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I cacciatori – bracconieri esistono, purtroppo.


bossoli cartucce da caccia abbandonati

In margine all’articolo “Cacciatore e delinquente”, pubblicato in questo blog lo scorso 19 febbraio 2019 una lettera del Presidente regionale di Caccia Pesca Ambiente Marco Efisio Pisano e la mia risposta.

Buona lettura.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Airone bianco maggiore (Ardea alba)

Al Presidente del GriG Stefano Deliperi

Ai Cacciatori Sardi

Agli organi di stampa

Gentilissimo Stefano,

in riferimento all’articolo “Cacciatore delinquente”, pubblicato sul Vostro sito in data 19 Febbraio 2019, oltre a prendere le distanze e condannare l’ignobile gesto dell’individuo che ha causato la morte dell’Airone bianco maggiore nelle campagne di Gonnosfanadiga, vorrei esprimere il fastidio del mondo venatorio nel leggere come manchi (a te e ad altri) la minima razionalità nella scelta dei termini, tanto da far sconfinare nella diffamazione una sacrosanta condanna di un gesto spregevole. Infatti, come ben sai, il termine “Cacciatore” si riferisce a chi esercita la caccia che è attività legale e regolamentata.

Di contro, chi spara ad un animale protetto è solo una persona con un fucile (bracconiere o sparatore, vedi tu) che spesso non ha neppure la licenza di caccia. Peraltro, Ti invito a dosare meglio le parole al fine di evitare articoli diffamatori che Ti assimilerebbero a coloro i quali utilizzano impropriamente strumenti perfettamente leciti. Nel nostro caso, un’arma e, nel Tuo post, le parole.

Certo di un Tua più attenta riflessione, Ti saluto con immutata stima.

Ales, 20 Febbraio 2019

Il Presidente Regionale Caccia Pesca Ambiente

Marco Efisio Pisanu

Albania, cacciatori sardi (da Facebook)

Gentilissimo Marco Efisio,

riscontro la tua lettera del 20 febbraio 2019 per confermarti che, ovviamente, conosco bene la differenza fra cacciatore e bracconiere e non penso certo che tutti i cacciatori siano bracconieri.

Non lo penso, non l’ho mai pensato e mai lo penserò.  Penso che la gran parte dei cacciatori pratichi la caccia secondo legge.

Ma non nascondiamoci dietro un dito.                Il povero Airone bianco maggiore ucciso nelle campagne di Gonnosfanadiga è stato ritrovato “dopo essere stato impallinato da un cacciatore”, come scrive L’Unione Sarda, edizione del 13 febbraio 2019), “nell’ultimo giorno di caccia della stagione, dove l’unica selvaggina cacciabile era il colombaccio”.

Chi l’ha ucciso vigliaccamente non si è certo fatto avanti e nessuno farà indagini sulla vicenda, ma pensi che cambi molto se lo si definisce “un uomo munito di fucile da caccia che ha ucciso con pallini da caccia”?

Lo sai tu come lo so io, come lo sanno tutti: ci sono cacciatori (muniti di porto d’armi e di licenza di caccia) che compiono atti di bracconaggio, cioè di caccia illecita.

Qualche esempio, solo in Sardegna:

* un cacciatore-bracconiere colto sul fatto, di notte, a Capo Nieddu, dal C.F.V.A.: “è scattata la denuncia per esercizio venatorio in oasi, reato per il quale la legge prevede l’arresto fino a sei mesi e l’ammenda sino a 1500 euro, oltre alla sospensione della licenza di caccia da 1 a 3 anni” (31 ottobre 2018, https://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2018/10/31/cuglieri-62enne-denunciato-per-bracconaggio-136-791078.html);

* una compagnia di nove cacciatori-bracconieri colti sul fatto dal C.F.V.A. con un Cinghiale e un Muflone appena uccisi a Monte Novu di Villagrande (1 ottobre 2018, https://www.cronachenuoresi.it/2018/10/01/bracconaggio-indagati-nove-cacciatori-per-luccisone-illegale-di-un-muflone-e-un-cinghiale/);

* due cacciatori-bracconieri colti sul fatto, di notte, nel parco naturale regionale del Sulcis dal C.F.V.A. (18 settembre 2018, https://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2018/09/18/gutturu-mannu-due-cacciatori-denunciati-per-bracconaggio-68-772734.html);

* cacciatore-bracconiere colto sul fatto sui Sette Fratelli, di notte, dal C.F.V.A., “rischia sino ad un anno di carcere e dovrà pagare un’ammenda salata. Gli sarà inoltre confiscato il fucile e revocati sia il porto d’armi che l’autorizzazione regionale alla caccia” (25 giugno 2018, http://www.lanuovasardegna.it/cagliari/cronaca/2018/06/25/news/caccia-di-frodo-al-cinghiale-nel-parco-dei-sette-fratelli-59enne-denunciato-1.17000562?ref=hfnscaec-1);

* un cacciatore-bracconiere è stato colto sul fatto dal C.F.V.A. e “denunciato due volte nella stessa giornata dagli agenti del Corpo forestale per aver prima ucciso e poi cercato di catturare specie vietate in questo periodo dell’anno” (27 gennaio 2017, https://www.cagliaripad.it/233264/bracconiere-sardo-denunciato-2-volte-in-un-giorno);

* due cacciatori-bracconieri colti sul fatto e denunciati dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale (C.F.V.A.) per aver ucciso di notte un Cinghiale nell’Oasi permanente di protezione faunistica del Monte Ortobene (Nuoro), “sequestrato il cinghiale appena abbattuto insieme alle loro armi, detenute legalmente” (23 settembre 2012, https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2012/09/23/il-capogruppo-dei-bracconieri/).

Tempo fa abbiamo segnalato al C.F.V.A. una discussione su una pagina Facebook dove cacciatori addirittura si vantavano di atti di bracconaggio (https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2013/11/30/cacciatori-che-si-vantano-di-atti-di-bracconaggio/).

Hai fatto bene a censurare la delinquenziale uccisione del povero Airone e personalmente lo apprezzo molto, bene avrebbero fatto a farlo anche i rappresentanti di altre Associazioni venatorie.

Un progressivo “isolamento” di chi cacciatore si rende colpevole di atti di bracconaggio da parte delle stesse Associazioni venatorie sarebbe un importantissimo passo.

Sono queste persone che diffamano i cacciatori rispettosi della legge.

Con stima, buona serata.

Stefano Deliperi

presidente del

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

immagine pagina Facebook
immagine pagina Facebook

(foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

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  1. febbraio 22, 2019 alle 9:20 am

    Si rimane senza parole, leggendo i commenti su Facebook. Neanche una piccola traccia di vergogna. E Lei, Sig. Presidente, che ne pensa?

