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La nuova “peste” è favorita dall’inquinamento? Pare che sia così.


Torino, smog (da http://www.meteoweb.eu)

La diffusione del coronavirus COVID 19 sarebbe stata favorita dall’inquinamento.

La conferma a un’ipotesi sempre più ricorrente è giunta dalla recentissima Relazione circa l’effetto dell’inquinamento da particolato atmosferico e la diffusione di virus nella popolazione della Società italiana di medicina ambientale (S.I.M.A.) e delle Università degli Studi di Bari e di Bologna.

In parole povere, “una solida letteratura scientifica descrive il ruolo del particolato atmosferico quale efficace carrier, ovvero vettore di trasporto e diffusione per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus. Il particolato atmosferico, oltre ad essere un carrier, costituisce un substrato che può permettere al virus di rimanere nell’aria in condizioni vitali per un certo tempo, nell’ordine di ore o giorni”.

Maggiore è l’inquinamento e maggiore è la possibilità per il virus di permanere nell’aria.

Se non serve nemmeno questo ad aprir gli occhi sugli effetti devastanti dell’inquinamento…

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

qui l’indicazione grafica del progressivo contagio da coronavirus COVID 19 in Italia (dati Protezione civile, Ministero della Salute, ISTAT)

decalogo coronavirus COVID 19 (Ministero della Salute)

da La Repubblica, 17 marzo 2020

Coronavirus: l’inquinamento ha aperto la strada alla diffusione dell’infezione.

Lo rivela uno studio della Società italiana di medicina ambientale (Sima) insieme alle Università di Bari e di Bologna, che hanno esaminato i dati pubblicati sui siti delle Agenzie regionali per la protezione ambientale), incrociandoli con i casi di contagio riportati dalla Protezione Civile. (Irma D’Aria)

POLVERI SOTTILI COME VETTORI del Coronavirus. Potrebbe essere questa la ragione per cui il virus ha viaggiato più veloce in Pianura Padana. Lo sostiene un gruppo di ricercatori che ha esaminato i dati pubblicati sui siti delle Arpa, le Agenzie regionali per la protezione ambientale, confrontandoli con i casi ufficiali di contagio riportati sul sito della Protezione Civile. Sono state inoltre revisionate varie ricerche scientifiche che descrivono il ruolo del particolato atmosferico come “carrier”, ovvero vettore di trasporto e diffusione per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus. Inoltre, il particolato atmosferico costituisce un substrato che può permettere al virus di rimanere nell’aria in condizioni vitali per un certo tempo, nell’ordine di ore o giorni.

I dati delle centraline di rilevamento ambientale

I ricercatori della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), insieme a quelli dell’Università di Bologna e di Bari, hanno esaminato i dati pubblicati sui siti delle Agenzie regionali per la protezione ambientale – relativi a tutte le centraline di rilevamento attive sul territorio nazionale, registrando il numero di episodi di superamento dei limiti di legge (50 microg/m3 di concentrazione media giornaliera) nelle province italiane. Parallelamente, sono stati analizzati i casi di contagio da COVID-19 riportati sul sito della Protezione Civile. Dall’analisi è emersa una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di PM10 registrati nel periodo tra il 10 e il 29 febbraio e il numero di casi infetti da COVID-19 aggiornati al 3 marzo (considerando un ritardo temporale intermedio relativo al periodo 10-29 febbraio di 14 giorni, approssimativamente pari al tempo di incubazione del virus fino alla identificazione della infezione contratta).

L’esplosione dei contagi in Pianura padana

In Pianura padana si sono osservate le curve di espansione dell’infezione che hanno mostrato accelerazioni anomale, in coincidenza, a distanza di 2 settimane, con le più elevate concentrazioni di particolato atmosferico, che hanno esercitato un’azione di boost, cioè di impulso alla diffusione virulenta dell’epidemia: “Le alte concentrazioni di polveri registrate nel mese di febbraio in Pianura padana sottolinea Leonardo Setti dell’Università di Bologna – hanno prodotto un’accelerazione alla diffusione del Covid-19. L’effetto è più evidente in quelle province dove ci sono stati i primi focolai”. Insomma, potrebbe esserci un nesso tra polveri sottili e diffusione del virus: “Le polveri stanno veicolando il virus. Fanno da carrier. Più ce ne sono, più si creano autostrade per i contagi. E’ necessario ridurre al minimo le emissioni, sperando in una meteorologia favorevole”, afferma Gianluigi de Gennaro, dell’Università di Bari.

Polveri sottili come ‘marker’ della virulenza

Quindi i virus si “attaccano” (con un processo di coagulazione) al particolato atmosferico, costituito da particelle solide e/o liquide in grado di rimanere in atmosfera anche per ore, giorni o settimane, e che possono diffondere ed essere trasportate anche per lunghe distanze. “In attesa del consolidarsi di evidenze a favore di questa ipotesi presentata nel nostro Position Paper – aggiunge Alessandro Miani, presidente della Sima – in ogni caso la concentrazione di polveri sottili potrebbe essere considerata un possibile indicatore o ‘marker’ indiretto della virulenza dell’epidemia da Covid-19. Inoltre, in base ai risultati dello studio in corso l’attuale distanza considerata di sicurezza potrebbe non essere sufficiente, soprattutto quando le concentrazioni di particolato atmosferico sono elevate”.

