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Sardegna, un paradiso geneticamente alterato.


Carloforte, corso d'acqua con "schiuma"

Carloforte, corso d’acqua con “schiuma”

 

 

anche su La Nuova Sardegna (“I bambini avvelenati nell’Isola contaminata“), 18 maggio 2013

 

 

Nell’immaginario collettivo dei continentali, la Sardegna è l’isola del sole, del mare e delle vacanze, dove si respira aria buona e ricca di iodio. Magari i trasporti sono costosi e difficili, ma è un paradiso.

Forse non è proprio tutto così. Avvengono cose che altrove avrebbero determinato quasi certamente reazioni ben più determinate. Qui il silenzio di quasi tutti.

I 75 bambini delle scuole elementari e medie di Sarroch (CA) costituenti il campione della ricerca “presentano incrementi significativi di danni e di alterazioni del Dna rispetto al campione di confronto estratto dalle aree di campagna”(Burcei, in Provincia di Cagliari).

Questo è uno dei passaggi fondamentali della ricerca svolta da otto ricercatori di assoluta fama internazionale (Marco Peluso, Armelle Munnia, Marcello Ceppi, Roger W. Giese, Dolores Catelan, Franca Rusconi, Roger W.L. Godschalk e Annibale Biggeri) e pubblicata recentemente Sulla prestigiosa rivista internazionale di epidemiologia dell’Università di Oxford Mutagenesis.

Risultati altamente preoccupanti (per non dire altro) “in linea con quelli ottenuti da altri studi simili come quelli compiuti alla centrale termica di Taichung in Taiwan e a Pancevo, dove si trova il più grande polo petrolchimico della Serbia”, due fra i siti più conosciuti dagli epidemiologi quali luoghi a rischio di neoplasie e altre malattie provocate dall’inquinamento atmosferico.

Non è una novità, purtroppo.    Nel 2008 L’Università di Cagliari (Dipartimento di sanità pubblica, Sezione Medicina del lavoro) nel corso di una ricerca (Plinio Carta, Costantino Flore) affermò chiaramente la sussistenza di deficit cognitivi in un campione di bambini di Portoscuso, dovuto a valori di piombo nel sangue superiori a 10 milligrammi per decilitro. La letteratura medica indica un’associazione inversa statisticamente significativa tra concentrazione di piombo ematico e riduzione di quoziente intellettivo, corrispondente a 1.29 punti di QI totale per ogni aumento di 1 µg/dl di piomboemia.

Sarroch, raffineria gruppo Saras

Sarroch, raffineria gruppo Saras

Qualche reazione almeno “vivace”?   Neanche per sbaglio.

Che società è quella che permette silente l’avvelenamento dei propri bambini?

Rispetto ai deficit cognitivi  e alle alterazioni del d.n.a. infantili è quasi un “sollievo” la semplice maggiore incidenza di tumori, leucemie e mortalità degli adulti determinati dall’inquinamento industriale.

Per esempio, a Porto Torres, fra i lavoratori dell’area industriale, “sia per gli uomini sia per le donne sono presenti eccessi per il tumore del fegato … e la leucemia mieloide, mentre nella popolazione residente dei Comuni interessati dall’area industriale “sono stati osservati eccessi di mortalità per tutte le cause, le malattie dell’apparato digerente, i tumori maligni e il tumore del fegato, inoltre “si trovano eccessi significativi per tumore del fegato, tumore polmonare e tumore della prostata.          Infine, dal Registro tumori sassarese, si riscontrano “sia negli uomini sia nelle donne, aumenti per tutti i tumori maligni e tumore del colon, fegato e polmone (Rapporto S.E.N.T.I.E.R.I. – studio epidemiologico, Ministero della salute, aree industriali di Porto Torres, 2012).

Non è un caso che in Sardegna vi sia la maggiore estensione nazionale di siti contaminati:  complessivamente 447.144 ettari rientrano nei due siti di interesse nazionale (S.I.N.) per le bonifiche ambientali del Sulcis-Iglesiente-Guspinese (D.M. n. 468/2001) e di Sassari-Porto Torres (L.n. 179/2002). Recentemente (31 gennaio 2013) è stato riclassificato quale sito di interesse regionale (S.I.R.) l’Arcipelago della Maddalena (O.P.C.M. 19 novembre 2008).

Evitiamo una volta tanto vittimismo e ignavia, è necessario realizzare bonifiche ambientali, riconversioni economico-sociali e anche almeno un po’ di giustizia. Con un impegno in prima persona.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Portoscuso, polo industriale di Portovesme

Portoscuso, polo industriale di Portovesme

(foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

  1. maggio 19, 2013 alle 8:05 am

    L’ha ribloggato su barbatustirolese.

  2. capitonegatto
    maggio 19, 2013 alle 9:18 am

    Le bonifiche di cio’ che e’ stato gia emesso , haime’ e’ quasi impossibile , costosissimo , e con risultati molto dubbi . Sarebbe invece prioritario far diminuire in modo significativo le attuali emissioni da parte di chi continua a produrre beni , ma anche veleni.
    Se la provincia di Taranto, ma anche la regione, non avesse coperto l’uso criminale di una discarica all’interno dell’ILVA, non si parlerebbe poi di bonifica.

  1. maggio 19, 2013 alle 11:16 am

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