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La speculazione energetica vuol trasformare la Maremma in una zona industriale. 63 “torri” eoliche intorno a Pitigliano.


Sovana, Tomba etrusca della Sirena (III-II sec. a. C.)

La petizione Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica! si firma qui.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha inoltrato un atto di intervento (19 febbraio 2026) nell’ambito del procedimento di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) relativo al progetto di centrale eolica proposto dalla società milanese Zefiro Green Power s.r.l. in località Pian di Morrano, Montesorano, La Rotta e Casone nei Comuni di Pitigliano, Manciano (GR) e Ischia di Castro (VT).

Nove “torri” eoliche alte circa 200 metri con potenza complessiva di 64,8 MW, integrate da un sistema di accumulo da 32 MW e relative opere connesse e infrastrutture (viabilità, cavidotti, ecc.) fra boschi, campi e macchia mediterranea al confine fra Toscana e Lazio.

Il progetto è contiguo, in parte sovrapponibile, agli analoghi

* progetto per la realizzazione della centrale eolica “Energia Sorano della società romana Olsen Renewables Italy s.r.l. nella Maremma etrusca fra Sorano, Pitigliano, Ischia di Castro e Manciano (GR – VT), contro il quale  il GrIG aveva già depositato (18 ottobre 2024)un atto di intervento nel relativo procedimento di V.I.A.,

* progetto di realizzazione del “Parco eolico Pitigliano della società milanese Gruppo Visconti Pitigliano s.r.l. nelle località di Pian di Morrano e La Rotta, nei Comuni di Pitigliano e di Manciano (GR), avverso il quale  il GrIG aveva già depositato (16 agosto 2024) un atto di intervento nel relativo procedimento di V.I.A.,

* progetto di realizzazione della centrale eolica “Pitigliano della società romana RWE Renewables Italia s.r.l., nei Comuni di Pitigliano, Sorano, Manciano (GR) e Onano (VT), nei confronti del quale  il GrIG aveva già depositato (18 luglio 2024) un atto di intervento nel relativo procedimento di V.I.A.,

* progetto di realizzazione della centrale eolica “Rempillo” da parte di Sorgenia Renewables s.r.l.in località Rempillo, nel territorio comunale di Pitigliano, avverso il quale il GrIG aveva già depositato (12 febbraio 2024) un atto di intervento nel procedimento di V.I.A.

centrale eolica

Cinque progetti di centrali eoliche per complessive 63 “torri” eoliche nella Maremma toscana intorno a Pitigliano, in una zona ricca di emergenze ambientali, archeologiche e storico-culturali, nonchè di grande richiamo turistico.

Il progetto di centrale eolica della Soc. Zefiro Green Power prevede 9 aerogeneratori con un’altezza massima complessiva di circa 200 metri, per una potenza nominale massima complessiva pari a 64,8 MW, integrate da un sistema di accumulo da 32 MW, poi linee elettriche di collegamento alla rete elettrica nazionale, viabilità, una nuova sottostazione elettrica, sbancamenti, viabilità, cavidotti in zone ricche di corsi d’acqua e macchia mediterranea, come chiaramente indicato anche dal piano di indirizzo territoriale con valenza di piano paesaggistico (P.I.T.) della Toscana, come una visibilissima selva di acciaio fra la costa e l’interno della Maremma, coinvolgendo direttamente o indirettamente perché a breve distanza ben quattro siti rientranti nella Rete Natura 2000 (IT6010056 – ZPS “Selva del Lamone e Monti di Castro”; “Monti di Castro” – ZSC IT6010056; “Alto corso del Fiume Fiora” – “Sistema Fluviale Fiora-Olpeta”  – ZSC IT6010017).     

                                                                                                                               

Presenza di vincolo paesaggistico e del centro storico di Pitigliano, la centrale eolica sorgerebbe ben dentro la fascia di rispetto estesa tre chilometri dal limite di numerose zone tutelate con vincolo culturale e/o con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), posta dall’art. 6 del decreto-legge n. 50/2022, convertito con modificazioni e integrazioni nella legge n. 91/2022, fasce di rispetto confermate dal decreto-legge 21 novembre 2025, n. 175(art. 2, comma 4°, lettera m), convertito con modificazioni nella legge 15 gennaio 2026, n. 4.

