La Laguna di Marano e i suoi “casoni” sono demanio civico dei maranesi.


Laguna di Marano, cartellonistica demanio civico

E’ di questi giorni la notizia della prossima vendita all’asta giudiziaria di vari casoni di pesca nelle zone umide di Marano Lagunare e di Grado, in Friuli – Venezia Giulia.

In realtà, però, almeno in parte dovrebbe trattarsi di beni su terreni a uso civico di Marano Lagunare, la cui titolarità è della Comunità locale di Marano Lagunare e di cui il Comune di Marano Lagunare è ente gestore del relativo demanio civico.

E’ stato, quindi, opportunamente interessato con un ricorso il Commissario per gli usi civici per il Friuli – Venezia Giulia per rivendicarne la titolarità.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) è intervenuta negli anni scorsi con azioni legali (5 agosto 2019, 13 settembre 2018) avverso contro le prevaricazioni portate avanti anche in sede giurisdizionale da parte della Regione autonoma del Friuli – Venezia Giulia.

Airone bianco maggiore (Ardea alba)

La Laguna di Marano riveste grandissima importanza naturalistica, ambientale e paesaggistica, tanto da rientrare nel sito di importanza comunitaria e zona di protezione speciale – S.I.C./Z.P.S. “Laguna di Marano e Grado”, ai sensi della direttiva Habitat (n. 92/43/CEE) e della direttiva Avifauna (n. 09/147/CE).

Fin dal Catasto Napoleonico del 1811 (dati in seguito confermati) ben 8.708,85 ettari, pari al 98,97% della Laguna, compresi i canali lagunari, costituiscono parte del demanio civico di Marano Lagunare (qui la cartografia e i mappali catastali), dove gli appartenenti alla Comunità locale (e solo loro) possono esercitare i relativi diritti di uso civico, in primo luogo quello di pesca.    

I diritti di uso civico in favore della Comunità maranese risalgono a tempo immemorabile, quantomeno al Privilegium Poponis accordato dall’allora Patriarca di Aquileia Popone nel 1031 e successivamente confermati dalla Repubblica di Venezia, dall’Impero di Austria-Ungheria e dal Regno d’Italia (ancora indicati nell’Inventario dell’1 gennaio 1943).

Laguna di Marano, dragaggio e colmata

Eppure, dopo il trasferimento dei diritti demaniali idrici e marittimi dallo Stato alla Regione autonoma del Friuli – Venezia Giulia operato con il decreto legislativo n. 265/2001 (art. 1, comma 2°: “Sono trasferiti alla regione tutti i beni dello Stato e relative pertinenze, di cui all’articolo 30, comma 2, della legge 5 marzo 1963, n. 366, situati nella laguna di Marano-Grado”), la Regione, con la legge regionale n. 10/2017, inopinatamente e illegittimamente, ha dichiarato l’appartenenza della Laguna di Marano – Grado al demanio della Regione autonoma del Friuli – Venezia Giulia (art. 2), con esclusione soltanto di quelle rientranti nel territorio comunale di Grado ove il vigente sistema catastale tavolare (probatorio) le riferisce allo stesso Comune. 

In realtà, lo Stato, ovviamente, non poteva trasferire nient’altro se non i propri beni demaniali, cioè solo una parte minimale, solo 2,79 ettari.

Da allora, la Regione ha iniziato a compiere una serie di attività oggettivamente eversive dei diritti di uso civico della Comunità maranese, disciplinando e assegnando concessioni di pesca e autorizzando imprese a scaricare in Laguna fanghi di dragaggio, in particolare nel Canale Coron. con grave pericolo per l’ambiente e per la pesca.

Non sono bastate forti prese di posizione dell’Amministrazione comunale, non risulta aver dato frutti la strada del dialogo.

La stessa Regione autonoma Friuli – Venezia Giulia dovrebbe curare con l’attenzione necessaria con attenzione i diritti delle collettività locali, presenti con accertamento compiuto per ora solo in 48 Comuni del territorio regionale sui 136 in cui si ritiene siano presenti, mentre l’estensione attuale è stimata in circa 55.000 ettari, pari al 7% della superficie regionale.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Cormorano (Phalacrocorax carbo)

da Il Fatto Quotidiano, 17 marzo 2026

All’asta gli antichi “casoni” della Laguna di Marano e Grado, dove andava a caccia Hemingway.

Ispirarono lo scrittore americano per il romanzo “Al di là dal fiume tra gli alberi”. I prezzi proposti variano da 20.000 a 80.000 euro: ma comitati e associazioni hanno cominciato la battaglia. (Ferruccio Sansa)

Un pezzo di storia all’asta. In tribunale, insieme con case, appartamenti, auto e altri residui di confische e fallimenti. Prezzo: da 20mila a 86mila euro. Pochi ormai conoscono i casoni della laguna tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. Sono quel che resta di un mondo che sta scomparendo: edifici con il tetto di paglia, i muri spesso di canne e legni. All’interno poche stanze spoglie: qualche sedia, un tavolo, un caminetto, letti di fortuna, magari l’immagine della Madonna alla parete.