  2. G.maiuscolo
    febbraio 22, 2019 alle 10:32 am

    Gentile Presidente, in un precedente messaggio sulla caccia e sull’increscioso caso della spietata esecuzione dell’airone bianco,( la sua morte non può essere chiamata in modo diverso), abbiamo usato il condizionale, laddove abbiamo ipotizzato che probabilmente il cacciatore colpevole potrebbe, e uso ancora il condizionale, appartenere alla sua associazione. Davvero Presidente vuol farsi carico della difesa di tutti i cacciatori, indistintamente? Il Dott. Deliperi non ha bisogno di essere difeso da alcuno, ma non Le sembra minaccioso il tono che lei ha usato nella lettera che ha inviato? Non crede Presidente che, ogni cittadino possa esprimere il proprio dissenso in modo civile ma anche duro e critico, così come lei ha il diritto di esprimere il suo?
    Leggendo le considerazioni dei cacciatori sui social ( vedi sopra) si sorride pensando alla loro insoddisfazione per mancanza o per scarsità di selvaggina. Voglio rassicurarla, Presidente, e rassicurare i cacciatori; la selvaggina era tutta, al riparo, nel mio grande giardino…ahahaha.

    Cordialmente Presidente

  3. Porico
    febbraio 22, 2019 alle 1:30 pm

    Una sola domanda: la selvaggina è un bene privato di chi ,pagando una ridicola tassa, è autorizzato ad ucciderla? Da chi è tutelata la stragrande parte dei cittadini a cui piace semplicemente ammirare e vivere la natura ,regno animale compreso. ?

  4. Occhio nudo
    febbraio 23, 2019 alle 6:16 pm

    Non mi pare che l’articolo offendesse l’intera categoria. Un singolo cacciatore può essere delinquente come può esserlo un ambientalista, un animalista etc., lasciamo da parte le polemiche e, piuttosto, cerchiamo tutti insieme una soluzione al problema di chi va in giro ad uccidere animali solo per sadismo o per divertimento.

  5. G.maiuscolo
    febbraio 24, 2019 alle 9:29 am

    Gentile “Occhio nudo” ( uno che ci vede bene…), per quel che mi riguarda, non credo di aver usato toni che circoscrivessero categoria o singole persone; infatti non mi sto difendendo; gli altri faranno la propria parte e diranno, se hanno da dire; ma non le sembra che, al di là della nostra personale convinzione sulla caccia e su chi spara a destra e a manca,( sono d’accordo con lei riguardo al fatto che chiunque può macchiarsi di reati inqualificabili, a prescindere dall’essere funzionario, ambientalista, pinco pallino e chi più ne ha più ne metta…) dicevo…non le sembra che chi imbraccia fucili o gingilli delicati di questo tipo, debba assumere responsabilità personali più…mi suggerisca lei un aggettivo…forti e più consapevoli per evitare di nuocere non solo ad animali ma anche agli esseri umani?
    Polemica eh…lei la considera polemica…Io la chiamo esigenza di chiarezza.

    Cordialità

  6. Pino Paglia
    febbraio 25, 2019 alle 10:56 am

    Parole di cacciatore:
    Non possiamo negare che chi è troppo ligio per le regole viene costantemente preso in giro dai compagni cacciatori per l’eccessiva onestà e rispetto nei confronti della fauna e dell’ambiente…….
    Non possiamo neppure negare che in ogni comune di montagna della Sardegna, chiusa la caccia, svariati giovani e meno giovani sono soliti (per non dire accaniti frequentatori) recarsi la sera con assidua costanza presso sorgenti e luoghi vari di pascolo per tendere un agguato ai cinghiali, quando non sono cervi. E’ una passione per molti, troppi, si chiama caccia a s’orbettu…..ma trattasi di atto illegittimo e di bracconaggio non un modus vivendi di baldi amanti della natura, ma sottolineo BRACCONAGGIO. Purtroppo questi atti non fanno inorridire la maggior parte dei cacciatori ma anzi sono motivo di vanto e di orgoglio. La maggior parte di noi è disposto a tollerare e giustifica questi atti perché se non gli giustificassimo saremmo i primi a denunciare i nostri amici…….
    è questa la sonora, pura, cruda e provata verità……
    Non voglio affrontare altri argomenti quali la mancata raccolta dei bossoli, le buste e le bottiglie lasciate nei luoghi di bivacco, la carta delle caramelle gettata in giro, la cicca delle sigarette non raccolta, il mancato rispetto delle proprietà altrui, il non rispetto delle distanze di caccia da fabbricati e strade………
    Quindi caro sig. Presidente, da vero cacciatore, forse dovremmo veramente iniziare a farci un’autocritica e iniziare veramente a denunciare e isolare tutti questi individui che sono una provata vergogna ma che purtroppo sono, probabilmente, oltre il 50% dei cacciatori……..

  7. G.maiuscolo
    febbraio 25, 2019 alle 11:59 am

    Questo è ..parlar chiaro e a chiare lettere!
    Ma bravo Pino Paglia…ha persino un nome ecologico.
    Cordialità Pino e grazie per il suo commento.