I dati sulle altre infezioni

Già prima del Covid-19 era stato indagato il rapporto tra concentrazioni di particolato atmosferico e diffusione dei virus. Per esempio, nel 2010 si è visto che l’influenza aviaria poteva essere veicolata per lunghe distanze attraverso tempeste asiatiche di polveri che trasportavano il virus. I ricercatori hanno dimostrato che c’è una correlazione di tipo esponenziale tra le quantità di casi di infezione e le concentrazioni di polveri sottili. Nel 2016 è stata osservata una relazione tra la diffusione del virus respiratorio sinciziale umano nei bambini e le concentrazioni di particolato. Questo virus causa polmoniti in bambini e viene veicolato attraverso il particolato in profondità nei polmoni. La velocità di diffusione del contagio è correlata alla concentrazione di PM10 e PM2.5. Infine, quest’anno è stato rilevato come uno dei maggiori fattori di diffusione giornaliera del virus del morbillo in Lanzhou (Cina) sono stati i livelli di inquinamento di particolato atmosferico.

La situazione oggi senza traffico

Ammesso che esista un collegamento tra livelli di inquinamento e diffusione del coronavirus, ora che le città sono pressocché ferme, lo smog e le polveri sottili non rappresentano più un problema? “I livelli di inquinamento sicuramente stanno scendendo ma quelli dovuti al traffico veicolare rappresentano circa il 22% del totale. E comunque in Pianura padana anche se non c’è traffico in giro e le aziende lavorano di meno come sta accadendo in questo periodo, per una questione orografica e di stagnazione dell’aria, i livelli di particolato non scendono così repentinamente a meno che non venga un forte temporale e ci sia vento”, spiega Miani.

L’aria di casa nostra

Al di là del fatto che fuori c’è meno inquinamento, c’è da considerare la qualità dell’aria di casa e di tutti i luoghi indoor aperti al pubblico, dove tra l’altro tutti stiamo trascorrendo più tempo. “Negli spazi indoor l’inquinamento dell’aria mediamente è cinque volte superiore rispetto all’esterno e le persone oggi passano la maggior parte del tempo in spazi confinanti”, spiega Miani. Suggerimenti? “E’ bene aprire le finestre per alcuni minuti più volte al giorno, perché una miscelazione di gas riduce la percentuale di inquinamenti e utilizzare purificatori d’aria per tenere l’aria pulita nei luoghi confinati come casa e uffici”, risponde l’esperto. Ma perché la qualità dell’aria di casa nostra o in generale di un luogo chiuso o anche aperto ma circoscritto come, per esempio, una strada di quartiere, ha un nesso con il Coronavirus? “Se tra le persone che circolano per strada vicino a noi o sono nello stesso spazio interno, c’è qualcuno che é infetto, ancorché asintomatico, il particolato presente in quella singola area, se di livelli importanti, può essere un moltiplicatore dell’infezione aumentando la possibilità di contagio.

La richiesta di interventi salva-ambiente

Proprio perché esiste una letteratura scientifica che riporta un’elevata diffusione di infezione virale in relazione ad elevati livelli di particolato atmosferico, i ricercatori hanno redatto un Position Paper sollecitando anche misure restrittive di contenimento dell’inquinamento: “Questo documento – che si può consultare liberamente a questo link – è frutto di un studio no-profit che vede insieme ricercatori ed esperti provenienti da diversi gruppi di ricerca italiani ed è indirizzato in particolar modo ai decisori”, conclude Grazia Perrone, docente di metodi di analisi chimiche della Statale di Milano.

automobili e smog (foto da stadio24.com)

(foto da Meteo Web, Stadio24)

  1. G.Maiuscolo
    marzo 19, 2020 alle 8:34 am

    INTERESSANTISSIMO POST, questo; da conservare, anche.

    (…) “In Pianura padana si sono osservate le curve di espansione dell’infezione che hanno mostrato accelerazioni anomale, in coincidenza, a distanza di 2 settimane, con le più elevate concentrazioni di particolato atmosferico, che hanno esercitato un’azione di boost, cioè di impulso alla diffusione virulenta dell’epidemia: “Le alte concentrazioni di polveri registrate nel mese di febbraio in Pianura padana sottolinea Leonardo Setti dell’Università di Bologna – hanno prodotto un’accelerazione alla diffusione del Covid-19.”

    (…) “Insomma, potrebbe esserci un nesso tra polveri sottili e diffusione del virus: “Le polveri stanno veicolando il virus. Fanno da carrier.”

    Ecco, potrebbe esserci un nesso; e se lo dicono e lo scrivono ricercatori seri ed impegnati a risolvere non solo problemi legati all’inquinamento ma soprattutto legati alle conseguenze disastrose per la pubblica salute che l’inquinamento produce, allora è proprio il caso di star fermi, ben più che un attimo, a riflettere.
    Covid-19 o non Covid-19 il “male-inquinamento” va tenuto strettamente sotto controllo.

