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Portovesme, traffico di rifiuti industriali a processo.


Cagliari, Palazzo di Giustizia, sit in ecologista

Cagliari, Palazzo di Giustizia, sit in ecologista

Nuova udienza del secondo troncone dell’unico procedimento n. 5890/2007 G.I.P. (e R.N.R. 2930/2007) concernente l’importantissima indagine condotta dai Carabinieri del N.O.E. di Cagliari su disposizione della Procura della Repubblica del capoluogo (p.m. Daniele Caria) relativamente al  traffico di rifiuti altamente pericolosi prodotti dagli impianti della Portovesme s.r.l. smaltiti illecitamente in cave del Cagliaritano e, addirittura, nella realizzazione di riempimenti stradali e piazzali degli ospedali

Aperto il 13 marzo 2012, il dibattimento è continuato con la deposizione del geologo e chimico Danilo Baldini (55 anni) di Iglesias, coordinatore della Tecnochem srl, il laboratorio che doveva certificare i rifiuti in uscita dagli impianti siderurgici della Portovesme s.r.l.

Si tratta del procedimento penale davanti al Tribunale di Cagliari, Sez. II, in composizione monocratica (giudice Massimo Poddighe), nei confronti di Massimo Pistoia (amministratore unico della Tecnoscavi), Lamberto Barca (gestore della società Gap service s.r.l.), di Stefano PuggioniGiampaolo PuggioniLarbi El Oualladi (dipendenti della Tecnoscavi) e Danilo Baldini (socio e coordinatore dell’area chimico-analitica del laboratorio di analisi Tecnochem s.r.l.).

Prossima udienza il 23 aprile 2013.

Portoscuso, polo industriale di Portovesme

Portoscuso, polo industriale di Portovesme

In precedenza, presso la Corte d’Appello di Cagliari, sez. II penale, si è aperto (12 dicembre 2012) il giudizio di secondo grado (n. 2012/960) riguardo il primo troncone del processo relativo al  traffico di rifiuti industriali.

Il primo grado di giudizio si era concluso lo scorso 28 febbraio 2012 con la dura sentenza del Tribunale di Cagliari (G.I.P. Giovanni Massidda) al termine del processo con rito abbreviato nei confronti di due dirigenti della Portovesme s.r.l.due anni e due mesi di reclusione per Maria Vittoria Asara (responsabile della gestione rifiuti dello stabilimento Portovesme s.r.l.) e due anni e otto mesi di reclusione per Aldo Zucca (responsabile del sistema Gestione ambientale della Portovesme s.r.l.), 1.800 euro per spese legali e separata liquidazione in sede civile per il risarcimento in favore delle parti civili.

La sentenza d’appello è prevista per l’1 marzo 2013.

Si ricorda che la Portovesme s.r.l. (gruppo Glencore) è stata ancora recentemente coinvolta nell’arrivo di fumi di acciaieria radioattivi in Sardegna.

In occasione di numerose udienze si è svolto un sit in promosso dal Comitato popolare Carlofortini preoccupati all’ingresso del Palazzo di Giustizia di Cagliari con le richieste di giustiziamonitoraggi ambientali e sanitarisalute pubblica.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra – parti civili nel presente procedimento penale (avv. Lia Pacifico) – esprimono decisa soddisfazione per l’importante pronunciamento giurisdizionale in favore della giustizia, della salvaguardia ambientale, della tutela della salute pubblica e assegnano grande importanza alle conclusioni di questi procedimenti penali, i primi in Sardegna relativi a traffici illeciti di rifiuti di origine industriale di tali proporzioni.

Ora è il momento della seconda parte e si attende un ulteriore risultato importante per il popolo inquinato, per l’ambiente, per la salute pubblica.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

Portoscuso, zona industriale di Portovesme

Portoscuso, zona industriale di Portovesme

 

 

 

da La Nuova Sardegna, 10 gennaio 2013

TRAFFICO DI SCORIE » IL PROCESSO.  «Ma quei rifiuti non erano pericolosi».  Si difende il geologo della Tecnochem incaricato di eseguire i test sugli scarti della Portovesme srl trasportati a Cagliari.  Mauro Lissia 