Inoltre, non emerge una congrua e adeguata considerazione della c.d. alternativa zero, come previsto dalla legge, e non si è rinvenuta la previsione di alcuna prestazione di fideiussione (art. 1936 cod. civ.) per eventuali danni all’ambiente e agli interessi pubblici nelle fasi di cantiere, di gestione dell’impianto e del ripristino ambientale (decommissioning).

Il GrIG ha chiesto al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di esprimere formale diniego alla compatibilità ambientale degli impianti industriali in progetto e ha informato, per opportuna conoscenza, il Ministero della Cultura, le Regioni Toscana e Lazio, la Soprintendenza speciale per il PNRR, le Soprintendenze per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Siena e di Viterbo, i Comuni di Pitigliano, di Manciano e di Ischia di Castro.

Toscana, paesaggio agrario

I motivi del “no” al Far West energetico.

Essere a favore dell’energia prodotta da fonti rinnovabili non vuol dire avere ottusi paraocchi, non vuol dire aver versato il cervello all’ammasso della vulgata dell’ambientalismo politicamente corretto.

Ma non sono solo le associazioni e i comitati realmente ambientalisti a sostenerlo.

Qualche sintetica considerazione sulla speculazione energetica in corso in Italia è stata svolta autorevolmente dalla Soprintendenza speciale per il PNRR, che, dopo approfondite valutazioni, ha evidenziato in modo chiaro e netto: “… è in atto una complessiva azione per la realizzazione di nuovi impianti da fonte rinnovabile (fotovoltaica/agrivoltaica, eolico onshore ed offshore) … tanto da prefigurarsi la sostanziale sostituzione del patrimonio culturale e del paesaggio con impianti di taglia industriale per la produzione di energia elettrica oltre il fabbisogno … previsto … a livello nazionale, ove le richieste di connessione alla RTN per nuovi impianti da fonte rinnovabile ha raggiunto il complessivo valore di circa 328 GW rispetto all’obiettivo FF55 al 2030 di 70 GW” (nota Sopr. PNRR prot. n. 51551 del 18 marzo 2024)”.

Qui siamo alla reale sostituzione paesaggistica e culturale, alla sostituzione economico-sociale, alla sostituzione identitaria

Il fenomeno della speculazione energetica, oltre che in Sardegna, è pesantemente presente in modo particolare nella Tuscia, in Puglia, nella Maremma, in Sicilia, sui crinali appennnici.

costruzione centrale eolica

In tutto il territorio nazionale le istanze di connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) al 31 gennaio 2026 risultano complessivamente ben 5.901, pari a 326,32 GW di potenza, suddivisi in 3.721 richieste di impianti di produzione energetica da fonte solare per 145,48 GW (44,73%), 2.039 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a terra per 107,59 GW (32,97%), 102 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a mare per 70,21 GW (21,52%), 23 richieste di impianti di produzione energetica da fonte idroelettrica per 2,24 GW (0,69%), 11 richieste di impianti di produzione energetica da biomasse per 0,24 GW (0,07%) e 5 richieste di impianti di produzione energetica da fonte geotermica per 0,07 GW (0,02%).

Richieste che cosrrispondono a più di 4 volte gli 80 GW ritenuti necessari al 2030 come aumento della potenza installata di produzione energetica da fonti rinnovabili.

Un’overdose di energia potenziale che non potrebbe esser nemmeno esser consumata. Significa energia che dovrà esser pagata dal gestore unico della Rete (cioè soldi che usciranno dalle tasse dei contribuenti).

Gli unici che guadagneranno in ogni caso saranno le società energetiche, che – oltre ai certificati verdi e alla relativa commerciabilità, nonchè agli altri incentivi – beneficiano degli effetti economici diretti e indiretti del dispacciamento, il processo strategico fondamentale svolto da Terna s.p.a. per mantenere in equilibrio costante la quantità di energia prodotta e quella consumata in Italia: In particolare, riguardo gli impianti produttivi di energia da fonti rinnovabili, “se necessario, Ternainvia specifici ordini per ridurre o aumentare l’energia immessa in rete alle unità di produzione”, ma l’energia viene pagata pur non utilizzata.  I costi del dispacciamento sono scaricati sulle bollette degli Italiani.

