Un singolare caso di traffico illecito di rifiuti.


Pachino, la catena umana di bagnanti per aiutare i migranti, 15 agosto 2013 (foto dal Los Angeles Times)

Non è questa la sede per trattare con la dovuta accuratezza del complessofenomeno delle migrazioni clandestine, ma il recente caso del sequestro della nave Acquarius di Medici senza Frontiere merita un approfondimento relativo al tema del traffico illecito di rifiuti.

Ce ne parla uno dei padri del diritto ambientale in Italia, il magistrato Gianfranco Amendola, che da decenni si occupa con grande competenza della complessa materia della gestione dei rifiuti.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

qui il decreto G.I.P. del Tribunale di Catania n. 51/18 del 15 novembre 2018 (decreto di convalida di sequestro preventivo eseguito a iniziativa della Polizia giudiziaria e di emissione di sequestro preventivo)

l’articolo (“Migranti e traffico illecito di rifiuti”) è pubblicato sul sito web Questione Giustizia (Magistratura Democratica), 29 novembre 2018

Migranti e traffico illecito di rifiuti. Prime note a caldo su un caso anomalo. (Gianfranco Amendola)

Pochi giorni fa, la magistratura di Catania ha ordinato il sequestro della nave Aquarius di Medici senza frontiere e Sos Mediterranée per un reato del tutto inaspettato: il traffico illecito di rifiuti; riferendosi a rifiuti sanitari a rischioinfettivo quali indumenti contaminati indossati da extracomunitari, scarti degli alimenti somministrati agli stessi e materiali sanitari utilizzati a bordo per l’assistenza medica; sistematicamente qualificati, conferiti e smaltiti − afferma l’accusa − come rifiuti solidi urbani o speciali non pericolosi, eludendo la normativa più severa prevista per i rifiuti sanitari a rischio infettivo; e conseguendo, così, ingenti risparmi di spesa.

 Pur con la massima cautela, trattandosi di indagini in corso, vale la pena di esaminare brevemente questa “novità” al fine di verificare, soprattutto, come è possibile che una ong di interesse internazionale possa essere accusata del delitto di traffico illecito di rifiuti (con conseguente sequestro della nave) che di solito riguarda l’ecomafia.

Diciamo subito, in punto di fatto, che, comunque, questi rifiuti non venivano gettati di soppiatto in mare (come qualcuno ha scritto) ma andavano regolarmente, e alla luce del sole, dalla nave in discarica autorizzata.

In punto di diritto, ovviamente dobbiamo partire dal reato contestato. L’articolo 452-quaterdecies cp (Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti), nella fattispecie base, punisce con la reclusione da 1 a 6 anni «chiunque, al fine diconseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa, o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti».

 E sin dal 2005 la Cassazione ha quindi evidenziato che gli elementi fondamentali per la sussistenza del reato riguardano: autore del reato («chiunque»), elemento soggettivo («dolo specifico»), elemento oggettivo («una attività di gestione dei rifiuti “organizzata”, con allestimento dei mezzi necessari ossia una attività “imprenditoriale”»), «gestione abusiva» di un quantitativo «ingente» di rifiuti mirata al traffico illecito, pluralità di operazioni e continuità [1].

Non tutti questi elementi sono espressamente esaminati nel decreto di sequestro.

Quello che più sembra rilevante nel caso in esame è il requisito dell’«allestimento di mezzi e attività continuative organizzate» [2]. In proposito, la suprema Corte precisa opportunamente che «il delitto in esame sanziona comportamenti non occasionali di soggetti che, al fine di conseguire un ingiusto profitto, fanno della illecita gestione dei rifiuti la loro redditizia, anche se non esclusiva attività, per cui per perfezionare il reato è necessaria una, seppure rudimentale, organizzazione professionale (mezzi e capitali) che sia in grado di gestire ingenti quantitativi di rifiuti in modo continuativo» [3] aggiungendo che «il reato può configurarsi anche quando la struttura non sia destinata, in via esclusiva, alla commissione di attività illecite, cosicché l’attività criminosa sia marginale o secondaria rispetto all’attività principale lecitamente svolta» [4].

Se torniamo a MSF appare evidente che la sua mission non è di trafficare illecitamente in rifiuti e che non si è mai organizzata per questo obiettivo, neppure in via del tutto secondaria. Sarebbe, quindi, interessante saperne di più ma il decreto di sequestro non ne tratta.

Bodrum (Turchia), Aylan, bambino annegato in fuga dalla guerra (foto Reuters)

Il secondo dubbio riguarda l’ambito dei rifiuti sanitari pericolosi per rischio infettivo oggetto del presunto traffico illecito.