CAGLIARI. I fumi d’acciaieria, i famigerati rifiuti tossici prodotti dalla Portovesme srl sono arrivati a Settimo San Pietro e poi Cagliari sui cassoni degli autocarri, la consapevolezza del rischio legato al loro uso per realizzare strada c’era ed è documentata. Ma a sentire gli imputati sembra che la responsabilità di quel traffico sciagurato sia sempre di qualcun altro. Ieri è stato sentito in tribunale il geologo e chimico Danilo Baldini (55 anni) di Iglesias, coordinatore della Tecnochem srl, una società che doveva certificare l’eventuale pericolosità degli scarti di lavorazione per stabilire se potessero finire in una discarica normale o in una struttura di smaltimento speciale. Baldini è accusato di aver avallato nel 2006 con un test di comodo il trasferimento di materiale pericoloso alla discarica di Settimo San Pietro, gli esiti di quel test sono palesemente in contrasto con quelli dell’esame eseguito dal presidio multizonale di prevenzione. Baldini però ha respinto le accuse: «Forse l’analisi che ho compiuto su quel materiale non è stata completa – ha detto al giudice Massimo Poddighe, ribattendo a una contestazione del pm Daniele Caria – ma non ho commesso alcun falso perché quel rifiuto non era pericoloso». Secondo Baldini il test «di cessione» di cui era incaricato non doveva peraltro fornire indicazioni sulla natura e sul grado di pericolosità delle sostanze contenute nel materiale, ma sulla quantità che avrebbe potuto rilasciarne sul terreno. Il pm Caria ha letto in aula una sequenza di conversazioni con il responsabile del sistema di gestione ambientale della Portovesme srl Aldo Zucca – condannato a due anni e otto mesi in primo grado col rito abbreviato, il pg ha chiesto la conferma il appello, sentenza il primo marzo – nelle quali il geologo viene duramente ripreso e dove sembra delinearsi un accordo fra i due per taroccare i risultati delle analisi. Per l’accusa, Baldini avrebbe aiutato Zucca a «colmare dei vuoti» e a «inserire dati» su analisi inesistenti per dare alla Portovesme la possibilità di chiarire la propria posizione coi carabinieri del Noe, che indagavano sulla vicenda. Baldini ha respinto anche questo addebito. E’ stato esaminato anche Lamberto Barca (60 anni) di San Giovanni Suergiu, il gestore della Gap Service, la società incaricata dei trasporti dei materiali: l’imputato ha respinto le accuse, non sapeva nulla delle analisi sui materiali e non aveva alcuna idea – ha detto – di che cosa contenessero i detriti che la Portovesme gli chiedeva di trasportare. La vicenda è ormai nota: i fumi d’acciaieria prelevati alla Portovesme srl sono finiti in una discarica di Settimo San Pietro, diecimila tonnellate di una miscela di arsenico, piombo, zinco, cadmio, rame, nichel, fosfati e fluoruri. Poi le scorie, una quantità che corrisponde al carico di 700 autoarticolati, lavorate in mezzo ai materiali usati per costruire sottofondi di strade e aree di sosta. Una è quella di fronte all’oncologico Businco, a Cagliari. Tutto tra il 2005 e il 2007 e a scoprirlo sono stati i carabinieri del Noe. Oltre Baldini e Barca sono a giudizio ordinario l’amministratore della Tecnoscavi Massimo Pistoia (48 anni) di Monserrato, i dipendenti della società Stefano Puggioni (24 anni) e Giampaolo Puggioni (59) di Quartu e Larbi El Oualladi (38) di Bouznica (Marocco), residente a Selargius. I difensori sono Riccardo Floris per Pistoia, i due Puggioni e El Oualladi, Massimo Ledda per Barca, Francesco Secci per Baldini. Il processo va avanti il 23 aprile.

sit in 20 maggio 2011

sit in 20 maggio 2011

(foto T.C., S.D., archivio GrIG)

  1. icittadiniprimaditutto
    gennaio 11, 2013 alle 9:32 am

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. capitonegatto
    gennaio 11, 2013 alle 10:28 am

    E gli amministratori ed enti statali ,preposti al controllo del territorio, cosa hanno fatto per evitare questo disastro. Hanno controllato ? Hanno denunciato ?
    Se non vi sono azioni preventive di monitoraggio ed analisi delle “scorie” ,che si hanno in ogni attivita’ industriale , per ottenere un prodotto finito, i problemi di inquinamento ambientale continueranno . Caso emblematico e’ lo stabilimento dell’Ilva, dove bastava l’analisi visiva dei fumi neri in uscita dalle torri e dalle polveri che si sprigionavano dalle collinette di materiale di base , per capire l’enorme danno che tutto questo poteva procurare.
    Non aboliamo le provincie , ma diamo loro la piena responsabilita’ di controllo su tutte le attivita’ produttive del loro territorio , obbligandoli ad emettere e pubblicare reports periodici , secondo procedure codificate per ogni tipo di attivita’ industriale.

  3. gennaio 12, 2013 alle 10:07 pm

    Reblogged this on Il blog di Fabio Argiolas.

  4. gennaio 27, 2013 alle 10:56 pm

    da La Nuova Sardegna on line, 27 gennaio 2013
    Il ministero dell’Ambiente: allarme cloroformio nel Sulcis.
    La conferenza dei servizi sulle bonifiche aggiunge una nuova sostanza all’elenco dei veleni «Portovesme srl e Comune devono mettere in sicurezza le falde». Criticate anche Alcoa e Saras: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2013/01/27/news/il-ministero-dell-ambiente-allarme-cloroformio-nel-sulcis-1.6418539

  5. febbraio 18, 2013 alle 5:43 pm

    purtroppo non solo a Portovesme.

    da Sardinia Post, 18 febbraio 2013
    Cagliari, 17 rinvii a giudizio per traffico di rifiuti pericolosi: http://www.sardiniapost.it/cronaca/cagliari-17-rinvii-a-giudizio-per-traffico-di-rifiuti-pericolosi/

    ___________________________

    da L’Unione Sarda, 18 febbraio 2013
    Elmas, rifiuti pericolosi in aeroporto. Rinviati a giudizio i diciassette indagati: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/305015

    ___________________________

    da CagliariPad, 18 febbraio 2013
    Elmas, rifiuti pericolosi e tubazioni in amianto nell’aeroporto. Diciasette rinvii a giudizio.
    I reati vanno dal trasporto allo stoccaggio illecito. Il processo si aprirà il prossimo 9 maggio nelle aule della seconda sezione del Tribunale di Cagliari: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=1302

  6. Carlo Forte
    agosto 2, 2017 alle 12:11 pm

    I delinquenti e lo stato vanno a spasso insieme e legalizzano l’ennesimo compromesso.Gennaluas può continuare a inquinare il territorio legalmente.AFFANCULO

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