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Il piano urbanistico comunale di Capoterra, un piano a rischio alluvioni.


Capoterra, Rio S. Girolamo, serre travolte dalle alluvioni (1999, 2008)

anche su Il Manifesto Sardo (“Un piano a rischio alluvioni“), n. 134, 16 novembre 2012

 

 

A Capoterra sono frequenti le alluvioni, anche di grande intensità.   Le più rilevanti negli ultimi quindici anni sono avvenute nel 1999 e nel 2008, con vittime umane e pesanti danni materiali, soprattutto a causa delle dissennate edificazioni, dovute alla sgangherata (per non dire altro) pianificazione urbanistica risalente al 1969.

Per i fatti conseguenti all’ultima disastrosa calamità innaturale dell’autunno 2008 sono attualmente sotto processo penale 8 persone, l’allora sindaco Giorgio Marongiu (oggi presidente del Consiglio comunale), funzionari tecnici del Genio civile (Sergio Virgilio Cocciu, Antonio Deplano, Giambattista Novella), l’allora presidente (Giovanni Calvisi) della Cooperativa Poggio dei Pini, un funzionario della Protezione civile (Sergio Carrus) e due dirigenti dell’Anas (Bruno Brunelletti, Giorgio Carboni). Presentate 160 istanze di costituzione di parte civile.

Il responsabile della sicurezza (Giampaolo Cilloccu) della Cooperativa Poggio dei Pini ha già patteggiato un anno di reclusione con la condizionale.

Quattro morti, centinaia di milioni di euro di danni, l’ennesima calamità innaturale annunciata.

Basti pensare ad alcune immagini emblematiche di quei giorni d’autunno: l’asilo comunale di Rio S. Girolamo, dove decine di bambini sono sfuggiti a una sorte tragica per pochi minuti, e l’edificio “amputato” di Rio S’Acqua Tommasu, alla periferia nord del centro abitato, da poco “liberato” dai vincoli idrogeologici del piano stralcio su richiesta comunale.

Quest’ultima vicenda merita un approfondimento.   Lo faremo più in là.

Capoterra, Frutti d’Oro, alluvione (autunno 2008)

Recentemente, come noto, è stato adottato il piano urbanistico comunale(P.U.C.) di Capoterra, con  deliberazione Consiglio comunale di Capoterra n. 25 del 28 agosto 2012.

Le ripetute alluvioni non sembrano aver insegnato molto.

Infatti, il P.U.C. recentemente adottato costituisce ulteriore fonte di grave pericolo, classificando edificabili molte aree ad elevato rischio idraulico.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra hanno, quindi, inviato (5 novembre 2012) uno specifico atto di “osservazioni” nell’ambito della procedura di approvazione del P.U.C.

Numerose le classificazioni quali “trasformabili” a vario titolo di aree a elevato rischio idraulico, rinvenibili con la consultazione delle tavole n. 4 (zonizzazione territoriale) e n. 5 (zonizzazione territoriale con pericolosità idraulica) del P.U.C. adottato, precisamente:

Maddalena Spiaggia: zona “G 2a” (parchi, strutture per lo sport e il tempo libero), nonostante la classificazione in area “Hi 4” (pericolosità molto elevata);

S. Lucia, Tanca Todde, Residenza del Sole: zona “B 2” (completamento residenziale recente), nonostante la classificazione in area “Hi 4” (pericolosità molto elevata);

Frutti d’Oro, Su Spantu, S. Efisio: zona “B 2” (completamento residenziale recente), nonostante la classificazione di parte in area “Hi 3” (pericolosità elevata) e in area “Hi 4” (pericolosità molto elevata);

Rio S. Girolamo: parziale zona “B 2” (completamento residenziale recente), nonostante la classificazione in area “Hi 3” (pericolosità elevata) e in area “Hi 4” (pericolosità molto elevata);

Poggio dei Pini: zona “C 1c” (espansione residenziale pianificata – i.f.t. 0,6 mc./mq.), nonostante la classificazione di parte in area “Hi 3” (pericolosità elevata) e in area “Hi 4” (pericolosità molto elevata);

periferia est del centro urbano di Capoterra: parziale zona “C 3” e “C 3*” (espansione residenziale in programma), nonostante la classificazione di parte in area “Hi 3” (pericolosità elevata) e in area “Hi 4” (pericolosità molto elevata);