  8. M.A.
    febbraio 25, 2019 alle 1:13 pm

    Buongiorno, mi associo alle parole del presidente Pisanu, e condivido in parte la replica di Stefano Deliperi, e in minima parte anche le parole del sig. Paglia. Vorrei spendere due parole sull’argomento. Non credo sia intellettualmente corretto però mistificare un’intera categoria con degli episodi che riguardano una piccola parte. Perchè sarebbe come dire che la maggior parte dei liberi professionisti del nostro paese siano degli evasori fiscali, o come supporre che alcuni scandali riguardanti la Chiesa, a causa di comportamenti illeciti di qualche prete, dipinga in egual modo tutta la categoria. Non si può fare di tutta l’erba un fascio. Non credete? Bisogna fare autocritica si, ma bisogna anche trovare delle ragioni socioculturali alla base di determinati comportamenti per trovare delle soluzioni, che in questo caso non possono essere arginati dalla categoria dei cacciatori onesti, ma da tutto il contesto sociale. Vivere in determinate realtà fa la differenza. Mi spiego meglio. Chi è un vero cacciatore e vive la caccia con spirito e passione, al termine dell’annata venatoria il fucile lo appende al chiodo fino all’inizio dell’annata successiva, perchè il rischio di perdere il porto d’armi per sparare un cinghiale in periodo di divieto di caccia non ne vale la pena. Purtroppo il porto d’armi per certa gente in tante realtà della Sardegna oltre a rappresentare uno “status symbol” (al pari del cavallo) è semplicemente un documento utile alla detenzione e al trasporto di un’arma. Ma qualora dovessero perderlo pensate veramente che gli atti di bracconaggio finiscano li? Specialmente in paesi dell’interno con qualche migliaio di abitanti, dove la cultura agropastorale la fa da padrone, credete veramente che siano solo i colleghi cacciatori a sapere e conoscere chi è che si macchia di questi atti contro la legge? Amici, parenti, mogli, figli e conoscenti vari del bar, in paesi piccoli dove tutti conoscono tutti, non sanno nulla? e perchè nessuno interviene? credete veramente che nessuno senta l’eco di un rumore di una fucilata in mezzo a un monte o il latrato dei cani? E le stesse battute di caccia, dove vengono praticate se non nei territori dove i pastori ci lavorano per 365 giorni all’anno, quando si sa benissimo che in montagna non entra una mosca senza che nessuno veda nulla. Spesso vi è omertà ma non solamente da parte dei cacciatori, ma di tutta la società. Infine mi viene da pensare una cosa. Durante la stagione venatoria, in molte realtà si abbattano centinaia di cinghiali, che equivalgono a tonnellate di carne. Quindi secondo voi qual è lo scopo del rischio? aggiungere un pezzo di carne dentro un freezer o forse raccontare l’impresa al bar per dimostrare agli altri il “proprio valore”? Specialmente per i “baldi giovani”, sulle orme dei vecchi, l’impresa non è quella di vantarsi con gli altri per aver abbattuto un cinghiale, perchè bene o male tutti chi più o chi meno sono in grado di premere un grilletto e a volte fare centro. In determinate realtà, il vero vanto è dimostra di essere “balente” colui che affrontando il rischio di essere beccato dalle forze dell’ordine ammazza un cinghiale riuscendo a farla franca. Se la mia analisi è corretta, sicuramente ci sono dei fenomeni sociali che implementano tutto questo, come ad esempio: la disoccupazione e relativa crisi economica, crisi sociale come lo spopolamento e isolamento delle aree interne etc, ma dal punto di vista politico e ambientale la ricetta per arginare il fenomeno non è quella di combattere la caccia legale, come sta avvenendo in questi anni con divieti e restrizioni; anzi, per combattere il bracconaggio in queste realtà la caccia deve essere regolamentata e disciplinata bene a livello politico e sponsorizzata dai portatori d’interesse, perchè il bracconaggio non è una sfumatura della caccia legale laddove finisce uno inizia l’altro e viceversa, ma sono e restano due facce opposte della stessa medaglia e dove s’incentiva una viene meno l’altra.

  9. G. Maiuscolo
    febbraio 26, 2019 alle 9:18 am

    Per M.A:
    Due cacciatori a confronto, ma con posizioni profondamente differenti: il primo (Paglia) critico e dialetticamente aperto a critiche e a soluzioni, anche molto onesto intellettualmente; il secondo( non me ne voglia) ancorato ed omologato a posizioni ufficiali e allineato alla categoria; di chi?…è molto chiaro.
    Il suo intervento, gentile M.A è troppo lungo e spero lei si renda conto… che va letto. Per una prossima volta le suggerisco, cortesemente, di essere più breve.
    Sintetizzo.1- (…)” Non credo sia intellettualmente corretto però mistificare un’intera categoria con degli episodi che riguardano una piccola parte, perchè sarebbe come dire che la maggior parte dei liberi professionisti del nostro paese siano degli evasori fiscali”.

    Che cosa dovremmo fare, secondo lei e secondo questa affermazione? Non parlare di evasione fiscale perché chi evade nel nostro Paese è un’esigua parte? Oppure non affrontare il tema della pedofilia nella Chiesa perché non tutti gli …”uomini di Dio” sono coinvolti in questo sporco affare?
    Lei, sig. M.A è anacronistico e anche un tantino, ma solo un tantino, fuori dal tempo; o in malfede? Ce lo dica lei.

    (…) 2-“bisogna anche trovare delle ragioni socioculturali alla base di determinati comportamenti per trovare delle soluzioni, che in questo caso non possono essere arginati dalla categoria dei cacciatori onesti, ma da tutto il contesto sociale.”

    Gentile M.A forse voleva dire:”che in questo caso non possono essere arginati SOLO dalla categoria di cacciatori onesti ma da tutta la comunità sociale; perché mai, altrimenti, deve essere SOLO la comunità sociale a farsi carico della tutela dell’ambiente e della fauna ed in second’ordine i cacciatori onesti che ne fanno incetta? Non funziona così…

    Tralascio la seconda parte perché troppo lunga, altrimenti non resta spazio per gli altri interventi e mi scuso anche per la lunghezza del commento.
    Ma, pur condividendo solo in parte il suo discorso sulle motivazioni che generano fenomeni sociali che vanno affrontati ( disoccupazione, malesser sociale e culturale, crisi economica) ritengo che tutti coloro che sono alla ricerca di una condizione migliore o di un posto dignitoso, non vadano in giro a massacrare aironi bianchi innocenti per superare il loro comprensibile disagio.
    Che dice?