Per secoli sono stati un regno di solitudine, fatica. Spesso di povertà. Costruiti su lingue di terra, su isole, in passato di solito abitati da pescatori perché qui si poteva arrivare quasi soltanto con le barche. Un luogo di silenzi interminabili interrotti dal canto degli uccelli, da poche voci; dal suono dei remi di una batéla (imbarcazione con il fondo piatto che scivolava spinta da un rematore a poppa, come le gondole). Un luogo intriso dell’odore di quell’acqua di laguna che sa insieme di mare e di fiume.

Erano molte migliaia di casoni nell’Italia Orientale, tra le campagne e, appunto, la Laguna (sulla terraferma, però, erano costruzioni più solide, più ricche, con i muri anche di mattoni). Poi durante il Fascismo molti furono abbattuti. Altri vennero cancellati nel Dopoguerra. All’epoca forse pareva di doverli eliminare perché simboli di un passato povero, da dimenticare. Ne sono rimasti, però, inconfondibili anche da lontano con i loro tetti di paglia, alti e spioventi.

Oggi, però, alcuni stanno per andare all’asta. È successo che una cooperativa di allevatori di muscoli sia fallita e quel che resta del suo patrimonio stia per finire all’incanto. Tra l’altro alcuni casoni, tra Marano e Grado. Diventeranno, nella migliore delle ipotesi, dimore private. Era già successo per la meravigliosa Isola Orbi, 35mila metri quadrati (con tre casoni) non lontano da Grado, aggiudicata un anno fa a un’altra asta giudiziaria per poco più di mezzo milione. Uno dopo l’altro i pezzi di questo tesoro rischiano di andarsene. Parliamo di un ecosistema naturale e umano che non ha uguali. Intorno tamerici, pioppi, olmi, ginepri. Perfino pini. Qui vivono specie animali altrove quasi introvabili: garzette, aironi cinerini, germani reali e rondini di mare. Aquileia, l’antico porto romano con le sue rovine, è poco distante. Così comitati e associazioni hanno cominciato la battaglia per far sì che almeno questi casoni non finiscano in mano dei privati, che rimangano per ricordare alla gente del posto e ai turisti il rapporto vecchio di secoli – alcuni degli edifici risalgono al 1500 – tra l’uomo e la sua Laguna.

Anche il sindaco di Marano, Mauro Popesso, come ha ricordato il Messaggero Veneto, sta combattendo perché i casoni restino in mano pubblica: “Nel nostro territorio ci sono ancora una quarantina di casoni – racconta il sindaco – Questi sono tra i primi che finirebbero ai privati. Per questo, per non fissare un precedente molto insidioso, il Consiglio comunale ha approvato il ricorso al commissario per gli usi civici”. Di che cosa stiamo parlando? Gli usi civici sono una proprietà collettiva che ha lo scopo di garantire diritti per l’utilizzo di beni che spettano ai componenti della comunità. È un patrimonio immenso che ci appartiene, ma di cui spesso non conosciamo l’esistenza. In alcune regioni, come la Sardegna – dove l’associazione Gruppo di Intervento Giuridico si batte per tutelarli – coprono circa 4mila chilometri quadrati, un sesto dell’intera isola. Un tesoro dimenticato che oggi è sotto assedio da parte di chi vorrebbe appropriarsene.
Ecco, il ricorso agli usi civici potrebbe essere la strada per impedire che i casoni siano venduti. Intanto, però, il prossimo 2 aprile alcuni tra i più bei casoni tra Marano e Grado andranno venduti e poi sarà certo più difficile recuperarli. Forse impossibile. Saranno battuti all’asta per un prezzo di partenza che non raggiunge quello di un box in città.

Chissà se proprio in questi casoni era passato Ernest Hemingway. Questo mondo così silenzioso e solitario aveva ispirato infatti uno dei più bei romanzi del premio Nobel: Al di là dal fiume tra gli alberi. “Quattro barche risalivano il canale principale verso la grande laguna a nord… Era tutto ghiacciato, gelato di fresco durante il freddo improvviso della notte senza vento”, è scritto nel romanzo che racconta la storia del colonnello Richard Cantwell che in questi acque andava a cacciare le anatre. Proprio come Hemingway.

Un casone di laguna era diventato anche il rifugio di Giancarlo Galan, il presidente della Regione Veneto dal 1995 al 2010. Il Doge, lo chiamavano in quegli anni, prima che fosse travolto dagli scandali. I pescatori suoi vicini ricordano ancora quando per raggiungere il suo pupillo – e ministro – accanto al casone di Galan atterrò anche l’elicottero di Silvio Berlusconi. Ma questa è cronaca, più che storia. Tutto questo mondo, però, tra quindici giorni andrà all’asta. Da 20mila a 86mila euro. Colpo di martello. Aggiudicati.

Airone cenerino (Ardea cinerea)

(foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

  1. Al momento, non c'è nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.