Villa Boero, Rio S’Acqua Tommasu: parziale zona “B 1” (completamento residenziale consolidato) e “C 1b” (espansione residenziale pianificata – i.f.t. o,8 mc./mq.), nonostante la classificazione di parte in area “Hi 3” (pericolosità elevata) e in area “Hi 4” (pericolosità molto elevata);

Santa Rosa: parziale zona “B 2” (completamento residenziale recente), nonostante la classificazione in area “Hi 4” (pericolosità molto elevata);

Domu de s’Arratori, Baccu Tinghinu: parziale zona “B 2” (completamento residenziale recente), zona “C 3” (espansione residenziale in programma), zona “S 2” e “S 3” (spazi e servizi pubblici), nonostante la classificazione di parte in area “Hi 3” (pericolosità elevata) e in area “Hi 4” (pericolosità molto elevata).

Si ritrovano, quindi, palesi violazioni del piano stralcio per l’assetto idrogeologico – P.A.I. (legge n. 183/1989 e s.m.i.; decreto-legge n. 180/1998, convertito nella legge n. 267/1998 e s.m.i.; approvazione con D.P.Re. 10 luglio 2006, n. 67 e s.m.i.; regolamento esecutivo approvato con D.P.Re. 21 marzo 2008, n. 35 e s.m.i.).

P.U.C. di Capoterra, estratto tavola n. 5 (zonizzazione territoriale con pericolosità idraulica)

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra hanno chiesto al Consiglio comunale di Capoterra la classificazione quali zone “H – salvaguardia ambientale” di tutte le aree a grave rischio idraulico, con la delocalizzazione delle attuali residenze situate in zone a rischio, anche con l’utilizzo di procedure di perequazione urbanistica.  Sono stati inoltre informati, per le attività di competenza, la Direzione regionale della Pianificazione urbanistico territoriale dell’Assessorato degli EE.LL., Finanze, Urbanistica della Regione autonoma della Sardegna e la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari.

Apriti Cielo!

Amministratori e tecnici comunali di Capoterra hanno affermato all’unisono di aver rispettato tutte le prescrizioni sulla difesa idrogeologica, pur manifestando grande disponibilità al dialogo.

Basta leggersi la tavola n. 5 (zonizzazione territoriale con pericolosità idraulica) del P.U.C. adottato  per conservare più di un sano dubbio.

Capoterra, Rio S. Girolamo, alluvione (2008)

Raccontiamo, allora, la “storia” di una delle aree a rischio idraulico, proprio quella del Rio S’Acqua Tomasu.

Qualche anno fa (1996), a suon di denunce, gli Amici della Terra e il Gruppo d’Intervento Giuridico erano già riuscite a sventare un’autentica follìa, la costruzione di una palazzina in località S’Acqua Tommasu.

Il toponimo dice tutto, un impluvio naturale secco per anni, ma con tre metri d’acqua in queste occasioni: forse sulla coscienza abbiamo un disastro scampato.           Abbiamo provato ad averne anche un altro.

Infatti, in data 22 dicembre 2008, a due mesi dall’ultima tragica alluvione, sul quotidiano regionale Il Sardegna è stato pubblicato l’avviso concernente l’avvio del procedimento di approvazione del piano attuativo zona omogenea “C 4 – centro abitato capoluogo” in località S’Acqua Tommasu, deliberazione C.C. Capoterra n. 41 del 7 ottobre 2008.   

Con atto del 6 febbraio 2008 le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno inoltrato le proprie “osservazioni” al Sindaco di Capoterra e, per opportuna conoscenza, al Presidente della Regione, al Genio civile, al Ministero dell’ambiente e alla Procura della Repubblica. La richiesta è molto semplice e dettata dall’evidenza dei fatti: la bocciatura del piano attuativo e l’adozione di una variante allo strumento urbanistico comunale vigente che individui una destinazione a zona “H – verde pubblico – salvaguardia” per motivazioni di carattere di difesa idrogeologica.

Capoterra, Poggio dei Pini, ponte travolto dall’alluvione (2008)

Ma com’è possibile che si autorizzi un nuovo insediamento edilizio in una zona a rischio alluvionale dove già ci sono edifici inagibili a causa dell’ultima alluvione del 22 ottobre 2008 ed un altro insediamento è “a rischio”?  Come fanno gli amministratori comunali poi a lamentarsi di simili disastri annunciati?

