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Chiarezza e, soprattutto, legalità e sicurezza sulle vie ferrate.


Alghero, Bastioni e centro storico

Alghero, Bastioni e centro storico

Con ordinanza n. 10 del 30 marzo 2018 il sindaco di Alghero ha chiuso e inibito l’accesso alla Via ferrata del Cabirol per ragioni di pubblica sicurezza.

L’ha fatto in base alla perizia del 9 gennaio 2018 effettuata ai sensi della legge n. 6/1989 dal Collegio nazionale delle Guide Alpine, in seguito consegnata a tutte le Amministrazioni pubbliche competenti, e alla richiesta del Servizio tutela del paesaggio e vigilanza di Sassari della Regione autonoma della Sardegna (nota prot. n. 8796 del 5 marzo 2018).

Da un lato, “lo stato di pericolo per la pubblica e privata incolumità è specificato nella perizia tecnica dal quale emergonodalle irregolarità in merito alla normativa di costruzione di tale impianto oltre che al collaudo e abilitazione del progettista”” nonché da “un elevato rischio di frana”, come specificato nell’ordinanza sindacale, d’altro canto, la via ferrata è abusiva.

Alghero, Capo Caccia

Alghero, Capo Caccia

Infatti, dalle richieste di informazioni ambientali effettuate (26 aprile 2016, 15 ottobre 2016, 24 novembre 2017) dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Mountain Wilderness Italia è emerso che la Via Ferrata del Cabirol, sulle falesie di Capo Caccia (Alghero), non è munita di alcuna autorizzazione, di alcun genere[1].

Come tutti sanno, la parete rocciosa di Capo Caccia è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), mentre la fascia dei mt. 300 dalla battigia marina è tutelata con specifico vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993). Rientra, inoltre, nella zona di protezione speciale – ZPS ITB013044 e nel sito di importanza comunitaria – SIC “Capo Caccia (con le Isole Foradada e Piana) e Punta del Giglio” (codice ITB010042) ai sensi della direttiva n.92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat e nel parco naturale regionale “Porto Conte” (leggi regionali n. 31/1989 e s.m.i. e n. 4/1999). E’, inoltre, contigua all’area marina protetta “Capo Caccia / Isola Piana”.

Non si può che ricordare che, solo due anni fa, (16 novembre 2015) il Corpo forestale e di vigilanza ambientale, “su segnalazione del direttore del Parco naturale regionale di Porto Conte”, aveva “deferito all’Autorità giudiziaria un giovane, appassionato di sport estremi di alta quota, per aver deteriorato, in concorso con altri in via di identificazione, le falesie rocciose del Promontorio di Capo Caccia, nel Parco di Porto Conte.  Le falesie si trovano infatti all’interno di un sito protetto dalla Direttiva comunitaria habitat e nel Sito di importanza comunitaria ‘Capo Caccia e Punta Giglio’ e sono quindi tutelate da diversi vincoli di natura ambientale.  Il personale forestale della Stazione e della Base navale di Alghero ha contestato al giovane di avere realizzato, senza alcuna autorizzazione, diversi fori nelle falesia del promontorio per inserirvi dei cilindri di metallo ad espansione, piastrine e bulloni di ancoraggio attraverso cui tendere nel vuoto una fettuccia elastica per praticare lo slacklining  Tra le ipotesi di reato, oltre quelle sanzionate dall’articolo 733 bis del Codice penale per deterioramento di habitat in aree protette, sono state contestate le violazioni alle norme di tutela del Parco che vietano attività e opere che possono compromettere la conservazione del paesaggio e dell’ambiente naturale.

Gabbiano reale (Larus michahellis)

Gabbiano reale (Larus michahellis)

In parole povere, per realizzare opere simili bisogna avere preventivamente le necessarie autorizzazioni ambientali.   Soprattutto quando vengono realizzate in aree di elevato interesse naturalistico.

Sembrerebbe ovvio, no?

