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Arriva la direttiva europea che aggiorna sostanze e limiti relativi all’inquinamento delle acque. Finalmente un serio contrasto ai PFAS?


Cologna Veneta, scarichi nel Fiume Fratta-Gorzone

La direttiva n. 2020/2184/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2020 relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano impone ai Paesi membri di rispettare un limite di 500 nanogrammi per litro per il parametro “PFAS totali” e un limite di 100 nanogrammi per litro per la somma di 20 PFAS.

Può sembrare un limite severo, tuttavia sia l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare – EFSA che l’Agenzia europea per l’ambiente considerano il limite di 100 ng/L inadeguato per proteggere la salute umana.

In Italia il decreto legislativo n. 18/2023 e il decreto legislativo n. 102/2025 hanno indicato limiti di grande importanza: se sono presenti GenX, Adona, C6O4 e 6:2 Fts e sei molecole Adv (prodotte negli impianti ex Solvay di Spinetta Marengo, AL), la somma dei PFAS non potrà superare il limite di 100 nanogrammi, mentre è fissato  un limite di 20 nanogrammi al litro per i quattro PFAS indicati come prioritari dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), cioè PFOA (classificato come “cancerogeno”), PFOS (considerato “possibile cancerogeno”), PFNA e PFHxS.   Dal 2027, inoltre, è stata stabilita l’entrata in vigore anche di un limite specifico (10mila nanogrammi su litro) per il TFA, (Acido Trifluoroacetico), una delle molecole della classe dei PFAS più presenti sulla Terra, ultimamente diffusa ampiamente anche nel Bel Paese.

Tuttavia, la legge di bilancio 2026 (art. 1, commi 622 e 623, della legge n. 199/2025) ha disposto  una proroga di sei mesi a quel limite di 20 nanogrammi al litro per i quattro PFAS più pericolosi (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS) e ha rinviato il monitoraggio delle 6 molecole Adv per “dare tempo ai gestori di adeguarsi ai requisiti previsti dal decreto legislativo”. 

Nel febbraio 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha adottato in via formale la direttiva che aggiorna l’elenco delle sostanze inquinanti nelle acque superficiali e sotterranee, introducendo standard più incisivi e un sistema di monitoraggio rafforzato in tutta l’Unione.

Il provvedimento modifica la Direttiva quadro sulle acque, la Direttiva sulle acque sotterranee e la Direttiva sugli standard di qualità ambientale, allineando la normativa europea alle più recenti evidenze scientifiche.

A fine marzo 2026 anche il Parlamento europeo ha votato definitivamente la direttiva e a breve sarà formalmente prolungata.

Entro il 21 dicembre 2027 gli Stati membri dovranno adeguare la propria normativa agli obiettivi e prescrizioni stabiliti dalla direttiva.

Era ora, ma basterà?

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

dal sito web istituzionale del Consiglio dell’Unione Europea, 17 febbraio 2026

Tutela della qualità dell’acqua: il consiglio comunale approva norme di protezione più severe per le acque superficiali e sotterranee.

Il Consiglio ha adottato formalmente la direttiva sull’aggiornamento dell’elenco degli inquinanti che interessano le acque superficiali e sotterranee, tra cui pesticidi, farmaci e PFAS. Le norme riviste inaspriscono inoltre gli standard ambientali per diverse sostanze e rafforzano il monitoraggio in tutta l’UE.

La direttiva modifica la direttiva quadro sulle acque, la direttiva sulle acque sotterranee e la direttiva sugli standard di qualità ambientale, allineando la politica idrica dell’UE alle più recenti evidenze scientifiche.

Per migliorare la qualità dell’acqua, l’UE ha già introdotto norme per il monitoraggio e la riduzione del rilascio di sostanze pericolose e inquinanti identificati nelle acque superficiali e sotterranee. L’elenco di queste sostanze a livello europeo è stato ora ampliato e aggiornato, includendo farmaci (come gli antidolorifici), pesticidi , bisfenoli e sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche (PFAS , un gruppo di cosiddette “sostanze chimiche eterne”). Per la prima volta, la direttiva introduce norme per la valutazione del rischio cumulativo derivante da combinazioni di sostanze.

Diversi inquinanti già presenti nell’elenco saranno ora soggetti a standard di qualità ambientale più rigorosi. A supporto delle future revisioni, la direttiva aggiunge inoltre le microplastiche e gli indicatori di resistenza antimicrobica alle liste di monitoraggio delle acque dell’UE, che contribuiscono a tenere traccia delle sostanze emergenti di interesse.

La direttiva aggiornata rafforza gli obblighi di monitoraggio e rendicontazione per i paesi dell’UE, al fine di migliorare la qualità delle acque e la trasparenza in tutta l’Unione. Una delle misure per raggiungere questo obiettivo è l’introduzione del monitoraggio basato sugli effetti delle acque superficiali, per valutare l’impatto delle miscele chimiche. Inoltre, i paesi dell’UE possono utilizzare tecnologie di telerilevamento e osservazione della Terra per il loro monitoraggio. Devono rendicontare la qualità biologica, la qualità chimica e anche lo stato generale dei corpi idrici per ottenere dati più affidabili in tutta l’UE.