Serenamente, con la deliberazione n. 41 del 7 ottobre 2008 il Consiglio comunale di Capoterra ha adottato il piano attuativo dello strumento urbanistico comunale vigente (P. di F.) prevedente espansione di tipo intensivo (già piano di edilizia economica popolare – P.E.E.P.) in zona omogenea “C 4 – centro abitato capoluogo” in località S’Acqua Tommasu, ancora una volta interessata da pesanti fenomeni alluvionali del 22 ottobre 2008, come già nel novembre 1999: l’area, in un primo tempo giustamente classificata “a rischio” nel piano stralcio di assetto idrogeologico – P.A.I., successivamente, su richiesta comunale (deliberazione C.C. n. 61 del 30 novembre 2005, su studio del Centro Interdipartimentale di Ingegneria Ambientale – C.I.N.S.A. dell’Università degli Studi di Cagliari, risulta esser stata riperimetrata con deliberazione Giunta regionale n. 17/12 del 26 aprile 2006, escludendo dal vincolo di inedificabilità le sponde del corso d’acqua temporaneo, secondo notizie ampiamente riportate dalla stampa regionale (vds. L’Unione Sardaedizioni 29 ottobre 2008 e 25 novembre 2005).

E’ del tutto evidente che l’edificazione di tale zona comporterebbe ulteriori forti condizioni di rischio per persone e beni.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno, quindi, inoltrato (6 febbraio 2009) un proprio atto di “osservazioni” al Sindaco di Capoterra e, per opportuna conoscenza, al Presidente della Regione, al Genio civile, al Ministero dell’ambiente ed alla Procura della Repubblica: le risposte sono state disarmanti.

Capoterra, alluvione (2008)

La Presidenza della Regione autonoma della Sardegna – Servizio affari generali e istituzionali ha comunicato (nota n. 7471 del 14 aprile 2009) di aver coinvolto – giustamente – la Direzione generale Pianificazione urbanistica territoriale e vigilanza edilizia, la quale, a sua volta, ha fatto presente al Comune di Capoterra (nota n. 9598/DG del 2 aprile 2009) che l’approvazione dei piani attuativi è competenza esclusivamente comunale (cosa ben nota, legge regionale n. 45/1989), “peraltro, anche se il comparto C 4 risulta attualmente escluso dalle aree perimetrale dal PAI vigente, si raccomanda tuttavia al Comune … di rivalutare, alla luce dei recenti eventi alluvionali, l’opportunità di eseguire gli approfondimenti del caso affinché sia garantita l’assoluta sicurezza del sito”, raccomandando, inoltre,“nei tempi più brevi possibili, la revisione e l’adeguamento” dello strumento urbanistico comunale risalente al 1969 “valutando in tale sede l’ipotesi di modificare la destinazione di zona dell’area in questione”.    

In poche parole, non ha ritenuto di attivare d’ufficio un nuovo vincolo ai sensi del piano stralcio di assetto idrogeologico con inedificabilità assoluta del sito e se n’è lavata le mani

A questo punto, serenamente, amministratori e tecnici comunali di Capoterra possono dire di aver rispettato le prescrizioni di tutela idrogeologica e i capoterresi possono dormire tranquilli.

Per le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, invece, davanti a gravissimi e conclamati rischi per l’incolumità delle persone sarebbe solo follìa consentire qualsiasi intervento di speculazione immobiliare.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra mettono a disposizione un fac simile di atto di “osservazioni” al P.U.C. di Capoterra: può essere richiesto all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com.

P.U.C. di Capoterra, particolare della tavola n. 5 (zonizzazione territoriale con pericolosità idraulica)

(estratto cartografia P.U.C. adottato, foto A.N.S.A., da poggiodeipini.blogspot.com, S.D., archivio GrIG)

  1. icittadiniprimaditutto
    novembre 17, 2012 alle 12:59 pm

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto and commented:
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  2. novembre 17, 2012 alle 2:55 pm

    qui un servizio del TG2 (17 novembre 2012, edzione ore 13.00) di Francesca Romana Elisei.

  3. teresa
    novembre 20, 2012 alle 4:35 pm

    Non solo non si dovrebbe costruire,ma si dovrebbe demolire l’esistente spostandolo in zone più sicure.Qui purtroppo si vede la mancanza di senso di responsabilità(e la totale ignoranza del territorio) delle amministrazioni.Mi viene da chiedermi:ma dove vivono?(e sono pure del PD!)