Infatti, limitandoci ai rifiuti menzionati nel decreto disequestro, il dPR 15 luglio 2003, n. 254 che disciplina la gestione dei rifiuti sanitari stabilisce [art. 2, comma 1, lett. d)] che sono rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo quelli, anche se prodotti fuori dalle strutture sanitarie, che:

«2a) provengano da ambienti di isolamento infettivo e siano venuti a contatto con qualsiasi liquido biologico secreto od escreto dei pazienti isolati;

2b) siano contaminati da:

 2b1) sangue o altri liquidi biologici che contengono sangue in quantità tale da renderlo visibile;

2b2) feci o urine, nel caso in cui sia ravvisata clinicamente dal medico che ha in cura il paziente una patologia trasmissibile attraverso tali escreti;

2b3) liquido seminale, secrezioni vaginali, liquido cerebro-spinale, liquido sinoviale, liquido pleurico, liquido peritoneale, liquido pericardico o liquido amniotico».

L’allegato 1 ne riporta un elenco semplificativo in cui, tral’altro, si parla di cannule, drenaggicateteri, sonde etc.utilizzate

Questi rifiuti devono essere sterilizzati e distrutti in inceneritori e sono soggetti a particolare cautele per la loro movimentazione e trasporto (art. 8).

Sono, invece, assimilati agli urbani (e vanno, quindi, in discarica per urbani) «i residui dei pasti, esclusi quelli che provengono da pazienti affetti da malattie infettive per i quali sia ravvisata clinicamente, dal medico che li ha in cura, una patologia trasmissibile attraverso tali residui, gli indumenti e lenzuola monouso e quelli di cui il detentore intende disfarsi; le bende, gli assorbenti igienici anche contaminati da sangue esclusi quelli dei degenti infettivi, i pannolini pediatrici e i pannoloni, i contenitori e le sacche utilizzate per le urine» [art. 2, comma 1, lett. g)].

Infine, particolari sistemi di gestione sono previsti per specifici rifiuti sanitari quali «farmaci scaduti o inutilizzabili ovvero organi e parti anatomiche non riconoscibili» [art. 2, comma 1, lett. h)]

Dal decreto di sequestro, risulta che l’oggetto del traffico illecito riguarda «rifiuti pericolosi a rischio infettivo», e segnatamente: indumenti contaminati con tracce di liquido biologico indossati dagli extracomunitari; scarti di alimenti somministrati agli stessi; materiali sanitari (siringhe, garze, guanti, cateteri e mascherine con chiare tracce ematiche) utilizzati a bordo per assistenza medica.

Se si rilegge la classificazione normativa, non sembra vi sia la prova che siano tutti rifiuti pericolosi a rischio infettivo. In particolare, come abbiamo visto, le categorie più rilevanti in peso e volume come i vestiti dismessi (che peraltro andavano direttamente in discarica) sono da considerare a rischio infettivo solo se contaminati da sangue o altri liquidi biologici in quantità tale da renderlo visibile (mentre nel decreto si parla di «tracce»); o da feci e urine con attestazione medica di patologia infettiva (e non risulta); e anche gli avanzi di cibo, per essere a rischio infettivo, devono provenire da pazienti con attestazione medica di patologia infettiva (e non risulta).

Restano i materiali sanitari usati che sicuramente possono essere considerati a rischio infettivo se contaminati da sangue in modo visibile.

Ciò premesso, il decreto di sequestro non sembra fare distinzioni; anzi sembra che consideri tutti questi rifiuti a rischio infettivo, senza ulteriori precisazioni caso per caso. In particolare sembra ritenere che i residui di cibo e gli indumenti siano a rischio infettivo in quanto costituisce «fatto notorio» che ai migranti accolti dai soccorsi siano somministrati alimenti solidi e liquidi di vario genere, forniti indumenti, prestata assistenza sanitaria e medica; e che tra i migranti sono stati riscontrati frequenti casi di scabbia, pidocchi, infezioni del tratto respiratorio, tubercolosi, meningite, infezioni del tratto urinario, sepsi: tutte «patologie a rischio infettivo».

Quindi, tutti i vestiti dismessi dai migranti sarebbero «fonte di trasmissione di virus o altri agenti patogeni contratti durante il lungo viaggio da essi intrapreso»; e i rifiuti alimentari sarebbero, parimenti, a rischio infettivo «potendo essi veicolare, per contatto diretto, microrganismi, virus e tossine trasmessi da soggetti affetti da patologie trasmissibili». Affermazioni che non sembrano coincidere con i criteri stabiliti dalla legge e, peraltro, appaiono alquanto generiche senza riscontri concreti specifici.

Tale indeterminatezza non può, infine, non rilevare ai fini dell’elemento della «ingente quantità» di rifiuti illecitamente gestiti, richiesto dall’art. 452-quaterdecies cp; condizione che, come insegna la Cassazione, deve essere valutata «caso per caso con un giudizio complessivo che tenga conto delle peculiari finalità perseguite dalla norma, della natura del reato e della pericolosità per la salute e l’ambiente e nell’ambito del quale l’elemento quantitativo rappresenta solo uno dei parametri di riferimento» [5].

 Tanto più che dagli atti risultano alcuni conferimenti dalla nave MSF di «rifiuti sanitari» e medicinali scaduti, i quali, quindi, venivano certamente gestiti secondo legge.

