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Capo Caccia, Alghero (SS): vie ferrate e arrampicate sportive possono complicare la vita all’avifauna selvatica.


Alghero, Capo Caccia

Alghero, Capo Caccia

 

Le associazioni ecologiste Mountain Wilderness Italia onlus e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Mountain Wilderness hanno richiesto (26 aprile 2016) delucidazioni in merito alla realizzazione della Via Ferrata del Cabirol e di alcuni itinerari di arrampicata sportiva presenti all’interno del Parco naturale regionale di Porto Conte.     Tale decisione è scaturita dopo avere appreso che l’area presenta il massimo livello di pericolosità di frana (categorie Hg4- Pericolosità di frana Molto Elevata e Rf4 – Rischio di frana Molto Elevato) e che la costruzione della via ferrata, che attraversa un’area protetta, coinvolge siti di nidificazione di specie avifaunistiche di primaria importanza come il Falco pellegrino (Falco peregrinus).

Alla richiesta di informazioni agli enti preposti, tra cui la Commissione Europea e il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, le due associazioni fanno seguire una richiesta di eventuale adozione di provvedimenti finalizzati alla salvaguardia dell’incolumità dei frequentatori e dei valori ambientali e paesaggistici.

Falco pellegrino (Falco peregrinus, foto Benthos)

Falco pellegrino (Falco peregrinus, foto Benthos)

La parete rocciosa di Capo Caccia costituisce parte del demanio marittimo (art. 822 e ss. cod. civ.), è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), mentre la fascia dei mt. 300 dalla battigia marina è tutelata con specifico vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993). Rientra, inoltre, nella zona di protezione speciale – ZPS ITB013044 e nel sito di importanza comunitaria – SIC “Capo Caccia (con le Isole Foradada e Piana) e Punta del Giglio” (codice ITB010042) ai sensi della direttiva n.92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat e nel parco naturale regionale “Porto Conte” (leggi regionali n. 31/1989 e s.m.i. e n. 4/1999). E’, inoltre, contigua all’area marina protetta “Capo Caccia / Isola Piana”;

Eravamo preoccupati non solo per la salvaguardia delle specie ma anche per l’incolumità delle persone”, sottolinea Mountain Wilderness Italia, “ci siamo chiesti come fosse possibile progettare questi percorsi in un’area indicata come a ‘rischio molto elevato di frana’ e ci allerta il fatto che ancoraggi come quelli utilizzati sul posto siano stati causa di incidenti, non solo in Sardegna”.

Gabbiano reale (Larus michahellis)

Gabbiano reale (Larus michahellis)

Secondo la documentazione raccolta dalle associazioni l’area occupata dagli itinerari è classificata nel contesto di “Natura 2000” come Sito di Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale e ciò prevede una serie di tutele, in particolare per quanto riguarda le piante e gli animali.

Alcuni degli uccelli più rari d’Europa come Grifoni, Falchi pellegrini e l’Uccello delle Tempeste, sono di casa a Capo Caccia e vengono indicati dalla Comunità Europea come “specie prioritarie” in quanto rare o a rischio di estinzione.

Difficili da raggiungere, le pareti sono scelte per nidificare proprio per la loro inaccessibilità e la loro frequentazione da parte dell’uomo può portare all’abbandono dei piccoli e alla creazione di nidi altrove.

Video e foto mostrano come i percorsi vengano frequentati da gennaio/febbraio fino all’estate, disturbando il periodo di riproduzione delle specie.

Per queste ragioni il Ministero all’Ambiente indica le attività sportive legate alle pareti come una potenziale minaccia per l’avifauna selvatica mentre il Club Alpino Italiano ha deciso dal 1990 di non costruire mai più nuove vie ferrate.

Alle volte ci viene da pensare che un’attività che si svolge in ambiente sia un’attività che lo vive con rispetto“, continua Mountain Wilderness Italia, “ma questo è vero solo quando chi la pratica adatta le proprie azioni alle esigenze della Natura e non viceversa. Solamente allora possiamo parlare di sport sostenibili”.

Mountain Wilderness Italia non è contraria alla frequentazione dell’ambiente ma è giusto che non venga considerato solo una palestra o un parco giochi. E’ favorevole ad una valorizzazione del territorio rispettosa delle normative ambientali e della sicurezza, per permettere ai cittadini di usufruirne in maniera rispettosa e senza pericolo.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ritiene, infine, che Capo Caccia sia uno dei gioielli naturalistici più importanti del Mediterraneo e il valore ambientale è dato anche e soprattutto dalla frequentazione continua di specie faunistiche di primario rilievo: l’uomo e le sue attività, comprese quelle di richiamo turistico, devono accedervi in punta di piedi, con estremo rispetto.

Mountain Wilderness Italia onlus e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

sito di importanza comunitaria - SIC “Capo Caccia (con le Isole Foradada e Piana) e Punta del Giglio”

sito di importanza comunitaria – SIC “Capo Caccia (con le Isole Foradada e Piana) e Punta del Giglio”

 

zona di protezione speciale - Z.P.S. "Capo Caccia"

zona di protezione speciale – Z.P.S. “Capo Caccia”

(foto Benthos, C.B., S.D., archivio GrIG)

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  1. Pier Paolo Putzu
    aprile 28, 2016 alle 8:01 am

    vi seguo praticamente da sempre e condivido la maggior parte dei vostri interventi, ma non questo. Chiunque percorra le vie ferrate, e quella del Cabirol in particolare, sa quanta attenzione e rispetto della natura hanno le persone che praticano questo tipo di attività e sfido chiunque a trovare non dico rifiuti, ma un semplica fazzolettino.In quanto alla sicurezza del percorso, direi che pochi sono sicuri come quello del Cabirol.La parete tra l’altro, è gia stata messa in sicurezza nel 2015, e la parte pericolosa non era quella interessata dalla via ferrata.Concordo col fatto che Capo Caccia sia un gioiello naturalistico, ma sicuramente non è messo in pericolo da questo tipo di attività anzi, contribuisce a valorizzarlo.
    Continuo ad apprezzare e condividere le vostre battaglie ambientali e vi seguo con immutata stima.