  4. novembre 20, 2012 alle 11:33 pm

    bene, era ora.

    da L’Unione Sarda, 20 novembre 2012
    CAPOTERRA. Presentate in Comune oltre 30 osservazioni al Piano urbanistico. Puc, raffica di contestazioni La richiesta: «Non si costruisca in aree a rischio». (Ivan Murgana)

    Il “Movimento Capoterra: solidarietà e pari dignità”: prima di rilasciare nuove concessioni edilizie, il Comune dovrebbe fare un’indagine per capire quante case sfitte ci sono in paese.
    Sono più di trenta le osservazioni al Piano urbanistico comunale (Puc) presentate dai cittadini e dalle associazioni ambientali. Ieri, giorno in cui scadevano i termini per consegnare in Municipio le proposte di modifica, sono arrivate le ultime osservazioni. I Verdi, l’Associazione 22 Ottobre e il Movimento “Capoterra: solidarietà e pari dignità” sono solo gli ultimi ad aver presentato le proprie perplessità su quel Puc atteso a Capoterra da quarant’anni, ma che, secondo molti cittadini, presenta diverse lacune.
    IL MOVIMENTO. «Prima di pensare a rilasciare nuove concessioni edilizie, il Comune dovrebbe effettuare un’indagine per capire quante case ci sono sfitte in tutto il territorio e recuperare il patrimonio immobiliare esistente. Non è di nuove cubature che ha bisogno il paese», spiega il Movimento Capoterra: solidarietà e pari dignità. «Il previsto aumento della popolazione dai 4 agli 8 mila nuove unità nei prossimi quindici anni non tiene conto del necessario, ulteriore saccheggio del territorio. Le dissennate scelte degli ultimi trent’anni in materia di politica abitativa hanno consentito e favorito l’esplosione dell’industria edilizia e un disordinato incremento demografico a macchia di leopardo, che ha visto in breve tempo triplicare la popolazione residente. Non potendo presumere quando questi imponenti e gravosi interventi saranno portati a termine, sembra del tutto fuori luogo prevedere, al momento, l’incremento della popolazione facendo ricorso ad una nuova fase di sviluppo edilizio».
    L’ASSOCIAZIONE. L’Associazione 22 Ottobre, carte topografiche alla mano, ha presentato delle osservazioni che sottolineano come in alcune zone il rischio idrogeologico vada a cozzare con i progetti di espansione del territorio. «Un esempio è la zona Cosmin, classificata come zona destinata ad accogliere strutture di servizio, direzionali, ricettive e di credito che ricade totalmente in area di alta pericolosità, quindi incompatibile con la destinazione prevista», spiegano gli esponenti dell’Associazione 22 Ottobre. «Così come la zona della foce di San Girolamo, di destinazione agricola che ricadano in aree ad elevato pericolo di inondazione: occorre espressamente evidenziare che le attività ricettive sono in contrasto con l’elevato rischio idrogeologico e non devono essere consentite».
    I VERDI. Le Federazione provinciale dei Verdi ha presentato una richiesta ben precisa al Comune, chiedendo di «soprassedere sull’approvazione del Puc fino a quando i territori non saranno messi in reale e effettiva sicurezza e, in ogni caso, di classificare come zone H di “salvaguardia ambientale” tutte le aree a grave rischio meteo e idraulico». I Verdi chiedono inoltre che venga «attivato il recupero e la riconversione di tutte le aree già edificate, come ad esempio quelle pertinenti a vecchi immobili inutilizzati o sottoutilizzati».

    Capoterra. Adesso l’esame e il voto del Consiglio.

    Studiate dall’Ufficio del Piano che ha redatto il Puc e poi discusse in Consiglio comunale: sono i passaggi che dovranno seguire le osservazioni presentate in Municipio da associazioni e cittadini. «I professionisti del Comune che hanno realizzato il Puc valuteranno le osservazioni dal punto di vista prettamente tecnico», spiega l’assessore all’Urbanistica, Leopoldo Marrapese. «Se risulteranno conformi ai vincoli regionali verranno giudicate ammissibile e approderanno in Consiglio comunale dove saranno votate». Alle votazioni saranno ammessi solo i consiglieri ritenuti compatibili, ossia che non possiedono parenti sino al quarto grado interessati ai cambiamenti che porterà il Puc. Potranno esprimere il proprio parere, e quindi decidere se certe correzioni al Puc siano considerabili, Giuseppe Cabiddu, Christian Ruju, Bruno Pillitu, Silvano Corda, Fabrizio Cau, Giacomo Mallus, Efisio Demuru e Marco Zaccheddu. Otto consiglieri su cui pende il futuro urbanistico di un territorio di quasi trentamila abitanti.