Al Gruppo d’Intervento Giuridico onlus non interessano minimamente diatribe in proposito fra arrampicatori su roccia, scalatori, alpinisti o chiunque altro, compresi venditori di ignoranza e sproloquiatori seriali, come emergono dai social network per ragioni sconosciute e irrilevanti ai fini della salvaguardia di un ambiente straordinario e unico.

Interessa, invece, che questi interventi di “turismo attivo”, come li si voglia definire, che portano guadagni a chi accompagna comitive e gruppi, siano rispettosi delle normative di tutela ambientale – e conseguentemente autorizzati – e che la loro fruizione si svolga in condizioni di assoluta sicurezza.

Iglesias, Masua e il Pan di Zucchero

Iglesias, Masua e il Pan di Zucchero

Interventi, come le vie ferrate, fino agli anni scorsi presenti nell’Italia settentrionale, sembrano ormai moltiplicarsi in Sardegna, com’è avvenuto a Giorrè (Cargeghe), altra opera censurata dal Collegio nazionale delle Guide Alpine, come recentemente avvenuto a Tavolara (Via Ferrata degli Angeli) e al Pan di Zucchero di Nebida (Sentiero dei Minatori), ambedue aree di grande rilievo naturalistico e tutelate con vincoli ambientali.

Sono interventi autorizzati?  Da chi e con quali atti?

In assenza di autorizzazioni ambientali e urbanistico-edilizie sull’Appennino Parmense è stata posta sotto sequestro preventivo (maggio 2015) la Via ferrata del Monte Trevine.

Stupisce, piuttosto, per quanto è dato vedere, il sostanziale lassismo da parte delle amministrazioni pubbliche coinvolte, Regione autonoma della Sardegna in primo luogo: salvaguardia ambientale e sicurezza per gli appassionati di tale forma di “turismo attivo” devono essere i punti fermi.

Ben vengano, quindi, gli opportuni accertamenti da parte della magistratura.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

____________________________________

[1] Precisamente:

* con note prot. n. 4518 del 3 maggio 2016 e n. 10102 del 15 dicembre 2017, la Direzione generale dell’Agenzia regionale del Distretto idrografico della Sardegna (Servizio Difesa del suolo) ha comunicato che “l’intervento … ‘Ferrata del Cabirol’ insiste su un’area caratterizzata nella cartografia vigente del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) da una pericolosità molto elevata da frana di livello Hg4. Tale livello di pericolosità è stato determinato nell’ambito dello ‘Studio di dettaglio e approfondimento conoscitivo della pericolosità e del rischio di frana nel sub-bacino n. 3 Coghinas-Mannu-Temo. Progetto di variante generale e di revisione del piano di assetto idrogeologico della Regione Autonoma della Sardegna’, adottato in via definitiva con Delibera del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino n. 1 del 16.06.2015. Il livello di pericolosità da frana molto elevato Hg4 dell’area era comunque già vigente nella cartografia PAI precedente, la cui prima approvazione delle Norme di Attuazione risale alla Deliberazione della Giunta Regionale, in qualità di Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino, n. 54/33 del 30.12.2004.  Allo stato attuale, non risulta a questo Servizio alcuna istanza di presentazione di uno studio di compatibilità geologica e geotecnica dell’intervento in questione, ai sensi dell’art. 23 delle Norme Tecniche di Attuazione del PAI. Si specifica che, a seguito dell’approvazione della L.R. n. 33 del 15 dicembre 2014, la competenza relativa all’approvazione di tale studio è attualmente attribuita ai Comuni”. La Direzione generale dell’Agenzia regionale del Distretto idrografico della Sardegna (Servizio Difesa del suolo) ha nel contempo chiesto riscontro al Comune di Alghero – Ufficio tecnico;

* con note prot. n. 9297/PNM del 4 maggio 2016 e n. 22906 del 31 ottobre 2016 il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare – Direzione generale Protezione della Natura e del mare ha chiesto al Servizio Valutazioni ambientali (S.V.A.) della Regione autonoma della Sardegna, al Comune di Alghero e al Corpo forestale e di vigilanza ambientale (S.T.I.R. Sassari) informazioni in merito, “con particolare riferimento all’applicazione della Direttiva 92/43/CEE ‘Habitat’”;