    Cordialmente

    • M.A.
      febbraio 26, 2019 alle 11:34 am

      Gentile G. Maiuscolo, chiedo scusa per la lunghezza del mio commento, ma mi preme replicare sottolineando che l’esposizione precedente era volta non a giustificare questi atti di bracconaggio ignobili che danneggiano mediaticamente tutta la categoria, ma a prenderne categoricamente le distanze, puntualizzando però che generalizzare su un’ intera categoria (veda esempi sopra), descriminando una pratica legale come la caccia o il cacciatore, in Sardegna non argina il fenomeno come in questo caso, ma lo amplifica. Sparare un airone, a mo’ di tiro al piattello, è da vigliacchi oltre che da delinquenti, perchè il fine (probabilmente ignoranza, noia, etc) non giustifica il mezzo, a differenza del prelievo di una specie cacciabile, in tempi e modi consentiti, che trova nella morte di una preda una giustificazione etica con la fine dell’iter della predazione nella nutrizione, detto in parole povere: trasformare una preda in pezzi di carne dentro una pentola per uno stufato. La caccia legale è la vera lotta al bracconaggio. Non sono anacronistico, ma mi piace approfondire i temi e trovare delle radici socioculturali alla base di tutto ciò, proprio per trovare delle soluzioni reali e concrete. Come lei ben sa, una cosa è essere cacciatori, un’altra cosa è essere titolari di porto d’armi uso caccia. Il cacciatore è una figura abilitata ma che vive la natura e la sua figura con passione ed esercita un prelievo in sintonia con le leggi dello Stato; dall’altra parte ci sono dei titolari di licenza che vedono nel fucile uno status symbol e sono coloro che detengono un documento che autorizza il porto e il trasporto di un’arma. Detto questo, la cultura agropastorale sarda che pone il rapporto uomo-animale in un’ottica totalmente diversa dal resto d’Italia, cambia gli equilibri e fa si che la predazione sia vissuta in determinati territori con dei sentimenti diversi da come viene vissuta in altri contesti italiani, in sintonia con l’aspetto culturale del luogo. Per riuscire ad arginare questi fenomeni e responsabilizzare chi si macchia di questi reati, c’è la necessità di un intervento politico ambientale che capisca il contesto culturale e disciplini l’attività venatoria sponsorizzandola in maniera tale da sottrarre e riportare all’ordine, anche grazie ad una repressione, parte consistente di coloro che detengono una mera licenza. In contesti sociali del genere, il solo cacciatore onesto che paga ed esercita il prelievo venatorio in sintonia con le leggi, è del tutto impotente quando tutto il tessuto sociale ne è complice. Mi pare anche che le associazioni venatorie e i cacciatori onesti prendano le distanze da questi atti e abbiano a cuore il problema per riuscire a cercare delle soluzioni per arginare il fenomeno. Non tutti i bracconieri sono titolari di licenza, spesso l’hanno persa decenni fa, e molti non l’hanno nemmeno mai avuta per non sottostare alle leggi dello Stato e pagare le tasse, e vivono il prelievo come la pesca sportiva o la raccolta dei funghi. Questo discorso vale per la pratica del bracconaggio estivo, per la pratica de “s’orbettu”, per la barbara pratica dell’uccellagione. Se la mia analisi è sbagliata, e se l’aspetto socio culturale non influisce nel fenomeno, mi può spiegare perchè il barbaro fenomeno dell’uccellagione nel Cagliaritano di cui conosciamo anche i report in questi anni anche grazie al Grig, nonostante le politiche ambientali attuate da Stato e Regione con un ingente dispiegamento di forze dell’ordine e volontari,con l’inasprimento delle sanzioni con reati penali e relative denunce, la creazione di parchi e riserve naturali ( come il Gutturu Mannu) non si riesce ad arginare il fenomeno ma ha dimensioni consistenti specialmente in questo periodo?? Se in Sardegna il prelievo venatorio del tordo venisse esteso fino a Febbraio così com’era 20 anni fa, e così come ora accade in tutti i paese del Mediterraneo (Francia, Grecia e Spagna) che godono del nostro stesso flusso migratorio oltre che appartenenti alla stessa comunità europea, se le campagne fossero popolate e il prelievo disciplinato secondo la legge, secondo lei il fenomeno avrebbe la stessa consistenza? io ho i miei dubbi a riguardo. Le auguro una buona giornata.

  10. G. Maiuscolo
    febbraio 26, 2019 alle 7:52 pm

    Gentile M.A, bisogna riconoscerle che lei ha il dono della sintesi e della brevità; ahahaha…ne sono lieta per lei e corre l’obbligo di riconoscerlo. Se lo merita.
    Meno male che l’avevo pregata di commentare, rispettando almeno uno straccio di sintesi;
    ma veniamo al suo commento.

    Guardi che si era capito perfettamente nel suo precedente commento che da parte sua non vi fosse alcuna intenzione di giustificare colui o coloro che hanno spietatamente ucciso il povero airone, ma in tutti i casi lei continua imperterrito a sostenere la sua tesi: ossia che, a suo giudizio, sia penalizzante per voi che praticate l’attività venatoria essere discriminati per un’attività che lei chiama legittima e legale; ma che cosa vuole… che chi è contro la caccia, per farle piacere, si riduca a sostenere che non lo sia o che la stessa sia un’attività pacifica e …per parafrasarla…sostenere addirittura che (…) “il cacciatore è una figura abilitata ma che vive la natura e la sua figura con passione ed esercita un prelievo in sintonia con le leggi dello Stato”…
    Guardi, mi ha fatto davvero sorridere e se me lo dicesse in aramaico, avrei la stessa reazione.
    Ma si ascolta quando parla? Lei è assurdo.

    Poi, voglio dirle che ho riso per mezz’ora, leggendo l’affermazione sottostante secondo la quale non vi sia giustificazione alcuna riguardo alla uccisione di un airone per motivi che non si conoscono ma che sono condannabili…e va bene, mentre, aggiungo io, mi perdoni per questo, lei ritiene legittimo (…) il prelievo di una specie cacciabile, in tempi e modi consentiti, che trova nella morte di una preda… una giustificazione etica ( oddio…) con la fine dell’iter della predazione nella nutrizione, detto in parole povere: trasformare una preda in pezzi di carne dentro una pentola per uno stufato.”

    Ma le sembra una giustificazione plausibile quella di legittimare la caccia solo per garantirsi lo stufato in pentola?Ahahahaha…

    La prego di scusarmi per la mia risposta ironica e divertita al suo commento; io ho capito di lei, (perché si evince dalle sue parole), che trattasi di persona corretta, gentile ed educata e tutto mi fa pensare che lei non sia solo una persona civile nella quotidianità e nella sua vita personale, ma anche osservante delle regole e delle norme che disciplinano la società civile e la convivenza tra i cittadini. Questo le fa onore.
    Ma resta pur sempre un cacciatore 🙂
    Cordialmente

    • M.A.
      febbraio 27, 2019 alle 11:59 am

      come darle torto? 😀 Si, lo ammetto la sintesi non è una mia dote!
      La contrapposizione ideologica sul tema crea indubitabilmente delle divergenze.
      Ciò non toglie però, che riuscire a fornire delle motivazioni solide, anche dal punto di visto etico che stanno alla base della propria ideologia, arricchisce la discussione ed è motivo di crescita intellettuale da ambo le parti, pur non condividendone i principi. Partecipando da anni alle discussioni nel blog, su articoli concernenti la caccia, ho avuto vari scambi di idee (e spesso battibecchi 🙂 ) con utenti e moderatori del forum e da alcuni ho avuto tanti spunti di riflessione. Se non riuscissi a giustificare eticamente la caccia, probabilmente non la praticherei. E per giustificarla eticamente, devo dare uno scopo alla morte della preda con la nutrizione. Se non fosse così probabilmente non andrei nemmeno in un bosco a raccogliere funghi o a pesca. Più di una volta, in altri forum, ho avuto dei diverbi con dei pescatori che per giustificare eticamente la pesca sportiva, e il loro passatempo domenicale, si sono convertiti alla “pesca No Kill” sposando tesi animaliste, per poi fare “i puritani” con i cacciatori.
      Dal mio punto di vista non c’è niente di più macabro e malsano nel divertirsi con la sofferenza di un altro animale per scopi che esulano del tutto da un disegno naturale, come appunto la nutrizione. Non credo che il pesce si diverta più di tanto con un amo in gola o nelle branchie durante la lotta per la sopravvivenza con il pescatore, per poi essere rilasciato con gravi ferite in bocca e allo stremo delle forze. Io sono del parere che se si deve procurare una violenza, una sofferenza od un dolore ad un altro animale, tanto vale ucciderlo giustificandone la morte con la nutrizione. Non trova? concetto forse un po’ forte, ma almeno coerente. Torturare un pesce per farsi una foto con la preda, per soddisfare il proprio ego personale, è come picchiare un gatto o un cane solo per il gusto di farlo, o come quei deficienti..sparare ad un airone o come accadde anni fa far esplodere un gabbiano in volo con un petardo.
      Buona giornata

  11. G.maiuscolo
    febbraio 27, 2019 alle 4:38 pm

    Gentile M.A, guardi lei è almeno simpatico, pur cacciatore…Mi sono appena scontrata con un signore che, in un commento al nuovo articolo dei nostri amici – mastini del G.d.i.g di oggi, si è risentito per il mio commento, considerandolo una …”presa in giro”.
    Che dire: ognuno ha la facoltà di pensarla come vuole; amen.