In conclusione, a prima vista, almeno sulla base del decreto di sequestro, possono esservi ragionevoli perplessità circa la configurazione del delitto di traffico illecito di rifiuti; tanto più con un sequestro così «ingente».

 Ovviamente, resta la possibilità, anzi è probabile che alcuni rifiuti sanitari a rischio infettivo siano stati gestiti illecitamente. Di sicuro, con il seguito delle indagini, ci sarà modo di approfondire e specificare meglio, senza generalizzazioni, quando e quanto ciò sia avvenuto.

 E quindi si potranno ipotizzare i reati contravvenzionali di gestione illecita di rifiuti di cui al d.lgs 152/06.

Ma non il delitto di traffico illecito.

__________________

[1] Cass. Pen., sez. 3, c.c. 16 dicembre 2005, n. 1446, Samarati.

[2] In dottrina, da ultimo, cfr. V. Paone, Traffico illecito di rifiuti: che cosa cambia? in Ambiente e diritto, 2018, n. 6, pag. 382, secondo cui «l’elemento più significativo della fattispecie resta quello della necessaria esistenza di una struttura organizzata che giustifica la più severa penalizzazione del fatto rispetto alle contravvenzioni»

[3] Cass. Pen., sez. 3, 8 gennaio-6 maggio 2015, n. 18669.

[4] Cass. Pen., sez. 3, 22 ottobre 2015, n. 44632, Impastato.

[5] Cass. Pen., sez. 3, 6 novembre 2012, n. 47229, De Prà.

Sardegna, costa sud, abbigliamento e resti di imbarcazione (25 giugno 2016)

(foto Reuters, Los Angeles Times, S.D., archivio GrIG)

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  1. Carlo
    dicembre 9, 2018 alle 9:14 am

    un analisi completa sulla situazione e sulle dinamiche……
    Carlo

  2. capitonegatto
    dicembre 9, 2018 alle 12:31 pm

    A parte la legislatura in materia , e se vi siano reati commessi, la cosa che andrebbe chiarita e’ , quale autorizzazione abbia dato la capitaneria di porto ( se avvisata), a chi e con quale avvertenza e procedura , doveva avvicinarsi alla nave con un mezzo trasporta rifiuti per prelevare il carico dei sacchi incriminati. Lo scarico era quindi stato previsto ed autorizzato ? Chi ha prelevato i rifiuti dove li ha portati ?
    Queste sono le cose importanti da capire, ipotizzando che una situazione del genere si sara’ ripetuta diverse volte !!

  3. Ciao
    dicembre 10, 2018 alle 7:36 pm

    Veramente triste e penoso un paese in cui un magistrato si permette di analizzare, criticare e mettere sostanzialmente in dubbio un provvedimento di un collega senza averne l’autorità (non è ne il GIP ne IL GUP ne il tribunale del riesame ne una corte d’appello) e sopratutto senza conoscere a fondo le carte. La magistratura dovrebbe in certi casi tacere o mantenere quel profilo di riservatezza che un simile ruolo comporta. Ma oramai tutto è ammesso tutto è lecito nella lotta evidentemente politica (di altro non può trattarsi visto che nessun ruolo è ricoperto da questo signore nell’indagine).. Poi ci si lamenta se il paese va a rotoli. Altra piccola nota. la foto del bambino morto sulla spiaggia, nell’ambito di un articolo che riguarda un’indagine in corso sullo smaltimento di rifiuti, è un altro strumento di informazione a mio parere faziosa che vuole fare quasi intendere che quella tragedia dipenda dal blocco della nave alla quale, converrebbe rammentarlo NESSUN PAESE ha concesso la bandiera. NESSUNO:. Mi ero ripromesso di non scrivere più in un sito ambiental-politico ma quando è troppo è troppo.

    • dicembre 10, 2018 alle 9:41 pm

      Gianfranco Amendola è uno dei magistrati di maggiore esperienza sulla normativa ambientale e della gestione dei rifiuti in particolare. Svolge considerazioni e solleva dubbi di non poco conto, sul piano strettamente giuridico.
      E’ in pensione e può farlo come qualsiasi cittadino, come lei, come me, si parva licet.
      Lo consente, tuttora, l’art. 21 della Costituzione.
      E ce la teniamo ben cara.
      La foto del povero bambino morto sulla spiaggia turca è fin troppo famosa per volerla o poterla legare alla vicenda della nave Acquarius. Parla di un “dramma” che oggettivamente è un “dramma”. Poi possiamo anche fingere che non sia così.
      Buona serata.

      Stefano Deliperi

  4. Ciao
    dicembre 11, 2018 alle 9:43 am

    Cerrto sempre la Costituzione più bella del mondo a giustificare un paese in cui vi è una commistione tra politica e magistratura a dire poco vergognoso. Commistione alla quale non si è sotratto il nostro illustrissiomo esperto.