  5. febbraio 3, 2013 alle 11:01 am

    da La Nuova Sardegna, 3 febbraio 2013
    La minaccia dei fiumi in piena su trecento comuni dell’isola. La Regione chiude il confronto con gli enti locali ed evita la procedura d’infrazione U. Lo studio per la sicurezza del sistema è costato 800mila euro, dovrà essere operativo entro l’anno. (Giampaolo Meloni)

    CAGLIARI. Giusto in tempo per stare nella tabella di marcia e non incappare nelle sanzioni dell’Unione europea. Si è concluso nei giorni scorsi il confronto con gli enti locali per l’approvazione del Piano stralcio delle fasce fluviali. Dopo una sequenza di conferenze, è ormai nella versione definitiva, salvo i Comuni di Uta e Terralba, per i quali è stata prevista una deroga, perchè ancora contestano la morsa di vincoli, soprattutto sul fronte dell’edilizia, che potrebbe derivare dalle misure di sicurezza che questo strumento, obbligatorio per direttiva europea, potrebbe imporre per evitare sciagure (l’evento di Capoterra del 2008 è ancora sotto gli occhi) ma anche assicurare la salvaguardia del sistema idrogeologico e la tutela della vita umana. Il piano racconta una Sardegna disseminata di pericoli nell’ambito dei sette bacini idrografici. Il reticolo di corsi d’acqua principali e secondari si sviluppa su migliaia di chilometri e coinvolge 283 Comuni. Argini deboli, sezioni idrauliche incapaci di sopportare le portate d’acqua, esondazioni frequenti s’incrociano con un sistema di strutture limitrofe a rischio, terreni friabili, impianti agricoli, aree militari, fabbriche. Precarietà alle quali si affianca la mano scaltra , invasiva e spesso devastante dell’uomo che continua a edificare sulla fragilità del suolo e la precarietà ambientale. Dal 2006 l’Europa e a discendere l’Italia, quindi le Regioni e i Comuni avrebbero dovuto mettere a punto prima i Pai (piani di assetto idrogeologico) e ora l’aggiornamento con le Fasce fluviali per fare fronte a rischi e pericoli derivanti dalla geografia del dissesto idrogeologico regionale. Non è stato facile e in larga parte nella prima fase non è stato fatto. Con il Piano fasce fluviali è andata meglio, seppure con fatica. Tanti Comuni si sono opposti alle prescrizioni, temendo che ne sarebbero derivate limitazioni, vincoli e divieti in primo luogo all’edificazione (il caso di Bosa, con l’intero abitato immobilizzato dai vincoli, è stato risolto pochi giorni fa). Le ultime osservazioni sono state sette, ma nella prima stesura del 2011 erano cinquanta, molte delle quali formalizzate con ricorsi al Tribunale superiore delle acque pubbliche. «Questa fase è superata, tutti hanno potuto discutere e dove è stato possibile accogliere, su basi scientifiche, le obiezioni sono state accolte e integrate. Ora si lavora per la definizione del Piano», dice Maurizio Cittadini, direttore generale dell’Adis (agenzia del distretto idrografico della Sardegna), che fa capo alla presidenza della giunta regionale e al quale spetta ora di trasmettere il lavoro al Comitato scientifico. L’esame sarà curato dall’équipe guidata da Marco Mancini, professore di idraulica all’università di Milano, e Giovanni Tilocca, geologo sardo, che hanno diretto gli studi affidati al Consorzio Intecno Dhi di Torino, associato con la Hyrodata di Torino, la Art (ambiente, risorse, territorio) di Parma (appalto affidato il 31 gennaio 2006 per 719mila euro). Concluso questo esame, spetterà poi all’Autorità di bacino dare il via libera, infine a giunta e consiglio regionale sancire il verdetto operativo sul Piano. Intanto l’assessorato dei Lavori pubblici ha stanziato 23 milioni (tabella in alto) per le bonifiche e per mitigare i rischi. Il traguardo finale è previsto a metà anno, ultima scadenza per scongiurare definitivamente la procedura di infrazione da parte dell’Europa. Finire in quella griglia sanzionatoria avrebbe due conseguenze: perdere l’accesso a finanziamenti considerevoli e rinviare chissà mai a quando gli interventi per mettere a protezione il sistema idrogeologico sardo e le comunità che ci vivono accanto. E lo spreco, molto probabile, del lavoro fatto nell’isola. Analisi e elaborazione dei dati hanno prodotto carte e relazioni per oltre tremila pagine. Una radiografia che indada con scrupolo scientifico dai macrosistemi ai granuli di sabbia, dalle portate dei fiumi alle capacità di contenimento dei ruscelli secondari calcolando per ogni metro la possibilità di frequenza degli eventi alluvionali: dal rischio di esondazioni ogni due anni alla ripetizione ogni cinquanta e su nella scala fino agli accadimenti calcolati su cinquecento anni, con una scala di rischio che va da 1, il livello più basso, a 4, il più alto, in Sardegna molto diffuso.