Inoltre, la Commissione europea – su richiesta del Governo Italiano – ha recentemente approvato (4 giugno 2024) un regime di aiuti di Stato “volto a sostenere la produzione di un totale di 4 590 MW di nuova capacità di energia elettrica a partire da fonti rinnovabili”.   In particolare, “il regime sosterrà la costruzione di nuove centrali utilizzando tecnologie innovative e non ancora mature, quali l’energia geotermica, l’energia eolica offshore (galleggiante o fissa), l’energia solare termodinamica, l’energia solare galleggiante, le maree, il moto ondoso e altre energie marine oltre al biogas e alla biomassa. Si prevede che le centrali immetteranno nel sistema elettrico italiano un totale di 4 590 MW di capacità di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. A seconda della tecnologia, il termine per l’entrata in funzione delle centrali varia da 31 a 60 mesi”.

Il costo del regime di aiuti in favore delle imprese energetiche sarà pari a 35,3 miliardi di euro e, tanto per cambiare, sarà finanziato “mediante un prelievo dalle bollette elettriche dei consumatori finali”..

Insomma, siamo all’overdose di energia producibile da impianti che servono soltanto agli speculatori energetici;

tetti fotovoltaici

Che cosa si potrebbe fare.

Dopo aver quantificato il quantitativo di energia elettrica realmente necessario a livello nazionale, sarebbe cosa ben diversa se fosse lo Stato a pianificare in base ai reali fabbisogni energetici le aree a mare e a terra dove installare gli impianti eolici e fotovoltaici e, dopo coinvolgimento di Regioni ed Enti locali e svolgimento delle procedure di valutazione ambientale strategica (V.A.S.), mettesse a bando di gara i siti al migliore offerente per realizzazione, gestione e rimozione al termine del ciclo vitale degli impianti di produzione energetica.

Inoltre, come afferma e certifica l’I.S.P.R.A.(vds. Report Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2023, Report n. 37/2023), è molto ampia la superficie potenzialmente disponibile per installare impianti fotovoltaici sui tetti, considerando una serie di fattori che possono incidere sulla effettiva disponibilità di spazio (presenza di comignoli e impianti di condizionamento, ombreggiamento da elementi costruttivi o edifici vicini, distanza necessaria tra i pannelli, esclusione dei centri storici).

Dai risultati emerge che la superficie netta disponibile può variare da 757 a 989 km quadrati.

pannelli fotovoltaici sulla copertura di parcheggi per autoveicoli

In sostanza, si spiega, “ipotizzando tetti piani e la necessità di disporre di 10,3 m2 per ogni kW installato, si stima una potenza installabile sui fabbricati esistenti variabile dai 73 ai 96 GW”. A questa potenza, evidenziano i ricercatori dell’Ispra, si potrebbe aggiungere quella installabile in aree di parcheggio, in corrispondenza di alcune infrastrutture, in aree dismesse o in altre aree impermeabilizzate; “ipotizzando che sul 4% dei tetti sia già installato un impianto, si può concludere che, sfruttando gli edifici disponibili, ci sarebbe posto per una potenza fotovoltaica compresa fra 70 e 92 GW”.

L’I.S.P.R.A. ha stimato l’energia producile dai tetti fotovoltaici Comune per Comune: qui la stima ISPRA 2023, suddivisa per superfici utili per ogni Comune italiano.

Analoghe considerazioni sono state argomentate (vds. Fotovoltaico, all’Italia basterebbero i capannoni industriali, su Nuova Energia 3/2023) dal Prof.Angelo Spena, professore emerito di Fisica Tecnica Ambientale e Gestione ed Economia dell’Energia presso l’Università degli Studi di Roma – Tor Vergata, in precedenza presso le Università di Roma La Sapienza e di Perugia, attualmente Presidente del Gestore Mercati Energetici (GME), società pubblica che agisce nel rispetto degli indirizzi del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e delle previsioni regolatorie definite dall’Autorità di Regolazione per Energia Rete e Ambiente (ARERA). Il GME organizza e gestisce i mercati dell’energia elettrica, del gas naturale e quelli ambientali, nel rispetto dei principi di neutralità, trasparenza, obiettività e concorrenza,

pannelli fotovoltaici su capannoni industriali

Ulteriore elemento produttivo – finora non adeguatamente preso in considerazione – è individuabile nella realizzazione di pannelli fotovoltaici lungo le principali arterie stradali (autostrade, superstrade)

Energia producibile senza particolari impatti ambientali e conflitti sociali.

Energia producibile in modo diffuso, democratico, più facilmente controllabile dalle popolazioni interessate.

Forse, la risposta alla domanda è proprio qui: tale produzione energetica danneggerebbe i grandi produttori, compresi quelli di proprietà pubblica.