    Abbiamo bisogno di riscaldarci dentro casa, è vero, di mettere in funzione dispositivi che rendano caldi i nostri ambienti, ma mi sono spaventata a leggere che (…)
    ““Negli spazi indoor l’inquinamento dell’aria mediamente è cinque volte superiore rispetto all’esterno e le persone oggi passano la maggior parte del tempo in spazi confinanti”, spiega Miani. Suggerimenti? “E’ bene aprire le finestre per alcuni minuti più volte al giorno, perché una miscelazione di gas riduce la percentuale di inquinamenti e utilizzare purificatori d’aria per tenere l’aria pulita nei luoghi confinati come casa e uffici”, risponde l’esperto.”

    Ottimo suggerimento e lieta di apprendere questa informazione; lieta soprattutto di essere la sola, a casetta mia a respirare…ahahahah.

    Cordialità e serena giornata a tutti,

  2. capitonegatto
    marzo 19, 2020 alle 10:46 am

    Non c’era il detto che……. CHI INQUINA PAGA ? Ci penseranno i sopravvissuti ?

    • G.Maiuscolo
      marzo 19, 2020 alle 3:05 pm

      Si pagherà…si pagherà; certo chi s’industria ad inquinare dovrebbe pagare. SICURO!.
      Dovrebbe, condizionale di rigore, perché chi inquina spesso non paga o paga poco.
      Intanto, detto senza polemica nei confronti di chicchessia, ci penseranno, ci penseremo, perché, nel nostro piccolo, ciascuno di noi deve poter fare la propria parte.

      Se poi volessimo essere precisi o pignoli, bai e narasiddu (vai e diglielo) a quegli esperti che sostengono che “l’aria è pulita” mentre altri respirano male a causa della puzza di gas e di idrocarburi; soprattutto chiedilo…agli operai che ci lavorano…

  3. pio abiusi
    marzo 19, 2020 alle 11:38 am

    Pi

  4. Riccardo Pusceddu
    marzo 19, 2020 alle 3:20 pm

    Mi pare un po’ illogico pensare che il virus si propaghi nell’aria di piu’ se attaccato al particolato piuttosto che come singola particella virale. Magari il fatto che ci siano piu’ contagi nelle aree con piu’ particolato e’ dovuto al fatto che sono aree piu’ popolate e quindi aree in cui i contagi sono piu’ frequenti.
    Questo virus comunque puo’ rivelarsi come un’enorme opportunita’ per evitare altre morti, quelle causate dall’inquinamento: tumori, Parkinson e asma.
    Viviamo infatti in un mondo assurdo, dove milioni di persone viaggiano ognuna su una tonnellata di ferro e plastica per andare a chiudersi in un ufficio a decine di km di distanza, per fare lavori che si potrebbero benissimo fare da casa con una semplice connessione a internet. Si chiama telelavoro e potrebbe portare ad una riduzione enorme delle emissioni di CO2, particolato e compagnia cantante.
    Sapremo cogliere questa opportunita’ e continueremo a fare le cose nel modo assurdo in cui continuiamo a farle attualmente a dispetto del fatto che disponiamo della tecnologia necessaria per fare questa e altre simili rivoluzioni ambientali?

    • donatella
      marzo 19, 2020 alle 8:02 pm

      Sarà stato tutto inutile se “dopo” niente cambierà, si dovrebbe invece imparare che è indispensabile cambiare rotta, sono d’accordo con ogni parola scritta da Riccardo Pusceddu. Cambiare tutto il modo attuale di vivere, una rivoluzione totale. Governanti illuminati che scelgano solo strategie di rispetto totale della Natura. Coraggio e determinazione in questa direzione.

      • M.A.
        marzo 19, 2020 alle 9:36 pm

        Sarebbe bello, ma non esiste un “Governatore del Mondo”, che imponga a tutti delle leggi per la sicurezza di tutti. Stiamo vivendo un qualcosa di spaventoso.L’umanità sta capendo il vero significato dell’essere interconnessi, e non solo dal punto di vista tecnologico. Basta una prassi culturale o un modo di vivere, di produrre o di mangiare in una determinata realtà, che sia in grado di favorire il salto di specie di un patogeno da un animale all’uomo, per creare una pandemia. Noi italiani nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa,,,ma non basta, perchè eventi di questo calibro si risolvono su scala mondiale, non statale o europeo. Per la cronaca, gli allevamenti intensivi sono bombe ad orologeria pronti a scoppiare…dovremmo cambiare il nostro modo di vivere…ritornare un po’ alle origini e scendere dal piedistallo che ci siamo costruiti.