    Gianfranco Amendola
    Ex magistrato, esperto in normativa ambientale
    Nato a Roma nel 1942 laureato in giurisprudenza (diritto penale) nel 1965, nel 1967 sono entrato in magistratura, con le funzioni di Pretore a Roma, dove, dal 1970 ho iniziato ad occuparmi di reati contro l’ambiente, istruendo e definendo, fino al 1989, oltre 15.000 processi per reati ambientali.
    Dal 1989 al 1994 sono stato parlamentare europeo, e in tale veste vice presidente della commissione per la protezione dell’ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori.
    Nel settembre 1994, dopo aver rifiutato la ricandidatura, sono tornato in magistratura con le funzioni di sostituto procuratore presso la Pretura di Roma per i reati ambientali. Nel 2000 sono stato nominato Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Roma e, in tale qualità, ho coordinato la sezione ambiente di quell’ufficio.
    Dal 2008 sono stato Procuratore della Repubblica a Civitavecchia, fino al pensionamento (dicembre 2015).
    Ho ricoperto numerosi incarichi pubblici, partecipando a tutte le vicende che hanno visto nascere ed affermarsi il diritto dell’ambiente in Italia.
    Tra le mie inchieste più rilevanti si possono ricordare quella sull’inquinamento atmosferico del centro storico di Roma (che portò alla prima “fascia blu”); quella sulla raffineria di Roma per inquinamento marino (con sequestro del terminale di Fiumicino); quella sulla gratuità dell’accesso al mare sfociata in una disposizione nazionale circa la gratuità dell’accesso alla battigia; quella sul mercurio nel pesce ecc.; quelle sulla discarica di Malagrotta e su Radio Vaticana per inquinamento elettromagnetico e, più di recente, quelle sulla discarica di Cupinoro, sull’oleodotto di Maccarese (con sequestro), sui rifiuti della centrale Enel di Civitavecchia e sull’incendio all’aeroporto di Fiumicino.
    Ho collaborato e collaboro per i temi ambientali con diverse testate e riviste. Ho scritto una ventina di libri in tema di normativa ambientale, fra cui In nome del popolo inquinato (Angeli, 7 edizioni dal 1983), i cui diritti di autore ho devoluto a Legambiente. Sono stato presidente della scuola di diritto ambientale del Cervia Ambiente e della Federazione Università verdi. Ho insegnato diritto dell’ambiente in varie sedi, tra cui le Università di Roma, Teramo e Siena e sono stato fra i relatori, con riferimento alla normativa ambientale, dei corsi organizzati dal C.S.M. e dalla Scuola Superiore della Magistratura.
    Attualmente sono docente di diritto penale dell’ambiente all’Università La Sapienza di Roma e sono consulente della Commissione bicamerale “ecomafia”.

    Magistrato poi rappresentante di una parte politica poi nuovamente magistrato. Se a lei tutto questo va bene va bene a tutti. A me no. La magistratura dovrebbe mantenere quel profilo di indipendenza ed autonomia che gli è imposto dalla Costituzione ma in realtà è spesso il trampolino di lancio per folgoranti carriere. Tutto lecito ci mancherebbe, ma oportuno?

    Un altra cosa forse sarebbe stato il caso di pubblicare anche i commenti a quell’articolo, presi non certo da un giornale di destra.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/26/aquarius-i-rifiuti-dei-migranti-sono-davvero-un-rischio-per-la-nostra-salute/4791084/#cComments

    Ma forse non era comodo alla causa. Mi spiace ma questa a mio avviso non è informazione e poi non si risponde alla domanda che ho posto ala fine. Come mai nessuno stato concede la bandiera a questi immacolati signori? Non dico quei fascistoni di italiani ma i francesi, gli spagnoli, la citta del vaticano. Tutti con a cuore la sorte dei migranti e nessuno che si faccia avanti. Chissà. Mistero.

    • dicembre 11, 2018 alle 4:02 pm

      vede, potrei anche esser d’accordo sull’incompatibilità fra magistratura e impegno politico temporaneo. Per me, una volta candidati, ci si dovrebbe dimettere dalla magistratura, così come han fatto Di Pietro e De Magistris. Ma la legge lo consente e quello che penso io lascia il tempo che trova.

      Così come lascia il tempo che trova la lunga disamina della carriera di Gianfranco Amendola, che conosco personalmente e stimo per l’indiscussa conoscenza della materia e la lunga attività in difesa dell’ambiente.

      Lascia anche il tempo che trova il dilemma su come e perchè una nave battente bandiera di Gibilterra si ritrovi con la revoca dell’iscrizione nel registro navale della colonia britannica.

      L’oggetto dell’articolo è un altro: il provvedimento di sequestro della nave per traffico illecito di rifiuti, un’ipotesi di reato ben precisa. Il fatto viene commentato sul piano giuridico con serie argomentazioni da Gianfranco Amendola. Immagino che abbia letto provvedimento e commento: quale idea si è fatto?

      Lo chiedo, perchè finora non s’è capito.

      Buona serata.