* con note prot. n. 19611 del 17 maggio 2016, n. 40686 del 20 ottobre 2016 e n. 4171 del 31 gennaio 2018 il Servizio Tutela del Paesaggio di Sassari della Regione autonoma della Sardegna ha comunicato di aver chiesto ai competenti Servizi del Comune di Alghero informazioni in merito alle eventuali autorizzazioni paesaggistiche rilasciate in sede sub-delegata (definite “necessarie”), in quanto non risultano atti presso i propri archivi;

* con note prot. n. 10188 del 24 maggio 2016 e n. 27037 del 20 dicembre 2017, il Servizio Valutazioni Ambientali (S.V.A.) della Regione autonoma della Sardegna ha comunicato che “non sono presenti agli atti dello scrivente Ufficio procedimenti di valutazione ex art. 5 DPR 357/07 e s.m.i. in merito ad alcun intervento simile nella località di Capo Caccia, Alghero”;

* il Comune di Alghero (Servizio pianificazione ed edilizia privata), sollecitato (15 ottobre 2016), ha comunicato (nota prot. n. 40686 del 22 novembre 2016) “che agli atti dell’Ufficio non risultano istanze volte al rilascio di titoli abilitativi e di autorizzazione paesaggistica” e che, quindi, “per quanto di competenza, si provvederà all’avvio delle attività connesse alle funzioni di vigilanza sull’attività urbanistico – edilizia”.

 

La Nuova Sardegna, 3 aprile 2018 - Copia

 

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Alghero, Isola Piana

(foto C.B., S.D., archivio GrIG)

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  1. aprile 4, 2018 alle 11:31 am

    Dal Gruppo di Intervento Giuridico ci si aspetterebbe minore faziosità e un tantino di attenzione in più quando si citano a raffica le norme di tutela perché, sapete, facendo le cose in questa maniera si perde di credibilità.

    Prendo solo ‘alcune’ delle vostre affermazioni che paiono un po’ buttate lì, a caso.

    1) perizia effettuata dal Conagai “ai sensi della legge n. 6/1989”: l’avete letta la legge? Vi siete accorti che non sono citate nemmeno una volta le vie ferrate? Mi spiegate questa perizia come potrebbe essere stata fatta ai sensi di una legge che in nessun caso assegna questo tipo di competenze alle guide alpine?

    2) “e dalla richiesta del Servizio tutela del paesaggio”: l’avete letta la nota dell’assessorato? Davvero vi è sfuggito che l’assessorato in nessun caso ne chiede la chiusura ma che semplicemente si limita a trasmettere la nota? Nel caso vi foste distratti vi riporto qui il passaggio integrale della nota RAS: “nella relazione in questione si rilevano delle irregolarità (…) consigliando il divieto di utilizzo dell’opera e la conseguente rapida rimozione”. Ve lo spiego ancora meglio, l’assessorato non chiede la chiusura, trasmette una relazione che in fin dei conti è stata scritta da chi non aveva titolo per farla e che nemmeno nessuno ha chiamato in causa. Magari ci sono importanti interessi economici dietro, dato che Conagai potrebbe essere interessato a diventare referente unico per consulenze e manutenzioni delle oltre 500 vie ferrate italiane, e voi li state generosamente appoggiando in questa opera altamente meritoria e disinteressata.

    3) “la via ferrata non è munita di alcuna autorizzazione”: potreste cortesemente riferire di che tipo di autorizzazione avrebbe dovuto essere munita una via ferrata contestualizzando l’opera nel 2000? Perché se non riuscite a darci un riferimento normativo più che preciso (Legge e articolo) l’uso del termine “abusiva” è quantomeno inopportuno. Ciò che non è vietato è consentito.