    E lei continua comunque, gentile gentile e con toni educati ed eleganti , ahahaha, a sostenere la legittimità della caccia ed a giustificarla eticamente ( ma come si fa…) con la storia della nutrizione… Ma alla morte della preda non ci pensa?
    Non mi ha convinto per niente e mi creda, le sarà difficile farlo anche in futuro.

    Non mi parli per favore dei pescatori “No kill”…
    Ci pensi: credo le convenga rinunciare alla caccia. 🙂
    Cordialmente

    • M.A.
      febbraio 27, 2019 alle 7:34 pm

      gentile G. maiuscolo, anche lei mi è simpatica seppur animal-ambientalista. 🙂 Non se la prenda, ognuno ha il suo grado di umorismo. Probabilmente rinuncerei alla caccia se fossi un vegano. Ma in Sardegna come si fa? ovunque si gira vede sagre e feste paesane, che per noi sono anche un motivo di svago. Poi a me la carne piace tantissimo. Il profumo del maialetto, dell’agnello allo spiedo, o dei pesci arrosto, dei nostri salumi e formaggi e’ la migliore delle droghe per me. Ho anche il brutto vizio che tutti i miei hobby: partendo dalla caccia passando per la pesca, finendo alla raccolta trovano una grande complicità con il mio stomaco. Sono una buona forchetta. Diversamente chi me lo farebbe fare svegliarmi la mattina presto? 😀 Detto questo, si, ho pensato più volte sia alla morte dell’animale che alla sua sofferenza. Ma alla fine la Natura non è retta da quei macabri principi dove la morte di uno diventa materia organica e vita per un altro? L’esistenza di una preda, una volta assolto il compito naturale di tramandare la specie, non è forse quella di diventare cibo per un predatore? Catena alimentare. Poi essendo io un sostenitore dell’ antispecismo, condividendo la filosofia che tutti abbiamo lo stesso diritto alla vita (uomini e altri animali) avendo la stessa importanza in questa Terra, ed essendo poi onnivoro (a me la carne piace molto) ho o non ho lo stesso diritto di uccidere per nutrirmi di una volpe, di un cane o di un lupo? eh, io dico di si! 😀 Magari mi reputa carente dal punto di vista empatico, ma almeno non un ipocrita, spero. Oltre che uccidere un animale per mangiarmelo, mi faccio anche il lavoro sporco, ossia tutte le fasi della macellazione (per alcuni è un’arte, per me è un passaggio fondamentale per poter mettere la preda nel piatto! 🙂 )Per quanto riguarda il discorso sofferenza, beh si uccidendo un animale ci ho pensato più di una volta. Penso che sia relativa. Fortunatamente, durante la predazione l’adrenalina rilasciata dall’animale durante la fuga per non rimetterci la pelle anestetizza l’animale durante la morte, non sente la lunga agonia derivante dalla lacerazioni delle zanne di un predatore, né tanto meno il piombo caldo ed istantaneo del cacciatore. In Natura tutto è perfetto, diversamente ogni documentario dove si vede una scena di caccia sarebbe un film horror altro che cartone idilliaco di Walt Disney. 😀 😀 . Detto questo, dopo tutto questo cibo mi è venuta fame. La saluto. Buona cena

    • febbraio 27, 2019 alle 9:29 pm

      Mi permetto di suggerire a G.maiuscolo di leggersi i tanti interventi di M.A. sul tema caccia negli anni passati. Praticamente un’enciclopedia:) che Le farà passare la voglia di convertirlo. D’altra parte M.A., pur cacciatore, ci piace così: è UNICO!

  12. G.maiuscolo
    febbraio 28, 2019 alle 8:54 am

    Non ci penso neanche a consultare i tanti interventi di M.A sulla caccia in tutti questi anni; preferisco tentare di convincerlo a smettere di essere un cacciatore.
    Ti ringrazio Mara per il suggerimento: gentilissima!

    Quanto a lei, M.A, si aggiunge un altro tassello per la sua conoscenza di cacciatore; ho capito che è un gran mangiatore e che adora la carne…ahahahah… Che dirle: faccio fatica a comprenderla. Primo perché, pur non essendo vegetariana e men che meno vegana, non mangio praticamente carne; secondo perchè, in virtù di un sano principio basilare, ritengo che mangiar poco e bene, sia fondamentale per la salute.
    Rifletta M.A e mangi meno.

    Non ho gradito il suo definirmi:”animal-ambientalista”.Mai parlato di etichette o definizioni di questo tipo; mi sono rivolta a lei, immaginando di avere davanti un cacciatore, perché lei, gentile M. A si è presentato come cacciatore; è diverso! Ma io non ho presentato cartelli per mostrarmi come lei mi definisce e men che meno mi sono presentata come…animal-ambientalista.

    Conosco Dott. Deliperi da tanto tempo e conosco il lavoro straordinario che con l’Associazione egli fa, in modo coerente e indefesso; non è piaggeria nei suoi confronti; c’è stata una fase in cui mi era persino antipatico, pensi lei.

    Non ho bisogno di …mostrarmi come paladina dell’ambiente. C’è chi lo fa, correttamente e professionalmente. A me basta, come cittadina, difendere il mio territorio, con rispetto e con instancabile coerenza, sempre attenta alla sua pulizia, alla sua conservazione e alla sua tutela, anche quando…orde di ospiti estivi, sembrano rompere il meraviglioso silenzio e la sua rassicurante calma. E amo molto gli animali e li rispetto perché comprendo che tra me e loro esiste un rapporto di forza impari, tutto a mio vantaggio. Che donna sarei, che persona sarei se cercassi di trarre vantaggio da tutto ciò?

    Per tornare a noi, gentile M.A, lei si pone come un cacciatore atipico, devo dire, ma pur sempre come cacciatore, ancorché motivato da un, atipico come lei, buon senso di rispetto per il territorio ed anche da una buona consapevolezza dei limiti della caccia.