Qui un approfondimento del complesso rapporto fra energia e territorio e sulle proposte del GrIG: Quali soluzioni per una transizione energetica che realmente rispetti l’ambiente e il territorio?

centrale fotovoltaica in area agricola

Che cosa può fare ognuno di noi.

Nessun cittadino che voglia difendere il proprio ambiente e il proprio territorio, salvaguardando contemporaneamente il proprio portafoglio, può lavarsene le mani.

Quanto sta accadendo oggi in Italia nell’ambito della transizione energetica sta dando corpo ai peggiori incubi sulla sorte di boschi, campi, prati, paesaggi storici del nostro Bel Paese.

Il sacrosanto passaggio all’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile (sole, vento, acqua) dalle fonti fossili tradizionali (carbone, petrolio, gas naturale) in assenza di pianificazione e anche di semplice buon senso sta favorendo le peggiori iniziative di speculazione energetica.

centrale eolica

E’ ora che ciascuno di noi faccia sentire la sua voce: firma, diffondi e fai firmare la petizione popolare Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica!

La petizione popolare, promossa dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), si firma qui https://chng.it/MNPNNM9Q62. Ormai siamo più di 22 mila ad averlo già fatto.

Fra le migliaia di sottoscrizioni, quelle di personalità della cultura impegnate nella tutela del Bel Paese (fra queste Caterina Bon Valsassina, dirigente del Ministero della Cultura e Direttrice dell’Istituto Centrale del Restauro, Margherita Eichberg, Soprintendente per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, Gino Famiglietti, dirigente del Ministero della Cultura), archeologi (fra loro Carlo Tronchetti, Angela Antona, Margherita Corrado), uomini di scienza (come l’antropologa Maria Gabriella Da Re, lo psicoterapeuta Alberto Schön, il biologo ed etologo Sandro Lovari), personalità impegnate nella società, in politica e nell’economia, come Renato Soru, Vannozza Della Seta, Cesare Baj, anche personaggi dello spettacolo, come l’attrice Caterina Murino e la notissima cantante Nada, impegnata da tempo per contrastare la speculazione energetica nella sua Maremma.

Soprattutto migliaia e migliaia di cittadini che vogliono esser ascoltati.

Siamo ancora in tempo per cambiare registro.

In meglio, naturalmente.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

bosco e girasoli

(foto da Google Earth, da mailing list ambientalista, E.R., S.D., archivio GrIG)

  1. febbraio 21, 2026 alle 8:11 am

    A.N.S.A., 20 febbraio 2026

    Grig contro progetti eolico in Maremma e sull’Appennino Tosco-Emiliano.

    ‘No a Far west energetico: a Pitigliano sarebbero 63 torri’.

    ‘No al far west energetico’ in Maremma e sull’Appennino Tosco-Emiliano.

    Così Grig, il Gruppo d’intervento giuridico che ieri ha inoltrato un atto di intervento nell’ambito del procedimento di Via per il progetto di centrale eolica proposto dalla società milanese Zefiro Green power in località Pian di Morrano, Montesorano, La Rotta e Casone nei comuni di Pitigliano e Manciano (Grosseto) e Ischia di Castro (Viterbo).

    Sempre Grig nei giorni scorsi, ha presentato un atto di intervento nel procedimento di Via per il progetto di centrale eolica Monte La Fine e Monte Pratolungo proposto da un’altra società milanese, Eea Italy Wind srl, sull’Appennino Tosco-Emiliano, tra Castel del Rio (Bologna) e Firenzuola (Firenze).    In Maremma, spiega il Grig, previste nove torri eoliche alte circa 200 metri dal progetto che è contiguo e in parte sovrapponibile ad altri quattro progetti analoghi che complessivamente porterebbero all’installazione di 63 torri eoliche nella Maremma toscana intorno a Pitigliano. Il Grig ha chiesto al ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica di esprimere “formale diniego alla compatibilità ambientale degli impianti” e ha informato, per opportuna conoscenza, Mic, Regioni Toscana e Lazio, la soprintendenza speciale per il Pnrr, le soprintendenze per Archeologia, belle arti e paesaggio di Siena e di Viterbo, i Comuni di Pitigliano, Manciano e Ischia di Castro. Riguardo all’Appennino, il progetto prevede 13 torri eoliche alte circa 200 metri, per 78 MW di potenza installata nei boschi dei crinali appenninici fra Monte La Fine e Monte Pratolungo, “in un territorio con corsi d’acqua e ampie zone boscate, dove in ogni caso migliaia di metri cubi di cemento delle basi degli aerogeneratori non saranno più eliminabili”.    Anche in questo caso il Grig ha chiesto al ministero dell’Ambiente di esprimere formale diniego alla compatibilità ambientale dell’impianto e ha informato, per opportuna conoscenza, Mic, Regioni Emilia Romagna e Toscana, le soprintendenze per Archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna e di Firenze, i Comuni di Castel del Rio e di Firenzuola.