      Stefano Deliperi

  5. Ciao
    dicembre 11, 2018 alle 10:40 am

    A dimenticavo
    Mentre era in servizio mi pare che collaborasse anche con associazioni e fondazioni. Ripeto tutto lecito. Ma opportuno ? Garanzia di etrzietà come vuole la Costituzione? La risposta è scontata. Niente di illegale è un cittadino come tutti gli altri. Ma io mi farei giudicare da chi è così schierato? Anomalie italiane.

    Autore di numerosi libri in materia di legislazione penale ambientale (tra cui il best seller “In nome del popolo inquinato” i cui diritti d’autore sono stati interamente ceduti a Legambiente), è stato membro dei direttivi di Legambiente, WWF e Italia Nostra.

    Dall’ottobre 2008 è stato nominato Procuratore della Repubblica di Civitavecchia, mentre dallo stesso anno collabora con la Fondazione UniVerde di Alfonso Pecoraro Scanio.

    “Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi “

    • dicembre 11, 2018 alle 4:08 pm

      ha collaborato e collabora con associazioni ambientaliste. Se è per quello, va anche in barca a vela.

      E quindi?

      Non può avere indipendenza di giudizio? Ha la peste?

      E i magistrati che vanno a caccia? Sono imparziali?

      E quelli che han comprato una seconda o una terza casa al mare? Sono “sensibili” agli investimenti immobiliari?

      E’ la legge che regola cause di astensione e di incompatibilità. Come tutte le leggi, è migliorabile, ma per ora è quella.

      Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi e quelli che non devono fare l’analisi del d.n.a. al dito prima di guardare la luna.

      Stefano Deliperi

  6. ciao
    dicembre 11, 2018 alle 7:03 pm

    Le cose che per lei lasciano il tempo che trovano sono invece, a mio parere, estremamente rilevanti. Un Magistrato in servizio non dovrebbe fare parte di una fondazione di un esponente politico di cui ha portato la casacca, E’ tutto questo lasciare il tempo che trova che porta discredito in una delle istituzioni più delicate di un sistema democratico. Ma come giustamente ha detto lei tutto legittimo.
    Ma a questo punto sarebbe facile risponderle che lascia il tempo che trova anche il parere di un ex magistrato su una indagine che non può, per ovvi motivi, conoscere appieno. Eppure mi pare che in questa sede gli sia stato dato abbastanza credito.
    L’idea che mi sono fatto io? I magistrati dovrebbero parlare solo attraverso gli atti. Gli ex per rispetto dovrebbero astenersi.
    Il provvedimento che ho potuto leggere solo in parte, visti gli omissis, mi pare motivato e assolutamente non campato in aria, anzi suffragato dalle intercettazioni che abbiamo potuto conoscere. La critica mossa a quel provvedimento si basa solo sulla circostanza che a dire dell’esperto mancherebbero i presupposti dell’attività organizzata perchè i soggetti coinvolti non hanno nelle loro finalità lo smaltimento dei rifiuti. La dove invece parrebbe emergere una continuità nelle azioni poste in essere, si parla almeno di tre anni, e un risparmio non indifferente. Il resto sono disquisizioni che da un lato non negano le irregolarità e gli illeciti benchè puniti con le contravvenzioni ma che poco ci dicono sulla consistenza o meno di questo andazzo, Detto questo chi si erge a paladino dei più deboli, chi sbandiera la superiorità morale di fare tutto ciò per aiutare gli altri non si può permettere neanche questi piccoli, a parere dell’esperto, illeciti.
    Ma in fondo sia io che lei che l’esperto stiamo disquisendo del nulla. Non conosciamo le carte in mano alla procura (speriamo) che, non dimentichiamolo hanno portato al sequestro che è stato disposto dal GIP. Mi scuserà ma io ho ancora la tendenza a pensare che se due organi giudiziari siano giunti alle medesime conclusioni quello che lascia il tempo che trova è il parere molto molto generico e arzigogolato su distinzioni un po pretestuose di un presunto esperto. Sarò strano ma secondo la richiamata Costituzione dovrebbe funzionare così e non in ragione di pareri esterni agli organi competenti ad emettere i provvedimenti, A meno che non si voglia sostenere che la magistratura non fa bene il suo lavoro in questo specifico caso. Alla fine della fiera a me pare un intervento assolutamente politicizzato e finalizzato a screditare una linea di condotta politica che sa, sempre secondo la Costituzione, è avvallata da una maggioranza di governo. Che piaccia o meno. A questo punto sorge una domanda spontanea. Se il provvedimento fosse stato emesso che so nei confronti di una impresa petrolifera, di un grosso imprenditore ci sarebbe stata da parte dell’esperto, ex pretore d’assalto, tanta solerzia e minuziosità nel cercare di screditare l’operato di suoi colleghi? E questo sito avrebbe eventualmente riportato un simile parere o invece avrebbe applaudito al lavoro fatto dai magistrati sostenendo che gli atti della magistratura vadano rispettati? Mi dirà che sono domande pretestuose. Ma sinceramente credo che alla prima domanda la risposta sia no. Il nostro ex mai avrebbe sollevato tanti distinguo. Quanto alla seconda la risposta a mio parere sarebbe si. Questo sito avrebbe applaudito-
    Bandiera e commenti non sono irrilevanti. La prima vuole semplicemente dire che nessuno vuole assumersi la nazionalità di chi ha operato e opera in tale maniera,
    Buona serata.

