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Tuvixeddu, banco di prova di civiltà, buon senso, intelligenza.


Cagliari, Tuvixeddu, area archeologica

Cagliari, Tuvixeddu, area archeologica

anche su Il Manifesto Sardo (“Tuvixeddu, banco di prova di civiltà”), n. 146, 16 maggio 2013

 

 

Continua la storia infinita del Colle di Tuvixeddu, la più importante area archeologica sepolcrale punico-romana del Mediterraneo.

E’ certamente un bel pezzo d’identità cagliaritana, ne è stata il cimitero cittadino per più di mille e cinquecento anni, dalla fondazione della Krly punica alla Santa Igia giudicale, e può essere un grandissimo richiamo culturale e turistico per la città e l’intera Sardegna.

Per ora è ancora un campo di contesa, se non di battaglia vera e propria.  

Si è recentemente concluso il dibattimento penale  su presunti abusi compiuti nell’area archeologica di Tuvixeddu (Cagliari):  il pubblico ministero Daniele Caria aveva chiesto quattro condanne e due assoluzioni,  ma il Tribunale di Cagliari (I Sezione), presieduto da Mauro Grandesso, ha statuito la condanna soltanto dell’ex Soprintendente ai beni archeologici Vincenzo Santoni a un anno di reclusione, interdizione dai pubblici uffici, pagamento delle spese processuali con i benefici della condizionale e della non menzione per aver dichiarato falsamente che le ulteriori tombe rinvenute fossero nell’area già tutelata con il vincolo storico-archeologico.    Assoluzione per l’altro capo di imputazione (abuso d’ufficio).

Assoluzioni e prescrizioni per l’archeologa Donatella Salvi, per i dirigenti comunali Paolo Zoccheddu e Giancarlo Manis, per l’imprenditore Raimondo Cocco e il direttore dei lavori Fabio Angius.

Cagliari, Tuvixeddu, atti di vandalismo su tombe puniche

Cagliari, Tuvixeddu, atti di vandalismo su tombe puniche

Dal primo grado di giudizio è emerso che l’attestazione dell’allora Soprintendente Santoni riguardante l’assenza di scoperte di ulteriori sepolture al di fuori dall’area tutelata non corrispondesse a verità.

Qualche giorno prima il Collegio arbitrale (il magistrato in pensione Gianni Olla, il docente universitario romano Nicolò Lipari, il presidente emerito della Corte costituzionale Franco Bilé) ha emesso il suo lodo e, concedendogli più di 70 milioni di euro di indennizzo, sarebbe pienamente favorevole alle pretese della Nuova Iniziative Coimpresa del Gruppo Cualbu, finora uscito soccombente nelle ultime pronunce della giustizia amministrativa. Un componente del Collegio (il dott. Gianni Olla) sarebbe stato fortemente contrario, ma in minoranza.    La stessa relazione tecnica dell’advisor Deloitte s.p.a. è all’attenzione della magistratura.

Ovviamente si è riaperto pesantemente lo scontro fra l’attuale Presidente della Regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci e il suo predecessore, Renato Soru, autore delle politiche di salvaguardia oggetto di contestazione.

Cagliari, Tuvixeddu, tomba punica con disco rosso

Cagliari, Tuvixeddu, tomba punica con disco rosso

Non conoscendo il testo del lodo arbitrale, non è possibile una sensata analisi e valutazione delle argomentazioni esposte, delle conclusioni e delle statuizioni finali, analogamente alla relazione di minoranza.   Solo una previsione: con elevata probabilità sarà esperito dalla Regione ricorso alla Corte d’Appello di Roma.

Nonostante la situazione fluida determinata dal perdurante contenzioso, esiste – come detto in varie occasioni – una via per raggiungere l’obiettivo della piena salvaguardia del Colle di Tuvixeddu e della realizzazione del grande parco archeologico-ambientale.     Il piano urbanistico comunale di Cagliari dev’essere adeguato alle previsioni del piano paesaggistico regionale mediante lo strumento della co-pianificazione Ministero Beni e Attività Culturali – Regione – Comune, in seguito dovrà esser modificato di conseguenza l’accordo di programma immobiliare (finora mai rescisso né oggetto di recesso da parte di alcuna parte) e in tale sede saranno previsti indennizzi, eventuali permute, ecc. per chiudere definitivamente ogni contenzioso.

Fino ad allora non vi potrà essere nessun intervento sull’area Tuvixeddu – Tuvumannu, ma anche – purtroppo – nessuna certezza sul versante della tutela e della corretta fruizione e valorizzazione di un bene culturale unico al mondo.  Sarebbe ora di voltare definitivamente pagina e di risolvere una volta per tutte una situazione che a Tuvixeddu fa solo del male.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

P.P.R., area di Tuvixeddu

P.P.R., area di Tuvixeddu

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. Shardana
    maggio 18, 2013 alle 8:28 am

    È veramente fuori da ogni logica che un bene unico al mondo e del mondo intero come giustamente dice Deliperi possa rischiare di sparire perchè gruppi di potere si muovono impunemente sotto la luce del sole con la possibilità di essere anche risarciti.Questa storia come tante in sardegna ha veramente dell’incredibile ma non possiamo come sardi prima di tuuto,permettere che tuvixeddu venga ulteriormente scempiato.Voi del GriG vi dovete fare portavoce di una protesta che vada oltre la sardegna perchè tuvixeddu è patrimonio dell’umanità.Un grazie ai Pm e a tutti quelli che non mollano

  2. maggio 19, 2013 alle 4:44 PM

    Non mi capita mai di fare commenti sui blog che leggo, ma in questo caso faccio un’eccezione, perché il blog merita davvero e voglio scriverlo a chiare lettere.