  2. Avatar di Fabrizio Quaranta
    Fabrizio Quaranta
    febbraio 21, 2026 alle 9:13 am

    Un assalto criminale al Patrimonio agronaturale e storico- culturale italiano. Un’inutile, inefficiente, costosa buffonata incentivata da oltre 200 miliardi di denaro pubblico ( se ne accorto anche il governo, finalmente – analoga dichiarazione di ieri)

  3. febbraio 22, 2026 alle 1:09 PM

    da La Nazione, 22 febbraio 2026

    Speculazione energetica: “Rischiamo di trasformarci in un distretto industriale”.

    L’allarme viene lanciato dal Gruppo di intervento giuridico: “Non a una produzione in eccesso”. (Nicola Ciuffoletti)

    PITIGLIANOLa Maremma rischia di trasformarsi in un distretto industriale dell’energia. È questo l’allarme lanciato dal Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), che ha recentemente presentato un atto di intervento nel procedimento di Valutazione d’Impatto Ambientale relativo al nuovo progetto eolico della società milanese Zefiro Green Power s.r.l.. L’intervento riguarda la centrale prevista tra Pian di Morrano, Montesorano, La Rotta e Casone, nei Comuni di Pitigliano, Manciano e Ischia di Castro. Il progetto prevede 9 aerogeneratori alti circa 200 metri, per una potenza complessiva di 64,8 MegaWatt, affiancati da un sistema di accumulo da 32 MegaWatt, nuove strade di accesso, cavidotti e una sottostazione elettrica, in un’area di confine tra Toscana e Lazio caratterizzata da boschi, campi, corsi d’acqua e macchia mediterranea. Si tratta però solo di uno dei cinque progetti in itinere intorno a Pitigliano. Oltre alla proposta di Zefiro, risultano infatti in valutazione o già contestati dal GrIG gli impianti “Energia Sorano” della Olsen Renewables Italy s.r.l., il “Parco eolico Pitigliano” della Gruppo Visconti Pitigliano s.r.l., la centrale “Pitigliano” della RWE Renewables Italia s.r.l. e l’impianto “Rempillo” di Sorgenia Renewables s.r.l.. In totale, 63 torri eoliche nella Maremma toscana, in un territorio di alto pregio ambientale, archeologico e storico-culturale. L’area interessata confina con siti della Rete Natura 2000 e ricade entro fasce di rispetto paesaggistiche e culturali previste dal Codice dei beni culturali. L’associazione ha chiesto al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di esprimere un diniego di compatibilità ambientale, informando anche Ministero della Cultura, Regioni, Soprintendenze e Comuni coinvolti. Nel mirino c’è quella che il GrIG definisce “speculazione energetica”. Le richieste di connessione alla rete nazionale presentate a Terna superano infatti i 326 GW, a fronte di un fabbisogno stimato al 2030 di circa 70-80 GW aggiuntivi da fonti rinnovabili. Un eccesso di progetti che, secondo l’associazione, rischia di produrre energia non necessaria, con costi di dispacciamento scaricati sulle bollette dei cittadini. Il GrIG non contesta la transizione alle rinnovabili, ma l’assenza di pianificazione nazionale. Propone che sia lo Stato a individuare, tramite Valutazione Ambientale Strategica e coinvolgimento degli enti locali, le aree idonee, mettendole poi a gara. Richiama inoltre i dati Ispra sulla possibilità di installare tra 70 e 90 GW di fotovoltaico sui tetti di edifici esistenti, oltre a parcheggi e aree già impermeabilizzate, riducendo così il consumo di suolo e l’impatto paesaggistico.

  4. febbraio 22, 2026 alle 5:06 PM

    da Maremma News, 22 febbraio 2026

    Speculazione energetica in Maremma: 63 ‘torri’ eoliche intorno a Pitigliano, il GrIG dice no.

    La speculazione energetica vuol trasformare la Maremma in una zona industriale. 63 “torri” eoliche intorno a Pitigliano.

  5. febbraio 23, 2026 alle 8:27 PM
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