno richiedere ai suoi difensori una perizia psichiatrica. A incastrare il giovane, cerino alla mano, erano state le telecamere di sicurezza: i filmati l’avevano ripreso mentre, alla periferia della città, in via Guglielmo Marconi, dava fuoco alle stoppie.Il vento di maestrale, che quel giorno soffiava a oltre sessanta chilometri all’ora, aveva fatto il resto. Il forno del fuoco si era diviso su due fronti, uno dei quali si era spinto verso Cala Moresca e Cala Greca, le due spiagge a est di Golfo Aranci, davanti all’isolotto di Figarolo. Le fiamme imperversarono per tutto il pomeriggio, mentre gli uomini dell’apparato antincendio – vigili del fuoco, forestali e volontari della protezione civile – cercavano di arginare le fiamme dalle zone accessibili con le autobotti. L’incendio venne spento, a tarda sera, dopo l’intervento (contestatissimo, per via delle lungaggini burocratiche sul suo impiego nella zona delle operazioni) di un Canadair inviato sul posto dal centro di coordinamento di Roma. Nel frattempo le indagini per risalire al responsabile di quell’incendio erano già state avviate dagli uomini del nucleo investigativo del corpo forestale di Tempio, coordinati dal capo dell’ispettorato Giancarlo Muntoni. Poche ore e i sospetti si accentrarono sul giovane finito ieri in carcere, un ragazzo che, stando alle prime indicazioni, avrebbe manifestato più di un problema psichico . Stamattina, nella sede di Tempio del comando forestale, in viale Kennedy, sarà illustrata, nel corso di una conferenza stampa, l’attività d’indagine che ha portato all’arresto di Mirko Morlè. Il quale, nelle prossime ore, sarà sentito dal gip Marco Contu nel corso dell’interrogatorio di garanzia. L’incendio di Capo Figari è stato il primo rogo a essere appiccato, in Gallura durante la campagna antincendio 2013. Un rogo le cui ferite ambientali tarderanno a rimarginarsi, essendo i terreni sui quali ha imperversato il fuoco in gran parte rocciosi e a rischio di desertificazione per il dilavamento del terreno.

    ——————————————–

    Incendiari nel mirino dei rangers. Santu Lussurgiu, sono stati avvistati dalle vedette mentre partivano le fiamme.

    SANTU LUSSURGIU. Domenica scorsa il fuoco ha mandato in fumo 10 ettari e lunedì pomeriggio altri 15 sono andati a fuoco nella zona di “Fruttighe”, tra San Leonardo e Borore. Secondo la Forestale, dietro l’ennesimo rogo ci sarebbe la mano dell’uomo. Sarebbe stata una delle vedette dell’Ente foreste a individuare, domenica scorsa, il presunto piromane che appiccava il fuoco lungo la strada provinciale che collega la borgata montana con la strada per Macomer.La vedetta avrebbe notato, infatti, una persona nelle vicinanze della zona dove si sono sviluppati ben tre incendi. Il tempestivo intervento delle terra, dei forestali e dei vigili del fuoco aveva evitato che il focolaio si estendesse alla zona boscata, già minacciata all’inizio dello scorso mese di agosto. Alla fine i danni erano stati contenuti. Ma lunedì sera quasi sicuramente lo stesso piromane ha voluto proseguire la sua azione devastante appiccando le fiamme in due posti differenti Il tempestivo allarme arrivato nella sala operativa di Fenosu, che ha coordinato gli interventi delle squadre a terra, ha permesso di limitare i danni. Che sono stati comunque ingenti. Sul posto hanno operato sino a tarda sera squadre dei vigili del fuoco, della forestale e dell’ente foreste e questi ultimi hanno lavorato sino a notte fonda per bonificare il territorio percorso dalle fiamme. Alla fine, il bilancio parla di 15 ettari circa di pascolo cespugliato distrutti. Ma per questo incendio, non sarebbe stato individuato nessuno, al contrario di quanto accaduto domenica. Le preziose informazioni delle vedette sono ora al vaglio dell’apposito nucleo operativo della forestale di Oristano. Gli elementi raccolti dalle testimonianze e l’ausilio degli strumenti tecnologici dei quali dispongono i ranger potrebbero fare luce al più presto sulle cause di questi incendi. In particolare permetterebbero di individuare il presunto piromane individuato dalle vedette dell’Ente foreste. Purtroppo non è la prima volta che questo accade. Come si ricorderà, infatti, il mese scorso la Forestale aveva individuato e arrestato un pensionato di 77 anni di Arcidano. Secondo la Forestale, il pensionato sarebbe stato responsabile di una serie di incendi appiccati nella zona di “Serra Pomposu” e “S’enna Faisole” nel territorio di Arcidano. (e. s.)