    • aprile 28, 2016 alle 10:01 pm

      come in tantissime altre occasioni, abbiamo effettuato una richiesta di informazioni ambientali per verificare la rispondenza alle normative di salvaguardia ambientale che tutelano quel “gioiello naturalistico” che è Capo Caccia: quando riceveremo le risposte dalle amministrazioni pubbliche naturalmente le pubblicizzeremo e speriamo proprio che diano conferma della bontà della situazione sotto il profilo ambientale.

      • Fulvia
        giugno 30, 2016 alle 5:04 pm

        Buongiorno, la segnalazione vi è stata fatta dai “competitori” di chi ha realizzato la via ferrata e dispiace che il GRIG si sia fatto intrappolare tra beghe di infimo livello tra “sportivi”. Giusto una riflessione: mi chiedo se tutte le vie di arrampicata, comprese le vie classiche, realizzate in aree protette abbiano le autorizzazioni… eppure si pubblicano interi libri in materia… e tutti quelli che organizzano le manifestazioni di trekking, passeggiate a cavallo, gare di corsa campestre o vanno con 15 amici a farsi un giro in mountain bike (e poi magari fanno down hill), ce l’hanno l’autorizzazione? Per fare la passeggiata “Primavera sulla Sella del Diavolo”, voi, ce l’avevate l’autorizzazione? Eppure in Primavera si riproduce la fauna! Ne abbiamo molti di gioielli naturalistici in Sardegna. Grazie alle denunce degli invidiosi e a solerti assocazioni, si dovrà chiedere l’autorizzazione alla Regione e ai Ministeri anche prima di una passeggiata. Stiamo andando verso questa direzione, ve ne siete accorti? Ci vuole misura… altrimenti sembra solo un modo di farsi pubblicità, magari ottenere il 5 per mille, ma alla lunga non si è più credibili. Ciao

      • giugno 30, 2016 alle 7:30 pm

        buonasera Fulvia, ci sono giunte diverse segnalazioni in proposito e non facciamo l’analisi del sangue a chi ce le fa.
        E le risposte delle amministrazioni pubbliche richieste sono qui riportate, così, se vuole, può farsi un’idea della presenza o meno delle autorizzazioni ambientali per le “opere” realizzate.
        Per escursioni di vario genere “con 15 amici” in genere non si chiede alcuna autorizzazione, a meno che non lo richieda il regime speciale di tutela del luogo.
        Per sua informazione, sulla Sella del Diavolo, previa autorizzazione delle Amministrazioni titolari del Demanio militare, abbiamo semplicemente individuato uno dei vari sentieri già esistenti, senza nemmeno piantare un chiodo. Non abbiamo realizzato “opere” di alcun genere. Quelle poche che ci sono (cartelli, restauro ruderi militari, staccionate) sono state fatte dal Comune di Cagliari.
        Nelle nostre escursioni, in primavera durante il periodo riproduttivo dell’avifauna, evitiamo accuratamente di avvicinarci ai siti di nidificazione (costone della Sella), proprio perchè ci vuole “misura”.
        E proprio perchè ci vuole “misura”, volutamente non abbiamo mai fatto un’escursione in zone potenzialmente a rischio di frana, ben note e segnalate in zona.
        Buona serata.

        Stefano Deliperi

  2. aprile 28, 2016 alle 3:03 pm

    Alguer.it, 27 aprile 2016
    Via Ferrata del Cabirol: chiarimenti all’Ue: http://notizie.alguer.it/n?id=106354

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    Sardegna Oggi, 27 aprile 2016
    Ferrata del Cabirol, allarme ecologisti: “A Capo Caccia rischio frane”: http://www.sardegnaoggi.it/Cronaca/2016-04-27/32244/Ferrata_del_Cabirol_allarme_ecologisti_A_Capo_Caccia_rischio_frane.html

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    29 aprile 2016
    Capo Caccia, la replica dell’esperto: “Nessun pericolo la ferrata del Cabirol è sicura”: http://www.sardegnaoggi.it/Cronaca/2016-04-29/32263/Capo_Caccia_la_replica_dellesperto_Nessun_pericolo_la_ferrata_del_Cabirol_e_sicura.html

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    da Olbia 24, 27 aprile 2016
    Via Ferrata del Cabirol: chiarimenti all’Ue: http://notizie.olbia24.it/n?id=106354

    __________________________________

    da Buongiorno Alghero, 27 aprile 2016
    Vie ferrate a Capo Caccia: i rilievi degli ambientalisti: http://www.buongiornoalghero.it/contenuto/0/30/88495/vie-ferrate-a-capo-caccia-i-rilievi-degli-ambientalisti

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    sul sito web di Mountain Wilderness Italia, 27 aprile 2016
    Aperte le indagini a Capo Caccia, Alghero (SS), sulla Via Ferrata del Cabirol: http://www.mountwild.it/news/displaynews.php?idnews=477