    • dicembre 11, 2018 alle 7:19 pm

      non è mia abitudine fare il processo alle intenzioni, così non se ne salverebbe una.
      Nessuno di noi – compreso Gianfranco Amendola, che l’ha ricordato più volte – conosce gli atti dell’indagine e nessuno sta dando patenti di innocenza o colpevolezza.
      Si tratta di un’analisi sul piano strettamente giuridico (non politico) del provvedimento che solleva dubbi sulla corretta qualificazione della fattispecie penalmente rilevante. Un’analisi che può convincere o meno, ma certamente argomentata.
      Gli atti della magistratura – qualsiasi che siano – vanno sempre rispettati, ma certamente possono esser valutati e criticati.
      Altrimenti saremmo in un regime.
      Per quanto ci riguarda, pubblichiamo sentenze (e relativi commenti) che condividiamo o che non condividiamo, purchè abbiano rilievo in campo ambientale.
      Qui una bella carrellata: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/approfondimenti-di-dottrina-e-giurisprudenza/
      Buona serata.

      Stefano Deliperi

  7. ciao
    dicembre 11, 2018 alle 7:11 pm

    Dimenticavo essere all’interno e fare parte di associazioni o fondazioni che hanno quale fine la tutela dell’ambiente, spesso in disaccordo con tanti altri, è cosa ben diversa che andare in barca a vela o avere una seconda casa. Altro che guardare il dna. Si chiama inopportunità rispetto al ruolo ricoperto. In altri paese per molto molto meno si perde il posto. A ma dimenticavo questo deve valere solo per i politici, L’Italia è proprio un paese strano

    • dicembre 11, 2018 alle 10:13 pm

      far parte di associazioni ambientaliste vorrebbe dire esser “inopportuni” rispetto a che cosa?

      Alla magistratura? Al pubblico impiego?

      Così, per capire…

      Buona serata.

      Stefano Deliperi

  8. ciao
    dicembre 11, 2018 alle 10:23 pm

    Fare parte, mentre si esercita il proprio ruolo, della fondazione di un esponente politico che ha permesso a questo illustre ex magistrato di prendersi lo stipendio di euro parlamentare è a mio parere perlomeno inopportuno. Per lei non lo è? Capisco sta dalla sua parte.
    Ma io mi chiedo in che posizione si troverebbe quel magistrato a fronte di una denuncia presentata da una associazione di cui fa parte, ha donato denaro o della fondazione del suo ex capo di partito. Sarebbe sereno, imparziale completamente terzo? Accidenti quando queste cose riguardano alcuni soggetti tutti a gridare allo scandalo. Nel caso in esame tutto normale.

    Giusto per capire io richiedo.
    Se il provvedimento fosse stato emesso che so nei confronti di una impresa petrolifera, di un grosso imprenditore ci sarebbe stata da parte dell’esperto, ex pretore d’assalto, tanta solerzia e minuziosità nel cercare di screditare l’operato di suoi colleghi? E questo sito avrebbe eventualmente riportato un simile parere o invece avrebbe applaudito al lavoro fatto dai magistrati sostenendo che gli atti della magistratura vadano rispettati?

    p.s nella sua lunga carrellata di articoli pubblicati quelli che criticano con molto garbo l’operato della magistratura si contano nelle dita di una mano e non mi pare portino la firma di ex magistrati.

    • dicembre 11, 2018 alle 10:33 pm

      ma vogliamo parlare delle associazioni, fondazioni, comitati di cui fanno parte tanti magistrati in Italia?

      E’ abbastanza curioso criticare un solo caso fra i tanti relativamente a qualcosa che è consentito per legge.

      Altrettanto curioso dover assoldare magistrati per criticare sentenze su questo sito web. Se permette, possiamo commentarle anche da soli. Dove sarebbe lo scandalo?

      Come già scritto, in questo sito web sono ripresi provvedimenti giudiziari su cui si concorda e altri su cui si è in disaccordo.

      Buona serata.

      Stefano Deliperi

      • ciao
        dicembre 11, 2018 alle 10:39 pm

        Mi pare di essere stato io a dire che nessun magistrato dovrebbe fare parte di associazioni fondazioni ecc e lei a giustificare il dott Amendola in nome della legge esistente. O sbaglio.
        Io critico tutti i casi lei li giustifica perchè niente lo vieta. Oppure gli altri vanno male e questo va bene. Sarebbe curioso questo
        Assoldare magistrati? Ho solo detto che non ho trovato nessun altro articolo di un ex magistrato che critica così apertamente i suoi ex colleghi. Guardi che la sfilza di articoli li ha messi lei non io e mi pare curioso che in questa ipotesi e in questo momento si riporta invece un commento di un ex magistrato. Ma forse sono io che non comprendo bene ma è una strana coincidenza

      • dicembre 11, 2018 alle 10:50 pm

        no, dico una cosa diversa: il nostro parere personale lascia il tempo che trova.