    Non si faccia vedere comunque dalle mie parti; altrimenti sarò costretta a spararle: con un dito. 🙂
    E la smetta con tutti quei sorrisini che appesantiscono il pezzo.

    Cordialmente

  13. M.A.
    febbraio 28, 2019 alle 10:21 am

    Ha ragione! 😉 Ho azzardato un’etichetta senza minimante conoscerla. Ciò che ho fatto è spesso ciò che accade con la categoria dei cacciatori (magari anche colpa di qualche personaggio) con la maggioranza dell’opinione pubblica. Confesso che riserbo lo stesso trattamento a tanti di quei colleghi che detengono una licenza. Sa qual’è il limite più grande? l’aspetto culturale. Abbattere la preda in certe realtà significa enfatizzare il dominio dell’uomo sulla Natura (antropocentrismo). Uccidere per nutrirsi è un diritto naturale (dell’antispecismo), ma quando il fine trascende nell’antropocentrismo, per via delle nostre culture e tradizioni, si crea un solco con la maggior parte dell’opinione pubblica, che non riesce a comprenderne i motivi ma viene licenziata come un atroce barbarie. Siamo in tempo di carnevale. Sicuramente avrà visto tante sfilate con i vari gruppi sardi. Cambiano le maschere, le pelli, la dimensione dei campanacci e il ritmo con il quale si fanno suonare, ma alla fine il succo è lo stesso. Sono riti dionisiaci di origine pagana, che sdrammatizzano la morte (l’uccisione delle bestie) ed enfatizzano il dominio dell’uomo sulla natura (solitamente il male ha sembianze animalesche).
    Se nel 2019 vede una fotografia con delle persone armate in schiera e i cinghiali morti, o se vede spesso nei paesi dell’interno la passeggiata delle auto con il cinghiale nel cofano, sono tradizioni tramandate dal passato, ma che non hanno lo scopo di elogiare il cacciatore (anche se per alcuni baldi giovani lo è, ma chi uccide il cinghiale non è un eroe). Il senso culturale si avvicina tanto all’enfatizzare il dominio dell’uomo sulla natura che veniva vista come matrigna. Sono concetti molto difficili da spiegare così, forse bisogna viverla per comprenderla. Si immagini con i social, chi lontano anni luce dalla nostra cultura, dovesse vedere una foto del genere o un video su delle macchine strombazzanti a festa che girano nel paese, cosa potrebbe pensare l’opinione pubblica se non dipingerci come: “barbari anacronistici assassini”. Guardi io non sono un cacciatore atipico, anzi mi reputo nella media e in tanti la viviamo così. E’ lo spirito, o meglio l’etica di come viene vissuta che fa la differenza. Buona giornata

  14. G.maiuscolo
    febbraio 28, 2019 alle 1:57 pm

    Gentile M.A, io non sono la maggioranza dell’opinione pubblica che si scaglia contro i cacciatori e che attribuisce responsabilità a destra e a manca, non sapendo alcunché della loro esistenza o di quel che fanno.

    Io mi sono rivolta a lei perché ha dichiarato di essere cacciatore ed anche qualche cosetta di più, mi pare; che io non la conosca è pacifico ma che lei sia un cacciatore lo è altrettanto.

    “Sciocco e stolto è colui che pensa di poter sovrastare la Natura, immaginando di poterla ingabbiare o di poterla imbrigliare” ( la frase è testè venuta fuori dalla mia testa; dunque ho il copyright). Che ci siano dei limiti culturali in questo…annoso problema è indubbio.

    Ma lei che cosa fa? …Se ne va a caccia imbracciando il fucile ed in tasca…si porta Ludovico Geymonat?
    ahahaha

    Cordialmente

    • M.A.
      febbraio 28, 2019 alle 3:45 pm

      Complimenti per la frase che condivido appieno. Oltre ad aver letto ed essermi informato, ciò che mi ha aiutato nella costruzione di un etica, è stato un film documentario ambientato nella fine degli anni ’70 nelle montagne di Capoterra, creato dal regista Lello Di Palma dal titolo “caccia grossa”.

      Le riporto una conversazione che riguarda un padre ed un figlio che per la prima volta vede di persona alla morte dell’animale, e lo scock empatico è talmente forte che chiede delle spiegazioni al padre. Se è interessata può vedere il link dal minuto 40:00 al minuto 45:00. Analizzi le giustificazioni utilizzate negli anni ’70 e la visione dell’allevamento intensivo, come veniva visto ieri e com’è visto invece oggi e i paragoni che vengono fatti.

      – Figlio: “Poverino perchè lo hai ammazzato?”
      – Padre: “Come perchè? Siamo venuti a caccia proprio per questo. A te piace la carne di cinghiale, ne mangi sempre.”
      – Figlio: “non lo so, mi sembra una cosa crudele”
      – Padre: “Ma no è una cosa quasi naturale, gli uomini sono sempre andati a caccia, anzi il primo mestiere dei primi uomini è proprio questo, se si voleva sopravvivere.”
      – Figlio: “Sarà come dici tu, però gli animali così non si dovrebbero ammazzare!”
      – Padre: “Ma allora non si dovrebbero ammazzare nè i maiali, nè gli agnelli, nè i buoi. La carne che mangiamo a noi, a pranzo e a cena, è sempre carne di un animale ucciso.”
      – Figlio: “Ma è diverso, quelli sono stati allevati per essere ammazzati”
      – Padre: “Quindi secondo te, è meno crudele ammazzare gli animali domestici rispetto a quelli selvatici. Hai mai pensato alla loro vita? I cinghialetti nascono liberi, al sole, all’aria pura e subito imparano ad affrontare le prime difficoltà: a riconoscere l’ambiente che li circonda, i colori, gli odori, i cespugli sicuri dove trovare riparo e protezione. Imparano a cercare cibo, sia che si trovi sotto il terreno umido, sia che si trovi sugli arbusti o caduti per terra. Imparano a fuggire da tutti i pericoli, e in particolare l’uomo, il loro tradizionale nemico. Hai notato che orecchie e che naso grosso hanno? Questo vuol dire che il loro sensi più sviluppati sono appunto l’udito e l’olfatto. Pensa che si accorgono della presenza dell’uomo a centinaia di metri di distanza e non per averlo visto, ma per averne sentito l’odore o il rumore E’ cosi anche a caccia. Quando la muta dei cani li bracca, essi annusano l’aria per individuare il pericolo e imboccano uno dei tanti passaggi del bosco quelli che noi chiamiamo “andulas de sirboni”, è così che possono anche passare fuori dai posti controllati dai cacciatori, e anche quando passano nella posta di uno di questi non è detto che vengano ammazzati, perchè in questo caso dipende dall’abilità dei cacciatori. Invece i suoi fratelli domestici, i maiali, appena nascono sono in una prigione. Spesso piccola, sporca e maleodorante. Solo l’organizzazione industriale ha dato loro qualcosa in più. Una prigione relativamente pulita: sale parto, ambienti a temperatura controllata, e anche asili nido, non hanno 4 settimane che già rischiano la vita. Se poi superano quest’età critica vengono seguiti con attenzione, nutriti abbondantemente, curati e accarezzati. Ma sai, le carezze degli allevatori spesso hanno il solo scopo di valutare il loro strato di lardo. Molto probabilmente questi animali finiscono anche per affezionarsi ai loro allevatori, e poi che cosa accade? quando c’è il primo compratore vengono venduti con estrema tranquillità.
      Se uno di questi animali potesse scegliere credi che vorrebbe nascere cinghiale o maiale?”