    • Fulvia
      luglio 4, 2016 alle 4:49 pm

      Buongiorno,
      mi dilungo solo un pò perchè, dalla sua risposta, deduco di non essermi spiegata sufficientemente. Innanzi tutto mi accorgo che nella risposta lei ha voluto spostare l’oggetto di dibattito sulla sola realizzazione della infrastruttura mentre, mi pare anche rileggendo il vostro stesso testo pubblicato, che fosse discussa anche la fruizione della stessa ferrata (sicurezza, riproduzione della fauna etc.). In tal senso davvero non trovo differenza tra i potenziali danni di chi fruisce la ferrata in primavera dentro un’area protetta e chi percorre un sentiero in primavera in un’area protetta (da qui il rimando alla vostra passeggiata di Primavera). In effetti mi pare che la ferrata come infrastruttura sia piuttosto semplice e piccola, esattamente come un sentiero con staccionate e pavimentazione. Mi pare invece che il grosso del disturbo alla fauna (come dite voi per la ferrata) non lo dia la infrastruttura in se, ma la sua continua fruizione. Così come una ferrovia ha degli impatti continui sulla fauna perchè ci passa il treno e non perchè ci sono i binari! Mi viene difficile pensare che il luccichio dell’acciaio disturbi in modo indefinito la fauna! Comunque anche se si volesse parlare dell’impatto della sola infrastruttura (ma questo mi sembra decisamente riduttivo, come parlare dell’albero caduto mentre è in atto una frana!), mi chiedo perchè i solerti denuncianti non abbiano allora considerato anche le vie di arrampicata sempre a Capo Caccia, molto vicine alla ferrata, infrastrutture ugualmente “brutte” e “luccicanti”. E’ da questo che deduco una malafede di chi vi ha inviato la segnalazione e che si occupa di fruizione montana ma senza alcun utilizzo di infrastrutture (vorrei proprio vederli)!
      In merito alla fruizione, mi stupisce molto la sua risposta: ” per le passeggiate in genere non si chiede alcuna autorizzazione”. Cosa significa “in genere”? E’ la normativa che stabilisce cosa si può o non si può fare e qualora non fosse scritto da nessuna parte se si può o non si può fare, non è chi organizza la manifestazione a decidere, ma la sottopone alle valutazioni degli organi competenti. In tal senso trovo deludente che abbia fatto questo commento rispetto proprio ad una manifestazione da voi organizzata. E comunque se “in genere non si chiedono autorizzazioni” per le passeggiate di gruppo, non crede allora che la stessa frase potesse pensarla e a maggior ragione chi ha fatto la ferrata, forse la seconda e la prima turistica in Sardegna e dove quindi non c’erano neanche precedenti? Mi creda, non ho dubbi circa il fatto che la vostra manifestazione sia stata ecosostenibile, è solo che non vedo grande differenza con chi fruisce la ferrata o una via di arrampicata. In estrema sintesi trovo “fuori misura” l’accanimento su questa forma di fruizione (5 ferrate in tutta la Sardegna) rispetto alle migliaia vie di arrampicata realizzate e pubblicizzate nei siti turistici o rispetto alla fruizione a mare o negli stagni con kitesurf e posizionamenti di corpi morti e affini. Insomma avrei trovato più serio un discorso generale sulla necessità di regolamentare tutta la fruizione sportiva nelle aree protette, se vogliamo, passeggiate di gruppo incluse.
      Infine, circa il fatto che non vi informiate su chi fa le denunce… beh, mi sembra giusto essere invece prudenti, anche perchè non è il caso di essere disinvolti nel dare sponda a chi denigra apertamente (veda sito web) persone che stanno solo lavorando.
      Saluti

      P.s. Non ci crederà.. ma non mi importa niente della ferrata e di chi l’ha realizzata, mi colpisce invece l’atteggiamento della denuncia come metodo punitivo, stile regime russo.

      • luglio 4, 2016 alle 7:24 pm

        buonasera Fulvia,
        quando si realizza un’opera simile, “piccola” o “grande” che sia, poi la si usa. Mi pare di capire che in questo caso la può usare chi vuole, con una frequenza che nessuno controlla.
        Le preventive autorizzazioni ambientali servono proprio per verificarne la compatibilità con l’ambiente e con la fauna presente, considerando anche gli aspetti inerenti la fruizione.
        E ci devono essere prima della realizzazione delle relative opere.
        Quando non vi sono opere che cosa dovrebbe esser autorizzato?
        Abbiamo chiesto informazioni ambientali sia per la via ferrata che per gli itinerari di arrampicata sportiva, come riportato nell’articolo, proprio per i motivi che ho appena esposto.
        Come le ho già detto, nelle nostre escursioni primaverili sulla Sella del Diavolo, durante il periodo riproduttivo dell’avifauna, evitiamo accuratamente di avvicinarci ai siti di nidificazione (costone della Sella): se ha occasione, partecipi, così se ne renderà conto di persona.
        In questo sito, poi, non leggo alcuna parola di denigrazione verso nessuno, non è proprio nostra abitudine. Non so dove le abbia lette, ma non certo qui.

        Stefano Deliperi

        P.S. “atteggiamento della denuncia come metodo punitivo, stile regime russo”? Abbia pazienza, lei non sa di che parla: le richieste di informazioni ambientali sono un diritto di ogni cittadino.

  3. francesco
    aprile 29, 2016 alle 1:27 am

    1)La Ferrata è fuori dalla ZPS,
    2) La nidificazione del pellegrino è proprio sul promontorio di C.Caccia a oltre 1 km di distanza dal limite estremo della Ferrata,
    3) L’uccello delle tempeste a C.Caccia non si è mai visto….semmai 5 km più a nord nella ZPS dell’isola Piana e di Cala Barca.
    4) Ancora credete alla favola che il grigone vive ancora a C.Caccia? ??
    6) Siete mai saliti in ferrata e avete verificato la pericolosità delle frane…e sopratutto siete informati che l’anno scorso sono stati spesi 1.2 milioni x la messa in sicurezza della Falesia?
    Ritengo utile chiedere info e invece ritengo sia pericoloso porre certe info sulla pericolosità della ferrata se sopratutto si pubblicano inesattezze sui luoghi sopra descritti.
    Firmato Francesco Costanzo Guida Ambientale escursionistica e guida esclusiva del Parco di Porto Conte, speleologo e guida delle Grotte di Nettuno. Dato che ritengo di conoscere l’area come pochi se avete necessità di delucidazioni sono sempre disponibile.

    • aprile 29, 2016 alle 6:44 am

      buongiorno Francesco, l’intero promontorio di Capo Caccia rientra nel S.I.C. e nella Z.P.S., come da cartografia ministeriale pubblicata in questo articolo: proprio per appurare come stanno le cose abbiamo inoltrato la richiesta di informazioni ambientali a cui si fa riferimento nell’articolo, così come abbiamo fatto in moltissime altre occasioni. Naturalmente, come sempre, daremo comunicazione delle risposte he avremo dalle amministrazioni pubbliche e se, come auspichiamo, avremo conferma del rispetto delle normative ambientali e di sicurezza, saremo i primi ad esserne felici. Ogni contributo che possa far chiarezza é il benvenuto. Se vuoi inviarci un tuo intervento (grigsardegna5@gmail.com), lo pubblichiamo senz’altro.

