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L’inquinamento determinato dal Keu va a giudizio nei Tribunali di Pisa e Arezzo.


Toscana, sversamenti Keu (foto Carabinieri)

Il keu è un residuo di produzione derivante dal trattamento dei fanghi prodotti dagli scarti della concia delle pelli.

Qualora adeguatamente trattato, può esser considerato una materia prima secondaria o sottoprodotto (art. 184 bis del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) e riutilizzato, altrimenti è un rifiuto.

In Toscana – com’è avvenuto con altre sostanze tossiche in altre parti d’Italia – grandi quantitativi di keu non trattato (quindi rifiuto) sembra proprio che siano stati utilizzati nei lavori stradali della strada regionale n. 429, nella zona di Empoli, e lungo la strada provinciale aretina n. 7: è stato avviato un procedimento penale che ha coinvolto amministratori e funzionari pubblici, elementi della criminalità organizzata, imprese.

La Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia presso il Tribunale di Firenze aveva contestato una lunga serie di reati, anche in forma associativa, compresi il disastro ambientale e reati contro la pubblica amministrazione, tuttavia il G.U.P. presso il Tribunale di Firenze ha ridimensionato le accuse e ha scisso il procedimento penale in due tronconi, per competenza territoriale, presso i Tribunali di Pisa e di Arezzo.

Il G.U.P. fiorentino aveva accolto all’udienza del 18 ottobre 2024 l’istanza di costituzione di parte civile dell’associazione ecologista Gruppo d’intervento Giuridico (GrIG), efficacemente rappresentata e difesa dall’Avv. Luca Scarselli del Foro di Pisa. In seguito il GrIG – insieme al comitato dei residenti lungo la strada regionale n. 429 e il Comitato Vittime Podere Rota – aveva provveduto alla citazione quali responsabili civili della Regione Toscana , del Comune di Santa Croce sull’Arno e delle società private coinvolte negli smaltimenti illeciti, mentre altri soggetti riconosciuti quali parti civili (Provincia di Pisa, Comuni di Pisa e Crespina Lorenzana) avevano provveduto alla citazione anche della Regione Toscana, dell’Associazione Conciatori, del Consorzio Depuratore di Santa Croce, del Consorzio Aquarno, delle società Lerose s.r.l., TCA s.p.a., Chimet s.p.a.

Firenze, Duomo

La citazione quali responsabili civili della Regione Toscana e del Comune di Santa Croce sull’Arno è apparsa doverosa per le gravi carenze in materia di bonifica ambientale della strada regionale n. 429 e del coinvolgimento di amministratori e dirigenti pubblici nel procedimento penale.

Il G.U.P. presso il Tribunale di Firenze, però, con sentenze del 27 marzo 2026, le cui motivazioni saranno in seguito depositate, ha disposto il non luogo a procedere per diversi indagati in relazione ad alcune ipotesi accusatorie (fra cui quelle associative), ha assolto alcuni imputati e ha disposto con decreto del 27 marzo 2026 il rinvio a giudizio di numerosi indagati e responsabili civili per numerosi episodi di grave inquinamento e smaltimenti illeciti di rifiuti.

Vicende processuali lunghe e complesse, dove il GrIG è presente con la finalità di difendere gli interessi collettivi del popolo inquinato e della legalità ambientale.

Un po’ di giustizia per l’ambiente e la salute pubblica.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

da Il Corriere Toscano, 29 marzo 2026

Inchiesta Keu, accuse ridimensionate: il processo si divide in due fra Pisa e Arezzo.

Prosciolti l’ex sindaca di Santa Croce sull’Arno Giulia Deidda e l’ex capo di gabinetto di GIani Ledo Gori. Ipotesi corruzione elettorale per Andrea Pieroni.

FIRENZE – Svolta decisiva nell’inchiesta Keu sullo smaltimento illecito degli scarti tossici delle concerie di Santa Croce sull’Arno. A cinque anni dai primi arresti, il gup Gianluca Mancuso ha ridimensionato l’impianto accusatorio della procura distrettuale antimafia di Firenze, facendo cadere le accuse più gravi di associazione per delinquere e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. Il procedimento è stato ufficialmente sdoppiato in due tronconi processuali che approderanno in estate davanti ai tribunali di Pisa e Arezzo.

Il filone principale si sposta a Pisa, dove il 2 luglio inizierà il processo per corruzione elettorale a carico dell’ex consigliere regionale Pd Andrea Pieroni. Secondo l’accusa, Pieroni si sarebbe impegnato a far approvare un emendamento per esentare il Consorzio Aquarno dalle procedure di autorizzazione integrata ambientale in cambio del sostegno elettorale dei vertici dei conciatori per le regionali 2020. Insieme a lui, figurano tra i 14 imputati gli imprenditori Alessandro Francioni, Aldo Gliozzi e l’avvocato Alberto Benedetti. Sul banco degli imputati siederanno anche i componenti della famiglia Lerose e i responsabili di quattro aziende coinvolte, tra cui l’Associazione Conciatori e il Consorzio Aquarno, chiamate a rispondere per la responsabilità amministrativa delle imprese.

Un secondo troncone è stato invece trasferito per competenza territoriale ad Arezzo, con prima udienza fissata per il 9 luglio. Qui l’imprenditore Francesco Lerose, insieme alla moglie Annamaria Faragò e al figlio Manuel, dovrà rispondere dell’accusa di smaltimento illecito di rifiuti in relazione alle attività della società con sede a Levane di Bucine.

Escono invece definitivamente di scena alcuni dei nomi eccellenti coinvolti inizialmente nell’indagine. Il giudice ha prosciolto l’ex sindaca di Santa Croce, Giulia Deidda, e l’ex capo di gabinetto della Regione Toscana, Ledo Gori, perché “il fatto non sussiste”. Entrambi erano accusati di aver fatto da tramite tra il mondo dell’imprenditoria e quello della politica per favorire i vertici del comparto conciario. Piena assoluzione, infine, anche per i vertici delle aziende orafe aretine Chimet e Tca, ponendo fine al loro coinvolgimento in uno dei casi giudiziari più complessi degli ultimi anni in Toscana.

Assoluzione con formula piena anche per Francesca Tartamella. “Esprimiamo profonda soddisfazione per la sentenza – afferma il legale, avvocato Massimo Brazzi – che riconosce, con formula piena, l’innocenza della signorina Francesca Tartamella per una vicenda nella quale non avrebbe mai dovuto essere coinvolta. È stato un procedimento lungo e gravoso, che ha avuto un impatto estremamente rilevante sul piano umano e professionale. Il giudice dottor Mancuso ha affrontato un quadro complesso con rigore ed equilibrio, giungendo ad una pronuncia che chiude definitivamente una vicenda dolorosa, restituendo finalmente verità  e giustizia per l’assistita”.

Toscana, oliveto

(foto Carabinieri, E.R., S.D., archivio GrIG)

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