    _________________________________________

    da L’Unione Sarda, 4 settembre 2013
    Golfo Aranci. Due mesi di indagine degli uomini della Forestale. Arrestato il giovane sotto accusa per il rogo nell’oasi di Capo Figari: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130904084751.pdf

  21. settembre 5, 2013 alle 4:47 pm

    da La Nuova Sardegna, 5 settembre 2013
    Incendio di Capo Figari, caccia aperta ai mandanti. Interrogato in carcere il piromane di Golfo Aranci fa scena muta davanti al Gip Muntoni: «I nostri investigatori sono al lavoro, presto chiuderemo il cerchio». (Giampiero Cocco)

    TEMPIO. Mirko Morlè, il ventiquatrenne di Golfo Aranci finico in carcere per l’incendio di Capo Figari, non ha voluto parlare con il giudice. Ieri mattina, durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Marco Contu, il giovane golfarancino si è avvalso della facoltà di non rispondere. La sua versione dei fatti, d’altronde, l’aveva già raccontata agli investigatori della vigilanza ambientale, che sin dal primo crepitare di fiamme sulle alture di Capo Figari e le coste di Cala Moresca e Greca avevano appuntato i loro sospetti su Mirko Morlè. «Ho dato fuoco al monte perché mi hanno mandato», si legge nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato nel carcere di Nuchis il giovane incendiario, parole che hanno aperto un fronte investigativo non ancora concluso. «Sulle motivazioni e sui presunti mandanti di quel devastante rogo – ha spiegato ieri mattina, durante la conferenza stampa Giancarlo Muntoni, il capo dell’ispettorato forestale gallurese – i nostro investigatori sono ancora al lavoro. Il loro ruolo e le loro finalità sono al centro delle nostre attenzioni, e riteniamo, a breve di poter chiudere il cerchio anche attorno a loro». Un rogo su commissione, dunque, ideato per dare segnali inequivocabili a qualcuno del paese. Il movente non è stato svelato dagli investigatori, che ritengono, dopo mesi di indagini, d’aver acciuffato il bandolo di una intricata matassa che ha avuto come terminale il giovane, manipolabile per la sua fragilità psichica. Problemi che però, almeno stando alle prime indiscrezioni, non comporterebbero una patologia mentale grave al punto da disporre un accertamento neuropsichiatrico. Resta da capire, e questo è il punto focale sul quale si stanno concentrando gli investigatori, cosa sia stato promesso al giovane piromane per mettere in atto, in una giornata di maestrale, un atto ritorsivo che ha portato all’incenerimento di mezzo promontorio di Capo Figari. I postumi di quel disastroso incendio sono ancora ben visibili sul territorio, con una larghissima ferita scura che attraversa il verde della macchia mediterranea – gli ettari andati a fuoco sono oltre cinquecento, tanto da essere nitidamente visibili e individuabili nelle fotografie satellitari trasmesse da una società specializzata alla Regione Sarda – mentre la fuliggine e le ceneri ricoprono, oltre che le aree attraversato dal fuoco, anche i fondali cristallini di Cala Moresca e Cala Greca, le cui candide sabbie sono attraversate da lunghe striscie nere. Un danno ecologico, ambientale e paesaggistico inestimabile, anche se le capacità di riproduzione delle essenze mediterranee che caratterizzano la vegetazione autoctona locale sono straordinarie, basta aspettare le prime piogge per averne conferma. Un incendio in cerca di mandanti, dunque, mentre l’esecutore materiale, Mirko Morlè, è già stato bloccato e messo in condizioni di non ripetere tali “giochi” che, stando alle sue stesse ammissioni (intercettato da cimici e telefonini) avrebbe più volte messo in atto in segno di sfida o per far vedere «a qualcuno» la sua capacità di reazione. Mirko Morlè resterà in carcere in attesa che i suoi difensori valutino il da farsi. Nel frattempo a Golfo Aranci, nella zona attraversata dal rogo, gli esperti della forestale stanno effettuando sopralluogo per rilevare eventuali tracce di desertificazione.

  22. febbraio 4, 2015 alle 8:23 pm

    da La Nuova Sardegna, 4 febbraio 2015
    ISILI. Trovato il piromane che mandò in fumo 2.500 ettari di bosco.
    Rinviato a giudizio il presunto responbile del rogo che nell’agosto del 2013 distrusse 2.470 ettari nel Sarcidano. (Luciano Onnis): http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2015/02/04/news/trovato-il-piromane-che-mando-un-fumo-2-500-ettari-di-bosco-1.10799309

  23. febbraio 13, 2017 alle 10:19 pm

    assolto.

    da L’Unione Sarda, 13 febbraio 2017
    Incendio Capo Figari-Golfo Aranci: assolto perché incapace di intendere e di volere. (Andrea Busia): http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/02/13/incendio_capo_figari_golfo_aranci_assolto_perch_incapace_di_giudi-68-569621.html

  1. agosto 15, 2013 alle 4:09 pm

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