      • marzo 19, 2020 alle 10:56 pm

        sarebbe ora che capissimo una buona volta che siamo soltanto una parte, piccola, della Natura.
        O siamo in equilibrio o la Natura riequilibra.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        marzo 20, 2020 alle 3:21 pm

        L’equilibrio e’ un concetto abbastanza elastico in natura in quanto ogni specie lo influenza facendone parte e l’uomo piu’ di tutti perche’ e’ capace di evolversi culturalmente invece che solo biologicamente.
        Il problema e’ che l’evoluzione culturale va a detrimento di quella biologica, a causa della differente rapidita’ fra le due. Quella biologica non riesce a stare al passo con quella culturale dell’uomo e quindi si causa perdita di biodiversita’.
        La biodiversita’ e’ un valore supremo, almeno fino a quando l’uomo non avra’ capito a pieno la stupefacente varieta’ di meccanismi biologici adottati dalla miriade di specie che abitano questo pianeta.
        Abbiamo cosi tanto ancora da imparare, persino dai virus. La “cura” e’ gia’ li, nella biodiversita’, in qualche organismo che possiede il giusto cocktail genetico o uno che ci possa indirizzare nella giusta direzione. Senza biodiversita’, senza abbastanza ricerca, riusciremo ugualmente a curare tutte le patologie che affliggono l’uomo ma ci vorra’ molto piu’ tempo, quindi molte piu’ perdite umane e sofferenza.
        Quindi il problema non e’ se l’uomo riuscira’ a far fronte a queste sfide (la nostra specie non si estinguera’ mai) ma il tempo e le sofferenze necessarie per completarle con successo.
        Se lasciamo fare alla natura, quella umana e quella in senso piu’ lato degli ecosistemi, continueremo a perder tempo, risorse e a morire crudelmente.
        Bisogna cambiare rotta. Bisogna cominciare a usare a pieno il nostro organo piu’ prezioso.
        Bisogna smetterla di biasimare l’uomo per la sua cupidigia e altre simili caratteristiche considerate “negative” e invece comprendere la loro utilita’ e cercare di indirizzarle in modi meno cruenti.
        Bisogna insomma guidare la nostra evoluzione biologica senza ricorrere ai vecchi sistemi dell’evoluzione: conflitti, carestie e malattie.
        Ci vuole una strategia basata sull’eugenetica ma non quella brutale basata sull’eliminazione fisica dei meno adatti ma piuttosto sul controllo delle nascite.
        Io la chiamo eugenetica compassionevole. Nessuno dovra’ piu’ morire per le sue deficienze ma dovra’ invece semplicemente fare una scelta: essere aiutato da quelli piu’ adatti ma a condizione che non si riproduca oppure essere lasciato a se stesso.

      • marzo 20, 2020 alle 5:13 pm

        ..quando chiunque “rompe” l’equilibrio, la Natura lo crea nuovamente, senza guardare in faccia a nessuno. È sempre accaduto, le grandi estinzione di massa lo testimoniano. Tutto qui.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        marzo 20, 2020 alle 5:56 pm

        “..quando chiunque “rompe” l’equilibrio, la Natura lo crea nuovamente, senza guardare in faccia a nessuno. È sempre accaduto, le grandi estinzione di massa lo testimoniano. Tutto qui.
        Stefano Deliperi”
        Verissimo ma il riequilibrio va sempre a discapito della biodiversita’. Solo dopo svariati milioni di anni la biodiversita’ raggiunge i livelli precedenti.
        Io penso sia meglio non perdere milioni di anni per ottenere il ripristino dei livelli di biodiversita’ del passato e che invece sia meglio non rompere gli equilibri attuali troppo velocemente e quindi senza dar tempo all’evoluzione di mantenere la biodiversita’.

      • marzo 20, 2020 alle 6:47 pm

        ..semplicemente i tempi della Natura non sono i nostri, è un problema nostro, solo nostro. Se non lo capiamo, peggio per noi 😉

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        marzo 21, 2020 alle 12:04 pm

        Magari fosse un problema solo nostro! La nostra ignoranza o meglio la nostra perseveranza nel trattare la natura come fanno tutte le altre specie (cercare di moltiplicarsi e diffondersi senza guardare in faccia a nessuno) sta portando all’estinzione migliaia di specie mentre noi continuiamo a moltiplicarci a dispetto di tutto. Il coronavirus e’ uno scherzo, come giustamente notava Schirru.
        Noi non ci estingueremo mai, neanche nella peggiore delle ipotesi (un olocausto nucleare globale). Finiremo solo col soffrire immensamente mentre innumerevoli altre specie non soffriranno soltanto ma si estingueranno.
        Quindi il problema dell’equilibrio e longi dall’essere solo nostro.

      • marzo 21, 2020 alle 12:08 pm

        “Noi non ci estingueremo mai”, come fai ad affermarlo? Credo che nessuno possa dirlo.