    • Giuseppe
      aprile 29, 2016 alle 4:14 pm

      E’ inesatto. E’ stata rilevata la presenza di Hydrobates pelagicus sia sul promontorio di Capo Caccia sia sull’Isola Foradada. Verrebbe da chiedersi invece perchè la linea Grotte transita all’interno delle grotte dell’isola, luogo di nidificazione di tale specie.

      • francesco
        aprile 29, 2016 alle 11:33 pm

        Da chi e quando sono state rilevate….sono aggiornati? Venite a C.Caccia io ci sono tutti i giorni e anche stamane ho visto pellegrini, marangoni da ciuffo, gabbiani reali , berta magg.etc etc….Hydrobates pelagicus non pervenuti e dire che faccio quella falesia da 7 anni….tutti i giorni e mi porto sempre il binocolo, ….se poi hanno rilevato un Hydrobates pelagicus di passaggio non significa che necessariamente nidificano in questi luoghi

  4. Paolo Vinci
    aprile 30, 2016 alle 8:10 pm

    Vi leggo spesso con interesse per le battaglie che portate avanti, ma stavolta, mi spiace, la causa che sostenete non ha fondamenta.

    Queste fondamenta sono rappresentate dalle evidenze emerse dai dati raccolti e trattati secondo un metodo scientifico che sostiene in maniera inconfutabile quanto si afferma.
    Le affermazioni riportate nell’articolo sono approssimative, scarne, episodiche, senza riscontri reali e condivisi, prive di dati che ne supportino la veridicità in riferimento particolare ai seguenti aspetti:

    1) Rischio frana:
    Nell’articolo si ignora completamente l’intervento di mitigazione del rischio frana eseguito sulle pareti di Capo Caccia che nel 2015, ad opera della Eurock Srl, ha messo in sicurezza la falesia, con l’obiettivo dichiarato e raggiunto dopo mesi di lavori, proprio della salvaguardia, dell’incolumità dei frequentatori e dei valori ambientali e paesaggistici dei luoghi.

    2) Materiali usati nella costruzione della ferrata:

    In 20 anni di frequentazione del percorso attrezzato non sono mai stati riportati incidenti di nessun tipo, tantomeno incidenti che abbiano riguardato usura dei materiali, errato posizionamento o cedimento degli stessi. Segnale evidente e noto del livello di sicurezza, col quale sono stati posizionati a regola d’arte gli ancoraggi, della cura nella scelta dei materiali utilizzati e del rapido feedback tra i frequentatori di eventuali anche lievi criticità, proprio dovute alla frequentazione del percorso.

    Inoltre, pur sostenendo l’articolo che “che ancoraggi come quelli utilizzati sul posto siano stati causa di incidenti, non solo in Sardegna”, non riporta alcun riferimento, dato o altro permetta di verificare la veridicità di quanto si afferma.

    3) Inaccessibilità delle pareti:

    Anche questo fatto non corrisponde al vero! Si dimentica la scalinata di accesso alle frequentatissime Grotte di Nettuno, che coi suoi 656 scalini percorre un’ampia fascia trasversale della falesia, l’ingresso per il Faro di Capo Caccia, la Stazione Meteorologica proprio sopra la Ferrata, il parcheggio del Belvedere e una serie interminabile di punti dai quali chi conosce i luoghi sa che è possibile accedere. Quindi come è possibile constatare da parte di chiunque, l’Uomo da tempo frequenta quei luoghi ed ha creato installazioni fisse come strade, strutture ricettive, tralicci, stazioni meteo, gradinate ed altro che evidentemente non sono di disturbo agli uccelli quanto la Via Ferrata.

    4) Frequentazione delle pareti da parte del Grifone:

    Lo stesso Ente Parco che gestisce e monitora gli ecosistemi all’interno dello stesso afferma che
    “tale specie è ormai praticamente estinta all’interno del Parco, ma è in corso un piano di monitoraggio e riattivazione del carnaio di Punta Cristallo al fine di favorire il ritorno alla frequentazione e nidificazione di questa importante specie di avvoltoio.”
    L’unica colonia di grifoni stabile è oggi conosciuta a Capo Marrargiu nella fascia costiera a 50 Km da Capo Caccia.

    5) Chiodatura nei Parchi Naturali:

    Per quanto possa apparire strano a chi volesse tutelare l’ambiente con questo tipo di denunce, esiste da altre parti, con tradizione alpinistica come nel Parco Naturale Adamello Brenta uno specifico regolamento che consente la chiodatura e richiodatura delle pareti d’arrampicata sportiva. La Ferrata è stata realizzata prima dell’Istituzione del Parco.

    6) LIPU e operato del Corpo Forestale:

    In riferimento alla slackline attrezzata a Capo Caccia la Lega Italiana Protezione Uccelli approva l’operato dei Forestali, ma riguardo alla Via Ferrata, smentisce quanto scritto nell’articolo per voce di Francesco Guillot coordinatore Lipu Sardegna, affermando in relazione alle nidificazioni:
    “sino ad ora non abbiamo avuto segnalazioni di disturbo su specie nidificanti.”

    7) Le Associazioni che denunciano: contraddizioni, omissioni e approssimazioni

    Nell’articolo si denuncia che la percorrenza della Ferrata arrecherebbe danno alle specie animali presenti, ma gli stessi membri affermano di averla percorsa di recente (hanno disturbato qualche specie di uccelli?) contravvenendo agli stessi principi che sostengono.

    In occasione di questa ripetizione si parla di un avvistamento di una coppia di falco pellegrino. Che valenza ha questo fatto? Nessuna! Materiale fotografico, schede di rilevamento assenti. Solo la parola di qualcuno che afferma qualcosa che non può essere smentito, ma neanche confermato, dunque questo non ha valore.

    In occasione della stessa visita, “le associazioni” notano cavi d’acciaio di diametri differenti. Se ci sono persone così esperte di materiali, in grado di valutare se un’opera di questo tipo sia condotta a regola d’arte, vorremo anche conoscere il loro livello di esperienza e le loro abilitazioni, che consentano loro di sostenere da tecnici ed in modo incontrovertibile quanto asseriscono.