    LA MAPPA DEI RISCHI. In agguato esondazioni, allagamenti, erosioni, crolli.

    CAGLIARI. Ecco alcuni casi indicati dallo studio. Sulcis. L’assetto attuale del riu Palmas è caratterizzato dagli interventi di sistemazione idraulica eseguiti a cavallo dell’ultimo conflitto mondiale. La stabilità dell’assetto geomorfologico-idraulico attuale è confermata dalle analisi. C’è qualche modesta tendenza all’erosione del profilo nel tratto della valle. Il deflusso della piena determina esondazioni significative, raggiungendo una larghezza di circa 1000 metri. L’assetto del sistema difensivo è inadeguato al contenimento dei livelli di piena e le inondazioni coinvolgono tutte le terre basse tra mare e fiume (saline di Sant’Antioco e stagno di Mulargia). Con eventi estremi, l’abitato di Is Achenzas che, sulla sponda destra a valle della Statale 195, viene inondato a causa dell’inefficacia del sistema difensivo esistente. Tirso. La principale criticità riguarda il sistema difensivo del tratto a valle della traversa di Santa Vittoria, la cui inadeguatezza rispetto ad eventi con tempo di ritorno di 50 anni non garantisce la sicurezza idraulica di vaste aree urbanizzate presenti. Il ponte ferroviario della linea Cagliari-Sassari appare inadeguato. Rischio di collasso in vari punti del Tirso. Il punto più critico è quello di Silì, dove un probabile spostamento verso sud dell’alveo comprometterebbe la stabilità dell’argine proprio in corrispondenza del centro abitato. Situazione critica nell’area industriale di Ottana, dove il sistema difensivo non è in grado di garantire la sicurezza del depuratore a valle dello stabilimento Enichem. Anche la borgata di Pratobello, nell’attraversamento della statale 389 del fiume Taloro, risulta a rischio di esondazione. Coghinas. La principale criticità del rio Cuggiani riguarda la presenza di fabbricati a valle del ponte della Provinciale 90: inadeguatezza dell’alveo al contenimento delle portate relative agli eventi più gravosi, e azioni erosive. Liscia-Vignola. L’unico settore dei corsi d’acqua secondari indagati su cui sono state riscontrate criticità significative è il medio e basso corso del rio La Vena di la Palma: a rischio sia la gran parte dell’abitato di Vignola Marina, ubicato lungo una duna stabilizzata che corre tra una vecchia area paludosa e il mare sia, più a monte, gli edifici altimetricamente più bassi del nuovo insediamento turistico, lungo la Strada provinciale 90 in località li Litareddi, potenzialmente a rischio di esondazione soprattutto ad opera del medio corso del rio La Vena di la Palma.Per quanto riguarda Vignola Marina il pericolo maggiore si avrebbe nel caso di una piena congiunta straordinaria del riu Vignola e del rio La Vena di la Palma associata ad una mareggiata con vento di maestrale. In questo caso le abitazione, oltre ad essere allagate, potrebbero subire l’erosione delle fondazioni ad opera dell’azione congiunta di mare e corsi d’acqua in piena. (gpm)