        Stefano Deliperi

      • M.A.
        marzo 21, 2020 alle 1:01 pm

        Caro Riccardo, per certi versi concordo, per altri no. Quando parlo di scendere dal piedistallo, mi riferisco proprio a questo. Ancora una volta ci dimostriamo antropocentrici in grado di dominare tutto e tutti. Siamo fatti di carne e ossa, non di Giga e Mega. “Polvere siete e polvere ritornerete.” Noi siamo solo materia organica, al pari di qualsiasi altro organismo! Non siamo supereroi. Non sarà la nostra cultura, la nostra conoscenza o l’intelletto a difenderci. Affrontiamo la realtà. E’ bastato un microrganismo per darci una bastonata talmente forte sul muso per riportarci in un mese indietro di 100 anni, e il contraccolpo, quello vero ed economico, arriverà più avanti con gli interessi. Dovremmo avere la modestia e l’umiltà di saper accettare tutto questo. E’ vero siamo 7 miliardi. Ma di questi 7 miliardi la maggior parte vive in condizioni talmente precarie che basta poco per far si che siano un lontano ricordo. E non parlo solo di quelli che vivono in condizioni precarie, ma anche di chi è apparentemente benestante, un occidentale medio, cresciuto nel benessere e riceve quotidianamente il cibo dal sistema in cui vive come se fosse un pollo in gabbia. E se questo sistema dovesse mancare, a causa di un virus o di un futuro batterio che causa meccanismi a cascata tali da far collassare il sistema? e se chi oggi è comodamente seduto nel divano di casa sua, con gli occhi e le orecchie puntate sui TG per capire l’evolversi della situazione un domani fosse costretto a spaccarsi la schiena per riempire il piatto? Quanti riuscirebbero a sopravvivere…il mio pensiero è rivolto ai giovani. Un virus è capace di creare morti dirette, ma anche morti indirette e riportarci a una dimensione più umana e naturale.

      • marzo 21, 2020 alle 1:10 pm

        ..concordo, amaramente concordo. E prima lo capiamo e meglio è.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        marzo 21, 2020 alle 4:02 pm

        Ci vorrebbe un nuovo antropocentrismo perche’ quello attuale provoca diminuzione di biodiversita’ e’ come ho detto prima, la biodiversita’ e’ un valore supremo.
        L’antropocentrismo pero’ non solo e’ inevitabile ma necessario perche’ e’ il meccanismo primario, il dogma alla base della vita stessa.
        Tutte le specie sono “centriche”. L’unica differenza con la nostra e’ che si evolvono solo biologicamente invece che culturalmente e tecnologicamente come noi. Tutte cercano di diffondersi a discapito di tutte le altre. Tutte mirano a sostituire tutte le altre. Non lo fanno perche’ non lo possono fare, non perche’ non vorrebbero farlo. Non lo possono fare perche’ si evolvono con la stessa lentezza di tutte le altre, eccezion fatta per la nostra e quindi sono tutte in equilibrio le une con le altre.
        I leoni vorrebbero mangiarsi tutte le gazelle se potessero ma non ci riescono perche’ le gazelle si evolvono con la stessa velocita’ dei leoni e quindi i leoni piu’ forti si mangiano solo le gazelle piu deboli e a morire sono solo i piu’ deboli ma le relative specie continuano ad esistere in equilibrio fra loro. Poi arriva l’uomo con i fucili e estingue sia gazelle che leoni. Perche’ lo fa? Perche’ anche gli uomini sono soggetti alla stessa legge ancestrale della sopravvivenza del piu’ forte. Chi uccide piu’ leoni e gazelle o per fare un’esempio migliore, chi distrugge una foresta per allevarci la soia per il bestiame e cosi diventare ricco, garantisce ai propri geni un futuro piu’ certo.
        L’uomo come la maggior parte dei vertebrati, si evolve a salti e non gradualmente, quando inevitabilmente si verificano delle carenze di risorse nell’ambiente. E gli individui che sopravvivono sono quelli piu’ intelligenti e longimiranti. E’ per questo che ci piace accumulare piu’ denaro del necessario. E’ un istinto di sopravvivenza intergenerazionale, a lungo termine. Se non permettiamo a questo istinto di fare il suo corso ci saranno sempre piu’ stupidi nel breve termine che poi verranno spietatamente eliminati quando l’inevitabile periodica carenza di risorse si verifichera’.
        C’e’ pero’ modo e modo di accumulare richezze. Quello attuale si basa sulla morte dei piu deboli per mezzo di guerre, carestie e pestilenze. Io invece ne propongo uno basato sull’eugenetica, dove non muore piu’ nessuno ma invece si controllano le nascite, sia in numero che in qualita’. Un’eugenetica compassionevole, dove nessuno soffrirebbe e morirebbe piu’.

        Forse la mia e’ un’utopia irrealizzabile, una mia necessita’ personale basata sul terrore che mi suscita vedere un uomo che soffre o peggio ancora muore non di vecchiaia ma dobbiamo provare a prendere in mano le redini della nostra evoluzione invece che lasciar fare alla natura.