    L’articolo dunque come è possibile notare usa un linguaggio che inganna con le parole, cercando il sensazionalismo, il terrorismo mediatico e provando ad incutere timore nelle persone che non conoscono e non hanno voglia di informarsi. Come già detto, fortunatamente chi legge ha capacità di capire ed interpretare.

    Buona serata

    • maggio 1, 2016 alle 12:00 pm

      Buongiorno Paolo,

      come già detto, come in tantissime altre occasioni, abbiamo effettuato una richiesta di informazioni ambientali per verificare la rispondenza alle normative di salvaguardia ambientale che tutelano quel “gioiello naturalistico” che è Capo Caccia: quando riceveremo le risposte dalle amministrazioni pubbliche naturalmente le pubblicizzeremo e speriamo proprio che diano conferma della bontà della situazione sotto il profilo ambientale.

      Le richieste di informazioni ambientali può farle qualsiasi cittadino proprio per conoscere la realtà di fatto e di diritto di determinate situazioni. Ed è quello che abbiamo fatto.

      Nella tua approfondita analisi dell’articolo, hai letto anche cose che non ci sono scritte (“In occasione della stessa visita, ‘le associazioni’ notano cavi d’acciaio di diametri differenti. Se ci sono persone così esperte di materiali, in grado di valutare se un’opera di questo tipo sia condotta a regola d’arte, vorremo anche conoscere il loro livello di esperienza e le loro abilitazioni, che consentano loro di sostenere da tecnici ed in modo incontrovertibile quanto asseriscono”).

      Non riporti, però, alcuna valutazione e autorizzazione emessa dalle amministrazioni pubbliche competenti, elementi fondamentali, per quanto ci riguarda.

      Come detto in precedenza, quando riceveremo le risposte dalle amministrazioni pubbliche naturalmente le pubblicizzeremo e speriamo proprio che diano conferma della bontà della situazione sotto il profilo ambientale, cosa che sta a cuore sicuramente a tutti.

      Stefano Deliperi

  5. Paolo Vinci
    maggio 2, 2016 alle 11:37 am

    Buongiorno Stefano,

    Faccio notare che oltre alla richiesta d’informazioni legittima da parte di qualsiasi cittadino, vi è anche una denuncia, anch’essa legittima. Auspicando tutti in una conferma della bontà della situazione ambientale, vorrei invitarti a notare con più attenzione che l’articolo è a firma congiunta e che nella “Ricostruzione dei fatti” fatta ad opera vostra e di Mountain Wilderness anche tu puoi leggere quanto scritto e affermato da voi stessi in relazione ai diametri dei cavi.

    http://www.banff.it/le-indagini-sulla-via-ferrata-del-cabirol-capo-caccia/

    Paolo Vinci

    • maggio 2, 2016 alle 3:26 pm

      buongiorno Paolo,
      grazie per la segnalazione, non conoscevo l’articolo. Non é il nostro comunicato stampa, lo riprende in parte. Mi sembra di capire che si tratti del blog curato dall’alpinista Alessandro Gogna. La “ricostruzione dei fatti” da te citata non é nostra, né viene attribuita al GrIG nell’articolo, ma immagino sia di Mountain Wilderness. Come già detto, abiamo fatto esclusivamente una richiesta di informazioni ambientali e attendiamo le risposte delle amministrazioni pubbliche richieste. Le pubblicheremo senz’altro.
      Buona serata.

      Stefano Deliperi

  6. maggio 5, 2016 alle 3:00 pm

    con nota prot. n. 4518 del 3 maggio 2016 la Direzione generale dell’Agenzia regionale del Distretto idrografico della Sardegna (Servizio Difesa del suolo) ha comunicato che “l’intervento … ‘Ferrata del Cabirol’ insiste su un’area caratterizzata nella cartografia vigente del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) da una pericolosità molto elevata da frana di livello Hg4. Tale livello di pericolosità è stato determinato nell’ambito dello ‘Studio di dettaglio e approfondimento conoscitivo della pericolosità e del rischio di frana nel sub-bacino n. 3 Coghinas-Mannu-Temo. Progetto di variante generale e di revisione del piano di assetto idrogeologico della Regione Autonoma della Sardegna’, adottato in via definitiva con Delibera del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino n. 1 del 16.06.2015. Il livello di pericolosità da frana molto elevato Hg4 dell’area era comunque già vigente nella cartografia PAI precedente, la cui prima approvazione delle Norme di Attuazione risale alla Deliberazione della Giunta Regionale, in qualità di Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino, n. 54/33 del 30.12.2004.
    Allo stato attuale, non risulta a questo Servizio alcuna istanza di presentazione di uno studio di compatibilità geologica e geotecnica dell’intervento in questione, ai sensi dell’art. 23 delle Norme Tecniche di Attuazione del PAI. Si specifica che, a seguito dell’approvazione della L.R. n. 33 del 15 dicembre 2014, la competenza relativa all’approvazione di tale studio è attualmente attribuita ai Comuni”.
    la Direzione generale dell’Agenzia regionale del Distretto idrografico della Sardegna (Servizio Difesa del suolo) ha nel contempo chiesto riscontro al Comune di Alghero – Ufficio tecnico.

    ————–

    con nota prot. n. 9297/PNM del 4 maggio 2016 il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare – Direzione generale Protezione della Natura e del mare ha chiesto al Servizio Valutazioni ambientali (S.V.A.) della Regione autonoma della Sardegna e al Corpo forestale e di vigilanza ambientale (S.T.I.R. Sassari) informazioni in merito, “con particolare riferimento all’applicazione della Direttiva 92/43/CEE ‘Habitat'”.

  7. maggio 19, 2016 alle 3:03 pm

    con nota prot. n. 19611 del 17 maggio 2016 il Servizio tutela del paesaggio di Sassari della Regione autonoma della Sardegna ha comunicato di aver chiesto ai competenti Servizi del Comune di Alghero informazioni in merito alle eventuali autorizzazioni paesaggistiche rilasciate in sede sub-delegata, in quanto non risultano atti presso i propri archivi.

  8. maggio 24, 2016 alle 2:58 pm

    con nota prot. n. 10188 del 24 maggio 2016 il Servizio Valutazioni Ambientali (S.V.A.) della Regione autonoma della Sardegna ha comunicato che “non sono presenti agli atti dello scrivente Ufficio procedimenti di valutazione ex art. 5 DPR 357/07 e s.m.i. in merito ad alcun intervento simile nella località di Capo Caccia, Alghero”.