        Per me un magistrato che si candida non dovrebbe più giudicare, ma il mio parere personale non conta, visto che la legge regola queste ipotesi.

        Se lo legga: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/01/06/lungaggini-giudiziarie-prescrizione-e-ingiustizia/

        Buona serata.

        Stefano Deliperi

  9. ciao
    dicembre 11, 2018 alle 10:34 pm

    Altrimenti riformula la domanda. Sarebbe inopportuno ogni qual volta un fervente ambientalista si trovi a dovere giudicare, analizzare o indagare un presunto reato ambientale perchè la sua posizione è ben chiara a priori. Mi scuserà ma c’è anche chi pensa che certe associazioni siano un pelino, a voler essere buoni, un po troppo massimaliste su certi argomenti.
    Ma poi dove sono le indagini tanto illustri di questo signore ? Mi pare che abbia conquistato più notorietà con incarichi extra professionali, commissioni, O vogliamo ricordare Fiumicino che riusci a porre sotto sequestro solo a fine carriera (sicuramente in quel caso in maniera cristallina) o quando voleva transennare il centro di Roma. o per esternazioni del tipo «Noi non siamo burocrati, dobbiamo adeguarci alle nuove realtà sociali», amava ripetere a ogni intervista, riecheggiando il mantra di Md, la corrente «rossa» che di quei giovani magistrati fu quasi sempre casa e ispirazione. Tanto che Emanuele Macaluso, uno degli ultimi grandi dirigenti comunisti, mai tenero col giustizialismo, ha detto: «Md nacque come reazione al porto delle nebbie, contro una magistratura asservita alla Dc… Ma portò alla giustizia di classe, non allo stato di diritto».
    Ma capisco di stare divagando. Avrà sicuramente ragione questo signore

    • dicembre 11, 2018 alle 10:44 pm

      vede, per esperienza posso dirle che per ottenere qualcosa un’associazione ecologista deve pestare come e peggio di un fabbro, come sta dimostrando la vicenda degli usi civici in Sardegna.

      Per il resto, si legga questo sul tanto “antipatico” Amendola, “sostituto procuratore presso la pretura circondariale di Roma e coordinatore del pool contro i reati ambientali” (1995): “c’ è ancora chi se lo ricorda quando, nell’ estate del ‘ 70, svergognò l’ ex sindaco della capitale, Clelio Darida, che si tuffò nel pantano di Ostia, davanti ai giornalisti convocati per l’ occasione, per rassicurare tutti che il mare capitolino era tutt’ altro che inquinato. Un autogol clamoroso perchè le analisi dei prelievi ordinati da Amendola costrinsero l’ allora primo cittadino, poi passato per altre ancor più pesanti disavventure, a far apporre su tutta la spiaggiua i cartelli di divieto di balneazione. Fu probabilmente quella la prima delle circa 15mila inchieste giudiziarie in difesa del popolo inquinato firmate Gianfranco Amendola. E poi via con la lotta agli ammorbidenti versati a tonnellate in mare, i sigilli alle piattaforme petrolifere che sporcavano Fiumicino, lo sgombro di duecento sfasciacarrozze dall’ Appia antica e dalle falde dei fiumi romani, il sequestro di migliaia di cassette di Moet Chandon ricavato da vino dei Castelli, il braccio di ferro con il Campidoglio per le misure antismog, la guerra ai bolli d’ accesso al centro storico rilasciati a falsi invalidi e tante, tante altre”.

      Meglio fare il grigio burocrate nel “Porto delle Nebbie”, così non si scontenta nessuno.

      Mi sa che propongo a Gianfranco Amendola un’intervista, così vi divertire 🙂

      Buona serata.

      Stefano Deliperi

      • ciao
        dicembre 11, 2018 alle 10:53 pm

        Condanne? Provvedimenti definitivi? Conferme di avere bene operato? o la patente la danno ile associazioni di cui fa parte

      • dicembre 11, 2018 alle 10:54 pm

        meglio il “Porto delle Nebbie”…

  10. ciao
    dicembre 11, 2018 alle 10:43 pm

    Fatto sta che io ho cercato perlomeno di rispondere alle domande che lei ha posto. Non ho notato altrettanta solerzia. Sarebbe intervenuto il nostro Amendola se fosse stato sequestrato uno stabilimento una impresa o quello che si vuole di un privato imprenditore ? Grig avrebbe giudicato bene o male un simile provvedimento nei confronti non di una ONG di dubbia reputazione ma nei confronti che so di una azienda petrolifera?