  6. aprile 19, 2013 alle 9:23 am

    da Casteddu online, 19 aprile 2013
    Operazione sicurezza a Capoterra: sistemazione del rio Mangioi in vista. (Dario Serra): http://www.castedduonline.it/operazione-sicurezza-capoterra-sistemazione-rio-mangioi-vista

  7. ottobre 23, 2013 alle 7:22 pm

    da Casteddu on line, 23 ottobre 2013
    Rebus Puc a Capoterra: 7mila abitanti in più col rischio idrogeologico.
    Capoterra si divide ancora una volta sull’urbanistica: le osservazioni dei cittadini al vaglio del Comune. Con l’ombra dei nuovi centri commerciali: http://www.castedduonline.it/area-vasta/sulla-sulcitana/10181/rebus-puc-a-capoterra-7mila-abitanti-in-piu-col-rischio-idrogeologico.html#sthash.tp3j9wmp.dpuf

  8. novembre 18, 2013 alle 2:54 pm

    e in Gallura le cose non vanno diversamente.

    da La Nuova Sardegna, 18 novembre 2013
    Maltempo, Olbia travolta dalla furia dell’acqua.
    Scatta l’allerta meteo in tutta l’isola. Oggi è previsto l’arrivo di un nuovo nubifragio, e nella frazione di Pittulongu si contano i danni. (Luca Rojch): http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2013/11/18/news/maltempo-olbia-travolta-dalla-furia-dell-acqua-1.8135119

    ————-

    galleria fotografica: http://lanuovasardegna.gelocal.it/foto-e-video/2013/11/18/fotogalleria/olbia-le-strade-di-pittulongu-trasformate-in-torrenti-1.8135156

  9. novembre 25, 2013 alle 10:29 pm

    e con quale coraggio parla l’Assessore all’urbanistica del Comune di Capoterra che lì vorrebbe far costruire?!

    da La Nuova Sardegna on line, 25 novembre 2013
    Allarme a Capoterra: il canale è intasato, c’è un rischio alluvione. Paura per la mancata messa in sicurezza della fascia costiera. (http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2013/11/25/news/allarme-a-capoterra-il-canale-intasato-rischio-alluvione-1.8180245)

    CAPOTERRA. Un grido d’allarme che arriva direttamente dalla battigia del Maramura, all’altezza della foce del rio Santa Lucia: «Attenzione, il canale è ormai intasato. Non si registra nessuna opera per la messa in sicurezza dell’area costiera». Il livello dell’asticella del rischio – a ridosso del quartiere periferico La Maddalena – è salito vertiginosamente con il nubifragio degli scorsi giorni. Eppoi, c’è sempre il ricordo della tempesta sul territorio che risale al 2008, con la distruzione che si è allungata sulla costa come uno tsunami.
    Uno scenario che si è dovuto piegare alle alluvioni, con le protezioni tra il mare e la laguna di Santa Gilla devastate, interi canali risucchiati dall’acqua. Uno spauracchio davanti agli occhi dei pescatori.
    «Le mareggiate stanno davvero diventando il rischio principale per questo lembo di territorio – evidenzia Antonello Uccheddu – Tanto il degrado sullo specchio d’acqua. Il canale Maramura è invaso dalla sporcizia. Occorrerebbe un piano per la messa in sicurezza. Non è stato fatto ancora nulla. Qui il pericolo diventa altissimo, in caso di un ciclone stile Cleopatra. Le abitazioni che si trovano in questo rione finirebbero sott’acqua».
    Il paradosso sono le lungaggini per le opere di ricostruzione post alluvione. «C’è uun progetto con un finanziamento di 700mila euro per la sistemazione del ponte sul Maramura e interventi per stoppare il rischio – osserva l’assessore all’Urbanistica Leopoldo Marrapese – Peccato che si vada per le lunghe. Non è arrivato il via libera dalla Regione. Abbiamo sollecitato un intervento per la soluzione del problema». (l. p.)

  10. febbraio 26, 2014 alle 2:55 pm

    da L’Unione Sarda, 26 febbraio 2014
    CAPOTERRA. La Regione: riducete di 20 ettari le zone di espansione. Le sabbie mobili della politica bloccano il Piano urbanistico. (Ivan Murgana): https://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20140226092646.pdf

  1. ottobre 14, 2013 alle 5:18 pm
  2. novembre 7, 2018 alle 4:50 pm

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