  9. giugno 16, 2016 alle 3:01 pm

    da Alguer.it, 15 giugno 2016
    L’associazione ambientalista Mountain Wilderness Italia ha inviato al Prefetto di Sassari una segnalazione circostanziata sull’accaduto, chiedendo «di verificare lo stato dell’arte della Via Ferrata e di tutelare l’incolumità delle persone».
    Pericolo ancoraggi a Capo Caccia: lettera al Prefetto: http://notizie.alguer.it/n?id=108651

  10. dsecci
    giugno 27, 2016 alle 3:12 pm

    Vorrei solo puntualizzare l’attuale situazione riguardo la presenza del grifone nell’area delle falesie del Parco di Porto Conte, segnalando che è in corso di svolgimento un progetto riguardante questa specie proprio all’interno di quest’area.

    http://www.lifeundergriffonwings.eu/it/index.html

  11. Decio Sentimenti
    giugno 30, 2016 alle 3:30 pm

    Vengo in Sardegna dalla Finlandia da anni, come fanno tanti ivi conosciuti signori dalla Germania, Svizzera ed altri civilissimi Paesi, PER FARE LA FERRATA DEL CABIROL. Per tanti rappresenta una bellezza unica, per la Sardegna è una risorsa turistica paragonabile ad una zecca per stampare moneta. I motivi vari addotti per metterne in causa la validità mi sembrano assurdi burocratismi di benintenzionati i+++++++lli. Mi si scusi la franchezza.Cordiali saluti ed a presto rivederci.

    • giugno 30, 2016 alle 7:21 pm

      come può leggere in questo articolo, abbiamo chiesto alle amministrazioni pubbliche competenti se fossero state rilasciate le necessarie autorizzazioni amministrative per le opere realizzate.
      Le risposte le trova sempre in questo articolo.
      Mi risulta che in Finlandia, in Germania, Svizzera e altri “civilissimi Paesi” le leggi debbano essere osservate. E in Italia?
      Buona serata.

      Stefano Deliperi

  12. Giovanni
    agosto 10, 2016 alle 9:40 pm

    Fulvia prima di contestare l’operato del GRIG, le hai lette le risposte degli enti che sono postate qua? Io ho cercato di farmi un idea leggendo fb e i siti di Mountain Wilderness e GRIG e le risposte varie. Ma quali beghe tra competitori!! Io vedo solo il tentativo maldestro (o no, il suo successo dipende anche da te e da gente come te) di nascondere l’operato degli enti e delle associazioni ambientaliste da parte dell’autore/i che, vistosi scoperto e alle strette, ha emanato un “proclama” per fare un sollevamento popolare ed uscire dai guai. Ovviamente ha fatto tutto solo per il bene di tutti. Un santo.
    A quanto pare la manutenzione (di un’opera abusiva) è accurata ma sembra che si spezzino ogni tanto degli ancoraggi.
    Ho letto la petizione “no allo smantellamento” firmata da tantissimi che l’hanno cliccata, secondo me con leggerezza, diffamando le associazioni che non avevano chiesto nessuno smantellamento ma solo chiarimenti. Se inoltre ti guardi il filmato di Missione Natura, vedi chiaramente che la zona attraversa nidi e zone con pulcini.
    Le vie di arrampicata di cui hanno chiesto spiegazione invece coincidono esattamente con la località dove hanno denunciato lo scorso anno lo slackliner! Quello aveva messo 4 chiodi in croce per tendere la sua corda ed è stato denunciato. Mentre gli almeno 200 e passa chiodi messi su quella parete qualche anno fa, senza nessuna autorizzazione del parco, ovviamente passano in sordina.
    A me sembra solo che una persona e i suoi amici hanno ignorato tutti i vincoli e le necessarie autorizzazioni (comprese quelle per la “salute” delle persone). Fregandosene di rispettare le istituzioni, le specie ed il paesaggio. Senza un progetto autorizzato, hanno disgaggiato, messo funi di sicurezza e cementato gradini e ora ci portano la gente a pagamento. Alla fine diciamo che il risultato è bello. Embè?! E’ come una villa costruita sulla costa, sul mare, in un area a tutela integrale, bellissima. Cosa vogliamo dire, che è bellissima e quindi condoniamo casa e proprietario perchè in fondo lui è simpatico e la casa è bella?! La legge non solo non ammette ignoranza ma è e deve essere uguale per tutti… anche per i furboni!

    • novembre 18, 2016 alle 4:36 pm

      Credo che ci siano gli estremi per una denuncia per diffamazione nei suoi confronti. Valuteremo col legale del Comitato.
      Iniziamo anche noi ad adire alle vie legali

      • novembre 19, 2016 alle 11:38 am

        così, per curiosità, quali sarebbero le espressioni diffamatorie? E chi sarebbe il diffamato?

  13. settembre 21, 2016 alle 2:48 pm

    tutto questo è molto bello, ma, finora, non è emersa alcuna autorizzazione.

    da La Nuova Sardegna, 20 settembre 2016
    «La via ferrata del Cabirol? Una risorsa per Porto Conte».
    Appello dei comitati di borgata di Guardia Grande e Corea, di Maristella e di Sa Segada e Tanca Farrà: http://lanuovasardegna.gelocal.it/alghero/cronaca/2016/09/21/news/la-via-ferrata-del-cabriol-una-risorsa-per-porto-conte-1.14127776

    _____________

    da Alguer.it, 19 settembre 2016
    «Giù le mani dalla ferrata del Cabirol»: http://notizie.alguer.it/n?id=113002

    ————-

    15 giugno 2016
    L’associazione ambientalista Mountain Wilderness Italia ha inviato al Prefetto di Sassari una segnalazione circostanziata sull’accaduto, chiedendo «di verificare lo stato dell’arte della Via Ferrata e di tutelare l’incolumità delle persone».
    Pericolo ancoraggi a Capo Caccia: lettera al Prefetto: http://notizie.alguer.it/n?id=108651