  15. G.maiuscolo
    febbraio 28, 2019 alle 7:24 pm

    Nooooooooooo, non ci credo! Ma quanto scrive Lei? E ha aggiunto anche un video…oggi;
    la smetta di scrivere così tanto.Poveri operatori di G.d.i.g…ahahahah…ahahahah e poveri noi che dobbiamo leggerla!
    Quindi lei ha visto il filmetto e si è così formato un’etica che le consente di giustificare la caccia.
    Guardi che lei è proprio strano; Quel poco che ho visto del film non mi è piaciuto granché, anzi pochissimo:)
    Bel gruppetto la compagnia dei cacciatori in pausa pranzo! Caspita…
    Anche lei fa parte di un gruppo come quello così ben…rappresentato nel film?

    Cordialità…

    • M.A.
      febbraio 28, 2019 alle 8:57 pm

      Ahahah sa cos’è? quando trovo un interlocutore che è interessato all’argomento e non la ” butta in caciara”, come si suol dire, io mi diverto nell’argomentare la mia posizione. Sappia che il mio scopo non è quello di indottrinare nessuno, ci mancherebbe altro. Io rispetto la sua posizione. E non è nemmeno quello di giustificarmi, ma adoro dimostrare che alla base della mia passione c’è anche un senso etico. Il filmetto di circa 50 anni fa, mette in luce due aspetti: uno è il senso della caccia in se, che dall’alba dei tempi fino ad oggi non è cambiato; l’altro è come veniva giustificato all’epoca. Oggi riuscire a giustificare la caccia è ancora più semplice anche grazie al modo con cui viene visto l’allevamento industriale. Non più come dei posti dove l’animale guadagnava della dignità, umanizzandolo, ma come dei lager di tortura, tant’è che alcuni dipingono il fenomeno come: olocausto animale. All’epoca ribellarsi dalla natura matrigna con l’industrializzazione era il vero progresso, Oggi se ci pensa tutti noi siamo contro l’allevamento intensivo, perchè in 50 anni abbiamo capito che era una barbarie atroce nei confronti degli altri animali. Un’industria della sofferenza che alimenta un business, da cui abbiamo ricavato patologie correlate alla malnutrizione (obesità, dislipidemie etc), resistenza agli antibiotici, inquinamenti ambientali etc etc. Umanizzare un animale per loro era una forma di progresso, oggi non lo è più. Privare un maiale della propria dignità di maiale in quanto animale, privarlo di sguazzare in mezzo al fango o di grugnire all’aria aperta nei vecchi recinti di campagna, per farlo vivere in una gabbia dal quale non può nemmeno girarsi, non viene visto di buon occhio. Finalmente. Ed è li che devono intervenire nel sensibilizzare l’opinione pubblica le associazioni ambientaliste, a mio avviso, non chi spara un cinghiale secondo scienza e coscienza nei periodi previsti dalla legge. Il Grig conosce ormai i miei romanzi, e sa che a volte posso diventare ripetitivo, per cui la saluto prima che passi ad altri argomenti e colgo l’occasione per ringraziarla della bella chiacchierata.
      Buona serata.

  16. G.maiuscolo
    marzo 1, 2019 alle 11:27 am

    Sì indottrinare…ma indottrinare chi?
    Vedo che si è spinto fino a dichiarazioni avventurose:
    (…)” Oggi riuscire a giustificare la caccia è ancora più semplice anche grazie al modo con cui viene visto l’allevamento industriale”.

    Lasci perdere l’allevamento industriale che fa schifo; scusi il termine. Conosciamo il problema e cerchiamo in tutti i modi di arginarlo, boicottandolo.E conosciamo altresì i modi e le modalità dei vecchi allevamenti, nell’Isola, quando in gestione tutta familiare, gli animali facevano parte della stessa comunità di coloro che li allevavano ed essi vivevano così a lungo che quando …se ne andavano, venivano salutati con rispetto.
    I tempi corrono: in peggio.

    Lei continua ad insistere con la sua storiellina secondo la quale la caccia debba essere giustificata ed anzi…celebrata!
    …Fortunato il G.i.d.g che conosce i suoi romanzi…
    Ahahahah
    Cordialità

  17. M.A.
    marzo 1, 2019 alle 12:41 pm

    Guardi secondo il mio punto di vista, o meglio la mia etica, è al primo posto nella scala dei valori riguardanti le modalità con cui procurarsi carne, ancor di più oggi rispetto a ieri, che sta diventando sempre più scientifica e selettiva. Poco dopo viene l’allevamento familare che, a zone in Sardegna, esiste ancora. Infine c’è l’allevamento industriale di cui la maggior parte del sistema ne è schiavo . E mi creda boicottarlo anche per uno come me è veramente difficile. Una cena o pranzo in ristorante, o la tipica spesa nei GDO e siamo complici o come direbbe qualcuno mandanti. Come dice bene lei: i tempi corrono, in peggio, Ma s’immaggina un ritorno al passato? Quanto tra i tecnologissimi giovani e meno giovani, con la puzza sotto al naso, bravi a digitare i tasti di una testiera, che utilizzano il proprio tempo libero su Netflix e comapgnia cantante, saprebbero come scuoiare uccedere e scuoiare un coniglio o spennare un pollo, metterlo nel tegame e cucinarlo per il pranzo o la cena? ahahah. Già oggi si sente la mancanza delle vecchie massaie di una volta. Se si guasta il Bimby in casa, sono dolori. Per quanto riguarda il pollo, temo che qualcuno, se fosse costretto, in caso di bisogno, sia tentato di cucinarlo con le penne. 🙂
    ahahahah
    Cordialità

  18. G. Maiuscolo
    marzo 1, 2019 alle 1:30 pm

    Adesso comprendo un po’ meglio il suggerimento di Mara, quando parlava di romanzi e di enciclopedia …ahahah ahahahah

    E’ mezz’ora ormai che rido come un’idiota e non riesco a fermarmi.