  11. ciao
    dicembre 11, 2018 alle 10:51 pm

    Vicenda degli usi civici in Sardegna ? Converrebbe cambiare argomento. Cosa ha portato ? Ad una inchiesta che non vede la luce. Alla vendita di migliaia di ettari di terreno all’enel a Villagrande, Ad un Commissariato vagante. A dovere fare fare ad una agenzia non attrezzata quello che si poteva fare 5 anni prima , Ad 2 milioni di euro spesi e buttati e a qualche legge dichiarata incostituzionale.

    • dicembre 11, 2018 alle 10:57 pm

      …a stupidaggini come i primi terreni recuperati ai demani civici, a oltre 70 nuovi demani civici dichiarati, a non occupare le terre collettive nel silenzio generale come accadeva prima, per esempio.

      Questione di punti di vista.

      Stefano Deliperi

      • ciao
        dicembre 11, 2018 alle 11:03 pm

        Quei demani civici dichiarati erano pronti da 5 anni fa. Se si leggessero i provvedimenti emessi ultimamente si noterà che si fa riferimento alle relazioni predisposte da tempo per le quali oggi ci si limita ad emettere i provvedimenti. La non occupazione avviene perchè si è pubblicato l’inventario . Anno del signore 2012 . che tanto fece clamore e diede fastidio da creare un maremoto. Mi scuserà ma non lo fece GRIG . Su Villagrande invece mi sembra di rammentare il silenzio assordante e l’unica voce fuori dal coro, nonostante segnalazioni, fu rimossa senza che nessuno dicesse niente. Ha ragione questione di punti di vista.

      • dicembre 12, 2018 alle 6:16 am

        ..senza disconoscere quanto fatto positivamente in precedenza – cosa che da bene abbiamo sempre fatto – se oggi si emettono i provvedimenti é grazie a una martellante azione di denuncia del GrIG. In caso contrario, sarebbero rimasti nel cassetto fino alle Calendae greche 😊
        Sulla folle vicenda degli usi civici del Lago Alto del Flumendosa (Villagrande Strisaili) trova ampio spazio in questo sito web.
        Proprio questione di punti di vista.
        Buona giornata 😊

        Stefano Deliperi

  12. ciao
    dicembre 11, 2018 alle 10:56 pm

    No meglio la giustizia di classe che lo stato di diritto.

    • dicembre 11, 2018 alle 10:58 pm

      ..e dove sarebbe mai stata la “giustizia di classe”, visto che anche lo “Stato di diritto” spesso latita?

      Per cortesia, siamo seri.

      Stefano Deliperi

      • ciao
        dicembre 11, 2018 alle 11:06 pm

        Questo potrebbe chiederlo a Macaluso parole sue

      • dicembre 12, 2018 alle 6:09 am

        ..che non è Vangelo…
        Buona giornata.

        Stefano Deliperi

  13. Ciao
    dicembre 13, 2018 alle 11:32 am

    https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_luglio_11/gianfranco-amendola-come-evitare-sequestri-basta-rispettare-leggi-5c9238ba-27f6-11e5-ab65-6757d01b480d.shtml

    Dell’articolo riporto solo il titolo e qualche risposta del Procuratore che ben può essere adattata al caso in esame

    Gianfranco Amendola: come evitare
    i sequestri? Basta rispettare le leggi

    «Francamente, non mi spiego perché qualcuno voglia a tutti i costi trascinare la procura in una polemica che non ha senso, anche fornendo al pubblico informazioni inesatte»

    «L’unico intervento esterno della procura è stata la richiesta di sequestro del molo D, accolta dal gip il 26 maggio. Faccio notare che se qualcuno degli indagati avesse avuto dubbi sulla legittimità del sequestro avrebbe potuto impugnarlo davanti al Tribunale del Riesame. Ma nessuno lo ha fatto…»..

    • dicembre 13, 2018 alle 3:05 pm

      non pare che cambi rispetto al caso concreto: certamente bisogna rispettare le leggi. E certamente bisogna individuare la corretta ipotesi penalmente rilevante del caso.
      E’ un articolo di commento, che offre spunti di riflessione, nulla di più.
      Buona serata.

      Stefano Deliperi

  14. Ciao
    dicembre 13, 2018 alle 6:50 pm

    Diciamo che se il Dott Amendola fosse stato leggermente coerente avrebbe dovuto evitare con il suo articolo, come da lui affermato, di trascibare la Procura in una polemica che non ha senso. Magari avrebbe anche dovuto applicare il ragionamento che ha applicato al suo caso chiedendosi come mai chi ha dubbi sulla legittimità del sequestro non lo impugna davanti al Tribunale del riesame e da oggi nessuno l’ha fatto?…..

    Non mi pare che msf o il misterioso armatore abbiano presentato simili ricorsi.Quindi facendo il ragionamento di Amendola….quanti dubbi.

    • dicembre 13, 2018 alle 9:48 pm

      lei sa se sia stato impugnato il provvedimento di sequestro? E allora?

      Penso che in parecchi abbiamo la possibilità di vedere oltre al dito la luna che viene indicata…

      Buona serata.

      Stefano Deliperi

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