Turismo autolesionista.


Il 14 settembre 2026 due turiste – incuranti della cartellonistica di divieto di accesso – sono affondate nel limo delle vasche salanti del parco naturale regionale di “Molentargius – Saline“, nel territorio comunale di Quartu S. Elena.

Volevano fotografare i Fenicotteri (Phoenicopterus roseus) da distanza ravvicinata.

parco naturale “Molentargius-Saline”, cartello di avvertimento

Sono state salvate da un intervento dei Vigili del Fuoco, della Polizia locale e dei sanitari del soccorso 118, a spese pubbliche.

Ora verranno sanzionate, ma un bel Daspo ambientale sarebbe necessario.

Anche un foglio di via sarebbe indicato.

Ma tutto questo non è previsto.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Fenicottero rosa (Phoenicopterus roseus) che scappa da simili turisti

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. Avatar di Gavino Meloni
    Gavino Meloni
    settembre 22, 2026 alle 10:05 am

    Facendo la guida escursionistica ne vedo e ne sento davvero di tutti i colori. E, purtroppo, sempre più spesso mi capita di assistere a comportamenti che hanno ben poco a che fare con l’escursionismo consapevole e molto con l’incoscienza.

    Ci sono persone che si avventurano in luoghi straordinari, ma anche impegnativi e potenzialmente pericolosi, senza la minima preparazione e con un’attrezzatura improvvisata o del tutto inadeguata. Lo fanno mettendo a rischio non soltanto la propria incolumità, ma anche quella di chi, prima o poi, potrebbe essere chiamato a soccorrerle.

    Capita di incontrare famiglie con bambini piccoli che affrontano sentieri sotto il sole cocente con pochissima acqua e senza alcuna protezione. Giovani in infradito sui sentieri del Supramonte. Persone che si arrampicano su rocce e poi, una volta in cima, scoprono di non essere in grado di scendere. E ancora, automobilisti che si infilano con la propria vettura su percorsi così difficili da mettere in difficoltà persino un fuoristrada adeguatamente attrezzato, finendo inevitabilmente per rimanere bloccati.

    E questo è soltanto un piccolo assaggio di quello che può accadere.

    Molte di queste situazioni, per fortuna, si risolvono grazie all’intervento occasionale di un passante, di un escursionista più esperto o semplicemente perché qualcuno si trova nel posto giusto al momento giusto. Non finiscono sui giornali, non diventano statistiche e spesso non ne viene a conoscenza nessuno.

    Ma il fatto che un incidente non accada non significa che quel comportamento sia sicuro.

    Quello che personalmente trovo più difficile da accettare è che, quando l’imprudenza presenta il conto, a pagarlo siano spesso altre persone. Soccorritori, volontari, guide e operatori che intervengono mettendo a loro volta a rischio la propria sicurezza, sottraendo tempo al proprio lavoro e alla propria famiglia, spesso senza ricevere nemmeno un semplice «grazie».

    E poi c’è un aspetto di cui si parla troppo poco: il costo, umano ed economico, dei soccorsi.

    Un intervento in ambiente impervio non è una passeggiata. Richiede persone preparate, mezzi, organizzazione e tempo. E ogni operazione di soccorso espone a sua volta i soccorritori a rischi e può impegnare risorse che, in quel momento, potrebbero essere necessarie altrove.

    Per questo credo che sia arrivato il momento di parlare seriamente di cultura della montagna e dell’escursionismo.

    La natura non è un parco giochi. Un sentiero apparentemente semplice può diventare pericoloso in pochi minuti, così come una giornata di sole può trasformarsi in una situazione di emergenza. Prima di partire servono informazione, preparazione, acqua, abbigliamento adeguato, attrezzatura coerente con il percorso e, soprattutto, la consapevolezza dei propri limiti.

    Non si tratta di impedire alle persone di vivere la montagna. Al contrario: significa permettere a tutti di farlo in modo più sicuro e rispettoso.

    Perché in montagna una scelta irresponsabile non mette necessariamente in pericolo soltanto chi la compie. A volte significa chiamare qualcun altro a rischiare la propria vita per rimediare alle conseguenze di quella scelta.

    E questo, forse, dovrebbe far riflettere tutti un po’ di più.

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