  14. novembre 18, 2016 alle 4:23 pm

    Mi meraviglia come un gruppo di persone preparate come voi, si siano fatte strumentalizzare nella personale battaglia del Gogna contro Corrado Conca. Perché di questo si tratta, nonostante il Gogna si presenti come Mountain Wilderness o come Banff o come altri gruppi/associazioni, dietro c’è solo ed esclusivamente lui, che ha trovato l’appoggio di pochi lupi solitari locali, che vorrebbero ancora essere gli unici a poter “giocare” in un esclusivo ambiente incontaminato.
    Pur di raggiungere lo scopo, Gogna e i suoi sodali hanno messo insieme una tal quantità di inesattezze, menzogne e accuse montate ad arte, da rasentare il reato di diffamazione.
    Iniziamo a smontare le menzogne scritte:
    1 “ancoraggi come quelli utilizzati sul posto siano stati causa di incidenti, non solo in Sardegna”.
    – nessun ancoraggio del genere è mai stato causa o oggetto di incidenti ne in Sardegna, ne altrove. Quello a cui ci si riferisce è un altro tipo di ancoraggio chiamato “spit o fix” che viene infisso ad espansione direttamente a contatto con la roccia ed ha sia lunghezza che soprattutto diametro molto minori di quelli usati al Cabirol, che si chiamano “fittoni” e sono ancorati nella roccia con uno speciale adesivo specifico per questo impiego. Nessun fittone si è mai rotto o danneggiato come si vuol fare intendere. Posso comprenderne che voi non conosciate la differenza, ma Gogna e co, la conoscono benissimo.
    2 “ci siamo chiesti come fosse possibile progettare questi percorsi in un’area indicata come a ‘rischio molto elevato di frana’”
    – l’area sulla quale insiste la ferrata è la stessa in cui da sempre esiste la Grotta di Nettuno e su cui si sviluppa la Scala del Cabirol. Viene da chiedersi come mai Gogna abbia così a cuore la sorte di pochi escursionisti e si disinteressa completamente delle migliaia di famiglie che ogni anno percorrono le scale e di quelli che a centinaia ogni giorno arrivano o transitano coi barconi sotto…
    In realtà tutta la zona, proprio in virtù della presenza della grotta, delle scale e del frequentatissimo specchio d’acqua sottostante, è soggetta a costante verifica e manutenzione e solo da un anno si è concluso un importante è costoso intervento di mitigazione del rischio frane su tutta la falesia, con disgaggio preventivo di rocce che anche in un futuro avrebbero potuto rappresentare un pericolo, la più grande delle quali, diversi metri cubi, giaceva sopra la via ferrata, che durante la caduta non è neanche stata sfiorata, perché protetta naturalmente dalla presenza delle cenge.
    3 “il Club Alpino Italiano ha deciso dal 1990 di non costruire mai più nuove vie ferrate.”
    – un altro desiderio irrealizzabile di Gogna, che vorrebbe proibire qualsiasi attività montana se non quella dura e pura da lui praticata in un lontano passato.
    Solo nella vicina Francia le vie ferrate nel 1990 erano 3, diventate nel 2001 circa 100 nelle Alpi più una ventina sparse dai Pirenei alle Ardenne, 4 solo in Corsica. Un vero “boom”. A fine 2001 sono oramai più di 600 le vie ferrate in Europa (Italia, Austria, Germania, Svizzera, Slovenia, Francie e Andorra). (Da “Verticale ma non troppo blog”).
    Non esiste alcun documento CAI che vieti la realizzazione di nuove vie ferrate, tanto più che proprio nei limitrofi comuni di Cargeghe e Monteleone Roccadoria, le amministrazioni comunali hanno finanziato la realizzazione di due nuove ferrate, realizzate proprio dal signor Conca, massimo esperto sardo in materia. Sulle quali il nostro si è nuovamente accanito…in ogni caso il CAI non ha alcun potere di autorizzazione o diniego di realizzare alcunché!
    4 “E’ favorevole ad una valorizzazione del territorio rispettosa delle normative ambientali e della sicurezza, per permettere ai cittadini di usufruirne in maniera rispettosa e senza pericolo”
    – da un provetto alpinista come Gogna mi sarei aspettato qualcosa di meno retorico. Uno che ha scalato se non erro il K2, lo avrà fatto senza pericolo?
    Fare attività all’aperto è pericoloso, lo è correte, andare in bici, fare trekking, arrampicare, fare immersioni subacquee, percorrere i sentieri a picco sul mare, percorrere una via ferrata. È il rischio insito nello sport e nella natura, che gli alpinisti e amanti della montagna come Gogna e i suoi amici conoscono benissimo. Non vuoi correre rischi? Stai a casa! Una via ferrata, come tutta le attività di montagna, richiede preparazione, dispositivi di protezione individuale e l’accettazione del rischio insito della montagna.
    Detto questo in oltre 15 anni di esistenza della via ferrata, non si è mai registrato un singolo incidente. Mentre solo nei dintorni di Alghero nello stesso periodo abbiamo avuto qualche decina di morti, un centinaio di feriti anche gravi, solo da incidente stradale…
    5 “l’uomo e le sue attività, comprese quelle di richiamo turistico, devono accedervi in punta di piedi, con estremo rispetto.”
    – rispettabile parere il vostro, ma esiste già una regolamentazione a tutela, che è quella combinata dell’area marina protetta e quella del parco di Porto Conte, che hanno già individuato attività, limitazioni, aree a riserva integrale. Tanto per parlare dell’avifauna, esistono due zone di falesia a picco sul mare, molto estese di riserva integrale, limitrofe a quelle della zona della ferrata, quindi non si capisce come e perché l’avifauna dovrebbe essere in pericolo… Sarebbe stato corretto inserire la carta del Parco, con le zone di cui sopra.
    Tra l’altro proprio il sito istituzionale del Parco di Porto Conte tra le attività turistiche promosse, individua proprio quelle di arrampicata sportiva e di via ferrata proprio sulle pareti del Cabirol!
    Capisco la necessità di tutelare l’ambiente ma Capo Caccia è sempre stato frequentato dall’uomo fin dalla preistoria (si veda la grotta verde), non si può pretendere ora di farne una riserva integrale ed estromettere completamente le attività umane, ma al contrario sono individuate, tramite zonizzazione e regolamenti di AMP e Parco, per garantire la sostenibilità delle attività turistiche economiche che dipendono dall’area di CAPO Caccia. Tra le più sostenibile in assoluto ci sono proprio quelle che si vorrebbe vietare!