    4) “la parete rocciosa di Capo Caccia è tutelata con specifico vincolo DLgs 42/2004”: appunto, del 2004, cioè successivo alla creazione della via ferrata, che pertanto non ricade nei vincoli di utilizzo, come tutte le altre strutture preesistenti su Capo Caccia, siano esse militari che turistiche.

    5) citate la condanna di un ragazzo che ha realizzato un’intervento ex novo nel 2015 e che, infatti, è stato denunciato direttamente dal Parco. Lo stesso parco che non ha ritenuto invece di denunciare chi ha realizzato la via ferrata. Riuscite a darvi una risposta da soli o devo farvi un disegnino? Tipo che nel 2015 c’erano delle norme che nel 2000 non c’erano.

    6) di tanto in tanto provate anche a diffondere il panico ventilando gravi frane sul promontorio, e ricordando che è un’area a rischio idrogeologico (come del resto tutte le falesie verticali, e del resto ad arrampicare dove vuoi andare, in pianura?), ma omettete di precisare che il Pai e la definizione hg4 di rischio idrogeologico sono stati definiti nel 2006, pertanto la via ferrata già rientrava nel territorio prima di suddetti vincoli e, come in tutte le opere preesistenti, ne è ammesso l’uso e ne sono consentiti perfino interventi di manutenzione.

    7) in passato avete tentato anche la carta delle nidificazioni, ma siete stati clamorosamente smentiti dalla stessa Lipu di Alghero. Ok, ci avete provato.

    Tutte (tutte) le indagini svolte fino ad oggi dai vari enti di controllo non hanno evidenziato nessuna violazione di legge o criticità. Ma questo, lo so, non lo ammetterete mai.

    Continuate a far finta di non vedere che lo stesso direttore del Parco di Porto Conte già da tempo ha dichiarato di farsi carico lui della questione, e non credo che i tecnici del parco abbiano bisogno della vostra consulenza non richiesta.

    Ma vabbé, l’umiltà non è il vostro forte. Buon viaggio, sul vostro Titanic.

    • aprile 4, 2018 alle 8:13 pm

      al tuo commento rispondo per punti, Corrado:

      1) la perizia è stata redatta per conto del Collegio nazionale delle Guide Alpine ai sensi delle proprie competenze previste dalla legge n. 6/1989. Se sarà ritenuta congrua e valida, lo stabiliranno Amministrazioni pubbliche e Magistratura alla quale è stata inviata, non certo tu o io o alcuna associazione o comitato che dir si voglia. Per ora, il Servizio regionale tutela paesaggio e vigilanza edilizia e il Comune di Alghero l’hanno tenuta in considerazione;

      2) il Servizio regionale tutela paesaggio e vigilanza edilizia ha chiesto al Comune di Alghero di valutare l’adozione degli “eventuali provvedimenti di competenza” e il Comune li ha adottati. Ti è sfuggito? Parli di interessi particolari del Collegio delle Guide Alpine, ma – a parte il fatto che ci sono interessi particolari anche di chi accompagna a pagamento le persone sulla via ferrata – “al Gruppo d’Intervento Giuridico onlus non interessano minimamente diatribe in proposito fra arrampicatori su roccia, scalatori, alpinisti o chiunque altro … Interessa, invece, che questi interventi di ‘turismo attivo’, come li si voglia definire, che portano guadagni a chi accompagna comitive e gruppi, siano rispettosi delle normative di tutela ambientale – e conseguentemente autorizzati – e che la loro fruizione si svolga in condizioni di assoluta sicurezza”. L’abbiamo scritto chiaramente che cosa ci interessa;