      • Riccardo Pusceddu
        marzo 21, 2020 alle 4:17 pm

        Scusa M.A., mi sono dimenticato di dire che il nostro intelletto sara’ proprio esso l’unica cosa capace di difenderci dall’estinzione. E non solo difendere noi ma la maggiorparte delle altre specie (quelle che non riusciremo ad estinguere con la nostra attuale gestione del pianeta).
        Senza di noi e’ la fine per la terra e parlo della fine della vita sulla terra, non solo di una estinzione di massa come quella che stiamo provocando noi adesso.
        Basta una supernova abbastanza vicina oppure l’inevitabile fine del nostro sole, fra 5 miliardi di anni, per non parlare della morte termica dell’intero universo, o forse peggio ancora.
        L’intelligenza e’ tutto se vogliamo continuare ad esistere in eterno, qualsiasi cosa saremo diventati nel corso degli, speriamo infiniti, eoni che dovremo affrontare nel nostro futuro biologico e soprattutto tecnologico.

  5. donatella
    marzo 19, 2020 alle 11:23 pm

    circa un’ora fa sono scesa in strada velocemente a portare la spazzatura al cassonetto, nel centro del mio paese non c’era nessuno fuori, su qualche balcone ho sentito che c’era gente che parlava e qualche bambino rideva, poi silenzio, l’aria era frizzante e sono riuscita a respirare fino in fondo…questo orrendo Virus mi è apparso per un attimo in sembianze amiche….vuoi vedere che un Virus sconosciuto ci porterà un pò di saggezza antica dimenticata?

  6. M.A.
    marzo 21, 2020 alle 7:28 pm

    Riccardo l’evoluzione di cui stai parlando non è biologica ma culturale. Non mi risulta che sotto il profilo genetico l’uomo si sia evoluto più velocemente di qualsiasi altro animale…anzi. L’evoluzione c’è stata dal punto di vista tecnologico per il resto abbiamo due braccia, due gambe, due occhi, uno stomaco etc ormai da milioni di anni. Abbiamo solo una conoscenza diversa. L’evoluzione tecnologica è stata talmente repentina, che psicologicamente non abbiamo avuto modo nemmeno di somatizzare tutto a livello psicologico, con tutte le depressioni e i disagi che ciò ha causato. La frenesia di questi decenni ci ha logorato. Non siamo capaci nemmeno di stare in casa. Rallentiamo. L’antropocentrismo, non inteso come posizione naturale di vantaggio nei confronti di altri animali in virtù della nostro regime alimentare, è la causa della nostra situazione, sia ambientale che sociale.
    Siamo una specie presuntuosa con l’illusione di dominare tutto e tutti in virtù dei nostri progressi senza accettare il fatto che siamo succubi alle stesse leggi naturali di un qualsiasi organismo: si nasce, si cresce, si riproduce e si muore. E siamo suscettibili, moriamo! Tutto il resto (soldi, fama e potere) è un contorno di comodo che ci siamo creati che ci permette di vivere meglio le tappe della vita. Ciò di cui parli, l’eugenetica, la conosco. A me sinceramente fa ribrezzo: “l’uomo che si diverte a fare Dio modificando i DNA”. Preferisco la bellezza della vita, che consiste anche nella diversità genetica, la casualità della vita piuttosto che sforzarci di imporre la nostra volontà su come debba avvenire il “crossing over” durante una meiosi per capire quali caratteristiche dovrà avere una vita. Piuttosto che capire i nostri errori durante 50 anni di progresso, continueremo imperterriti a sbagliare nel cercare di dominare il tutto e siamo ancora padroni di nulla. Basta e avanza la selezione naturale a fare il suo corso, e non è casuale. Io non dico che l’uomo debba diventare un primate, non deve regredire, ma deve semplicemente adattarsi alla sua condizione naturale. Deve rallentare, deve inquadrarsi in una dimensione naturale e umana. Io, anche nei miei discorsi sull’etica della caccia e la gestione faunistica, se ricordi, ho sempre sostenuto che l’uomo è la causa del cancro della Natura, e che una Natura malata, per quanto perfetta se non curata andrà a morire lentamente. E’ l’unico capace di curarla sia con la conoscenza che con l’intelligenza. Entrambe servono a migliorare il nostro rapporto con la Natura non a stravolgerlo. Oggi la conoscenza va utilizzata per creare un vaccino, mentre l’intelligenza sta nel cercare di curarla ed evitare che queste condizioni che stiamo conoscendo oggi non si ripresenti in futuro. Curarla vuol dire eliminare parte dell’inquinamento ambientale,idrico, acustico elettromagnetico, ripristino di habitat, bonifiche..eliminazione di allevamenti intensivi, di agricoltura estensiva con i fitofarmaci, migliorare la biodiversità animale e vegetale come risorsa o capitale naturale etc etc. Poi è vero, se se siamo arrivati al punto di essere 7,7 miliardi di persone il prezzo è stato questo…ma oggi più che mai i virus, come l’antibiotico resistenza, insieme ai cambiamenti climatici, saranno delle sfide gigantesche in cui ci imbatteremo prima o poi.. Credo che non sarà la creazione di un superuomo in laboratorio a difenderci da tutto questo.