    Comitato spontaneo per la difesa del turismo attivo

    • novembre 19, 2016 alle 11:28 am

      vede Ivan, finora da tutte le amministrazioni pubbliche coinvolte non è saltata fuori una sola autorizzazione per la realizzazione e gli interventi successivi relativi a questa “via ferrata” e agli itinerari di arrampicata sportiva.
      L’unica amministrazione pubblica che non ha ancora risposto è il Comune di Alghero.
      A noi del GrIG non interessano minimamente le beghe fra Tizio e Caio, interessa sapere se questi interventi siano stati autorizzati o meno.
      Le riesce così difficile da capire?

      Stefano Deliperi

  15. novembre 18, 2016 alle 7:20 pm

    Come mai a Lodè il Centro Educazione Ambientale
    Monte Albo di Lodè, realizza numerose vie d’arrampicata nel SIC del Montalbo e nessuno ha detto nulla??? Perchè semplicemente le vie d’arrampicata e per estensione le vie ferrate, non sono soggette a VIEc e comunque non determinano incidenza significativa nei SIC…

    http://www.ceamontalbolode.it/turismo/vie-darrampicata/

    Intanto analizzando i documenti si è scoperto che la ZPS è stata istituita nel 2008, mentre il Parco nel 2000, dopo la prima realizzazione…

    • novembre 19, 2016 alle 11:37 am

      vie ferrate e itinerari di arrampicata sportiva che comportino la realizzazione di opere fisse secondo lei non necessitano di alcuna autorizzazione?
      Ne è davvero sicuro?
      Perchè, allora, un anno fa il Corpo forestale e di vigilanza ambientale proprio a Capo Caccia ha provveduto a denunciare e sanzionare chi ha fatto qualche buco nella roccia e teso un filo?

      Stefano Deliperi

      —————

      dal sito web istituzionale Sardegna Ambiente
      Porto Conte. Una denuncia per deterioramento di habitat naturali. (http://www.sardegnaambiente.it/index.php?xsl=612&s=293433&v=2&c=4577&idsito=19)

      Il Corpo forestale e di vigilanza ambientale, su segnalazione del direttore del Parco naturale regionale di Porto Conte, ha deferito all’Autorità giudiziaria un giovane, appassionato di sport estremi di alta quota, per aver deteriorato, in concorso con altri in via di identificazione, le falesie rocciose del Promontorio di Capo Caccia, nel Parco di Porto Conte.

      Le falesie si trovano infatti all’interno di un sito protetto dalla Direttiva comunitaria habitat e nel Sito di importanza comunitaria “Capo Caccia e Punta Giglio” e sono quindi tutelate da diversi vincoli di natura ambientale.

      Il personale forestale della Stazione e della Base navale di Alghero ha contestato al giovane di avere realizzato, senza alcuna autorizzazione, diversi fori nelle falesia del promontorio per inserirvi dei cilindri di metallo ad espansione, piastrine e bulloni di ancoraggio attraverso cui tendere nel vuoto una fettuccia elastica per praticare lo slacklining.
      Questo esercizio di equilibrio e bilanciamento estremo prevede di camminare su una fune elastica sospesa nel vuoto che gli highliner, amanti delle grandi altezze, tendono tra picchi e pareti rocciose o, come in questo caso, tra le falesie a oltre cento metri a strapiombo sul mare.

      Tra le ipotesi di reato, oltre quelle sanzionate dall’articolo 733 bis del Codice penale per deterioramento di habitat in aree protette, sono state contestate le violazioni alle norme di tutela del Parco che vietano attività e opere che possono compromettere la conservazione del paesaggio e dell’ambiente naturale.

      16 novembre 2015

      ___________________________

      da La Nuova Sardegna, 21 novembre 2015
      Alghero, buca le falesie di Capo Caccia per fissare la fune: equilibrista denunciato.
      Il giovane ha passeggiato sospeso a 100 metri di altezza e ha postato il film dell’impresa sul proprio blog. Quelle immagini costituiscono la “prova del reato”. (Sergio Ortu): http://lanuovasardegna.gelocal.it/alghero/cronaca/2015/11/21/news/alghero-buca-le-falesie-di-capo-caccia-per-fissare-la-fune-equilibrista-denunciato-1.12484270

  16. novembre 19, 2016 alle 10:31 pm

    Alguer.it, 16 novembre 2016
    L´ordinanza dell´Ufficio Tecnico del Comune di Alghero sarebbe già pronta ma ancora non è arrivata nelle mani del Primo cittadino. Le indagini sono state sollecitate da due associazioni ambientaliste. Sul web una petizione per scongiurarne la chiusura
    Chiude la Ferrata del Cabirol. Stupore e petizione sul web: http://notizie.alguer.it/n?id=115599

  17. Pierfrancesco
    novembre 29, 2016 alle 2:03 pm

    Le linee di indirizzo e di autoregolamentazione del C.A.I. (Club Alpino Italiano) in materia di ambiente e di tutela del paesaggio sono espresse nel Bidecalogo visionabile a questo indirizzo: http://www.cai.it/fileadmin/documenti/Bidecalogo/Bidecalogo_FINALE_20130526.pdf .
    Ai punti 12 e 13 del predetto documento, in particolare, sono espresse le posizioni del CAI in merito alle vie ferrate ed alle vie di arrampicata.
    Saluti.
    Pierfrancesco Boy

  18. Pierfrancesco
    novembre 29, 2016 alle 2:11 pm

    Relativamente alle problematiche riscontrate sugli ancoraggi in acciaio inox, si può leggere un documento pubblicato alla pagina http://www.caicagliari.it/481-Il%20fallimento%20degli%20ancoraggi%20INOX.html
    Saluti.
    Pierfrancesco Boy

  1. dicembre 29, 2016 alle 7:39 pm

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