  3. Dianella
    maggio 19, 2013 alle 6:45 PM

    Tuvixeddu… una ferita aperta , come tante altre, provocata alla nostra terra e alla nostra storia da persone insipienti e accondiscendenti, con l’unico desiderio di entrare a far parte delle cricche esclusivistiche (di “mattonari”) che si spartiscono i beni che restano, anche se non sono di loro proprietà. e in spregio di qualunque regola!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Dianella

  4. maggio 25, 2013 alle 2:44 PM

    L’ha ribloggato su Il Blog di Fabio Argiolas.

  5. gennaio 3, 2014 alle 1:49 PM

    da L’Unione Sarda, 3 gennaio 2014
    Tuvixeddu, l’attesa infinita. Lavori in ritardo, l’assessore Marras: manca poco – Le opere sono cominciate più di dieci anni fa, ma è ancora tutto fermo. Da segnalare il rudere di villa Mulas, che sarebbe dovuto diventare un ristorante-vineria con vista sulla laguna di Santa Gilla, e villa Cossu-Murru, in viale Sant’Avendrace. (Michele Ruffi)

    Il cartello all’ingresso è sbiadito da dieci anni di sole e pioggia, ma la data di fine lavori si legge ancora: 14 novembre 2012. Proprio in quei giorni, con il cantiere ancora in alto mare, il sindaco annunciò in Tv che il parco di Tuvixeddu sarebbe stato riaperto entro il 2013. «Me lo auguro», disse Zedda, ritoccando le prime previsioni sulla fine delle opere, iniziate nel 2003. Invece per ora sul colle, dove nel frattempo si registrano presenze record durante le (poche) aperture straordinarie, non si vede nemmeno un operaio. L’appalto, che dovrebbe restituire alla città una parte della necropoli, «è quasi al termine», dice l’assessore ai Lavori pubblici Luisa Anna Marras. Nessuna previsione però: «Non c’è stato nessun problema», assicura, «ma solo il bisogno di condividere alcune scelte con la soprintendenza, che segue il cantiere passo per passo. Se c’è stato qualche rallentamento è legato al maltempo: quando piove siamo costretti a chiudere tutti i cantieri all’aperto».
    L’INTERVENTO. Paradossalmente, l’intervento invece che aggiungere costruzioni le ha tolte: l’obiettivo del progetto, da quando si è insediata la Giunta Zedda, è sempre stato quello di ridurre l’impatto delle gigantesche “fiorirere” – su cui indagò la Procura della Repubblica – e delle altre strutture già realizzate prima del sequestro dell’area da parte della magistratura. Ma a parte poche novità, come la tettoia installata all’ingresso di via Falzarego, qui tutto si è fermato al 2006, quando arrivarono i vincoli della soprintendenza. Sul versante di via Is Maglias rimangono ancora i segni di quella che rischia di passare alla storia come una delle più grandi incompiute della storia della città: il tunnel sotterraneo che avrebbe dovuto collegare la zona di via Cadello a via San Paolo. Gli scavi costeggiano via Castelli e si fermano davanti alla facoltà di ingegneria, dove il traffico è deviato da sette anni come se il cantiere fosse ancora attivo.
    VILLA MULAS. Poi c’è il rudere di villa Mulas, che sarebbe dovuto diventare un ristorante-vineria di lusso, con vista sulla laguna di Santa Gilla. Anche il questo caso, come il resto del progetto edilizio, tutto è congelato. Per non parlare di villa Cossu-Murru, in viale Sant’Avendrace: sarebbe dovuta diventare la “porta” nobile del parco, ma questo futuro è ancora lontano. «Su quel versante del colle c’è un forte degrado: centinaia di tombe puniche sono abbandonate, piene di acqua piovana, erbacce e rifiuti», racconta Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente. «Anche la zona dove è stato imposto il vincolo minerario doveva essere messa in sicurezza ma non è stato fatto nulla. Perché? Manca un’autorità, un coordinamento generale: il Comune deve accelerare il processo di co-pianificazione con la Regione. L’unica cosa positiva è che il progetto iniziale, insieme al completamento del tunnel», sostiene Tiana. Legambiente chiede da tempo una legge regionale per il “riconoscimento del Parco”. E soprattutto per finanziare la sua gestione, una volta finiti i cantieri.

  6. marzo 8, 2015 alle 12:16 PM

    da Sardinia Post, 7 marzo 2015
    Tuvixeddu, 5 milioni dalla Regione per il restauro di Villa Laura: http://www.sardiniapost.it/cronaca/tuvixeddu-5-milioni-dalla-regione-per-il-restauro-di-villa-laura/

  1. maggio 18, 2013 alle 8:16 am

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