      3) l’area è tutelata dal vincolo paesaggistico inizialmente ai sensi della legge n. 1497/1939 (poi legge n. 431/1985, poi decreto legislativo n. 490/1999, ora decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) fin dal 1966 (provvedimento di individuazione D.M. 4 luglio 1966). Se è vero, come hai affermato in varie occasioni, che sei stato tu a realizzare nel 2000 la via ferrata e in seguito a curarne la manutenzione, avresti dovuto avere la disponibilità dell’area (che dovrebbe essere demaniale), chiedere l’autorizzazione paesaggistica ai sensi dell’art. 151 del decreto legislativo n. 490/1999 (vds. http://www.bosettiegatti.eu/info/norme/statali/1999_0490.htm) e poi quantomeno l’autorizzazione edilizia ai sensi dell’art. 13 della legge regionale n. 23/1985, allora vigenti. In seguito, per tutte le attività di modifica e manutenzione, avresti dovuto avere le prescritte autorizzazioni determinate dalla presenza del S.I.C., del parco naturale, del P.A.I.
      Come tu sai, non risulta alcuna autorizzazione, di alcun genere. Non usiamo il termine “abusiva” a vanvera;

      4) leggi il punto 3;

      5) la condotta degli organi competenti dell’Azienda speciale del Comune di Alghero che gestisce il parco naturale la valuterà chi di competenza, non tu nè io, con o senza disegnino;

      6) quella è una zona a rischio idrogeologico Hg4, il P.A.I. può consentire l’utilizzo delle opere esistenti legittime, non di quelle che nessuno ha mai autorizzato;

      7) la presenza di nidificazioni e di eventuale disturbo in area S.I.C. si può stabilire con quella procedura di valutazione di incidenza ambientale (V.Inc.A.) che non è mai stata svolta. Dovresti saperlo…

      Comunque, “Tutte (tutte) le indagini svolte fino ad oggi dai vari enti di controllo … hanno evidenziato”, come ti sfugge, l’assenza di qualsiasi autorizzazione, di qualsiasi genere, per la realizzazione e la manutenzione della Via Ferrata. Tutte le Amministrazioni pubbliche competenti l’hanno messo nero su bianco: forse dovresti iniziare a prenderne atto.

      Per finire e per chiarirti ancora meglio le idee: non cerchiamo consulenze, chiediamo legalità, salvaguardia ambientale e sicurezza per chi frequenta queste strutture. Quanto al richiamo a umiltà e Titanic, Corrado, rifletti sul fatto che non ci si può svegliare una mattina e andare a realizzare quello che si vuole dove pare e piace, in più credendo che tutto sia dovuto.

      Buona serata.

      Stefano Deliperi

  2. Geo
    aprile 4, 2018 alle 12:36 pm

    Buongiorno. Forse gioverebbe specificare che il vincolo paesaggistico con il quale il Ministero dei Beni Culturali ha dichiarato il notevole interesse pubblico dell’area è del 1986, che lo stesso prevede il divieto di “qualunque modificazione dell’assetto del territorio non preventivamente autorizzata” e che l’esenzione per le opere da non sottoporre ad autorizzazione paesaggistica non può essere determinata mediante il “fai da te” ma va comunque attestata dai competenti uffici tutela del paesaggio della Regione o da quelli dei comuni, se provvisti di delega. Ciò per prevenire inutili repliche dei “tuttologi dell’ambiente e del paesaggio”. Buona giornata

  3. aprile 4, 2018 alle 2:54 pm

    A.N.S.A., 3 aprile 2018
    Procure indagano su vie ferrate sarde. Sono troppe, spesso abusive e pericolose. Una già chiusa. (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2018/04/03/procure-indagano-su-vie-ferrate-sarde_ff0a1990-e96b-4388-873b-fb6c34893a12.html)

    Le vie ferrate della Sardegna rischiano di finire tutte sotto la lente d’ingrandimento della magistratura. All’inchiesta della Procura di Sassari e della Guardia di finanza sulle vie ferrate del Giorrè, nel comune di Cargeghe, e del Cabiròl, sul promontorio di Capo Caccia, ad Alghero – già chiusa dalla scorsa settimana – si starebbero per aggiungere altri approfondimenti. La Commissione abusivismo del Conagai, il Collegio nazionale delle guide alpine italiane, è stata contattata per una perizia su un altro sentiero – di cui però non è stato possibile sapere di più – nel territorio di competenza della Procura di Lanusei, in Ogliastra.