    Lei, sig M.A con quell’accidenti di vena comica che si ritrova, mi ha resa inoffensiva:
    ha destabilizzato il mio amor proprio di donna combattiva ed irriducibile davanti a qualsiasi cosa o persona; e…dovrei punirla per tutte le cose che afferma come cacciatore…e come romanziere; invece devo prendere atto che ha distrutto la mia ironia ed il mio sarcasmo e a… ricordare l’immagine da lei ben descritta… ahahaha… del…”pollo che corre il rischio di finire in padella per essere cucinato, con le penne, ahahaah… giuro che mi srotolo ( proprio nel senso che mi srotolo come un gomitolo…) per terra…dalle risate.

    E…si metta bene in testa che le massaie di una volta lei può anche scordarsele; ahahaha le donne fanno impresa; non so se… se ne sia accorto, ma oggi, le donne vanno nello Spazio, sono direttrici d’orchestra, ingegneri, medici eccellenti, ricercatrici, accademiche…altro che massaie! Pur occupandosi della famiglia e della loro casa.

    Oggi …Cordialità…limitata

    • M.A.
      marzo 1, 2019 alle 3:09 pm

      Ha visto? non aveva torto Mara! 🙂 Lo so bene la mia donna, oltre che essersi affermata in e realizzata, nel suo piccolo, mi accontenta e mi soddisfa anche come massaia. E’ molto brava nel preparare ravioli e seadas, e grazie a mia suoccera è un ottima pasticcera. Le confesso che sono orgoglioso di questo. E dove non arriva lei, per forza di causa maggiore devo arrivarci io. Però le dirò che un pò ci ho messo del mio, l’ho viziata e non solo carne di cinghiale, ma funghi, pesce e da poco persino tartufi. Caccia a parte, sono anche riuscito a coinvolgerla in qualche passione. Vuole mettere il piacere di trascorrere una domenica in natura avendo come scopo la ricerca di un prodotto che renda giustizia ad un bel piatto di pasta? Io lo prefereriscco rispetto alle solite e pallose domeniche pomeridiane trascorse a zombeggiare nei centri commerciali per dare un senso al tempo libero. Senza uscire fuori tema, per non annoiare gli utenti, voglio raccontarle un episodio. Da poco tra amici si parlava di crisi del settore lattiero caseareo e del prezzo vergognoso con cui si pagano gli agnelli a peso vivo.La ragione? E’ diminutio il consumo interno. La maggioranza delle persone a quanto pare lo mangiano ormai due volte all’anno: Pasqua e Natale. In un passato non tanto remoto, una vecchietta del Goceano (mia nonna), lo preparava a settimane alterne ogni domenica. Una domenica agnello e una domenica maialetto, e rigorosamente al forno. Lo scopo della domenica di mia nonna era il pranzo della domenica. Una volta assolte lesue facende domestiche, e messa la carne al forno, trascorreva le due orette di cottura seduta nella poltrona accanto al cammino guardando la messa su Rai 1. Ahahah. Lei s’immagina se oggi proponessi alla mia donna di sacrificare il suo tempo libero, la domenica, per stare due ore ai fornelli per cucinare un pezzo di carne di agnello?? Lungi da me provarci, perchè o mi ci manda o so già la risposta: “o te lo cucini tu, o si va in agriturismo”. Ecco perchè calano i consumi 🙂 . Sono proprio cambiati i tempi.

  19. G.maiuscolo
    marzo 1, 2019 alle 4:11 pm

    Ahahahah
    ahahahah
    In poche righe lei mi ha raccontato la sua vita;
    come le è venuto in mente di farlo o ritenere che che la cosa potesse interessarmi dal momento che qui, nel sito tutti conoscono tutto di lei…ahahaha.
    A me non interessa di certo, però Lei resta un cacciatore simpatico ancorché fissato con la giustificazione della caccia.

    Ha una moglie intelligente sa, se ha una tale autonomia da invitarla a…cucinare( per non invitarla ad altro…ahahahah) o farsi portare a pranzo fuori in qualche agriturismo.

    Vede, in fondo lei mi ha dato ragione: le massaie non esistono più: adesso sono le giovani …continuatrici delle vecchie signore massaie che hanno appreso da loro la lezione e che fanno fare i massai ai maschietti sfiziosi. A marolla…ahahah
    🙂
    Auguri M.A a lei ed ai suoi cari.
    Cordialmente

    • M.A.
      marzo 1, 2019 alle 6:30 pm

      A marolla, ha detto bene 🙂 !
      Mi stia bene anche lei

  20. Mag 3, 2019 alle 10:57 pm

    ed ecco come in Trentino cercano di aiutare i cacciatori-bracconieri.

    da Il Fatto Quotidiano, 3 maggio 2019
    Ha un’agenzia di licenze caccia e intercede col questore per quelle a rischio: il caso del presidente consiglio Trentino (Lega).
    Roberto Paccher, appassionato cacciatore e amico di Salvini, è tra i titolari della Uniservice, che sbriga pratiche automobilistiche, assicurative e venatorie. Negli scorsi giorni, in veste istituzionale, ha discusso con il responsabile della questura delle modalità per riassegnare il permesso a chi ha avuto condanne. Polemica degli ambientalisti, interrogazione del M5s: “Il presidente si è fatto portavoce degli interessi di pregiudicati?” (Giuseppe Pietrobelli):
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/03/ha-unagenzia-di-licenze-caccia-e-intercede-col-questore-per-quelle-a-rischio-il-caso-del-presidente-consiglio-trentino-lega/5152369/

  21. giugno 20, 2019 alle 3:58 pm

    cacciatori-bracconieri, brava gente.

    da L’Unione Sarda, 20 giugno 2019
    La maxioperazione. Droga e armi a Villacidro.
    Blitz del Corpo forestale.
    Denunciati tre cacciatori che, secondo gli investigatori, si dedicavano al bracconaggio: https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/cagliari/2019/06/20/droga-e-armi-nel-cagliaritanoblitz-del-corpo-forestale-136-895414.html

  22. agosto 20, 2019 alle 10:04 pm

    cose da pazzi, pescatori-bracconieri.

    da L’Unione Sarda, 20 agosto 2019
    SINDIA. Gettava veleno nel Rio Mannu per pescare, denunciato.
    Un 52enne è stato sorpreso dal Corpo Forestale nelle campagne di Sindia: https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/nuoro-provincia/2019/08/20/gettava-veleno-nel-rio-mannu-per-pescare-denunciato-136-918627.html

  23. agosto 27, 2019 alle 9:55 pm

    da L’Unione Sarda, 27 agosto 2019
    ANTIBRACCONAGGIO. Sassari: caccia fuori stagione, denunciati in cinque
    Si tratta di persone tra i 28 e 40 anni, avevano già abbattuto alcuni capi di selvaggina nonostante i divieti: https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/sassari-provincia/2019/08/27/sassari-caccia-fuori-stagione-denunciati-in-cinque-136-921187.html

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