    • Riccardo Pusceddu
      marzo 22, 2020 alle 2:32 am

      La specie Homo sapiens si e’ formata in Africa circa 300,000 (non milioni di) anni fa ed era molto diversa dagli Europei attuali. Forse avrei dovuto parlare di evoluzione a salti nelle diverse popolazioni che compongono la nostra specie.
      Quella che tu chiami evoluzione culturale e’ anch’essa dovuta alla biologia. Apparentemente piccole ma significative differenze fra popolazioni che hanno portato a differenti progressi sociali e tecnologici. Guardati solo le tabelle sui quozienti d’intelligenza, le statistiche sui gruppi etnici nelle prigioni e le diverse percentuali di figli abbandonati dai padri.
      Piccole differenze genetiche che pero’ possono fare la differenza fra spedire l’uomo sulla luna e restare all’eta’ della pietra.
      Concordo nel dire che l’evoluzione tecnologica e’ stata troppo repentina ma lo e’ stata solo perche’ non siamo ancora abbastanza evoluti biologicamente per gestirla. Teoricamente non dovrebbe esser cosi perche’ abbiamo avuto Darwin che c’ha spiegato come funziona l’evoluzione ma non siamo riusciti a far tesoro delle sue teorie e ad applicarle all’uomo nel modo giusto.
      Pensiamo di essere diversi dalle altre specie e di non essere piu’ assoggettati a quelle teorie. Pensiamo che il senso della vita sia quello di essere felici ma col consumismo invece che facendo figli migliori di noi. La tecnologia dei profilattici c’ha fatto un brutto scherzo in questo caso, cosi come l’eccesso di energia e di benessere. I nostri geni non sono preparati a questo nuovo ambiente che abbiamo creato con i combustibili fossili. E l’eccesso di compassione verso quelli meno dotati geneticamente che esso ci permette ci sta facendo fare piu’ male che bene, sia a noi che a coloro che proclamiamo di voler aiutare, almeno nel lungo termine vista la crescente devastazione dovuta all’aumento demografico nel terzo mondo.
      Non ho capito bene perche’ tu pensi noi si sia diversi a causa del nostro regime alimentare e non sono d’accordo sui soldi e il potere come corollario dell’esistenza invece che istinti fondamentali per la sopravvivenza a lungo termine.
      Ti fa ribrezzo l’uomo che si erge a Dio nel programmare la sua evoluzione in modo piu’ spedito e meno brutale? Preferisci la spietata legge della selezione naturale e i morti e la sofferenza che provoca?
      L’eugenetica non porta affatto alla mancanza di diversita’, anzi! Ognuno decide secondo i propri mezzi quali migliorie apportare ai propri figli. Anche lo scegliere il partner giusto e’ una forma di eugenetica e sarebbe sufficiente se non ci fossero tutti questi aiuti incondizionati a gente incapace di mantenere i propri figli senza di essi. Il risultato e’ che quelli piu’ intelligenti lo stanno diventando sempre di piu’ e quelli meno capaci stanno aumentando sempre piu’. In inglese si chiama Dysgenic.
      Questo virus e’ uno scherzo in termini di sfida tecnologica e sociale. Le vere sfide saranno le crescenti richieste di benessere delle crescenti popolazioni del terzo mondo e i cambiamenti climatici e il depauperamento dei combustibili fossili o la loro piu’ difficile estrazione. Questo portera’ inevitabilmente ad una crisi di risorse e conseguente catastrofe maltusiana. E allora li si salvi chi puo’.
      Un superuomo in laboratorio sarebbe bello perche’ forse lo si potrebbe dotare di abbastanza intelligenza e longimiranza da evitare il verificarsi di simili catastrofi in futuro. Ma mi basterebbe anche stare come eravamo un secolo fa, quando la popolazione mondiale era proporzionata all’intelligenza delle varie popolazioni invece che alla dipendenza tecnologica di una popolazione dall’altra, dove quella piu’ dipendente aumenta a dismisura grazie ad aiuti esterni invece che dovuta alle loro abilita’.