Prossimi passi 

Questo passaggio conclude la procedura di adozione in seno al Consiglio. Il Parlamento europeo dovrebbe votare in via definitiva la direttiva entro la fine di marzo. Gli Stati membri dell’UE avranno tempo fino al 2039 per conformarsi ai nuovi standard sia per le acque superficiali che per le acque sotterranee. Per le sostanze con standard di qualità ambientale rivisti e più rigorosi nelle acque superficiali, il termine per la conformità è fissato al 2033.

Sfondo

L’inquinamento chimico delle acque superficiali e sotterranee comporta rischi per la salute umana e per l’ambiente acquatico, causando tossicità acuta e cronica negli organismi acquatici.

Secondo i dati dei piani di gestione dei bacini idrografici, strumento chiave della direttiva quadro sulle acque, il 46% delle acque superficiali e il 24% delle acque sotterranee nell’UE non soddisfano gli standard di qualità ambientale vigenti, con differenze significative tra gli Stati membri. La direttiva affronta queste problematiche, migliorando la protezione contro gli inquinanti emergenti e le miscele chimiche.

da Il Sole 24 Ore, 26 marzo 2026

Inquinamento idrico, via libera a norme più rigide per tutelare le acque europee.

Sono state aggiornate le liste delle sostanze inquinanti da monitorare, includendo Pfas, microplastiche, pesticidi e medicinali. (Camilla Curcio)

I punti chiave

Dal Parlamento europeo semaforo verde alle nuove misure normative finalizzate a contenere l’inquinamento delle acque superficiali e sotterranee e migliorare gli standard di qualità idrici dell’Ue.

Nuove sostanze da monitorare

Il via libera, nello specifico, ha sbloccato l’aggiornamento degli elenchi di sostanze inquinanti che dovranno essere monitorate e tenute sotto controllo: alla lista sono stati aggiunti Pfas (sostanze per e polifluoroalchiliche, note anche come forever chemicals, componenti chimici che difficilmente si degradano nel tempo), medicinali (ad esempio gli antidolorifici), prodotti industriali e pesticidi. E gli inquinanti già messi all’indice? Chiaramente non saranno messi da parte, anzi: saranno soggetti a un monitoraggio ancora più stringente.

Le nuove misure accendono poi i riflettori anche su sostanze che, negli ultimi tempi, hanno sollevato non poche preoccupazioni: il riferimento più immediato è, chiaramente, a microplastiche e indicatori di resistenza agli antimicrobici.

In base alle regole della seconda lettura, il Presidente ha annunciato in plenaria che la legge è stata ufficialmente adottata, a seguito dell’allineamento raggiunto lo scorso anno tra i co-legislatori e il testo già licenziato dal Consiglio europeo.

La genealogia della legge

In linea con l’ambizioso obiettivo dell’inquinamento zero al centro del Green deal europeo, la Commissione Ue – nell’ottobre 2022 – ha avanzato la proposta di rivedere le liste di inquinanti da monitorare nelle acque superficiali e sotterranee per la salvaguardia dei cosiddetti «corpi idrici d’acqua dolce», quindi fiumi, laghi, stagni, ghiacciai e falde acquifere.

La nuova legge segna un importante upgrade, aggiornando la Direttiva europea 2000/60/Ce (Water framework directive, Wfd), la Direttiva 2006/118/Ce (Groundwater directive o Direttiva acque sotterranee) e la Direttiva sugli standard di qualità ambientale (conosciuta anche come Surface water directive).

Uno strumento virtuoso

«L’Europa sta affrontando una crisi idrica significativa, tra siccità, inondazioni e inquinamento da sostanze chimiche che gravano ulteriormente sulle risorse presenti in natura», ha spiegato il relatore Javi López (S&D). «Queste nuove misure ci forniranno strumenti più strutturati per reagire: standard d’inquinamento aggiornati, nuove sostanze da tenere d’occhio, un monitoraggio e una successiva raccolta dati più precisi e sofisticati, un focus definito sugli inquinanti emergenti. È un passo decisivo verso acque più pulite, ecosistemi più sani e una migliore tutela della salute umana in tutti i paesi dell’Unione».

I prossimi passi

La legge ora dovrà essere firmata da entrambi i co-legislatori, prima della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale europea. Entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla sua pubblicazione e gli Stati membri avranno tempo fino al 21 dicembre 2027 per adeguare le proprie norme nazionali alle disposizioni previste da questa direttiva.

corso d’acqua inquinato da scarichi

(foto da mailing list ambientalista, M.F., archivio GrIG)

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