    Secondo le guide, il proliferare di vie ferrate nell’isola potrebbe essere al tempo stesso la causa e l’effetto di un diffuso abusivismo, che se da un lato ha portato alla costruzione di un numero straordinario di questi impegnativi itinerari alpinistici, dall’altro ha fatto sì che questi non siano realizzati secondo l’iter autorizzativo e secondo le norme di sicurezza. “In Sardegna ci sono circa 25 vie ferrate, sono tante quante quelle di tutte le Dolomiti, è davvero un numero esorbitante”, è la considerazione di Stefano Michelazzi, guida alpina, consigliere del Conagai e responsabile della Commissione abusivismo. È stata proprio la relazione stilata dalla commissione in base alla perizia dei propri incaricati sul Cabiròl e sul Giorré a dare avvio alle indagini della Gdf di Sassari, da cui è scaturito l’interessamento della Procura.

    In particolare il Conagai segnala che “le ferrate del Cabiròl e del Giorré sono realizzate senza rispettare le norme, senza garanzie di resistenza dei materiali, con ancoraggi corrosi e infissi in modo inappropriato, senza garantire la sicurezza, in una struttura rocciosa con evidenti segni di fratturazioni e instabilità in un’area che per il Piano di assetto idrogeologico della Regione è a rischio frana molto elevato”. “Le guide alpine non hanno alcun interesse a fa chiudere una ferrata – spiega Michelazzi – né ambiscono a decidere chi le deve gestire, semplicemente vogliamo che le cose siano fatte in un certo modo, è il nostro dovere ma ce lo impone anche la nostra coscienza”.

  4. giovanni comunello
    aprile 5, 2018 alle 1:23 pm

    Riguardo al Pan di zucchero e al sentiero dei minatori, segnalo che lì le cose sono state fatte con rispetto di tutte le normative e leggi. in rete è facile trovare tutta la documentazione sia del progetto preliminare che del progetto definitivo/esecutivo (vi allego qualche link..)
    http://www.associazioneminatorinebida.it/download/proggetto-pan-di-zucchero-canal-grande.pdf
    http://82.85.16.84/datagraph/albo/DATI/20140034G_11G.PDF
    http://82.85.16.84/datagraph/albo/DATI/20140034G_08G.PDF

  5. Maria Paola
    aprile 7, 2018 alle 9:25 am

    Ho percorso la via ferrata Cabirol nel 2007 ed era ancora in costruzione.
    Allora si percorreva solo la parte alta, poi i cavi e ancoraggi si arrestavano dopo un canalone ed era necessario portarsi 2 corde da 50 m e mediante un discensore fare due calate con le corde per 60 metri. Tutto questo seguendo la relazione che Corrado Conca ha scritto nel suo libro Arrampicare ad Alghero edizione 2007. Con amici l’abbiamo rifatta diverse altre volte vedendo le varie fasi. Solo l’ultima volta a fine 2011 l’abbiamo vista come si può vedere oggi: molto più lunga e con molti gradini.
    Con questo vorrei rispondere al punto 3 di Corrado Conca (che ne indica la nascita nel 2000) e faccio presente che su La Nuova Sardegna del 5 aprile sempre Corrado Conca ne indica la nascita nel 1999. Suppongo che ora dopo la risposta della GRIG ne indicherà la nascita nel 1984 se non prima.
    Sono curiosa di vedere se gli amministratori crederanno a queste faziosità o si documenteranno in maniera seria prima di intervenire definitivamente.