      • M.A.
        marzo 22, 2020 alle 10:51 am

        Riccardo attorno ai due milioni di anni fa dall’ Australopithecus, e in particolare dalla specie africanus, è verosimile che si siano staccati i progenitori del genere Homo. Tralasciando questa parentesi temporale di scarso valore, posso dirti che è un discorso molto ampio, capisco il tuo punto di vista ma non lo condivido totalmente. Secondo chi legge potrebbe intravederci una sorta di “razzismo intellettuale”, come se l’intelligenza dipendesse esclusivamente dalla genetica. Cosa intendi con “meno dotati geneticamente”? L’intelligenza, per quanto mi riguarda, è un concetto relativo. Ci sono individui che vivono in contesti sociali ed economici meno evoluti che potrebbe essere molto più intelligente di noi in quanto hanno sviluppato, o meglio conservato, capacità adattative all’ambiente che la stragrande maggioranza degli occidentali ha perso in questi 50 anni di progresso. Pensa all’efficienza fisica della nostra generazione. Immagina se sparissero i farmaci per l’ipertensione, l’insulina per il diabete, gli ormoni tiroidei etc…di quanto calerebbe l’aspettativa di vita dei più intelligenti?? pensa alla generazione dei nostri nonni, pensa alle condizioni in cui vivevano, al loro sistema immunitario alla resistenza psico-fisica per determinati tipi di lavori manuali al fine di garantirsi la sussistenza etc. etc. Immagina di essere preso dall’oggi al domani e catapultato in una realtà del genere….chi ha maggiore aspettative di sopravvivenza tra chi è riuscito a mantenere una sorta di adattamento all’ambiente e chi ha sviluppato un’ intelligenza tecnologica e culturale, che dipende dal sistema in cui vive e non può controllare, e che pertanto può sparire dall’oggi al domani? Con chi sarebbe più spietata la selezione naturale?? Per il resto è la crisi di valori sociali, tante politiche deleterie legate all’istruzione, la perdita di modelli un tempo pilastro di riferimento di una società che hanno determinato una perdita di Q.I. è un appiattimento culturale della massa su livelli medio bassi. Ci sentiamo spesso delle persone capaci di saper far tutto in realtà bravi solamente a schiacciare due tasti su un P.C. o uno smartphone. Per chi ci governa, meglio così! Detto questo ti saluto e chiudo il discorso dicendoti che oggi dobbiamo resistere, dobbiamo sopravvivere, leccarci le ferite, migliorarci e ripartire.

      • Riccardo Pusceddu
        marzo 22, 2020 alle 1:29 pm

        Ho imparato a fregarmene di accuse gratuite come razzista e simili. Io pongo problemi fondamentali del genere umano e chi mi vuole liquidare come razzista invece che discutere nel merito e controbattere come fai te, perde una possibilita’ di riflessione.
        Da quanto ho letto finora, l’intelligenza o meglio il suo potenziale di espressione massimo in un individuo, e’ come tutte le altre caratteristiche totalmente genetiche. Anzi, direi di piu’: persino il potenziale di espressione e’ determinato geneticamente.
        L’intelligenza e le altre capacita’ mentali sono solo in minima parte relative. E’ sicuramente vero che un minimo di robustezza fisica e’ necessario alla sopravvivenza ma con l’intelligenza questo minimo diventa sempre piu’ piccolo. Guarda che fine hanno fatto i Neanderthals: erano sicuramente piu’ prestanti di noi ma sono stati i nostri tratti mentali superiori a vincere. E i mammut, da noi estinti non certo per la nostra superiorita’ fisica.
        La mente e’ tutto almeno fino a quando non saremo completamente dipendenti dai farmaci per la sopravvivenza e anche allora, avremo probabilmente gia’ sviluppato conoscenze genetiche sufficienti per debellare tutte le malattie.
        Anche il lavoro nei campi viene meglio a chi e’ piu’ intelligente e non a chi e’ piu’ forte. La capacita’ di capire i ritmi della natura e di usarli per coltivare o allevare e’ molto piu’ utile della forza bruta o della resistenza fisica. Ti puoi spaccare la schiena a raccogliere grano selvatico ma se hai abbastanza cervello da capire come ibridarlo per produrre grano piu’ produttivo, lasci piu’ figli e vinci sui forzuti.
        L’abbassamento del quoziente intellettivo medio non e’ affatto dovuto all’appiattimento culturale ma anzi, e’ l’esatto opposto. Ci sono sempre piu’ mediocri perche’ quelli meno intelligenti si riproducono di piu’. E poi c’e’ l’immigrazione dal terzo mondo che a parte rari casi, diluisce verso il basso le capacita’ mentali medie.
        L’apparente democrazia garantisce l’abbassamento culturale tramite il consumismo imperante ma ti assicuro che i piu’ intelligenti non guardano giochi a premi in TV come gli altri.
        Quando arrivera’ la prossima crisi di risorse, quelli che sopravviveranno saranno quelli piu intelligenti e non quelli piu’ forti fisicamente o quelli meno dipendenti dalle medicine.
        Scenari apocalittici dove sparirebbero completamente le medicine o l’energia, sono estremamente improbabili e lo saranno sempre piu’ a mano a mano che lo sviluppo tecnologico procede.
        Ricambio i saluti e ti ringrazio per la piacevole discussione e se cambiassi idea e volessi continuare il dibattito, sono sempre a disposizione.
        Dobbiamo forse ringraziare questo virus che ci sta facendo riflettere su queste cose e spero ci portera’ a migliorarci nella giusta direzione: uno sviluppo tecnologico sempre piu’ accelerato invece che rallentato ma basato sul rispetto della biodiversita’ anziche’ sul riempire il pianeta di schiavi mediocri al servizio delle classi dirigenti e dei miliardari.

  7. Riccardo Pusceddu
    marzo 22, 2020 alle 3:16 am

    Mi sono rivisto la prima serie de “I sopravvissuti” e le altre 2 serie che non avevo mai visto. Si tratta di un bellissimo sceneggiato a puntate prodotto dalla BBC nel lontano 1975 e mandato in onda in Italia 4 anni dopo quando avevo la tenera eta’ di 12 anni. Appongo di seguito il link e buon divertimento a tutti e buona riflessione in queste noiose giornate agli arresti domiciliari.

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