  6. aprile 12, 2018 alle 2:42 pm

    verifiche da parte dei Vigili del Fuoco? Curioso, perchè, il Ministero dell’Interno – Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso pubblico e della Protezione civile ha comunicato (nota prot. n. 208 del 5 gennaio 2017) di non avere alcuna competenza per certificare la sicurezza e l’adeguatezza della via ferrata realizzata.

    da La Nuova Sardegna, 10 aprile 2018
    Cabirol, la ferrata riaprirà solo quando sarà sicura.
    La decisione è scaturita al termine del vertice che si è tenuto in Prefettura Saranno i vigili del fuoco a certificare l’eliminazione di tutti i fattori di rischio. (Gian Mario Sias): http://www.lanuovasardegna.it/alghero/cronaca/2018/04/10/news/cabirol-la-ferrata-riaprira-solo-quando-sara-sicura-1.16698789

  7. aprile 16, 2018 alle 5:29 pm

    A.N.S.A., 16 aprile 2018
    Vie ferrate,”non ci sono autorizzazioni”. Nuove polemiche dopo denuncia ambientalisti e lente Procura. (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2018/04/16/vie-ferratenon-ci-sono-autorizzazioni_aecf2763-7e86-4487-8dba-408348c6b0b7.html)

    ALGHERO, 16 APR – “La via ferrata del Cabiròl è stata costruita dopo il 2007, ossia dopo la nascita del Parco”.
    Lo afferma Nicola Pech, per Mountain Wilderness, l’associazione che col Gruppo di intervento giuridico ha puntato i fari sull’impianto di Capo Caccia e su quello del Giorrè, a Cargeghe, che ha imposto le azioni del Conagai, il collegio nazionale delle guide alpine, le indagini della finanza e l’inchiesta della Procura di Sassari.
    “Abbiamo appurato l’assenza di un progetto depositato in Comune e delle autorizzazioni per costruire l’impianto sportivo”, sottolinea Pech. “La via ferrata è stata costruita dopo il 2007 e lo dice proprio Corrado Conca, che l’ha realizzata, nella seconda edizione di ‘Arrampicare ad Alghero’, pubblicato in quell’anno”.
    Dalla relazione di Pech emerge che sino al 2007 la via nella parte superiore della parete era parziale, era in cantiere, e per proseguire ci si calava con una corda di 70 metri. Nel 2010 il percorso è stato allungato di 350 metri e i livelli ricongiunti con l’inserimento nella roccia di gradini metallici.
    Sino a quest’anno si è proseguito con ancoraggi permanenti per l’arrampicata sportiva e altre modifiche per cui sono necessarie le autorizzazioni”, aggiunge Pech, per il quale “è un’opera di ingegneria civile ma non esiste progetto e progettista, solo un responsabile della costruzione, e siamo in una delle aree più protette dell’isola”.
    Pech cita il caso di una ferrata sul Monte Trevine, all’interno del Sic “Monte Penna, Monte Trevine, Groppo e Groppetto”, una struttura “pubblicizzata come per bambini e famiglie, ma messa sotto sequestro dalla polizia provinciale con la convalida della Procura di Parma – sottolinea l’autore della contestazione -. Non si può non tenere conto di quanto già avvenuto per casi identici e delle possibili conseguenze”.
    Idem per il Giorrè, dove “la via ferrata è stata realizzata nel 2013 con finanziamenti pubblici, in una zona iscritta nell’inventario dei fenomeni franosi d’Italia”.

    ___________________________

    da Mountain Wilderness Italia, 15 aprile 2018
    Le verità sulla Via Ferrata del Cabirol e Capo Caccia , Alghero (SS): https://www.mountainwilderness.it/etica-e-cultura/le-verita-sulla-via-ferrata-del-cabirol-capo-caccia-alghero-ss/

    _______________

    da Sardinia Post, 16 aprile 2018
    Vie ferrate a Capo Caccia e Giorrè, la denuncia: “Non sono autorizzate”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/vie-ferrate-capo-caccia-giorre-la-denuncia-non-autorizzate/

    _________________

    da Alguer.it, 16 aprile 2018
    Ecco la presa di posizione di Mountain Wilderness che ripercorre la nascita della via ferrata del Cabirol a Capo Caccia, nel territorio di Alghero.
    Mountain Wilderness: la verità sul Cabirol: http://notizie.alguer.it/n?id=132246

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